domenica 4 novembre 2012

La fiera della vanità - William Makepeace Thackeray



«Penso che potrei essere una brava donna se avessi cinquemila sterline all'anno»


È triste che molti lettori non si provino nemmeno a leggere classici come “La fiera della vanità”, messi probabilmente in soggezione dalla sua fama e dalla sua importanza letteraria, storica e sociale. Ma al di là del contesto del romanzo e dei suoi significati - per i quali rimando a un buon manuale di letteratura inglese – la lettura di questo romanzo risulta piacevolissima e coinvolgente per la trama scorrevole, veloce, spesso frenetica, per la bravura e l’ironia dell’autore e soprattutto per i personaggi, fra i quali ovviamente spicca la protagonista, Rebecca Sharp, uno dei personaggi più intriganti, affascinanti, profondi e seducenti della letteratura di tutti i tempi. È un personaggio moderno, a tutto tondo, con una personalità fortissima e non convenzionale e un’intelligenza eccezionale e egoistica che la rende il polo di attrazione di tutti gli altri personaggi e delle loro vicende. Affascinate perché ha tutte le doti tipiche dell’eroina di una storia - bellezza, intelligenza, grandezza d’animo, coraggio, temerarietà, istruzione – Rebecca manca però di un motivo per usarle, e quindi tutte queste doti in un certo senso implodono, tramutandosi nel loro opposto e tramutando lei da protagonista a antagonista.  


Al principio il romanzo sembra un tipico feuilleton : un collegio per ricche giovinette, le compite educande, la ragazza povera accolta per carità e poi sfruttata come insegnate delle piccole, una direttrice severa, una pura e dolce fanciulla, Amelia, che dopo aver completato la sua educazione si affaccia alla vita e porta con sé l’amica povera, destinata a un futuro da istitutrice presso ricche famiglie della nobiltà. La ragazza povera ovviamente è la nostra eroina / antieroina. Quando ci è presentata, Rebecca ha 17 anni; descritta come una bionda / rossa dagli occhi verdi, Becky all'inizio è una ragazzina precoce e intelligentissima; figlia di una ballerina francese e di un artista geniale e scapestrato, è interessante vedere che, sebbene le soddisfazioni e i beni ai quali aspira sono prettamente materiali, Rebecca non smetta mai di riconoscere la superiorità intellettuale dell’ambiente colto e degradato in cui è cresciuta, un ambiente capace di grandezza e di abiezione, rispetto alla leziosa ipocrisia e alle meschine virtù del mondo borghese. Troppo intelligente per adattarvisi ma ancora troppo inesperta per giudicarlo, Rebecca all'inizio affronta questo mondo con le sue doti più spiccate, la satira e l’umorismo, che stroncano in lei ogni gratitudine. Totalmente incapace di provare affetto o attaccamento verso le persone, dopo l’umiliante tentativo di seduzione del fratello di Amelia, il vanaglorioso deficiente Jos, per tutte le successive 1000 pagine Rebecca non sarà mai più sincera, ma si comporterà sempre da ambiziosa manipolatrice priva di scrupoli. 

L’altra protagonista, Amelia Sedley, è l’opposto : ingenua, passiva, mite, dolce… e desolatamente vuota e sdolcinata, nata per essere succube : prima della famiglia, poi del marito - il belloccio della situazione, George Osborne - e poi dal figlio. La sua immensa bontà e generosità sono però solo il risultato della sua ignoranza e ottusità. La sua unica dote positiva è l’incrollabile affetto per Rebecca, che però alla fine rinnega non per tutti gli innumerevoli torti che Rebecca le fa, ma perché subisce l’influenza di un marito che Rebecca stessa le ha procurato. A partire dai giorni trascorsi in casa Sedley dopo il collegio, il romanzo segue le vicende alterne delle due ragazze (che a un certo punto renderanno Rebecca ricchissima – anche se indebitata – e Amelia molto povera), i loro matrimoni osteggiati dalle famiglie degli sposi, le loro sorti dopo la battaglia di Waterloo, che rende Amelia vedova e Becky la moglie di un eroe di guerra, la nascita e la crescita dei loro figli e i loro tentativi di migliorare la propria vita. Il marito di Rebecca è un personaggio al quale vanno immediatamente le simpatie dei lettori : presentato all'inizio come scervellato, corrotto, irresponsabile cadetto, giocatore d’azzardo e violento soldato, si innamora di Rebecca a tal punto da rinunciare, sposandola, all'eredità della vecchia zia la cui morte attendeva con ansia. Dopo il matrimonio cambia completamente, rivelandosi quale personaggio fondamentalmente buono, trasformandosi in marito devoto e fedele e in padre affettuoso, ribellandosi alla moglie solo dopo aver scoperto le sue tresche con altri uomini; tresche che però lo avevano reso ricco e avevano favorito la sua carriera. Ad ogni modo, oltre a Becky, Rawdon appare come l’unico altro personaggio positivo. 


Fra tutti gli altri, Becky è la più ambiziosa, la più intelligente, la più inquieta, la più camaleontica, la più pericolosa, la più intrigante, la più immorale, la più cinica, la più disonesta e, parallelamente, la più onesta, o forse addirittura l’unico personaggio onesto nella folla di ipocriti che la circonda. Sembra strano parlare di onestà riguardo a un personaggio che ha fondato sulla menzogna la propria vita, che più che mentire crea mondi paralleli con una prontezza di spirito e una fantasia diaboliche, che ha una capacità quasi sovrannaturale di confondere, ingannare e stregare gli altri. Naturalmente ha successo con gli uomini, e altrettanto naturalmente è odiata dalle altre donne, che dietro un’ostentata riprovazione morale nascondono l’immensa invidia che solo una donna può provare per il successo di un’altra.  



Sebbene menta a tutti con prontezza e fantasia, Becky è anche l’unica a essere onesta con se stessa, l’unica a guardare in faccia la realtà e a vedere le cose e le persone per quello che sono, invece di aggrapparsi alla vanità, all'ipocrisia e a falsi ideali come i due protagonisti positivi, Amelia e Dobbin. E se riesce così bene a rigirarsi attorno a un dito gli altri personaggi e a manovrarli come burattini è semplicemente perché li asseconda nel loro mentire a se stessi : è facile ingannare chi inganna se stesso, soprattutto se si tratta di persone ottuse e vuote come Amelia o vanitose come Jos, lady Crawley, sir Pitt padre e sir Pitt figlio e George. E infatti l’unico altro personaggio al quale sembrano andare le simpatie dell’autore è Rawdon, il bistrattato marito di Rebecca, ignorante, ottuso, corrotto e disonesto, che mostra però una sincerità commovente nel riconoscere apertamente la superiorità di sua moglie e nell'amore per questa e per suo figlio. Inoltre Becky è coraggiosa, intraprendente e ha l’audacia di perseguire machiavellicamente i suoi obiettivi invece di accontentarsi del poco che la vita le offre. E anche dopo essersi tirata fuori con le sue forze da un’infanzia di povertà e umiliazioni e dopo aver raggiunto una posizione invidiabile, si annoia. Resta infatti l’impressione che il suo gioco fallisce quando è lei stessa a stancarsene. Nonostante ciò, Becky è l’unico personaggio allegro, l’unica che sa davvero godersi la vita, l’unica che, attraverso le sue ribellioni prima - a partire da quando lancia dalla carrozza il trattato morale che le regalano quando lascia il collegio - e i suoi intrighi poi, manifesti una vera gioia di vivere e l’unica che abbia il coraggio di cercare la felicità. 

Amica falsa e intrigante, moglie bugiarda e infedele, madre terribile (ricorda a stento l’età del figlio, quando le è chiesto non sa nemmeno dire se è biondo o bruno, non chiede altro che le venga tenuto fuori dai piedi e nell'unica scena in cui li vediamo insieme gli appioppa un bel ceffone!), amante perversa, Rebecca è indubbiamente un personaggio moralmente abominevole. Ma come osserva la critica letteraria Dorothy Van Ghent : “Becky’s activities are designed with intelligent discrimination and lively intuition, and they are carried through not only with unflagging will power but with joy as well. By representing her world at its highest energetic potential, by alchemizing all its evil but stupid or confused or formless impulses into brilliantly controlled intention, she endows her world with meaning”. 

Non dobbiamo inoltre dimenticare che Rebecca è l’unico personaggio del romanzo capace, a un certo punto, di un gesto di generosità disinteressata che salva Amelia, sebbene ciò implichi condannare se stessa.
 É difficile non farsi trarre in inganno dal punto di vista straniato e capovolto attraverso il quale l’autore ci mostra I suoi personaggi, la prospettiva falsata di un mondo che universalmente condanna Becky ma che, in realtà, fin dall'inizio non le dà altra scelta che fare quello che fa : uno dei punti di partenza del romanzo è infatti il fatto che all'inizio Rebecca, sebbene singolarmente dotata dalla natura, praticamente non abbia scelta che un futuro di miseria. E da qui è inevitabile sottolineare la triste riflessione che in passato - ma ancora nel presente – una donna bella e intelligente non abbia altra strada che la corruzione per affermarsi in un mondo che tende a umiliare le persone eccezionali in generale e le donne in particolare. Certo lo ha fatto inconsapevolmente, ma l’autore con Becky ha creato uno dei capisaldi del femminismo. Ed è consolante che alla fine, dopo essere scesa ai gradini più infimi della società - prostituzione, gioco, alcol, quasi sicuramente omicidio – ancora una volta viene salvata in extremis proprio dall'ipocrisia del mondo che la circonda, riportando su di esso un’ultima grande vittoria : il figlio, che la odia e la disprezza, eredita il titolo ed è costretto ad assegnarle una rendita ricchissima, rendendola di nuovo uno dei pilastri della società. E nell'ultima scena, quando troviamo Rebecca dedita a opere benefiche e alla carità cristiana – secondo il suo iniziale progetto di prendere in giro il mondo per l’ennesima volta morendo in odore di santità - non possiamo che ammirarla per la sua ennesima recita e disprezzare gli eroi positivi, Amelia e Dobbin, che nonostante le dovessero tutto, la loro ricchezza e la loro felicità – non rivolgono la parola a una “donna perduta”.

 Concludo con le parole dell'autore : «Avere sempre ragione, farsi sempre strada, calpestare tutto, non avere mai dubbi: non sono forse queste le grandi qualità con le quali la stoltezza governa il mondo?». Questo non è un messaggio sempre valido e attuale?

PS : le immagini sono tratte dal film di Mira Nair del 2004, con Reese Witherspoon nel ruolo di Rebecca e Romola Garai in quello di Amelia


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