lunedì 27 agosto 2012

I Sette Peccati Capitali della mia collezione Manga


AVARIZIA - Qual è il tuo manga più costoso? Qual è il tuo manga meno costoso?
Allora, il più costoso in assoluto è A drunken dream della Hagio : non ricordo di preciso quanto lo pagai, ma di sicuro sui 20 euro o anche di più : il manga merita, ma il prezzo, di per sé, è un furto. Poi ci sono i Tezuka della Hazard, circa 10 euro ciascuno U___U Questo è il motivo per cui la mia collezione Tezuka resterà sempre incompleta : con dieci euro compro un libro in edizione economica e mi avanza anche qualcosa! Per me un manga deve costare max 5 euro, il resto è estorsione! I meno costosi sono i vecchi Star


IRA - Con quale autore hai un rapporto di amore/odio?
La Ninomiya. Dei suoi due manga che ho letto, Genius Family Company l’ho trovato interessante, intelligente, ironico, originale e ben fatto, con una storia e un’ambientazione ben rappresentate e con dei personaggi che - nonostante gli aspetti grotteschi e le esagerazioni tipici del genere - risultavano credibili; invece Nodame Cantabile mi repelle e lo considero il pataccone più banale, fastidioso e sopravvalutato della storia dei manga in Italia.

















GOLA - Quale manga hai divorato e riletto in continuazione senza alcuna vergogna? 

Tanti!!! Banana Fish, Yasha e Eve no Nemuri della Yoshida, Maison Ikkoku, Le situazioni di lui & lei, Itazura na Kiss, Una ragazza alla moda… se la collezione *gli dei non vogliano* bruciasse, e mi restassero solo questi, potrei leggerli e rileggerli all'infinito *__* 

PIGRIZIA - Quale manga hai tralasciato o messo da parte per pigrizia?
Tutti quelli di Taniguchi!! Li leggerò da vecchia, forse


SUPERBIA - Di quale libro ti piace parlare per sembrare estremamente intellettuale?
LOL!! Non si può rispondere a questa domanda!! Oppure sì, proviamo : quando la conversazione sui manga si eleva, fingo di aver letto Matsumoto


LUSSURIA - Quali caratteristiche trovi più attraenti nei personaggi sia maschili che femminili?
L’intelligenza, in entrambi, e l’ambizione nelle donne, che nei manga invece sono sempre un po’ fanciulline che si lasciano vivere in attesa dell’amore. In genere mi piacciono i personaggi che hanno degli obiettivi e lottano per realizzarli

INVIDIA - Quale manga vorresti ricevere come regalo?
Quelli di Tezuka!! O Hataraki Man della Anno : poiché siamo in crisi, e l’euro ha rovinato la nostra economia, o qualche pio benefattore me li regala o non li leggerò mai :(

I Sette Peccati Capitali della Letteratura


Oggi facciamo un giochino divertentissimo che ho trovato su Happy Red Book 

I Sette Peccati Capitali della Letteratura

AVARIZIA - Qual è il tuo libro più costoso? Qual è il tuo libro meno costoso?
Oddio, ne ho tantissimi sia di costosi che di economici!! Comunque, fra gli acquisti dell’ultimo anno, i più costosi sono di sicuro Corrispondence et carnets de Elisabet Lacoin - 31 euro su Amazon – e Antinoo. Il fascino della bellezza 30 euro, ma spesi benissimo, perché è il catalogo di una mostra, pieno di saggi, articoli e, soprattutto, fotografie!  Visto che degli autori che mi piacciono compro la prima edizione, in genere per ogni libro spendo circa 20 euro. Quelli meno costosi sono quelli Newton Compton e quelli che compro usati, che a volte ho pagato anche 50 centesimi *__*


IRA - Con quale autore hai un rapporto di amore/odio?
Marguerite Yourcenar! I suoi libri a fasi alterne mi piacciono, ma come essere umano lei è - scusatemi la raffinatezza dell’espressione - una vacca totale! Una megera disadattata, egoista e viziata, che per tutta la vita, usando i pretesti, i personaggi e le epoche più varie, ha scritto di una sola cosa : se stessa. 

La sua immagine mi è stata rovinata dalla sua biografia, L’invenzione di una vita : Marguerite Yourcenar, scritta stranamente da una sua ammiratrice, Josyane Savigneau, che nonostante le sue buone intenzioni ha tramandato ai posteri l’immagine di una virago disadattata, ipocrita e ipocondriaca, di una mitomane che nei libri riusciva a fingersi saggia, ma che nella vita era di una superficialità e di una pesantezza insopportabili, classista e presuntuosa… e fascista, nonostante il suo accurato revisionismo delle sue simpatie prebelliche. Per questo nemmeno dei suoi libri riesco a fidarmi più : sono le opere superficiali di una dilettante. Fra l’altro solo una disadattata, durante il ’68 francese, avrebbe potuto mettersi a scrivere dell’alchimia nel 1500… Non è sincera, peccato imperdonabile per runa scrittrice, e lei e la spontaneità sono universi separati. 


GOLA - Quale libro hai divorato e riletto in continuazione senza alcuna vergogna?
So a memoria moltissime parti de La casa degli spiriti di Isabel Allende :) E avrò riletto Simone de Beauvoir una cinquantina di volte minimo!! Anche Le nebbie di Avalon a riletture non scherza


PIGRIZIA - Quale libro hai tralasciato o messo da parte per pigrizia?
Ho cominciato Neve di Pamuk nel 2005 e in questi sette anni sono arrivata a pagina 18 ^___^


SUPERBIA - Di quale libro ti piace parlare per sembrare estremamente intellettuale?
Ho fatto il classico, e poi Lettere Classiche : ho tutti i Greci e i Latini a mia disposizione per sboroneggiare!! E anche tutta la filologia classica in tedesco!! Ma quando proprio voglio autoglorificarmi, uso due libri : L’essere e il nulla di Sartre e Il ramo d’oro di Frazer.


LUSSURIA - Quali caratteristiche trovi più attraenti nei personaggi sia maschili che femminili?
In quelli maschili mi piace la cazzimma non motivata da traumi infantili e/o passati difficili : nulla è più affascinante e sexy di un bel villain allegro e vitale, che è così di natura, non perché ha sofferto. Uno dei miei tipi letterari ideali è Sherlock Holmes! Nei personaggi femminili mi piace la dote che invano cerco anche nelle donne vere : il senso dell’umorismo e la capacità di non prendersi sul serio. Mi piacciono anche i personaggi, sia maschili che femminili, moooolto colti e mooolto intelligenti


INVIDIA - Quale libro vorresti ricevere come regalo?
Ahaha, ci sono una wishlist Anobii e un carrello Amazon per rispondere a questa domanda!! Se ne dobbiamo fare una questione economica, mi piacciono tanto i classici greci Utet *__*

Ora lo vado a fare per i manga!!

sabato 25 agosto 2012



Oggi doppio post per segnalare un problema di interesse diretto della mia città e non solo, che negli ultimi giorni sta sollevando polemiche e discussioni : l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – dichiarato dall’Unesco bene fondamentale per l’umanità - sta per chiudere, perché si è visto tagliare i fondi dal Governo, e i trecentomila volumi della biblioteca, finora conservati in locali di fortuna nei pressi di Palazzo Serra di Cassano a via Monte di Dio, in questi giorni sono trasferiti in un deposito in provincia e quindi tolti per sempre a ricercatori e studenti. Libri preziosissimi,edizioni originali di Benedetto Croce, Giordano Bruno e di altri lumi del pensiero italiano ed europeo.

Da qualche parte c’è una delibera della Regione per creare una biblioteca ad hoc, ma finora non ha avuto più valore della carta su cui è stampata.

Questa biblioteca è stata creata da Gerardo Marotta, avvocato e intellettuale napoletano, continuatore della tradizione filosofica della città, e che negli ultimi anni pur di salvarla ha venduto tutti i suoi beni di famiglia, e che continua a mettere a disposizione degli studenti i cinquantamila volumi che conserva a casa sua, gli unici sopravvissuti alla “deportazione”.

Il caso è seguito accuratamente da Fanpage, su Facebook e sul sito, a cui rimando : nel gruppo è possibile trovare reportage, approfondimenti, tutti gli aggiornamenti e i servizi in proposito e i link delle istituzione a cui rivolgere appelli o inoltrare proteste.

Questo è un blog nato come luogo leggero e di svago, e quindi mi risparmio i commenti, dovuti e ovvi, sulla situazione politica che negli ultimi anni ha portato alla situazione di totale degrado culturale e sociale in cui versa l’Italia. Però io l’Istituto lo conosco e ho usufruito di tutto quello che poteva offrire a noi giovani intellettuali campani : ci ho studiato, ho assistito a conferenze di professori provenienti da tutto il mondo, e ancora mi sembra impossibile che ora quei libri sui quali la mia generazione e quelle passate studiavano non ci sono più, sono stati tolti a gli studenti del futuro per essere ammassati in un capannone.

Soprattutto mi sento in dovere di sottolineare che quello che si sta consumando è l’ennesimo attentato a un’immagine positiva del Sud, un’immagine evidentemente scomoda e che si vuole distruggere occultando e cancellando la storia e le menti del Mezzogiorno.
È vero che, con la miseria portata dalla crisi, da una certa prospettiva pagare l’affitto per dei libri sembra inopportuno, ma sono ancora più inopportune, e spesso vergognose e umilianti per tutta la nazione, praticamente tutte le altre destinazioni che la classe dirigente scegli ogni giorno per il denaro pubblico (alberghi, scorte, intrattenimenti ecc. : la televisione la guardiamo tutti, non c'è bisogno di approfondire), destinazioni di fronte alle quali emerge in tutta la sua nobiltà e evidenza il nobile scopo di preservare un patrimonio non solo librario, ma soprattutto spirituale, della città e dell’intera civiltà occidentale. Proprio in questo momento in cui i beni materiali si polverizzano davanti ai nostri occhi o ci sono strappati dalle mani, diventa importantissimo aggrapparsi a valori interiori che sostengono l’Occidente da millenni e che in qualsiasi momento storico possono fare di noi delle persone migliori, darci gli strumenti per sopravvivere a qualsiasi crisi

Una società che non investa sulla cultura è una società che ci sta suicidando. Chi ha studiato materie umanistiche lo sa bene, lo ha visto : passano i millenni, il mondo cambia, i valori si rovesciano, si alternano religioni e regimi, ma quello che resta è la cultura, che sopravvive ai cambiamenti e li alimenta e che non ci lascia dimenticare chi siamo. L’uomo senza la cultura non è nulla e le biblioteche, in quanto tempio di questa cultura, anche e soprattutto nel caotici mondo moderno restano luoghi sacri che è dovere della società proteggere.

Le ragazze di Riad - Rajaa Alsanea


Oltre che a Sex and the City, con cui il paragone è immediato, questo libro mi ha fatto pensare a Gossip Girl : non c’è una misteriosa blogger, ma la misteriosa iniziatrice della mailing list “Vite messe a nudo” che attraverso le sue mail rivela scandali e segreti dell'élite di Riad, rivelando storie e segreti delle sue migliori amiche. Questa misteriosa autrice, coinvolta direttamente nelle vicende narrate, ci introduce in un mondo che vediamo attraverso i suoi occhi, in modo che non ne vediamo direttamente le contraddizioni. 
Ma subito, fin dalla prima scena, notiamo cose strane, che sono presentate come naturali e che quindi ci lasciano per un attimo interdetti. Il libro si apre con la descrizione di un tipico matrimonio orientale molto kitsch, e quindi vediamo la sposa nervosa, le damigelle, le consuocere, le amiche, la wedding planner, i vestiti bellissimi, i gioielli, il trucco, il rinfresco, le chiacchiere, i pettegolezzi… solo dopo qualche pagina cominciamo a notare una cosa strana e a chiederci : ma gli uomini? Dove sono gli uomini? Gli uomini non ci sono! Arrivano esattamente a pagina 18, all'improvviso  causando fra le donne, migliaia di donne, un fuggi fuggi generale alla ricerca di una pezza qualsiasi - tovaglie, scialli, tovaglioli - con cui nascondere i capelli, il viso, le spalle e le braccia. Nella confusione ci sono scambi di occhiate, «ogni uomo tentò do imprimere nel proprio hard disk mentale quanti più volti femminili possibile» perché, ci rendiamo conto, per tutti gli eventi sociali si fanno due feste : una per gli uomini, una per le donne in un’altra. E gli uomini possono essere assenti fisicamente, ma sono onnipresenti nella vita delle donne, soprattutto delle più anziane, che scrutano le ragazze valutandone fisico, bellezza, chiarezza della pelle - ignari del fatto che per noi sono tutti scuri allo stesso modo, sia gli arabi che gli asiatici sono veramente fissati con la chiarezza della pelle, difendendone palmo e palmo le più impercettibili sfumature - e che si informano di famiglia e reputazione per poterle proporre ai loro figli e nipoti : un mercato, insomma, non di schiave, apparentemente, ma di madri di futuri nipotini. E per questo le ragazze non possono rilassarsi : qualunque delle signore presenti potrebbe essere la futura suocera, o la futura suocera di una loro sorella, o colei che potrebbe parlare bene o male di loro alla futura suocera… Per ribellarsi le ragazze fanno una festa di addio al nubilato come quelle occidentali, vogliono inventare qualcosa di tanto ardito e nuovo da lanciare una moda… questa festa scandalosa e alternativa consiste nell'andare da sole in un centro commerciale con le abaya che le coprivano tutto il viso tranne gli occhi, ma strette in vita e abbinate a lenti a contatto o occhiali da sole colorati. Il massimo della trasgressione, poi, è bere champagne - in Arabia la legge islamica proibisce il consumo di alcolici - e fumare narghilè. 
Le stranezze continuano : i capofamiglia possono portare le loro donne, o mandarle in giro con l’autista, solo in macchine con i vetri fumé, in modo che nessuno potesse scorgerle; ma dato che i ragazzi sanno che nelle macchine con i vetri oscurati ci sono le ragazze, vi si accalcano attorno distribuendo i loro numeri di cellulare, in modo che le ragazze potessero memorizzarli, scriverli, o copiarli dagli appositi cartelli che, a quanto pare, i ragazzi applicano alle loro macchine. Ancora : nei centri commerciali le guardie devono impedire agli uomini non sposati di entrare dopo la preghiera della sera, perché quella è l’ora in cui vanno le donne. 
Scopriamo che se a un uomo sua moglie non va più bene può “divorziarla”, cioè, in pratica, ripudiarla : il divorzio implica contratti e documenti, ma non è necessario che la donna acconsenta o li firmi, le vengono inviati perché lei e la sua famiglia ne prendano visione, ma ormai il divorzio è ratificato e l’uomo è libero. Questo succede a due delle ragazze, cioè a due su quattro : una percentuale inquietante che indica quanto questa pratica sia comune. Le donne, fra l’altro, possono non possono firmare i documenti, ma solo lasciarci la loro impronta digitale, perché scrivere il proprio nome per esteso su un atto ufficiale è un diritto esclusivamente maschile 
Ovviamente è vietato il sesso prematrimoniale, ma anche – meno ovviamente - quello post-matrimoniale : è meglio aspettare tre, quattro giorni, una settimana…!! Una delle ragazze infatti “viene divorziata” per essersi concessa al marito dopo la cerimonia ufficiale, sia civile e religiosa, ma prima della festa di nozze, rimandata perché non coincidesse con un’altra festività. La motivazione è serissima : era andata a letto con qualcuno prima della festa di nozze. Il fatto che fosse andata a letto con suo marito e solo in seguito alle pressioni di quest’ultimo è solo un futile dettaglio. E dopo la povera ragazza si sente anche in colpa, pensa che lui, con la sua insistenza, avesse voluto solo metterla alla prove a che lei, cedendo, aveva fallito e si era dimostrata una ragazza facile (una moglie facile?) indegna di lui. 
Ancora, dopo la firma del contratto di fidanzamento, nelle famiglie più all'avanguardia il fidanzato osa chiedere al futuro suocero il permesso di telefonare alla futura moglie nel periodo precedente il matrimonio; ma anche questo è considerato troppo audace e scandaloso e i padri che fanno questa concessione sono i più moderni e permissivi! 
Interessante è anche il rapporto delle ragazze saudite con internet e il ruolo e il significato che le chat assumono in un mondo in cui donne e uomini non possono incontrarsi, che conferma una profonda verità : internet diventa fonte di divertimento quando manca qualsiasi altro svago ed è un luogo reale solo per chi non ha - o, come nel caso delle ragazze, non può farsi - una vita vera. E come nella vita vera, anche online si rischia la censura : una delle ragazze si trova condannata da tutti i cognati perché era trapelata la voce che passasse troppo tempo su internet, cosa che rovinava non solo la sua reputazione, ma anche quella di tutta la famiglia, delle nipoti, della sorelle non sposate… 
Intanto cresce la fama della misteriosa autrice della mailing list : c’è chi vuole incontrarla, chi la ammira, chi la accusa di infangare l’immagine delle donne saudite e di promuovere la corruzione morale, chi la condanna, chi la minaccia… Cresce anche la curiosità sulla sua identità e per tutto il romanzo anche noi lettori ci chiediamo quale delle ragazze che compaiono in scena è in realtà la voce narrante. E anche qui emergono delle stranezze, prima fra tutte il fatto che è solo dopo otto mail che le risponde una ragazza. La sua mailing list diventa un vero e proprio caso mediatico : si parla di lei nei forum e poi perfino in televisione e il pubblico si divide in chi l’ammira e in chi vuole il suo sangue. La compagnia del provider internet dell’Arabia Saudita cerca di bloccare il server da cui invia le sue e-mail per «evitare atti dolosi, scritti scandalosi e tutte le cause di corruzione e perversione». Si parla di lei u tutti i giornali, si interessano di lei anche le celebrità, la vengono proposti blog, show televisivi, film, telefilm, libri 
È un mondo ambiguo : da un lato il prestigio sociale si calcola in base alla ricchezza, all’influenza, agli studi fatti all'estero… ma dall’altro si tiene anche conto della provenienza, della tribù d’origine della famiglia, del prestigio della città natale. Un’immagine per tutti : portano gli chador, ma Valentino! Sono famiglie ricchissime, hanno case lussuosissima con la piscina, la Mercedes con autista in garage… ma anche una tenda in cortile dove il capofamiglia fuma il narghilè con gli ospiti. 
Comunque l’estero in generale è visto male in ogni sua manifestazione : in una scena si ricorda di quando, al liceo, le ragazze avevano organizzato uno scambio di video cassette di film americani, comprate dai loro fratelli in altri stati arabi, proprio nel giorno in cui una le insegnanti avevano organizzato una perquisizione generale alla ricerca di oggetti proibiti : romanzi d’amore, boccette di profumo, musicassette e video. 
Una faccenda a parte è il giorno di San Valentino, festività della quale i sauditi erano venuti a conoscenza solo negli anni Novanta, dopo averne sentito parlare sui canali satellitari libanesi ed egiziani. Scopriamo poi che la Polizia religiosa aveva bandito qualunque cosa potesse in qualche modo ricordare quella ricorrenza non islamica, istituendo multe e punizioni per i fiorai che osavano vendere rose rosse e controllando l’abbigliamento delle ragazze, in modo da spedire a casa chiunque di loro avesse anche solo un fermaglio rosso. Questa stessa polizia in un’altra occasione arresta e porta la commissariato una delle ragazze solo perché stava prendendo un caffè con un ragazzo in un bar; viene avvertito suo padre, che deve andare a prendersela dopo aver firmato un documento in cui giurava che sua figlia non si sarebbe mai più fatta coinvolgere in un «atto tanto immorale». 
Gli uomini, senza esclusione, sono tutti personaggi negativi, deboli, passivi e sottomessi alle famiglie e alle tradizioni, capaci di ostentare apertura mentale e ammirazione per le donne emancipate, ma anche di ricadere nel più gretto tradizionalismo nel momento di scegliere una moglie Uomini adulti e affermati che non sono in grado di disobbedire alle madri o di difendere le ragazze che amano. Il fatto che anch’essi possano, a volte, trovare difficile questa situazione, è però accennato. Ad esempio, il marito di Qamra non è solo il bastardo che divorzia dalla mogli incinta : è anche un uomo che ha dovuto rinunciare alla donna che amava e che lo aveva sempre sostenuto per una ragazzetta ignorante e retrograda, senza né arte né parte, che gli aveva imposto la famiglia. Accetta però questo matrimonio e con la moglie del suo paese si rivela un marito tradizionalista e retrogrado. Un altro dei protagonisti, Faisal, respinge Michelle, nonostante la ami, perché sua madre non gli avrebbe mai permesso di sposare una ragazza di madre americana che aveva addirittura studiato all'estero. 
Il problema non è però proprio solo del mondo islamico : l’Islam non ha fatto altro che istituzionalizzare e sacralizzare il naturale terrore dell’uomo nei confronti delle donne indipendenti e che hanno fatto esperienza in tutti i campi, a partire da quello sessuale… È soprattutto in quest’ultimo che la religione ha dato man forte, non solo l’Islam, ma anche il Cristianesimo, religioni create, appunto dagli uomini. Fa quindi riflettere il fatto che il pilastro delle principali religioni mondiali, la castità, derivi solo dal fatto che gli uomini sono insicuri e temono paragoni! Anche in Italia ci sono bulletti di paese che cercano la ragazza inesperta o che obbediscono ciecamente a mamme, nonne, nonni ecc. Donne mussulmane e non, non temete : basta cercare, c’è in giro di meglio!
L'autrice è questa ragazza carina qua : 

giovedì 23 agosto 2012

Anna Comnena



« Ῥέων ὁ χρόνος ἀκάθεκτα καὶ ἀεί τι κινούμενος παρασύρει καὶ παραφέρει πάντα τὰ ἐν γενέσει καὶ ές βυθὸν ἀφανείας καταποντοῖ ὃπου μὲν οὐκ ἂξια λόγου πράγματα, ὃπου δὲ μεγάλα τε καὶ ἂξια μνήμης, καὶ τά τε ἂδηλα φύων κατὰ τὴν τραγῳδίαν καὶ τὰ φανέντα ἀποκρυπτόμενος. Ἀλλ' ὃ γε λόγος ὁ τῆς ἱστορίας ἔρυμα καρτερώτατον γίνεται τῷ τοῦ χρόνου ῥεύματι καὶ ἳστησι τρόπον τινὰ τὴν ἀκάθεκτον τούτου ῥοὴν καὶ τὰ ἐν αὐτῷ γινόμενα πάντα, ὁπόσα ὑπερείληφε, ξυνέχει καὶ περισφίγγει καὶ οὐκ ἐᾷ διολισθαίνειν εἰς λήθης βυθούς»

 « Il Tempo, nel suo scorrere perpetuo e irresistibile, trascina via con sé tutte le cose create, e le sprofonda negli abissi dell'oscurità, siano esse azioni di nessun conto o, al contrario, azioni grandi e degne di essere celebrate, e pertanto, come dice il grande poeta tragico, "porta alla luce ciò che era nascosto e avvolge nell'oscurità ciò che è manifesto [Sofocle]". Ma il racconto dell'indagine storiografica è un valido argine contro il fluire del tempo, e in certo modo costituisce un ostacolo al suo flusso irresistibile, e afferrando con una salda presa quante più cose galleggiano sulla sua superficie, impedisce che scivolino via e si perdano nell'abisso dell'Oblio. »

Inauguriamo una nuova rubrica megalomane, Le Anne famose, con Ἀννα Κομνηνή, l'Anna che mi dà lo pseudonimo, una principessa bizantina che nella sua lunga vita certo non si è annoiata!
Nata il 2 dicembre (1083 – 1153) è stata una storica e principessa bizantina. Figlia di Alessio I Comneno e Irene Ducaena (o Doukaina), è una delle prime donne storiografe conosciute.
Primogenita e figlia preferita dell'imperatore bizantino Alessio I Comneno, fu accuratamente allevata nello studio della poesia, delle scienze e della filosofia greca. Ma a parte le vaste capacità di apprendimento e la buona volontà nello studio, Anna aveva un carattere ambizioso e incline all'intrigo, pronta a superare ogni limite pur di guadagnare a se stessa fama e potere.

Appena nata fu promessa a Costantino Ducas, figlio dell'imperatore Michele VII Ducas e di Maria d'Alania. Quest'ultima viene sposata dall'imperatore Niceforo III Botaniate (1078-1081) e questo causò uno scandalo. Niceforo III Botaniate inoltre annunciò che il suo erede non sarebbe stato il figlio di Michele VII Ducas e la famiglia Ducas gli si rivolta contro. Viene acclamato Alessio I nel 1081 che aveva sposato una Ducas e dopo una marcia su Costantinopoli costringe Niceforo ad abdicare. Secondo i pettegolezzi di corte Maria d'Alania fu amante di Alessio I, quest'ultimo aveva adottato Costantino Ducas proclamandolo co-imperatore e suo diretto successore. Una posizione di potere che venne meno con la nascita di Giovanni II Comneno, primo figlio maschio di Alessio I e pertanto naturale erede al trono. Il fidanzamento di Anna e Costantino fu presto annullato e la stessa Maria fu allontanata dalla corte imperiale e confinata in un convento. 
Le nozze di Anna si celebrarono nel 1097, quando la quattordicenne principessa sposò Niceforo Briennio, un giovane e valente nobiluomo appartenente ad una famiglia aristocratica che aveva reclamato il trono prima dell'avvento di Alessio. Trovato l'appoggio della madre Irene, Anna tentò vanamente di indurre il padre, malato e prossimo alla morte, ad annullare il diritto ereditario di Giovanni, garantendo la corona a suo marito Niceforo. Per nulla scoraggiata dal fallimento dell'impresa, nel 1118 prese parte ad una congiura per deporre suo fratello Giovanni, ma lo stesso marito si rifiutò di appoggiarla. In questa occasione, Anna esclamò «La Natura ha sbagliato i nostri sessi: avrebbe dovuto essere lui la donna».
Scoperto il complotto contro il nuovo sovrano, Anna perse le sue proprietà e la dignità di membro della famiglia imperiale, ma ebbe risparmiata la vita grazie a un generoso atto di clemenza di suo fratello l'imperatore, che la spedì in un convento. Il matrimonio con Niceforo durò ben 40 anni e dall'unione nacquero quattro figli. Anna impiegò tutto il proprio tempo libero nella stesura dell'Alessiade, una lunga cronaca della vita e del regno (1081 – 1118) di suo padre Alessio. Inoltre, contribuì alla lavorazione dei testi storici di suo marito, anch'egli appassionato narratore delle vicende del proprio tempo. Fiera oppositrice della Chiesa latina ed ammiratrice entusiasta dell'Impero bizantino, Anna considerò le Crociate un grave pericolo politico e religioso. Suoi modelli furono gli antichi storici Erodoto, Tucidide, Polibio e Senofonte e il suo stile appare spesso forzatamente depurato degli elementi atticistici del periodo, finendo col risultare un linguaggio troppo artificiale.
In generale, la cronologia degli avvenimenti risulta fedele e attendibile, soprattutto nel caso di avvenimenti occorsi prima del suo internamento in convento, ma diventa particolarmente carente sui periodi successivi, data la sua evidente impossibilità ad attingere direttamente alle fonti di Palazzo. In ogni caso, i suoi resoconti rispecchiano gli standard del luogo e dell'epoca. (Catholic Encyclopedia).
Matrimonio e figli
Dal matrimonio con Niceforo Briennio (1097), Anna ebbe diversi figli, di cui quattro sono riportati dalle cronache:
  • Alessio Comneno, megas doux, 1102 – 1161/67;
  • Giovanni Ducas, 1103 – post 1173;
  • Irene Ducaena, 1105 – ?;
  • Maria Briennaina Comnena, 1107. – ?.


sabato 11 agosto 2012

Eromenos. A Novel of Ancient Rome




“The object of his affection. His beloved. Does anyone question whether the beloved loves in return? Does the beloved have any choice?”


Premessa : quanto mi manca l’antica Roma!! Dieci anni di intensa frequentazione fra liceo e università, e fra di noi è ancora come se fosse il primo giorno, un amore ininterrotto con violenti ritorni di fiamma! Sarà poi che ultimamente le solite letture mi hanno un po’ stancata, ma il mio attuale passatempo è crogiolarmi nei romanzi storici. Alcuni sono penosi - li leggo comunque con l’occhio dell’addetta ai lavori, gli errori e gli anacronismi difficilmente mi sfuggono - altri sono troppo fantasiosi, e altri invece sono veramente ben scritti e costruiti : “Eromenos” è uno di questi. Il protagonista è Antinoo, il bellissimo e malinconico favorito dell’Imperatore Adriano, una delle mie prime cotte immaginarie, l’oggetto di una specie di attacco di sindrome di Stendhal quando vidi per la prima volta l’Antinoo Farnese e istintivamente feci scivolare le mie dita di bambina fra quelle della statua ( eh sì, l’ho toccato!). Anni dopo ho letto “Memorie di Adriano” e vi ho scoperto – o ritrovato – un mondo e un universo che mi erano familiari. 
Proprio “Memorie di Adriano” rappresenta il contesto dal quale si muove l’opera, il suo antefatto e il suo sfondo. Passi dell’opera della Yourcenar – il background familiare di Antinoo, gli episodi in Arcadia, la caccia, la notte a Smirne - vengono inseriti nella narrazione, citati, rielaborati e presupposti, e soprattutto raccontati dal punto di vista di Antinoo. Mentre nel romanzo della Yourcenar il narratore è Adriano, qui infatti è Antinoo, nella sua ultima notte di vita, a prendere la parola e a raccontare gli anni trascorsi a fianco dell’uomo più potente del mondo, nella posizione difficile di favorito ufficiale. Prima di morire, decide di lasciare una testimonianza della sua storia.Questa storia, nelle sue linee generali, è nota, o dovrebbe esserlo : nacque in Bitinia, in Asia Minore, nel 111 d.C. Non era di famiglia ricca o nobile e passò la sua infanzia in quella provincia isolata e arretrata, dove la saggezza greca si mescolava all'irrazionalità asiatica, a contatto con la natura e con i miti. Nel 124 a.C., a 13 anni - infatti nelle statue più antiche si vede che Antinoo è proprio un bambino - non si sa come attira l’attenzione dell’imperatore e da allora, come dice l’Adriano della Yourcenar, lo accompagnò in tutti i suoi viaggi. A 19 anni Antinoo annegò nel Nilo, una morte misteriosa sulla quale si cerca di gettare luce da 2000 anni, senza risultato, avanzando le ipotesi più disparate : un incidente? Un omicidio? Un suicidio? Un sacrificio rituale e spontaneo per l’imperatore? Storici ostili addirittura accusano Adriano di averlo costretto a questo gesto, ipotesi contraddetta dal dolore di Adriano in seguito alla sua perdita e dal fatto che Adriano è stato uno degli imperatori meno sanguinari della storia. Nessuno sa cosa accadde al vero Antinoo, come e perché sia annegato nel Nilo, come l’Imperatore abbia potuto perdere così ciò che aveva di più prezioso… ma la sua morte tragica e misteriosa, messa a confronto con un viso riprodotto migliaia di volte e sempre malinconico e triste in ognuna, è la prova di quanto la sua esistenza privilegiata celasse un’anima tormentata. Oltre che per la sua morte, Antinoo è una figura particolare e straordinaria anche per le circostanze in cui ci sono pervenute le sue notizie : di nessun personaggio dell’antichità, di nessun personaggio in assoluto fino all'invenzione della fotografia e del cinema, ci restano così tante riproduzioni. Così a distanza di duemila anni possiamo seguire la sua crescita, ammirare il viso rotondo del bambino tredicenne che si affina in quello del ragazzino malinconico e dell’adulto triste, il suo giovane corpo crescere, le sue fattezze adattarsi a interpretare ogni divinità… Adriano era ossessionato dalla sue immagine e la impose all'Impero attraverso una profusione senza eguali di statue, busti, ritratti, monete, gemme, incisioni, disegni e bassorilievi, una sorta di servizio fotografico ante litteram e un caso unico nell’arte di tutti i tempi : un volto di un ragazzo conservato solo a causa dell’amore di un uomo. Il volto più conosciuto dell’antichità non è un politico, un sovrano, una regina, uno scrittore, uno scienziato, ma è un adolescente, un giovanissimo favorito che nei suoi innumerevoli busti e statue è sempre serio e triste; in ogni museo, quando lo si intravede fra tutte le altre statue, prima ancora di mettere a fuoco i suoi lineamenti, inconfondibili nella loro delicatezza, di Antinoo risalta l’aura malinconica, l’espressione ombrosa e assorta nella sua tristezza.  
A questa ricchezza iconografica si accompagna poi un totale silenzio su tutto il resto. Oltre a essere l’unico ed essere stato così ritratto, Antinoo è anche l’unico di cui non ci è riportata nemmeno una parola. Dell’età di Adriano abbiamo citazioni che ci fanno sentire le voci di tutti, dai senatori ai sicofanti agli scrittori al popolo alle etere, una folla multiforme, variopinta e rumorosa, nella quale l’unica figura triste, Antinoo, è anche l’unica figura silenziosa. Bellezza, tristezza, silenzio, una vita scandalosa cominciata a tredici anni e un misterioso suicidio : questo ci resta di Antinoo. Una figura triste e tormentata che dopo la morte è stata divinizzata, un culto durato per secoli, il compimento di una storia d’amore in cui si intrecciano Eros e Thanatos, che ha segnato l’arte e la storia e che ha dato origine all’ultima divinità pagana dell’antichità, un amore maledetto dai posteri e che si è impresso nell’immaginario collettivo con il volto dai tratti malinconici di un giovane dal fascino. 
Perciò, tornando a “Eromenos”, fa uno strano effetto vedere la storia attraverso il punto di vista di Antinoo, vedere rompere il silenzio che avvolge questa figura tragica nella sua drammatica giovinezza. Il romanzo, risulta diviso in quattro sezioni – Terra, Aria, Fuoco e Acqua – ognuna delle quali descrive un momento diverso della vita di Antinoo e la cui unione assume un preciso valore simbolico e rituale che prelude al sacrificio finale. Dal punto di vista della struttura, abbiamo un romanzo di formazione ambientato nel II secolo, storicamente accuratissimo e scritto in uno stile accattivante e piacevole, con rigorosa attenzione e accuratezza nella descrizione della società romana; sebbene la storia sia romanzata, ci sono molti tratti realistici in quelle che dovevano essere le interazioni fra l’imperatore e il giovane favorito.
Cresciuto in solitudine a contatto con la natura, in un mondo in cui la sapienza greca si mescola a superstizioni e leggende orientali, nell’atmosfera fiabesca e magica del mondo senza tempo della Bitinia, Antinoo è un bambino aggraziato, timido, ombroso e obbediente, di indole affettuosa e riflessiva e di una saggezza che è frutto della sua infanzia solitaria, del suo intenso rapporto con la natura e della sua immaginazione e sensibilità. 
Questa specie di pastorello è però destinato a una vita che non avrebbe mai immaginato. L’autrice fa quindi un ottimo lavoro nel descrivere in modo interessante e commovente la crescita di Antinoo, facendosi seguire i passi aggraziati di un ragazzino ingenuo, proveniente da una provincia lontana e da una vita semplice, che si fa strada nel cuore dell’Impero con candore, confusione e inconsapevolezza e si lascia travolgere da una relazione nella quale fin dall’inizio emerge che, nonostante l’amore e l’adorazione concessegli, non sarebbe mai stato considerato dal suo amante un suo uguale. Attraverso la figura del giovanissimo Antinoo ritornano domande senza tempo : qual è la natura dell’amore, del controllo e del potere? È a queste implicazioni che allude il titolo. Benché, secondo i canoni dell’epoca, la relazione fra erastès e eromenos fosse un contratto socialmente codificato, la relazione fra Antinoo e l’imperatore doveva trascendere questi confini, dal momento che i sentimenti di Adriano – quelli di Antinoo sono sconosciuti – e la loro ostentazione sono un unicum che non ha eguali nella storia di Roma, storia che degli imperatori ha tramandato stravaganze peggiori. Perciò il romanzo approfondisce i risvolti emotivi di questo rapporto, dando voce al suo elemento debole, l’oggetto dell’adorazione di quello che all’epoca era l’uomo più potente della terra. Attratto dalla sua bellezza e dall’eredità spirituale greca che Antinoo incarnava, dopo averlo incontrato per caso Adriano decide di portarlo a Roma con sé, affinché gli fosse impartita l’educazione raffinata che lo avrebbe reso degno di diventare il suo eromenos ufficiale. Così, praticamente raccolto da bambino, Antinoo cresce in fretta nell’ambiente lussuoso e corrotto della corte imperiale e riceve un’educazione principesca. Gradualmente si affeziona all’imperatore, che considerava un dio in terra e che all’inizio non riusciva nemmeno a guardare, in preda alla timidezza.Quello che all’inizio si stabilisce con Adriano è un rapporto di paideia in cui Adriano è innegabilmente una figura paterna nei confronti del bambino che si era proposto di crescere, formare e modellare, fino a renderlo non solo il suo compagno, ma anche l’incarnazione di tutti i sui ideali. La trasformazione dell’imperatore, amichevole e gentile, in uomo in tutto e per tutto, con desideri che sarebbe spettato a lui soddisfare, per Antinoo è un primo trauma. L’autrice qui è molto brava a farci capire che Antinoo era consenziente… ma nella misura in cui si può essere consenzienti a qualcosa di cui si ha solo una vaga idea e che si può solo subire. Così, con timidezza e imbarazzo, subisce l’iniziazione fisica al suo ruolo di eromenos, impara a convivere con le implicazioni sessuali del suo nuovo status, si adatta gradualmente ai gesti dell’amore fisico, li impara senza sentirvisi mai del tutto a proprio agio e sempre consapevole del fatto che anche in ambito sessuale, come in tutti gli altri, Adriano era in una posizione di dominio e di supremazia. Per questo la soggezione iniziale di Antinoo, anche dal punto di vista sessuale, non viene mai meno. Da subito quindi, anche nei primi tempi felici, Antinoo deve convivere con lo stress di una relazione fisicamente molto intensa, ma che non poteva diventare amore né amicizia. 
Sebbene il suo fosse un ruolo ambiguo e scandaloso, riesce con grazia a mantenersi puro, gentile e affettuoso e ad adattarsi alla sua nuova vita, ancora più lussuosa di quella precedente. Silenzioso e misterioso, obbediente e riservato, proprio perché outsider riesce a farsi una visione lucida e profonda del mondo che lo circonda. Inoltre, viaggiando con Adriano e venendo a contatto con le più grandi personalità dell’epoca, politici, poeti, filosofi, sacerdoti, ha la possibilità di maturare, di aprire la sua mente e di approfondire la sue cultura, e di crescere non solo in esperienze, ma anche in saggezza e consapevolezza. 

All’inizio il suo trasporto emotivo verso l’imperatore resta forte e sincero, ma da subito la disparità del loro rapporto mina qualsiasi sentimento positivo Antinoo provasse. Sebbene Antinoo resti affezionato a colui che comunque restava la persona più importante della sua vita, la sua unica famiglia e il suo unico punto di riferimento, presto infatti capisce che quello che prova non è mai amore, perché l’amore avrebbe presupposto un rapporto alla pari, mentre lui fin dall’inizio non aveva mai avuto scelta. Alla luce di questa acquisita consapevolezza, suo malgrado deve rivedere tutta la sua storia : al di là della generosità di Adriano e dell’onore concessogli, una volta che l’imperatore aveva scelto a chi accordare il suo favore, non c’era altra scelta che obbedire, un rifiuto avrebbe compromesso tutta la sua famiglia. Così Antinoo - che già durante la “prima notte” si era sentito umiliato da una sottomissione che lo faceva sentire accomunato agli schiavi - è diviso fra il suo senso del dovere nei confronti dell’imperatore e la sua indole greca, che lo porta alla libertà e all’insofferenza. 
Sebbene la sua posizione di favorito ufficiale lo rendesse addirittura potente e influente, Antinoo fin dall’inizio è consapevole che il suo legame con Adriano era destinato a finire. Qualunque sentimento ci fosse fra lui e l’imperatore, di qualunque natura fosse questo era funestato dalla consapevolezza che, quando Antinoo sarebbe stato ufficialmente riconosciuto come adulto, avrebbe dovuto essere messo obbligatoriamente da parte : per gli antichi romani non c’era nulla di più scandaloso e moralmente riprovevole come la relazione fra due uomini adulti, sarebbero state compromesse la credibilità e la stabilità dell’impero di Adriano. Perciò con l’incombere dell’età adulta e della necessità di emanciparsi, più Antinoo cresce, più si avvicina ai 20 anni, e più tutti quelli che lo circondano, Adriano stesso, cercano di pensare al dopo, al suo successore, a come sistemarlo dopo l’allontanamento dalla corte. La sua tragedia è che, una volta messo da parte dall’imperatore, non gli sarebbe rimasto niente non tanto dal punto di vista materiale – anche se Adriano fa chiaramente capire che non avrebbe continuato a mantenerlo – quanto da quello affettivo : per forza di cose, l’imperatore era tutto il suo mondo. Inoltre tutti i suoi sacrifici, la perdita della libertà e l’annullamento del suo io, si sarebbero rivelati vani. 


Adriano poi – aspetto sul quale insiste anche la Yourcenar – era un amante difficile. Sappiamo dalla storia quanto egli potesse rivelarsi capriccioso e involontariamente crudele. Passate la tenerezza e l’indulgenza iniziali, comincia a pretendere da Antinoo qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto dargli. Nonostante il suo indiscusso genio e la sua apertura mentale, in Adriano realmente cresceva il bisogno di dominare e controllare tutto ciò che lo circondava e per questo la sua relazione con Antinoo non perde mai del tutto le modalità di quella fra padrone e schiavo, fra possessore e oggetto, e man mano che Antinoo cresce in età e in consapevolezza, diventa una continua sfida che Antinoo non poteva e non doveva vincere. Con la sua ossessione di controllo – probabilmente una deformazione professionale inevitabile quando si è il padrone del mondo – Adriano arriva perfino a mettere in pericolo la vita di Antinoo, in quella scena della caccia piena di presagi di morte, e qui si raggiunge il punto di rottura : “Hadrian is the master of every man’s destiny, down to the lowest slave in Rome, whereas I cannot even become the master of my own”. Antinoo non può, non gli è concesso superare il fatto che Adriano era l’imperatore, una figura onnipotente e divina, della quale però doveva sopportare i difetti e le debolezze. L’ambiguità della sua vita sta proprio nel fatto che, mentre la sua posizione privilegiata gli consentiva di conoscere le debolezze segrete dell’imperatore, di essere l’unico testimone dei suoi moment di vulnerabilità e di crudeltà, l’unico a poter entrare in intimità con la sua personalità non ufficiale, comunque non avrebbe mai potuto affrontarlo da pari a pari. Il bisogno di controllo di Adriano alla fine ha la meglio sull’affetto di Antinoo, che racconta come avrebbe concesso spontaneamente il suo amore e la sua sottomissione all’imperatore se solo questi avesse chiesto, e non imposto e preso : “Once I believed our life together represented a great love, like the heroes of old, the bonds of the Sacred Band. Instead, it is about power and control. Hadrian holds all that power, always has, and always will.” Perciò diventa per lui molto difficile restare nelle sue grazie senza perdere il rispetto di sé. 
Inevitabilmente, a sua volta anche Antinoo sperimenta in prima persona il potere su altri esseri, prova a un certo punto a imporre a altri quello che era imposto incessantemente a lui… ma ogni volta, come nell’episodio della schiava o della prostituta, si ritrova costretto a identificarsi con le sue vittime, a riconoscersi in loro e nella loro impotenza e umiliazione e ad ammettere che non stava facendo altro che mettere altre persone nella posizione in cui era costantemente lui. 
Sebbene “adorato” dall’imperatore, Antinoo è poi molto solo : invidiato, temuto, adulato, nessuno perde però l’occasione per rimetterlo al suo posto, per rinfacciargli la sua posizione, sminuirlo e umiliarlo, atteggiamento condiviso dalle due prostitute con le quali ha a che fare, che in maniera diversa lo accomunano a se stesse, gli dicono chiaramente anche lui non stava facendo altro che prostituirsi. Invano Antinoo cerca di legarsi a qualcuno, di provare sentimenti e di stabilire dei legami che lo portino a una maggiore sicurezza a consapevolezza di sé, ma non può fare altro che osservare tutti quelli che lo circondano dall’esterno, separato da loro da mille, invisibili, invalicabili barriere. Nello stesso tempo doveva convivere con la 
necessità di difendersi continuamente dai tentativi di coinvolgerlo negli intrighi di stato, le pressioni di chi cercava di usarlo per avvicinarsi all’Imperatore, dei suoi nemici che volevano minare la sua influenza, la vergogna del dover convivere con umiliazioni e pettegolezzi, la consapevolezza di non essere altro che uno schiavo agli occhi del mondo. Ma a distruggerlo non è questo. Come dice la Yourcenar, l’incontro con Antinoo per Adriano è stato l’incontro con qualcuno che rappresentava il suo ideale umano, la Grecia e l’Asia, il mistero e la bellezza, una persona che incarnava in una forma perfetta tutte le sue aspirazioni, quello che aveva sempre cercato. È Antinoo stesso a un certo punto a rendersi conto che, trasformandolo in un dio, riproducendo ossessivamente le sue fattezze nelle vesti di Apollo, Dioniso, Ganimede e identificandolo con queste divinità, Adriano non solo smetteva di vederlo nelle sue caratteristiche umane e personali, ma non faceva altro che ribadire che Antinoo era una sua creatura, lo specchio delle sue fantasie, la sua creazione più perfetta, e il tributo più grande al suo genio, la fonte in cui, novello Narciso, poteva specchiarsi. Suo amato e insieme sua creazione, suo schiavo e suo dio, venerato e trascurato, idealizzato e abbandonato e ad ogni modo sottomesso, Antinoo non era mai veramente sicuro dei sentimenti di Adriano per lui, perché si rendeva conto che l’imperatore si era infatuato di una figura idealizzata che poteva distruggere in ogni momento; questa consapevolezza distrugge in lui la speranza, segretamente coltivata, di poter essere amato per se stesso, indipendentemente dalla sua bellezza : Adriano lo adorava come un dio, ma nello stesso tempo trascurava l’essere umano e il ragazzino, gli offriva il mondo ma era indifferente ai suoi bisogni più elementari, e non amava lui, ma l’immagine che di lui si era creato e aveva imposto al mondo. 













La gabbia dorata diventa così anche una prigionia psicologica, e Antinoo non riesce a sopportarla : “I stayed well away from balconies, ledges, and steep stairwells, in order to prevent any danger to Hadrian, or myself, of falling, being shoved down, as well as to avoid confronting that part of myself which always felt tempted to jump, or push”. Soffocato dalla convivenza con Adriano e dalla crudele consapevolezza di non poter aspirare a nessun tipo di individualità o libertà, Antinoo si abbandona a una depressione inconscia e dolorosamente messa a tacere. La vera tragedia di Antinoo è quella di non poter conoscere se stesso, di non potersi immaginare al di fuori del suo ruolo di “consorte” imperiale. Il memoriale che decide di scrivere prima di suicidarsi quindi non è altro che un’estrema disperata ricerca della sua identità, per scoprire nell’imminenza della morte chi era e chi avrebbe potuto essere. 
La forza che negli anni sviluppa è una forza che gli serve solo per distruggersi. Tutto il suo cammino, la sua crescita, la sua evoluzione, le sue conquiste possono avere un solo scopo e un solo risultato : sacrificare se stesso. Il suo suicidio si comprende alla luce del suo percorso esistenziale : un suicidio per legare per sempre a sé Adriano, per costringerlo a vivere nel ricordo e nel rimorso, un sacrificio nel valore rituale del quale Antinoo crede, ma che usa anche come unica via di fuga possibile e come unico mezzo per realizzare il desiderio di essere almeno per una volta padrone del suo destino. Infatti l’ultima parola che pronuncia è “Io” : solo nel sacrificio e nella morte riesce a riaffermare la sua identità. Immergersi nell’acqua – alla quale Antinoo si riferisce, divinizzandola, con il pronome “she” – può perciò essere letto come il ritorno al grembo materno, un tentativo di rinascita. Suo malgrado, questo gesto dà origine a un vero e proprio culto religioso : dopo la divinizzazione, per gli antichi Antinoo era un dio a tutti gli effetti. 
Su Antinoo ho letto tanto, sia studi che monografie che romanzi, ma questo libretto mi ha davvero colpita perché, in poche pagine, riesce a cogliere il punto, a mettere in scena il dramma di Antinoo e la tristezza di una vita, di una giovinezza stroncate, di un ragazzino che proprio grazie alla sua tragica fine è riuscito a sconfiggere il tempo, a fare suoi un Impero, la storia, e chiunque, in qualsiasi parte del mondo, incontri il suo sguardo triste, malinconico e pieno di segreti.

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