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giovedì 2 gennaio 2014

Bilancio dell’anno vecchio e propositi per l’anno nuovo



Tanti auguri di buon anno a tutti! Lo so, sono in ritardo di un giorno, ma ieri, dopo il veglione, non ero in condizione di leggere, scrivere, o compiere qualsiasi azione coordinata XD
E, puntuale come sempre, l’anno nuovo ci porta a bilanci, inventari e propositi! Ieri, ancora sotto l’effetto dello champagne, ho esaminato  pro e contro della mia vita privata, amore e amicizie, soprattutto alla luce di due nuove avventure lavorative che presto mi porteranno a fare scelte importanti, e oggi tocca a tutto il resto, allo svago, agli hobby e al tempo libero.

LIBRI
È impossibile fare anche solo un breve riepilogo di tutto quello che ho letto quest’anno, non ci provo nemmeno! E mi congratulo con me stessa per aver trovato il tempo il tempo di leggere nonostante tutto quello che ho da fare, ma se uno ha una passione, la coltiva nonostante tutti gli ostacoli, anche a costo di ridursi, come la sottoscritta, a leggere in treno, nel bus e di notte. E la maggior parte delle mie letture sono state ebook : da quando l’anno scorso ho preso il Kindle Reader ormai non ne posso più fare a meno, è stato lui il protagonista di quest’anno! 
Dopo un anno confermo le prime entusiastiche impressioni : tanto per cominciare, è molto più comodo di un libro, è leggerissimo e piacevole al tatto e non stanca gli occhi, perché si può allargare la scrittura : dopo un anno a leggere così, ormai leggere un libro cartaceo mi dà fastidio, è pesante, la carta mi irrita la pelle, è scritto troppo piccolo, non posso sottolineare con un dito, non si auto-illumina, non si tiene in piedi da solo. E poi c’è la questione dei costi : con gli ebook si hanno quasi tutti i libri gratis e il resto a metà prezzo e per me, che prima compravo libri in continuazione, questo ha significato un risparmio di migliaia di euro *__*
Morale della favola, ora non solo prendo in cartaceo solo quello che in ebook non esiste - e solo se proprio non posso farne a meno, perché ho deciso di boicottare le case editrici che non fanno ebook – ma mi sono procurata l’ebook anche di molti libri che ho in cartaceo, perché così è più comodo leggerli. Perciò i miei acquisti librari si collocano su due campi opposti : da un lato il digitale, dall’altro i libri usati e esauriti che trovo sulle bancarelle. Anche se amo il digitale, girovagare fra le bancarelle di libri usati e frugare fra scaffali polverosi in cerca di libri che hanno più di cento anni è uno dei miei hobby, ormai i bancarellari mi conoscono e mi chiamano per nome, e quest’anno su questo fronte ho fatto molti affari : libri mai più ristampati di Susan Howatch, un’autrice poliedrica e geniale che ho scoperto quest’anno, di Nelson Algren e di Francoise Sagan, libri di Daphne du Maurier degli anni ’40, libri di autori austriaci di inizio ‘900, Ritorno a Brideshead e tanti bei libri di autori ungheresi degli anni ’30, che colleziono.

Parlando invece in generale delle mie letture quest’anno, innanzitutto ho vinto la sfida dell'alfabeto che mi ero lanciata l’anno scorso - brava me! - e nei prossimi giorni ne organizzerò un’altra per il 2014! Poi sono molto felice di non essere stata pigra ma di aver letto di tutto di più, passando dai romanzi e la corrispondenza delle sorelle Mitford alle biografie di Indira Gandhi, dai romanzi delle femministe indiane alla cilena Marcela Serrano, da Murakami, Mishima e Soseki alla mia amatissima Isabel Allende, dall’autrice di thriller tedeschi Charlotte Link alla finlandese Riikka Pulkkinen, da Doris Lessing alle biografie e i diari degli Asburgo, da Anna Funder a Khaled Hosseini, da Selma Lagerlof alla Kinsella, dagli ultimi due romanzi non potteriani della Rowling al terzo capitolo di Chocolat di Joanne Harris, da Ken Follet a Banana Yoshimoto, da Edith Warthon alla Alcott, da Mo Yan a David Leavitt, senza dimenticare le straordinarie autrici della mia terra, Elena Ferrante e Anna Maria Ortese, per non parlare poi dei quintali di letteratura legati a Downton Abbey, le biografie dei personaggi vissuti in quell'epoca, romanzi ambientati in lussuose dimore edoardiane, di tutti i libri che mi consigliano i miei insegnanti di tedesco e della letteratura malese e indonesiana che mi stanno facendo scoprire i miei e-friends e che mi ha regalato alcuni dei miei attuali autori preferiti : Tan Twan Eng, Rani Manicka, Andrea Hirata, Tash Aw e Pramoedya Ananta Toer.
E restando nel sud-est asiatico non posso non ricordare la mia cara e bella Ru Freeman, scrittrice e attivista cingalese nonché mia amica su Facebook. Per fortuna non ho avuto delusioni, sia perché i libri ormai so scegliermeli bene, sia perché in qualsiasi libro, perfino in quello più scadente, riesco a trovare qualcosa di buono.


Propositi : continuare le mie letture onnivore, senza cedere alla tentazione di fossilizzarmi in nessun ambito specifico ma continuando a non dire mai di no a nessun genere, epoca o autore; approfondire la letteratura tedesca contemporanea; provare due generi ai quali finora non mi sono mai avvicinata : il giallo classico - è ora di dare un senso alla collezione di Agatha Christie che ho in casa - e i thriller scandinavi. E, ovviamente, continuerò con il mio proposito di sempre : aver letto almeno un autore di ogni nazione del mondo. E devo dire che sono a buon punto, ma mancano solo vari stati africani, qualche repubblica ex-sovietica e due o tre stati dell’America Latina! Ah sì, devo anche cercare di sfoltire un po’ la mia lista di libri esauriti e introvabili e cominciare a cercarli sul serio, invece di aspettare che vengano loro da me.

CINEMA

Quest’anno, grazie al Goethe Institut e ai suoi Montagskino, cioè al film in tedesco del lunedì, mi sono goduta una carrellata di capolavori del cinema tedesco : Was bleibt (Quello che resta) di Hans-Christian Schmid, Wolfskinder (Bambini lupo) di Rick Ostermann, Westwind (Vento da Ovest) di Robert Thalheim, Der Mann, der über Autos sprang (L’uomo che saltò sulla macchina) di Nick Baker-Monteys, Barbara (La scelta di Barbara) di Christian Petzold, Renn wenn du kannst di Dietrich Brüggemann, Mahler auf der Couch (Mahler sul divano) di Percy Adlon/ Felix O. Adlon, Vincent will Meer (Vincent vuole il mare) di Ralf Huettner, Unter dir die Stadt (Giù, la città) di Christoph Hochhäusler, Wer wenn nicht wir (Chi, se non noi) di Andres Veiel, Whisky mit Wodka (Whisky con Wodka) di Andreas Dresen, Die Fremde (L’estranea) di  Feo Aladag, Die Farbe des Ozeans (Il colore dell’oceano) di Maggie Peren, Die Unsichtbare (L’invisibile) di Christian Schwochow, Das Lied in mir (La canzone in me) di Florian Cossen, This ain`t California di  Martin Persiel e tanti altri che in questo momento ho rimosso! A parte i film tedeschi ne ho visti tanti altri, praticamente tutti quelli usciti quest’anno, cartoni compresi (i cuginetti devono pur avere un’utilità!) e tanti altri ne ho recuperati, ma il cammino è ancora lungo!

Propositi : vedere film che mi consigliano persone con gusti diversi dai miei, altrimenti mi fossilizzo nel pantheon dei miei registi preferiti , e vedere più film asiatici, perché quest’anno ne ho visti pochissimi.

SERIE TV

Le amo da sempre, ma quest’anno sono state la mia gioia, il mio premio, il mio regalo a me stessa e il mio momento di relax dopo una giornata faticosa. Originali, profonde, divertenti, trash, graffianti, irriverenti, impegnate, demenziali, intellettuali, surreali, shockanti, imprevedibili, romantiche, perverse, horror, period drama storici e drammatici o racconti di vita quotidiana... ognuna di loro mi ha dato qualcosa, mi ha donato nuovi punti di vista, mi ha aperto un mondo, mi ha fatto ridere, pensare, distrarre, inorridire, riflettere, mi ha fatto conoscere personaggi ai quali mi sono subito affezionata o che ho subito odiato, mi hanno fatto rabbrividire, indignare o semplicemente mi hanno dato il compiacimento di una bella mezz’ora di guilty pleasure. E ognuna, oltre alla trama e ai personaggi, mi ha portato scenografie sensazionali, colonne sonore straordinarie, costumi che mi hanno fatto sognare, attori di bravura eccezionale… Insomma, dopo i libri e allo stesso livello dei film si collocano le serie tv. Quest’anno ho amato : Downton Abbey , Upstairs, Downstairs, El Internado, American Horror Story - Asylum e American Horror Story – Coven, The Hour, Call the midwife, Borgen, Mildred Pierce, Gossip Girl, Mad Men, The Starter Wife, e How I met your mother, la mia serie preferita in assoluto dopo Will e Grace e Friends che quest’anno si concluderà con la nona stagione.

Propositi : recuperare serie vecchie, soprattutto period drama inglesi, e continuare a provare quante più serie tv possibili. In particolare devo assolutamente recuperare Prison Break, Scrubs, The good wife, Vicious e farmene consigliare altre dagli esperti

MANGA
Manga? Bella domanda… qui viene la parte tristedove sono i manga del 2013? Scomparsi, missing in action, desaparecidos. Diciamocelo : sia come manga pubblicati che come annunci, i manga sono stati il flop di quest’anno. Tutte le serie che ho cominciato sono state a dir poco una delusione, non solo quelle più leggere, ma soprattutto quelle presentate come originali e intelligenti. Rispetto all’originalità di libri, film e serie tv semplicemente non reggono il confronto e così, di tutte le serie che ho cominciato per curiosità, non ne porterò a termine nessuna, mi limiterò a completare quelle in corso e poi, a meno che non ci sia qualche bella sorpresa, non ne comincerò altre di quelle pubblicate in Italia. Continuerò a scroccare i manga di fidanzato e amici, a tenere d’occhio quelli pubblicati all’estero, ad amare, rileggere e commentare con piacere i miei manga preferiti - quelli della Yoshida, di Ai Yazawa, della Yamato, di Saki Hiwatari e di Mari Yamazaki e di poche altre autrici -  continuerò anche a leggere, vedere e commentare con i miei alunni i manga che loro amano - la moda di  Shingeki no Kyojin non accenna a morire, ormai è come se Eren &Co fossero iscritti a scuola anche loro! – e se qualcuno mi consiglia qualcosa di bello in scans lo proverò, ma mi chiamo fuori dal mercato italiano : il suo pubblico e tutte le sue case editrici, grandi e piccole che siano (tranne quella povera Planet), mi disgustano e, almeno per un anno, le nostre strade si separano. E non sarà un gran sacrificio, visto che non metto piede in fumetteria da ottobre e che se non avessi internet, potrei passare mesi senza ricordarmi che i manga esistono. Perciò per ora metto in pausa questa parte della mia vita che non mi porta niente di nuovo.

Propositi : più che un proposito è una sfida o una scommessa : fino al 2015 non comprerò manga nuovi pubblicati in Italia - a meno che non sia pubblicato un manga di una delle mie autrici preferite e se e solo se non l’ho già letto in scans, in un’altra lingua o se me lo hanno tradotto.  Se il proposito dell’anno scorso era “pochi, ma buoni”, quest’anno sarà “ottimi e stranieri, o niente”.


Riuscirò a mantenere questi propositi? Lo sapremo fra un anno! Intanto auguro di nuovo un buon 2014 a tutti : che i vostri sogni possano avverarsi e che la magia possa riempire la vostra vita!

lunedì 21 ottobre 2013

Picnic a Hanging Rock - Joan Lindsay e Peter Weir

«C’è un tempo e un luogo perché qualsiasi cosa abbia principio e fine…»

60 post! considerando che mi aspettavo di abbandonare il blog dopo un mese, è un traguardo! dedico questo post importante al mio libro / film preferito. Ero ragazzina quella notte in cui, sul punto di andare a dormire, non spensi la televisione, attirata da una musica soave e misteriosa del flauto di Pan; affascinata, guardai il film che stava cominciando : Picnic a Hanging Rock. Da allora sono passati anni e quel film e il libro, che mi affrettai a procurarmi, mi restano ancora dentro con la loro atmosfera onirica, inquietante, surreale… è come se la storia narrata fosse rimasta sospesa nella mia immaginazione con la perentoria autorità della domanda : che è successo? 

Il libro, ambientato nel 1900 in Australia, si presenta come il resoconto di fatti reali; l’autrice non ha mai rivelato quanto fosse vero e quanto fosse stato creato dalla sua fantasia e riporta vari articoli di giornale, fra i quali questo, del 1913, che richiama la vicenda : 
«Sebbene il giorno di San Valentino sia in genere dedicato allo scambio di regali e ad affari di cuore, sono trascorsi esattamente tredici anni da quel fatale sabato in cui un gruppo di circa venti allieve e due insegnanti partì dall'Appleyard College sulla strada di Bendigo per un picnic a Hanging Rock. Una delle insegnanti e tre ragazze scomparvero nel pomeriggio. Solo una venne poi ritrovata. La Hanging Rock è una struttura spettacolare di origine vulcanica che si eleva dalle pianure ai piedi del monte Macedon, di particolare interesse geologico per le sue uniche formazioni rocciose, tra le quali dei monoliti e buche e caverne presumibilmente senza fondo, fino a poco tempo fa inesplorate. Si pensò a quell'epoca che le persone scomparse avessero tentato di scalare le pericolose scarpate vicino alla cima, dove probabilmente erano perite; ma se per incidente, suicidio o assassinio volontario, non è stato accertato, poiché le salme non vennero mai rinvenute». 

 
A grandi linee, la storia è questa, e non racconterò la dettagliatamente la trama; l’importante è la misteriosa scomparsa delle allieve e di un’ insegnante di un prestigioso collegio vittoriano, incongruo sullo sfondo della selvaggia, impenetrabile natura australiana, «un anacronismo architettonico nella macchia australiana, un irrimediabile sbaglio nel tempo e nello spazio» . 
Quello che si deve notare è che, ancora prima che si verifichi l’evento che dà inizio alla storia, fin dalle prime pagine del libro è facile rendersi conto che c’era già “qualcosa”. Questo “qualcosa” si incarna in Miranda, la protagonista della storia e il personaggio chiave per l’interpretazione della vicenda, nonostante la sua presenza fisica nel romanzo venga presto meno : Miranda è infatti una delle alunne scomparse.

Sebbene simile alle altre manierate e romantiche adolescenti, perfetta figura di fanciulla vittoriana, fin dall'inizio Miranda, soave, quasi angelica, appare sospesa in un’atmosfera incantata, onirica, e per attimi quasi impercettibili fa percepire barlumi di una saggezza misteriosa, di una consapevolezza innata di cose preluse agli altri esseri umani. Bionda e solare, esercita con dolcezza e noncuranza un irresistibile carisma, il carisma di una sacerdotessa di culti dimenticati, anche se in apparenza è l’adolescente piena di vita che innalza un brindisi a San Valentino, quella che manomette il cancello permettendo alla comitiva di avvicinarsi alla roccia, quella che non porta il suo orologio di brillanti perché non sopporta di sentirselo battere vicino al cuore, quella che le altre consultano con la sguardo prima di una decisione, che esorta a non odiare la gente anche se è cattiva e che sa fin dall’inizio di non essere destinata a restare là a lungo… un angelo del Botticelli uscito dagli Uffizi, come la definisce l’insegnate di francese, preda di un’improvvisa illuminazione quando la ragazza si volta a salutarla in una scena che in seguito scopriamo determinante : quello è l’ultimo saluto di Miranda, che si volta e si avvia con le amiche verso la Roccia, l’altra protagonista del romanzo. 
Il lettore vede per la prima volta la Hanging Rock insieme alle ragazze : «L’impressione suscitata da quei picchi elevati induceva a un silenzio così saturo della formidabile presenza della roccia […] Sulla ripida parete sud il gioco della luce dorata e della profonda ombra violetta metteva in risalto l’intricata struttura di lunghi lastroni verticali : alcuni lisci come gigantesche pietre tombali, altri scavati e scanalati dall'opera preistorica del vento, dell’acqua e del fuoco. Enormi massi, all'origine vomitati incandescenti dalle viscere ribollenti della terra, adesso si erano fermati, freddi e arrotondati nell'ombra della foresta». Ai suoi piedi, tutti gli orologi si fermano, forse per il magnetismo… È verso questo imponente monolito di milioni di anni che Miranda si avvia insieme a Irma, Marion e Edith. 

Durante il tragitto le ragazze vedono altri campeggiatori : intravediamo così di sfuggita altri personaggi importanti della storia: il giovane Michael Fitzhubert, aristocratico inglese, e il cocchiere di suo zio e suo coetaneo, Albert; i due ragazzi vedono le ragazze scavalcare un torrente e avanzare verso la Roccia. La natura nella quale si inoltrano, prima accogliente e gioiosa, mostra presto il suo lato inquietante e minaccioso, un potere magnetico che agisce non solo sugli orologi.  
Anche nell'atteggiamento verso la roccia l’autrice differenzia Miranda dalle altre : «E Miranda, i cui piedi sembrano scegliersi tra le felci mentre il capo si volge verso le cime scintillanti, sente già di essere qualcosa di più di uno spettatore estatico davanti a uno spettacolo eccezionale?» : domanda retorica con risposta positiva! È infatti Miranda a dire alle altre : «Ho l’impressione che ci debba essere un sentiero quassù da qualche parte», quando l’autrice poco prima era stata chiara : «Non ci sono sentieri su quel lato della Roccia. O se mai ci furono sentieri, si sono cancellati da tempo. È da molti molti secoli che nessuna creatura vivente, se non di quando in quando un coniglio o un cangurino, ha violato il suo arido petto».


 
Il ritorno al collegio è drammatico : oltre a Miranda, Marion e Irma è scomparsa anche l’insegnante di matematica, allontanatasi dal gruppo senza che nessuno se ne accorgesse. Edith invece era sbucata urlante dalla boscaglia, in preda a una crisi isterica e con i vestiti strappati; oltre al fatto di aver lasciato le compagne “lassù” non ricordava niente. Cominciano le indagini e la polizia raccoglie testimonianze. Il cocchiere accenna a tutti i buchi e i precipizi della Roccia e dichiara che sull'unico sentiero esistente non aveva trovato, durante le prime ricerche, tracce delle ragazze. In lui c’è la speranza che Miranda, nata e cresciuta nella boscaglia e capace di non perdere la calma, avesse guidato le altre al riparo per le notte. Edith viene interrogata da un dottore e poi dalla polizia, in quanto unica testimone di un non meglio precisato “evento”. Riportata sul posto, emergono in lei ricordi imprecisi : una misteriosa, strana nuvola rossa e l’insegnate di matematica che, mentre lei scendeva, saliva di corsa sulla Roccia senza la gonna. 

Scomparsa Miranda, il punto di vista diventa quello di Michael : dopo averla vista quell'unica volta, Mike è ossessionato dall'immagine di Miranda, che rivede nella bellezza della natura, nei cigni che scivolano soavi sull'acqua  e alla quale non riesce a smettere di pensare : si crea così paradossalmente una coppia formata dalla protagonista femminile, scomparsa al terzo capitolo ma la cui presenza cresce di pagina in pagina, e quello che assume il ruolo di protagonista maschile. 

Un aspetto molto tenero e solo apparentemente secondario del libro è la sorprendente amicizia che nasce fra Albert e Michael, un’amicizia commovente fra due esseri diversissimi : un servitore cresciuto in orfanotrofio, con un passato da piccolo delinquente, sfrontato e selvatico, e il giovane e raffinato lord inglese infantile, curioso e coraggioso. L’uno sviluppa per l’altro curiosità e affettuosa ammirazione. Michael è affascinato e incuriosito dalla vita che ha reso l’amico esperto, furbo e disincantato e Albert è sviluppa un affetto inaspettato per l’inglesino ingenuo dalla perfetta educazione, sognatore ed timido. L’uno arriva a considerare l’altro l’interlocutore privilegiato e fra i due ragazzi nasce una fortissima fiducia reciproca che spinge Michael a confidare ad Albert il suo progetto : andare a cercare da solo le ragazze; più che un piano dichiara di avere una sensazione. Sebbene Albert sia convinto della morte delle ragazze, non lo lascia andare da solo. Durante le ricerche Michael si spinge lontano, forse più lontano della polizia e degli esploratori, e all'improvviso  giunto forse nel luogo in cui si erano fermate le ragazze, sente per due volte una specie di sussurro. In preda ad uno stato d’animo irrazionale ed esaltato, decide di trascorrere la notte sulla Roccia. La mattina dopo, dopo una notte insonne, si risveglia da un sonno improvviso con un taglio sanguinante sulla fronte e cade in una specie di delirio : «pareva giungergli da ogni parte all'intorno un sommesso mormorio senza parole, quasi come un brusio di voci in lontananza, intervallato ogni tanto da trilli che avrebbero potuto essere brevi scoppi di risa». 
Nonostante la sofferenza, la fame e la sete, ha un solo pensiero : andare avanti. E anche lui scompare dietro il monolito. Lo ritrova Albert, privo di sensi, senza nulla che spiegasse il taglio sulla fronte o e i graffi sul viso e sulle braccia; è sempre Albert a seguire le sue tracce sulla Roccia, a inoltrarsi dietro il monolito…e a ritrovare Irma, ancora viva dopo una settimana, con graffi sulle mani e sulle braccia, scalza ma con i piedi puliti e senza graffi, e con in fronte lo stesso taglio di Michael; in seguito emerge che non aveva il busto ma che era “intatta”. Ai fini della trama il ritrovamento di Irma è inutile : neanche lei ricorda nulla e tutti le serbano rancore perché era stata ritrovata lei e non Miranda.

Nonostante la sua scomparsa, la presenza di Miranda cresce, diventa così essenziale e profonda da arrivare a confondersi con quella, misteriosa e perentoria, della Roccia. 

Peter Weir, il regista del film, la descrive così : «Miranda si può descrivere con un’antica parola inglese, forse di origine scozzese, “fey”, che indica una persona in grado di vedere le fate. A posteriori, si può dire che, quel giorno, lei “sente” che sta per succederle qualcosa. È come se fosse la promessa sposa della morte e si stia preparando per quell'appuntamento  Lei non lo sa, questo è ovvio, ma tutto, dal modo in cui si spazzola i capelli all'inizio  canticchiando una canzoncina, trasmette calma, come se tutto fosse deciso e non dipendesse più da lei e dalle sue azioni, ma da un essere supremo. Lei ne è consapevole, è sensitiva». 

Per questo è la figura più connessa alla Hanging Rock. Fin dall'inizio la Roccia è descritta come una sorta di entità senza tempo, di milioni di anni, accanto alla quale il tempo ordinario cessa di scorrere (gli orologi fermi). Ma anche Miranda è fuori dal tempo ed è questa l’improvvisa rivelazione di Mademoiselle : Miranda è una angelo, una creatura non umana, che proviene da un tempo e uno spazio diversi. Il suo è il nome della Miranda di Shakespeare, la figlia del mago esiliato cresciuta in un’isola deserta popolata di spiriti, alla quale forse si allude nei rarissimi accenni al “lussuoso isolamento” della sua casa, che restava separata dal mondo esterno per mesi e mesi; è lei infatti a consentire alla comitiva di arrivare alla Roccia manomettendo la serratura del cancello del parco, proprio come aveva imparato a fare nelle “proprietà paterna”. 
Il cancello che Miranda apre è quello della magia, dell’irrazionale, delle pulsioni nascoste e primordiali dell’animo umano, e solo lei può farlo perché lei è la bellezza eterna che ha sconfitto il tempo, che si colloca nella dimensione dell’eternità alla quale l’uomo aspira. Chi la ama, chi ne ossessionato, chi la cerca, attraverso di lei cerca il mistero, la bellezza, l’eternità, la natura, l’amore. Per questo lei è una ninfa botticelliana rapita dalla natura, colei che fin dall'inizio era consapevole dell’ineluttabilità di ciò che stava per accadere, che si aggira nella realtà come un miraggio dai contorni sfumati e si avvia alla Roccia solenne come una vestale che entra nel tempio, che guida le altre procedendo sicura tra gli anfratti della roccia come se fosse sicura della strada da seguire, come se ci fosse già stata e come se stesse perseguendo un obiettivo di cui aveva già conoscenza molto prima che tutto avesse inizio, che prima della partenza preannuncia profeticamente alla sua compagna di stanza, Sara, che non sarebbe rimasta là ancora a lungo. È per questo che ai piedi della Roccia il tempo non scorre, perché la bellezza non ha tempo, perché la natura ha una purezza primordiale e incomprensibile che non ha un prima o un dopo, un esserci e un non esserci, e che agli esseri umani appare terribile e minacciosa. 
Anche il regista dà una spiegazione simile : «É chiaro che ho voluto descrivere un mondo naturale, un mondo australiano estremamente crudo e selvaggio, che non ha assistito a battaglie o a costruzioni di grandi Imperi con il loro alternarsi di glorie e fallimenti. É qualcosa che è fermo all'alba dei tempi, ed è come se quella scuola in pietra fosse una navicella spaziale arrivata da un altro pianeta. Tra le mura di quel collegio c’è il senso dell’ordine e la società, collanti che tengono insieme un mondo e le sue convinzioni, contrapposto agli aspetti ignoti della natura, alla sua crudeltà e alle sue stranezze. Il suo richiamo è irresistibile ed è parte integrante della storia. Se la terra ha ingoiato quelle ragazze è perché la terra opera in modo diverso dalla società».L’ambientazione australiana risulta perciò molto significativa e la sottolinea anche Weir : «Almeno nei miei pensieri, ho affrontato la questione degli aborigeni, dei nativi australiani. Quello era senza dubbio uno dei loro luoghi segreti, e questo si percepiva. Credo che certe persone siano sensibili a queste cose. Nel mondo ci sono luoghi, sia naturali che creati dall'uomo  che possiedono un’energia particolare, positiva o negativa. Credo che Hanging Rock sia uno di quei luoghi».

Quello che si vuole rappresentare è insomma l’ambiguità dell’Australia e dei suoi misteriosi indigeni, che si materializzano attraverso la Roccia, e il rapporto fra il loro mondo, il mondo pagano e mistico delle divinità (anche questo richiamato dall'accenno a Botticelli) che si incarna nella natura inquietante e spaventosa, una civiltà che ha preceduto di millenni quella inglese, che rappresenta la cultura e tutte le ipocrisie e le costrizioni della società. 
Il monolito nero infatti «pareva un uomo mostruoso appollaiato in cima a un precipizio a picco sulla natura», proprio come ne la Primavera di Botticelli un figura bluastra nascosta frai rami incombe sulle fanciulle. Da questo punto di vista il libro vuole anche mettere in scena la liberazione dalle costrizioni soprattutto sessuali che la “civiltà” impone all'individuo  costretto a reprimere gli impulsi che gli vengono dalla natura : per questo le ragazza sono attirare da monolitici dalla forma fallica e si liberano dei guanti, delle scarpe, delle calze e poi del corsetto. 

Sul caso Hanging Rock Yvonne Rousseau, nel suo libro Murders at Hanging Rock,  ha raccolto le cinque spiegazioni più quotate e plausibili : 

1 : le ragazze sono morte per cause naturali : sono arrivate in un punto dal quale non sono più riuscite a tornare indietro, condannate a morire di freddo, fame e sete, sono state schiacciate da una frana o sono scivolate in una delle insondabili gallerie della roccia, di quelle insondabili gallerie senza fondo. L’autrice, consapevole della sorte delle ragazze, avrebbe lasciato nel libro degli indizi : l’uso di aggettivi dispregiativi riferiti alle rocce e della similitudine tra gli essere umani e gli insetti, come gli scarafaggi o le formiche, soffermandosi sul fatto che gli scarafaggi siano protetti dalla loro corazza mentre le formiche siano molto più indifese e più soggette alla possibilità di essere involontariamente schiacciate e il sottolineare che le forme strane delle rocce sfidano la gravità.

2 : le ragazze sono semplicemente fuggite, da sole o con dei ragazzi, da un collegio austero e tirannico, caratterizzato da una fortissima repressione sessuale; il simbolismo del togliersi scarpe e calze o delle rocce antropomorfe e di forma vagamente fallica può essere interpretato anche in questo modo. Forse Miranda e Marion avevano già progettato la fuga in precedenza. Edith non era s’accordo e quindi sarebbe tornata indietro fingendo di non ricordare nulla e Irma si sarebbe opposta all’ultimo momento, spingendo le altre due a eliminarla per evitare che denunciasse la loro fuga.

3 : le ragazze vengono violentate e rapite. Può darsi che qualcuno avesse dato loro appuntamento fra le rocce o che si fossero imbattute in malintenzionati passanti; anche la direttrice a un certo punto commenta che ormai le ragazze dovevano essere in un bordello di Sidney. In effetti anche io, quando vidi il film da bambina, come seconda spiegazione - la prima erano gli alieni!!!- pensai che i responsabili della sparizione fossero gli stessi Michael e Albert, che avrebbero approfittato delle ragazze e le avrebbero lasciate a morire fra le rocce; la loro amicizia sarebbe nata dalla complicità in un crimine, e sarebbe stato il rimorso a far sì che Michael se la prendesse a cuore tanto da stare male e a spingerlo a ritornare sulla roccia a recuperare le eventuali sopravvissute. Michael racconta inoltre alla polizia che dopo aver visto le ragazze scavalcare fiume e aver chiacchierato con Albert per una decina di minuti era andato a farsi un giretto verso la Hanging Rock, ai piedi della quale si era seduto pensando che la scalata era troppo pericolosa per delle ragazze.

4 : un serial killer che ha ucciso le tre ragazze che si erano allontanate e successivamente Sara e la direttrice. L’omicida potrebbe anche essere una delle ragazze del collegio o comunque qualunque dei personaggi.

5 : Hanging Rock non è altro che una porta per un’altra dimensione. Questa a quanto pare è la spiegazione che dà l’autrice stessa nel misterioso capitolo XVIII, che l’autrice eliminò dal libro, disponendo che fosse pubblicato solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1984.

Ad ogni modo, a prescindere dalla soluzione di un giallo destinato a restare irrisolto, il
fascino di questo romanzo e del fil che ne è tratto, l’elemento che cattura attenzione, immaginazione, intelletto, che turba e tormenta, non è, banalmente, il mistero irrisolto; è lo scandalo metafisico e intellettivo per eccellenza : un fatto senza spiegazione, un fenomeno senza ipotesi. Per questo libro è un geniale colpo di grazia al fragile castello di carte delle certezze umane, certezze che altro non sono che la recente acquisizione di una società nella quale ogni cosa è stata in un modo o nell'altro schedata, catalogata, letteralmente “messa in riga” da una ferrea e disciplinata consequenzialità logica che impone a tutto una fine e un principio, una causa e un effetto, e che sottopone ogni evento alla violenza di una spiegazione. In questo universo non vi è elemento che non sia stato domato secondo principi sensati e razionali e disposto a comporre ciò che chiamiamo realtà. Anche al misterioso e al soprannaturale sono state date forme convenzionali e familiari e perfino i sentimenti che essi provocano sono scontati, già previsti. Ormai rientrano nella norma anche gli eccessi e le anomalie. Come afferma il regista del film, Peter Weir, ormai è rarissimo che qualcuno risponda a una domanda “Non lo so”. Questo dovrebbe essere il secolo illuminato per eccellenza, in cui la scienza ha totalmente dissipato l’oscurantismo e la barbarie e in cui l’uomo può proclamarsi “libero”. Apparentemente nulla di più diverso dall'epoca in cui il libro è ambientato, la fine dell’Età Vittoriana, nella quale la libertà era soffocata da obblighi, convenzioni, stereotipi e ipocrisie. Ma mentre prima erano le tenebre dell’ignoranza a rendere cieco l’uomo, ora è la luce della civiltà ad accecarlo. Un mondo che crediamo libero di manifestarsi nella molteplicità delle sue forme non è altro che una versione in scala maggiore di un collegio vittoriano – allegoria della società- con le sue repressioni sessuali e sociali, con i suoi pregiudizi e i suoi anacronistici rituali. Un mondo che giace nella realtà come il collegio giace nella misteriosa, selvaggia, millenaria natura australiana. Ma all'improvviso qualcosa si ribella. Nel piccolo mondo chiuso, tranquillo e sicuro si insinua prepotentemente un elemento che rivela la presenza di pulsioni incontrollabili che ne incrinano l’equilibrio, pulsioni che non provengono da un non meglio definito “esterno”, ma da quanto di quel misterioso “esterno” è presente negli esseri umani. Nel caso di Picnic a Hanging Rock questo elemento è infatti magico, sovrannaturale e insieme umano. All'inizio l’elemento di perturbazione che sconvolge la realtà sembra provenire dalla natura, dal suo potere di affermare il proprio predominio su quello umano. 
E se è la natura a rendersi complice dello scandalo di un fatto senza spiegazione, l’uomo crolla, ritorna alla notte dei tempi in cui era impotente e spiegava con la magia, con gli dei, l’intuizione del ribollire di qualcosa di incontrollabile sotto il velo familiare della realtà, è costretto a riconoscere che c’è un’essenza ancestrale che può insinuarsi in ogni suo opera e sconvolgerla. Ma questo panico è ancora rassicurante, finché presenta l’antico, eterno binomio oppositivo uomo-natura.  Il fatto è, però, che Miranda ha deciso da sola di salire sulla Hanging Rock; il richiamo che ha sentito era dentro di lei. L’essenza ancestrale che può strappare l’uomo alle sue certezze è dentro di lui, ed è come avere dentro un metallo sconosciuto che in particolari “campi magnetici”, quando si allenta la presa sulla realtà e sugli elementi che la determinano, lo spazio e il tempo, è attirato da una misteriosa calamita. 
La cultura non riesce a stracciare il velo che nasconde i principi governanti l'insondabile universo naturale e in ogni momento l’universo dell’irrazionale, dei sogni, può prendere il sopravvento. 

Quello anni fa mi ha attirata verso questa storia, una storia che da allora mi porto dentro e che non mi abbandonerà mai, sulla quale continuerò ad interrogarmi, tormentarmi, che continuerà a meravigliarmi e, alla fine, a confortarmi, è il fascino esaltante e terrificante dell’ignoto, del mistero atavico e ancestrale che gli esseri umani si portano dentro. 
Quella di Miranda, come suggerisce anche l’autrice nel capitolo non pubblicato, non è altro che una fuga dalla realtà e dal tempo che consente all'essere umano di raggiungere la parte più vera di sé.

venerdì 23 agosto 2013

My Own Private Idaho - Gus Van Sant

«I'm a connoisseur of roads. I've been tasting roads my whole life. This road will never end. It probably goes all around the world»



Il 23 agosto, per me, è un giorno triste... triste perché l'estate sta finendo, e soprattutto triste perché oggi sarebbe stato il compleanno di River Phoenix, un attore e un essere umano eccezionale, una personalità magnetica e luminosa, ma purtroppo scomparso prematuramente. Perciò oggi parliamo di My Own Private Idaho di Gus Van Sant (in italiano Belli e dannati) il film cult che lo ha consacrato e lo ha reso leggenda, e che ci ha lasciato la sua immagine più sentita, triste e bella, il ruolo più significativo e intenso della sua breve carriera, l’emblema del suo talento e della sua vulnerabilità.

Già il regista, di per sé, è una garanzia : io l’ho amato infinitamente per film come Will HuntingScoprendo ForresterLast Days e L’amore che resta. Ma My Own Private Idaho rientra nella sua prima produzione, avvicinandosi nelle tematiche a film come Mala Noche o Drugstore Cowboy. Impostato come road movie scabrosamente realistico, onirico e surreale, quasi nichilista, il film infatti fa parte dell’esplorazione, da parte del regista, del mondo malfamato e oscuro delle grandi città, dell’orrore e della poeticità delle strade, di quel sottofondo urbano popolato di figure inquietanti e sublime, dolorose e grottesche, che formano una società a parte che vive di droga, prostituzione e emarginazione. Su questa dimensione squallida e brutale Van Sant proietta i sogni e le fantasie dei suoi protagonisti, dando vita a un film che, pur essendo per molti versi controverso e inusuale, è un'opera d'arte insieme delicata e grottesca, visionaria e scandalosa, il racconto crudo di un dramma psicologico introspettivo e malinconico la cui originalità lo salva sia dalla sdolcinatezza che dalla volgarità.

Il regista pensava a questa storia da tempo. Dopo l’inaspettato successo di Drugstore Cowboy, Van Sant era diviso fra due nuovi progetti : da un lato voleva realizzare una rilettura moderna dell’Enrico IV di Shakespeare, ispirandosi soprattutto al Falstaff  di Orson Welles; dall’altro voleva raccontare in un road movie della cultura beat le storie vere di alcuni ragazzi di strada / ragazzi di vita che aveva conosciuto personalmente, sulla scia delle sue esperienze personali e della cruda descrizione della prostituzione maschile in cui si era imbattuto in Città di notte di John Rechy. E a un certo punto, ispirandosi a Chimes at Midnight di Welles,  si rese conto che non doveva necessariamente scegliere. Queste due matrici del film sono incarnate dai due protagonisti.

L’aspetto shakespeariano è sviluppato nel personaggio di Scott Favor, interpretato da Keanu Reeves : aristocratico ribelle, novello principe Hal, è il figlio del sindaco di Portland ma rinnega suo padre, che odia e disprezza, rinuncia alla ricchezza e il potere della sua famiglia e sceglie autonomamente di vivere nei più squallidi e degradati bassifondi della città, dove sperimenta in prima persona, con disinibito cinismo, gli aspetti più perversi e brutali dell’esistenza, perversamente contento di disonorare suo padre, del quale fa il nome ogni volta che gli fa comodo. 

E, nelle periferie di edifici decrepiti, occupati da tossicodipendenti e rifiuti sociali, trova il suo Falstaff in Bob Pigeon (William Richert), suo mentore, maestro e amante, suo padre putativo e psichedelico, un personaggio istrionico e farsesco, dotato di una sua grottesca nobiltà. Come un moderno Fagin di Dickens, Bob è a capo di una variegata compagnia di giovani marchettari (fra cui recita anche Flea dei Red Hot Chili Peppers), vagabondi, ladri e tossicodipendenti e che guida Scott nella sua vita dissoluta, fra droga e prostituzione.

L’altro aspetto del film è rappresentato dall'altro protagonista, Michael Waters, , interpretato da uno straordinario River Phoenix. Mike vive anche lui per strada, si prostituisce sia con gli uomini che con le donne, ma per tutto il film resta un personaggio candido, perfino puro, che sebbene immerso in quella realtà di clienti, droga e perversioni varie dà sempre un’impressione di rassegnazione e vulnerabilità, acuita dal fatto che soffre di una brutta forma di narcolessia che lo porta a cadere in stato catatonico ogni volta che si trova in situazioni di stress o ansia, cosa che accade spesso quando sta adempiendo ai suoi “doveri” con i clienti, e che lo lascia indifeso e in balia degli eventi tanto che, abituato com'è ad addormentarsi in un posto e svegliarsi in un altro, ad essere trascinato in giro o abbandonato da qualche parte mentre non è cosciente, Mike non sa mai precisamente dove si trova e come sia arrivato da qualche parte, non ha nessun controllo su se stesso e sulla sua vita.

All'inizio Van Sant cominciò a girare il film con un budget bassissimo e senza nemmeno avere la certezza degli attori protagonisti : voleva Keanu e River e inviò loro i copioni, ma era sicuro che i loro agenti li avrebbero rifiutati. Invece, a sorpresa Keanu Reeves accettò, mentre gli agenti di River, che allora non aveva ancora vent'anni  decisero di tenergli nascosto quel copione scandaloso. Senza scoraggiarsi Van Sant ebbe l'idea che fosse Keanu Reeves a mostrare a River la sceneggiatura : i due giovani attori erano amici, avevano già recitato insieme in I Love you to Death, e la fidanzata di River, Martha Plimpton, e Joaquin Phoenix, suo fratello, avevano recitato con Keanu in Parenthood.  Così Keanu Reeves, durante le vacanze di Natale, in sella alla sua moto viaggiò dalla sua casa in Canada a quella di River in Florida, e insieme decisero di accettare. La loro amicizia risalta anche nel film, dove insieme funzionano benissimo. I loro personaggi condividono esperienze di ogni tipo, muovendosi con disinvoltura attraverso perversioni di ogni tipo in una sorta di inferno dantesco e felliniano che cita LynchAndy Warhol e Fassbinder popolato da figure grottesche e deformate, nel mondo brutale e concreto delle strade e insieme in un'atmosfera onirica e allucinata.

Nella prima parte del film quella che descrive la vita di strada, fra droga e clienti, prevale il motivo shakespeariano, e troviamo interi dialoghi, drammatici o farseschi, riadattati o citati alla lettera dall'opera di Shakespeare. 
In questo mondo alla rovescia, si sviluppa fra Scott e Mike un’amicizia spontanea e goliardica, che Mike accetta con gratitudine, condotta totalmente da Scott, sicuro di sé e disinibito, che non perde mai i suoi modi aristocratici ma è sempre pronto a cercare nuove avventure,. Elegante e ironico, circondato da un’aura di fascino glamour che gli dona una naturale leadership in quel mondo di delinquenti, Scott ripete spesso che quella vita sarebbe finita nel momento in cui avrebbe compiuto ventuno anni : allora, avrebbe detto addio a quel mondo dissoluto e avrebbe ripreso il posto che per nascita gli spettava in società. Ma nessuno lo prendeva sul serio tranne Bob, che non vedeva l’ora che il suo favorito, una volta diventato ricco e potente, avrebbe provveduto anche a liberare dal degrado e dalla miseria anche tutti loro. 

Mike, invece, è uno sbandato, ma non per sua volontà, e la sua malattia lo rende indifeso e passivo di fronte alla vita, costringendolo a vivere da stordito, alla mercé di tutti gli estranei in cui si imbatte. Emerge quindi la principale differenza fra i sue protagonisti : mentre Mike è un’anima pura, un essere totalmente vulnerabile la cui visione della realtà è offuscata dalla sua sostanziale innocenza e dallo stato onirico in cui trascorre la vita, al contrario Scott, è un personaggio fin troppo cosciente di sé, viziato, cinico, disinibito, che naviga disinvolto nello stesso mondo in cui Mike cerca disperatamente di non affogare. Rampollo ribelle di una famiglia ricchissima a potente, non nasconde che la sua vita in strada non è che un capriccio, un gioco per non annoiarsi in attesa del suo glorioso futuro.

A Mike invece il futuro non importa. Ragazzo condannato alla strada, si rassegna languidamente alla vita, si muove in un mondo irreale, separato dal normale fluire del tempo e dagli eventi, e la sua narcolessia è proprio la risposta alla sua impossibilità di conciliare il suo mondo onirico con la realtà : ogni volta che i suoi flashback diventano tanto forti da confondersi con la realtà, il suo cervello interrompe il collegamento, quasi per proteggerlo.  Inoltre il suo male gli ha dato un certo distacco sognante da tutto quello che lo circonda, perché è inutile farsi coinvolgere troppo in eventi nel mezzo dei quali ci si può addormentare. Il pubblico non è mai sicuro se sia del tutto sveglio e presente o se emerga all'improvviso dalle sue trance personali : il suo sguardo è sempre remoto e assonnato, cammina sempre più lentamente degli altri, resta sempre indietro agli altri esuberanti ed energici personaggi, segue, accetta, ma è evidente che soffre per la sua incapacità di esprimere i suoi sentimenti. Con le dovute differenze, nella narcolessia di Mike si potrebbe scorgere l’equivalente dell'epilessia del principe Myskin di Dostoevskij. Trovandosi sempre in una condizione di totale vulnerabilità, come un bambino cerca qualcuno che si prenda cura di lui in tutti quelli che incontra -  suoi amici, i suoi clienti, Scott – e aspira a una vita normale, alla stabilità e alla pace. Anche quando si prostituisce, sembra che lo fa solo per sentirsi amato. Ma proprio lui, che vorrebbe fermarsi in un posto sicuro, è destinato a vagare per sempre. L’unica cosa che gli impedisce di lasciarsi trascinare totalmente dal mondo che lo circonda e di sprofondare è la speranza di ritrovare la madre, della quale non ha notizie da quando era molto piccolo. Nei suoi momenti di trance narcolettica sogna un mondo lontano dalla strada e dal degrado, una casa sicura e sua madre che gli ripete che tutto andrà bene, che sa che gli dispiace… è questo mondo migliore il suo “private Idaho” che cerca incessantemente. Scott, dal momento che tutto quello che avrebbe fatto fino ai ventuno anni aveva valore puramente riempitivo, decide di accompagnare Mike nella sua ricerca.
Passiamo quindi dalla prima alla seconda parte del film, dalla città ai campi sconfinati dell’Idaho, dove Mike cerca suo fratello. Durante il viaggio avventuroso in motocicletta, in una scena struggente e dolcissima, Mike trova il coraggio di rivelare a Scott di essere innamorato di lui, ma Scott lo respinge, ribadendo che gli uomini possono fare certe cose solo per soldi. Il fratello di Mike, che vive in una roulotte nel mezzo del nulla, fornisce dettagli sulla madre sua e di Mike che la allontanano molto dall'immagine idealizzata che se ne era fatto Mike : era una spostata, una svitata promiscua che dormiva e cucinava con la sua Smith&Wesson e che, quando Mike era piccolo, era stata chiusa con lui in un istituto. Affettuoso e ostile, protettivo e violento, il fratello di Mike ha un comportamento ambiguo e doloroso che si spiega quando Mike rivela di sapere il segreto della sua origine, quello per il quale sua madre era stata rinchiusa in istituto : suo fratello, di poco più di dieci anni più grande di lui, era anche suo padre. Sempre alla ricerca della madre di Mike, finiscono a Roma, e qui Mike ha l’ennesima delusione : sua madre era sparita senza lasciare traccia. 
Così da un lato deve lottare con la consapevolezza che non ritroverà mai più sua madre, la sua infanzia e la sicurezza e l’affetto che cerca, perché la verità è che non li aveva mai avuti , che quell'infanzia da lui tanto mitizzata era stata segnata dall'abbandono e dalla perversione. Inoltre deve lottare anche con i suoi sentimenti per Scott, che sono un misto fra un reale innamoramento e la speranza di avere finalmente trovato qualcuno che si prendesse cura di lui e gli desse affetto. Ma anche la loro amicizia, della quale Mike si accontenta, finisce in maniera crudele quando Scott si innamora di una ragazza italiana, Carmela, interpretata da una giovanissima Chiara Caselli, carina e dolce, con la quale Scott rientra negli Stati Uniti, lasciando Mike da solo a prostituirsi per poter tornare a Portland, dove continua il suo disperato il suo vagabondaggio tra droga e prostituzione, accompagnato dal dolore e dalla solitudine. 
La vita di Scott da qual momento cambia : suo padre muore, e lui ne prende il posto, raccoglie la sua eredità, sposa Carmela e rinnega totalmente la sua vita precedente e i suoi amici. Questo voltafaccia cinico e crudele dà l'ennesimo trauma a Mike e fa morire di crepacuore Pigeon, che Scott rinnega e scaccia pubblicamente : «I know thee not, old man», dice a Bob, come il principe Hal, diventato re, dice a Falstaff. Per rifinire la figura di Scott Van Sant si ispira anche a Michael Corleone  : anche lui, all'inizio,  non vuole seguire le orme di suo padre, anche lui trova in Italia una moglie bellissima e ingenua e anche lui, alla fine, prende il posto di suo padre. Da ricco, Scott avrebbe potuto riscattare i suoi vecchi compagni di sventura, avrebbe potuto prendersi cura di Mike, malato e vulnerabile, che gli aveva aperto il suo cuore e del quale conosceva la vita traumatica, ma anche tutti gli altri ragazzi, che durante il film abbiamo imparato a vedere non più semplicemente come marchettari, ma come ragazzi giovanissimi e sfortunati, pieni di sogni e speranze che riuscivano a tenere in vita in quel mondo brutale. Ma Scott non lo fa, dimostra di non essersi legato a nessuno, di non aver bisogno di nessuno, che non gli importa se qualcuno ha bisogno di lui. 

Così lui e gli altri si incontrano per l’ultima volta, da estranei, nel cimitero dove si stanno svolgendo contemporaneamente due funerali : uno, compassato e dignitoso, del padre di Scott, e l’altro, caotico e rumoroso, di Bob Pigeon, che rappresentano l’ultimo incontro fra due universi paralleli, fra le due matrici originarie del film, l’Enrico IV e la vita di strada, il cui contatto era stato solo temporaneo. Scorge per l’ultima volta Mike, ma resta gelido e inespressivo, con Carmela, trasformata nella moglie perfetta, al suo fianco. Personaggio shakespeariano trapiantato nel mondo moderno, Scott recita appunto una parte, la vita in strada, la prostituzione e la droga per lui sono solo una farsa nella quale non si fa scrupolo di usare gli sbandati che lo circondano, Mike compreso, per divertirsi, per vivere nuove avventure, per scandalizzare suo padre… E quando ritorna alla sua vera vita, alla sua vera opera letteraria, non si cura minimamente delle vittime che lascia, alle quali volta le spalle senza pietà.

Tradito e abbandonato, Mike reagisce con una passività e una rassegnazione che non sorprendono, perché ormai abbiamo capito che è questo il trattamento che si aspetta da ogni essere umano. E così lo ritroviamo sulla stessa strada dove lo avevamo visto all’inizio, una strada infinita e deserta negli sconfinati campi dell’Idaho, e capiamo che il film è stato tutto raccontato in medias res. È Mike stesso a dire che quella strada, di cui non si vedono né l’inizio né la fine,  «goes all around the world», e che non finirà mai, cioè che per lui non c’è altra scelta che continuare a seguirla, che la sua vita è segnata, che il suo destino è non avere nessuna scelta e nessun potere sul suo futuro. Infatti mentre si trova su quella strada è colto da un altro dei suoi attacchi di narcolessia. 
Mentre dorme, prima viene derubato da due passanti, a riprova di quanto fosse sempre più indifeso di fronte al mondo, e poi viene caricato in macchina da uno sconosciuto che gli spettatori non riescono a vedere in faccia? È Scott, come tutti vorremo? È il padre fratello di Mike, come sembra far capire il regista? È uno dei tanti sconosciuti, potenzialmente innocui o pericolosi, in cui Mike continuerà ad imbattersi? È un finale amaro, che non ci rassicura sul destino di Mike, e noi restiamo con queste domande e insieme con un senso di angoscia e di tristezza per una vita sprecata, per una persona potenzialmente pura,  timida e dolce, per un ragazzo dal cuore spezzato che la vita ha trattato talmente male da ridurlo privo di sensi  e abbandonato su una strada, alla mercé dei passanti.  

Nonostante l’importanza di Scott, è evidente che la figura centrale del film è Mike. Innanzitutto, il suo personaggio concentra in sé tutte le tematiche che il regista affronta : la vita in strada, l’assenza di una famiglia, la ricerca di amore e sicurezza, la vita vagabonda… Ma, a livello più profondo, è la struttura stessa del film mira a riprodurre sullo schermo e nella mente degli spettatori, attraverso flashback e salti narrativi, l’atmosfera onirica nella quale Mike si muove, il suo senso alterato e labile del tempo e dello spazio, trasportandoci da un luogo all'altro e da un momento all'altro in maniera repentina e immotivata, tanto che, come Mike, a un certo punto anche chi guarda il film comincia a non rendersi più conto di dov'è o di come è arrivato da qualche parte. Il film stesso infatti comincia e finisce con Mike che non sa dov'è né dove sta andando.


La cosa interessante è che allo sviluppo di questo personaggio River Phoenix ha contribuito più che il regista. River indossa il ruolo di Mike come una seconda pelle, Mike è un personaggio che River adotta, che sente suo al punto da dargli un cognome, Waters, che lo avvicina al suo nome, suggerendo un’identificazione totale e, a livello metaforico, alludendo alla natura eterea, fluida e sempre mobile della mente di Mike e di tutto il film. E infatti River si immerge così profondamente nel suo personaggio che i confini fra loro spariscono e nasce così un’interpretazione sublime, la migliore della sua carriera, per la quale fu premiato con la Coppa Volpi di Venezia.

In particolare c’è una scena totalmente riscritta da River, la famosa “campfire scene”, quella in cui Mike si dichiara a Scott, che non c’era nella sceneggiatura originale, ma è stata scritta interamente da River Phoenix in modo da diventare il momento più  tenero, commovente e importante della storia, un capolavoro di delicatezza e malinconia, perché è la prima volta, dopo varie scene di sesso, che è pronunciata la parola “amore” e la prima volta in cui si allude al sesso non solo come un forzato ed estremo mezzo di sopravvivenza. Questa scena, rivelando i sentimenti di Mike per Scott, cambia il senso di tutto il film, il significato di tutte le scene precedenti e successive… insomma, River aggiunge al copione poche righe, scritte su foglietti di carta volanti fra una ripresa e l’altra, e modifica tutto il film, vi dà una nuova e profonda risonanza emotiva che lo trasfigura, rende vivi ed umani i personaggi. 


E questa scena va dritta al cuore dello spettatore perché Mike, il più sfortunato, quello che era maggiormente vittima di quel mondo brutale, attraverso l’intervento di River si mostra in tutta la sua dolcezza, tristezza e vulnerabilità e dimostra di essere l’unico personaggio dotato di una specie di morale, l’unico in grado di provare dei sentimenti puri, profondi e autentici. Nonostante la sua vita degradata, Mike resta candido e sincero, non ha perso una sorta di purezza infantile ed è l’unico personaggio ad uscire dalla storia moralmente integro, perfino pulito, mentre Scott, anche quando torna a casa, smette di vendere il suo corpo ma svende la sua anima. E infatti Mike è l’unico personaggio sempre inquadrato attraverso una luce naturale proveniente dal di fuori, mentre tutti gli altri personaggi sono sempre sotto una luce artificiale. Legato alla natura, ne ritrova gli elementi in ogni luogo. Nel suo mondo parallelo e onirico, attraversato da pochi e fugaci attimi di totale consapevolezza, Mike si aggrappa sempre al suo Idaho immaginario, al sogno di un mondo di affetti che apre inaspettati spiragli sulla sua psiche e lo rende un personaggio più complesso e articolato di Scott, il cui cinismo e la cui sicurezza non derivano dalle sue esperienze di vita, ma dal suo essere il viziato erede di una famiglia ricca. La sua interpretazione, intensa e sofferta, fa diventare vivi, umani e toccanti tutti gli ideali e i retroscena astratti, artistici e sociali del film in un modo che va dritto al cuore del pubblico
 E tutti i sentimenti positivi che River immette nel suo personaggio sono quelli che lui stesso provava : come Mike, anche River, figlio milionario di genitori  no global e antimaterialisti, attore bambino innocente ma dotato di sex appeal, per tutta la vita ha dovuto fare i conti con il contrasto fra la sua infanzia sui generis - idilliaca e serena in apparenza, ma oscura ed ambigua - e il cinismo e l’egoismo del mondo del cinema che lo ha intrappolato fin da quando era bambino, costringendolo a lottare per conservare i suoi sentimenti puri ed autentici contro l’apparenza e l’ipocrisia di un ambiente che lo considerava solo un bell'oggetto. River quindi, dimostrando di essere un artista sensibile e ispirato, dotato di un carisma irresistibile e in grado di mettere l’anima in tutto quello che faceva, in questo film espone qualcosa di intimo e speciale che colpisce la sensibilità dello spettatore, ci regala un’interpretazione indimenticabile, intensa e sofferta, proprio perché condivide con il suo personaggio il suo bisogno di amore, di sicurezza e di sentimenti profondi e mette in scena quel contrasto fra purezza e perversione che lo ha portato alla sua fine prematura, alla morte per overdose a 23 anni. Era un attore, era uno scrittore, era un poeta, era un musicista - Too Many Colours degli Aleka’s Attic, la sua band,  è nella colonna sonora del film -  era un compositore, era un attivista e un ambientalista e forse sarebbe stato un regista, e non si può fare a meno di pensare a quanto ora sarebbe famoso, a tutti i ruoli che avrebbe interpretato… prima di morire era già stato scritturato per fare il giornalista in Intervista col vampiro, Rimbaud in Poeti dall’inferno e Jim Carroll in Ritorno dal nulla, e inoltre Cameron aveva pensato a lui per Jack di Titanic e Van Sant lo voleva per interpretare l’attivista Cleve Jones in Milk. È triste rendersi conto di quanto facilmente sarebbe passato alla storia come migliore attore della sua generazione e quanto  il cinema ha perso con la sua morte.