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giovedì 2 gennaio 2014

Bilancio dell’anno vecchio e propositi per l’anno nuovo



Tanti auguri di buon anno a tutti! Lo so, sono in ritardo di un giorno, ma ieri, dopo il veglione, non ero in condizione di leggere, scrivere, o compiere qualsiasi azione coordinata XD
E, puntuale come sempre, l’anno nuovo ci porta a bilanci, inventari e propositi! Ieri, ancora sotto l’effetto dello champagne, ho esaminato  pro e contro della mia vita privata, amore e amicizie, soprattutto alla luce di due nuove avventure lavorative che presto mi porteranno a fare scelte importanti, e oggi tocca a tutto il resto, allo svago, agli hobby e al tempo libero.

LIBRI
È impossibile fare anche solo un breve riepilogo di tutto quello che ho letto quest’anno, non ci provo nemmeno! E mi congratulo con me stessa per aver trovato il tempo il tempo di leggere nonostante tutto quello che ho da fare, ma se uno ha una passione, la coltiva nonostante tutti gli ostacoli, anche a costo di ridursi, come la sottoscritta, a leggere in treno, nel bus e di notte. E la maggior parte delle mie letture sono state ebook : da quando l’anno scorso ho preso il Kindle Reader ormai non ne posso più fare a meno, è stato lui il protagonista di quest’anno! 
Dopo un anno confermo le prime entusiastiche impressioni : tanto per cominciare, è molto più comodo di un libro, è leggerissimo e piacevole al tatto e non stanca gli occhi, perché si può allargare la scrittura : dopo un anno a leggere così, ormai leggere un libro cartaceo mi dà fastidio, è pesante, la carta mi irrita la pelle, è scritto troppo piccolo, non posso sottolineare con un dito, non si auto-illumina, non si tiene in piedi da solo. E poi c’è la questione dei costi : con gli ebook si hanno quasi tutti i libri gratis e il resto a metà prezzo e per me, che prima compravo libri in continuazione, questo ha significato un risparmio di migliaia di euro *__*
Morale della favola, ora non solo prendo in cartaceo solo quello che in ebook non esiste - e solo se proprio non posso farne a meno, perché ho deciso di boicottare le case editrici che non fanno ebook – ma mi sono procurata l’ebook anche di molti libri che ho in cartaceo, perché così è più comodo leggerli. Perciò i miei acquisti librari si collocano su due campi opposti : da un lato il digitale, dall’altro i libri usati e esauriti che trovo sulle bancarelle. Anche se amo il digitale, girovagare fra le bancarelle di libri usati e frugare fra scaffali polverosi in cerca di libri che hanno più di cento anni è uno dei miei hobby, ormai i bancarellari mi conoscono e mi chiamano per nome, e quest’anno su questo fronte ho fatto molti affari : libri mai più ristampati di Susan Howatch, un’autrice poliedrica e geniale che ho scoperto quest’anno, di Nelson Algren e di Francoise Sagan, libri di Daphne du Maurier degli anni ’40, libri di autori austriaci di inizio ‘900, Ritorno a Brideshead e tanti bei libri di autori ungheresi degli anni ’30, che colleziono.

Parlando invece in generale delle mie letture quest’anno, innanzitutto ho vinto la sfida dell'alfabeto che mi ero lanciata l’anno scorso - brava me! - e nei prossimi giorni ne organizzerò un’altra per il 2014! Poi sono molto felice di non essere stata pigra ma di aver letto di tutto di più, passando dai romanzi e la corrispondenza delle sorelle Mitford alle biografie di Indira Gandhi, dai romanzi delle femministe indiane alla cilena Marcela Serrano, da Murakami, Mishima e Soseki alla mia amatissima Isabel Allende, dall’autrice di thriller tedeschi Charlotte Link alla finlandese Riikka Pulkkinen, da Doris Lessing alle biografie e i diari degli Asburgo, da Anna Funder a Khaled Hosseini, da Selma Lagerlof alla Kinsella, dagli ultimi due romanzi non potteriani della Rowling al terzo capitolo di Chocolat di Joanne Harris, da Ken Follet a Banana Yoshimoto, da Edith Warthon alla Alcott, da Mo Yan a David Leavitt, senza dimenticare le straordinarie autrici della mia terra, Elena Ferrante e Anna Maria Ortese, per non parlare poi dei quintali di letteratura legati a Downton Abbey, le biografie dei personaggi vissuti in quell'epoca, romanzi ambientati in lussuose dimore edoardiane, di tutti i libri che mi consigliano i miei insegnanti di tedesco e della letteratura malese e indonesiana che mi stanno facendo scoprire i miei e-friends e che mi ha regalato alcuni dei miei attuali autori preferiti : Tan Twan Eng, Rani Manicka, Andrea Hirata, Tash Aw e Pramoedya Ananta Toer.
E restando nel sud-est asiatico non posso non ricordare la mia cara e bella Ru Freeman, scrittrice e attivista cingalese nonché mia amica su Facebook. Per fortuna non ho avuto delusioni, sia perché i libri ormai so scegliermeli bene, sia perché in qualsiasi libro, perfino in quello più scadente, riesco a trovare qualcosa di buono.


Propositi : continuare le mie letture onnivore, senza cedere alla tentazione di fossilizzarmi in nessun ambito specifico ma continuando a non dire mai di no a nessun genere, epoca o autore; approfondire la letteratura tedesca contemporanea; provare due generi ai quali finora non mi sono mai avvicinata : il giallo classico - è ora di dare un senso alla collezione di Agatha Christie che ho in casa - e i thriller scandinavi. E, ovviamente, continuerò con il mio proposito di sempre : aver letto almeno un autore di ogni nazione del mondo. E devo dire che sono a buon punto, ma mancano solo vari stati africani, qualche repubblica ex-sovietica e due o tre stati dell’America Latina! Ah sì, devo anche cercare di sfoltire un po’ la mia lista di libri esauriti e introvabili e cominciare a cercarli sul serio, invece di aspettare che vengano loro da me.

CINEMA

Quest’anno, grazie al Goethe Institut e ai suoi Montagskino, cioè al film in tedesco del lunedì, mi sono goduta una carrellata di capolavori del cinema tedesco : Was bleibt (Quello che resta) di Hans-Christian Schmid, Wolfskinder (Bambini lupo) di Rick Ostermann, Westwind (Vento da Ovest) di Robert Thalheim, Der Mann, der über Autos sprang (L’uomo che saltò sulla macchina) di Nick Baker-Monteys, Barbara (La scelta di Barbara) di Christian Petzold, Renn wenn du kannst di Dietrich Brüggemann, Mahler auf der Couch (Mahler sul divano) di Percy Adlon/ Felix O. Adlon, Vincent will Meer (Vincent vuole il mare) di Ralf Huettner, Unter dir die Stadt (Giù, la città) di Christoph Hochhäusler, Wer wenn nicht wir (Chi, se non noi) di Andres Veiel, Whisky mit Wodka (Whisky con Wodka) di Andreas Dresen, Die Fremde (L’estranea) di  Feo Aladag, Die Farbe des Ozeans (Il colore dell’oceano) di Maggie Peren, Die Unsichtbare (L’invisibile) di Christian Schwochow, Das Lied in mir (La canzone in me) di Florian Cossen, This ain`t California di  Martin Persiel e tanti altri che in questo momento ho rimosso! A parte i film tedeschi ne ho visti tanti altri, praticamente tutti quelli usciti quest’anno, cartoni compresi (i cuginetti devono pur avere un’utilità!) e tanti altri ne ho recuperati, ma il cammino è ancora lungo!

Propositi : vedere film che mi consigliano persone con gusti diversi dai miei, altrimenti mi fossilizzo nel pantheon dei miei registi preferiti , e vedere più film asiatici, perché quest’anno ne ho visti pochissimi.

SERIE TV

Le amo da sempre, ma quest’anno sono state la mia gioia, il mio premio, il mio regalo a me stessa e il mio momento di relax dopo una giornata faticosa. Originali, profonde, divertenti, trash, graffianti, irriverenti, impegnate, demenziali, intellettuali, surreali, shockanti, imprevedibili, romantiche, perverse, horror, period drama storici e drammatici o racconti di vita quotidiana... ognuna di loro mi ha dato qualcosa, mi ha donato nuovi punti di vista, mi ha aperto un mondo, mi ha fatto ridere, pensare, distrarre, inorridire, riflettere, mi ha fatto conoscere personaggi ai quali mi sono subito affezionata o che ho subito odiato, mi hanno fatto rabbrividire, indignare o semplicemente mi hanno dato il compiacimento di una bella mezz’ora di guilty pleasure. E ognuna, oltre alla trama e ai personaggi, mi ha portato scenografie sensazionali, colonne sonore straordinarie, costumi che mi hanno fatto sognare, attori di bravura eccezionale… Insomma, dopo i libri e allo stesso livello dei film si collocano le serie tv. Quest’anno ho amato : Downton Abbey , Upstairs, Downstairs, El Internado, American Horror Story - Asylum e American Horror Story – Coven, The Hour, Call the midwife, Borgen, Mildred Pierce, Gossip Girl, Mad Men, The Starter Wife, e How I met your mother, la mia serie preferita in assoluto dopo Will e Grace e Friends che quest’anno si concluderà con la nona stagione.

Propositi : recuperare serie vecchie, soprattutto period drama inglesi, e continuare a provare quante più serie tv possibili. In particolare devo assolutamente recuperare Prison Break, Scrubs, The good wife, Vicious e farmene consigliare altre dagli esperti

MANGA
Manga? Bella domanda… qui viene la parte tristedove sono i manga del 2013? Scomparsi, missing in action, desaparecidos. Diciamocelo : sia come manga pubblicati che come annunci, i manga sono stati il flop di quest’anno. Tutte le serie che ho cominciato sono state a dir poco una delusione, non solo quelle più leggere, ma soprattutto quelle presentate come originali e intelligenti. Rispetto all’originalità di libri, film e serie tv semplicemente non reggono il confronto e così, di tutte le serie che ho cominciato per curiosità, non ne porterò a termine nessuna, mi limiterò a completare quelle in corso e poi, a meno che non ci sia qualche bella sorpresa, non ne comincerò altre di quelle pubblicate in Italia. Continuerò a scroccare i manga di fidanzato e amici, a tenere d’occhio quelli pubblicati all’estero, ad amare, rileggere e commentare con piacere i miei manga preferiti - quelli della Yoshida, di Ai Yazawa, della Yamato, di Saki Hiwatari e di Mari Yamazaki e di poche altre autrici -  continuerò anche a leggere, vedere e commentare con i miei alunni i manga che loro amano - la moda di  Shingeki no Kyojin non accenna a morire, ormai è come se Eren &Co fossero iscritti a scuola anche loro! – e se qualcuno mi consiglia qualcosa di bello in scans lo proverò, ma mi chiamo fuori dal mercato italiano : il suo pubblico e tutte le sue case editrici, grandi e piccole che siano (tranne quella povera Planet), mi disgustano e, almeno per un anno, le nostre strade si separano. E non sarà un gran sacrificio, visto che non metto piede in fumetteria da ottobre e che se non avessi internet, potrei passare mesi senza ricordarmi che i manga esistono. Perciò per ora metto in pausa questa parte della mia vita che non mi porta niente di nuovo.

Propositi : più che un proposito è una sfida o una scommessa : fino al 2015 non comprerò manga nuovi pubblicati in Italia - a meno che non sia pubblicato un manga di una delle mie autrici preferite e se e solo se non l’ho già letto in scans, in un’altra lingua o se me lo hanno tradotto.  Se il proposito dell’anno scorso era “pochi, ma buoni”, quest’anno sarà “ottimi e stranieri, o niente”.


Riuscirò a mantenere questi propositi? Lo sapremo fra un anno! Intanto auguro di nuovo un buon 2014 a tutti : che i vostri sogni possano avverarsi e che la magia possa riempire la vostra vita!

venerdì 19 luglio 2013

El Internado

«All'inizio c’era la luce, poi cominciarono i crimini»


Un antica villa, un collegio nascosto in un bosco misterioso, vicino a una laguna fiabesca, un luogo in cui si intrecciano, in un dialogo incessante e drammatico, presente e passato, i segreti, i fantasmi, gli errori, le colpe e le lotte di tre generazioni sulle cui vite si stendono le ombre della più grande tragedia europea… questo è lo scenario di El Internado, una serie che è riuscita a incollare milioni di spettatori dalla prima all'ultima puntata grazie a un mix invincibile di suspense, segreti e misteri. 

Questo fenomeno televisivo ha stregato la Spagna, dove la serie, di 71 episodi, ha debuttato nel 2007 e ha ottenuto un successo senza precedenti, assicurandosi un audience di 4 milioni di spettatori a episodio e i più prestigiosi premi televisivi spagnoli. Oltre che una delle più viste serie di sempre, El Internado è anche una delle più costose : ogni episodio è stato girato in HD e l’insieme è costato 600 mila euro. Il suo successo ha dato origine anche a un videogame e a una serie di romanzi, nonché a un remake francese, L’Internat

Questo successo senza precedenti si è ripetuto anche nei paesi europei in cui è andato in onda tranne, ovviamente, in Italia, dove subito è stato etichettato come prodotto di nicchia sul quale è inutile investire e quindi fermato alla seconda stagione. Per fortuna le stagioni mancanti sono in corso di traduzione grazie al gruppo El Internado Italia, che sta facendo un ottimo lavoro e il cui impegno ci permette non solo di goderci la serie, che da noi è stata interrotta sul più bello, ma anche di poter apprezzare una traduzione perfetta e curata e la bravura degli attori in lingua originale. Nel frattempo comunque io me lo sono guardato in spagnolo, perché non potevo più resistere alla curiosità, e ora provo a parlare un po’ di una delle serie tv più originali, interessanti, sorprendenti e di qualità che abbia mai visto. 

Innanzitutto parliamo un po’ del contesto : negli ultimi anni la Spagna si è distinta nelle sale cinematografiche internazionali per le sue raffinatissime pellicole horror, caratterizzate da ghost-thriller che non puntano su scontati effetti visivi splatter, ma sul coinvolgimento psicologico e sulla creazione di storie drammatiche in cui il sovrannaturale ha fondamenta storiche e si mescola a inquietudini provenienti dal passato, soprattutto dalla Guerra Civile e dagli ancora misteriosi anni che la seguirono, che ancora influenzano il presente. Un horror, quindi, che si insinua nei ricordi e diventa mezzo privilegiato per fare i conti con il proprio passato di individui e di nazione e che è perciò ancora più efficace, perché si insinua nelle inquietudini di ogni essere umano. Ricordiamo infatti film come La spina del diavolo e Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro, The Orphanage di Juan Antonio Bayona, Fragile di Jaume Balagueró, Intruders di Juan Carlos Fresnadillo, Con gli occhi dell’assassino di Guillem Morales o anche La pelle che abito di Almodòvar. Di questo filone sono inoltre esponenti registi come Paco Plaza, Jess Franco, Jaume Collet-Serra e Armando de Ossorio. Ebbene, tutti gli elementi che hanno contribuito al successo di questi film li ritroviamo ne El Internado, che si configura come esperimento nato sull’onda del successo di questo filone horror, sebbene in esso la tematica horror resti secondaria e si configuri più come un omaggio al genere che come elemento portante della trama. Invece, collocandolo nel mondo delle serie tv, è inevitabile il paragone con Lost, di cui  El Internado è stato definito la versione iberica e che supera in credibilità, perché le basi del mistero sono storiche e reali, non paranormali.

La storia comincia in maniera classica, quasi fiabesca : in un antico collegio nel bosco, il Laguna Negra, arrivano i due orfani, Marcos e Paula, un fratello e una sorella di sedici e sei anni i cui genitori sono scomparsi da poco. L’avvocato di famiglia li ha messi sotto la tutela legale di Hector, il direttore del collegio. Con l’inizio dell’anno scolastico alunni e professori si ritrovano e, insieme a Marcos e Paula, conosciamo i professori : Camilo, il severo e all'antica professore di latino, Pedro, l’esuberante prof. di educazione fisica, la dolcissima Amalia, la maestra dei piccoli  della scuola, Alfonso, il visionario professore di storia, ed Elsa, fidanzata con Hector e figura molto importante : il collegio, infatti, decenni prima era un orfanotrofio e suo padre ne era il proprietario.
A questo gruppo di docenti, consolidato da anni di insegnamento e convivenza, si uniscono i domestici, che gravitano attorno alla cucina, e già nel loro mondo cominciano ad aprirsi crepe inquietanti : Maria, la timida e dolce cameriera, è fuggita da un manicomio; Fermìn, il cuoco cordiale e spiritoso, si rivela poco a poco per quello che è, un agente sotto copertura, e Jacinta, la governante, saggia ed enigmatica, caustica e severa, sembra conoscere troppi segreti dell’orfanotrofio, del padre di Elsa e della strana creatura che si aggira nei boschi.

Fra i banchi di scuola conosciamo poi i ragazzi che saranno compagni di scuola di Marcos, un gruppo di ragazzi che si conosceva da anni in quanto frequentavano il collegio dall'infanzia. Fra questi risaltano Vicky, la più intelligente e pragmatica del gruppo, che si distingue in mezzo a tutti quei figli di miliardari perché proviene da un quartiere povero, la bellissima Carolina, per la quale Marcos prova amore a prima vista, e il suo storico fidanzato Ivan, il bullo della scuola : suo padre, erede di una delle più antiche e ricche famiglie di Spagna, è nell'amministrazione del collegio, e così Ivan, snob, prepotente, arrogante e perfido, si sente le spalle coperte per fare tutto quello che vuole e subito prende di mira Marcos, al quale fa scherzi molto crudeli con i suoi sottoposti, Roque e Cayetano. Ma la verità è che Ivan ha una storia difficile alle spalle : lo stesso padre che lo vizia e dal punto di vista materiale non gli fa mancare niente non solo è in realtà un criminale violento dal quale Ivan subisce maltrattamenti fin dall'infanzia, ma non è nemmeno il suo vero padre, lo ha comprato da neonato da una coppia di minorenni… e la vera madre di Ivan, che non aveva mai smesso di cercarlo, è Maria, la cameriera, arrivata a Laguna Negra apposta per rivedere suo figlio. 

Mentre la piccola Paula trova un misterioso amico nel bosco, a trascinare i ragazzi più grandi nei segreti della scuola è Alfonso, che rivela loro di aver scoperto qualcosa di importantissimo e li invita a fuggire dal collegio, dove erano in pericolo di vita. Quando Alfonso scompare senza lasciare traccia, i ragazzi cominciano a indagare e, seguendo gli indizi da lui lasciati, si ritrovano immersi in un mistero destinato a cambiare le loro vite per sempre. A loro si unisce per caso anche Marcos, nonostante la rivalità con Ivan, e presto fanno scoperte inquietanti : anelli e chiavi misteriose, botole e passaggi segreti, sotterranei che nascondono cadaveri, stanze segrete, una soffitta piena di oggetti antichi e importanti, vecchie pellicole con terribili filmati di operazioni chirurgiche effettuate su bambini e, soprattutto, le foto in bianco e nero di una bambina uguale a Paula, Irene Espì, il cui cognome che ritorna sui disegni lasciati da un bambino dell’orfanotrofio, Samuel Espì, che ha lasciato anche indizi che, uniti a quelli lasciati dal professore scomparso, fanno intravedere ai ragazzi i primi segni di una realtà inquietante, un mistero che vede coinvolti a vari livelli non solo i professori, ma anche i genitori dei ragazzi. Cos’era veramente l’orfanotrofio? A che serviva? Chi lo ha fondato? Perché il tatuaggio della madre di Marcos, il simbolo del segno zodiacale dei gemelli, compare su una delle porte misteriose? Qual è il ruolo della Ottex, spregiudicata casa farmaceutica legata alla famiglia di Ivan? E cosa centra il padre di Ivan con quello di Elsa e con il passato della scuola? A che serve l’enigmatica serie di numeri, 07 15 24 35 44 57? E chi è che fin dall'inizio li spia e li tiene sotto controllo, acuendo l’atmosfera claustrofobica del collegio? Di chi sono le otto iniziali nella sala conferenze segreta?

Così, di puntata in puntata la trama si infittisce e non provo nemmeno a raccontarla, sia per non spoilerare sia perché è impossibile, tutti gli eventi che la compongono hanno senso solo nella geniale concatenazione in cui ci sono progressivamente rivelati e riassumerli li banalizzerebbe. 

Un elemento che si impone immediatamente all'attenzione è l’affinità con la serie di Harry Potter, alla quale El Internado si avvicina per l’atmosfera interna del collegio, circondato da un’oscura foresta proibita, in cui si aggirano creature misteriose, e che al suo interno ospita una comunità di insegnanti e alunni la cui vita è scandita dalle regole, dai rituali e dalle celebrazioni della scuola e si svolge in un edificio scolastico che accanto alle aule vede stanze e passaggi segreti e sotterranei misteriosi, pieno dei ricordi – e degli indizi – lasciati dagli abitanti e dagli alunni precedenti. Anche in El Internado i ragazzi e i professori vivono insieme e combattono fra di loro o fianco a fianco, le lezioni e le dinamiche scolastiche si intrecciano alla guerra con un nemico potente e spietato ed emerge un gruppo di amici costretti a far convivere le normali fantasie e avversità dell’adolescenza con una guerra pericolosa contro forze misteriose, trovandosi un momento a litigare per questioni di cuore e il momento successivo a lottare per sopravvivere.Infatti, partendo da un racconto di vita quotidiana, nella trama si inseriscono, senza che lo spettatore avverta alcuno scarto stridente nella credibilità della storia, un fantasy con risvolti paranormali che resta in bilico con l’horror, che a sua volta ospita un dramma storico e bellico, che a sua volta provoca sia un intrigo internazionale di associazioni criminali segrete, una alla collegata al mondo delle opere d’arte scomparse e una a quello delle case farmaceutiche e dell’ingegneria genetica, sia un thriller scientifico e fantascientifico. Perciò abbiamo inseguimenti rocamboleschi, intrighi internazionali, scene alla Indiana Jones, associazioni criminali, criminali di guerra e folli esperimenti scientifici in un mix di generi ben bilanciato e coerente.

Nell'impostazione El Internado somiglia a un videogioco punta e clicca, con stanze da esplorare, oggetti da recuperare e da far interagire con gli ambienti, passaggi segreti da scoprire, scaffali e libri da frugare, indizi da contestualizzare e, soprattutto, per la possibilità di andare avanti solo in seguito a conversazioni e/o scoperte. E in questa esplorazione le sorprese non finiscono mai : mano a mano che si va avanti con le sette stagioni ci si rende conto che quelle che nelle puntate precedenti erano state considerate scoperte sconvolgenti e indispensabili non erano altro che futili dettagli rispetto alla totalità inimmaginabile della verità finale. E lo stesso vale per il territorio costituito dall'insieme collegio - cappella - boschi - laguna : proprio come in un videogioco, andando avanti, si accede a nuovi livelli, in El Internado andando avanti si scoprono nuovi ambienti, nuove stanze, nuovi passaggi, nuovi corridoi sotterranei e ogni stagione aggiunge qualcosa alla mappa mentale che gli spettatori si vanno costruendo; così alla cappella si aggiunge la sala conferenze sotterranea che, nella quarta stagione, fa scoprire finalmente ai ragazzi chi è il nemico, inaspettato, remoto e ora tragicamente vicino, che devono affrontare; ai sotterranei con le prigioni, alle quali si accede dal camino e dal pozzo, si aggiunge il corridoio con le stanze da letto arredate all'antica, al quale si aggiungono progressivamente la “sala del tesoro”, le sale operatorie, e… la stanze segreta per eccellenza, quella con la spiegazione a tutti i segreti e le risposte a tutte le domande. In questa antica villa barocca nascosta nel bosco hanno poi immensa importanza i computer, che vengono usati sia dai ragazzi che dai loro nemici in un turbine di furti di dati informatici e di password e di affannose ricerche su internet il cui peso ricade soprattutto su Vicky, il genio informatico e la hacker del gruppo.

Il ritmo narrativo è incalzante e la storia è costruita in modo perfetto, con colpi di scena continui,rivelazioni, scoperte e nuovi misteri che si concatenano con naturalezza e insieme con intelligenza attraverso dettagli apparentemente insignificanti, ma che invece rappresentano il punto di svolta e di passaggio da una fase all’altra. Le svolte nella trama sono così inaspettate che a volta lo spettatore resta davvero sbalordito e ogni stagione di rivela solo una minima parte, uno scorcio del quadro generale. Scena dopo scena, la suspense e la curiosità crescono e sono realizzate dalla giustapposizione di un ambiente misterioso e minaccioso - la sale decorate di rune dai significati ignoti, i sotterranei, i passaggi segreti, la laguna, il bosco popolato da strane creature e luogo di tetre leggende –  alla routine scolastica di aule, lezioni e interazioni con i professori, e a un intrigo che fin dalle prime puntate si preannuncia complesso ed esteso, con delitti, agenti infiltrati, misteriose associazioni e spie, e la storia antica e terribile dei lati oscuri della dittatura franchista.

Con discrezione è dato spazio al sovrannaturale, con fantasmi, visioni e sogni premonitori che avrebbero potuto banalizzare il tutto, ma che invece sono inseriti nella storia con una maestria e con una naturalezza tali che lo spettatore non avverte nessun effetto straniante o stonato. Proprio questa capacità di mescolare con spontaneità ed arte elementi narrativi tanto diversi e ottenere un insieme coerente, realistico e interessante è il punto di forza della serie, che in sette stagioni non ha mai cadute di stile o esagerazioni. Con tanta carne al fuoco, sarebbe stato facilissimo rovinare tutto, sarebbe bastato un solo dettaglio inserito male, uno scarto di attenzione a un elemento rispetto a una altro, ma sorprendentemente la serie riesce a mantenere un livello altissimo dall'inizio alla fine e ad unire infinite sottotrame, provenienti da diversissimi contesti, senza perdere efficacia e naturalezza e senza che l’attenzione e la curiosità del pubblico vengano mai meno. Anche gli infiniti misteri che circondano i personaggi sono rivelati progressivamente, attraverso il concatenarsi di indizi e intuizioni, con quelli che sono veri e propri colpi di genio degli autori che si traducono in incessanti colpi di scena che ipnotizzano gli spettatori : gli ultimi cinque minuti di ogni puntata mettono in discussione tutto quello che si era capito fino a quel momento, aprendo prospettive inimmaginabile e tenendo lo spettatore in un continuo stato di suspense e aspettativa. Risalta anche l’uso geniale del punto di vista, il “chi sa cosa” o il “chi vede chi”, che fa sì che le informazioni siano fornite, a noi e ai personaggi, in maniera graduale e geniale, concatenate fra di loro in maniera consequenziale e dilatata nel tempo in modo che una scoperta porti alle altre in maniera naturale, senza forzature.

Un altro dei punti di forza della serie sono i personaggi, che  sono figure a tutto tondo, con personalità originali, realistiche e piene di sfaccettature, con un carattere e un modo di fare determinati dal loro passato ma non per questo meno imprevedibili. Ognuno di loro è importante, ognuno ha la sua storia, il suo passato, la sua psicologia, i suoi dolori nascosti e il suo ruolo determinante nella storia. Soprattutto, ognuno di loro ha un segreto, nessuno di loro è quello che sembra : Jacinta, la pragmatica e severa governante, nel suo passato nasconde una storia d’amore con un uomo che suo malgrado l’ha trascinata in tutti i crimini del collegio, a partire da quelli perpetrati contro la sua stessa famiglia; Hector, così simpatico, affascinante, disponibile e all'avanguardia, sembra troppo bello per essere vero, e attraverso i molti momenti in cui siamo portati a diffidare di lui, a immaginarlo colpevole, scopriamo poco a poco i segreti del suo passato, segreti che lo legano all'orfanotrofio e a Marcos e a Paula; Elsa, da tutti definita un’arpia, è una donna fredda, arrogante, egoista ma infondo fragile, che non riesce a far coincidere la sua immagine di spregiudicata donna in carriera con il suo innato bisogno di formarsi una famiglia e con dei ricordi e degli indizi che la portano a interrogarsi su cosa nascondano la sua infanzia apparentemente idilliaca e il suo apparentemente affettuoso padre; Fermìn a un certo punto deve scavare nel suo passato e scoprire segreti inimmaginabili su suo padre e il suo legame con Saul, il boss della misteriosa organizzazione per la quale fa l’agente sotto copertura nel collegio, e con il passato del collegio; Saul, a sua volta, all'inizio ci appare come un assassino freddo e spietato, come cinico boss criminale, ma anche lui persegue una vendetta contro atrocità che vanno avanti da decenni e che ha vissuto in prima persona. 
Passando ai ragazzi, un personaggio splendido è la provocante e bellissima Julia, l’ultima alunna che si aggiunge al gruppo. Ribelle, anticonformista e spregiudicata, rinchiusa a Laguna Negra per il suo passato scandaloso, in realtà ha poteri che la fanno soffrire e una sensibilità che poco a poco la avvicina agli altri insieme alla scoperta, fra la terza e la quarta stagione, che anche la morte di suo padre è collegata ai segreti del collegio. La sua presenza, insieme all'amicizia e all'influenza di Marcos e all’affetto di Maria, contribuirà a cambiare Ivan, che resta arrogante e sbruffone, ma sempre più spesso fa emergere il suo coraggio e il suo cuore d’oro. E perfino Noiret a un certo punto si scopre finalmente padre e per l’unica volta nella sua vita fa qualcosa per il figlio che ha comprato.

Nel corso delle sette stagioni arrivano poi numerosi altri professori e personaggi, anche loro implicati a vario titolo nei misteri del collegio e anche loro in fuga dal passato, come Rebeca, che ha il potere di vedere i crimini che le persone hanno commesso, Martin, in fuga dalla giustizia per aver rapito suo figlio Lucas e che, si scopre, era amico della madre di Marcos e Paula e anche lui vittima dell’orfanotrofio, Clara, l’apparentemente innocua insegnante di danza, la crudele Asuncion Hervas, Max Levov, che ha il potere di entrare nei sogni, la nuova studentessa Amaia, l’autoritario, intransigente e crudele tenente Garrido e il suo capo, il colonnello Araujo, che porta i militari nella storia, i gemelli nemici Daniel e Hugo, la scienziata Lucia, legata a Hector e madre di un figlio di Noiret, Alicia, la nuova professoressa di filosofia nonché infiltrata della polizia… Tutti combattono per qualcosa, nel bene e nel male, ma anche quelli che lottano per lo stesso scopo non possono aiutarsi perché non possono fidarsi gli uni degli altri.

Sempre restando in tema personaggi, un altro elemento innovativo e che non ci sono dei veri e propri protagonisti, delle figure centrali attorno alle quali si organizza la trama centrale, perché a turno tutti sono protagonisti in quanto tutti coinvolti, consapevolmente o meno, nel fulcro della trama. Questo fa sì che anche nel gruppo dei ragazzi non emerga la figura ingombrante e fastidiosa di un eroe, di un prescelto che nei momenti culminanti risolve magicamente tutto; invece rispetto alla trama i ragazzi sono alla pari e ognuno, in base al suo carattere e al suo background, riesce a comprendere parti del problema che sfuggono agli altri e a proporre azioni risolutive.

Naturalmente, dal momento che la storia è ambientata per la maggior parte del tempo in un mondo di sedicenni, nella trama si intrecciano con maestri e delicatezza varie storie d’amore, ma la bravura dei registi è quella di mantenerle ai margini, di non scadere mai nel sentimentalismo e nella banalità, cosa fin troppo facile in un collegio pieno di adulti e adolescenti affascinanti; ma la loro vita privata, alla quale viene comunque dato spazio, resta secondaria alla trama principale e riceve maggiore attenzione solo quando è funzionale ad essa. Non manca nemmeno una parte più sul versante della telenovella, con figli illegittimi e segreti di famiglia, ma resta sullo sfondo e contribuisce semplicemente ad arricchire la psicologia dei personaggi senza influire in maniera significativa sulla trama. Anche i vari triangoli amorosi che inevitabilmente nascono fra i ragazzi - Ivan, Marcos e Carol, Ivan, Carol e Vicky, Ivan, Julia e Roque – non impediscono ai personaggi di avere la maturità di continuare a combattere insieme come alleati anche quando nella vita privata si trovavano a essere rivali. Questo è possibile sia perché combattono contro un nemico che fin dall'inizio si rivela capace di uccidere, sia perché fra i ragazzi si intrecciano legai emotivi strettissimi, che vanno al di là dell’amicizia e dell’amore : già dopo le prime serie diventano una famiglia, una famiglia determinata a restare unita nonostante occasionali liti e disaccordi, perché le loro vere famiglie sono lontane, ostili o pericolose e quindi i ragazzi diventano l’uno il punto di riferimento affettivo degli altri e sono spinti ad andare avanti non solo dalla lotta per la sopravvivenza, ma anche dall'essersi dati come priorità il benessere e la salvezza degli altri.
Uno dei rapporti più belli e ben descritti è l’amicizia fra Marcos e Ivan. All'inizio sono nemici giurati e fra di loro si instaurano le dinamiche che la Rowling crea fra Harry Potter e Draco Malfoy : l’orfano sfortunato e puro alle prese con il viziatissimo, perfido e arrogante erede di una nobile e ricca famiglia. In entrambe le coppie di antagonisti vediamo una scena in cui l’uno vede l’altro nel momento di massima debolezza e disperazione, ma da questo incontro fra Ivan e Marcos nasce un legame profondo e affettuoso che li trasforma in migliori amici e confidenti, sempre pronti a difendersi, proteggersi, rassicurarsi e incoraggiarsi a vicenda, e così vediamo l’anaffettivo e presuntuoso Ivan fare di tutto per consolare il suo amico e Marcos, che dalla scomparsa dei genitori è diventato freddo e diffidente, sostenere Ivan in tutto. Parallelamente, fra le ragazze l’amicizia fra Vicky e Carol resiste a ogni rivalità e malinteso e anche nei momenti peggiori non smettono mai di prendersi l’una cura dell’altra.

Anche nel mondo dei bambini è tenerissimo il legame fra le due piccole del collegio, Evelyn e Paula, che un momento si abbracciano, un momento litigano, ma non smettono mai di confidarsi tutti e combinare guai come due sorelle. E da questo punto di vista una menzione speciale va agli attori che interpretano i bambini, che sono veramente dei talenti straordinari. E la rappresentazione tenera e realistica del mondo dell’infanzia è uno dei tanti grandi meriti della serie : in genere i bambini creati ad arte da scrittori e registi sono creaturine insopportabili, troppo angeliche, troppo pestifere, troppo mature o troppo infantili, ad ogni modo artificiose, che mostrano chiaramente che dietro di loro c’è un adulto che cerca di divinare cosa un bambino farebbe o direbbe. 

Nulla di tutto questo si avverte con Paula, Evelyn e Lucas, che dell’infanzia conservano la naturalezza, la spontaneità, l’ingenuità, l’immaginazione e il modo emotivo e fantasioso di rapportarsi alla realtà. Sono bambini moderni e precoci, non li si imbroglia facilmente, ma restano pur sempre bambini che da un lato vivono in un loro mondo fantastico, in cui tutto può accadere, con i loro piccolo drammi, e dall’altro percepiscono sempre più dell’oscura realtà che li circonda, fino a divenirne protagonisti : fin dalla prima puntato si capisce che Paula, con il suo rapporto privilegiato con le creature dei boschi, ha un ruolo essenziale nella trama, ma è solo con il proseguire delle sette stagioni che ci si rende conto che è lei, con Irene Espì ed Eva – tre personaggi interpretati dalla stessa attrice - il centro e la chiave di tutto.


Ad ogni modo, parlare di El Internado in modo che faccia onore a questa serie è impossibile; si può solo consigliare di vederla : non ve ne pentirete!

mercoledì 10 luglio 2013

La Effe


Di tanto in tanto anche la televisione ci riserva qualche bel regalo : l’11 maggio c’è stato il debutto di LaEffe, il nuovo canale tv di Feltrinelli e La7. Questa notizia naturalmente non poteva essere accolta che con gioia : finalmente nasce un canale alternativo, interessante, ricercato, con quel misto fra radical chic e intellettuale che non guasta mai. Soprattutto, finalmente un canale senza reality, giochi a quiz, sport, ma con diciotto ore di programmazione quotidiana piene di reportage, documentati, film d’autore, prestigiose serie tv internazionali, tratte da libri e pluripremiate dalla critica europea. Un canale nato, quindi, nato proprio per attirare alla tv quelli che (per esempio me) in genere la snobbano, e che ha tutti i numeri per riuscirci.
Già Feltrinelli, di per sé, nel panorama dell’editoria italiana si è sempre presentato come l’editore più multiforme e aperto, l’unico che vanta non solo un vastissimo parco titoli, ma di un’ottima rete di distribuzione, di un sito di vendita online e di una catena di librerie di tutto rispetto, le cui iniziative nel mondo della letteratura, della musica e dello spettacolo movimentano la vita delle città. E ora arriva anche il canale televisivo, uno dei pochi canali dichiaratamente culturali e nato con l’intento di portare la cultura sul piccolo schermo.
Questa nuova realtà televisiva, la cui  linea editoriale è curata da Gad Lerner, nasce dalla compartecipazione del Gruppo Feltrinelli e La7 in partnership con il Gruppo Espresso, che ha fornito le frequenze (LaEffe si colloca sul canale 50 del digitale, la vecchia Repubblica TV) e che è ancora responsabile dei notiziari. Questa unione di capitali è stata ovviamente anche un unione di apporti culturali e di cervelli, degli scrittori e dei personaggi del mondo e della cultura e dello spettacolo promossi da Feltrinelli e dei giornalisti e degli opinionisti del Gruppo Espresso. Il risultato è un modo nuovo di conciliare informazione, intrattenimento e televisione attraverso cinema d’autore, reportage, documentari e serie tv internazionali che offrono agli spettatori svago e insieme punti di vista originali sul passato e sull'attualità, come emerge dal palinsesto.

La Effe Film Festival
Per gli amanti del cinema ogni settimana sarà trasmessa una selezione di titoli in prima visione, film indipendenti premiati e acclamati dalla critica nei più importanti festival europei e internazionali. Fra maggioe giugno ci sono stati American Life di Sam Mendes, Melancholia di Lars Von Trier, Another Year di Mike Leigh, , Coco Chanel & Igor Stravinsky di Jan Kounen e 17 Ragazze di Delphine e Muriel Coulin, The Minister. L'esercizio dello Stato di Pierre Schoelle (Premio Cesar 2012) e Shame di Steve McQueen Cinqueperdue di François Ozon, Storie di Michael Haneke, I giochi dei grandi di John Curran e Non è ancora domani di Tizza Covi
Invece ora a luglio ci godremo Tomboy di Céline Sciamma, 7 Days In Havana, un film collettivo di sette registi, Julio Médem, Laurent Cantet, Juan Carlos Tabío, Benicio del Toro, Gaspar Noé, Pablo Trapero e Elia Suleiman, Sin Nombre di Cary Fukunaga, La Nina Santa di Lucrecia Martel, L’estate di Kirujiro di Takeshi Kitano, Gigantic di Matt Aselton, La Pivellina di Tizza Covi e Rainer Frimmel  e il meraviglioso Almanya delle giovani sorelle Yasemin e Nesrin Samdereli. A questi si accompagna una collezione di library evergreen dal miglior cinema d'autore, da Soderberg a Sean Penn, da Truffaut a Malle. Come si vede, sono tutti film per intellettuali, film “fuori dal coro”, per nulla commerciali o mainstream.

Feltrinelli Real Cinema
In questo spazio possiamo vedere film-documentari, approfondimenti e inchieste trasmessi per la prima volta in Italia che raccontano la realtà quotidiana e l’attualità in tutta la loro complessità in continua evoluzione, come Mea Maxima Culpa, Anonymous, Aiweiwei a Pussy Riot, La Musica secondo Tom JobimJiro: a Dream of sushi, About a face e In Vogue
In questa categoria rientrano anche documentari realizzati per la tv da registi o volti noti del cinema, come Witness - I Testimoni di Michael Mann e Half the Sky, un progetto sociale femminista di Eva Mendes, che racconta storie di donne e bambine vittime di abusi e violenze con interventi di George Clooney, Susan Sarandon e Hillary Clinton. A Luglio poi vedremo Bollywood, su quell'industria cinematografica unica al mondo, Cos’è una famiglia, sul tema sempre scottante delle adozioni e di famiglie allargate o con genitori dello stesso sesso.

Serie TV
Ogni domenica il canale trasmette miniserie tratte da romanzi internazionali classici e moderni, versioni raffinate, accurate e sopraffine per sceneggiatura, cast e scenografie. Abbiamo cominciato alla grande con i quattro episodi di Mildred Pierce, con Kate Winslet e Guy Pierce, prodotta da HBO e vincitrice di cinque Emmy Awards, basata sul romanzo omonimo di James M. Cain, dal quale già nel 1945 è stato tratto un film che valse l’Oscar a Joan Crawford
A Mildred Pierce è seguito Emma, l’adattamento del romanzo di Jane Austen della BBC, che inaugura un serie di appuntamenti settimanali con tutte le miniserie tratta dai romanzi della Austen : dopo Emma infatti stiamo vedendo Ragione e sentimento, sempre della BBC, al quale, dal 21 luglio, seguirà Orgoglio e Pregiudizio.

Eventi speciali
Sempre in tema di attualità si dà spazio a film-reportage che cercano di interpretare il nostro presente, come Grillo Tsunami Tour – Un comico vi seppellirà,  un viaggio extra partes  per raccontare la vertiginosa ascesa del funesto e qualunquista movimento, e ZeroZeroZero.tv, in cui Saviano introduce e racconta quattro film sul traffico di droga per inquadrare la reale entità del problema. Dall'autunno invece avremo le Palludium lectures di un altro autore della scuderia Feltri, Alessandro Barrico.

Scelti per voi
Ogni mese il canale propone un tema di attualità da approfondire con film, documentari e serie tv. A maggio il tema è “Uomini e potere”. affrontato attraverso The Minister - L’esercizio dello Stato, premiato col César 2012, e Borgen, la serie danese cult che racconta le vicende, fra politica e famiglia, della prima donna premier in Danimarca.


RED
Proprio come in tutte le librerie Feltri c’è il reparto gastronomia, con cibi e bevande del mondo, su un versante più leggero abbiamo Red - Read, Eat, Dream, un’etichetta sotto la quale possiamo vedere programmi che hanno in comune il racconto di viaggi intesi come esperienze culturali, personali e gastronomiche del mondo e insieme come ricerca di armonia e benessere,  che portano non solo a conoscere alcuni dei luoghi più belli del mondo, ma soprattutto a confrontarsi senza pregiudizi con il diverso. Il mio preferito è Racconti dalle città di mare : la reporter e fotografa Heidi ci accompagna attraverso metropoli esotiche e meravigliose, delle quali esploriamo non solo la storia, ma la vita quotidiana degli abitanti, i quartieri più eleganti e quelli più disperati, le nuove tendenze culturali e artistiche all'avanguardia e le usanze peculiari di ognuna, dalle villette fuori città di Helsinki alla fissazione per il feng-shui di Hong Kong, dagli slums di Marsiglia alle terrazze assolate di Lisbona. Interessantissimo e divertente è anche Il cuoco vagabondo, che ci fa seguire i viaggi di Fred Chesneau, chef e scrittore, che vaga per il mondo on the road, vivendo le più strane avventure con candore e curiosità, esplorando le ricette tradizionali di tutti i paesi del mondo, assaggiando intrugli improbabili e riflettendo sull'identità culinaria dei popoli.
Invece, passando da viaggi e cucina ad ambiente e benessere, abbiamo Il guru delle piante James Wong, che ci insegna le proprietà curative delle piante insieme a tante ricette interessanti e facili da realizzare di cosmetici e medicine del tutto naturali, e Una dottoressa tra gli sciamani, che racconta il viaggio di una giovane dottoressa di origini nativo americane, che viaggia nei cinque continenti alla ricerca dei rimedi naturali e tradizionali a ogni tipo di malattia. Molto interessanti sono anche 360 Geo e Chi ti credi di essere?, un programma in cui Susan Sarandon racconta la ricerca delle proprie radici da parte di attori, scrittori, politici e sportivi, in un viaggio entusiasmante nel tempo e nello spazio.

POP Culture
Naturalmente non potevano mancare spazi dedicati al mondo della musica, delle arti figurative e del teatro. Abbiamo quindi Power of Art, in cui il critico d’arte Simon Schama indaga sulla creatività e suoi legami con i lati oscuri dell’inconscio dei grandi artisti, illustrando come i più grandi capolavori della pittura siano nati dai momenti più intensi della vita di Picasso, Van Gogh, Rembrandt, Bernini, Turner, David, Caravaggio… Invece Fan Festival è un tour fra i più importanti festival musicali, culturali e culinari italiani, dal Letterature - Festival Internazionale di Roma alla Biennale Arte Venezia
Abbiamo poi Popoli in festa, il viaggio dell’esploratore Stefan Gates alla scoperta dei significati profondi e antropologici di feste popolari antichissime che affondano le loro radici nella mitologia, e Sacro e Profano, una trasmissione sui riti sacri che ancora si praticano nel mondo parallelamente alle sei grandi religioni principali. Non poteva poi mancare un magazine, Dalla A alla F, il «il nuovo alfabeto contemporaneo firmato Feltrinelli», in cui Matteo Caccia commenta la cultura contemporanea e gli stili di vita attraverso interviste e reportage. E a tutto questo si uniscono l’ironia pungente de Le interviste barbariche.

Informazione
Repubblica TV resta nei due telegiornali quotidiani, alle 13.50 e alle 19.50, con commenti e ospiti a cura di La Repubblica. Questa unione fra giornale, televisione e web, oltre che attraverso i notiziari, si realizza anche con approfondimenti televisivi basati su articoli di giornale e su una visione comune dell’informazione.

Come abbiamo visto, questa nuova tv è nata per colmare un vuoto nel panorama televisivo italiano e con lo scopo di conquistarsi un suo pubblico e un suo spazio proponendo materiale raffinato e inedito, per intenditori. Come ha dichiarato Carlo Feltrinelli, presidente del Gruppo Feltrinelli, «In uno scenario di crisi e forte accelerazione dell’evoluzione dei comportamenti di consumo non potevamo smettere di investire sul futuro, in coerenza con la nostra tradizione di innovatori e con il percorso intrapreso di diversificazione delle nostre attività […] All'interno del Gruppo sono presenti solide capacità di produrre contenuti attraverso il circuito delle Librerie, la casa editrice e la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. A oggi siamo uno dei maggiori promotori culturali del nostro Paese e da quasi sessant'anni siamo una delle principali imprese editoriali indipendenti, attiva in Italia e conosciuta in tutto il mondo. Insieme a un partner eccellente, che conosce il mercato fortemente competitivo della TV, ci siamo lanciati in un nuovo progetto che va a coprire un’esigenza di mercato che intravediamo esistente e non soddisfatta».

Dal momento che ha alle spalle colossi editoriali, da un punto di vista economico può permettersi queste scelte di nicchia e di qualità superiore alla media. Le premesse finora sono ottime e possiamo solo sperare che continui per questa strada!

mercoledì 6 marzo 2013

Downton Abbey


«What would be the point of living if we didn't let life change us?»



Questo inverno, dopo aver resistito per anni, finalmente mi sono decisa a recuperare Downton Abbey, una serie che mi ha conquistata come poche altre prima d’ora. Sapevo che è una serie pluripremiata, che ha riscosso in tutto il mondo un immenso successo di pubblico e critica, ma vedendola mi sono resa conto che si tratta di un prodotto davvero eccellente e di qualità elevatissima.
Già l’autore e produttore di per sé  è una garanzia : la serie infatti è stata scritta e creata da Julian Fellowes, del quale in Italia possiamo leggere i romanzi Snob e Un passato imperfetto, e che forse è meglio conosciuto come produttore di quel gioiellino di Gosford Park.
Innanzitutto, Downton Abbey si inserisce nella più pura tradizione letteraria anglo-americana, dell’Ottocento e di inizio Novecento, proponendosi come erede dei romanzi di Jane Austen, di Edith Warthon, di Henry James, di Trollope, di Oscar Wilde, di Wodehouse, delle sorelle Mitford e, per certi versi, perfino di Dickens e di Thackeray, oltre a essere vicinissimo a Quel che resta del giorno di Ishiguro : chi ama questi autori e questo tipo di letteratura si sentirà a casa fin dal primo episodio, perché di questa tradizione ritroviamo le fastose dimore dell’aristocrazia inglese, con la sua routine scandita da rituali sociali, caccia, balli, pettegolezzi e vacanze in Scozia, tè pomeridiani, chiacchiere superficiali, passeggiate in carrozza, matrimoni di interesse fra nobili inglesi e ricche ereditiere americane, figlie femmine a cui trovare un marito, il contatto non privo di scontri e incomprensioni con il mondo borghese, e tutto il sistema di relazioni sociali e di codici di comportamento familiare agli amanti del genere.
Inoltre fin dall'inizio la serie introduce gli spettatori in una trama complessa di avvenimenti storici e familiari, collettivi e personali, attraverso i quali Fellowes riesce nell'ambizioso intento di mettere in scena il ritratto di un’epoca e di una classe sociale e di catturare lo spirito di una nazione, l’Inghilterra, all'alba della prima guerra mondiale, in delicato momento di transizione fra la tradizione e la modernità. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un dramma familiare, sentimentale e storico, il ritmo degli eventi è veloce e la narrazione è dinamica e incalzante : in tre serie passiamo dal 1912 al 1920, attraverso svolte e cambiamenti che inevitabilmente collegano la vita privata dei protagonisti agli avvenimenti della grande storia. Sebbene nella composizione di un tale accuratissimo affresco storico, politico e sociale, risaltino tematiche complesse come la guerra, il movimento delle suffragette, le lotte per l’indipendenza dell’Irlanda e il peso sociale del retaggio vittoriano di pregiudizi morali, tuttavia lo show affronta queste tematiche con eleganza e maestria attraverso un family drama coinvolgente e affascinante, che si sviluppa attraverso sentimenti e intrighi degni del migliore feuilleton e che non manca mai di rivolgersi al pubblico in modo brillante, con un garbo e uno humor tipicamente british. Infatti abbiamo una narrazione veloce, ricca di personaggi e colpi di scena, che però non cede mai al melodramma, neppure nei momenti più tristi e difficili, ma si risolve sempre in delicate storie di amore, di affetto e di amicizia fra persone diverse, legate o no da parentela, che imparano a conoscersi e ad accettarsi. Indimenticabili sono i personaggi, convincenti e realistici, figure alle quali è impossibile non affezionarsi, da un lato familiari ma dall'altro mai banali, la cui crescita e la cui maturazione diventano parte integrante della trama, che si muove fra la duplice esigenza di approfondire gli aspetti dei protagonisti che già conosciamo e di svelare, con il proseguire della loro storia, lati inaspettati del loro carattere, in una lotta continua fra il comportamento che impone loro la società e le loro inclinazioni spontanee.
Naturalmente ampio spazio è dato alle vicende romantiche e sentimentali, nella migliore tradizione del romanzo di appendice. Abbiamo quindi, sia nel mondo della servitù che in quello dei nobili, amori contrastati da scandali e da esigenze dinastiche e economiche, amori in conflitto con la convenienza e con le aspirazioni sociali dei personaggi o con le loro convinzioni… ma tutte queste storie si sviluppano sempre con una pacatezza che impedisce ad esse di scadere nella banalità ma che accentua il coinvolgimento emotivo degli spettatori, che si appassionano e si commuovono.
Inoltre, da un punto di vista più frivolo, come donna ho apprezzato tantissimo le scenografie, la minuziosa ricostruzione delle stanze, delle case, di tutti gli oggetti della vita quotidiana e, soprattutto, dei vestiti, dei gioielli, dei fermagli e delle pettinature, specialmente nell'ultima serie, ambientata negli ’20, e che è una gioia per gli occhi.
Merita anche una nota di merito la meravigliosa colonna sonora, così coinvolgente e che così adatta allo spirito dello show. Mi sono molto piaciute scene apparentemente tranquille ma accompagnate da musiche drammatiche, tristi o malinconiche, in accordo non con le azioni dei personaggi ma con i loro sentimenti.

PRIMA STAGIONE
Siamo nell'aprile del 1912. La tragedia del Titanic ha sconvolto il mondo e ha portato lutto e scompiglio anche nella sfarzosa tenuta di Downton Abbey, atavica dimora dei conti di Grantham. L’attuale conte, Robert Crawley, non ha infatti eredi maschi a cui lasciare la proprietà e il titolo e quindi, alla sua morte, il destino di sua moglie e delle sue tre figlie era dover abbandonare Downton, dove si sarebbe insediato l’erede legittimo. Ma questa situazione problematica, che non può non ricordare quella in cui si trova la famiglia Bennet in Orgoglio e pregiudizio, era stata risolta fidanzando Mary, la maggiore delle tre figlie all'erede designato… erede che però muore nel naufragio del Titanic, rimettendo tutte le carte in gioco e rendendo incerto il destino della famiglia e di Downton. Il nuovo erede è infatti un lontanissimo parente, un avvocato di provincia della media borghesia, il cui arrivo sconvolge tutti gli equilibri che si erano creati sia nei quartieri dei padroni, upstairs, che in quelli della servitù, downstairs, che più che luoghi fisici sono due realtà distinte e legate.
Upstairs troviamo innanzitutto la famiglia Crawley. Il conte di Grantham è la perfetta incarnazione del gentiluomo inglese, affabile ma legato alla tradizione aristocratica e al suo ruolo. Sua moglie Cora è invece una delle buccaneers, di quelle ereditiere americane che, fra fine ‘800 e inizio ‘900, in massa sposarono squattrinati nobili inglesi, ottenendo un titolo di cui vantarsi in patria in cambio di doti principesche. Delle loro tre figlie la maggiore, Mary, la bellezza di famiglia, è quella che ha il compito di stringere un’alleanza matrimoniale conveniente e il dovere di compiacere i pretendenti scelti per lei dalla famiglia. 
Fra le tre sorelle Mary è la più aristocratica, quella che più tiene ai suoi privilegi di classe e che si identifica pienamente con la sua immagine di futura contessa. Apparentemente gelida e snob, legata alla sua posizione sociale privilegiata, alla ricchezza, al fasto e alle apparenze, Mary è però divisa fra l’educazione ricevuta e le sue inclinazioni personali, che si orientano piuttosto verso scelte non convenzionali derivanti da una sua sensibilità segreta e dal suo carattere molto pratico e pragmatico. Sebbene come personaggio non riscuota molte simpatie, la situazione di Mary è in realtà drammatica : dietro il suo orgoglio per la sua bellezza e per il successo che ha con gli uomini, in Mary si nasconde la consapevolezza che tutte le sue qualità non le servono a niente, perché è solo una merce di scambio nei piani matrimoniali dei suoi genitori.
La sorella di mezzo, Edith, apparentemente è una zitella acida, bruttina e invidiosa, che non pensa ad alto che a fare un buon matrimonio, possibilmente rubando i corteggiatori a Mary. Lei e Mary sono nemiche nate e, durante la prima stagione, si fanno dispetti e cattiverie che a un certo punto trascendono, portando le sorelle a rovinare l’una la vita dell’altra. 
Ma Edith non è sgradevole come sembra : si trova semplicemente nella scomoda posizione del brutto anatroccolo della famiglia, messa in ombra dalle bellissime e brillanti sorelle. Infatti la minore, Sybil, è uno dei personaggi migliori della serie : anche se nella prima stagione è solo una ragazzina dolce e affettuosa, già mostra uno spirito anticonformista e indipendente, che la spinge a interessarsi alla politica e a combattere in prima persona le ingiustizie sociali. 
Della famiglia fa parte anche il personaggio probabilmente più riuscito dello show, la Dowager Countess di Grantham, madre di Robert e nonna delle ragazze, interpretata dall'immensa Maggie Smith. Espressione vivente della mentalità vittoriana e dei suoi valori, e quindi autoritaria e conformista, vicina a una concezione quasi monarchica e feudale dell’aristocrazia e della famiglia, è però dotata di un sarcasmo inarrestabile e tipicamente british che fa sì che, con le sue battutine al vetriolo, sia uno dei principali punti di forza della serie. A questo nucleo familiare si uniscono i nuovi arrivati : Matthew Crawley, l’erede inaspettato, un giovane avvocato che non intende rinunciare né alla sua professione né alle sue idee moderne, e sua madre, Isobel, che fin dal primo giorno a Downton prova a cambiare tutto e a introdurre il progresso. L’incontro / scontro fra questi due nuclei familiari simboleggia perfettamente lo spirito di un epoca in cui i privilegi aristocratici vengono messi in discussione a la modernità rischia di travolgere un mondo che già era arrivato di per sé al collasso interno. Questo dualismo si riflette nel rapporto fra Mary e Matthew, il cui amore difficile e ostacolato è uno dei fili narrativi portanti.
Downstairs, nei quartieri della servitù, abbiamo un organizzazione gerarchica che nulla ha da invidiare alle file dell’aristocrazia. A capo di tutti c’è Mr. Carson, il maggiordomo, contegnoso e severo ma capace di umorismo e comprensione. La sua autorità su camerieri e valletti è rispecchiata da quella esercitata sulle domestiche dalla governante, Mrs. Huges, affettuosa e disincantata. Insieme a loro lavorano varie cameriere, fra cui Anna, la cameriera personale delle ragazze, che per loro è un amica e una sorella maggiore, Mrs. Patmore, la cuoca, e la sua sguattera Daisy, della quale è innamorato uno dei camerieri, William. Questo mondo apparentemente secondario nello svolgersi della trama non è affatto marginale, come prova il fatto che i due villain della serie, manipolatori, pericolosi e senza scrupoli, si trovino proprio frai domestici. Abbiamo infatti Miss O’Brian, la cameriera personale di Lady Cora, acida e piena di rancore, e il suo degno e fedele compare Thomas, l’ambizioso cameriere manipolatore, furbo e cinico, che però vive il dramma di dover nascondere la sua omosessualità (in Inghilterra reato punibile con il carcere e i lavori forzati fino agli anni ’60). Sono questi due, con i loro intrighi e i loro complotti, a influire sulle vite dei loro padroni in maniera drammatica : se la O’Brian è responsabile dell’aborto della sua padrona, Thomas prima cerca di far sposare Mary con un duca suo amante, e poi muove le file di uno scandalo che rischierà di rovinare la vita a Mary e dal quale dipenderanno tutte le future scelte sbagliate della ragazza. Anche dowstairs abbiamo poi un nuovo arrivato : Bates, ex compagno d’armi e cameriere personale di Sua Signoria, al centro dei complotti e della cattiverie di Thomas e della O’Brian insieme al cameriere William, una delle principali vittime della cattiveria di Thomas. Inoltre già si capisce che Branson, il giovane autista e attivista irlandese, per Sybil diventerà presto qualcosa di più che un semplice compagno politico e complice.
Fin dalla prima serie emergono elementi interessanti e importanti che saranno una costante anche nelle successive stagioni.
Innanzitutto ciò che stupisce è da un lato il fortissimo legame fra padroni e servitù, sia nel bene che nel male : in quanto abitanti della stessa casa, arrivano a formare un'unica grande famiglia, con affetti e rivalità. E stranamente, in un rovesciamento dei verosimili rapporti di forza, a tirare le redini di questa famiglia allargata è la servitù, che rispetto ai padroni si trova in una posizione privilegiata : se i padroni ignorano praticamente tutto del mondo downstairs, al contrario non c’è nulla, nessun segreto, pensiero, proposito e attività dei padroni che sfugga a valletti, cameriere personali e maggiordomi, che quindi sono le persone che al mondo conoscono meglio i loro signori. Inoltre, fra queste due classi sociali così diverse, al di là di prevedibili ostilità, si crea un legame di protezione reciproca e di fiducia che è molto dolce da vedere.
Un altro aspetto dei domestici molto interessante è che sono loro, ancor più dei padroni, ad essere legati alla tradizione e all'orgoglio di casta, e ad opporsi con più forza ai cambiamenti e alle innovazioni, a conservare un senso altissimo di ciò che conviene e che non conviene ai loro signori. In sintesi, a Downton forse solo la Contessa Vedova è snob come i domestici.
L’altro elemento che mi è molto piaciuto è che vengono dati lo stesso spazio e la stessa importanza alle vicende dei signori e a quelle della servitù, in modo che al filone principale della trama – la questione dell’eredità e dei rapporti fra Matthew e Mary – si affiancano tante piccole storie a se stanti di affetto, di amicizia, di generosità, di famiglia, fatte tanto bene che tutti i personaggi, anche quelli minori e le comparse, risultano simpatici e credibili.
Se la prima stagione ci descrive questo universo chiuso nei suoi piaceri, nei suoi drammi, nelle sue convenzioni e nei suoi rituali, già dall'ultima puntata ci rendiamo conto che questa situazione privilegiata, questa torre d’avorio, sta per dissolversi. E la stagione si chiude infatti con un sontuoso garden party interrotto dall'annuncio dello scoppio della Grande Guerra, metafore di un mondo che sta per finire. 

SECONDA STAGIONE
Nella première della seconda stagione ci ritroviamo nel pieno della battaglia della Somme, nel 1916. In trincea troviamo Matthew, al quale la guerra ha dato una buona occasione di allontanarsi da Downton e da Mary, e Thomas, che si era dimesso da cameriere e proposto come medico volontario proprio per restare lontano dai campi di battaglia, e che invece si ritrova in prima linea. 
Nei due anni trascorsi dalla fine della prima stagione il mondo è cambiato, e in ogni ambiente regna la consapevolezza, piena di timore e aspettativa, che cambiamenti ancora più radicali stavano per verificarsi. La guerra naturalmente ha toccato anche il microcosmo di Downton, che sembra ancora incerto sul modo in cui rapportarsi alla catastrofe. Se Robert soffre profondamente del fatto che il suo titolo di Lord Lieutenant sia puramente onorario e non implichi la sua presenza in battaglia e William si sente dolorosamente diviso fra i suoi doveri verso il re e la patria e quelli verso la sua famiglia, a partecipare attivamente alla guerra, a modo loro, sono le donne.
La prima a prendere coscienza della necessità di rendersi utile è Sybil, da sempre il personaggio dotato di spirito di iniziativa e di una coscienza sociale più accentuata. Così la minore delle sorelle Crawley si rimbocca le maniche e diventa infermiera. Anche Edith, sebbene non si interessi direttamente né alla politica né alla guerra, risente del nuovo clima di cambiamenti e, soprattutto, avverte anche lei l’impulso a riscuotersi dalla vita d’ozio condotta fino a quel momento da lei e da tutte le altre giovani lady in quegli anni. Da questo punto di vista, nel cammino dell’emancipazione, la guerra è molto importante per le donne di tutti i livelli sociali : tanto per quelle costrette a lavorare al posto degli uomini lontani, circostanze che le spinse a lottare con più forza per il voto, quanto per le giovani nobili oziose come Edith, che nell'imparare a guidare, nel lavoro alla fattoria e poi nel prendersi cura dei soldati riesce a dare un senso alle sue giornate. Vengono meno i suoi intrighi contro Mary, perché viene meno la loro causa : la noia di una vita passata a cambiarsi d’abito, partecipare ai balli e cercare marito. E sia Edith che Sybil dopo la guerra non sono disposte a rinunciare a una vita piena e attiva e a ritornare al loro passato di oziose debuttanti in cerca di marito. Mentre il percorso  di Edith è  frenato quando la ragazza pensa di aver trovato l’amore, è Sybil a portare fino in fondo la sua evoluzione e ad abbandonare i privilegi e la sicurezza di Downton per costruirsi una vita da outsider con Branson.

Estranea all'evoluzione delle sorelle è Mary, troppo presa dai suoi problemi personali, ferita per aver perso Matthew – e perché si rende conto che è stata solo colpa sua – e ancora turbata da quell’unico scandalo del suo passato che ancora rischia di rovinare la sua vita e, attraverso le misteriose vie degli intrighi, anche quella di Anna e Bates. Per quanto riguarda il suo rapporto con Matthew, nonostante si fossero lasciati male, e nonostante abbiano entrambi nuovi partner, è chiaro che fra loro c’è ancora qualcosa di speciale, e il loro difficile rapporto resta il motivo conduttore principale della trama. Da questo punto di vista è molto bello vedere non tanto come entrambi gestiscano la loro “amicizia” secondo il protocollo di comportamento dell’epoca, ma quei momenti in cui, sempre all'interno delle convenzioni sociali edoardiane, lascino trapelare sentimenti e atteggiamenti spontanei e moderni. Nonostante siano entrambe fidanzati – Matthew con la dolce e scialba Lavinia e Mary con sir Richard, un cinico imprenditore senza scrupoli che tenta la scalata sociale – il vero motivo per cui un loro riavvicinamento è impossibile è la moglie di Bates, vendicativa  e intrigante, che attraverso il segreto di Mary rischia di distruggere la sua felicità e quella di Anna, oltre che travolgere Downton con uno scandalo senza precedenti. È per questo che Mary è costretta a vendere il suo segreto e se stessa a sir Richard e a rassegnarsi al matrimonio con un uomo che non le piace e che disprezza. In realtà sir Richard, al di là della sua totale mancanza di etica e scrupoli, non è un brutto personaggio, ma incarna il self-made man che tenta di ingraziarsi con il suo denaro l’aristocrazia per riceverne in cambio solo disprezzo per la sua mancanza di educazione e raffinatezza. Ma, come le sorelle, anche Mary è maturata, come provano tutte le occasioni  in cui dimostra generosità e nobiltà d’animo e il modo in cui affronta con orgoglio e dignità la sua situazione. Ancora una volta prova di essere un personaggio contraddittorio, il cui orgoglio di classe è stemperato sia dalle conseguenze dello scandalo, che la porta a considerarsi “spoiled goods”, sia dalla sincerità con cui constata i limiti del suo carattere. 
Mentre in questa stagione Cora è un personaggio di contorno, resta importantissima la presenza della contessa vedova, Lady Violet, che nella frenesia di cambiamenti che investe la famiglia, riveste il ruolo di custode della tradizione e della fedeltà al proprio rango, salvo le dovute eccezioni per le amatissime nipoti. La sua rigidità è inoltre stemperata dal suo spassosissimo humor e dalla sua capacità di comprendere e difendere tutti i membri della sua “famiglia”, upstairs e downstairs. Per questo continua a scontrarsi con la cugina Isobel, il cui contributo allo sforzo bellico è trasformare Downton in un ospedale per soldati feriti, mettendo l’orrore della guerra sotto gli occhi di chi fino ad allora lo aveva ignorato. E mentre Cora e lady Violet si oppongono a vedere la nobile magione invasa da medici e pazienti, la trama ne guadagna, perché all'originaria divisione fra padroni e servitù si sovrappongono altre strutture gerarchiche e si aggiungono nuovi personaggi e sottotrame.
Nel mondo della servitù, intanto, dopo la capitolazione della O’Brian, che per il rimorso di averle procurato un aborto diventa una fedele amica delle contessa, il principale antagonista resta Thomas, che da un lato accentua i lati malvagi del suo carattere, ma che dall'altro comincia a scoprire e a mostrare la sua umanità. Infatti per la maggior parte del tempo è il Thomas di sempre : sebbene fosse stato uno dei primi ad approfittare della guerra come occasione di ascesa sociale, a contatto con la brutale realtà della trincea, fatta di pericolo e morte, spinto dalla disperazione in una scena terribile non esita a indurre il nemico a sparargli in una mano, in modo da essere rimandato in Inghilterra. 
Lo ritroviamo quindi nell'ospedale di Downton a lavorare fianco a fianco con Sybil, per la quale sviluppa un grande affetto. Ma ancora più forti sono i suoi sentimenti per uno dei soldati feriti, rimasto cieco, il primo essere umano con il quale vediamo Thomas aprirsi, il suicidio del quale lo lascerà devastato. E non è solo la sua vita privata a farlo soffrire, ma soprattutto il fallimento del suo tentativo di riscatto sociale : dopo la guerra, che per pochi mesi lo aveva messo addirittura a capo del personale di Downton, e dopo il fiasco dei suoi affari al mercato nero, non gli resta che umiliarsi a ritornare a quella posizione di cameriere della quale aveva cercato aggressivamente di liberarsi, chiaro simbolo delle vicende del proletariato, illuso nelle sue aspirazioni di riscatto da sociale dalla Rivoluzione Russa e dal vuoto di potere creatosi durante la guerra, e poi schiacciato di nuovo dal ripristino delle dinamiche sociali prebelliche. Un altro esempio di questo processo è la nuova cameriera, Ethel, le cui velleità di riscatto sociale si concludono con una gravidanza indesiderata che la porta a vivere in miseria con il bambino frutto del disonore. Diverso è il percorso di Tom, riformato per problemi di salute e costretto a sfogare nel giornalismo le sue idee rivoluzionarie, e che apre un finestra sulla questione irlandese, un’altra delle tragedie dimenticate di quegli anni. Ma, in questo mondo sempre più in bilico fra valori tradizionali e valori moderni, la guerra non è passata senza conseguenze nella concezione del mondo dei personaggi : finalmente, dopo 8 anni, a Robert è rivelato lo scandalo che ha coinvolto Mary, e sul disonore di sua figlia lui non trova da dire nient’altro che non fa niente, che tutti sbagliano, e che i giornali si scatenino pure, che lo scandalo li travolga : la felicità di sua figlia è più importante del buon nome dei Crawley. Così Mary, finalmente, è libera di ottenere quella felicità che ci aspettavamo fin dalla prima stagione, e questa finale esaltazione dell’individualità prelude alla stagione successiva.


TERZA STAGIONE
In questa stagione l’attenzione si concentra più elusivamente sulla famiglia, mentre gli eventi storici sono lasciati sullo sfondo e si limitano ad accenni alla spinosa questione del suffragio femminile, a investimenti sbagliati, che rischiano di costringere i Crawley a vendere Downton Abbey e che ci fanno presentire l’avvicinarsi della crisi del ’29, e allo scontro di vedute fra Robert e Matthew, il primo ancora arroccato in una visione nobile e quasi feudale della proprietà terriera e il secondo pronto ad applicare alla tenuta che ha ereditato i principi economici moderni. Collocare la storia in una dimensione più intima ha di conseguenza portato in primo piano le vicende dei personaggi, le loro personalità, le loro idee e la loro maturazione. Questo processo interessa innanzitutto Mary, ora moglie e aspirante madre, che in qualche modo si addolcisce, ma senza perdere il suo snobismo aristocratico e il suo freddo pragmatismo. 
Sebbene ora lei e Matthew siano sposati e installati a Downton, il loro rapporto non diventa per questo più facile, la loro felicità non è garantita e deve ancora essere difesa dai fantasmi del passato e dagli attacchi esterni, e non viene meno quella tensione che ha caratterizzato questa coppia fin dall'inizio  rendendo tutte le sue interazioni dinamiche e imprevedibili. Matthew, da parte sua, mentre all'inizio era l’outsider, il portavoce dei valori della modernità e della borghesia, in questa serie da un lato continua la sua opera di razionalizzazione della sua eredità e di trasformazione imprenditoriale del suo ruolo di signore di campagna, ma dall'altro si avvicina ai valori morali della sua nobile famiglia, perdendo così  in mordente e originalità. Questa involuzione non toglie però di drammaticità alla tragica fine del personaggio, il vuoto lasciato dal quale sarà uno dei grandi problemi che Fellowes dovrà affrontare nella prossima stagione.
Diversa e interessante è anche l’evoluzione di Edith, che dopo la guerra e l’umiliazione delle sue nozze mancate è cresciuta, ha smesso di aspirare a un matrimonio che le garantisca una posizione sociale e cerca di realizzarsi come essere umano, prima ancora che come donna, cominciando a lavorare come giornalista e dedicandosi di esprimere le proprie idee anticonformiste. Quella che era la più convenzionale delle sorelle si libera del retaggio moralistico della sua educazione vittoriana al punto che, nello speciale natalizio, la troviamo pronta a una relazione al di fuori di qualsiasi regola morale.
Purtroppo il sistema dei personaggi e le dinamiche fra le sorelle risentono del dramma della scomparsa di Sybil, la migliore delle tre, la creatura più pura e dolce ad aver mai abitato Downton, pianta sia dalla famiglia che dalla servitù, perfino da Thomas, che le era molto legato dopo aver lavorato con lei in ospedale. E questa tragedia mette in luce le debolezze dei personaggi e del sistema di cui essi sono incarnazione attraverso la figura di Robert. Sybil muore di parto, una morte antica, ma evitabilissima in un mondo ormai moderno. E infatti il borghese medico di famiglia comprende la situazione e insiste per ricoverarla in ospedale. Ma Robert, investendosi delle ultime vestigia di autorità aristocratica e scavalcando nella decisione perfino Tom, preferisce le opinioni consolanti di un altro medico la cui unica credenziale era l’appartenenza all'aristocrazia  nella convinzione dell’infallibilità non del medico in sé, ma della sua classe sociale. Se fino ad ora questa sua cieca osservanza delle gerarchie sociali aveva messo in pericolo “solo” Downton attraverso le sue speculazioni finanziarie azzardate e il suo rifiuto dell’idea sacrilega che anche un nobile debba rimboccarsi le maniche e lavorare, ora invece provoca la morte della sua amatissima figlia, e così, mentre gli altri personaggi si confortano a vicenda, lui è lasciato solo perfino da sua moglie e affronta la prima vera crisi coniugale del suo lungo matrimonio.
Difficile e imbarazzante è anche la situazione di Tom, che non è accettato né dai  suoni nuovi parenti acquisiti Crawley né dalla servitù, che lo disprezza come social climber ancora di più dei padroni. E anche Tom deve scendere a patti con la sua nuova situazione : ospite dei Crawley contro la sua volontà, esiliato dalla sua amata Irlanda, il suo percorso di crescita è quello che lo porta ad abbandonare i suoi rigidi estremismi e a fare delle scelte adulte e responsabili per il bene di sua figlia anche a prezzo dei suoi ideali.
Una comparsa preziosissima di questa terza stagione è Shirley MacLaine nei panni della madre di Cora, Martha Levinson, americanissima miliardaria dalla lingua tagliente quanto quella di Lady Violet ; le interazioni fra le due consuocere, l’aristocratica e la rozza parvenu, e i complotti di Mary e della contessa vedova per persuadere l’altra nonna a salvare Downton con i suoi miliardi americani, sono i momenti più spassosi dell’intero show.
Anche dowsnstairs sono i problemi sentimentali a dominare la scena;  mentre continua la sottotrama delle indagini sulla morte della moglie di Bates, che nella serie precedente è stato arrestato,  e della lotta di Anna contro i tribunali inglesi per salvare suo marito e il suo matrimonio, ancora una volta Fellowes mostra la sua originalità nell'accennare solo en passant agli amori fraintesi e non corrisposti fra i camerieri Alfred, Daisy e Ivy, concentrandosi invece su Thomas, attraverso il quale tocchiamo con mano quanto fosse difficile la condizione degli omosessuali , che rischiavano di veder punito con il carcere il più innocente gesto d’affetto. E infatti in questa stagione Thomas se la vede brutta perché la sua alleata di sempre, la O’Brian, si trasforma nella sua peggior nemica, e la O’Brian, una donna che sappiamo potenzialmente capace di uccidere, non si accontenta semplicemente di umiliare il nemico : quello che vuole è vedere Thomas rovinato, distrutto, scacciato o imprigionato. Lo strumento della sua vendetta e dei suoi intrighi machiavellici le viene mandato dal destino sottoforma del nuovo cameriere, Jimmy, un biondino belloccio al quale è da subito evidente che Thomas non è indifferente. E così, dopo aver visto il cinico, perfido, insopportabile Thomas piangere per Sybil, ora lo vediamo innamorato, tutto allegro e gentile e, purtroppo, tanto accecato da questo sentimento da abbassare la guardia. Abituato alla circospezione e alla diffidenza, Thomas sarebbe rimasto sulle sue, ma grazie agli intrighi e alla bugie della O’Brian lo ritroviamo  di notte in camera di Jimmy, e da questo momento in poi la sua situazione precipita e le capacità manipolative della sua nemica sia su Jimmy che su suo nipote Alfred, testimone della scena incriminante, sono tali che Thomas si trova con le spalle al muro, costretto a scegliere fra andarsene senza referenze e non trovare mai più lavoro o finire in prigione. 
Ma a sorpresa tutti, a partire da Lord Grantham, difendono Thomas, tutti ammettono di conoscere il suo segreto da sempre e di non sentirsene minimamente turbati e tutti vogliono aiutarlo, perché non è colpa sua se è come è, e perché è un membro di quella grande famiglia creatasi fra upstairs e downstairs.  E così nell'ultima puntato troviamo Thomas profondamente cambiato, riabilitato e addirittura promosso a sotto-maggiordomo, che finalmente, ora che si sente accettato, si mostra affettuoso, gentile e protettivo con tutti, e che riesce perfino a stabilire una specie di amicizia con Jimmy, che supera i suoi pregiudizi.
Solidarietà per i “diversi”, quindi, cifra di quanto i tempi fossero cambiati, e anche solidarietà per i reietti, come vediamo dalla riabilitazione sociale dell’ex cameriera e ex prostituta Ethel, ora cuoca della cugina Isobel. Quando Robert lo scopre e accorre a salvare madre, moglie e figlie e trascinarle via da una casa disonorata e contaminata dalla presenza di Ethel, riceve una delle sconfitte più umilianti della sua vita : nessuna delle sue donne gli obbedisce. Nonostante sporadiche aperture reciproche, restano quindi due schieramenti : Robert, ancorato  nella tradizione e nell'ipocrisia (a Thomas si può perdonare tutto, perché bene o male è un uomo, ma per una donna caduta non c’è indulgenza)e i membri della famiglia che invece si sono resi conto che il mondo è cambiato.
E ora, come ha anticipato Fellowes, nella quarta stagione resteremo negli anni ’20, e io non vedo l’ora! E nella tipica atmosfera di questi anni, di charleston, jazz e bandeau di piume, già ci ha condotti un nuovo personaggio e membro della famiglia, la cugina Rose, che sarà frai protagonisti della prossima stagione, stagione che porterà molte novità e anche un nuovo amore per Mary. Spero anche che Fellowes faccia finalmente godere a Anne a Bates un po’ di felicità coniugale, e che riservi qualcosa di buono anche a Thomas.

È questo il bello di Downton Abbey : proprio come un romanzo d’appendice, il lettore non vede l’ora di vedere che succede con una curiosità che in tre stagioni non viene mai meno. Dietro la sua apparente superficialità, Downton Abbey è un riuscitissimo affresco storico e umano, un dramma senza né buoni né cattivi ma solo personaggi realistici e credibili nelle loro contraddizioni, speranze e paure, meritandosi pienamente di essere lo show britannico più visto di tutti i tempi.