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martedì 19 novembre 2013

Un autunno di letteratura giapponese

Questo autunno i milioni di dei del Giappone hanno deciso di farci un regalo : tanti romanzi e saggi inediti di tradotti e pubblicati per noi! Davvero era da anni che non compravo tanti libri giapponesi tutti insieme e perciò ho deciso di scrivere questo post alquanto inutile sui miei acquisti!

Cominciamo dal primo in ordine cronologico e di importanza :

RITRATTI IN JAZZ - Haruki Murakami, Wada Makoto



Presentazione dal sito di Einaudi :
Murakami Haruki ha scritto un atlante sentimentale del jazz. Lo ha fatto nell'unica maniera possibile: scegliendo dalla sua collezione di dischi (rigorosamente in vinile) i musicisti indimenticabili, i brani più preziosi, le performance storiche, e raccontandoceli con la stessa contagiosa passione di un amico con cui dividere un bicchiere in un jazz club.
A completare questo cocktail, perfetto anche per chi non conosce il mondo del jazz, ci sono la straordinaria capacità affabulatoria e la sottile malinconia dell'autore di 1Q84, accompagnate dai ritratti dei musicisti dipinti dall'artista Wada Makoto. Buon ascolto.
Cinquantacinque protagonisti del jazz – da Chet Baker (Nel suo modo di suonare c’era qualcosa che faceva nascere in petto un ineffabile, lancinante dolore, delle immagini e dei paesaggi mentali che soltanto la qualità del suo suono e il suo fraseggiare sapevano trasmettere) a Gil Evans (Si può sprofondare nell’ascolto della musica che ci ha lasciato senza mai stancarsi. C’è in essa il senso della scoperta e della gioia. Perché, per quanto la si ascolti, non vi si troveranno cliché...), passando per Billie Holiday (lei prende su di sé in blocco tutti gli sbagli che ho commesso fino ad oggi, tutte le ferite che ho inferto finora a tante persone attraverso quello che creo, cioè attraverso la scrittura: e mi perdona), Miles Davis (Miles conficca senza pietà il suo cuneo magico nelle incrinature dell’animo), Thelonious Monk (Era paragonabile a un uomo misterioso uscito dal nulla che appare all’improvviso, posa sul tavolo qualcosa di straordinario, e scompare così, senza dire una parola), e ancora Django ReinhardtElla FitzgeraldFrank Sinatra... – raccontati dalle parole di Murakami Haruki, e ritratti dall’illustratore giapponese Wada Makoto.
Cinquantacinque dischi che compongono una personalissima enciclopedia della musica afroamericana, e una straordinaria guida all'ascolto  Per accompagnare la lettura, abbiamo preparato per voi la playlist con la colonna sonora del libro: circa cinque ore di capolavori che potete ascoltare direttamente da Youtube, oppure dal nostro board su Pinterest, dove ogni copertina vi riporterà a un singolo brano.

STELLA STELLINA – KAORI ENUKI



Mutsuki e Shoko sono sposati da una manciata di settimane quando il racconto ha inizio. Mutsuki è un medico, mentre Shoko lavora come traduttrice free-lance dall’italiano.
Un contesto apparentemente banale, una routine matrimoniale apparentemente priva di brividi.
Tuttavia, nell’alternarsi delle voci narranti dei due novelli sposi, una realtà diversa prende forma, una verità percettibile solo nello spazio ambiguo fra le due differenti prospettive che ci vengono offerte.
In una società a tutt’oggi dominata dalle apparenze, nessuno dei due incarna il partner ideale: Mutsuki è omosessuale (ha anche un giovane amante fisso, Kon), e Shoko manifesta un disturbo borderline di personalità e una pericolosa tendenza alla depressione. Si tratta dunque di un matrimonio ‘di convenienza’, consapevolmente scelto da entrambi per sfuggire alle pressioni delle rispettive famiglie, oltre che del contesto sociale.
E per questo i due trovano sostegno e conforto uno nella presenza dell’altra, e la forza di non soccombere alle incalzanti richieste del mondo esterno.

LA SCUOLA DELLA CARNE – YUKIO MISHIMA



Taeko, elegante e avvenente donna di trentanove anni, conduce una vita agiata e godereccia, destreggiandosi tra l'atelier d'alta moda di cui è proprietaria, le amiche con cui condividere racconti piccanti ed eventi mondani cui partecipare. Stereotipo della donna divorziata e indipendente, immersa nell'alta società nipponica del dopoguerra, ove il desiderio di occidentalizzazione si contrappone a vecchie tradizioni e pregiudizi, Taeko non vuole rinunciare al proprio stile di vita né alla libertà. Poi, una sera, scorge il giovane Senkichi in un gay bar e l'attrazione è fatale. Una magia che scaturisce dalla carne fresca e virile del ragazzo, i muscoli ben tesi, i lineamenti fieri del viso. La vita di Taeko cambia in un batter d'occhio: proprio colei che aveva sempre voluto avventure di poco conto, si ritrova irrimediabilmente in balia di un giovane tanto bello quanto misterioso. Ne scaturisce un gioco perfido e ossessivo. Ma chi è davvero la vittima? Chi il carnefice?

  A PROPOSITO DI LEI BANANA YOSHIMOTO



Yumiko e Shoichi sono due cugini, figli di sorelle gemelle. Pur essendo stati molto legati da bambini, per anni non si sono più frequentati. Si ritrovano quando Shoichi, eseguendo le ultime volontà della madre, va a trovare Yumiko, rimasta orfana di entrambi i genitori, per prendersi cura di lei. La donna soffre di gravi amnesie che le impediscono di ricordare il passato. La sua vita trascorre in solitudine, sospesa in una specie di limbo separato dalla realtà. Shoichi, con affetto e pazienza, riesce gradualmente a risvegliare i suoi ricordi, compresi quelli legati ad alcuni drammatici eventi. Yumiko rivive infatti un terribile trauma subìto da bambina, fino a quel momento rimosso: un efferato omicidio compiuto dalla madre. Ecco allora che la nebbia si dirada e il passato le appare per la prima volta chiaro. Ma la discesa agli inferi della memoria non è ancora finita: un'altra rivelazione, ancora più sconvolgente, attende Yumiko.

  LA PORTA – NATSUME SOSEKI



Sosuke e Oyone sono due sposi che conducono una sobria e, in apparenza, tranquilla esistenza. In realtà, il rimorso pesa sul loro cuore. La loro unione ha, infatti, determinato tempo addietro la rovina di Yasui, il compagno di studi di Sosuke, l'elegante, spensierato amico d'università dai vestiti eleganti e dai capelli lunghi, che, dopo la ferita subita dal vortice irresistibile della passione che travolse la mente e i cuori di Oyone e Sosuke, lasciò Tokyo e raggiunse la Manciuria, compromettendo irrimediabilmente il suo avvenire. A costituire per la coppia un'ulteriore fonte di angustie sono le ristrettezze finanziarie - alla morte del padre, Sosuke scopre che del cospicuo patrimonio di famiglia non resta più nulla -, la freddezza dei parenti e, soprattutto, la mancanza di figli, nella quale Oyone scorge un castigo del Cielo. Rassegnati a un destino mediocre, ben lontanto dalla brillante carriera cui Sosuke poteva aspirare sia per nascita che per doti personali, marito e moglie trovano conforto nel reciproco amore, balsamo inestinguibile col quale placano il rimorso che si annida costantemente in un angolo della loro coscienza. Pochi sarebbero gli eventi in grado di scuotere la loro quieta malinconia, se un giorno Sosuke non rischiasse di incontrare Yasui presso il padrone di casa, il ricco, gioviale e generoso Sakai. La notizia che l'amico si accinge a ritornare a Tokyo dalla Mongolia sconvolge Sosuke e rinfocola tutte le ansie...

UNA STORIA PER L’ESSERE TEMPO – RUTH OZEKI



A Tokyo, la sedicenne Nao crede che ci sia una sola via di fuga dalla sua dolorosa solitudine e dal bullismo dei compagni di classe. Ma prima di farla finita, si ripropone di raccontare la vita della sua bisnonna, una monaca buddhista ultracentenaria. Un diario è il suo unico passatempo, un diario che toccherà molte vite in modi che Nao non immagina neppure.
Sull’altra sponda del Pacifico troviamo Ruth, scrittrice che vive su un’isola sperduta e che rinviene una serie di oggetti dentro un contenitore per il pranzo di Hello Kitty, portato a riva dalle onde.
Che si tratti di un relitto del devastante tsunami del 2011?
A man a mano che ne emerge l’importanza del contenuto, Ruth si lascia trascinare nel passato, nel dramma di Nao e nel suo destino ignoto, e contemporaneamente in avanti, nel proprio futuro.
In questo romanzo a due voci incentrato sul rapporto tra scrittore e lettore, passato e presente, realtà e finzione, che attinge alla fisica quantistica, alla storia e al mito, Ruth Ozeki attinge alla fisica quantistica, alla storia e al mito.
Diviso tra Canada e Giappone, di cui restituisce le atmosfere e i risvolti più tragici, Una storia per l’essere tempo è il raffinato ritratto di tre donne molto diverse tra loro.
Un racconto intenso e ammaliante, ironico e lieve, sulla natura umana e sulla ricerca del proprio posto nel mondo.

LA MADRE DEL COMANDANTE SHIGEMOTO – JUNICHIRO TANIZAKI



Tanizaki fu un esperto e appassionato conoscitore della cultura giapponese di epoca Heian, tanto che tradusse in lingua moderna la Storia di Genji di Murasaki. Ed è proprio da una costola di quel libro che questo suo romanzo prende vita. Per questa storia, infatti, Tanizaki si appropria di un personaggio di Murasaki - il cortigiano Heiju - «l’esperto delle vie dell’amore». Come nel Genji, anche qui assistiamo a un grande traffico amoroso, ma non intorno al «principe Splendente» bensí intorno a questo ufficiale amante della poesia e della bellezza, che ammalia senza distinzioni sia le altolocate mogli dei nobili e che le donne di umili origini. Alternando capitoli che somigliano a saggi filologici su testi del X secolo a capitoli piú narrativi in cui le descrizioni e i dialoghi evocano personaggi che, pagina dopo pagina, sembrano prendere vita, La madre del Terzo Comandante Shigemoto è la prova affascinante e funambolica di uno dei più grandi scrittori del Novecento.

giovedì 18 aprile 2013

Neve sottile - Junichiro Tanizaki


«Il tempo passava, i ciliegi cominciavano a fiorire»




 Questo è il primo romanzo di Tanizaki che ho letto e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente colpita : più che un romanzo, dal momento che nella struttura conserva la sua originaria struttura a puntate, al primo impatto mi è sembrato come un lungo dorama o manga, uno di quei bei manga lunghissimi e pieni di personaggi e di comparse, un josei o uno slice of life anni ’40. È un romanzo lungo, intessuto di dettagli e di eventi, che si legge senza fretta, godendosi la vita quotidiana dei personaggi e la loro compagnia. Al di là dei paragoni con il mondo moderno, Neve sottile è un romanzo corale e una saga familiare raccontata dal punto di vista femminile. Le protagoniste sono infatti le quattro sorelle Makioka, Tsuruko, Sachiko, Yukiko e Taeko, che ricordano un po’ le Piccole donne, un po’ le sorelle Bennet di Orgoglio e pregiudizio : come nel romanzo della Alcott, abbiamo quattro sorelle molto unite fra di loro, che vivono in un mondo tutto loro, fatto dei loro ricordi e dei loro  rituali quotidiani mentre, come in Jane Austen, grandissima importanza è data alla ricerca di un marito e di un matrimonio conveniente per le due sorelle ancora nubili, Yukiko e Taeko. Inoltre, sebbene il punto di vista sia quello femminile delle quattro sorelle, la tematica principale del romanzo è la decadenza della famiglia Makioka, la descrizione della quale, nei suoi accenni quotidiani e malinconici, non può non riportare all’atmosfera dei Buddenbrook di Mann.

Le vicende editoriali di questo romanzo sono particolari e risentono sia del periodo che della mentalità giapponese. La pubblicazione cominciò nel 1942 durante la guerra (gli eventi narrati vanno dal 1938 al 1941) ma fu presto bloccata governo per lo scarso patriottismo espresso dallo scrittore e per la quasi nulla rilevanza data alle vicende della guerra allora in corso. Il romanzo, così individualistico e disimpegnato, fu giudicato incompatibile con il clima di guerra e di nazionalismo. La pubblicazione integrale fu autorizzata nel 1948, durante l’occupazione americana, proprio per la sua mancanza di nazionalismo.
Sappiamo inoltre che Tanizaki scrisse Neve Sottile dopo aver tradotto il Genji in giapponese moderno e dal capolavoro della letteratura giapponese è stato evidentemente influenzato nella raffigurazione della famiglia Makioka in tutte le sue ramificazioni e nell'approfondimento psicologico dei personaggi.


Ci troviamo dunque ad Osaka, alla fine degli ’30. L’antica famiglia Makioka, rispettata e conosciuta, dal passato di splendori nobiliari e di ricchezza, si è divisa nella “casa principale” di Tokyo, cioè la famiglia della sorella maggiore, Tsuruko, e di suo marito Tatsuo, che ne ha preso il cognome, con i loro sei figli, e la “casa secondaria”, cioè la famiglia di Sachiko e di suo marito Teinosuke, con i quali vivono la loro unica figlia Etsuko e la sorelle minori, Yukiko e Taeko. Sebbene quest’ultima, la sorella minore, abbia già un fidanzato con il quale, a diciotto anni, aveva provato a fuggire, e che ancora la aspetta, secondo le convenzioni sociali e familiari non può sposarsi prima della sorella maggiore, e quindi tutti gli sforzi della famiglia si concentrano nel cercare di combinare un matrimonio per Yukiko. Il fatto che la ragazza fosse arrivata quasi a trent'anni senza essersi ancora sposata non era tanto un problema suo personale, ma un disonore per la famiglia, che temeva che l’opinione pubblica l’accusasse di non essersi adoperata abbastanza per il futuro di Yukiko. Fin dall'inizio è quindi introdotto quello che è un po’ il tormentone del romanzo, la serie di miai, di incontri a scopo matrimoniale, ai quali si sottopongono Yukiko e l’intera famiglia con tutta una serie di uomini presentati da amici e parenti, un interessantissimo campionario di tipi umani - il tizio già fidanzato, il vedovo con prole, il vedovo con in casa un altare con le foto della moglie e dei figli morti, il tipo che parla da solo - in un costante scambio di notizie e pareri con la casa principale, alla quale competono tutte le decisioni e che, come si vede anche in altri momenti del romanzo, è tenuta a dare la sua approvazione a ogni decisione presa dalla casa secondaria e dalle sorelle più giovani.

Al di fuori di questo, la narrazione, più che dagli eventi – che comunque non mancano – è scandita dal succedersi delle stagioni e degli eventi domestici, quotidiani e casalinghi che dà origine a un romanzo fatto di piccoli e grandi eventi che si succedono con realismo e naturalezza. Leggendo non si ha l’impressione di seguire una trama vera e propria, ma di assistere,  attraverso descrizioni dettagliate di un realismo quasi fotografico, a una serie di eventi domestici e quotidiani determinati dal caso o da coincidenze e che tutti insieme formano un flusso narrativo che ci consente una full immersion nella vita quotidiana della borghesia giapponese degli anni ’40 e ci fa muovere fra tutti i possibili eventi della vita di una famiglia : le cerimonie, i pettegolezzi con la parrucchiera, la necessità di accompagnare Etsuko a scuola e aiutarla a fare i compiti, le lezioni di francese, i pomeriggi al cinema a vedere film europei, i concerti di musica tradizionale, i drammi Nō ascoltati alla radio, i tè con i vicini, l’inondazione, la scarlattina di Etsuko, la malattia di Itakura, gli spettacoli di Taeko, i rapporti amichevoli con gli Sotlz, i vicini di casa tedeschi,  
il tifone, l’aborto spontaneo di Sachiko e la gravidanza di Taeko, il trasloco a Tokyo di Tsuruko, le difficoltà di Frau Stolz con le cameriere giapponesi, le gite in campagna o sul Fuji, i ristoranti, i giochi di Etsuko con l’amichetta tedesca Rosemarie, le medicine che le sorelle usano, i colori dei loro kimono o i modelli dei loro abitini occidentali, copiati da Vogue, le marche dei loro cosmetici, l’arredamento delle stanze e dei ristoranti, le ricette, i cinegiornali, le macchine fotografiche, la permanente al salone di bellezza Shiseido,  i viaggi in treno, il Festival della Primavera a Nara, la musica del koto, le vacanze, l’etichetta che regola perfino i rapporti fra parenti stretti, le riviste di moda, le lezioni di danza, gli spettacoli di kabuki, le superstizioni, le lettere, gli haiku e i disegni che i membri della famiglia si scambiano, le telefonate, i giocattoli e le bambole di Etsuko, gli hanami, la caccia alle lucciole, le danze tradizionali di Taeko, gli esercizi al pianoforte, Etsuko che disturba i vicini con il volume troppo alto del fonografo, il disagio che le sorelle provano quando vanno a Tokyo, dove si sentono delle provinciali e si vergognano del loro accento di Osaka… tutti questi dettagli danno origine a pagine da un lato liriche e poetiche, dall'altro piene di pettegolezzi e di dettagli quotidiani.Tipiche della sensibilità giapponese sono poi le descrizioni liriche della natura : un monastero di montagna nascosto fra gli aceri, i ruscelli nei giardini, le cicale, i boschi splendenti di lucciole, i fiori di ciliegio, i canali fra le risaie... Molto interessanti sono anche le descrizioni di Tokyo e Osaka negli anni ’40, un mondo scomparso dopo la guerra, e ancora più interessanti sono i commenti dei personaggi e i loro ricordi su quelle stesse città prima del terremoto. Per esempio, mi è molto piaciuto leggere del trasloco di Tsuruko e della sua famiglia a Shibuya : per me questo quartiere è il cuore della moda alternativa di Tokyo, quello con le gals e migliaia di negozi, mentre negli anni ’40 la famiglia considera disonorevole doversi trasferire in un quartiere moderno, sconosciuto e poco prestigioso, quasi in campagna, con parchi, un solo rione con i negozi e pochi cinematografi, con case ordinarie appena costruite, piccole, senza giardino e dai muri sottili.


Il fulcro di tutto è la descrizione della vita di una famiglia sempre in bilico fra tradizione e modernità, fra oriente e l’influenza occidentale, un tema comune della letteratura giapponese (affrontato anche da Mishima per esempio) ma che qui è affrontato dal punto di vista femminile. Questa tematica non è però affrontata in modo eclatante ed esistenziale, ma in modo quotidiano, intimistico e borghese. Da questo punto di vista, anche se sono ambientati molto prima, il romanzo  ricorda molto i manga di Waki Yamato.

Il romanzo a prima vista non affronta grandi tematiche filosofiche o esistenziali ma, sotto questa apparente superficialità dei fatti narrati, il grande merito artistico di Tanizaki è essere riuscito a rappresentare l’universale attraverso il particolare. Così anche le descrizioni dettagliatissime di abiti, stanze, ristoranti, giardini, passeggiate, quadri e gioielli dà come risultata la rappresentazione della fragile ed eterea bellezza di un mondo che sta per scomparire e di cui, di fronte alla fine incombente, ogni dettaglio è preziosissimo.
Il fulcro del romanzo sono, ovviamente, le quattro sorelle, attraverso le quali queste tematiche ci vengono presentate. Ognuna di queste donne ha una sua personalità affascinante e piena di risvolti, personalità che noi lettori non arriveremo mai a conoscere del tutto, perché in genere le vediamo attraverso gli occhi degli altri personaggi, che hanno di loro una visione soggettiva, incompleta e, come avviene nel caso di Taeko, completamente falsata dall'affetto e dall'indulgenza.

La primogenita, Tsuruko, fra le sorelle è la più conservatrice, quella che più ricorda i passati splendori della famiglia e quella che più sente il dovere di rispettarne le tradizioni e mantenerne alto l’onore della famiglia, attitudine rafforzata dal fatto che suo marito Tatsuo, prendendo il cognome Makioka, è diventato il capofamiglia, colui che deve approvare ogni decisione presa dalle cognate. Paradossalmente, però, Tsuruko è anche quella costretta ai maggiori compromessi quando si trasferisce a Tokyo con la famiglia, in una casa moderna molto lontana dagli splendori della dimora di Osaka. Sensibile di natura, il suo carattere però è reso freddo e piuttosto scostante dalla sua posizione di primogenita e dalla sua lontananza fisica dalla famiglia, che quasi sempre la fa  sentire esclusa dal rapporto di consuetudine e confidenza delle sorelle, con le quali si trova in disaccordo su tutte le questioni importanti. Il suo rapporto con le sorelle è anche falsato dal fatto che Tsuruko si sente in dovere di ergersi a custode della tradizione e che quindi spesso deve scegliere fra il dovere e l’affetto che la lega alle sorelle. Infatti molto spesso la “casa principale”, cioè la famiglia di Tokyo, alla quale si deve rendere conto di ogni gesto e spesa, funge da antagonista.

Sachiko è la sorella a cui viene dato più spazio, quella dal punto di vista della quale vediamo la maggior parte degli avvenimenti. Fra le sorelle è la più sensibile e la più emotiva, la più bella e la più intelligente. Felicemente sposata, nonostante la maggiore sia Tsuruko è lei che ha le redini della famiglia e che riesce a mantenere l’armonia e l’affetto fra le altre sorelle. Deferente e sollecita verso la sorella maggiore, ha fatto da madre alle minori, alle quali è più legata che alla sua stessa figlia, e il suo scopo principale è vederle felicemente sposate. Per questo la sua vita trascorre nel cercare un marito a Yukiko e nel rimediare agli errori e agli scandali di Taeko, affinché questi non compromettano la reputazione della famiglia e i miai di Yukiko. Comprensiva e affettuosa, si sente responsabile nei confronti delle sorelle e cerca sempre di comprendere le loro azioni senza giudicarla. Dal punto di vista narrativo il ruolo principale si Sachiko è mediare fra la tradizione incarnata da Yukiko e la modernità incarnata da Taeko.

Yukiko è un personaggio difficile da capire e con cui all’inizio è difficile simpatizzare, perché rappresenta un esemplare perfetto di fiore di Yamato, la composta e riservata fanciulla giapponese esaltata dalla tradizione, timida, modesta e piena di grazia, ma apparentemente rigida e fuori dal mondo. La sua mancanza di personalità però è solo apparente : nonostante sembri fragile, quieta, malinconica, sottomessa e deferente nei confronti della famiglia, in realtà nessuno riesce
mai a farle fare qualcosa che non vuole, o a farle accettare un pretendente che non le piace. Fra l’altro Yukiko è del tutto indifferente al matrimonio, ma non vorrebbe altro che restare a casa a prendersi cura della famiglia. Sempre in kimono e obi, questa mite Beth giapponese è tanto timida da non riuscire nemmeno a parlare a telefono o a fare conversazione con degli sconosciuti neppure durante i miai, è morbosamente sensibile, tanto da offendersi persino per minime mancanze di riguardo all’etichetta e all’educazione, me è però la più forte, la più generosa,  quella che assiste durante la malattia sua nipote e Taeko senza timore di ammalarsi, con uno spirito di sacrificio quasi eroico, quella che generalmente resta ammutolita per la timidezza ma che, nei momenti difficili, riesce a prendere d’istinto le decisioni giuste, fidandosi della sua nobiltà d’animo e dell’affetto verso la famiglia. Inoltre è l’unica a tenere testa a Taeko, l’unica, come si scopre ,ad aver sempre saputo tutto la verità sulla sorella e a continuare, nonostante ciò, a trattarla con affetto, e l’unica che a un certo punto le chiede conto delle sue azioni e delle sue bugie, ma senza per questo mettere da parte il suo affetto per lei e il suo spirito di abnegazione


Taeko, come tutti i “cattivi”, è il personaggio più interessante del romanzo. Tipica “ragazza alla moda”, costretta dalle consuetudini a non sposarsi prima di Yukiko nonostante sia fidanzata da anni, pur mantenendo apparenze di perfetta correttezza lascia poco a poco emergere il suo carattere ribelle e intraprendente : molto emancipata, orgogliosa e sicura di sé, veste solo abiti occidentali all’ultima moda, fuma, si mantiene fabbricando e vestendo bambole tradizionali e aprendo una scuola per insegnare a farlo, progetta la sua indipendenza economica e soprattutto, senza ribellioni aperte e dichiarazioni di indipendenza, si arroga il diritto di scegliersi un partner da sola, scelta per la quale alla fine pagherà duramente. Allegra, sofisticata e sempre all’ultima moda europea, considerata a ragione il talento artistico di famiglia, uno spirito libero e una donna moderna che si mantiene da sola con il suo lavoro, nasconde accuratamente i retroscena della sua libertà e indipendenza che emergono drammaticamente solo alla fine. Comunque, anche nella versione censurata che arriva alle sue sorelle, i suoi rapporti con gli uomini – lo storico fidanzato Okubata, detto Kei-boy, Itakura, il fotografo che forse amava veramente e il barista che sposa alla fine – sono uno degli elementi di interesse del romanzo e contribuiscono a movimentare la trama con tutto il loro contorno di pettegolezzi e rivelazioni. Parte del suo fascino deriva dalla sua impassibilità, dalla sua capacità di apparire diligente, semplice, onesta, di essere allegra e spensierata nonostante i suoi segreti e la sua vita dissoluta, e dal fatto che non si capisca mai realmente cosa pensi e cosa provi, perché per la maggior parte dell’opera la vediamo attraverso gli occhi di Sachiko, che la giustifica e che, con ingenuità disarmante, crede a tutte le sue bugie e che non intuisce nulla di quello che era davvero la vita di sua sorella. A ogni modo, questo personaggio così affascinante, moderno e femminile, rappresenta la volontà di emancipazione femminile e quindi solo con la sua esistenza e con il suo occidentalismo rappresenta un pericolo per le regole sociali tradizionali sulle quali la famiglia Makioka basa la sua etica. Per questo, le sorti di Taeko sono fin dall'inizio legate a doppio filo a quelle di Yukiko, che quelle regole le incarna. Ogni volta che a Yukiko qualcosa va bene, involontariamente Taeko rischi di rovinare tutto, perché in un mondo in cui trionfa l’una, l’altra inesorabilmente perde, nella radicalizzazione di un conflitto che ancora segna la società giapponese.
A queste quattro piccole donne se ne aggiunge una quinta, la piccola Etsuko, figlia di Sachiko, che è ancora una bambina ma che già in casa occupa un posto importante per il suo carattere vivacissimo e malinconico. Bambina viziata, cresciuta in un mondo di soli adulti, a volta è una peste, ma quasi sempre è adorabile e sensibile, molto fantasiosa e, man mano che cresce, diventa sempre più matura e interessante.

Un altro personaggio molto piacevole è Teinosuke, il marito di Sachiko, che con la sua pazienza e la sua intelligenza risulta uno dei personaggi migliori, tanto che spesso fa da portavoce all’autore. Uomo sensibile ed educato, si trova la casa invaso dalle cognate, con tutto il loro trambusto di chiacchiere, vestiti, viaggi e fidanzamenti, e cerca di orientarsi in quel mondo di donne in modo da fare sempre la scelta giusta per la famiglia. La sua intelligenza è soprattutto dimostrata dal modo in cui riesce ad accettare che Sachiko è più legata alle sorelle che a lui e non intromettersi negli affari delle cognate, salvo poi essere sempre pronto a intervenire per aiutarle. Ad ogni modo lui e Sachiko sono una bella coppia affiatata, come prova la loro seconda luna di miele, quando finalmente li vediamo soli e non assediati dai problemi di famiglia. A lui si oppone Tatsuo, pater familias severo e tradizionalista, il tipico self made man che spesso è a disagio con la raffinatezza delle cognate. 

Fra personaggi maschili risaltano poi, ovviamente, i fidanzati di Taeko. Il primo, Kei-boy, finché lo vediamo attraverso gli occhi di Sachiko, ci sembra un debole,  il tipico figlio di famiglia ricco, nullafacente, viziato e scioperato, il dandy che ruba dalla gioielleria di famiglia per frequentare il quartiere delle geishe, e che quindi spinge Taeko, in vista di un futuro matrimonio, a lavorare per non dover dipendere da lui e che invece, scopriamo, era all'inizio un bravo ragazzo, una vittima di Taeko, alla quale fino alla fine perdona ricatti e tradimenti. Il migliore è Itakura, il fotografo che si era specializzato a Hollywood, l’unico che Taeko forse amava e un ragazzo con tutte le migliori qualità, ma che la famiglia e Kei-boy ostacolano perché era un inferiore, quasi un servo. Dopo che Itakura muore in modo tristissimo, per un po’ Taeko ritorna con Kei-boy, che poi, scopriamo, non aveva mai lasciato, ma alla fine lo molla definitivamente per Miyoshi, il barista, che alla fine Taeko sposa, allontanandosi definitivamente dal mondo delle sorelle.


Abbiamo poi una moltitudine di personaggi secondari, alcuni ricorrenti, altri che sono solo comparse, ma che contribuiscono a rendere il romanzo un microcosmo  variegato e un documento umano piacevole e importante. Frai personaggi ricorrenti abbiamo la signora Itani, la proprietaria dell’istituto di bellezza e sensale per hobby, fonte di pettegolezzi e notizie, sua figlia Mitsuyo, che scrive per una rivista femminile, la famiglia Kyrilenko, gli amici russi di Taeko, rifugiatisi in Giappone dopo la rivoluzione e impegnata a tenere a freno la scandalosa Katharina, che aspira a raggiungere l’ex marito e la figlia in Inghilterra, la signora Niu, un’amica di famiglia, la zia Tominaga, impicciona, invadente e severa con le ragazze, la signora Sugano, l’antipatica e altezzosa sorella di Tatsuo, Teruo e Hideo, i figli maggiori di Tsuruko, il dottor Kushida, il medico curante di famiglia, Saku, la maestra di danza, la signora Tamaki, la maestra di cucito, O-haru, la servetta comica e intrigante, sciatta e disordinata ma generosa e affettuosa, la vecchia governante di Okubata, Peter, il figlio adolescente degli Stolz, che romanticamente ha un debole per Etsuko e che è destinato alla Hitlerjugend.

Come detto, nonostante gli anni in cui è ambientato, la guerra non entra mai nel romanzo se non attraverso riferimenti sporadici e leggeri. Si avverte una generale atmosfera di preoccupazione, si accenna alle ristrettezze economiche e al regime di austerità imposti dallo sforzo bellico, i vicini di casa tedeschi ritornano in Germania e, nelle lettere che si scambiano con loro, i Makioka si dichiarano fieri delle vittorie del paese alleato, ci si preoccupa che i bombardamenti sull'Inghilterra coinvolgano Katharina, sono i Kyrilenko i primi e gli unici a nominare Chang Kai-shek, a volte qualcuno accenna all'invasione della Cina, che i personaggi eufemisticamente chiamano “incidente cinese”, si accenna alla Manciuria perché Taeko a un certo punto cerca di mandarci Kei-boy… ma sono avvenimenti del tutto secondari rispetto alle principali preoccupazioni e ai pensieri dei Makioka, tanto che il primo a dire esplicitamente che il Giappone è in guerra è Herr Stolz, e fino ad allora nessuno ne aveva parlato. E anche dopo aver ammesso, finalmente, che il paese è in guerra, comunque la guerra resta sempre sullo sfondo rispetto agli eventi quotidiani e questo è divertente, perché l’atteggiamento per il quale il romanzo fu censurato è proprio quello che poi il Giappone avrebbe tenuto da allora ad oggi, quell'indifferenza quasi fastidiosa a un momento storico così importante, che si interrompe solo nelle commemorazioni di Hiroshima per poi riprendere a far finta che il Giappone non si sia macchiato di alcune delle peggiori stragi della storia dell’umanità. Inoltre anche il fatto che di guerra e di politica siano sempre gli stranieri a parlare è indicativo di questo atteggiamento disinteressato molto antipatico dei giapponesi. In teoria questa assenza di riferimenti politici non è così irreale : nessuno dei Makioka rischia la coscrizione, le donne non potevano votare… ma comunque comunica una sensazione strana sapere che siamo in Giappone negli anni ’40 e tutti fanno finta che non sta succedendo niente e continuano a preoccuparsi di matrimoni e problemi domestici. Ma, d’altro canto, stiamo parlando di una famiglia in decadenza, e proprio questo suo essere fuori dal mondo, di aggrapparsi ai rituali e alle banalità quotidiane e alla tradizione mentre fuori il mondo cambiava, è il motivo principale della decadenza di un’intera classe sociale e della fine di un’epoca. Da questo punto di vista sono significativi i matrimoni di Yukiko e Taeko. La prima sposa un nobile decaduto e nullafacente, semplicemente per il prestigio nobiliare della sua famiglia, simbolo dell’errore fatto dallo borghesia giapponese nel fidarsi della nobiltà e dei suoi valori, senza rendersi conto che dietro celavano il nulla e la rovina. Taeko, invece, sposa un barista, entra nel proletariato dalla porta principale, quella matrimoniale. D'altronde, anche i romanzi di Jane Austen sono ambientate durante le guerre napoleoniche ma non accennano minimamente ad esse, nonostante l’Inghilterra vi rivestisse un ruolo determinante. Inoltre il romanzo finisce all'improvviso  ma penso che sarebbe stato molto interessante se l’autore ne avesse scritto un seguito, per vedere che cosa ne sarebbe stato delle sorelle durante la fase peggiore, per il Giappone, della guerra, che cosa sarebbe rimasto della famiglia nel dopo guerra e come la piccola Etsuko, ormai una signorina, avrebbe vissuto quei giorni.

Non mancano comunque accenni a problematiche sociali. Da questo punto di vista un elemento che caratterizza il romanzo è la rigida separazione fra classi, alla luce della quale una società perfetta è una società in cui ognuno sa restare al proprio posto nella gerarchia sociale, per mantenere sicurezza e stabilità. Per questo tutti i personaggi che tentano in qualche modo l’ascesa sociale, dal marito di Tsuruko, che perde tutto in borsa al povero Itakura, che fa una morte inutile e bruttissima, vengono puniti per la loro ambizione e per il loro essersi opposti alla tradizione. Inoltre, attraverso la povera Yukiko, facciamo anche un tour nel mondo dei matrimoni combinati. Sebbene le donne avessero un’indipendenza che consentiva loro comportamenti moderni, come lavorare, uscire da sole con un uomo, viaggiare da sole, prendere la metro, andare a mangiare fuori e vagare in strada senza chaperon, il matrimonio resta di totale ed esclusiva competenza della famiglia. Anche il fatto che Yukiko, a trent'anni  non si fosse ancora sposata, non è visto come una causa di infelicità per la ragazza né, come sarebbe avvenuto in ogni altra parte del mondo, come una sua “colpa”, ma è uno scandalo e una vergogna la cui responsabilità ricade sulla famiglia, colpevole, secondo l’opinione pubblica, di non aver cercato abbastanza bene, e quindi macchiata da questo disonore per lavare il quale si sottopongono a rituali spesso umilianti. Ad esempio, a un certo punto uno dei pretendenti, preoccupato che Yukiko fosse magra e pallida, richiede alla famiglia una radiografia dei polmoni, per avere la prova che non avesse la tubercolosi, e la famiglia acconsente perché, se quel matrimonio non fosse andato in porto, la radiografia sarebbe tornata utile per i futuri pretendenti. Spesso poi sia i Makioka che i pretendenti assumono investigatori privati per scoprire informazioni segrete sulla reciproche famiglia. Yukiko rifiuta tutti i suoi pretendenti non perché non le piacciano – questo è un problema che nessuno, nemmeno lei si pone – ma per motivi del tutto estrinseci. Nessuno degli uomini che le fanno incontrare le interessa ma, visto che il matrimonio non era altro che un mezzo per assicurarsi una posizione sociale, le uniche caratteristiche da tenere in considerazione nel futuro sposo erano età, stato di salute, impiego, stipendio, famiglia, se fosse già stato sposato, se avesse figli o sorelle da mantenere ecc.


Ad ogni modo, tematiche politiche e sociali non sono sviluppate dall'autore semplicemente perché la decadenza dei Makioka è solo in misura minore una decadenza economica e sociale dovuta al momento storico. Anche se lontana dagli splendori di un tempo, la famiglia è ancora in condizioni economiche floride. Il vero declino consiste nella progressiva consapevolezza che i membri della famiglia, nonostante l’indubbio affetto reciproco, non sono tanto vicini come sembra, che fra di loro regnano menzogne, compromessi e un sottile rancore. E questo tipo di declino non dipende dal momento storico, ma è un qualcosa di più intimo e più drammatico. È questo è il vero senso dell’atmosfera domestica e intimistica del romanzo : rivelare una condizione umana generale.

PS : le immagini vengono dai due film tratti dal libro, il primo nel 1950, con la regia di Yukata Abe, e il secondo nel 1983, con la regia di Kon Ichigawa

giovedì 21 febbraio 2013

The garden of Evening Mists – Tan Twan Eng


«I’m an echo of a sound made a lifetime ago»



Nella giungla misteriosa e lussureggiante della Malesia, con i suoi colori abbaglianti e la sua vegetazione prorompente, si nasconde un perfetto, delicato, poetico giardino giapponese, Yugiri, “the garden of evening mists”, un luogo fuori dal tempo, immerso in un’atmosfera rarefatta, come se si trovasse in una dimensione a se stante, come se fosse l’ingresso di un altro mondo. Ed è in questo mondo sospeso in eterno nelle nebbie della sera che all'inizio del romanzo ritorna dopo anni di assenza la protagonista, Yun Ling, per ritrovare il luogo in cui aveva trascorso gli anni più importanti della sua vita. Comincia così una storia che amo molto, uno dei libri a cui tengo di più, un romanzo magico, malinconico e profondo, nel quale il fascino remoto e pieno di contrasti dell’Oriente si riflette in una scrittura poetica e evocativa nella quale ogni elemento si ricompone in una superiore armonia, in un’esplorazione della perdita e del ricordo.

Siamo negli anni ’80, e Yun Ling ha appena concluso prematuramente la sua carriera di giudice della Corte Suprema di Kuala Lumpur e si è rifugiata a Cameron Highlands, nella piantagione di tè dove aveva trascorso parte della sua giovinezza. È lei la proprietaria del giardino, l’unico giardino giapponese in Malesia e uno dei più famosi giardini giapponesi del mondo, sia per la sua bellezza, perché incarna tutti i principi di equilibri fra gli elementi del giardino zen, sia perché era stato creato da Aritomo sensei, il più abile giardiniere dell’imperatore del Giappone. Questa figura misteriosa in Giappone era ancora al centro della curiosità generale : conosciuto anche come rinomato artista e famoso per le sue incisioni su legno, gli ukiyo-e, allontanatosi dal servizio dell’imperatore per motivi mai chiariti, stabilitosi durante gli anni della guerra in quel luogo remoto della Malesia, in una sorta di esilio forzato, era poi scomparso nella giungla da un momento all'altro  e nessuno era stato in grado di ritrovarlo e di scoprire che ne fosse stato di lui. Di questo personaggio controverso Yun Ling è l’unica erede, e ritorna a Yugiri anche per incontrare Tatsuji Yoshikawa, un professore giapponese interessato alla vita e alle opere di Aritomo, sia al suo giardino che a una collezione di sue ukiyo-e mai viste prima, sempre di proprietà di Yun Ling. 

In questo luogo così pieno di ricordi e segreti, dopo decenni Yun Ling è costretta a fare i conti con il suo passato. Inoltre, Yun Ling sa che, in pochi anni, una malattia neurologica irreversibile porterà danni incolmabili alla sua memoria e quindi, incalzata anche dalla conversazioni con il professor Tatsuji, decide di scrivere la sua storia, affinché il ricordo del passato non si perdesse nei meandri del tempo. È per questo, per seguire il flusso della memoria che va e che viene, che il romanzo è ambientato in epoche diverse collegate da flashback. Abbiamo così una narrazione che attraversa tre periodi : gli anni ’80, quando Yun Ling scrive la sua storia, gli  anni ’50 quando avvengono gli eventi più importanti, e la Seconda Guerra Mondiale, che ne è il retroscena e il punto di partenza.


Il suo odio per il Giappone ha però motivi seri e comprensibili : durante la guerra, dopo che il Giappone aveva invaso la Malesia, lei e sua sorella Yun Hong, membri di una ricca famiglia cinese naturalizzata, erano state “ospiti dell’imperatore”, cioè internate in un campo di concentramento per civili. In questi campi, perfetti equivalenti dei campi di concentramento nazisti, i prigionieri erano sottoposti a indicibili sevizie e torture. Mentre Yun Ling viene messa ai lavori forzati, Yun Hong, un'artista, è costretta a servire le truppe nel bordello del campo. Il campo in cui sono internate le due sorelle si caratterizza però per due motivi particolari : il lavoro principale dei prigionieri era scavare, per scopi ignoti, una galleria sotterranea, e alla fine della guerra nessuno di quelli che ci avevano vissuto, né prigionieri né soldati, era sopravvissuto… tranne Yun Ling. Nonostante lei negli anni non avesse fatto altro che cercarlo - si spiega così la sua collaborazione con gli interrogatori ai criminali di guerra - fin da poche ore dopo la sua misteriosa fuga il campo era stato fatto scomparire nel nulla, inghiottito dalla giungla come se non fosse mai esistito. 

Oltre che ritrovare il luogo in cui sua sorella era morta, Yun Ling ha un altro scopo : quando nel campo riuscivano a incontrarsi, lei e Yun Hong cercavano di evadere dal degrado e dalle sofferenze fantasticando sui giardini giapponesi che avevano visto da bambine a Kyoto e ripromettendosi di crearne uno a Kuala Lumpur. Dopo la morte di sua sorella, e dopo aver cercato invano il campo, Yun Ling vuole mantenere a tutti i costi questa promessa, e quindi ritorna a Cameron Highlands per commissionare questa opera ad Aritomo sensei.  Ad accoglierla sono Magnus Pretorius, un vecchio amico di famiglia nonché espatriato sudafricano, proprietario della piantagione di tè, sua moglie Emily e suo nipote Frederick.

Il suo primo incontro con Aritomo è un insuccesso : taciturno e austero, l’ex giardiniere dell’imperatore non sembra avere nessuna intenzione di sentirsi in colpa per i crimini del suo paese, né di aiutare Yun Ling, che fin dall'inizio lo tratta con malcelato rancore e disprezzo; però, dopo aver saputo del suo passato, accetta di prenderla come apprendista e lei, nonostante il risentimento e l’odio che ancora serba nei confronti dei giapponesi, accetta : si trasferisce nella proprietà di Magnus e comincia a lavorare a Yugiri ogni giorno.

Obbedire a un giapponese, trovarsi rispetto a lui in una condizione di sottomissione, risveglia i fantasmi del suo passato e riporta alla luce tutti i ricordi soppressi e i traumi di Yun Ling. Da questa parte del mondo sarebbe stato come costringere una sopravvissuta ad Auschwitz a vivere e a lavorare a stretto contatto con un tedesco e alle sue dipendenze. Però, nonostante ciò, lavorando insieme, lentamente si sviluppa fra Yun Ling e Aritomo un rapporto particolare, una relazione profonda e immediata, basata su gesti, sguardi, su un’intesa fisica e mentale che non ha bisogno di parole, un rapporto sia spirituale che sensuale.

Inoltre, l’arte di creare un giardino, secondo i principi formali e estetici del Sakuteiki, un’opera dell’Undicesimo secolo, ovvero l’arte dello shakkei, o borrowed scenery, cioè la capacità di creare scenari inserendovi elementi del paesaggio attraverso le illusioni, penetra in lei e modifica la sua percezione del mondo. A Yugiri regnano, nella più pura tradizione zen, equilibrio e armonia, senso delle proporzioni e unità degli opposti, e per questo il giardino è un mondo a se stante, opposto al caos della guerra e all'inferno che Yun Ling si porta dentro : se un giardino è l’espressione di uno stato spirituale, creare un giardino diventa un’esperienza esistenziale, e questo aiuta Yun Ling a venire a patti con i suoi terribili ricordi e con i traumi subiti durante la guerra.

Intanto, sia nel presente che nel passato, gli eventi incalzano, e la Storia minaccia questo mondo incantato.

Nel presente, il professor Tatsuji confessa a Yun Ling che ad interessarlo non era solo l’attività di giardiniere e di intagliatore di Aritomo  : costui era uno degli ultimi e dei più eccelsi horoshi, esponenti dell’arte degli horimono, dei tatuaggi artistici. Ritrovare almeno i disegni preparatori di un horimono realizzato da Aritomo sarebbe stata una scoperta importantissima, e perciò si era rivolto a Yun Ling per chiederle se lei, in quanto unica erede di Aritomo, ne sapeva qualcosa. E qualcosa, Yun Ling, la sapeva : prima di scomparire nella giungla, Aritomo sensei aveva realizzato sulla schiena il suo ultimo capolavoro, un horimono in stile giapponese, ma unico al mondo perché, al posto di scene tipiche del mondo fluttuante, raffigurava elementi del paesaggio malese : Yugiri, la piantagione di tè e le montagne che le circondano, un airone che si alza in volo dalla nuvole, i fiori e le piante della foresta tropicale, una pioggia di stelle cadenti e un arciere che con la sua ultima freccia mira al sole, simbolo del Giappone, e uno spazio bianco e vuoto, uguale a uno stesso spazio bianco e vuoto lasciato a Yugiri, perché ogni opera d’arte per essere tale deve restare incompiuta, due spazi vuoti che, esaminati in scala, risultano perfettamente sovrapponibili…

Nel passato, siamo in piena Emergenza Malese : la giungla attorno a Yugiri pullula di guerriglieri maoisti, di seguaci di Chang Kei Shek, di Orang Asli, i nativi, in un clima di terrorismo, attentati e rapimenti dai quali, per motivi ignoti, Magnus e la sua piantagione restano al sicuro. Cominciano inoltre le visite, sempre più intimidatorie, dei membri della misteriosa “Association to Bring Home the Emperor’s Fallen Warriors”, composta da quelli che apparentemente sono civili e sacerdoti giapponesi in cerca dei resti dei soldati giapponesi caduti per i quali celebrare cerimonie funebri, ma che in realtà Yun Ling riconosce come ex officiali del Kempeitai.

Inoltre, sia nelle parole dei terroristi che dei soldati giapponesi interrogati in passato da Yun Ling, ricorre, l’espressione Golden Lily, il nome di un programma militare segreto per nascondere e poi portare in Giappone gli oggetti preziosi di cui i giapponesi si erano appropriati durante la Guerra : sono questi tesori che i membri della sedicente Associazione stanno cercando. Il sospetto che Aritomo potesse saperne qualcosa, che già sorge per la sua familiarità con i membri dell’Associazione, attira i guerriglieri comunisti e Magnus è ucciso nel tentativo di proteggere la sua famiglia. Aritomo nega il suo coinvolgimento, ma intanto emerge che, durante la guerra, aveva impedito attacchi contro Majuba e i suoi abitanti, prova di un potere e di un’influenza incompatibili con la sua posizione di giardiniere in esilio. Inoltre, quando a un certo punto cerca di confortare di Yun Ling e di tranquillizzarla sulla sorte della sorella, si scopre che il generale Tominaga, il comandante del campo in cui le due sorelle erano state internate, quello che contribuisce alla salvezza di Yun Ling, era una persona strettamente legata al suo passato, la causa del suo esilio dalla corte. E così, con il proseguire della storia, capiamo che tutto è collegato : l’operazione Golden Lily, i tesori nascosti nel profondo della giungle, la presenza di Aritomo in Malesia, il campo di lavoro in cui Yun Ling è stata rinchiusa, la morte di sua sorella e la sua stessa sopravvivenza, il ruolo svolto da Tominaga e, soprattutto, il tatuaggio sulla sua schiena, la vera eredità di Aritomo, un capolavoro dell’arte dello shakkei e quindi l’ultimo messaggio che Aritomo aveva lasciato a Yun Ling, la risposta a tutte le sue domande.

Perciò Yun Ling decide che, prima di morire, deve fare in modo che nessuno possa mettere le mani sul suo corpo e sul tatuaggio : così rinuncia a ritrovare il luogo in cui è morta sua sorella, ma nello stesso tempo lascia che i morti e il passato smettano di tormentare i vivi.

Questo romanzo si è conquistato un posto privilegiato nella mia classifica personale per vari motivi.

Innanzitutto, ho per l’autore, Tan Twan Eng, un affetto immenso, come se lo conoscessi di persona : già dopo aver letto The Gift of Rain, uno dei mie libri preferiti in assoluto, mi ero resa conto che stavo leggendo l’opera di una persona di una sensibilità straordinaria e ricca di sfumature, attenta in un modo tutto orientale agli aspetti più poetici e malinconici della realtà.

Uno dei punti più affascinanti del romanzo è infatti l’attenzione agli elementi mistici della cultura spirituale giapponese e il modo in cui questi penetrano nella narrazione e nei personaggi. Perfino la relazione fra Yun Ling e Aritomo si sviluppa attraverso pagine piene di metafore sullo zen, la cerimonia del tè, l’arte di creare un giardino,  e l’arte dei tatuaggi. Ma il romanzo si pone dal punto di vista malese ed esplora anche il lato oscuro dell’anima giapponese; per questo, anche il Kyudo, il tiro con l’arco, che Aritomo pratica senza frecce, come forma di meditazione, e l’arte dello shakkei, all'inizio sembrano condurre all'illuminazione, come l’aikido in The Gift of Rain, ma in seguito rivelano il loro oscuro potere di alterare la realtà ingannando i sensi e le percezioni. In particolare, nelle descrizioni quasi erotiche di quando Aritomo esegue il suo horimono su Yun Ling, arte e passione danno vita a scene di una sensualità raffinatissima e morbosa, in cui piacere e dolore si fondono in uno stato di esaltazione del corpo e dello spirito.

Inoltre, rispetto a The Gift of Rain, tutto è più esplicito : mentre nel primo romanzo non è mai nemmeno accennato che il sentimento che unisce Philip e il suo sensei nelle loro successive reincarnazioni è più che amicizia, in The garden sappiamo che Aritomo e Yun Ling e Tatsuji e il generale Teruzen sono delle coppie unite da un amore messo alla prova dalla guerra e dalla storia; in particolare, Tatsuji e il generale Teruzen sono protagonisti di una sottotrama tristissima che ci porta sia nella drammatica vita quotidiana dei piloti kamikaze durante gli ultimi giorni di guerra, sia all'interno di un amore proibito e contrastato dalle convenzioni sociali, ma che raggiunge la sua apoteosi nell'estremo sacrificio e nel ricordo eterno.

Un altro elemento del romanzo che mi ha colpita è che tutti i personaggi, senza esclusione, hanno dei segreti, sono segnati dai compromessi che hanno dovuto accettare, sono sia vittime che carnefici e le loro azioni li perseguitano; anche Yun Ling, sebbene vittima, cerca non solo pace, ma anche, a sua volta, perdono e redenzione.

Ma la tematica principale di The garden è la memoria, il suo ruolo nell'esistenza umana e la necessità di preservarla. Infatti il romanzo si apre con una citazione di Richard Holmes : There is a goddess of Memory, Mnemosyne; but none of Forgetting. Yet there should be, as they are twin sisters, twin powers, and walk on either side of us, disputing for sovereignty over us and who we are, all the way until death. In quanto sopravvissuta, e oppressa dal senso di colpa di tutti i sopravvissuti che hanno perso una persona cara, Yun Ling passa la vita a torturarsi nella scelta di ciò che vuole ricordare e gli orrori della guerra che cerca invano di dimenticare, finché non scopre che perdere la memoria è il suo destino : è allora che comincia a riflettere sulle trappole che la memoria ci tende, sul modo in cui essa è filtrata e modificata dai nostri sentimenti e su come però ci sia bisogno di preservarla, per non perdere se stessi, le proprie radici e la propria identità.


Altre tematiche importantissime sono, ovviamente, il colonialismo e la decolonizzazione, rispetto alla quale i personaggi sono portavoce di diversi atteggiamenti. Yun Ling rappresenta la pura opposizione al colonialismo e incarna quell'atteggiamento che sta portando il baricentro del mondo nel Sud Est Asiatico. Magnus, invece, veterano della Seconda Guerra Boera, serba rancore all'Impero Britannico, ma ne ripete gli atteggiamenti nella sua piantagione in Malesia.  Tatsuji, a sua volta, incarna il senso di colpa post coloniale per i crimini di cui il Giappone si è macchiato durante la guerra, crimini per i quali sente di continuo il bisogno di scusarsi in un atteggiamento del tutto differente da quello tenuto ancora oggi dal Giappone, unico paese al mondo che ancora persiste nel rifiuto di riconoscere le sue responsabilità.

La bravura dell’autore è proprio quella di muoversi con disinvoltura in questo scenario multiculturale, e soprattutto quella di fondere tutti questi elementi contrastanti e apparentemente incompatibili in un equilibrio superiore dato dalla poeticità del suo linguaggio e delle immagini allusive delle sue descrizioni, come, ad esempio, la descrizione dei Notturni di Chopin suonati di notte nella giungla. La struttura narrativa stessa riflette, infatti, l’arte di camuffare la realtà e il romanzo è perciò intessuto di citazioni nascoste di poesie di morte, Death Poems giapponesi, che l’autore ha disseminato come indizi segreti, e il lettore che sa individuarle e ne conosce il significato riesce a comprendere il vero senso della trama e cosa ne sarà dei personaggi. In particolare, ricorrono l’immagine delle sue falene e dei due aironi che si inseguono in volo, simbolo di come i personaggi – Yun Ling e Aritomo, Tatsuji e Teruzen – sono destinati a incontrarsi, ad amarsi e a distruggersi in un eterno ciclo di nascita e morte.