Visualizzazione post con etichetta Natsuo Kirino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Natsuo Kirino. Mostra tutti i post

domenica 25 novembre 2012

Usato e comprato


Ieri ho fatto la mia tradizionale passeggiatina invernale alla Fiera del baratto e dell’usato : io l’adoro, perché davvero c’è di tutto, dall’antiquariato alla paccottiglia, dai gioielli a gli strumenti musicali a gli abiti e le borsette vintage, le armi da collezione, gli elettrodomestici, l’handmade…  c’è davvero da passarci ore. Ovviamente problemi di spazio mi impediscono ogni anno i compare quello che vorrei – tipo quel bel servizio da tè cinese originale che quest’anno mi sarei portata volentieri a casa, o quel presepe azteco di ceramica o il mobile da bar anni ’80 che ho corteggiato per tutta la mattina… Perciò ho fatto acquisti quasi solo nelle bancarelle dei libri. Chiariamo subito un punto : io ai libri usati sono favorevolissima! Le obiezioni di chi non li compra – sono sporchi, maltenuti, chissà di chi erano – mi sembrano tutte abbastanza inutili : è ovvio che, primi di comprare un libro usato, mi accerto che sia in buone condizioni, e poi, dopo aver lavorato in biblioteca e dopo il corso di restauro dei libri antichi, non c’è più nulla di un libro che mi possa impressionare! Inoltre è da questo canale che sono arrivati i libri un po’ più rari della mia collezione.
Perciò oggi inauguro questa nuova rubrica sui libri usati.

Ieri ho fatto un vero e proprio affare trovando questo libro che cercavo da tempo :

Morbide Guance – Natsuo Kirino




La trama della Neri Pozza è questa :

«Kasumi è tornata nell'Hokkaido, la sua terra natale, l'isola più a nord dell'arcipelago giapponese, da dove un giorno, ragazza, è scappata via per cercare un'altra vita a Tokyo. È tornata perché così ha voluto Ishiyama, il suo amante, che ha comprato una casa nell'Hokkaido per farne il loro rifugio segreto.
Una decisione folle, cui ne è seguita un'altra ancora più assurda: inaugurare la casa tutti insieme per non dare nell'occhio, Ishiyama con sua moglie Noriko, e lei in compagnia di Michihiro, suo marito, e delle sue adorate bambine, Rika e Yuka. Così, ieri sera, in cucina, gli occhi di Kasumi hanno incrociato per un istante quelli di Noriko, e Noriko, con uno sguardo non di collera o di odio ma di semplice disprezzo, ha avuto per la prima volta il coraggio di dire: «Kasumi, la faccia finita». E Kasumi ha desiderato davvero di farla finita, di abbandonare tutto, marito, figlie, il lavoro, la casa di Tokyo, e di andare a vivere con Ishiyama.
Alle due di notte, mentre Michihiro dormiva ignaro con la bocca aperta, ha raggiunto la piccola stanza di fianco all'ingresso, dove l'aspettava Ishiyama. Nell'oscurità ha percepito l'odore del suo corpo, si è tolta i vestiti, si è sdraiata sul materasso freddo e, palpando il corpo pieno dell'amante, ha sentito che la catastrofe era prossima. Ora, eccola, puntuale, la catastrofe: Kasumi si è appena svegliata con addosso ancora l'odore di Ishiyama e Michihiro, sconvolto, le sta dicendo che Yuka è scomparsa, svanita nel nulla, sparita nel bosco intorno alla casa. Kasumi non avverte collera, solo un'immensa, incontenibile tristezza. Sa che la sua deriva è cominciata. Romanzo che, con abilità quasi chirurgica, penetra nell'animo di una donna per afferrarne il sentimento della colpa e dell'espiazione, la natura del desiderio e dell'amore, la percezione della vita e della morte, Morbide guance ci restituisce tutto lo straordinario talento di Natsuo Kirino. Illuminando la crepa, il vuoto di moralità di un'esistenza, Natsuo Kirino porta alla luce, come in un flash, tutta la verità nascosta della società giapponese contemporanea, confermandosi come «l'unica vera voce innovativa della letteratura giapponese degli ultimi venti anni» (Daisuke Hashimoto)»

Intrigante, vero? Questo gioiellino, che ha come prezzo di copertina 18,00 euro, io l’ho pagato 2 euro, circostanza che me lo rende ancora più caro! 

sabato 10 novembre 2012

Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino

 "Era dunque così importante essere un uomo?"





Dimenticate i manga, Murakami e la Yoshimoto : questo è il vero volto del Giappone, una società reazionaria, competitiva, chiusa, soffocante per tutte le sue regole e i suoi comportamenti rigidamente codificati, maschilista e dura verso le donne, un mondo alienante e spersonalizzante in cui la collettività schiaccia il singolo, l’omologazione soffoca l’individualismo, dove i diversi e i deboli, le donne e gli stranieri, sono condannati all'abbrutimento e in cui la solitudine e l’emarginazione diventano facilmente violenza e perversione. 
Sebbene sia un giallo, un noir, un thriller con punte splatter di un sadismo di raffinata, quasi quotidiana semplicità, sebbene la trama avanzi in un’atmosfera di inesorabile claustrofobia nelle spire della perdita di qualsiasi contatto con la realtà, questo romanzo da un lato è un’opera coinvolgente e appassionante, da leggere tutto d’un fiato in un crescendo di suspense e colpi di scena, e dall'altro lato è un’opera realistica e dura di profonda critica sociale, una descrizione cinica e spietata di una condizione esistenziale all'insegna della più vuota, materialistica, deprimente alienazione. 

La vita delle quattro protagoniste si può inquadrare visivamente attraverso un vero e proprio correlativo oggettivo : il loro lavoro, il turno di notte in una fabbrica di bento. L’esistenza delle protagoniste scorre come il nastro della catena di montaggio : monotona, automatica, inesorabile, un insieme di gesti fini a se stessi e privi di senso che avvengono in una notte sia fisica che mentale, una serie sempre uguale di azioni che si ripete all'infinito nella più totale oscurità effettiva ed emotiva. Questa condizione rispecchia quella di tutto il Giappone : tecnologia avanzata ma monotonia, smarrimento, la disperazione inespressa dell’essere ridotti agli ingranaggi anonimi di un meccanismo cieco, inumano. 


Quando il turno di notte è finito, è un mondo vuoto di affetti che attende le protagoniste, schiave di famiglie esigenti, figli problematici, mariti indifferenti e dannosi, e dell’esigenza di mantenere sempre e comunque le apparenze. Questa esigenza porta al problema principale : il denaro, le infinite, incalcolabili quantità di denaro che ogni giorno mettono in moto gli ingranaggi di una nazione basata sulle apparenze : macchine di produzione straniera, capi griffati, cosmetici francesi, case comode … un ritmo impossibile da tenere per chi riesce a stento ad assicurare, lavorando di notte, la sopravvivenza della propria famiglia. A risentire maggiormente di questa situazione sono, naturalmente, le donne, nella cui esistenza si esprime chiaramente il paradosso di una società solo apparentemente progredita, ma in realtà reazionaria e maschilista. Per questo le quattro protagoniste, dopo una notte in bianco per portare a casa l’unico stipendio –tutte e quattro sono le uniche a lavorare – devono occuparsi di parenti, mariti, figli, nipoti, suocere invalide, cucina, pulizie, oppure, nel caso di Kuniko, degli oneri imposti dall'altra faccia della condizione femminile, la necessità di essere sempre elegante e all'ultima moda. 

Emergono così i due volti del Giappone moderno, la mentalità chiusa e arretrata, in contrasto con il progresso tecnologico, e la tendenza al materialismo e all'accaparramento indiscriminato. 
Nonostante le protagoniste lavorino, non sono per questo esonerate dal dovere di rientrare nei canoni tradizionali della figura femminile. Il turno di notte, il fatto che senza il loro salario la famiglia morirebbe di fame, sono una sorta di vergognosa parentesi da tenere nascosta. Di giorno Masako, Kuniko, Yoshie e Yayoi devono essere mogli, madri, casalinghe. 

Quello che l’autrice rende quindi benissimo è la verità della condizione della donna, una verità che trascende l’orizzonte giapponese configurandosi come realtà universale : la donna è una creatura in lotta, una creatura che vive in uno stato di guerra perenne che finisce per renderla crudele come gli uomini non arrivano ad essere, crudele fino a rinnegare la propria umanità e a incarnare dentro di sé la natura nella sua realtà esistenziale : non la madre che l’uomo immagina, ma un cieco meccanismo di produzione e distruzione del tutto indifferente alla sorte delle creature che le passano attraverso e con le quali viene in contatto. 

La lettura delle routine quotidiana delle protagoniste è inquietante e spaventosa quanto quella delle più soffocanti pagine kafkiane. A un certo punto, prima ancora che la trama ci arrivi, il lettore dentro di sé sa che non può continuare così, comincia a pensare : non può andare avanti così, sta per succedere qualcosa di terribile, stanno perdendo il contatto con la realtà, non sono più in grado di ragionare, sono stanche, hanno troppo sonno, sono troppo stressate e sole… E qualcosa succede : la più graziosa e giovane, Yayoi, madre di due bambini, dopo aver saputo che il marito aveva perso al gioco tutti i loro risparmi, in un raptus di odio lo strangola con la sua cintura. È solo sollievo che prova di fronte al marito morto, sollievo e un’unica preoccupazione : come far sparire il cadavere. Qui entrano in gioco le altre tre, che la aiutano non per amicizia o per solidarietà femminile, e neppure, all'inizio  per interesse : la aiutano perché infondo la approvano, perché inconsciamente sanno che quella non è un’azione riprovevole e eccezionale, perché nella loro condizione psichica alterata, nel totale e irreversibile straniamento in cui la solitudine e l’emarginazione la hanno precipitate, hanno sospeso ogni giudizio, ogni riflessione e pensiero, decidono che «si tratta semplicemente di un lavoro», prigioniere della logica compito – eseguire – compito- eseguire – difficoltà – proseguire senza rallentare – compito – eseguire… 

Per questo un cadavere da fare a pezzi nelle loro mani si riduce semplicemente a un ennesimo bento da preparare : velocemente, con efficienza, senza sporcare. 
Questa vicenda sanguinosa non è che l’antefatto, la trama vera e propria comincia dopo che anche l’ultimo sacchetto dell’immondizia con il cadavere fatto a pezzi viene abbandonato … per la fretta di sbarazzarsene, la codarda Kuniko lascia i sacchetti dove la polizia li trova. Cominciano così le indagini, che però fin dall'inizio escludono dai sospetti la vedova. Ufficialmente perché il defunto Kenji era un assiduo frequentatore delle case da gioco di Kabukicho, dove perdeva regolarmente e dove proprio il giorno in cui era morto aveva avuto una rissa con uno yakuza perché infastidiva la squillo più preziosa del locale : è quindi nel mondo del gioco d’azzardo e della prostituzione che la polizia si muove. 
In realtà all'inizio le indagini erano partite sulla pista giusta : la polizia arriva alle altre tre, le interroga e ispeziona perfino il bagno di Masako, dove il cadavere era stato decapitato e smembrato, prende nota delle incongruenze fra le versioni di tutte e quattro e individua anche il movente, un’ingente assicurazione sulla vita di Kenji. In pratica, la verità viene scoperta, ma la scoperta non conduce a nulla per un motivo semplicissimo : è inconcepibile che quattro donne abbiano commesso quel delitto. 

E così la polizia abbandona tutte le prove incontrovertibili dell’evidente colpevolezza di Yayoi e si concentra sul protagonista maschile, lo yakuza della rissa, nonché proprietario della casa da gioco. Senza troppe cerimonie Satake è arrestato, le sue case da gioco sono chiuse e i suoi beni sono confiscati perché nel suo passato c’è già un delitto. Il caso è chiuso, ma invece comincia tutta una serie di colpi di scena che tiene con il fiato sospeso il lettore, allibito e stregato dall'inaspettata piega incalzante degli eventi : intrighi, una lotta senza esclusione di colpi fra yakuza, polizia e mafia cinese, la fine dell’alleanza fra le quattro amiche che le trascina in una spirale di ricatti reciproci e un raccapricciante business che momentaneamente sembra risolvere i loro problemi fino all'emergere di un nemico senza volto e senza nome che le bracca e le minaccia da lontano, le sorveglia insinuandosi nei modi più inaspettati nelle loro vite fino a colpirle direttamente.  

L’unico punto fermo per tutti, per noi lettori, per gli altri personaggi, perfino per il nemico, resta la lucida, fredda, razionale intelligenza di Masako, la mente che muove i fili della trama. 
È soprattutto attraverso di lei che ci viene mostrata la dura condizione della donna giapponese, le sue difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro e il disprezzo che le è riservato quando ci riesce. Il suo è infatti un passato di mobbing, umiliazioni e discriminazioni : per il fatto che lavora il figlio non le rivolge la parola da anni e il marito si sente talmente schiacciato da questa esplicita messa in discussione della sua virilità da essersi ritirato in un mondo tutto suo, escludendola totalmente dalla sua vita. Per questo è lei che riesce ad avvicinarsi al povero Kazuo, un impiegato mezzo giapponese e mezzo latino americano, condizione che lo pone, nella scala sociale giapponese, al di sotto della donna in quanto straniero e, come le donne, discriminato. Crolla infatti un altro mito : una società tanto chiusa, ostile e dure non è solo maschilista, ma anche profondamente razzista verso i gaijin. 

Insomma Tokyo, così civile e progredita, ci è mostrata dal basso, dal punto di vista degli emarginati e dei diversi : donne, stranieri, yakuza, e fa tutto un altro effetto : un mondo degradato in cui si trascinano delle esistenze squallide, dove gli esseri umani sono numeri, dove la collettività è forte perché cela il vuoto interiore del singolo. 
652 pagine in due parole? Nichilismo e ineluttabilità.