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giovedì 31 gennaio 2013

In & Out – manga a confronto 2


In vista di futuri traslochi, sto un po’ riorganizzando la mia collezione di manga, e negli ultimi mesi ne ho regalati e venduti tanti in vista della mia nuova politica di acquisti : pochi ma buoni. Perciò è il momento di fare qualche bilancio dei sopravvissuti e degli espulsi. Avviso : in questa rubrica demolisco dei manga che a molti piacciono. Non ci dovrebbe essere bisogno di specificarlo, ma in varie occasioni ho notato che i lettori di manga sono molto permalosi e suscettibili e prendono la critica a un manga che a loro piace come in un insulto mortale a loro e ai loro antenati, perciò lo ribadisco : questo è puro dibattito accademico. Critico alcuni manga che non sono piaciuti a me. Se qualcuno si offende e la prende sul personale, lo invito a crescere, a farsi una vita e a cercare qualcosa di veramente importante a cui dedicare le sue energie. Fra l’altro, dal momento che in genere di questi manga si trovano sul web solo le recensioni positive di chi li legge e che nei forum ne parlano solo i fan, mentre chi li abbandona – i più, secondo i dati di vendita - lo fa e basta, senza spiegare il perché, penso che sia importante rendere pubblici anche pareri controcorrente, per offrire a chi non ne sa niente ed è indeciso sull'acquisto una visione completa basata su punti di vista diversi. 

IN : I GIORNI DELLA SPOSA di Kaoru Mori

«Oh luna, rischiara la via, così che io torni a casa sana e salva, lungo il cammino dorato»




In questo momento è il mio manga preferito. Già adoravo la Mori fin dai tempi di Emma, ma per questo manga è stato amore a prima vista. Innanzitutto sono stata stregata dall'ambientazione originalissima e suggestiva, l’Asia Centrale, lungo la Via della Seta, uno scenario selvaggio e magico, colto in un’epoca affascinante, la metà dell’Ottocento. Questo ambiente e questo paese sono ricostruiti con una precisione documentaristica, ma in un modo così fiabesco e rilassato, sottolineato dalla struttura episodica,  che comunica una sensazione di dolcezza e tranquillità quotidiana. Fin dalle prime pagine siamo infatti introdotti in un piccolo mondo sereno , scandito dai ritmi delle stagioni, turbato nella sua tranquillità da spietate leggi tribali ma che ritrova la sua unità nella micro cellula della famiglia, luogo di aggregazione degli affetti e punto di riferimento imprescindibile. È una vita faticosa, ma tutti la affrontano con allegria ed energia. Troviamo quindi una famiglia allargata di pastori nomadi, nella quale sono presenti quattro generazioni contemporaneamente e in cui le tradizioni si tramandano oralmente, di madre in figlia, per mantenere la memoria storica del clan; come in ogni famiglia, infatti, sono le donne a reggere le sorti dei loro parenti, e infatti uno degli elementi migliori di questo manga è la forza dei personaggi femminili, donne vere e nello stesso tempo femminili e affascinanti, dotate di personalità formidabili ma che nello stesso tempo non rinunciano alla loro dolcezza e alla loro femminilità.


La protagonista, Amira, è infatti un bellissimo personaggio femminile perché a un lato è un maschiaccio – la Mori stessa la descrive come spontanea, irruenta e forte -  che cavalca come un cosacco, va a caccia e tira con l’arco come un uomo e scuoia le prede con le sue mani, ma dall’altro è una donna a tutti gli effetti, che cura la sua bellezza e di dedica a tutte le attività tipicamente femminili senza lamentarsi, felice di fare qualcosa per la sua famiglia e fiera di essere apprezzata da loro. Le cure quasi materne che Amira ha per Karluk, il suo giovanissimo marito, che ha 12 anni, cioè 8 meno di lei, non le impediscono di rispettarlo come uomo e come marito e di dedicarsi con tutta se stessa alla felicità e al benessere dei suoi parenti acquisitiDa parte sua, Karluk è tenerissimo e commovente: si rende conto di essere solo un bambino e di sembrare ancora più sprovveduto e infantile rispetto alla sua straordinaria moglie, ma l’affetto per Amira lo porta a maturare e a comportarsi come un vero uomo, responsabile, protettivo, coraggioso e forte. Il loro rapporto è tenero e spontaneo e la sua originalità è proprio la naturalezza con cui è rappresentato : lui e Amira fin dall'inizio del loro matrimonio così sui generis diventano sempre più legati è uniti : anche se parlare d’amore è prematuro, con il proseguire della storia e con l’aumentare delle difficoltà che devono affrontare insieme, cominciano ad agire come un’unica persona.

La loro storia personale i mescola continuamente ad altri elementi della narrazione, il fascino della vita nomade, gli spostamenti in sella, le tende sotto il cielo stellato della steppa, si accompagnano all'attenzione per i gesti domestici della vita quotidiana, preparare il pane, cucinare per tutta la numerosa famiglia, cucire il corredo, badare agli animali, andare al mercato, fare visite alle donne delle altre famiglia, combinare matrimoni…  Non mancano poi momenti d’azione, come la lotta contro la tribù di Amira, che tenta di strapparla a Karluk per darla in moglie e un uomo potente e violento, pericolo che continuerà ad incombere su di lei e su Karluk finché non porteranno di aver consumato il matrimonio con la nascita di un figlio. Per ora, invece, i fratelli di Amira continuano a tramare nell'ombra e a cercare di strapparla con la forza alla sua nuova famiglia.  Questa continua minaccia da un lato movimenta la narrazione, che altrimenti resterebbe un piacevolissimo slice of life, e dall'altro contribuisce a far maturare Karluk, che arriva al punto di combattere di persona contro i cognati, e Amira, che acquisisce sempre più la consapevolezza del suo stato di sposa e della sacralità di un legame che all'inizio aveva solo obbedientemente accettato.


A parte i due protagonisti, anche i personaggi minori sono ben fatti, profondi e tali da indurre i lettori ad affezionarsi a loro. Ad esempio, un personaggio che risulta istintivamente simpatico è Smith, un ospite della famiglia, il tipico studioso inglese dell’Ottocento, curioso e ingenuo, apparentemente svampito e sempre con la testa fra le nuvole o fra antichi manoscritti in lingue incomprensibili, ma in realtà viaggiatore e esploratore pieno di risorse, dotato di saldi principi e di una straordinaria forza fisica e morale e capace di trovate intelligenti. Soprattutto, la sua apertura mentale è necessaria per introdurre i lettori in questo mondo così lontano, e le spiegazioni che vengono date a lui, in realtà, sono tutte a nostro beneficio. Inoltre la sua presenza serve a contestualizzare storicamente il manga, perché Smith, in quanto cittadino inglese, resta coinvolto indirettamente tanto nella guerra in Crimea che nei conflitti interni frai clan.

Un altro personaggio molto affascinante è Azer, il fratello maggiore di Amira : apparentemente è un nemico pericoloso, raffinato e subdolo, il principale artefice dei tentativi di rapimento di Amira, ma è evidente che non è insensibile al destino di violenze e abusi che attenderebbe la sorella se fosse tolta a Karluk e data in moglie a un clan i cui uomini si sono già resi responsabili della morte di altre loro sorelle. Per questo porta aventi una specie di doppio gioco e, mentre tenta di portarla via insieme agli altri parenti, in realtà la lascia fuggire, e che è tormentato dai suoi conflitti interiori e dal contrasto fra i propri affetti e i doveri verso la famiglia

Mi piace anche la nonna, la matriarca del clan di Karluk nonché vero capo della famiglia : determinata e combattiva, austera e rispettata da tutti, è molto vicina ad Amira, che ha ricevuto, nonostante i decenni che le separino, la sua stessa educazione. In quanto donna che ha molto vissuto e molto sofferto, da un lato è severa ed esigente, ma dall'altro è molto comprensiva verso i giovani che la circondano ed è capace di grande affetto.


Oltre ad Amira ci sono poi altre spose o future spose : la malinconica e sfortunata Talas, la scontrosa Pariya, con la sua gentilezza nascosta, le pestifere gemelle Laila e Leili con i loro stratagemmi e le loro trappole per i futuri mariti, e tutte le madri, severe ma capaci di un amore profondo e viscerale per i figli e, soprattutto, per le figlie, nelle quali si rivedono e alle quali augurano una vita migliore della propria, come tutte la madri dalle origini del mondo.

Attraverso queste spose, i loro bambini e le loro famiglia, la Mori rivolge un’attenzione delicata e piena di sensibilità al mondo femminile e ai rapporti familiari rappresentati in tutte le loro sfaccettature e sfumature : affetto, consuetudine, amore, sottomissione, protezione. Inoltre, viene dato risalto anche a rapporti di parentela inconsueti, all'affetto  per esempio, fra una nuora e una suocera, come nella storia di Talas, o fra una bisnonna e una pronipotina.

Inoltre penso che un manga così non ha prezzo per i disegni opulenti e lussureggianti, la cura e la raffinatezza dei minimi dettagli dell’abbigliamento, dei gioielli, delle acconciature, dei dettagli, dei tessuti e dei tappeti, degli intagli nel legno, la perfezione anatomica delle figure umane, con corpi realistici e morbidi e visi espressivi… quasi tutte le tavole, insomma, sono dei piccoli capolavori. Soprattutto mi piacciono molto le raffigurazioni della natura, dei pascoli, delle montagne, degli animali, del deserto, dei cieli stellati, la solitudine della steppa… momenti sereni o malinconici di una poeticità elevatissima, la realizzazione grafica della poetica del vago e dell’indefinito.  


Un capitolo con disegni belli da togliere il fiato è quello sui tessuti e sui ricami, che sono sia simbolo del prestigio del clan, sia opera d’arte in cui le donne esprimevano il proprio talento e la propria fantasia sia, soprattutto, un vero e proprio diario, stoffe in cui generazioni di donne hanno intessuto i loro sogni e le loro speranze, un romanzo che attraverso le immagini racconta la storia della famiglia dal punto di vista delle sue donne in una civiltà estranea alla scrittura; infatti è molto bello il parallelo fra Smith che scrive i suoi appunti sulle stoffe e le donne, che intanto, continuano a ricamare.

Di questo manga mi piace la delicatezza e la sua lettura mi rilassa, riesce davvero a trasportarmi altrove, e spero che duri a lungo, perché ormai considero Amira, Karluk, Smith e gli altri come degli amici affezionati. Manga come questo sono un dono prezioso e ci ricompensano di anni di letture scadenti e annunci deludenti.

OUT : OOKU di Fumi Yoshinaga




Rivenduto a metà prezzo. TRAMA : siamo nel periodo Edo (1600-1868). Da quando un bambino va dio solo sa perché a fare dio solo sa che cosa in montagna, scoppia una strana epidemia di vaiolo che stermina la popolazione maschile. Per questo nasce un periodo Edo parallelo : all'insaputa del resto del mondo, in Giappone a lungo andare il potere viene preso dalle donne, che occupano tutti i posti più importanti nelle gerarchie di potere e cominciano ad esercitare tutti i mestieri prima riservati agli uomini, mentre questi ultimi, in quanto specie in via d’estinzione, devono essere protetti e preservati e così fanno la parte del sesso debole : stanno chiusi e protetti in casa, fanno da stalloni e / o da concubini, sono venduti dalle famiglie povere a quartieri di prostituti e di geishe maschio, oppure entrano nell’Ooku, l’harem della shogun. In questo harem maschile si aggirano quindi esseri inquietanti che parlano di trucco, capelli e ceretta, maschioni più o meno effeminati che zoccoleggiano, si ingroppano a vicende in attesa delle attenzioni della padrone oppure si dedicano a incombenze femminili… cosa molto, molto inquietante.


Vedere degli uomini ridotti a puri oggetti sessuali mi fa abbastanza schifo, e  ho trovato molto ridicoli questi uomini che si lagnano di doversi prostituire per delle donne e si lamentano delle loro clienti e padrone, come se agli uomini potesse dispiacere di oziare e giacere, come se le loro “sofferenze” fossero anche solo lontanamente paragonabili a quelle delle donne in analoghe circostanze… per non parlare delle tendenze vagamente yaoi : insomma, rinchiudendo un centinaio di uomini tutti insieme, qualcosa inevitabilmente succede, ma questi passatempi da collegiali mi sono sempre sembrati molto noiosi.

La ricostruzione storica dello shogunato, delle dinamiche politiche, degli ambienti, dei costumi, delle pettinature e delle usanze dell’epoca è dettagliata, accuratissima, impeccabile… e del tutto sprecata, perché non è un manga storico, ma un romanzetto di fantastoria e fantapolitica. Avrei letto con piacere un manga sulla vita in Giappone nell'epoca Edo, ma l’artificio narrativo del vaiolo misterioso e del conseguente ribaltamento di ruoli ha tolto credibilità al tutto. È un puro divertissment, è come se qui in Europa scrivessimo una storia ambientata nel Seicento in cui tutti i principali personaggi dell’epoca sono trasformati in donne, come se mi dicessero di leggere un libro sul Re Sole, in cui però lui e i suoi consiglieri in realtà sono donne : ?!?!? E che lo leggo a fare?

L’altro grande problema di questa situazione ucronica in cui è immersa la storia è che rende impossibile prendere sul serio i personaggi e appassionarsi alle loro vicende : vivono in un mondo che non esiste, e quindi non esistono nemmeno le loro difficoltà. In altre parole, è impossibile non solo identificarsi nei personaggi, ma perfino prendere a cuore i loro destini, perché non mi si può chiedere di immedesimarmi nei sentimenti di chi vive un qualcosa che non esiste. Se invece sia uomini che donne fossero stati lasciati al loro posto e se questo manga fosse stato incentrato sulle sofferenze delle concubine, come Sakuran della Anno, la storia sarebbe stata molto bella, piena di intrighi e giochi di potere. Questa specie di trovata burlesque invece mi sembra sminuire tutte le sofferenze provate dalle donne in analoghe circostanze. 

Al di là di questo difetto di fondo che impedisce qualsiasi tipo di empatia, non è che i personaggi di per sé brillino per originalità : a parte il susseguirsi di lutti, violenze, drammi e tragedie nelle loro vite, sono figure molto stereotipe, tanto artefatti e compassati che è impossibile affezionarsi a loro… o distinguerli gli uni dagli altri. Infatti, anche graficamente, i personaggi sono tutti uguali. Complice il fatto che la noia aveva già fatto interrompere il collegamento al mio cervello, non mi ero accorta che il secondo volume era un flashback e che tutti i personaggi erano cambiati, perché per aspetto e carattere sono gli stessi.

Anche le parti che ho preso sul serio, cioè le descrizioni della vita nell'harem  la banale situazione della gabbia dorata, mi hanno solo angosciata : è una vita sprecata, morbosa, inutile, straniante, claustrofobica, alienante, scandita da regole surreali, incombenze umilianti, gerarchie di potere ferree, punizioni crudeli, rapporti sessuali al limite dello stupro, carriere e ascese sociali basate sulla seduzione, rivalità e vendette fra concubini … perché devo leggere qualcosa del genere? È vero che è una rappresentazione realistica della vita in un harem ma, semmai me ne venisse voglia, mi rivolgerei ai nostri cari sultani e leggerei la descrizione di un harem vero, storico.


Ma il principale motivo del mio abbandono è stato un altro : quando già il primo numero di Ooku mi aveva procurato a livello neurologico un principio di narcolessia, ho letto quella boiata di Gerard e Jacques, e da allora io dico NO alla Yoshinaga. L’autrice di una schifezza del genere - il tipico ragazzino-stuprato-si-innamora-di-stupratore che può piacere solo a zitelloni pervertiti - è indegna di traduzione e pubblicazione. Anche Antique Bakery, con uomini che fanno i dolcetti, mi repelle abbastanza : yaoi o BL che siano, io non li reggo. Anche se Ooku, per ipotesi, mi fosse piaciuto, l’avrei interrotto comunque per boicottare l’autrice.