“The object of his affection. His beloved. Does anyone question whether the beloved loves in return? Does the beloved have any choice?”
Premessa : quanto mi
manca l’antica Roma!! Dieci anni di intensa frequentazione fra liceo e
università, e fra di noi è ancora come se fosse il primo giorno, un amore
ininterrotto con violenti ritorni di fiamma! Sarà poi che ultimamente le solite
letture mi hanno un po’ stancata, ma il mio attuale passatempo è crogiolarmi
nei romanzi storici. Alcuni sono penosi - li leggo comunque con l’occhio
dell’addetta ai lavori, gli errori e gli anacronismi difficilmente mi sfuggono
- altri sono troppo fantasiosi, e altri invece sono veramente ben scritti e
costruiti : “Eromenos” è uno di questi. Il protagonista è Antinoo, il
bellissimo e malinconico favorito dell’Imperatore Adriano, una delle mie prime
cotte immaginarie, l’oggetto di una specie di attacco di sindrome di Stendhal
quando vidi per la prima volta l’Antinoo Farnese e istintivamente feci
scivolare le mie dita di bambina fra quelle della statua ( eh sì, l’ho
toccato!). Anni dopo ho letto “Memorie di Adriano” e vi ho scoperto – o
ritrovato – un mondo e un universo che mi erano familiari.
Proprio “Memorie di
Adriano” rappresenta il contesto dal quale si muove l’opera, il suo antefatto e
il suo sfondo. Passi dell’opera della Yourcenar – il background familiare di
Antinoo, gli episodi in Arcadia, la caccia, la notte a Smirne - vengono
inseriti nella narrazione, citati, rielaborati e presupposti, e soprattutto
raccontati dal punto di vista di Antinoo. Mentre nel romanzo della Yourcenar il
narratore è Adriano, qui infatti è Antinoo, nella sua ultima notte di vita, a prendere
la parola e a raccontare gli anni trascorsi a fianco dell’uomo più potente del
mondo, nella posizione difficile di favorito ufficiale. Prima di morire, decide
di lasciare una testimonianza della sua storia.Questa storia, nelle sue linee
generali, è nota, o dovrebbe esserlo : nacque in Bitinia, in Asia Minore, nel
111 d.C. Non era di famiglia ricca o nobile e passò la sua infanzia in quella
provincia isolata e arretrata, dove la saggezza greca si mescolava all'irrazionalità asiatica, a contatto con la natura e con i miti. Nel 124
a.C., a 13 anni - infatti nelle statue più antiche si vede che Antinoo è
proprio un bambino - non si sa come attira l’attenzione dell’imperatore e da
allora, come dice l’Adriano della Yourcenar, lo accompagnò in tutti i suoi viaggi.
A 19 anni Antinoo annegò nel Nilo, una morte misteriosa sulla quale si cerca di
gettare luce da 2000 anni, senza risultato, avanzando le ipotesi più disparate
: un incidente? Un omicidio? Un suicidio? Un sacrificio rituale e spontaneo per
l’imperatore? Storici ostili addirittura accusano Adriano di averlo costretto a
questo gesto, ipotesi contraddetta dal dolore di Adriano in seguito alla sua
perdita e dal fatto che Adriano è stato uno degli imperatori meno sanguinari
della storia. Nessuno sa cosa accadde al vero Antinoo, come e perché sia
annegato nel Nilo, come l’Imperatore abbia potuto perdere così ciò che aveva di
più prezioso… ma la sua morte tragica e misteriosa, messa a confronto con un
viso riprodotto migliaia di volte e sempre malinconico e triste in ognuna, è la
prova di quanto la sua esistenza privilegiata celasse un’anima tormentata.
Oltre che per la sua morte, Antinoo è una figura particolare e straordinaria
anche per le circostanze in cui ci sono pervenute le sue notizie : di nessun personaggio
dell’antichità, di nessun personaggio in assoluto fino all'invenzione della
fotografia e del cinema, ci restano così tante riproduzioni. Così a distanza di
duemila anni possiamo seguire la sua crescita, ammirare il viso rotondo del
bambino tredicenne che si affina in quello del ragazzino malinconico e
dell’adulto triste, il suo giovane corpo crescere, le sue fattezze adattarsi a
interpretare ogni divinità… Adriano era ossessionato dalla sue immagine e la
impose all'Impero attraverso una profusione senza eguali di statue, busti,
ritratti, monete, gemme, incisioni, disegni e bassorilievi, una sorta di
servizio fotografico ante litteram e un caso unico nell’arte di tutti i tempi :
un volto di un ragazzo conservato solo a causa dell’amore di un uomo. Il volto
più conosciuto dell’antichità non è un politico, un sovrano, una regina, uno
scrittore, uno scienziato, ma è un adolescente, un giovanissimo favorito che
nei suoi innumerevoli busti e statue è sempre serio e triste; in ogni museo,
quando lo si intravede fra tutte le altre statue, prima ancora di mettere a
fuoco i suoi lineamenti, inconfondibili nella loro delicatezza, di Antinoo
risalta l’aura malinconica, l’espressione ombrosa e assorta nella sua
tristezza.
A questa ricchezza iconografica si
accompagna poi un totale silenzio su tutto il resto. Oltre a essere l’unico ed
essere stato così ritratto, Antinoo è anche l’unico di cui non ci è riportata
nemmeno una parola. Dell’età di Adriano abbiamo citazioni che ci fanno sentire
le voci di tutti, dai senatori ai sicofanti agli scrittori al popolo alle
etere, una folla multiforme, variopinta e rumorosa, nella quale l’unica figura
triste, Antinoo, è anche l’unica figura silenziosa. Bellezza, tristezza,
silenzio, una vita scandalosa cominciata a tredici anni e un misterioso
suicidio : questo ci resta di Antinoo. Una figura triste e tormentata che dopo
la morte è stata divinizzata, un culto durato per secoli, il compimento di una
storia d’amore in cui si intrecciano Eros e Thanatos, che ha segnato l’arte e
la storia e che ha dato origine all’ultima divinità pagana dell’antichità, un
amore maledetto dai posteri e che si è impresso nell’immaginario collettivo con
il volto dai tratti malinconici di un giovane dal fascino.
Perciò, tornando a “Eromenos”, fa uno
strano effetto vedere la storia attraverso il punto di vista di Antinoo, vedere
rompere il silenzio che avvolge questa figura tragica nella sua drammatica
giovinezza. Il romanzo, risulta diviso in quattro sezioni – Terra, Aria, Fuoco
e Acqua – ognuna delle quali descrive un momento diverso della vita di Antinoo
e la cui unione assume un preciso valore simbolico e rituale che prelude al
sacrificio finale. Dal punto di vista della struttura, abbiamo un romanzo di
formazione ambientato nel II secolo, storicamente accuratissimo e scritto in
uno stile accattivante e piacevole, con rigorosa attenzione e accuratezza nella
descrizione della società romana; sebbene la storia sia romanzata, ci sono
molti tratti realistici in quelle che dovevano essere le interazioni fra
l’imperatore e il giovane favorito.
Cresciuto in solitudine a contatto
con la natura, in un mondo in cui la sapienza greca si mescola a superstizioni
e leggende orientali, nell’atmosfera fiabesca e magica del mondo senza tempo
della Bitinia, Antinoo è un bambino aggraziato, timido, ombroso e obbediente,
di indole affettuosa e riflessiva e di una saggezza che è frutto della sua
infanzia solitaria, del suo intenso rapporto con la natura e della sua
immaginazione e sensibilità.
Questa specie di pastorello è però
destinato a una vita che non avrebbe mai immaginato. L’autrice fa quindi un
ottimo lavoro nel descrivere in modo interessante e commovente la crescita di
Antinoo, facendosi seguire i passi aggraziati di un ragazzino ingenuo,
proveniente da una provincia lontana e da una vita semplice, che si fa strada
nel cuore dell’Impero con candore, confusione e inconsapevolezza e si lascia
travolgere da una relazione nella quale fin dall’inizio emerge che, nonostante
l’amore e l’adorazione concessegli, non sarebbe mai stato considerato dal suo
amante un suo uguale. Attraverso la figura del giovanissimo Antinoo ritornano
domande senza tempo : qual è la natura dell’amore, del controllo e del potere?
È a queste implicazioni che allude il titolo. Benché, secondo i canoni
dell’epoca, la relazione fra erastès e eromenos fosse un contratto socialmente
codificato, la relazione fra Antinoo e l’imperatore doveva trascendere questi
confini, dal momento che i sentimenti di Adriano – quelli di Antinoo sono
sconosciuti – e la loro ostentazione sono un unicum che non ha eguali nella
storia di Roma, storia che degli imperatori ha tramandato stravaganze peggiori.
Perciò il romanzo approfondisce i risvolti emotivi di questo rapporto, dando
voce al suo elemento debole, l’oggetto dell’adorazione di quello che all’epoca
era l’uomo più potente della terra. Attratto dalla sua bellezza e dall’eredità
spirituale greca che Antinoo incarnava, dopo averlo incontrato per caso Adriano
decide di portarlo a Roma con sé, affinché gli fosse impartita l’educazione
raffinata che lo avrebbe reso degno di diventare il suo eromenos ufficiale.
Così, praticamente raccolto da bambino, Antinoo cresce in fretta nell’ambiente
lussuoso e corrotto della corte imperiale e riceve un’educazione principesca.
Gradualmente si affeziona all’imperatore, che considerava un dio in terra e che
all’inizio non riusciva nemmeno a guardare, in preda alla timidezza.Quello che
all’inizio si stabilisce con Adriano è un rapporto di paideia in cui Adriano è
innegabilmente una figura paterna nei confronti del bambino che si era proposto
di crescere, formare e modellare, fino a renderlo non solo il suo compagno, ma
anche l’incarnazione di tutti i sui ideali. La trasformazione dell’imperatore,
amichevole e gentile, in uomo in tutto e per tutto, con desideri che sarebbe
spettato a lui soddisfare, per Antinoo è un primo trauma. L’autrice qui è molto
brava a farci capire che Antinoo era consenziente… ma nella misura in cui si
può essere consenzienti a qualcosa di cui si ha solo una vaga idea e che si può
solo subire. Così, con timidezza e imbarazzo, subisce l’iniziazione fisica al
suo ruolo di eromenos, impara a convivere con le implicazioni sessuali del suo
nuovo status, si adatta gradualmente ai gesti dell’amore fisico, li impara
senza sentirvisi mai del tutto a proprio agio e sempre consapevole del fatto
che anche in ambito sessuale, come in tutti gli altri, Adriano era in una
posizione di dominio e di supremazia. Per questo la soggezione iniziale di
Antinoo, anche dal punto di vista sessuale, non viene mai meno. Da subito
quindi, anche nei primi tempi felici, Antinoo deve convivere con lo stress di
una relazione fisicamente molto intensa, ma che non poteva diventare amore né
amicizia.
Sebbene il suo fosse un ruolo ambiguo
e scandaloso, riesce con grazia a mantenersi puro, gentile e affettuoso e ad
adattarsi alla sua nuova vita, ancora più lussuosa di quella precedente.
Silenzioso e misterioso, obbediente e riservato, proprio perché outsider riesce
a farsi una visione lucida e profonda del mondo che lo circonda. Inoltre,
viaggiando con Adriano e venendo a contatto con le più grandi personalità
dell’epoca, politici, poeti, filosofi, sacerdoti, ha la possibilità di
maturare, di aprire la sua mente e di approfondire la sue cultura, e di
crescere non solo in esperienze, ma anche in saggezza e consapevolezza.
All’inizio il suo trasporto emotivo
verso l’imperatore resta forte e sincero, ma da subito la disparità del loro
rapporto mina qualsiasi sentimento positivo Antinoo provasse. Sebbene Antinoo
resti affezionato a colui che comunque restava la persona più importante della
sua vita, la sua unica famiglia e il suo unico punto di riferimento, presto
infatti capisce che quello che prova non è mai amore, perché l’amore avrebbe
presupposto un rapporto alla pari, mentre lui fin dall’inizio non aveva mai
avuto scelta. Alla luce di questa acquisita consapevolezza, suo malgrado deve
rivedere tutta la sua storia : al di là della generosità di Adriano e
dell’onore concessogli, una volta che l’imperatore aveva scelto a chi accordare
il suo favore, non c’era altra scelta che obbedire, un rifiuto avrebbe
compromesso tutta la sua famiglia. Così Antinoo - che già durante la “prima
notte” si era sentito umiliato da una sottomissione che lo faceva sentire
accomunato agli schiavi - è diviso fra il suo senso del dovere nei confronti
dell’imperatore e la sua indole greca, che lo porta alla libertà e
all’insofferenza.
Sebbene la sua posizione di favorito
ufficiale lo rendesse addirittura potente e influente, Antinoo fin dall’inizio
è consapevole che il suo legame con Adriano era destinato a finire. Qualunque
sentimento ci fosse fra lui e l’imperatore, di qualunque natura fosse questo
era funestato dalla consapevolezza che, quando Antinoo sarebbe stato
ufficialmente riconosciuto come adulto, avrebbe dovuto essere messo
obbligatoriamente da parte : per gli antichi romani non c’era nulla di più
scandaloso e moralmente riprovevole come la relazione fra due uomini adulti,
sarebbero state compromesse la credibilità e la stabilità dell’impero di
Adriano. Perciò con l’incombere dell’età adulta e della necessità di
emanciparsi, più Antinoo cresce, più si avvicina ai 20 anni, e più tutti quelli
che lo circondano, Adriano stesso, cercano di pensare al dopo, al suo
successore, a come sistemarlo dopo l’allontanamento dalla corte. La sua
tragedia è che, una volta messo da parte dall’imperatore, non gli sarebbe
rimasto niente non tanto dal punto di vista materiale – anche se Adriano fa
chiaramente capire che non avrebbe continuato a mantenerlo – quanto da quello
affettivo : per forza di cose, l’imperatore era tutto il suo mondo. Inoltre
tutti i suoi sacrifici, la perdita della libertà e l’annullamento del suo io,
si sarebbero rivelati vani.
Adriano poi – aspetto sul quale
insiste anche la Yourcenar – era un amante difficile. Sappiamo dalla storia
quanto egli potesse rivelarsi capriccioso e involontariamente crudele. Passate
la tenerezza e l’indulgenza iniziali, comincia a pretendere da Antinoo qualcosa
che nessuno avrebbe mai potuto dargli. Nonostante il suo indiscusso genio e la
sua apertura mentale, in Adriano realmente cresceva il bisogno di dominare e
controllare tutto ciò che lo circondava e per questo la sua relazione con
Antinoo non perde mai del tutto le modalità di quella fra padrone e schiavo,
fra possessore e oggetto, e man mano che Antinoo cresce in età e in
consapevolezza, diventa una continua sfida che Antinoo non poteva e non doveva
vincere. Con la sua ossessione di controllo – probabilmente una deformazione
professionale inevitabile quando si è il padrone del mondo – Adriano arriva
perfino a mettere in pericolo la vita di Antinoo, in quella scena della caccia
piena di presagi di morte, e qui si raggiunge il punto di rottura : “Hadrian is
the master of every man’s destiny, down to the lowest slave in Rome, whereas I
cannot even become the master of my own”. Antinoo non può, non gli è concesso
superare il fatto che Adriano era l’imperatore, una figura onnipotente e
divina, della quale però doveva sopportare i difetti e le debolezze. L’ambiguità
della sua vita sta proprio nel fatto che, mentre la sua posizione privilegiata
gli consentiva di conoscere le debolezze segrete dell’imperatore, di essere
l’unico testimone dei suoi moment di vulnerabilità e di crudeltà, l’unico a
poter entrare in intimità con la sua personalità non ufficiale, comunque non
avrebbe mai potuto affrontarlo da pari a pari. Il bisogno di controllo di
Adriano alla fine ha la meglio sull’affetto di Antinoo, che racconta come
avrebbe concesso spontaneamente il suo amore e la sua sottomissione
all’imperatore se solo questi avesse chiesto, e non imposto e preso : “Once I
believed our life together represented a great love, like the heroes of old,
the bonds of the Sacred Band. Instead, it is about power and control. Hadrian holds all that power,
always has, and always will.” Perciò diventa per lui molto
difficile restare nelle sue grazie senza perdere il rispetto di sé.
Inevitabilmente, a sua volta anche
Antinoo sperimenta in prima persona il potere su altri esseri, prova a un certo
punto a imporre a altri quello che era imposto incessantemente a lui… ma ogni
volta, come nell’episodio della schiava o della prostituta, si ritrova
costretto a identificarsi con le sue vittime, a riconoscersi in loro e nella
loro impotenza e umiliazione e ad ammettere che non stava facendo altro che
mettere altre persone nella posizione in cui era costantemente lui.
Sebbene “adorato” dall’imperatore,
Antinoo è poi molto solo : invidiato, temuto, adulato, nessuno perde però
l’occasione per rimetterlo al suo posto, per rinfacciargli la sua posizione,
sminuirlo e umiliarlo, atteggiamento condiviso dalle due prostitute con le
quali ha a che fare, che in maniera diversa lo accomunano a se stesse, gli
dicono chiaramente anche lui non stava facendo altro che prostituirsi. Invano
Antinoo cerca di legarsi a qualcuno, di provare sentimenti e di stabilire dei
legami che lo portino a una maggiore sicurezza a consapevolezza di sé, ma non
può fare altro che osservare tutti quelli che lo circondano dall’esterno,
separato da loro da mille, invisibili, invalicabili barriere. Nello stesso
tempo doveva convivere con la
necessità di difendersi continuamente
dai tentativi di coinvolgerlo negli intrighi di stato, le pressioni di chi
cercava di usarlo per avvicinarsi all’Imperatore, dei suoi nemici che volevano
minare la sua influenza, la vergogna del dover convivere con umiliazioni e
pettegolezzi, la consapevolezza di non essere altro che uno schiavo agli occhi
del mondo. Ma a distruggerlo non è questo. Come
dice la Yourcenar, l’incontro con Antinoo per Adriano è stato l’incontro con
qualcuno che rappresentava il suo ideale umano, la Grecia e l’Asia, il mistero
e la bellezza, una persona che incarnava in una forma perfetta tutte le sue
aspirazioni, quello che aveva sempre cercato. È Antinoo stesso a un certo punto
a rendersi conto che, trasformandolo in un dio, riproducendo ossessivamente le
sue fattezze nelle vesti di Apollo, Dioniso, Ganimede e identificandolo con
queste divinità, Adriano non solo smetteva di vederlo nelle sue caratteristiche
umane e personali, ma non faceva altro che ribadire che Antinoo era una sua
creatura, lo specchio delle sue fantasie, la sua creazione più perfetta, e il
tributo più grande al suo genio, la fonte in cui, novello Narciso, poteva specchiarsi.
Suo amato e insieme sua creazione, suo schiavo e suo dio, venerato e
trascurato, idealizzato e abbandonato e ad ogni modo sottomesso, Antinoo non
era mai veramente sicuro dei sentimenti di Adriano per lui, perché si rendeva
conto che l’imperatore si era infatuato di una figura idealizzata che poteva
distruggere in ogni momento; questa consapevolezza distrugge in lui la
speranza, segretamente coltivata, di poter essere amato per se stesso,
indipendentemente dalla sua bellezza : Adriano lo adorava come un dio, ma nello
stesso tempo trascurava l’essere umano e il ragazzino, gli offriva il mondo ma
era indifferente ai suoi bisogni più elementari, e non amava lui, ma l’immagine
che di lui si era creato e aveva imposto al mondo.
La gabbia
dorata diventa così anche una prigionia psicologica, e Antinoo non riesce a
sopportarla : “I stayed well away from balconies, ledges, and steep stairwells,
in order to prevent any danger to Hadrian, or myself, of falling, being shoved
down, as well as to avoid confronting that part of myself which always felt
tempted to jump, or push”. Soffocato dalla convivenza con
Adriano e dalla crudele consapevolezza di non poter aspirare a nessun tipo di
individualità o libertà, Antinoo si abbandona a una depressione inconscia e dolorosamente
messa a tacere. La vera tragedia di Antinoo è quella di non poter conoscere se
stesso, di non potersi immaginare al di fuori del suo ruolo di “consorte”
imperiale. Il memoriale che decide di scrivere prima di suicidarsi quindi non è
altro che un’estrema disperata ricerca della sua identità, per scoprire
nell’imminenza della morte chi era e chi avrebbe potuto essere.
La forza che negli anni sviluppa è
una forza che gli serve solo per distruggersi. Tutto il suo cammino, la sua
crescita, la sua evoluzione, le sue conquiste possono avere un solo scopo e un
solo risultato : sacrificare se stesso. Il suo suicidio si comprende alla luce
del suo percorso esistenziale : un suicidio per legare per sempre a sé Adriano,
per costringerlo a vivere nel ricordo e nel rimorso, un sacrificio nel valore
rituale del quale Antinoo crede, ma che usa anche come unica via di fuga
possibile e come unico mezzo per realizzare il desiderio di essere almeno per
una volta padrone del suo destino. Infatti l’ultima parola che pronuncia è “Io”
: solo nel sacrificio e nella morte riesce a riaffermare la sua identità.
Immergersi nell’acqua – alla quale Antinoo si riferisce, divinizzandola, con il
pronome “she” – può perciò essere letto come il ritorno al grembo materno, un
tentativo di rinascita. Suo malgrado, questo gesto dà origine a un vero e
proprio culto religioso : dopo la divinizzazione, per gli antichi Antinoo era
un dio a tutti gli effetti.
Su Antinoo ho letto tanto, sia studi
che monografie che romanzi, ma questo libretto mi ha davvero colpita perché, in
poche pagine, riesce a cogliere il punto, a mettere in scena il dramma di
Antinoo e la tristezza di una vita, di una giovinezza stroncate, di un
ragazzino che proprio grazie alla sua tragica fine è riuscito a sconfiggere il
tempo, a fare suoi un Impero, la storia, e chiunque, in qualsiasi parte del
mondo, incontri il suo sguardo triste, malinconico e pieno di segreti.

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