“C’è sempre il
modo di obbedire. E i cervelli occidentali dovrebbero capirlo, una buona volta”
“La cosa
peggiore è che, nel resto del mondo, si pensa che questa gente sia
privilegiata”
“Perdoni il
mio indegno occidentalismo”
Iperbolico,
ironico, graffiante, surreale, grottesco, sarcastico, pieno di umorismo
bellicoso e, semplicemente, folle, questo libretto rivela nelle sue pagine
paradossali e incalzanti il genio di questa scrittrice, che vive e scrive come
un geniale e stupito extraterrestre piovuto per sbaglio sul nostro pianeta.
Perché è innegabile : Amélie Nothomb è un genio, il suo cervello e la sua penna
vanno per conto loro velocissimi e inarrestabili attraverso percorsi propri e
inimmaginabili che tengono i lettori incollati alla pagine.
“Stupore e tremori”
sono quanto l’antico cerimoniale di corte giapponese prescrive a chi ha l’onore
quasi sovrannaturale di un incontro con l’imperatore; ma sono anche
l’atteggiamento che si richiede giorno per giorno, in ogni occasione, al povero
popolo giapponese e alla giovane Amélie che, lieta di ritornare nel paese in
cui era nata e aveva trascorso l’infanzia fino al punto di convincersi di
essere giapponese, dopo la laurea viene assunta in un’importantissima ditta
nipponica. Comincia così una lenta e inarrestabile discesa nell'inferno kafkiano
della realtà lavorativa giapponese, in cui Amélie deve fare i conti con una
mentalità chiusa, perfezionista, morbosamente e ossessivo-compulsivamente
formale, opprimente e rigidamente gerarchica e in cui l’individualità degli esseri
umani è quotidianamente schiacciata e annullata.
Ma da un
europeo, e soprattutto da un europeo dotato di una personalità forte e
originale come lei, l’individualismo è inestirpabile : comincia così uno
scontro fra mentalità e civiltà il cui risultato è un anno di ininterrotto,
sadico mobbing nella descrizione del quale si alternano le riflessioni
allucinate e iperbolicamente mirabolanti dell’autrice e una lucida analisi
sociologica della morbosa e malata realtà umana e lavorativa del Giappone
contemporaneo, il paese in cui una delle cause di morte è il karoshi, in
cui non contano valori come l’individualismo - ideale diffuso in Europa da
sempre - ma il bene collettivo che sacrifica ogni tipo di umanesimo, uno
spirito di sacrificio esagerato e ridicolo, un’abnegazione tanto lontana dal
perseguimento della soddisfazione personale da celere evidentemente un
deprimente vuoto interiore dovuto a secoli di lavaggio del cervello, regole
ferree e inderogabili su dettagli superflui, rigide gerarchie che abbattono
qualsiasi meritocrazia… Non meraviglia quindi che il Giappone sia il paese con
il più alto tasso di suicidi al mondo; Amélie si meraviglia anzi che i suicidi
non siano ancora più numerosi : i membri un popolo così vanamente competitivo,
frustrato e compassato vanno a pezzi non appena la loro individualità tenta di
ribellarsi.
È con questo
mondo assurdo che l’autrice, occidentale, spontanea, individualista e
anticonformista, deve confrontarsi. Anche se all'inizio era
stata assunta come interprete, uno dei primi ordini che Amélie riceve è quello
di disimparare il giapponese perché la sua conoscenza della lingua creava un’
“atmosfera detestabile” durante le riunioni : la presenza di una bianca che
parlava la loro lingua metteva infatti a disagio i partner delle altre
aziende.
Abbondano
altri gli episodi di una tragicomicità grottesca, come la famosa lettera ad
Adam Johnson, che Amélie riscrive infinite volte solo per vedere il suo capo
strapparla e ingiungerle di ricominciare finché «Esplodevano categorie grammaticali
in mutazione. E se Adam Johnson diventasse il verbo, domenica prossima il
soggetto, giocare a golf il complemento oggetto e il signor Saito l’avverbio?
Domenica prossima accetta con gioia di andare a adamjohnsonare un
giocare-a-golf signorSaitamente. E tanti saluti ad Aristotele!».
Sorte peggiore
hanno gli altri incarichi che Amélie, abbandonata alla sua scrivania, si auto
attribuisce : distribuire la posta nei vari uffici è considerato “una grave
iniziativa criminale”, perché significava attribuirsi un ruolo senza il
permesso dei superiori. Le è concesso aggiornare i calendari, ma purché non dia
spettacolo, distraendo gli impiegati. E la punizione per l’ennesima iniziativa
personale non tarda : una delle parti più spassose / frustranti del libro è
l’incubo delle fotocopie, le pagine in cui Amélie è costretta a fotocopiare
innumerevoli volte le mille pagine del regolamento del club di golf del suo
capo, che senza neanche guardarle buttava via risme e risme di fogli
protestando che non erano centrate.
Tutto l’anno
che Amélie trascorre alla Yumimoto procede all'insegna del trionfo
del sadomasochismo psicologico, delle umiliazioni e dei malintesi derivanti
dallo scontro con una cultura e un modo di vivere agli occhi di noi Europei
assurdi e inconcepibili.
L’aspetto più
sadico dell’esperienza di Amélie è che ogni suo errore è visto come una
rappresaglia, come un gesto di vendetta e di sabotaggio e cioè, in sintesi,
come una delle peggiori manifestazioni dell’individualismo occidentale, del
considerare la sua dignità più importante degli interessi dell’azienda : “Un
simile pragmatismo odioso è degno di un occidentale”.
Non solo
quindi deve essere umiliata e derisa, non solo non deve osare lamentarsene, non
solo deve fare continuamente autocritica, ma viene anche rimproverata perché i
suoi errori sono visti come un attacco all'azienda : “O è una
traditrice o è una pazza scriteriata”. Quando si appartiene a due mondi
completamente diversi qualsiasi gesto viene frainteso. Così un gesto spontaneo
di Amélie, andare a consolare la sua aguzzina, la signorina Mori, corsa a
piangere in bagno dopo essere stata umiliata pubblicamente, è visto da questa
come un ‘offesa imperdonabile, come un volersi vendicare delle angherie subite
gioendo della sua umiliazione, cioè esattamente quello che avrebbe fatto un
giapponese in vena di vendetta. E così che Amélie finisce a pulire i bagni :
“Mi perseguiti nel bagno? Molto bene. Ci resterai”.
Andrebbero
ricopiate per intero le pagine che descrivono la condizione della donna
giapponese : “Se a venticinque anni non sei sposata, hai di che vergognarti, se
ridi non sei fine, se il tuo viso esprime un sentimento sei volgare, se
menzioni l’esistenza di un pelo sul tuo corpo sei immonda, se un ragazzo ti
bacia su una guancia in pubblico sei una puttana, se mangi con piacer sei una
scrofa, se provi piacere a dormire sei una vacca”.
Un altro
elemento sul quale il libro attira l’attenzione è un aspetto sul quale in
genere si preferisce glissare ma che invece chiunque consideri il Giappone una
terra promessa dovrebbe tener presente : il radicato razzismo dei giapponesi
nei confronti degli Occidentali,
individui dall'intelligenza inferiore, incapaci di lavorare
seriamente e colpevoli di infinite nefandezze, dall'individualismo al
sudore. Discorsi che Amèlie deve ascoltare sono infatti di un tenore del genere
: “Potremmo forse aiutarli a puzzare di meno, ma non potremmo mai evitare che
puzzino. È la loro razza. Da loro perfino le belle donne sudano”.
Questo
atteggiamento prevenuto e chiuso caratterizza anche i rapporti interpersonali
fra giapponesi stessi, rapporti che dietro quella profusione di inchini e frasi
di circostanza nascondono reciproca diffidenza e ostilità o, nella migliore
delle ipotesi, incapacità di lasciarsi andare.
Uno dei punti
di forza del libro è lo stile, uno stile originalissimo e inimitabile,
mirabolante, preciso, effervescente, che crea effetti stupefacenti attraverso
l’accostamenti di diversi livelli di linguaggio e, soprattutto, attraverso la
descrizione di episodi umilianti e imbarazzanti o dettagli quotidiani
attraverso toni epici e lirici che creano pathos e enfasi.
Sebbene la
lettura riveli un climax drammatico nel procedere incalzante e alienante dei
soprusi subiti dalla protagonista, leggendolo si ride, perché nemmeno un anno
in Giappone ha privato l’autrice del suo umorismo irresistibile e della sua
ironia; l’impressioni finale è quindi quella di aver letto uno dei libri più
divertenti e intelligenti della propria vita.
Perciò
consiglio vivissimamente questo libro e tutti gli altri della Nothomb con
alcune avvertenze :
1 : provoca
dipendenza! Attenzione : comprare un solo suo libro vi spingerà a correre a
procurarvi tutti gli altri
2 : dopo un
paio d’ore di lettura ininterrotta il vostro cervello prenderà il suo ritmo e
quindi per il resto del giorno vedrete, penserete, direte e farete cose
strane!
3 : otaku a
vari livelli : studiate bene e smettete di pensare al Giappone come la terra
promessa in cui vi accetteranno per quello che siete : lì, se non lavorate e
producete secondo i loro standard, nella migliore delle ipotesi vi sbattono a
pulire i bagni.






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