lunedì 28 gennaio 2013

Stupore e tremori - Amélie Nothomb


“C’è sempre il modo di obbedire. E i cervelli occidentali dovrebbero capirlo, una buona volta”

“La cosa peggiore è che, nel resto del mondo, si pensa che questa gente sia privilegiata” 

“Perdoni il mio indegno occidentalismo” 


Iperbolico, ironico, graffiante, surreale, grottesco, sarcastico, pieno di umorismo bellicoso e, semplicemente, folle, questo libretto rivela nelle sue pagine paradossali e incalzanti il genio di questa scrittrice, che vive e scrive come un geniale e stupito extraterrestre piovuto per sbaglio sul nostro pianeta. Perché è innegabile : Amélie Nothomb è un genio, il suo cervello e la sua penna vanno per conto loro velocissimi e inarrestabili attraverso percorsi propri e inimmaginabili che tengono i lettori incollati alla pagine. 

“Stupore e tremori” sono quanto l’antico cerimoniale di corte giapponese prescrive a chi ha l’onore quasi sovrannaturale di un incontro con l’imperatore; ma sono anche l’atteggiamento che si richiede giorno per giorno, in ogni occasione, al povero popolo giapponese e alla giovane Amélie che, lieta di ritornare nel paese in cui era nata e aveva trascorso l’infanzia fino al punto di convincersi di essere giapponese, dopo la laurea viene assunta in un’importantissima ditta nipponica. Comincia così una lenta e inarrestabile discesa nell'inferno kafkiano della realtà lavorativa giapponese, in cui Amélie deve fare i conti con una mentalità chiusa, perfezionista, morbosamente e ossessivo-compulsivamente formale, opprimente e rigidamente gerarchica e in cui l’individualità degli esseri umani è quotidianamente schiacciata e annullata. 

Ma da un europeo, e soprattutto da un europeo dotato di una personalità forte e originale come lei, l’individualismo è inestirpabile : comincia così uno scontro fra mentalità e civiltà il cui risultato è un anno di ininterrotto, sadico mobbing nella descrizione del quale si alternano le riflessioni allucinate e iperbolicamente mirabolanti dell’autrice e una lucida analisi sociologica della morbosa e malata realtà umana e lavorativa del Giappone contemporaneo, il paese in cui una delle cause di morte è il karoshi,  in cui non contano valori come l’individualismo - ideale diffuso in Europa da sempre - ma il bene collettivo che sacrifica ogni tipo di umanesimo, uno spirito di sacrificio esagerato e ridicolo, un’abnegazione tanto lontana dal perseguimento della soddisfazione personale da celere evidentemente un deprimente vuoto interiore dovuto a secoli di lavaggio del cervello, regole ferree e inderogabili su dettagli superflui, rigide gerarchie che abbattono qualsiasi meritocrazia… Non meraviglia quindi che il Giappone sia il paese con il più alto tasso di suicidi al mondo; Amélie si meraviglia anzi che i suicidi non siano ancora più numerosi : i membri un popolo così vanamente competitivo, frustrato e compassato vanno a pezzi non appena la loro individualità tenta di ribellarsi. 

È con questo mondo assurdo che l’autrice, occidentale, spontanea, individualista e anticonformista, deve confrontarsi. Anche se all'inizio era stata assunta come interprete, uno dei primi ordini che Amélie riceve è quello di disimparare il giapponese perché la sua conoscenza della lingua creava un’ “atmosfera detestabile” durante le riunioni : la presenza di una bianca che parlava la loro lingua metteva infatti a disagio i partner delle altre aziende. 
Abbondano altri gli episodi di una tragicomicità grottesca, come la famosa lettera ad Adam Johnson, che Amélie riscrive infinite volte solo per vedere il suo capo strapparla e ingiungerle di ricominciare finché «Esplodevano categorie grammaticali in mutazione. E se Adam Johnson diventasse il verbo, domenica prossima il soggetto, giocare a golf il complemento oggetto e il signor Saito l’avverbio? Domenica prossima accetta con gioia di andare a adamjohnsonare un giocare-a-golf signorSaitamente. E tanti saluti ad Aristotele!». 

Sorte peggiore hanno gli altri incarichi che Amélie, abbandonata alla sua scrivania, si auto attribuisce : distribuire la posta nei vari uffici è considerato “una grave iniziativa criminale”, perché significava attribuirsi un ruolo senza il permesso dei superiori. Le è concesso aggiornare i calendari, ma purché non dia spettacolo, distraendo gli impiegati. E la punizione per l’ennesima iniziativa personale non tarda : una delle parti più spassose / frustranti del libro è l’incubo delle fotocopie, le pagine in cui Amélie è costretta a fotocopiare innumerevoli volte le mille pagine del regolamento del club di golf del suo capo, che senza neanche guardarle buttava via risme e risme di fogli protestando che non erano centrate. 

Tutto l’anno che Amélie trascorre alla Yumimoto procede all'insegna del trionfo del sadomasochismo psicologico, delle umiliazioni e dei malintesi derivanti dallo scontro con una cultura e un modo di vivere agli occhi di noi Europei assurdi e inconcepibili. 
L’aspetto più sadico dell’esperienza di Amélie è che ogni suo errore è visto come una rappresaglia, come un gesto di vendetta e di sabotaggio e cioè, in sintesi, come una delle peggiori manifestazioni dell’individualismo occidentale, del considerare la sua dignità più importante degli interessi dell’azienda : “Un simile pragmatismo odioso è degno di un occidentale”.  

Non solo quindi deve essere umiliata e derisa, non solo non deve osare lamentarsene, non solo deve fare continuamente autocritica, ma viene anche rimproverata perché i suoi errori sono visti come un attacco all'azienda : “O è una traditrice o è una pazza scriteriata”. Quando si appartiene a due mondi completamente diversi qualsiasi gesto viene frainteso. Così un gesto spontaneo di Amélie, andare a consolare la sua aguzzina, la signorina Mori, corsa a piangere in bagno dopo essere stata umiliata pubblicamente, è visto da questa come un ‘offesa imperdonabile, come un volersi vendicare delle angherie subite gioendo della sua umiliazione, cioè esattamente quello che avrebbe fatto un giapponese in vena di vendetta. E così che Amélie finisce a pulire i bagni : “Mi perseguiti nel bagno? Molto bene. Ci resterai”. 

Andrebbero ricopiate per intero le pagine che descrivono la condizione della donna giapponese : “Se a venticinque anni non sei sposata, hai di che vergognarti, se ridi non sei fine, se il tuo viso esprime un sentimento sei volgare, se menzioni l’esistenza di un pelo sul tuo corpo sei immonda, se un ragazzo ti bacia su una guancia in pubblico sei una puttana, se mangi con piacer sei una scrofa, se provi piacere a dormire sei una vacca”. 

Un altro elemento sul quale il libro attira l’attenzione è un aspetto sul quale in genere si preferisce glissare ma che invece chiunque consideri il Giappone una terra promessa dovrebbe tener presente : il radicato razzismo dei giapponesi nei confronti degli Occidentali, individui dall'intelligenza inferiore, incapaci di lavorare seriamente e colpevoli di infinite nefandezze, dall'individualismo al sudore. Discorsi che Amèlie deve ascoltare sono infatti di un tenore del genere : “Potremmo forse aiutarli a puzzare di meno, ma non potremmo mai evitare che puzzino. È la loro razza. Da loro perfino le belle donne sudano”. 
Questo atteggiamento prevenuto e chiuso caratterizza anche i rapporti interpersonali fra giapponesi stessi, rapporti che dietro quella profusione di inchini e frasi di circostanza nascondono reciproca diffidenza e ostilità o, nella migliore delle ipotesi, incapacità di lasciarsi andare.  

Uno dei punti di forza del libro è lo stile, uno stile originalissimo e inimitabile, mirabolante, preciso, effervescente, che crea effetti stupefacenti attraverso l’accostamenti di diversi livelli di linguaggio e, soprattutto, attraverso la descrizione di episodi umilianti e imbarazzanti o dettagli quotidiani attraverso toni epici e lirici che creano pathos e enfasi. 
Sebbene la lettura riveli un climax drammatico nel procedere incalzante e alienante dei soprusi subiti dalla protagonista, leggendolo si ride, perché nemmeno un anno in Giappone ha privato l’autrice del suo umorismo irresistibile e della sua ironia; l’impressioni finale è quindi quella di aver letto uno dei libri più divertenti e intelligenti della propria vita. 

Perciò consiglio vivissimamente questo libro e tutti gli altri della Nothomb con alcune avvertenze : 
1 : provoca dipendenza! Attenzione : comprare un solo suo libro vi spingerà a correre a procurarvi tutti gli altri 
2 : dopo un paio d’ore di lettura ininterrotta il vostro cervello prenderà il suo ritmo e quindi per il resto del giorno vedrete, penserete, direte e farete cose strane! 
3 : otaku a vari livelli : studiate bene e smettete di pensare al Giappone come la terra promessa in cui vi accetteranno per quello che siete : lì, se non lavorate e producete secondo i loro standard, nella migliore delle ipotesi vi sbattono a pulire i bagni.

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