“Non
è forse vero che il paradiso è un’immensa biblioteca?” - Bachelard
Dedico questa recensione alla carissima amica che mi ha quasi commossa regalandomi questo libro :)
Un
libro per me è sempre il regalo perfetto, ma questo in particolare ha
soddisfatto il mio bisogno di lettura nella miglior maniera possibile in quanto
è la realizzazione dei più rosei sogni di un bibliomane : un libro che parla di
altri libri. Come scrive Charles Nodier “Dopo il piacere di possedere i libri,
nessun altro eguaglia quello di parlarne”. Partendo dalla constatazione che
“una biblioteca che si sta formando è un essere vivente, non è mai la somma dei
singoli libri” (Carlos Marìa Domìnguez), l'autore racconta che il progetto di
questo libro è nato da una conversazione con Giuseppe Pontiggia : “Entrambi
possedevamo un’enorme biblioteca con parecchie decine di migliaia di volumi.
Non una biblioteca da bibliofilo, con libri così preziosi che il proprietario
non li apre mai per paura di sciuparli, ma una biblioteca di lavoro dove si
scrive sui libri e si legge in bagno senza pensarci due volte, dove si conserva
tutto quello che si è letto o che si intende leggere più tardi”. Non c’è un che
di familiare in queste parole? Non è infondo la situazione di tutti noi
accaniti lettori? E questo libro è infatti il nostro ritratto e il ritratto
delle nostre piccole, strane, amatissime biblioteche, una vera e propria
appassionata dichiarazione d’amore ai libri e una descrizione delle vita che
conduciamo in una comunione indissolubile con essi : “Evasione e conoscenza
passarono attraverso il libri. Mi rimase un’eterna riconoscenza nei loro
confronti, una specie di debito morale che non ho finito di pagare (…) di qui
l’ambizione di dedicare la mia vita a leggere tutti i libri”. La lettura ci
immerge perciò in recensioni di libri, aneddoti interessanti, eventi storici,
descrizioni di quadri, di correnti letterarie ed artistiche, descrizioni di
biblioteche vere e delle più suggestive e famose biblioteche dei romanzi, come
quella de Il nome della rosa, quella di Des Esseintes, quella di Peter Kien
in Autodafè e quella dei personaggi del “solo libro i cui personaggi sono quasi
tutti bibliomani", La casa de papel di Carlos Marìa Domìnguez, il cui
protagonista usa le sue migliaia di libri per costruire una casa su una
spiaggia, casa che poi distrugge per cercare La linea d’ombra di Conrad; prima
aveva affermato “i libri avanzano nella mia casa, silenziosi, innocenti. Non riesco
a fermarli”. Il libro si compone quindi di trame di altri libri, di personaggi,
di poesie, di citazioni : la lettura è piacevole e alla fine, dopo averlo
chiuso, ci accorgiamo di aver imparato qualcosa, gettiamo l’occhio sul
foglietto sul quale abbiamo ricopiato i nomi degli autori citati che non
conoscevamo, dei libri raccontati e amati dall'autore che ora assolutamente
dobbiamo leggere, di libri che ora assolutamente dobbiamo procurarci!!
Affascinante è la descrizione delle abitudini di lettura del vero lettore : si
legge nelle biblioteche come nei treni, nei bus, per strada, nella confusione e
nel frastuono, si legge ai tavolini dei bar, si legge perfino mentre si
cammina, si scrive sui libri, si piegano gli angoli delle pagine, si ritrovano
nei libri le stratificazioni di anni di sottolineature dalle quali si
ricostruisce la storia del proprio rapporto con essi, i nostri ricordi ad essi
legati …e poco importa che un libro sottolineato non valga più niente : è una
parte di noi, “una mia estensione materiale e mentale, destinata a scomparire
insieme a me”.
È facile riconoscersi anche nel capitolo sulla provenienza dei libri : cosa ci
attira in un libro? Perché lo compriamo? Il fascino del titolo, un non so che
nel nome dell’autore, perfino la copertina, il film, un aneddoto ad esso
legato, le nostre abitudini da autodidatta, la mania di leggere tutte le opere
di un autore scoperto per caso o di esplorare tutta una letteratura a partire
da un autore, l’impulso a possedere collane complete, aprendo quindi la propria
biblioteca personale a libri che esulano dai nostri interessi, il pallino di
procurarsi tutti i libri in bibliografia… ognuno di essi rimanda ad altri
libri, gli autori ad altri autori, le epoche si legano l’una all'altra ed è
attraverso queste infinite ramificazioni che a un certo punto si arriva a
possedere sempre più libri. È analizzata perfino la mania di tutti i lettori :
le liste di libri da leggere, tanto radicata che Queneau ha pubblicato Pour une
bibliotèque idéale, un libro fatto solo di elenchi, e che Henry Miller, ne I
libri della mia vita, alla fine compila la lista di quelli che ha letto e di
quelli che ha intenzione di leggere. Si parla anche di un’altra mania dei
lettori-collezionisti : quando si sono passati anni a cercare un’opera rara e
introvabile e, subito dopo avervi messo su le mani, se ne trova un’altra copia,
la si compra in nome dei lunghi anni di ricerca!! E così la biblioteca cresce :
“possiamo solo guardarla invadere tutte le pareti della stanza, arrampicarsi
fino al soffitto, annettere pian piano le altre stanze estromettendone tutto
quello che la intralcia. Eliminati i quadri appesi alle pareti e gli oggetti
che impediscono la consultazione, la biblioteca avanza col suo seguito di
sgabelli e scale, oggetti indispensabili e ingombranti, e richiede continue
risistemazioni perché la sua crescita non è lineare e impone di creare nuove
sezioni. Essa è innegabilmente il riflesso del suo proprietario, il suo
doppio”. La collezionite può tramutarsi facilmente in tendenza all'accumulo ma
infondo “una biblioteca che si sta formando è un essere vivente, non è mai la
somma dei singoli libri” (Carlos Marìa Domìnguez).
Dopo aver analizzato il problema dello spazio l’autore passa poi a quello della
catalogazione e dei criteri di schedatura, che vanno dai più classici e
razionali – per autore, per lingua, per provenienza geografica, per genere, per
forma, per colore – a quelli più fantasiosi : secondo il regolamento di una
biblioteca vittoriana le opere degli uomini e quelle delle donne per decenza
dovevano essere tenute su scaffali separati e lontani”. È confortante vedere
come “il criterio di classificazione di una biblioteca possa costituire un
segno premonitore dei disturbi mentali del proprietario”. Il protagonista de La
casa de papel sistema i libri secondo i loro “rapporti affettivi” : alzi la
mano chi non lo ha fatto!! Il criterio si basa sul mettere vicini gli autori
che in vita erano amici, o quelli che si vorrebbe far conoscere e
chiacchierare, oppure disporre un libro accanto ad altri “amici”, o pensando
che i protagonisti andrebbero d’accordo…Un certo Henri Quentin-Bauchart aveva
avuto addirittura l’idea di far sposare i libri!! Anche il principio di
disposizione dei 100.000 libri della collezione Warburg è la “legge del buon
vicinato”. Ed è quello che spesso faccio anche io, accostando libri ai quali
voglio far fare amicizia, libri che possono tenersi compagnia, libri che anche
se sono ambientati alle estremità opposte della terra e in epoche diverse nella
mia mappa mentale sono affini e si completano, i cui personaggi se si
incontrassero e parlassero andrebbero d’accordo!!
Il lettore passa quindi dalla lettura all'attaccamento per l’oggetto che l’ha
resa possibile e finisce così per tramutarsi in collezionista, ma dai collezionisti
si differenzia perché il suo vero movente è la voglia di leggere, la curiosità,
curiosità intesa come fattore dominante delle azioni degli uomini, la “molla
essenziale del divenire umano”, che non ha limiti né confini, che si nutre di
se stessa e non si accontenta mai di ciò che trova. Il lettore compulsivo è un
vero e proprio conquistatore di terre ricche e affascinanti. E nulla soddisfa
la curiosità come la lettura, che supera le frontiere e i limiti della realtà,
abbatte le barriere dello spazio e del tempo : come dice Borges “La lettura di
un’opera di Cervantes, di Flaubert, di Schopenhauer, di Melville, di Whitman,
di Stevenson o di Spinoza è un’esperienza altrettanto forte di un viaggio o di
un innamoramento”. Quello che cerchiamo nei libri non è altro che “tutto quello
che possiamo sapere sulla condizione umana”.
Da qui nasce quell'amore quella reverenza, quel senso di protezione che le
biblioteche ispirano. Per l’autore “la biblioteca protegge dagli ambienti
ostili, filtra i rumori del mondo e attenua il gelo circostante, ma nello
stesso tempo comunica un senso di onnipotenza. Perché la biblioteca potenzia le
povere capacità umane : è un concentrato di tempo e di spazio”.
Come afferma Jean Grenier : “Ma le biblioteche, come i musei, sono un rifugio
contro l’invecchiamento, la malattia, la morte”. E per questo che nasce una
sorta di percezione religiosa di esse, percezione che porta Eco a scrivere: “Se
Dio esistesse sarebbe una biblioteca”.
Bonnet invece afferma : “la biblioteca è la cosa che più si avvicina al
paradiso terrestre”.
Il bisogno di avere libri si identifica quindi con il bisogno di libertà
interiore. Un’immagine che mi è rimasta impressa è quella di un condannato a
morte che leggeva un libro sul carretto che lo portava alla ghigliottina e che,
prima di salire al patibolo, mise un segno all'ultima pagina letta. La lettura
si trasforma in libertà : “La libertà era a portata
di mano, per sperare di sfuggire al mio destino dovevo leggere, leggere e poi leggere
ancora”.




bel post come sempre, anche questo libro finisce in wishlist!
RispondiEliminagrazie!! questo libro è la Bibbia del bibliofilo, non può mancare!!!
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