domenica 20 gennaio 2013

I fantasmi delle biblioteche - Jacques Bonnet


“Non è forse vero che il paradiso è un’immensa biblioteca?” - Bachelard

Dedico questa recensione alla carissima amica che mi ha quasi commossa regalandomi questo libro :)



Un libro per me è sempre il regalo perfetto, ma questo in particolare ha soddisfatto il mio bisogno di lettura nella miglior maniera possibile in quanto è la realizzazione dei più rosei sogni di un bibliomane : un libro che parla di altri libri. Come scrive Charles Nodier “Dopo il piacere di possedere i libri, nessun altro eguaglia quello di parlarne”. Partendo dalla constatazione che “una biblioteca che si sta formando è un essere vivente, non è mai la somma dei singoli libri” (Carlos Marìa Domìnguez), l'autore racconta che il progetto di questo libro è nato da una conversazione con Giuseppe Pontiggia : “Entrambi possedevamo un’enorme biblioteca con parecchie decine di migliaia di volumi. Non una biblioteca da bibliofilo, con libri così preziosi che il proprietario non li apre mai per paura di sciuparli, ma una biblioteca di lavoro dove si scrive sui libri e si legge in bagno senza pensarci due volte, dove si conserva tutto quello che si è letto o che si intende leggere più tardi”. Non c’è un che di familiare in queste parole? Non è infondo la situazione di tutti noi accaniti lettori? E questo libro è infatti il nostro ritratto e il ritratto delle nostre piccole, strane, amatissime biblioteche, una vera e propria appassionata dichiarazione d’amore ai libri e una descrizione delle vita che conduciamo in una comunione indissolubile con essi : “Evasione e conoscenza passarono attraverso il libri. Mi rimase un’eterna riconoscenza nei loro confronti, una specie di debito morale che non ho finito di pagare (…) di qui l’ambizione di dedicare la mia vita a leggere tutti i libri”. La lettura ci immerge perciò in recensioni di libri, aneddoti interessanti, eventi storici, descrizioni di quadri, di correnti letterarie ed artistiche, descrizioni di biblioteche vere e delle più suggestive e famose biblioteche dei romanzi, come quella de Il nome della rosa, quella di Des Esseintes, quella di Peter Kien in Autodafè e quella dei personaggi del “solo libro i cui personaggi sono quasi tutti bibliomani", La casa de papel di Carlos Marìa Domìnguez, il cui protagonista usa le sue migliaia di libri per costruire una casa su una spiaggia, casa che poi distrugge per cercare La linea d’ombra di Conrad; prima aveva affermato “i libri avanzano nella mia casa, silenziosi, innocenti. Non riesco a fermarli”. Il libro si compone quindi di trame di altri libri, di personaggi, di poesie, di citazioni : la lettura è piacevole e alla fine, dopo averlo chiuso, ci accorgiamo di aver imparato qualcosa, gettiamo l’occhio sul foglietto sul quale abbiamo ricopiato i nomi degli autori citati che non conoscevamo, dei libri raccontati e amati dall'autore che ora assolutamente dobbiamo leggere, di libri che ora assolutamente dobbiamo procurarci!! 



Affascinante è la descrizione delle abitudini di lettura del vero lettore : si legge nelle biblioteche come nei treni, nei bus, per strada, nella confusione e nel frastuono, si legge ai tavolini dei bar, si legge perfino mentre si cammina, si scrive sui libri, si piegano gli angoli delle pagine, si ritrovano nei libri le stratificazioni di anni di sottolineature dalle quali si ricostruisce la storia del proprio rapporto con essi, i nostri ricordi ad essi legati …e poco importa che un libro sottolineato non valga più niente : è una parte di noi, “una mia estensione materiale e mentale, destinata a scomparire insieme a me”

È facile riconoscersi anche nel capitolo sulla provenienza dei libri : cosa ci attira in un libro? Perché lo compriamo? Il fascino del titolo, un non so che nel nome dell’autore, perfino la copertina, il film, un aneddoto ad esso legato, le nostre abitudini da autodidatta, la mania di leggere tutte le opere di un autore scoperto per caso o di esplorare tutta una letteratura a partire da un autore, l’impulso a possedere collane complete, aprendo quindi la propria biblioteca personale a libri che esulano dai nostri interessi, il pallino di procurarsi tutti i libri in bibliografia… ognuno di essi rimanda ad altri libri, gli autori ad altri autori, le epoche si legano l’una all'altra ed è attraverso queste infinite ramificazioni che a un certo punto si arriva a possedere sempre più libri. È analizzata perfino la mania di tutti i lettori : le liste di libri da leggere, tanto radicata che Queneau ha pubblicato Pour une bibliotèque idéale, un libro fatto solo di elenchi, e che Henry Miller, ne I libri della mia vita, alla fine compila la lista di quelli che ha letto e di quelli che ha intenzione di leggere. Si parla anche di un’altra mania dei lettori-collezionisti : quando si sono passati anni a cercare un’opera rara e introvabile e, subito dopo avervi messo su le mani, se ne trova un’altra copia, la si compra in nome dei lunghi anni di ricerca!! E così la biblioteca cresce : “possiamo solo guardarla invadere tutte le pareti della stanza, arrampicarsi fino al soffitto, annettere pian piano le altre stanze estromettendone tutto quello che la intralcia. Eliminati i quadri appesi alle pareti e gli oggetti che impediscono la consultazione, la biblioteca avanza col suo seguito di sgabelli e scale, oggetti indispensabili e ingombranti, e richiede continue risistemazioni perché la sua crescita non è lineare e impone di creare nuove sezioni. Essa è innegabilmente il riflesso del suo proprietario, il suo doppio”. La collezionite può tramutarsi facilmente in tendenza all'accumulo  ma infondo “una biblioteca che si sta formando è un essere vivente, non è mai la somma dei singoli libri” (Carlos Marìa Domìnguez). 



Dopo aver analizzato il problema dello spazio l’autore passa poi a quello della catalogazione e dei criteri di schedatura, che vanno dai più classici e razionali – per autore, per lingua, per provenienza geografica, per genere, per forma, per colore – a quelli più fantasiosi : secondo il regolamento di una biblioteca vittoriana le opere degli uomini e quelle delle donne per decenza dovevano essere tenute su scaffali separati e lontani”. È confortante vedere come “il criterio di classificazione di una biblioteca possa costituire un segno premonitore dei disturbi mentali del proprietario”. Il protagonista de La casa de papel sistema i libri secondo i loro “rapporti affettivi” : alzi la mano chi non lo ha fatto!! Il criterio si basa sul mettere vicini gli autori che in vita erano amici, o quelli che si vorrebbe far conoscere e chiacchierare, oppure disporre un libro accanto ad altri “amici”, o pensando che i protagonisti andrebbero d’accordo…Un certo Henri Quentin-Bauchart aveva avuto addirittura l’idea di far sposare i libri!! Anche il principio di disposizione dei 100.000 libri della collezione Warburg è la “legge del buon vicinato”. Ed è quello che spesso faccio anche io, accostando libri ai quali voglio far fare amicizia, libri che possono tenersi compagnia, libri che anche se sono ambientati alle estremità opposte della terra e in epoche diverse nella mia mappa mentale sono affini e si completano, i cui personaggi se si incontrassero e parlassero andrebbero d’accordo!! 

Il lettore passa quindi dalla lettura all'attaccamento per l’oggetto che l’ha resa possibile e finisce così per tramutarsi in collezionista, ma dai collezionisti si differenzia perché il suo vero movente è la voglia di leggere, la curiosità, curiosità intesa come fattore dominante delle azioni degli uomini, la “molla essenziale del divenire umano”, che non ha limiti né confini, che si nutre di se stessa e non si accontenta mai di ciò che trova. Il lettore compulsivo è un vero e proprio conquistatore di terre ricche e affascinanti. E nulla soddisfa la curiosità come la lettura, che supera le frontiere e i limiti della realtà, abbatte le barriere dello spazio e del tempo : come dice Borges “La lettura di un’opera di Cervantes, di Flaubert, di Schopenhauer, di Melville, di Whitman, di Stevenson o di Spinoza è un’esperienza altrettanto forte di un viaggio o di un innamoramento”. Quello che cerchiamo nei libri non è altro che “tutto quello che possiamo sapere sulla condizione umana”



Da qui nasce quell'amore  quella reverenza, quel senso di protezione che le biblioteche ispirano. Per l’autore “la biblioteca protegge dagli ambienti ostili, filtra i rumori del mondo e attenua il gelo circostante, ma nello stesso tempo comunica un senso di onnipotenza. Perché la biblioteca potenzia le povere capacità umane : è un concentrato di tempo e di spazio”

Come afferma Jean Grenier : “Ma le biblioteche, come i musei, sono un rifugio contro l’invecchiamento, la malattia, la morte”. E per questo che nasce una sorta di percezione religiosa di esse, percezione che porta Eco a scrivere: “Se Dio esistesse sarebbe una biblioteca”

Bonnet invece afferma : “la biblioteca è la cosa che più si avvicina al paradiso terrestre”.

Il bisogno di avere libri si identifica quindi con il bisogno di libertà interiore. Un’immagine che mi è rimasta impressa è quella di un condannato a morte che leggeva un libro sul carretto che lo portava alla ghigliottina e che, prima di salire al patibolo, mise un segno all'ultima pagina letta. La lettura si trasforma in libertà : “La libertà era a portata di mano, per sperare di sfuggire al mio destino dovevo leggere, leggere e poi leggere ancora”.

2 commenti:

  1. bel post come sempre, anche questo libro finisce in wishlist!

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  2. grazie!! questo libro è la Bibbia del bibliofilo, non può mancare!!!

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