giovedì 18 aprile 2013

Neve sottile - Junichiro Tanizaki


«Il tempo passava, i ciliegi cominciavano a fiorire»




 Questo è il primo romanzo di Tanizaki che ho letto e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente colpita : più che un romanzo, dal momento che nella struttura conserva la sua originaria struttura a puntate, al primo impatto mi è sembrato come un lungo dorama o manga, uno di quei bei manga lunghissimi e pieni di personaggi e di comparse, un josei o uno slice of life anni ’40. È un romanzo lungo, intessuto di dettagli e di eventi, che si legge senza fretta, godendosi la vita quotidiana dei personaggi e la loro compagnia. Al di là dei paragoni con il mondo moderno, Neve sottile è un romanzo corale e una saga familiare raccontata dal punto di vista femminile. Le protagoniste sono infatti le quattro sorelle Makioka, Tsuruko, Sachiko, Yukiko e Taeko, che ricordano un po’ le Piccole donne, un po’ le sorelle Bennet di Orgoglio e pregiudizio : come nel romanzo della Alcott, abbiamo quattro sorelle molto unite fra di loro, che vivono in un mondo tutto loro, fatto dei loro ricordi e dei loro  rituali quotidiani mentre, come in Jane Austen, grandissima importanza è data alla ricerca di un marito e di un matrimonio conveniente per le due sorelle ancora nubili, Yukiko e Taeko. Inoltre, sebbene il punto di vista sia quello femminile delle quattro sorelle, la tematica principale del romanzo è la decadenza della famiglia Makioka, la descrizione della quale, nei suoi accenni quotidiani e malinconici, non può non riportare all’atmosfera dei Buddenbrook di Mann.

Le vicende editoriali di questo romanzo sono particolari e risentono sia del periodo che della mentalità giapponese. La pubblicazione cominciò nel 1942 durante la guerra (gli eventi narrati vanno dal 1938 al 1941) ma fu presto bloccata governo per lo scarso patriottismo espresso dallo scrittore e per la quasi nulla rilevanza data alle vicende della guerra allora in corso. Il romanzo, così individualistico e disimpegnato, fu giudicato incompatibile con il clima di guerra e di nazionalismo. La pubblicazione integrale fu autorizzata nel 1948, durante l’occupazione americana, proprio per la sua mancanza di nazionalismo.
Sappiamo inoltre che Tanizaki scrisse Neve Sottile dopo aver tradotto il Genji in giapponese moderno e dal capolavoro della letteratura giapponese è stato evidentemente influenzato nella raffigurazione della famiglia Makioka in tutte le sue ramificazioni e nell'approfondimento psicologico dei personaggi.


Ci troviamo dunque ad Osaka, alla fine degli ’30. L’antica famiglia Makioka, rispettata e conosciuta, dal passato di splendori nobiliari e di ricchezza, si è divisa nella “casa principale” di Tokyo, cioè la famiglia della sorella maggiore, Tsuruko, e di suo marito Tatsuo, che ne ha preso il cognome, con i loro sei figli, e la “casa secondaria”, cioè la famiglia di Sachiko e di suo marito Teinosuke, con i quali vivono la loro unica figlia Etsuko e la sorelle minori, Yukiko e Taeko. Sebbene quest’ultima, la sorella minore, abbia già un fidanzato con il quale, a diciotto anni, aveva provato a fuggire, e che ancora la aspetta, secondo le convenzioni sociali e familiari non può sposarsi prima della sorella maggiore, e quindi tutti gli sforzi della famiglia si concentrano nel cercare di combinare un matrimonio per Yukiko. Il fatto che la ragazza fosse arrivata quasi a trent'anni senza essersi ancora sposata non era tanto un problema suo personale, ma un disonore per la famiglia, che temeva che l’opinione pubblica l’accusasse di non essersi adoperata abbastanza per il futuro di Yukiko. Fin dall'inizio è quindi introdotto quello che è un po’ il tormentone del romanzo, la serie di miai, di incontri a scopo matrimoniale, ai quali si sottopongono Yukiko e l’intera famiglia con tutta una serie di uomini presentati da amici e parenti, un interessantissimo campionario di tipi umani - il tizio già fidanzato, il vedovo con prole, il vedovo con in casa un altare con le foto della moglie e dei figli morti, il tipo che parla da solo - in un costante scambio di notizie e pareri con la casa principale, alla quale competono tutte le decisioni e che, come si vede anche in altri momenti del romanzo, è tenuta a dare la sua approvazione a ogni decisione presa dalla casa secondaria e dalle sorelle più giovani.

Al di fuori di questo, la narrazione, più che dagli eventi – che comunque non mancano – è scandita dal succedersi delle stagioni e degli eventi domestici, quotidiani e casalinghi che dà origine a un romanzo fatto di piccoli e grandi eventi che si succedono con realismo e naturalezza. Leggendo non si ha l’impressione di seguire una trama vera e propria, ma di assistere,  attraverso descrizioni dettagliate di un realismo quasi fotografico, a una serie di eventi domestici e quotidiani determinati dal caso o da coincidenze e che tutti insieme formano un flusso narrativo che ci consente una full immersion nella vita quotidiana della borghesia giapponese degli anni ’40 e ci fa muovere fra tutti i possibili eventi della vita di una famiglia : le cerimonie, i pettegolezzi con la parrucchiera, la necessità di accompagnare Etsuko a scuola e aiutarla a fare i compiti, le lezioni di francese, i pomeriggi al cinema a vedere film europei, i concerti di musica tradizionale, i drammi Nō ascoltati alla radio, i tè con i vicini, l’inondazione, la scarlattina di Etsuko, la malattia di Itakura, gli spettacoli di Taeko, i rapporti amichevoli con gli Sotlz, i vicini di casa tedeschi,  
il tifone, l’aborto spontaneo di Sachiko e la gravidanza di Taeko, il trasloco a Tokyo di Tsuruko, le difficoltà di Frau Stolz con le cameriere giapponesi, le gite in campagna o sul Fuji, i ristoranti, i giochi di Etsuko con l’amichetta tedesca Rosemarie, le medicine che le sorelle usano, i colori dei loro kimono o i modelli dei loro abitini occidentali, copiati da Vogue, le marche dei loro cosmetici, l’arredamento delle stanze e dei ristoranti, le ricette, i cinegiornali, le macchine fotografiche, la permanente al salone di bellezza Shiseido,  i viaggi in treno, il Festival della Primavera a Nara, la musica del koto, le vacanze, l’etichetta che regola perfino i rapporti fra parenti stretti, le riviste di moda, le lezioni di danza, gli spettacoli di kabuki, le superstizioni, le lettere, gli haiku e i disegni che i membri della famiglia si scambiano, le telefonate, i giocattoli e le bambole di Etsuko, gli hanami, la caccia alle lucciole, le danze tradizionali di Taeko, gli esercizi al pianoforte, Etsuko che disturba i vicini con il volume troppo alto del fonografo, il disagio che le sorelle provano quando vanno a Tokyo, dove si sentono delle provinciali e si vergognano del loro accento di Osaka… tutti questi dettagli danno origine a pagine da un lato liriche e poetiche, dall'altro piene di pettegolezzi e di dettagli quotidiani.Tipiche della sensibilità giapponese sono poi le descrizioni liriche della natura : un monastero di montagna nascosto fra gli aceri, i ruscelli nei giardini, le cicale, i boschi splendenti di lucciole, i fiori di ciliegio, i canali fra le risaie... Molto interessanti sono anche le descrizioni di Tokyo e Osaka negli anni ’40, un mondo scomparso dopo la guerra, e ancora più interessanti sono i commenti dei personaggi e i loro ricordi su quelle stesse città prima del terremoto. Per esempio, mi è molto piaciuto leggere del trasloco di Tsuruko e della sua famiglia a Shibuya : per me questo quartiere è il cuore della moda alternativa di Tokyo, quello con le gals e migliaia di negozi, mentre negli anni ’40 la famiglia considera disonorevole doversi trasferire in un quartiere moderno, sconosciuto e poco prestigioso, quasi in campagna, con parchi, un solo rione con i negozi e pochi cinematografi, con case ordinarie appena costruite, piccole, senza giardino e dai muri sottili.


Il fulcro di tutto è la descrizione della vita di una famiglia sempre in bilico fra tradizione e modernità, fra oriente e l’influenza occidentale, un tema comune della letteratura giapponese (affrontato anche da Mishima per esempio) ma che qui è affrontato dal punto di vista femminile. Questa tematica non è però affrontata in modo eclatante ed esistenziale, ma in modo quotidiano, intimistico e borghese. Da questo punto di vista, anche se sono ambientati molto prima, il romanzo  ricorda molto i manga di Waki Yamato.

Il romanzo a prima vista non affronta grandi tematiche filosofiche o esistenziali ma, sotto questa apparente superficialità dei fatti narrati, il grande merito artistico di Tanizaki è essere riuscito a rappresentare l’universale attraverso il particolare. Così anche le descrizioni dettagliatissime di abiti, stanze, ristoranti, giardini, passeggiate, quadri e gioielli dà come risultata la rappresentazione della fragile ed eterea bellezza di un mondo che sta per scomparire e di cui, di fronte alla fine incombente, ogni dettaglio è preziosissimo.
Il fulcro del romanzo sono, ovviamente, le quattro sorelle, attraverso le quali queste tematiche ci vengono presentate. Ognuna di queste donne ha una sua personalità affascinante e piena di risvolti, personalità che noi lettori non arriveremo mai a conoscere del tutto, perché in genere le vediamo attraverso gli occhi degli altri personaggi, che hanno di loro una visione soggettiva, incompleta e, come avviene nel caso di Taeko, completamente falsata dall'affetto e dall'indulgenza.

La primogenita, Tsuruko, fra le sorelle è la più conservatrice, quella che più ricorda i passati splendori della famiglia e quella che più sente il dovere di rispettarne le tradizioni e mantenerne alto l’onore della famiglia, attitudine rafforzata dal fatto che suo marito Tatsuo, prendendo il cognome Makioka, è diventato il capofamiglia, colui che deve approvare ogni decisione presa dalle cognate. Paradossalmente, però, Tsuruko è anche quella costretta ai maggiori compromessi quando si trasferisce a Tokyo con la famiglia, in una casa moderna molto lontana dagli splendori della dimora di Osaka. Sensibile di natura, il suo carattere però è reso freddo e piuttosto scostante dalla sua posizione di primogenita e dalla sua lontananza fisica dalla famiglia, che quasi sempre la fa  sentire esclusa dal rapporto di consuetudine e confidenza delle sorelle, con le quali si trova in disaccordo su tutte le questioni importanti. Il suo rapporto con le sorelle è anche falsato dal fatto che Tsuruko si sente in dovere di ergersi a custode della tradizione e che quindi spesso deve scegliere fra il dovere e l’affetto che la lega alle sorelle. Infatti molto spesso la “casa principale”, cioè la famiglia di Tokyo, alla quale si deve rendere conto di ogni gesto e spesa, funge da antagonista.

Sachiko è la sorella a cui viene dato più spazio, quella dal punto di vista della quale vediamo la maggior parte degli avvenimenti. Fra le sorelle è la più sensibile e la più emotiva, la più bella e la più intelligente. Felicemente sposata, nonostante la maggiore sia Tsuruko è lei che ha le redini della famiglia e che riesce a mantenere l’armonia e l’affetto fra le altre sorelle. Deferente e sollecita verso la sorella maggiore, ha fatto da madre alle minori, alle quali è più legata che alla sua stessa figlia, e il suo scopo principale è vederle felicemente sposate. Per questo la sua vita trascorre nel cercare un marito a Yukiko e nel rimediare agli errori e agli scandali di Taeko, affinché questi non compromettano la reputazione della famiglia e i miai di Yukiko. Comprensiva e affettuosa, si sente responsabile nei confronti delle sorelle e cerca sempre di comprendere le loro azioni senza giudicarla. Dal punto di vista narrativo il ruolo principale si Sachiko è mediare fra la tradizione incarnata da Yukiko e la modernità incarnata da Taeko.

Yukiko è un personaggio difficile da capire e con cui all’inizio è difficile simpatizzare, perché rappresenta un esemplare perfetto di fiore di Yamato, la composta e riservata fanciulla giapponese esaltata dalla tradizione, timida, modesta e piena di grazia, ma apparentemente rigida e fuori dal mondo. La sua mancanza di personalità però è solo apparente : nonostante sembri fragile, quieta, malinconica, sottomessa e deferente nei confronti della famiglia, in realtà nessuno riesce
mai a farle fare qualcosa che non vuole, o a farle accettare un pretendente che non le piace. Fra l’altro Yukiko è del tutto indifferente al matrimonio, ma non vorrebbe altro che restare a casa a prendersi cura della famiglia. Sempre in kimono e obi, questa mite Beth giapponese è tanto timida da non riuscire nemmeno a parlare a telefono o a fare conversazione con degli sconosciuti neppure durante i miai, è morbosamente sensibile, tanto da offendersi persino per minime mancanze di riguardo all’etichetta e all’educazione, me è però la più forte, la più generosa,  quella che assiste durante la malattia sua nipote e Taeko senza timore di ammalarsi, con uno spirito di sacrificio quasi eroico, quella che generalmente resta ammutolita per la timidezza ma che, nei momenti difficili, riesce a prendere d’istinto le decisioni giuste, fidandosi della sua nobiltà d’animo e dell’affetto verso la famiglia. Inoltre è l’unica a tenere testa a Taeko, l’unica, come si scopre ,ad aver sempre saputo tutto la verità sulla sorella e a continuare, nonostante ciò, a trattarla con affetto, e l’unica che a un certo punto le chiede conto delle sue azioni e delle sue bugie, ma senza per questo mettere da parte il suo affetto per lei e il suo spirito di abnegazione


Taeko, come tutti i “cattivi”, è il personaggio più interessante del romanzo. Tipica “ragazza alla moda”, costretta dalle consuetudini a non sposarsi prima di Yukiko nonostante sia fidanzata da anni, pur mantenendo apparenze di perfetta correttezza lascia poco a poco emergere il suo carattere ribelle e intraprendente : molto emancipata, orgogliosa e sicura di sé, veste solo abiti occidentali all’ultima moda, fuma, si mantiene fabbricando e vestendo bambole tradizionali e aprendo una scuola per insegnare a farlo, progetta la sua indipendenza economica e soprattutto, senza ribellioni aperte e dichiarazioni di indipendenza, si arroga il diritto di scegliersi un partner da sola, scelta per la quale alla fine pagherà duramente. Allegra, sofisticata e sempre all’ultima moda europea, considerata a ragione il talento artistico di famiglia, uno spirito libero e una donna moderna che si mantiene da sola con il suo lavoro, nasconde accuratamente i retroscena della sua libertà e indipendenza che emergono drammaticamente solo alla fine. Comunque, anche nella versione censurata che arriva alle sue sorelle, i suoi rapporti con gli uomini – lo storico fidanzato Okubata, detto Kei-boy, Itakura, il fotografo che forse amava veramente e il barista che sposa alla fine – sono uno degli elementi di interesse del romanzo e contribuiscono a movimentare la trama con tutto il loro contorno di pettegolezzi e rivelazioni. Parte del suo fascino deriva dalla sua impassibilità, dalla sua capacità di apparire diligente, semplice, onesta, di essere allegra e spensierata nonostante i suoi segreti e la sua vita dissoluta, e dal fatto che non si capisca mai realmente cosa pensi e cosa provi, perché per la maggior parte dell’opera la vediamo attraverso gli occhi di Sachiko, che la giustifica e che, con ingenuità disarmante, crede a tutte le sue bugie e che non intuisce nulla di quello che era davvero la vita di sua sorella. A ogni modo, questo personaggio così affascinante, moderno e femminile, rappresenta la volontà di emancipazione femminile e quindi solo con la sua esistenza e con il suo occidentalismo rappresenta un pericolo per le regole sociali tradizionali sulle quali la famiglia Makioka basa la sua etica. Per questo, le sorti di Taeko sono fin dall'inizio legate a doppio filo a quelle di Yukiko, che quelle regole le incarna. Ogni volta che a Yukiko qualcosa va bene, involontariamente Taeko rischi di rovinare tutto, perché in un mondo in cui trionfa l’una, l’altra inesorabilmente perde, nella radicalizzazione di un conflitto che ancora segna la società giapponese.
A queste quattro piccole donne se ne aggiunge una quinta, la piccola Etsuko, figlia di Sachiko, che è ancora una bambina ma che già in casa occupa un posto importante per il suo carattere vivacissimo e malinconico. Bambina viziata, cresciuta in un mondo di soli adulti, a volta è una peste, ma quasi sempre è adorabile e sensibile, molto fantasiosa e, man mano che cresce, diventa sempre più matura e interessante.

Un altro personaggio molto piacevole è Teinosuke, il marito di Sachiko, che con la sua pazienza e la sua intelligenza risulta uno dei personaggi migliori, tanto che spesso fa da portavoce all’autore. Uomo sensibile ed educato, si trova la casa invaso dalle cognate, con tutto il loro trambusto di chiacchiere, vestiti, viaggi e fidanzamenti, e cerca di orientarsi in quel mondo di donne in modo da fare sempre la scelta giusta per la famiglia. La sua intelligenza è soprattutto dimostrata dal modo in cui riesce ad accettare che Sachiko è più legata alle sorelle che a lui e non intromettersi negli affari delle cognate, salvo poi essere sempre pronto a intervenire per aiutarle. Ad ogni modo lui e Sachiko sono una bella coppia affiatata, come prova la loro seconda luna di miele, quando finalmente li vediamo soli e non assediati dai problemi di famiglia. A lui si oppone Tatsuo, pater familias severo e tradizionalista, il tipico self made man che spesso è a disagio con la raffinatezza delle cognate. 

Fra personaggi maschili risaltano poi, ovviamente, i fidanzati di Taeko. Il primo, Kei-boy, finché lo vediamo attraverso gli occhi di Sachiko, ci sembra un debole,  il tipico figlio di famiglia ricco, nullafacente, viziato e scioperato, il dandy che ruba dalla gioielleria di famiglia per frequentare il quartiere delle geishe, e che quindi spinge Taeko, in vista di un futuro matrimonio, a lavorare per non dover dipendere da lui e che invece, scopriamo, era all'inizio un bravo ragazzo, una vittima di Taeko, alla quale fino alla fine perdona ricatti e tradimenti. Il migliore è Itakura, il fotografo che si era specializzato a Hollywood, l’unico che Taeko forse amava e un ragazzo con tutte le migliori qualità, ma che la famiglia e Kei-boy ostacolano perché era un inferiore, quasi un servo. Dopo che Itakura muore in modo tristissimo, per un po’ Taeko ritorna con Kei-boy, che poi, scopriamo, non aveva mai lasciato, ma alla fine lo molla definitivamente per Miyoshi, il barista, che alla fine Taeko sposa, allontanandosi definitivamente dal mondo delle sorelle.


Abbiamo poi una moltitudine di personaggi secondari, alcuni ricorrenti, altri che sono solo comparse, ma che contribuiscono a rendere il romanzo un microcosmo  variegato e un documento umano piacevole e importante. Frai personaggi ricorrenti abbiamo la signora Itani, la proprietaria dell’istituto di bellezza e sensale per hobby, fonte di pettegolezzi e notizie, sua figlia Mitsuyo, che scrive per una rivista femminile, la famiglia Kyrilenko, gli amici russi di Taeko, rifugiatisi in Giappone dopo la rivoluzione e impegnata a tenere a freno la scandalosa Katharina, che aspira a raggiungere l’ex marito e la figlia in Inghilterra, la signora Niu, un’amica di famiglia, la zia Tominaga, impicciona, invadente e severa con le ragazze, la signora Sugano, l’antipatica e altezzosa sorella di Tatsuo, Teruo e Hideo, i figli maggiori di Tsuruko, il dottor Kushida, il medico curante di famiglia, Saku, la maestra di danza, la signora Tamaki, la maestra di cucito, O-haru, la servetta comica e intrigante, sciatta e disordinata ma generosa e affettuosa, la vecchia governante di Okubata, Peter, il figlio adolescente degli Stolz, che romanticamente ha un debole per Etsuko e che è destinato alla Hitlerjugend.

Come detto, nonostante gli anni in cui è ambientato, la guerra non entra mai nel romanzo se non attraverso riferimenti sporadici e leggeri. Si avverte una generale atmosfera di preoccupazione, si accenna alle ristrettezze economiche e al regime di austerità imposti dallo sforzo bellico, i vicini di casa tedeschi ritornano in Germania e, nelle lettere che si scambiano con loro, i Makioka si dichiarano fieri delle vittorie del paese alleato, ci si preoccupa che i bombardamenti sull'Inghilterra coinvolgano Katharina, sono i Kyrilenko i primi e gli unici a nominare Chang Kai-shek, a volte qualcuno accenna all'invasione della Cina, che i personaggi eufemisticamente chiamano “incidente cinese”, si accenna alla Manciuria perché Taeko a un certo punto cerca di mandarci Kei-boy… ma sono avvenimenti del tutto secondari rispetto alle principali preoccupazioni e ai pensieri dei Makioka, tanto che il primo a dire esplicitamente che il Giappone è in guerra è Herr Stolz, e fino ad allora nessuno ne aveva parlato. E anche dopo aver ammesso, finalmente, che il paese è in guerra, comunque la guerra resta sempre sullo sfondo rispetto agli eventi quotidiani e questo è divertente, perché l’atteggiamento per il quale il romanzo fu censurato è proprio quello che poi il Giappone avrebbe tenuto da allora ad oggi, quell'indifferenza quasi fastidiosa a un momento storico così importante, che si interrompe solo nelle commemorazioni di Hiroshima per poi riprendere a far finta che il Giappone non si sia macchiato di alcune delle peggiori stragi della storia dell’umanità. Inoltre anche il fatto che di guerra e di politica siano sempre gli stranieri a parlare è indicativo di questo atteggiamento disinteressato molto antipatico dei giapponesi. In teoria questa assenza di riferimenti politici non è così irreale : nessuno dei Makioka rischia la coscrizione, le donne non potevano votare… ma comunque comunica una sensazione strana sapere che siamo in Giappone negli anni ’40 e tutti fanno finta che non sta succedendo niente e continuano a preoccuparsi di matrimoni e problemi domestici. Ma, d’altro canto, stiamo parlando di una famiglia in decadenza, e proprio questo suo essere fuori dal mondo, di aggrapparsi ai rituali e alle banalità quotidiane e alla tradizione mentre fuori il mondo cambiava, è il motivo principale della decadenza di un’intera classe sociale e della fine di un’epoca. Da questo punto di vista sono significativi i matrimoni di Yukiko e Taeko. La prima sposa un nobile decaduto e nullafacente, semplicemente per il prestigio nobiliare della sua famiglia, simbolo dell’errore fatto dallo borghesia giapponese nel fidarsi della nobiltà e dei suoi valori, senza rendersi conto che dietro celavano il nulla e la rovina. Taeko, invece, sposa un barista, entra nel proletariato dalla porta principale, quella matrimoniale. D'altronde, anche i romanzi di Jane Austen sono ambientate durante le guerre napoleoniche ma non accennano minimamente ad esse, nonostante l’Inghilterra vi rivestisse un ruolo determinante. Inoltre il romanzo finisce all'improvviso  ma penso che sarebbe stato molto interessante se l’autore ne avesse scritto un seguito, per vedere che cosa ne sarebbe stato delle sorelle durante la fase peggiore, per il Giappone, della guerra, che cosa sarebbe rimasto della famiglia nel dopo guerra e come la piccola Etsuko, ormai una signorina, avrebbe vissuto quei giorni.

Non mancano comunque accenni a problematiche sociali. Da questo punto di vista un elemento che caratterizza il romanzo è la rigida separazione fra classi, alla luce della quale una società perfetta è una società in cui ognuno sa restare al proprio posto nella gerarchia sociale, per mantenere sicurezza e stabilità. Per questo tutti i personaggi che tentano in qualche modo l’ascesa sociale, dal marito di Tsuruko, che perde tutto in borsa al povero Itakura, che fa una morte inutile e bruttissima, vengono puniti per la loro ambizione e per il loro essersi opposti alla tradizione. Inoltre, attraverso la povera Yukiko, facciamo anche un tour nel mondo dei matrimoni combinati. Sebbene le donne avessero un’indipendenza che consentiva loro comportamenti moderni, come lavorare, uscire da sole con un uomo, viaggiare da sole, prendere la metro, andare a mangiare fuori e vagare in strada senza chaperon, il matrimonio resta di totale ed esclusiva competenza della famiglia. Anche il fatto che Yukiko, a trent'anni  non si fosse ancora sposata, non è visto come una causa di infelicità per la ragazza né, come sarebbe avvenuto in ogni altra parte del mondo, come una sua “colpa”, ma è uno scandalo e una vergogna la cui responsabilità ricade sulla famiglia, colpevole, secondo l’opinione pubblica, di non aver cercato abbastanza bene, e quindi macchiata da questo disonore per lavare il quale si sottopongono a rituali spesso umilianti. Ad esempio, a un certo punto uno dei pretendenti, preoccupato che Yukiko fosse magra e pallida, richiede alla famiglia una radiografia dei polmoni, per avere la prova che non avesse la tubercolosi, e la famiglia acconsente perché, se quel matrimonio non fosse andato in porto, la radiografia sarebbe tornata utile per i futuri pretendenti. Spesso poi sia i Makioka che i pretendenti assumono investigatori privati per scoprire informazioni segrete sulla reciproche famiglia. Yukiko rifiuta tutti i suoi pretendenti non perché non le piacciano – questo è un problema che nessuno, nemmeno lei si pone – ma per motivi del tutto estrinseci. Nessuno degli uomini che le fanno incontrare le interessa ma, visto che il matrimonio non era altro che un mezzo per assicurarsi una posizione sociale, le uniche caratteristiche da tenere in considerazione nel futuro sposo erano età, stato di salute, impiego, stipendio, famiglia, se fosse già stato sposato, se avesse figli o sorelle da mantenere ecc.


Ad ogni modo, tematiche politiche e sociali non sono sviluppate dall'autore semplicemente perché la decadenza dei Makioka è solo in misura minore una decadenza economica e sociale dovuta al momento storico. Anche se lontana dagli splendori di un tempo, la famiglia è ancora in condizioni economiche floride. Il vero declino consiste nella progressiva consapevolezza che i membri della famiglia, nonostante l’indubbio affetto reciproco, non sono tanto vicini come sembra, che fra di loro regnano menzogne, compromessi e un sottile rancore. E questo tipo di declino non dipende dal momento storico, ma è un qualcosa di più intimo e più drammatico. È questo è il vero senso dell’atmosfera domestica e intimistica del romanzo : rivelare una condizione umana generale.

PS : le immagini vengono dai due film tratti dal libro, il primo nel 1950, con la regia di Yukata Abe, e il secondo nel 1983, con la regia di Kon Ichigawa

mercoledì 20 marzo 2013

Usagi Drop - Yumi Unita


Spoiler : Rin è la nipote di Mubarak

Arriva la stroncatura del mese. Spoiler serio sul finale : dopo che Daikichi ha cresciuto Rin come una figlia dai 6 ai 16 anni e nonostante i 24 anni di differenza, alla fine scopre che non sono parenti e quindi, approfittando di una comprensibile infatuazione della ragazzina per lui, se la fa. E dopo progettano di sposarsi e di avere dei bambini. Spoilerarsi questa fine da un lato è stato un grave errore, a dall'altro è stato un bene, perché ho interrotto la serie al primo numero : per le schifezze non ho spazio né tolleranza.

Mi dispiace solo che questa fine disgustosa, mostruosa e inquietante ha distrutto un manga che invece avrebbe potuto essere un capolavoro di freschezza, tenerezza e originalità, un manga che parte come un delicato slice of life sull'infanzia  E, ancora una volta, non capisco, tollero o giustifico chiunque trovi in qualsiasi modo difendibile questa svolta alla Lolita nella trama, e non capisco chi, pur essendone giustamente disgustato, continua a seguire il manga, godendosi i primi numeri e  scegliendo di ignorarne la fine : anche se è formato da vari volumi e dura anni, nonostante l’episodicità un manga raggiunge la sua compiutezza solo dopo l’ultimo volume, in funzione del quale avviene tutto quello che c’è nei volumi precedenti. 
poi lui se la fa

Quindi, tutto  quello che è avvenuto fra Daikichi e la piccola Rin, il fatto che lui si è preso cura di lei, l'ha nutrita, vestita, ha giocato con lei, l'ha aiutata a fare i compiti, l'ha accompagnata all'asilo ecc., avviene in funzione del fatto che alla fine se la fa. Punto. E per me questo è un orrore : non importa che non fossero parenti : lui... moralmente è suo padre, e se per qualche motivo alla fine arriva ad amarla in un altro modo allora fa schifo e la storia, retrospettivamente, è rovinata. Già tutte le storie in cui c'è un adulto emotivamente dipendente da un bambino attorno al quale concentra la sua vita mi fanno senso, ma se qua alla fine addirittura conludono...addio. Ormai, ogni volta che vedo una scena dolce e carina con Rin bambina e Daikichi, penso solo : “Poi lui se la fa”.

Anche se si innamorano quando Rin è grande - oddio, comunque prima dei suoi 20 anni - come si può scegliere come partner un esserino che hai portato in spalla all'asilo e a cui hai comprato dei giocattoli? Qualsiasi futura relazione che non sia quella genitore / figlio fra un bambino e l'adulto che lo ha cresciuto mi sembra malata, come mi sembra malato qualsiasi sentimento amoroso un quarantenne provi per una sedicenne : non è un finale originale per una storia, è pedofilia. Santo cielo, Daikichi si innamora di una ragazzina che ha visto fare la pipì a letto a sei anni U_U

poi lui se la fa
Su Anobii mi facevano notare che per i Giapponesi probabilmente non è così scandaloso che un adulto alla fine sposi la bambina che ha allevato, perché già nel Genji fra il nostro principe splendente e la piccola Murasaki si crea proprio una relazione del genere : all'inizio lei è la sua bambina, la sua protetta, una creaturina che lui educa e con la quale gioca con le bambole, ma appena diventa adolescente diventa la sua amante favorita, l’unica donna della sua vita, da lui allevata proprio per ricoprire questo ruolo. Sarà… a me invece fa venire in mente solo Lolita, Woody Allen, la nipote di Mubarak e altre schifezze del genere.
Insomma, Daikichi l’ha praticamente adottata, come ogni giorno milioni di persone generose adottano bambini soli per offrire loro l’amore di una famiglia e una vita migliore… quale sarebbe la nostra reazione se sapessimo che, ad esempio, il simpatico vicino che ha adottato una graziosa bimba di un paese povero, a 40 anni mollasse la moglie o la compagna e la sposasse? Che è un mostro, un pervertito ecc. ecc.
Non sono una moralista, ma una delle poche cose di cui sono certa al mondo è che qualsiasi contatto sentimentale, sia emotivo che fisico, fra un bambino e l’adulto che lo ha cresciuto, è incesto anche se non ci sono legami di sangue.

poi lui se la fa
Oltre che orripilante, inquietante e mostruoso, questo finale è anche profondamente sbagliato da un punto di vista non più etico e morale, ma pedagogico e educativo : se Rin alla fine arriva a volere Daikichi e nessun altro come uomo, vuol dire che Daikichi l’ha rovinata, che nella sua educazione ha sbagliato tutto perché non l’ha resa indipendente, non ha saputo darle quella sicurezza affettiva che a un certo punto spinge i piccoli a lasciare il nido e ad esplorare il mondo.

Per me la descrizione perfetta del modo di allevare i propri figli è la poesia di Gibran, quella che dice : «I vostri figli non sono i vostri figli  […] E benché stiano con voi non vi appartengono […]Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime, perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime, perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno […]Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi. L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane […]».

poi lui se la fa
In altre parole, si può dire che l’educazione di un bambino - un figlio biologico o adottivo, un nipote, un cuginetto, un alunno - ha avuto successo solo quando questo bambino è diventato un giovane adulto capace di andare lontano, di costruirsi la propria indipendenza emotiva, di relazionarsi ai suoi coetanei in modo costruttivo onde poi crearsi, col tempo, una sua famiglia… in tutto questo, gli adulti che hanno avuto il privilegio di crescere questa giovane creatura se ne stanno sullo sfondo, in disparte ma pronti ad accogliere e a intervenire, ma per nessun motivo devono anche solo pensare di inserirsi come protagonisti nella vita dei giovani, e se sono i giovani stessi a dimostrare di avere ancora una dipendenza nei loro confronti, come Rin, vuol dire che qualcosa non va e che devono fare qualcosa per rendere indipendente il cucciolo. Questo mantenendoci su un piano puramente emotivo, a prescindere da un coinvolgimento sessuale… se poi questo coinvolgimento sessuale si manifesta, allora siamo nell'ambito della perversione e della malattia.

Quindi, è vero che in Usagi Drop l’iniziativa parte da Rin, che però emotivamente è immatura e che probabilmente, da adolescente, non riesce a distinguere vari tipi d'amore e che vuole aggrapparsi ancora di più all'adulto più importante della sua vita... ma il problema è che lui ci sta! Se fosse stato un uomo normale e non un pervertito l'avrebbe guidata con gentilezza verso una vita sentimentale normale, con un coetaneo, facendole capire che comunque lui avrebbe sempre fatto parte della sua vita...invece brividi!!  Mentre la cottarella di una ragazzina per un uomo più grande che le sembra affascinante è normale, assecondarla è perverso e disgustoso – oltre che un reato. Se il comportamento di Rin in qualche modo è comprensibile, Daikichi invece fa schifo : anche se per ipotesi non ci fosse l’aggravante che le ha fatto da padre, cosa, a parte l’ovvio, un quarantaduenne può trovare in un’adolescente fresca di liceo? Sempre a parte l’ovvio, cosa possono condividere? Di cosa possono parlare? Che progetti comuni possono avere? Comunque la si guardi, è veramente difficile non considerarlo uno squallido pervertito. E la cosa più schifosa è il modo in cui lo fa, come se facesse il sacrificio di sottostare ai desideri di Rin per il suo bene, per accontentarla…


Perciò ciao ciao Rin-chan. Mi fai tanta pena. Spero che in un futuro migliore mandi a c****e il vecchiaccio e ti trovi un ventenne bono.

Addio per sempre Yumi Unita, e grazie per avermi disgustata.


sabato 16 marzo 2013

Madre del riso - Rani Manicka


«La vedo. I fiori spuntano sotto i suoi piedi, ma non è morta. Gli anni non hanno indebolito la Madre del Riso. È forte e magica. Smetti di disperarti e chiamala, e vedrai, lei verrà portando un arcobaleno di sogni»




Questo libro è così straordinario e mi ha dato così tanto che non so quale delle sue molteplici e affascinanti caratteristiche cominciare a lodare per recensirlo. È una storia potente, un racconto evocativo e intessuto di realismo magico, di folklore e di un intricato simbolismo, in cui le passioni umane, l’amore, la guerra, le tragedie, la famiglia, si stagliano su uno sfondo pieno di magia, di fascino e di mistero, un arazzo variopinto di cultura e tradizioni, di innocenza e modernità, di crudeltà e tenerezza e di tutti i sentimenti universali nella storia di tutte le famiglie in ogni parte del mondo. 

Risalta inoltre il modo in cui il romanzo è scritto, una prosa poetica ricca come una musica, tanto raffinata e evocativa che alcuni passaggi fanno rabbrividire per la loro bellezza, e tanto coinvolgente che una volta cominciato a leggere, già dopo l’introduzione sui raccoglitori di nidi che ascoltano il canto degli alberi di bambù, si capisce che non ci si potrà interrompere fino alla fine. Lussureggiante e misterioso come la Malesia in cui è ambientato, dai contorni quasi fiabeschi, questo è un libro in grado di rapire con la sua epica ed evocativa bellezza e per il senso magico della vita che lo pervade. 

Questo romanzo è innanzitutto una saga familiare affascinante e coinvolgente come poche, al livello de La casa degli Spiriti, romanzo con il quale il paragone è immediato. E delle saghe familiari ha quel senso di rassicurante nostalgia che si prova leggendo la storia dell’alternarsi delle generazioni, dello svolgersi della storia di una famiglia che va da un passato di innocenza, «un'epoca in cui gli spiriti abitavano sulla terra proprio come gli esseri umani, prima che il bagliore dell'elettricità e il ruggito della civiltà li facessero fuggire spaventati nel cuore segreto delle foreste», fino al nostro presente, tramutandosi in una riflessione dolce-amara sulle ferite psicologiche e emotive che richiedono generazioni per guarire e su come ognuno è indissolubilmente legato al proprio passato da legami spesso dolorosi, ma ancora più spesso protettivi. Inoltre ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso, in modo che degli stessi eventi conosciamo versioni diverse e quasi sempre discordanti. 

Ma ciò che aumenta il fascino della storia di questa famiglia è la sua ambientazione in una Malesia misteriosa e incantata, con le sue giungle lussureggianti, la sua coloratissima vegetazione, i suoi suoni, i suoi odori, le sue tradizioni millenarie, quel rapporto con la natura e con le divinità, con il lato magico della realtà, che è solo asiatico… un mondo così diverso e descritto in modo così intriso di magia e di nostalgia che il lettore ne resta rapito, quasi ipnotizzato, attento a non farsi sfuggire nemmeno un dettaglio di un universo tanto ricco e esotico. 

L’inizio ci immerge in un’atmosfera incantata e quasi fiabesca, raccontandoci l’infanzia spensierata della viziata Lakshmi in una Ceylon magica e incontaminata, in un tempo innocente in cui ci si spostava in bicicletta fra le palme da cocco e in cui gli dei ancora facevano parte della vita degli uomini. Dopo aver sposato con l’inganno un uomo povero e inetto, ma remissivo e affettuoso, comincia la sfida che porta Lakshmi, a trasformarsi da viziata quattordicenne a potente e energica matriarca. Nei primi cinque anni di matrimonio, dopo i suoi primogeniti e amatissimi gemelli Mohini e Lakshmnan, partorisce altri quattro figli e intanto riesce a pagare i debiti del marito e a creare per la sua famiglia una vita agiata e sicura. Da ragazzina inesperta diventa quindi la Madre del Riso a cui allude il titolo, l’incarnazione di Bali della Dea Madre di tutte le religioni preistoriche. I primi capitoli sono meravigliose e poetiche descrizioni di un mondo scomparso, la piccola comunità internazionale di Penang, che con i suoi distanti Europei, i mercanti arabi e gli infaticabili cinesi, si dispiega davanti agli occhi della giovane Lakshmi su un paesaggio di risaie dove gracidano le rane dopo i temporali, piantagioni di spezie e, sullo sfondo, la jungla. Seguendo Lakshmi impariamo a conoscere e ad amare la sua piccola casa di legno sulle basse palafitte e il suo particolare vicinato, tanto che arriviamo a conoscere come se fossero nostri vicini di casa il vecchio cinese ricchissimo con le sue tre mogli, Minah, la signora malese con cui Lakshmi, la famiglia dell’incantatore di serpenti, esperto di magia nera e incantesimi, e la servetta Mui Tsai, migliore amica di Lakshmi e personaggio protagonista di una sotto trama commovente e drammatica, venduta da bambina e destinata a un futuro di schiavitù. 


Bellissime sono anche le dettagliate descrizioni della vita domestica : in questo romanzo si cucina molto, ci sono descrizioni gustose di ingredienti e preparazione di piatti esotici squisiti, tanto che sembra quasi di poter assaggiare i durian dalla polpa dorata o il curry o di vedere coloratissimi mucchietti di spezie. Con la giovane Lakshmi vaghiamo per il mercato cinese, fra le bancarelle di nidi d’uccello, uova nere salate, gabbie di lucertole e serpenti, vasche di cetrioli di mare e alghe, taglieri di legno pieni di rane, fasci di erbe e radici medicinali, ci intratteniamo buoni rapporti con le vicine di casa e ci scambiamo con loro segreti, confidenze, dolci e rimedi tradizionali dei rispettivi paesi e vediamo crescere i bambini e le speranze in loro riposte. 
Questo piccolo mondo tranquillo e agiato che Lakshmi riesce a creare è però sconvolto dall'invasione e dall’occupazione giapponese, che mette a dura prova tutti i membri della famiglia : di suo marito, che da misero impiegato sottopagato diventa disoccupato, della secondogenita Anna, la figlia dolce e remissiva, che come tutte le ragazze è costretta a fingersi maschio per sfuggire ai soldati, del misterioso Sevenese in grado di predire il futuro, del povero Jeyan disprezzato da tutti e della piccola Lalita, trascurata e resa insignificante, e soprattutto dei gemelli, la generosa Mohini dalla sovrannaturale bellezza, un personaggio dalla drammaticità indimenticabile, e Lakshmnan, che, da amatissimo primogenito, dopo la guerra si rivela per ciò che un chiromante aveva predetto a Lakshmi, un suo nemico proveniente dalle vite precedenti. La morte di Mohini, simbolo della bontà e della speranza, distrugge il piccolo universo della famiglia, facendo emergere il peggio di tutti i sopravvissuti, che non si riprenderanno mai più dal senso di colpa. 

La descrizione dell’occupazione giapponese, del terrore e delle crudeltà disumane che contraddistinsero quei tre anni, è comunque una delle parti più interessanti, perché ci fa vedere cosa succedeva dall'altra parte del mondo in anni così importanti per la nostra storia, ci mostra le vittime dell’Asse dall'altro lato del mondo e del conflitto : anche qui coprifuoco, mercato nero, l’indottrinamento del nemico e privazioni quotidiane acuite da una crudeltà raffinata prettamente asiatica. È anche interessante vedere come i Giapponesi, oggi universalmente considerati un popolo pacifico e tranquillo, si siamo in passato distinti per stragi e violenze. 

Nella seconda parte, che corrisponde alla seconda generazione, vediamo i ragazzi, che vivevano spensierati nel mondo di prima della guerra, a confronto con l’incalzante modernità e con i loro stessi matrimoni. Compaiono quindi nuovi personaggi : Ratha,che viene fatta sposare a Jeyan con l'inganno, e Rani, la moglie di Lakshmnan, la vera antagonista della storia, l’unico personaggio veramente negativo. Anche se dà il colpo di grazia a quello che restava della famiglia, Rani è un personaggio affascinante nel suo squallore, nella sua grettezza e nel suo meschino egoismo. 

Nella terza generazione entrano in scena Dimple, una nuova, rinata Mohini, e per questo la nipote preferita della famiglia, il suo misterioso, tenebroso e tormentato marito Luke e Nisha, l’ultima discendente e quella che, proseguendo l’opera della madre, raccoglie l’eredità spirituale della famiglia scrivendone la storia e riappropriandosi così della sua vita, del suo passato e del suo futuro. 

Anche se la storia è ambientata in un mondo lontano nel tempo e nello spazio, in una realtà esotica, ci sono alcune scene, alcuni elementi universali in cui chiunque può riconoscere dei momenti e dei sentimenti senza tempo, rivedere qualcosa della propria storia o dei racconti che ha sentito su quegli anni, immagini comuni a tutti i paesi : Lakshmi che accompagna a scuola i figli in divisa in quello che anche per lei è il primo giorno di scuola, Ayah che va a lavoro in bicicletta, una nonna, ascolta canzoni fuori moda alla radio o cuce con una vecchia Singer, la comparsa delle prime televisioni, delle prime automobili, del cinema, dei frigoriferi, delle lavatrici, dei cibi pronti… 

Tutti i personaggi sono indimenticabili e, grazie al fatto che le cose sono fatte vedere dal punto di vista di ognuno, ci si affeziona a tutti, alle figure più potenti e tragiche fino ai miti e remissivi Ayah e Jeyan, le cui vite mediocri e il cui triste destino fanno altrettanta tristezza e sono altrettanto commoventi del fato tragico di chi li circonda. 

Ma il personaggio più affascinante è Lakshmi : da un lato è una figura carismatica, donna di ferro, una guerriera dalla forza quasi mitologica e dall’intelligenza straordinarie e dalla determinazione implacabile, moglie energica, madre ambiziosa e severa, durante la guerra perfino imprenditrice… ma dall'altro attraverso la guerra, le delusioni, la disperazione e le sofferenze, conserva una sorprendente innocenza, ha dei momenti di dolcezza, di smarrimento e di ingenuità che fanno tenerezza. Questa dolcezza che aveva perso durante la guerra rinascerà quando Lakshmi diventerà nonna. Il suo dramma è che, sebbene sia lei a tenere fra le mani i destini dei suoi figli e dei suoi discendenti, non ha però la capacità di proteggerli e salvarli dalle sofferenze e dalle atrocità della vita.


mercoledì 6 marzo 2013

Downton Abbey


«What would be the point of living if we didn't let life change us?»



Questo inverno, dopo aver resistito per anni, finalmente mi sono decisa a recuperare Downton Abbey, una serie che mi ha conquistata come poche altre prima d’ora. Sapevo che è una serie pluripremiata, che ha riscosso in tutto il mondo un immenso successo di pubblico e critica, ma vedendola mi sono resa conto che si tratta di un prodotto davvero eccellente e di qualità elevatissima.
Già l’autore e produttore di per sé  è una garanzia : la serie infatti è stata scritta e creata da Julian Fellowes, del quale in Italia possiamo leggere i romanzi Snob e Un passato imperfetto, e che forse è meglio conosciuto come produttore di quel gioiellino di Gosford Park.
Innanzitutto, Downton Abbey si inserisce nella più pura tradizione letteraria anglo-americana, dell’Ottocento e di inizio Novecento, proponendosi come erede dei romanzi di Jane Austen, di Edith Warthon, di Henry James, di Trollope, di Oscar Wilde, di Wodehouse, delle sorelle Mitford e, per certi versi, perfino di Dickens e di Thackeray, oltre a essere vicinissimo a Quel che resta del giorno di Ishiguro : chi ama questi autori e questo tipo di letteratura si sentirà a casa fin dal primo episodio, perché di questa tradizione ritroviamo le fastose dimore dell’aristocrazia inglese, con la sua routine scandita da rituali sociali, caccia, balli, pettegolezzi e vacanze in Scozia, tè pomeridiani, chiacchiere superficiali, passeggiate in carrozza, matrimoni di interesse fra nobili inglesi e ricche ereditiere americane, figlie femmine a cui trovare un marito, il contatto non privo di scontri e incomprensioni con il mondo borghese, e tutto il sistema di relazioni sociali e di codici di comportamento familiare agli amanti del genere.
Inoltre fin dall'inizio la serie introduce gli spettatori in una trama complessa di avvenimenti storici e familiari, collettivi e personali, attraverso i quali Fellowes riesce nell'ambizioso intento di mettere in scena il ritratto di un’epoca e di una classe sociale e di catturare lo spirito di una nazione, l’Inghilterra, all'alba della prima guerra mondiale, in delicato momento di transizione fra la tradizione e la modernità. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un dramma familiare, sentimentale e storico, il ritmo degli eventi è veloce e la narrazione è dinamica e incalzante : in tre serie passiamo dal 1912 al 1920, attraverso svolte e cambiamenti che inevitabilmente collegano la vita privata dei protagonisti agli avvenimenti della grande storia. Sebbene nella composizione di un tale accuratissimo affresco storico, politico e sociale, risaltino tematiche complesse come la guerra, il movimento delle suffragette, le lotte per l’indipendenza dell’Irlanda e il peso sociale del retaggio vittoriano di pregiudizi morali, tuttavia lo show affronta queste tematiche con eleganza e maestria attraverso un family drama coinvolgente e affascinante, che si sviluppa attraverso sentimenti e intrighi degni del migliore feuilleton e che non manca mai di rivolgersi al pubblico in modo brillante, con un garbo e uno humor tipicamente british. Infatti abbiamo una narrazione veloce, ricca di personaggi e colpi di scena, che però non cede mai al melodramma, neppure nei momenti più tristi e difficili, ma si risolve sempre in delicate storie di amore, di affetto e di amicizia fra persone diverse, legate o no da parentela, che imparano a conoscersi e ad accettarsi. Indimenticabili sono i personaggi, convincenti e realistici, figure alle quali è impossibile non affezionarsi, da un lato familiari ma dall'altro mai banali, la cui crescita e la cui maturazione diventano parte integrante della trama, che si muove fra la duplice esigenza di approfondire gli aspetti dei protagonisti che già conosciamo e di svelare, con il proseguire della loro storia, lati inaspettati del loro carattere, in una lotta continua fra il comportamento che impone loro la società e le loro inclinazioni spontanee.
Naturalmente ampio spazio è dato alle vicende romantiche e sentimentali, nella migliore tradizione del romanzo di appendice. Abbiamo quindi, sia nel mondo della servitù che in quello dei nobili, amori contrastati da scandali e da esigenze dinastiche e economiche, amori in conflitto con la convenienza e con le aspirazioni sociali dei personaggi o con le loro convinzioni… ma tutte queste storie si sviluppano sempre con una pacatezza che impedisce ad esse di scadere nella banalità ma che accentua il coinvolgimento emotivo degli spettatori, che si appassionano e si commuovono.
Inoltre, da un punto di vista più frivolo, come donna ho apprezzato tantissimo le scenografie, la minuziosa ricostruzione delle stanze, delle case, di tutti gli oggetti della vita quotidiana e, soprattutto, dei vestiti, dei gioielli, dei fermagli e delle pettinature, specialmente nell'ultima serie, ambientata negli ’20, e che è una gioia per gli occhi.
Merita anche una nota di merito la meravigliosa colonna sonora, così coinvolgente e che così adatta allo spirito dello show. Mi sono molto piaciute scene apparentemente tranquille ma accompagnate da musiche drammatiche, tristi o malinconiche, in accordo non con le azioni dei personaggi ma con i loro sentimenti.

PRIMA STAGIONE
Siamo nell'aprile del 1912. La tragedia del Titanic ha sconvolto il mondo e ha portato lutto e scompiglio anche nella sfarzosa tenuta di Downton Abbey, atavica dimora dei conti di Grantham. L’attuale conte, Robert Crawley, non ha infatti eredi maschi a cui lasciare la proprietà e il titolo e quindi, alla sua morte, il destino di sua moglie e delle sue tre figlie era dover abbandonare Downton, dove si sarebbe insediato l’erede legittimo. Ma questa situazione problematica, che non può non ricordare quella in cui si trova la famiglia Bennet in Orgoglio e pregiudizio, era stata risolta fidanzando Mary, la maggiore delle tre figlie all'erede designato… erede che però muore nel naufragio del Titanic, rimettendo tutte le carte in gioco e rendendo incerto il destino della famiglia e di Downton. Il nuovo erede è infatti un lontanissimo parente, un avvocato di provincia della media borghesia, il cui arrivo sconvolge tutti gli equilibri che si erano creati sia nei quartieri dei padroni, upstairs, che in quelli della servitù, downstairs, che più che luoghi fisici sono due realtà distinte e legate.
Upstairs troviamo innanzitutto la famiglia Crawley. Il conte di Grantham è la perfetta incarnazione del gentiluomo inglese, affabile ma legato alla tradizione aristocratica e al suo ruolo. Sua moglie Cora è invece una delle buccaneers, di quelle ereditiere americane che, fra fine ‘800 e inizio ‘900, in massa sposarono squattrinati nobili inglesi, ottenendo un titolo di cui vantarsi in patria in cambio di doti principesche. Delle loro tre figlie la maggiore, Mary, la bellezza di famiglia, è quella che ha il compito di stringere un’alleanza matrimoniale conveniente e il dovere di compiacere i pretendenti scelti per lei dalla famiglia. 
Fra le tre sorelle Mary è la più aristocratica, quella che più tiene ai suoi privilegi di classe e che si identifica pienamente con la sua immagine di futura contessa. Apparentemente gelida e snob, legata alla sua posizione sociale privilegiata, alla ricchezza, al fasto e alle apparenze, Mary è però divisa fra l’educazione ricevuta e le sue inclinazioni personali, che si orientano piuttosto verso scelte non convenzionali derivanti da una sua sensibilità segreta e dal suo carattere molto pratico e pragmatico. Sebbene come personaggio non riscuota molte simpatie, la situazione di Mary è in realtà drammatica : dietro il suo orgoglio per la sua bellezza e per il successo che ha con gli uomini, in Mary si nasconde la consapevolezza che tutte le sue qualità non le servono a niente, perché è solo una merce di scambio nei piani matrimoniali dei suoi genitori.
La sorella di mezzo, Edith, apparentemente è una zitella acida, bruttina e invidiosa, che non pensa ad alto che a fare un buon matrimonio, possibilmente rubando i corteggiatori a Mary. Lei e Mary sono nemiche nate e, durante la prima stagione, si fanno dispetti e cattiverie che a un certo punto trascendono, portando le sorelle a rovinare l’una la vita dell’altra. 
Ma Edith non è sgradevole come sembra : si trova semplicemente nella scomoda posizione del brutto anatroccolo della famiglia, messa in ombra dalle bellissime e brillanti sorelle. Infatti la minore, Sybil, è uno dei personaggi migliori della serie : anche se nella prima stagione è solo una ragazzina dolce e affettuosa, già mostra uno spirito anticonformista e indipendente, che la spinge a interessarsi alla politica e a combattere in prima persona le ingiustizie sociali. 
Della famiglia fa parte anche il personaggio probabilmente più riuscito dello show, la Dowager Countess di Grantham, madre di Robert e nonna delle ragazze, interpretata dall'immensa Maggie Smith. Espressione vivente della mentalità vittoriana e dei suoi valori, e quindi autoritaria e conformista, vicina a una concezione quasi monarchica e feudale dell’aristocrazia e della famiglia, è però dotata di un sarcasmo inarrestabile e tipicamente british che fa sì che, con le sue battutine al vetriolo, sia uno dei principali punti di forza della serie. A questo nucleo familiare si uniscono i nuovi arrivati : Matthew Crawley, l’erede inaspettato, un giovane avvocato che non intende rinunciare né alla sua professione né alle sue idee moderne, e sua madre, Isobel, che fin dal primo giorno a Downton prova a cambiare tutto e a introdurre il progresso. L’incontro / scontro fra questi due nuclei familiari simboleggia perfettamente lo spirito di un epoca in cui i privilegi aristocratici vengono messi in discussione a la modernità rischia di travolgere un mondo che già era arrivato di per sé al collasso interno. Questo dualismo si riflette nel rapporto fra Mary e Matthew, il cui amore difficile e ostacolato è uno dei fili narrativi portanti.
Downstairs, nei quartieri della servitù, abbiamo un organizzazione gerarchica che nulla ha da invidiare alle file dell’aristocrazia. A capo di tutti c’è Mr. Carson, il maggiordomo, contegnoso e severo ma capace di umorismo e comprensione. La sua autorità su camerieri e valletti è rispecchiata da quella esercitata sulle domestiche dalla governante, Mrs. Huges, affettuosa e disincantata. Insieme a loro lavorano varie cameriere, fra cui Anna, la cameriera personale delle ragazze, che per loro è un amica e una sorella maggiore, Mrs. Patmore, la cuoca, e la sua sguattera Daisy, della quale è innamorato uno dei camerieri, William. Questo mondo apparentemente secondario nello svolgersi della trama non è affatto marginale, come prova il fatto che i due villain della serie, manipolatori, pericolosi e senza scrupoli, si trovino proprio frai domestici. Abbiamo infatti Miss O’Brian, la cameriera personale di Lady Cora, acida e piena di rancore, e il suo degno e fedele compare Thomas, l’ambizioso cameriere manipolatore, furbo e cinico, che però vive il dramma di dover nascondere la sua omosessualità (in Inghilterra reato punibile con il carcere e i lavori forzati fino agli anni ’60). Sono questi due, con i loro intrighi e i loro complotti, a influire sulle vite dei loro padroni in maniera drammatica : se la O’Brian è responsabile dell’aborto della sua padrona, Thomas prima cerca di far sposare Mary con un duca suo amante, e poi muove le file di uno scandalo che rischierà di rovinare la vita a Mary e dal quale dipenderanno tutte le future scelte sbagliate della ragazza. Anche dowstairs abbiamo poi un nuovo arrivato : Bates, ex compagno d’armi e cameriere personale di Sua Signoria, al centro dei complotti e della cattiverie di Thomas e della O’Brian insieme al cameriere William, una delle principali vittime della cattiveria di Thomas. Inoltre già si capisce che Branson, il giovane autista e attivista irlandese, per Sybil diventerà presto qualcosa di più che un semplice compagno politico e complice.
Fin dalla prima serie emergono elementi interessanti e importanti che saranno una costante anche nelle successive stagioni.
Innanzitutto ciò che stupisce è da un lato il fortissimo legame fra padroni e servitù, sia nel bene che nel male : in quanto abitanti della stessa casa, arrivano a formare un'unica grande famiglia, con affetti e rivalità. E stranamente, in un rovesciamento dei verosimili rapporti di forza, a tirare le redini di questa famiglia allargata è la servitù, che rispetto ai padroni si trova in una posizione privilegiata : se i padroni ignorano praticamente tutto del mondo downstairs, al contrario non c’è nulla, nessun segreto, pensiero, proposito e attività dei padroni che sfugga a valletti, cameriere personali e maggiordomi, che quindi sono le persone che al mondo conoscono meglio i loro signori. Inoltre, fra queste due classi sociali così diverse, al di là di prevedibili ostilità, si crea un legame di protezione reciproca e di fiducia che è molto dolce da vedere.
Un altro aspetto dei domestici molto interessante è che sono loro, ancor più dei padroni, ad essere legati alla tradizione e all'orgoglio di casta, e ad opporsi con più forza ai cambiamenti e alle innovazioni, a conservare un senso altissimo di ciò che conviene e che non conviene ai loro signori. In sintesi, a Downton forse solo la Contessa Vedova è snob come i domestici.
L’altro elemento che mi è molto piaciuto è che vengono dati lo stesso spazio e la stessa importanza alle vicende dei signori e a quelle della servitù, in modo che al filone principale della trama – la questione dell’eredità e dei rapporti fra Matthew e Mary – si affiancano tante piccole storie a se stanti di affetto, di amicizia, di generosità, di famiglia, fatte tanto bene che tutti i personaggi, anche quelli minori e le comparse, risultano simpatici e credibili.
Se la prima stagione ci descrive questo universo chiuso nei suoi piaceri, nei suoi drammi, nelle sue convenzioni e nei suoi rituali, già dall'ultima puntata ci rendiamo conto che questa situazione privilegiata, questa torre d’avorio, sta per dissolversi. E la stagione si chiude infatti con un sontuoso garden party interrotto dall'annuncio dello scoppio della Grande Guerra, metafore di un mondo che sta per finire. 

SECONDA STAGIONE
Nella première della seconda stagione ci ritroviamo nel pieno della battaglia della Somme, nel 1916. In trincea troviamo Matthew, al quale la guerra ha dato una buona occasione di allontanarsi da Downton e da Mary, e Thomas, che si era dimesso da cameriere e proposto come medico volontario proprio per restare lontano dai campi di battaglia, e che invece si ritrova in prima linea. 
Nei due anni trascorsi dalla fine della prima stagione il mondo è cambiato, e in ogni ambiente regna la consapevolezza, piena di timore e aspettativa, che cambiamenti ancora più radicali stavano per verificarsi. La guerra naturalmente ha toccato anche il microcosmo di Downton, che sembra ancora incerto sul modo in cui rapportarsi alla catastrofe. Se Robert soffre profondamente del fatto che il suo titolo di Lord Lieutenant sia puramente onorario e non implichi la sua presenza in battaglia e William si sente dolorosamente diviso fra i suoi doveri verso il re e la patria e quelli verso la sua famiglia, a partecipare attivamente alla guerra, a modo loro, sono le donne.
La prima a prendere coscienza della necessità di rendersi utile è Sybil, da sempre il personaggio dotato di spirito di iniziativa e di una coscienza sociale più accentuata. Così la minore delle sorelle Crawley si rimbocca le maniche e diventa infermiera. Anche Edith, sebbene non si interessi direttamente né alla politica né alla guerra, risente del nuovo clima di cambiamenti e, soprattutto, avverte anche lei l’impulso a riscuotersi dalla vita d’ozio condotta fino a quel momento da lei e da tutte le altre giovani lady in quegli anni. Da questo punto di vista, nel cammino dell’emancipazione, la guerra è molto importante per le donne di tutti i livelli sociali : tanto per quelle costrette a lavorare al posto degli uomini lontani, circostanze che le spinse a lottare con più forza per il voto, quanto per le giovani nobili oziose come Edith, che nell'imparare a guidare, nel lavoro alla fattoria e poi nel prendersi cura dei soldati riesce a dare un senso alle sue giornate. Vengono meno i suoi intrighi contro Mary, perché viene meno la loro causa : la noia di una vita passata a cambiarsi d’abito, partecipare ai balli e cercare marito. E sia Edith che Sybil dopo la guerra non sono disposte a rinunciare a una vita piena e attiva e a ritornare al loro passato di oziose debuttanti in cerca di marito. Mentre il percorso  di Edith è  frenato quando la ragazza pensa di aver trovato l’amore, è Sybil a portare fino in fondo la sua evoluzione e ad abbandonare i privilegi e la sicurezza di Downton per costruirsi una vita da outsider con Branson.

Estranea all'evoluzione delle sorelle è Mary, troppo presa dai suoi problemi personali, ferita per aver perso Matthew – e perché si rende conto che è stata solo colpa sua – e ancora turbata da quell’unico scandalo del suo passato che ancora rischia di rovinare la sua vita e, attraverso le misteriose vie degli intrighi, anche quella di Anna e Bates. Per quanto riguarda il suo rapporto con Matthew, nonostante si fossero lasciati male, e nonostante abbiano entrambi nuovi partner, è chiaro che fra loro c’è ancora qualcosa di speciale, e il loro difficile rapporto resta il motivo conduttore principale della trama. Da questo punto di vista è molto bello vedere non tanto come entrambi gestiscano la loro “amicizia” secondo il protocollo di comportamento dell’epoca, ma quei momenti in cui, sempre all'interno delle convenzioni sociali edoardiane, lascino trapelare sentimenti e atteggiamenti spontanei e moderni. Nonostante siano entrambe fidanzati – Matthew con la dolce e scialba Lavinia e Mary con sir Richard, un cinico imprenditore senza scrupoli che tenta la scalata sociale – il vero motivo per cui un loro riavvicinamento è impossibile è la moglie di Bates, vendicativa  e intrigante, che attraverso il segreto di Mary rischia di distruggere la sua felicità e quella di Anna, oltre che travolgere Downton con uno scandalo senza precedenti. È per questo che Mary è costretta a vendere il suo segreto e se stessa a sir Richard e a rassegnarsi al matrimonio con un uomo che non le piace e che disprezza. In realtà sir Richard, al di là della sua totale mancanza di etica e scrupoli, non è un brutto personaggio, ma incarna il self-made man che tenta di ingraziarsi con il suo denaro l’aristocrazia per riceverne in cambio solo disprezzo per la sua mancanza di educazione e raffinatezza. Ma, come le sorelle, anche Mary è maturata, come provano tutte le occasioni  in cui dimostra generosità e nobiltà d’animo e il modo in cui affronta con orgoglio e dignità la sua situazione. Ancora una volta prova di essere un personaggio contraddittorio, il cui orgoglio di classe è stemperato sia dalle conseguenze dello scandalo, che la porta a considerarsi “spoiled goods”, sia dalla sincerità con cui constata i limiti del suo carattere. 
Mentre in questa stagione Cora è un personaggio di contorno, resta importantissima la presenza della contessa vedova, Lady Violet, che nella frenesia di cambiamenti che investe la famiglia, riveste il ruolo di custode della tradizione e della fedeltà al proprio rango, salvo le dovute eccezioni per le amatissime nipoti. La sua rigidità è inoltre stemperata dal suo spassosissimo humor e dalla sua capacità di comprendere e difendere tutti i membri della sua “famiglia”, upstairs e downstairs. Per questo continua a scontrarsi con la cugina Isobel, il cui contributo allo sforzo bellico è trasformare Downton in un ospedale per soldati feriti, mettendo l’orrore della guerra sotto gli occhi di chi fino ad allora lo aveva ignorato. E mentre Cora e lady Violet si oppongono a vedere la nobile magione invasa da medici e pazienti, la trama ne guadagna, perché all'originaria divisione fra padroni e servitù si sovrappongono altre strutture gerarchiche e si aggiungono nuovi personaggi e sottotrame.
Nel mondo della servitù, intanto, dopo la capitolazione della O’Brian, che per il rimorso di averle procurato un aborto diventa una fedele amica delle contessa, il principale antagonista resta Thomas, che da un lato accentua i lati malvagi del suo carattere, ma che dall'altro comincia a scoprire e a mostrare la sua umanità. Infatti per la maggior parte del tempo è il Thomas di sempre : sebbene fosse stato uno dei primi ad approfittare della guerra come occasione di ascesa sociale, a contatto con la brutale realtà della trincea, fatta di pericolo e morte, spinto dalla disperazione in una scena terribile non esita a indurre il nemico a sparargli in una mano, in modo da essere rimandato in Inghilterra. 
Lo ritroviamo quindi nell'ospedale di Downton a lavorare fianco a fianco con Sybil, per la quale sviluppa un grande affetto. Ma ancora più forti sono i suoi sentimenti per uno dei soldati feriti, rimasto cieco, il primo essere umano con il quale vediamo Thomas aprirsi, il suicidio del quale lo lascerà devastato. E non è solo la sua vita privata a farlo soffrire, ma soprattutto il fallimento del suo tentativo di riscatto sociale : dopo la guerra, che per pochi mesi lo aveva messo addirittura a capo del personale di Downton, e dopo il fiasco dei suoi affari al mercato nero, non gli resta che umiliarsi a ritornare a quella posizione di cameriere della quale aveva cercato aggressivamente di liberarsi, chiaro simbolo delle vicende del proletariato, illuso nelle sue aspirazioni di riscatto da sociale dalla Rivoluzione Russa e dal vuoto di potere creatosi durante la guerra, e poi schiacciato di nuovo dal ripristino delle dinamiche sociali prebelliche. Un altro esempio di questo processo è la nuova cameriera, Ethel, le cui velleità di riscatto sociale si concludono con una gravidanza indesiderata che la porta a vivere in miseria con il bambino frutto del disonore. Diverso è il percorso di Tom, riformato per problemi di salute e costretto a sfogare nel giornalismo le sue idee rivoluzionarie, e che apre un finestra sulla questione irlandese, un’altra delle tragedie dimenticate di quegli anni. Ma, in questo mondo sempre più in bilico fra valori tradizionali e valori moderni, la guerra non è passata senza conseguenze nella concezione del mondo dei personaggi : finalmente, dopo 8 anni, a Robert è rivelato lo scandalo che ha coinvolto Mary, e sul disonore di sua figlia lui non trova da dire nient’altro che non fa niente, che tutti sbagliano, e che i giornali si scatenino pure, che lo scandalo li travolga : la felicità di sua figlia è più importante del buon nome dei Crawley. Così Mary, finalmente, è libera di ottenere quella felicità che ci aspettavamo fin dalla prima stagione, e questa finale esaltazione dell’individualità prelude alla stagione successiva.


TERZA STAGIONE
In questa stagione l’attenzione si concentra più elusivamente sulla famiglia, mentre gli eventi storici sono lasciati sullo sfondo e si limitano ad accenni alla spinosa questione del suffragio femminile, a investimenti sbagliati, che rischiano di costringere i Crawley a vendere Downton Abbey e che ci fanno presentire l’avvicinarsi della crisi del ’29, e allo scontro di vedute fra Robert e Matthew, il primo ancora arroccato in una visione nobile e quasi feudale della proprietà terriera e il secondo pronto ad applicare alla tenuta che ha ereditato i principi economici moderni. Collocare la storia in una dimensione più intima ha di conseguenza portato in primo piano le vicende dei personaggi, le loro personalità, le loro idee e la loro maturazione. Questo processo interessa innanzitutto Mary, ora moglie e aspirante madre, che in qualche modo si addolcisce, ma senza perdere il suo snobismo aristocratico e il suo freddo pragmatismo. 
Sebbene ora lei e Matthew siano sposati e installati a Downton, il loro rapporto non diventa per questo più facile, la loro felicità non è garantita e deve ancora essere difesa dai fantasmi del passato e dagli attacchi esterni, e non viene meno quella tensione che ha caratterizzato questa coppia fin dall'inizio  rendendo tutte le sue interazioni dinamiche e imprevedibili. Matthew, da parte sua, mentre all'inizio era l’outsider, il portavoce dei valori della modernità e della borghesia, in questa serie da un lato continua la sua opera di razionalizzazione della sua eredità e di trasformazione imprenditoriale del suo ruolo di signore di campagna, ma dall'altro si avvicina ai valori morali della sua nobile famiglia, perdendo così  in mordente e originalità. Questa involuzione non toglie però di drammaticità alla tragica fine del personaggio, il vuoto lasciato dal quale sarà uno dei grandi problemi che Fellowes dovrà affrontare nella prossima stagione.
Diversa e interessante è anche l’evoluzione di Edith, che dopo la guerra e l’umiliazione delle sue nozze mancate è cresciuta, ha smesso di aspirare a un matrimonio che le garantisca una posizione sociale e cerca di realizzarsi come essere umano, prima ancora che come donna, cominciando a lavorare come giornalista e dedicandosi di esprimere le proprie idee anticonformiste. Quella che era la più convenzionale delle sorelle si libera del retaggio moralistico della sua educazione vittoriana al punto che, nello speciale natalizio, la troviamo pronta a una relazione al di fuori di qualsiasi regola morale.
Purtroppo il sistema dei personaggi e le dinamiche fra le sorelle risentono del dramma della scomparsa di Sybil, la migliore delle tre, la creatura più pura e dolce ad aver mai abitato Downton, pianta sia dalla famiglia che dalla servitù, perfino da Thomas, che le era molto legato dopo aver lavorato con lei in ospedale. E questa tragedia mette in luce le debolezze dei personaggi e del sistema di cui essi sono incarnazione attraverso la figura di Robert. Sybil muore di parto, una morte antica, ma evitabilissima in un mondo ormai moderno. E infatti il borghese medico di famiglia comprende la situazione e insiste per ricoverarla in ospedale. Ma Robert, investendosi delle ultime vestigia di autorità aristocratica e scavalcando nella decisione perfino Tom, preferisce le opinioni consolanti di un altro medico la cui unica credenziale era l’appartenenza all'aristocrazia  nella convinzione dell’infallibilità non del medico in sé, ma della sua classe sociale. Se fino ad ora questa sua cieca osservanza delle gerarchie sociali aveva messo in pericolo “solo” Downton attraverso le sue speculazioni finanziarie azzardate e il suo rifiuto dell’idea sacrilega che anche un nobile debba rimboccarsi le maniche e lavorare, ora invece provoca la morte della sua amatissima figlia, e così, mentre gli altri personaggi si confortano a vicenda, lui è lasciato solo perfino da sua moglie e affronta la prima vera crisi coniugale del suo lungo matrimonio.
Difficile e imbarazzante è anche la situazione di Tom, che non è accettato né dai  suoni nuovi parenti acquisiti Crawley né dalla servitù, che lo disprezza come social climber ancora di più dei padroni. E anche Tom deve scendere a patti con la sua nuova situazione : ospite dei Crawley contro la sua volontà, esiliato dalla sua amata Irlanda, il suo percorso di crescita è quello che lo porta ad abbandonare i suoi rigidi estremismi e a fare delle scelte adulte e responsabili per il bene di sua figlia anche a prezzo dei suoi ideali.
Una comparsa preziosissima di questa terza stagione è Shirley MacLaine nei panni della madre di Cora, Martha Levinson, americanissima miliardaria dalla lingua tagliente quanto quella di Lady Violet ; le interazioni fra le due consuocere, l’aristocratica e la rozza parvenu, e i complotti di Mary e della contessa vedova per persuadere l’altra nonna a salvare Downton con i suoi miliardi americani, sono i momenti più spassosi dell’intero show.
Anche dowsnstairs sono i problemi sentimentali a dominare la scena;  mentre continua la sottotrama delle indagini sulla morte della moglie di Bates, che nella serie precedente è stato arrestato,  e della lotta di Anna contro i tribunali inglesi per salvare suo marito e il suo matrimonio, ancora una volta Fellowes mostra la sua originalità nell'accennare solo en passant agli amori fraintesi e non corrisposti fra i camerieri Alfred, Daisy e Ivy, concentrandosi invece su Thomas, attraverso il quale tocchiamo con mano quanto fosse difficile la condizione degli omosessuali , che rischiavano di veder punito con il carcere il più innocente gesto d’affetto. E infatti in questa stagione Thomas se la vede brutta perché la sua alleata di sempre, la O’Brian, si trasforma nella sua peggior nemica, e la O’Brian, una donna che sappiamo potenzialmente capace di uccidere, non si accontenta semplicemente di umiliare il nemico : quello che vuole è vedere Thomas rovinato, distrutto, scacciato o imprigionato. Lo strumento della sua vendetta e dei suoi intrighi machiavellici le viene mandato dal destino sottoforma del nuovo cameriere, Jimmy, un biondino belloccio al quale è da subito evidente che Thomas non è indifferente. E così, dopo aver visto il cinico, perfido, insopportabile Thomas piangere per Sybil, ora lo vediamo innamorato, tutto allegro e gentile e, purtroppo, tanto accecato da questo sentimento da abbassare la guardia. Abituato alla circospezione e alla diffidenza, Thomas sarebbe rimasto sulle sue, ma grazie agli intrighi e alla bugie della O’Brian lo ritroviamo  di notte in camera di Jimmy, e da questo momento in poi la sua situazione precipita e le capacità manipolative della sua nemica sia su Jimmy che su suo nipote Alfred, testimone della scena incriminante, sono tali che Thomas si trova con le spalle al muro, costretto a scegliere fra andarsene senza referenze e non trovare mai più lavoro o finire in prigione. 
Ma a sorpresa tutti, a partire da Lord Grantham, difendono Thomas, tutti ammettono di conoscere il suo segreto da sempre e di non sentirsene minimamente turbati e tutti vogliono aiutarlo, perché non è colpa sua se è come è, e perché è un membro di quella grande famiglia creatasi fra upstairs e downstairs.  E così nell'ultima puntato troviamo Thomas profondamente cambiato, riabilitato e addirittura promosso a sotto-maggiordomo, che finalmente, ora che si sente accettato, si mostra affettuoso, gentile e protettivo con tutti, e che riesce perfino a stabilire una specie di amicizia con Jimmy, che supera i suoi pregiudizi.
Solidarietà per i “diversi”, quindi, cifra di quanto i tempi fossero cambiati, e anche solidarietà per i reietti, come vediamo dalla riabilitazione sociale dell’ex cameriera e ex prostituta Ethel, ora cuoca della cugina Isobel. Quando Robert lo scopre e accorre a salvare madre, moglie e figlie e trascinarle via da una casa disonorata e contaminata dalla presenza di Ethel, riceve una delle sconfitte più umilianti della sua vita : nessuna delle sue donne gli obbedisce. Nonostante sporadiche aperture reciproche, restano quindi due schieramenti : Robert, ancorato  nella tradizione e nell'ipocrisia (a Thomas si può perdonare tutto, perché bene o male è un uomo, ma per una donna caduta non c’è indulgenza)e i membri della famiglia che invece si sono resi conto che il mondo è cambiato.
E ora, come ha anticipato Fellowes, nella quarta stagione resteremo negli anni ’20, e io non vedo l’ora! E nella tipica atmosfera di questi anni, di charleston, jazz e bandeau di piume, già ci ha condotti un nuovo personaggio e membro della famiglia, la cugina Rose, che sarà frai protagonisti della prossima stagione, stagione che porterà molte novità e anche un nuovo amore per Mary. Spero anche che Fellowes faccia finalmente godere a Anne a Bates un po’ di felicità coniugale, e che riservi qualcosa di buono anche a Thomas.

È questo il bello di Downton Abbey : proprio come un romanzo d’appendice, il lettore non vede l’ora di vedere che succede con una curiosità che in tre stagioni non viene mai meno. Dietro la sua apparente superficialità, Downton Abbey è un riuscitissimo affresco storico e umano, un dramma senza né buoni né cattivi ma solo personaggi realistici e credibili nelle loro contraddizioni, speranze e paure, meritandosi pienamente di essere lo show britannico più visto di tutti i tempi.