mercoledì 6 marzo 2013

Downton Abbey


«What would be the point of living if we didn't let life change us?»



Questo inverno, dopo aver resistito per anni, finalmente mi sono decisa a recuperare Downton Abbey, una serie che mi ha conquistata come poche altre prima d’ora. Sapevo che è una serie pluripremiata, che ha riscosso in tutto il mondo un immenso successo di pubblico e critica, ma vedendola mi sono resa conto che si tratta di un prodotto davvero eccellente e di qualità elevatissima.
Già l’autore e produttore di per sé  è una garanzia : la serie infatti è stata scritta e creata da Julian Fellowes, del quale in Italia possiamo leggere i romanzi Snob e Un passato imperfetto, e che forse è meglio conosciuto come produttore di quel gioiellino di Gosford Park.
Innanzitutto, Downton Abbey si inserisce nella più pura tradizione letteraria anglo-americana, dell’Ottocento e di inizio Novecento, proponendosi come erede dei romanzi di Jane Austen, di Edith Warthon, di Henry James, di Trollope, di Oscar Wilde, di Wodehouse, delle sorelle Mitford e, per certi versi, perfino di Dickens e di Thackeray, oltre a essere vicinissimo a Quel che resta del giorno di Ishiguro : chi ama questi autori e questo tipo di letteratura si sentirà a casa fin dal primo episodio, perché di questa tradizione ritroviamo le fastose dimore dell’aristocrazia inglese, con la sua routine scandita da rituali sociali, caccia, balli, pettegolezzi e vacanze in Scozia, tè pomeridiani, chiacchiere superficiali, passeggiate in carrozza, matrimoni di interesse fra nobili inglesi e ricche ereditiere americane, figlie femmine a cui trovare un marito, il contatto non privo di scontri e incomprensioni con il mondo borghese, e tutto il sistema di relazioni sociali e di codici di comportamento familiare agli amanti del genere.
Inoltre fin dall'inizio la serie introduce gli spettatori in una trama complessa di avvenimenti storici e familiari, collettivi e personali, attraverso i quali Fellowes riesce nell'ambizioso intento di mettere in scena il ritratto di un’epoca e di una classe sociale e di catturare lo spirito di una nazione, l’Inghilterra, all'alba della prima guerra mondiale, in delicato momento di transizione fra la tradizione e la modernità. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un dramma familiare, sentimentale e storico, il ritmo degli eventi è veloce e la narrazione è dinamica e incalzante : in tre serie passiamo dal 1912 al 1920, attraverso svolte e cambiamenti che inevitabilmente collegano la vita privata dei protagonisti agli avvenimenti della grande storia. Sebbene nella composizione di un tale accuratissimo affresco storico, politico e sociale, risaltino tematiche complesse come la guerra, il movimento delle suffragette, le lotte per l’indipendenza dell’Irlanda e il peso sociale del retaggio vittoriano di pregiudizi morali, tuttavia lo show affronta queste tematiche con eleganza e maestria attraverso un family drama coinvolgente e affascinante, che si sviluppa attraverso sentimenti e intrighi degni del migliore feuilleton e che non manca mai di rivolgersi al pubblico in modo brillante, con un garbo e uno humor tipicamente british. Infatti abbiamo una narrazione veloce, ricca di personaggi e colpi di scena, che però non cede mai al melodramma, neppure nei momenti più tristi e difficili, ma si risolve sempre in delicate storie di amore, di affetto e di amicizia fra persone diverse, legate o no da parentela, che imparano a conoscersi e ad accettarsi. Indimenticabili sono i personaggi, convincenti e realistici, figure alle quali è impossibile non affezionarsi, da un lato familiari ma dall'altro mai banali, la cui crescita e la cui maturazione diventano parte integrante della trama, che si muove fra la duplice esigenza di approfondire gli aspetti dei protagonisti che già conosciamo e di svelare, con il proseguire della loro storia, lati inaspettati del loro carattere, in una lotta continua fra il comportamento che impone loro la società e le loro inclinazioni spontanee.
Naturalmente ampio spazio è dato alle vicende romantiche e sentimentali, nella migliore tradizione del romanzo di appendice. Abbiamo quindi, sia nel mondo della servitù che in quello dei nobili, amori contrastati da scandali e da esigenze dinastiche e economiche, amori in conflitto con la convenienza e con le aspirazioni sociali dei personaggi o con le loro convinzioni… ma tutte queste storie si sviluppano sempre con una pacatezza che impedisce ad esse di scadere nella banalità ma che accentua il coinvolgimento emotivo degli spettatori, che si appassionano e si commuovono.
Inoltre, da un punto di vista più frivolo, come donna ho apprezzato tantissimo le scenografie, la minuziosa ricostruzione delle stanze, delle case, di tutti gli oggetti della vita quotidiana e, soprattutto, dei vestiti, dei gioielli, dei fermagli e delle pettinature, specialmente nell'ultima serie, ambientata negli ’20, e che è una gioia per gli occhi.
Merita anche una nota di merito la meravigliosa colonna sonora, così coinvolgente e che così adatta allo spirito dello show. Mi sono molto piaciute scene apparentemente tranquille ma accompagnate da musiche drammatiche, tristi o malinconiche, in accordo non con le azioni dei personaggi ma con i loro sentimenti.

PRIMA STAGIONE
Siamo nell'aprile del 1912. La tragedia del Titanic ha sconvolto il mondo e ha portato lutto e scompiglio anche nella sfarzosa tenuta di Downton Abbey, atavica dimora dei conti di Grantham. L’attuale conte, Robert Crawley, non ha infatti eredi maschi a cui lasciare la proprietà e il titolo e quindi, alla sua morte, il destino di sua moglie e delle sue tre figlie era dover abbandonare Downton, dove si sarebbe insediato l’erede legittimo. Ma questa situazione problematica, che non può non ricordare quella in cui si trova la famiglia Bennet in Orgoglio e pregiudizio, era stata risolta fidanzando Mary, la maggiore delle tre figlie all'erede designato… erede che però muore nel naufragio del Titanic, rimettendo tutte le carte in gioco e rendendo incerto il destino della famiglia e di Downton. Il nuovo erede è infatti un lontanissimo parente, un avvocato di provincia della media borghesia, il cui arrivo sconvolge tutti gli equilibri che si erano creati sia nei quartieri dei padroni, upstairs, che in quelli della servitù, downstairs, che più che luoghi fisici sono due realtà distinte e legate.
Upstairs troviamo innanzitutto la famiglia Crawley. Il conte di Grantham è la perfetta incarnazione del gentiluomo inglese, affabile ma legato alla tradizione aristocratica e al suo ruolo. Sua moglie Cora è invece una delle buccaneers, di quelle ereditiere americane che, fra fine ‘800 e inizio ‘900, in massa sposarono squattrinati nobili inglesi, ottenendo un titolo di cui vantarsi in patria in cambio di doti principesche. Delle loro tre figlie la maggiore, Mary, la bellezza di famiglia, è quella che ha il compito di stringere un’alleanza matrimoniale conveniente e il dovere di compiacere i pretendenti scelti per lei dalla famiglia. 
Fra le tre sorelle Mary è la più aristocratica, quella che più tiene ai suoi privilegi di classe e che si identifica pienamente con la sua immagine di futura contessa. Apparentemente gelida e snob, legata alla sua posizione sociale privilegiata, alla ricchezza, al fasto e alle apparenze, Mary è però divisa fra l’educazione ricevuta e le sue inclinazioni personali, che si orientano piuttosto verso scelte non convenzionali derivanti da una sua sensibilità segreta e dal suo carattere molto pratico e pragmatico. Sebbene come personaggio non riscuota molte simpatie, la situazione di Mary è in realtà drammatica : dietro il suo orgoglio per la sua bellezza e per il successo che ha con gli uomini, in Mary si nasconde la consapevolezza che tutte le sue qualità non le servono a niente, perché è solo una merce di scambio nei piani matrimoniali dei suoi genitori.
La sorella di mezzo, Edith, apparentemente è una zitella acida, bruttina e invidiosa, che non pensa ad alto che a fare un buon matrimonio, possibilmente rubando i corteggiatori a Mary. Lei e Mary sono nemiche nate e, durante la prima stagione, si fanno dispetti e cattiverie che a un certo punto trascendono, portando le sorelle a rovinare l’una la vita dell’altra. 
Ma Edith non è sgradevole come sembra : si trova semplicemente nella scomoda posizione del brutto anatroccolo della famiglia, messa in ombra dalle bellissime e brillanti sorelle. Infatti la minore, Sybil, è uno dei personaggi migliori della serie : anche se nella prima stagione è solo una ragazzina dolce e affettuosa, già mostra uno spirito anticonformista e indipendente, che la spinge a interessarsi alla politica e a combattere in prima persona le ingiustizie sociali. 
Della famiglia fa parte anche il personaggio probabilmente più riuscito dello show, la Dowager Countess di Grantham, madre di Robert e nonna delle ragazze, interpretata dall'immensa Maggie Smith. Espressione vivente della mentalità vittoriana e dei suoi valori, e quindi autoritaria e conformista, vicina a una concezione quasi monarchica e feudale dell’aristocrazia e della famiglia, è però dotata di un sarcasmo inarrestabile e tipicamente british che fa sì che, con le sue battutine al vetriolo, sia uno dei principali punti di forza della serie. A questo nucleo familiare si uniscono i nuovi arrivati : Matthew Crawley, l’erede inaspettato, un giovane avvocato che non intende rinunciare né alla sua professione né alle sue idee moderne, e sua madre, Isobel, che fin dal primo giorno a Downton prova a cambiare tutto e a introdurre il progresso. L’incontro / scontro fra questi due nuclei familiari simboleggia perfettamente lo spirito di un epoca in cui i privilegi aristocratici vengono messi in discussione a la modernità rischia di travolgere un mondo che già era arrivato di per sé al collasso interno. Questo dualismo si riflette nel rapporto fra Mary e Matthew, il cui amore difficile e ostacolato è uno dei fili narrativi portanti.
Downstairs, nei quartieri della servitù, abbiamo un organizzazione gerarchica che nulla ha da invidiare alle file dell’aristocrazia. A capo di tutti c’è Mr. Carson, il maggiordomo, contegnoso e severo ma capace di umorismo e comprensione. La sua autorità su camerieri e valletti è rispecchiata da quella esercitata sulle domestiche dalla governante, Mrs. Huges, affettuosa e disincantata. Insieme a loro lavorano varie cameriere, fra cui Anna, la cameriera personale delle ragazze, che per loro è un amica e una sorella maggiore, Mrs. Patmore, la cuoca, e la sua sguattera Daisy, della quale è innamorato uno dei camerieri, William. Questo mondo apparentemente secondario nello svolgersi della trama non è affatto marginale, come prova il fatto che i due villain della serie, manipolatori, pericolosi e senza scrupoli, si trovino proprio frai domestici. Abbiamo infatti Miss O’Brian, la cameriera personale di Lady Cora, acida e piena di rancore, e il suo degno e fedele compare Thomas, l’ambizioso cameriere manipolatore, furbo e cinico, che però vive il dramma di dover nascondere la sua omosessualità (in Inghilterra reato punibile con il carcere e i lavori forzati fino agli anni ’60). Sono questi due, con i loro intrighi e i loro complotti, a influire sulle vite dei loro padroni in maniera drammatica : se la O’Brian è responsabile dell’aborto della sua padrona, Thomas prima cerca di far sposare Mary con un duca suo amante, e poi muove le file di uno scandalo che rischierà di rovinare la vita a Mary e dal quale dipenderanno tutte le future scelte sbagliate della ragazza. Anche dowstairs abbiamo poi un nuovo arrivato : Bates, ex compagno d’armi e cameriere personale di Sua Signoria, al centro dei complotti e della cattiverie di Thomas e della O’Brian insieme al cameriere William, una delle principali vittime della cattiveria di Thomas. Inoltre già si capisce che Branson, il giovane autista e attivista irlandese, per Sybil diventerà presto qualcosa di più che un semplice compagno politico e complice.
Fin dalla prima serie emergono elementi interessanti e importanti che saranno una costante anche nelle successive stagioni.
Innanzitutto ciò che stupisce è da un lato il fortissimo legame fra padroni e servitù, sia nel bene che nel male : in quanto abitanti della stessa casa, arrivano a formare un'unica grande famiglia, con affetti e rivalità. E stranamente, in un rovesciamento dei verosimili rapporti di forza, a tirare le redini di questa famiglia allargata è la servitù, che rispetto ai padroni si trova in una posizione privilegiata : se i padroni ignorano praticamente tutto del mondo downstairs, al contrario non c’è nulla, nessun segreto, pensiero, proposito e attività dei padroni che sfugga a valletti, cameriere personali e maggiordomi, che quindi sono le persone che al mondo conoscono meglio i loro signori. Inoltre, fra queste due classi sociali così diverse, al di là di prevedibili ostilità, si crea un legame di protezione reciproca e di fiducia che è molto dolce da vedere.
Un altro aspetto dei domestici molto interessante è che sono loro, ancor più dei padroni, ad essere legati alla tradizione e all'orgoglio di casta, e ad opporsi con più forza ai cambiamenti e alle innovazioni, a conservare un senso altissimo di ciò che conviene e che non conviene ai loro signori. In sintesi, a Downton forse solo la Contessa Vedova è snob come i domestici.
L’altro elemento che mi è molto piaciuto è che vengono dati lo stesso spazio e la stessa importanza alle vicende dei signori e a quelle della servitù, in modo che al filone principale della trama – la questione dell’eredità e dei rapporti fra Matthew e Mary – si affiancano tante piccole storie a se stanti di affetto, di amicizia, di generosità, di famiglia, fatte tanto bene che tutti i personaggi, anche quelli minori e le comparse, risultano simpatici e credibili.
Se la prima stagione ci descrive questo universo chiuso nei suoi piaceri, nei suoi drammi, nelle sue convenzioni e nei suoi rituali, già dall'ultima puntata ci rendiamo conto che questa situazione privilegiata, questa torre d’avorio, sta per dissolversi. E la stagione si chiude infatti con un sontuoso garden party interrotto dall'annuncio dello scoppio della Grande Guerra, metafore di un mondo che sta per finire. 

SECONDA STAGIONE
Nella première della seconda stagione ci ritroviamo nel pieno della battaglia della Somme, nel 1916. In trincea troviamo Matthew, al quale la guerra ha dato una buona occasione di allontanarsi da Downton e da Mary, e Thomas, che si era dimesso da cameriere e proposto come medico volontario proprio per restare lontano dai campi di battaglia, e che invece si ritrova in prima linea. 
Nei due anni trascorsi dalla fine della prima stagione il mondo è cambiato, e in ogni ambiente regna la consapevolezza, piena di timore e aspettativa, che cambiamenti ancora più radicali stavano per verificarsi. La guerra naturalmente ha toccato anche il microcosmo di Downton, che sembra ancora incerto sul modo in cui rapportarsi alla catastrofe. Se Robert soffre profondamente del fatto che il suo titolo di Lord Lieutenant sia puramente onorario e non implichi la sua presenza in battaglia e William si sente dolorosamente diviso fra i suoi doveri verso il re e la patria e quelli verso la sua famiglia, a partecipare attivamente alla guerra, a modo loro, sono le donne.
La prima a prendere coscienza della necessità di rendersi utile è Sybil, da sempre il personaggio dotato di spirito di iniziativa e di una coscienza sociale più accentuata. Così la minore delle sorelle Crawley si rimbocca le maniche e diventa infermiera. Anche Edith, sebbene non si interessi direttamente né alla politica né alla guerra, risente del nuovo clima di cambiamenti e, soprattutto, avverte anche lei l’impulso a riscuotersi dalla vita d’ozio condotta fino a quel momento da lei e da tutte le altre giovani lady in quegli anni. Da questo punto di vista, nel cammino dell’emancipazione, la guerra è molto importante per le donne di tutti i livelli sociali : tanto per quelle costrette a lavorare al posto degli uomini lontani, circostanze che le spinse a lottare con più forza per il voto, quanto per le giovani nobili oziose come Edith, che nell'imparare a guidare, nel lavoro alla fattoria e poi nel prendersi cura dei soldati riesce a dare un senso alle sue giornate. Vengono meno i suoi intrighi contro Mary, perché viene meno la loro causa : la noia di una vita passata a cambiarsi d’abito, partecipare ai balli e cercare marito. E sia Edith che Sybil dopo la guerra non sono disposte a rinunciare a una vita piena e attiva e a ritornare al loro passato di oziose debuttanti in cerca di marito. Mentre il percorso  di Edith è  frenato quando la ragazza pensa di aver trovato l’amore, è Sybil a portare fino in fondo la sua evoluzione e ad abbandonare i privilegi e la sicurezza di Downton per costruirsi una vita da outsider con Branson.

Estranea all'evoluzione delle sorelle è Mary, troppo presa dai suoi problemi personali, ferita per aver perso Matthew – e perché si rende conto che è stata solo colpa sua – e ancora turbata da quell’unico scandalo del suo passato che ancora rischia di rovinare la sua vita e, attraverso le misteriose vie degli intrighi, anche quella di Anna e Bates. Per quanto riguarda il suo rapporto con Matthew, nonostante si fossero lasciati male, e nonostante abbiano entrambi nuovi partner, è chiaro che fra loro c’è ancora qualcosa di speciale, e il loro difficile rapporto resta il motivo conduttore principale della trama. Da questo punto di vista è molto bello vedere non tanto come entrambi gestiscano la loro “amicizia” secondo il protocollo di comportamento dell’epoca, ma quei momenti in cui, sempre all'interno delle convenzioni sociali edoardiane, lascino trapelare sentimenti e atteggiamenti spontanei e moderni. Nonostante siano entrambe fidanzati – Matthew con la dolce e scialba Lavinia e Mary con sir Richard, un cinico imprenditore senza scrupoli che tenta la scalata sociale – il vero motivo per cui un loro riavvicinamento è impossibile è la moglie di Bates, vendicativa  e intrigante, che attraverso il segreto di Mary rischia di distruggere la sua felicità e quella di Anna, oltre che travolgere Downton con uno scandalo senza precedenti. È per questo che Mary è costretta a vendere il suo segreto e se stessa a sir Richard e a rassegnarsi al matrimonio con un uomo che non le piace e che disprezza. In realtà sir Richard, al di là della sua totale mancanza di etica e scrupoli, non è un brutto personaggio, ma incarna il self-made man che tenta di ingraziarsi con il suo denaro l’aristocrazia per riceverne in cambio solo disprezzo per la sua mancanza di educazione e raffinatezza. Ma, come le sorelle, anche Mary è maturata, come provano tutte le occasioni  in cui dimostra generosità e nobiltà d’animo e il modo in cui affronta con orgoglio e dignità la sua situazione. Ancora una volta prova di essere un personaggio contraddittorio, il cui orgoglio di classe è stemperato sia dalle conseguenze dello scandalo, che la porta a considerarsi “spoiled goods”, sia dalla sincerità con cui constata i limiti del suo carattere. 
Mentre in questa stagione Cora è un personaggio di contorno, resta importantissima la presenza della contessa vedova, Lady Violet, che nella frenesia di cambiamenti che investe la famiglia, riveste il ruolo di custode della tradizione e della fedeltà al proprio rango, salvo le dovute eccezioni per le amatissime nipoti. La sua rigidità è inoltre stemperata dal suo spassosissimo humor e dalla sua capacità di comprendere e difendere tutti i membri della sua “famiglia”, upstairs e downstairs. Per questo continua a scontrarsi con la cugina Isobel, il cui contributo allo sforzo bellico è trasformare Downton in un ospedale per soldati feriti, mettendo l’orrore della guerra sotto gli occhi di chi fino ad allora lo aveva ignorato. E mentre Cora e lady Violet si oppongono a vedere la nobile magione invasa da medici e pazienti, la trama ne guadagna, perché all'originaria divisione fra padroni e servitù si sovrappongono altre strutture gerarchiche e si aggiungono nuovi personaggi e sottotrame.
Nel mondo della servitù, intanto, dopo la capitolazione della O’Brian, che per il rimorso di averle procurato un aborto diventa una fedele amica delle contessa, il principale antagonista resta Thomas, che da un lato accentua i lati malvagi del suo carattere, ma che dall'altro comincia a scoprire e a mostrare la sua umanità. Infatti per la maggior parte del tempo è il Thomas di sempre : sebbene fosse stato uno dei primi ad approfittare della guerra come occasione di ascesa sociale, a contatto con la brutale realtà della trincea, fatta di pericolo e morte, spinto dalla disperazione in una scena terribile non esita a indurre il nemico a sparargli in una mano, in modo da essere rimandato in Inghilterra. 
Lo ritroviamo quindi nell'ospedale di Downton a lavorare fianco a fianco con Sybil, per la quale sviluppa un grande affetto. Ma ancora più forti sono i suoi sentimenti per uno dei soldati feriti, rimasto cieco, il primo essere umano con il quale vediamo Thomas aprirsi, il suicidio del quale lo lascerà devastato. E non è solo la sua vita privata a farlo soffrire, ma soprattutto il fallimento del suo tentativo di riscatto sociale : dopo la guerra, che per pochi mesi lo aveva messo addirittura a capo del personale di Downton, e dopo il fiasco dei suoi affari al mercato nero, non gli resta che umiliarsi a ritornare a quella posizione di cameriere della quale aveva cercato aggressivamente di liberarsi, chiaro simbolo delle vicende del proletariato, illuso nelle sue aspirazioni di riscatto da sociale dalla Rivoluzione Russa e dal vuoto di potere creatosi durante la guerra, e poi schiacciato di nuovo dal ripristino delle dinamiche sociali prebelliche. Un altro esempio di questo processo è la nuova cameriera, Ethel, le cui velleità di riscatto sociale si concludono con una gravidanza indesiderata che la porta a vivere in miseria con il bambino frutto del disonore. Diverso è il percorso di Tom, riformato per problemi di salute e costretto a sfogare nel giornalismo le sue idee rivoluzionarie, e che apre un finestra sulla questione irlandese, un’altra delle tragedie dimenticate di quegli anni. Ma, in questo mondo sempre più in bilico fra valori tradizionali e valori moderni, la guerra non è passata senza conseguenze nella concezione del mondo dei personaggi : finalmente, dopo 8 anni, a Robert è rivelato lo scandalo che ha coinvolto Mary, e sul disonore di sua figlia lui non trova da dire nient’altro che non fa niente, che tutti sbagliano, e che i giornali si scatenino pure, che lo scandalo li travolga : la felicità di sua figlia è più importante del buon nome dei Crawley. Così Mary, finalmente, è libera di ottenere quella felicità che ci aspettavamo fin dalla prima stagione, e questa finale esaltazione dell’individualità prelude alla stagione successiva.


TERZA STAGIONE
In questa stagione l’attenzione si concentra più elusivamente sulla famiglia, mentre gli eventi storici sono lasciati sullo sfondo e si limitano ad accenni alla spinosa questione del suffragio femminile, a investimenti sbagliati, che rischiano di costringere i Crawley a vendere Downton Abbey e che ci fanno presentire l’avvicinarsi della crisi del ’29, e allo scontro di vedute fra Robert e Matthew, il primo ancora arroccato in una visione nobile e quasi feudale della proprietà terriera e il secondo pronto ad applicare alla tenuta che ha ereditato i principi economici moderni. Collocare la storia in una dimensione più intima ha di conseguenza portato in primo piano le vicende dei personaggi, le loro personalità, le loro idee e la loro maturazione. Questo processo interessa innanzitutto Mary, ora moglie e aspirante madre, che in qualche modo si addolcisce, ma senza perdere il suo snobismo aristocratico e il suo freddo pragmatismo. 
Sebbene ora lei e Matthew siano sposati e installati a Downton, il loro rapporto non diventa per questo più facile, la loro felicità non è garantita e deve ancora essere difesa dai fantasmi del passato e dagli attacchi esterni, e non viene meno quella tensione che ha caratterizzato questa coppia fin dall'inizio  rendendo tutte le sue interazioni dinamiche e imprevedibili. Matthew, da parte sua, mentre all'inizio era l’outsider, il portavoce dei valori della modernità e della borghesia, in questa serie da un lato continua la sua opera di razionalizzazione della sua eredità e di trasformazione imprenditoriale del suo ruolo di signore di campagna, ma dall'altro si avvicina ai valori morali della sua nobile famiglia, perdendo così  in mordente e originalità. Questa involuzione non toglie però di drammaticità alla tragica fine del personaggio, il vuoto lasciato dal quale sarà uno dei grandi problemi che Fellowes dovrà affrontare nella prossima stagione.
Diversa e interessante è anche l’evoluzione di Edith, che dopo la guerra e l’umiliazione delle sue nozze mancate è cresciuta, ha smesso di aspirare a un matrimonio che le garantisca una posizione sociale e cerca di realizzarsi come essere umano, prima ancora che come donna, cominciando a lavorare come giornalista e dedicandosi di esprimere le proprie idee anticonformiste. Quella che era la più convenzionale delle sorelle si libera del retaggio moralistico della sua educazione vittoriana al punto che, nello speciale natalizio, la troviamo pronta a una relazione al di fuori di qualsiasi regola morale.
Purtroppo il sistema dei personaggi e le dinamiche fra le sorelle risentono del dramma della scomparsa di Sybil, la migliore delle tre, la creatura più pura e dolce ad aver mai abitato Downton, pianta sia dalla famiglia che dalla servitù, perfino da Thomas, che le era molto legato dopo aver lavorato con lei in ospedale. E questa tragedia mette in luce le debolezze dei personaggi e del sistema di cui essi sono incarnazione attraverso la figura di Robert. Sybil muore di parto, una morte antica, ma evitabilissima in un mondo ormai moderno. E infatti il borghese medico di famiglia comprende la situazione e insiste per ricoverarla in ospedale. Ma Robert, investendosi delle ultime vestigia di autorità aristocratica e scavalcando nella decisione perfino Tom, preferisce le opinioni consolanti di un altro medico la cui unica credenziale era l’appartenenza all'aristocrazia  nella convinzione dell’infallibilità non del medico in sé, ma della sua classe sociale. Se fino ad ora questa sua cieca osservanza delle gerarchie sociali aveva messo in pericolo “solo” Downton attraverso le sue speculazioni finanziarie azzardate e il suo rifiuto dell’idea sacrilega che anche un nobile debba rimboccarsi le maniche e lavorare, ora invece provoca la morte della sua amatissima figlia, e così, mentre gli altri personaggi si confortano a vicenda, lui è lasciato solo perfino da sua moglie e affronta la prima vera crisi coniugale del suo lungo matrimonio.
Difficile e imbarazzante è anche la situazione di Tom, che non è accettato né dai  suoni nuovi parenti acquisiti Crawley né dalla servitù, che lo disprezza come social climber ancora di più dei padroni. E anche Tom deve scendere a patti con la sua nuova situazione : ospite dei Crawley contro la sua volontà, esiliato dalla sua amata Irlanda, il suo percorso di crescita è quello che lo porta ad abbandonare i suoi rigidi estremismi e a fare delle scelte adulte e responsabili per il bene di sua figlia anche a prezzo dei suoi ideali.
Una comparsa preziosissima di questa terza stagione è Shirley MacLaine nei panni della madre di Cora, Martha Levinson, americanissima miliardaria dalla lingua tagliente quanto quella di Lady Violet ; le interazioni fra le due consuocere, l’aristocratica e la rozza parvenu, e i complotti di Mary e della contessa vedova per persuadere l’altra nonna a salvare Downton con i suoi miliardi americani, sono i momenti più spassosi dell’intero show.
Anche dowsnstairs sono i problemi sentimentali a dominare la scena;  mentre continua la sottotrama delle indagini sulla morte della moglie di Bates, che nella serie precedente è stato arrestato,  e della lotta di Anna contro i tribunali inglesi per salvare suo marito e il suo matrimonio, ancora una volta Fellowes mostra la sua originalità nell'accennare solo en passant agli amori fraintesi e non corrisposti fra i camerieri Alfred, Daisy e Ivy, concentrandosi invece su Thomas, attraverso il quale tocchiamo con mano quanto fosse difficile la condizione degli omosessuali , che rischiavano di veder punito con il carcere il più innocente gesto d’affetto. E infatti in questa stagione Thomas se la vede brutta perché la sua alleata di sempre, la O’Brian, si trasforma nella sua peggior nemica, e la O’Brian, una donna che sappiamo potenzialmente capace di uccidere, non si accontenta semplicemente di umiliare il nemico : quello che vuole è vedere Thomas rovinato, distrutto, scacciato o imprigionato. Lo strumento della sua vendetta e dei suoi intrighi machiavellici le viene mandato dal destino sottoforma del nuovo cameriere, Jimmy, un biondino belloccio al quale è da subito evidente che Thomas non è indifferente. E così, dopo aver visto il cinico, perfido, insopportabile Thomas piangere per Sybil, ora lo vediamo innamorato, tutto allegro e gentile e, purtroppo, tanto accecato da questo sentimento da abbassare la guardia. Abituato alla circospezione e alla diffidenza, Thomas sarebbe rimasto sulle sue, ma grazie agli intrighi e alla bugie della O’Brian lo ritroviamo  di notte in camera di Jimmy, e da questo momento in poi la sua situazione precipita e le capacità manipolative della sua nemica sia su Jimmy che su suo nipote Alfred, testimone della scena incriminante, sono tali che Thomas si trova con le spalle al muro, costretto a scegliere fra andarsene senza referenze e non trovare mai più lavoro o finire in prigione. 
Ma a sorpresa tutti, a partire da Lord Grantham, difendono Thomas, tutti ammettono di conoscere il suo segreto da sempre e di non sentirsene minimamente turbati e tutti vogliono aiutarlo, perché non è colpa sua se è come è, e perché è un membro di quella grande famiglia creatasi fra upstairs e downstairs.  E così nell'ultima puntato troviamo Thomas profondamente cambiato, riabilitato e addirittura promosso a sotto-maggiordomo, che finalmente, ora che si sente accettato, si mostra affettuoso, gentile e protettivo con tutti, e che riesce perfino a stabilire una specie di amicizia con Jimmy, che supera i suoi pregiudizi.
Solidarietà per i “diversi”, quindi, cifra di quanto i tempi fossero cambiati, e anche solidarietà per i reietti, come vediamo dalla riabilitazione sociale dell’ex cameriera e ex prostituta Ethel, ora cuoca della cugina Isobel. Quando Robert lo scopre e accorre a salvare madre, moglie e figlie e trascinarle via da una casa disonorata e contaminata dalla presenza di Ethel, riceve una delle sconfitte più umilianti della sua vita : nessuna delle sue donne gli obbedisce. Nonostante sporadiche aperture reciproche, restano quindi due schieramenti : Robert, ancorato  nella tradizione e nell'ipocrisia (a Thomas si può perdonare tutto, perché bene o male è un uomo, ma per una donna caduta non c’è indulgenza)e i membri della famiglia che invece si sono resi conto che il mondo è cambiato.
E ora, come ha anticipato Fellowes, nella quarta stagione resteremo negli anni ’20, e io non vedo l’ora! E nella tipica atmosfera di questi anni, di charleston, jazz e bandeau di piume, già ci ha condotti un nuovo personaggio e membro della famiglia, la cugina Rose, che sarà frai protagonisti della prossima stagione, stagione che porterà molte novità e anche un nuovo amore per Mary. Spero anche che Fellowes faccia finalmente godere a Anne a Bates un po’ di felicità coniugale, e che riservi qualcosa di buono anche a Thomas.

È questo il bello di Downton Abbey : proprio come un romanzo d’appendice, il lettore non vede l’ora di vedere che succede con una curiosità che in tre stagioni non viene mai meno. Dietro la sua apparente superficialità, Downton Abbey è un riuscitissimo affresco storico e umano, un dramma senza né buoni né cattivi ma solo personaggi realistici e credibili nelle loro contraddizioni, speranze e paure, meritandosi pienamente di essere lo show britannico più visto di tutti i tempi.






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