«What would be the point of living if we didn't let life
change us?»
Questo inverno, dopo aver
resistito per anni, finalmente mi sono decisa a recuperare Downton Abbey, una serie che mi
ha conquistata come poche altre prima d’ora. Sapevo che è una serie
pluripremiata, che ha riscosso in tutto il mondo un immenso successo di
pubblico e critica, ma vedendola mi sono resa conto che si tratta di un
prodotto davvero eccellente e di qualità elevatissima.
Già l’autore e produttore di
per sé è una garanzia : la serie infatti è stata scritta e creata da Julian Fellowes, del quale in
Italia possiamo leggere i romanzi Snob e Un
passato imperfetto, e che forse è meglio conosciuto come produttore di
quel gioiellino di Gosford
Park.
Innanzitutto, Downton Abbey si inserisce nella più pura tradizione
letteraria anglo-americana, dell’Ottocento e di inizio Novecento, proponendosi
come erede dei romanzi di Jane
Austen, di Edith Warthon,
di Henry James, di Trollope, di Oscar Wilde, di Wodehouse, delle sorelle Mitford e, per certi versi, perfino di Dickens e di Thackeray,
oltre a essere vicinissimo a Quel
che resta del giorno di Ishiguro : chi ama questi autori e questo tipo
di letteratura si sentirà a casa fin dal primo episodio, perché di questa
tradizione ritroviamo le fastose dimore dell’aristocrazia inglese, con la sua
routine scandita da rituali sociali, caccia, balli, pettegolezzi e vacanze in
Scozia, tè pomeridiani, chiacchiere superficiali, passeggiate in carrozza,
matrimoni di interesse fra nobili inglesi e ricche ereditiere americane, figlie
femmine a cui trovare un marito, il contatto non privo di scontri e
incomprensioni con il mondo borghese, e tutto il sistema di relazioni sociali e
di codici di comportamento familiare agli amanti del genere.
Inoltre
fin dall'inizio la serie introduce gli spettatori in una trama
complessa di avvenimenti storici e familiari, collettivi e personali,
attraverso i quali Fellowes riesce nell'ambizioso intento di mettere
in scena il ritratto di un’epoca e di una classe sociale e di catturare lo
spirito di una nazione, l’Inghilterra, all'alba della prima guerra
mondiale, in delicato momento di transizione fra la tradizione e la modernità.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un dramma familiare,
sentimentale e storico, il ritmo degli eventi è veloce e la narrazione è
dinamica e incalzante : in tre serie passiamo dal 1912 al 1920, attraverso
svolte e cambiamenti che inevitabilmente collegano la vita privata dei
protagonisti agli avvenimenti della grande storia. Sebbene nella composizione
di un tale accuratissimo affresco storico, politico e sociale, risaltino
tematiche complesse come la guerra, il movimento delle suffragette, le lotte
per l’indipendenza dell’Irlanda e il peso sociale del retaggio vittoriano di
pregiudizi morali, tuttavia lo show affronta queste tematiche con eleganza e
maestria attraverso un family
drama coinvolgente e affascinante,
che si sviluppa attraverso sentimenti e intrighi degni del migliore feuilleton
e che non manca mai di rivolgersi al pubblico in modo brillante, con un garbo e
uno humor tipicamente british. Infatti abbiamo una narrazione veloce, ricca di
personaggi e colpi di scena, che però non cede mai al melodramma, neppure nei
momenti più tristi e difficili, ma si risolve sempre in delicate storie di
amore, di affetto e di amicizia fra persone diverse, legate o no da parentela,
che imparano a conoscersi e ad accettarsi. Indimenticabili sono i personaggi,
convincenti e realistici, figure alle quali è impossibile non affezionarsi, da
un lato familiari ma dall'altro mai banali, la cui crescita e la cui
maturazione diventano parte integrante della trama, che si muove fra la duplice
esigenza di approfondire gli aspetti dei protagonisti che già conosciamo e di
svelare, con il proseguire della loro storia, lati inaspettati del loro
carattere, in una lotta continua fra il comportamento che impone loro la
società e le loro inclinazioni spontanee.
Naturalmente ampio spazio è
dato alle vicende romantiche e sentimentali, nella migliore tradizione del
romanzo di appendice. Abbiamo quindi, sia nel mondo della servitù che in quello
dei nobili, amori contrastati da scandali e da esigenze dinastiche e
economiche, amori in conflitto con la convenienza e con le aspirazioni sociali
dei personaggi o con le loro convinzioni… ma tutte queste storie si sviluppano
sempre con una pacatezza che impedisce ad esse di scadere nella banalità ma che
accentua il coinvolgimento emotivo degli spettatori, che si appassionano e si
commuovono.
Inoltre, da un punto di vista
più frivolo, come donna ho apprezzato tantissimo le scenografie, la minuziosa
ricostruzione delle stanze, delle case, di tutti gli oggetti della vita
quotidiana e, soprattutto, dei vestiti, dei gioielli, dei fermagli e delle
pettinature, specialmente nell'ultima serie,
ambientata negli ’20, e che è una gioia per gli occhi.
Merita anche una nota di merito
la meravigliosa colonna sonora, così coinvolgente e che così adatta allo
spirito dello show. Mi sono molto piaciute scene apparentemente tranquille ma
accompagnate da musiche drammatiche, tristi o malinconiche, in accordo non con
le azioni dei personaggi ma con i loro sentimenti.
PRIMA STAGIONE
Siamo nell'aprile del
1912. La tragedia del Titanic ha sconvolto il mondo e ha portato lutto e
scompiglio anche nella sfarzosa tenuta di Downton Abbey, atavica dimora dei
conti di Grantham. L’attuale conte, Robert Crawley, non ha infatti eredi maschi
a cui lasciare la proprietà e il titolo e quindi, alla sua morte, il destino di
sua moglie e delle sue tre figlie era dover abbandonare Downton, dove si
sarebbe insediato l’erede legittimo. Ma questa situazione problematica, che non
può non ricordare quella in cui si trova la famiglia Bennet in Orgoglio e pregiudizio,
era stata risolta fidanzando Mary, la maggiore delle tre figlie all'erede designato…
erede che però muore nel naufragio del Titanic, rimettendo tutte le carte in
gioco e rendendo incerto il destino della famiglia e di Downton. Il nuovo erede
è infatti un lontanissimo parente, un avvocato di provincia della media borghesia,
il cui arrivo sconvolge tutti gli equilibri che si erano creati sia nei
quartieri dei padroni, upstairs,
che in quelli della servitù, downstairs,
che più che luoghi fisici sono due realtà distinte e legate.
Upstairs troviamo innanzitutto
la famiglia Crawley. Il conte di Grantham è la perfetta incarnazione del
gentiluomo inglese, affabile ma legato alla tradizione aristocratica e al suo
ruolo. Sua moglie Cora è invece una delle buccaneers,
di quelle ereditiere americane che, fra fine ‘800 e inizio ‘900, in massa
sposarono squattrinati nobili inglesi, ottenendo un titolo di cui vantarsi in
patria in cambio di doti principesche. Delle loro tre figlie la maggiore, Mary,
la bellezza di famiglia, è quella che ha il compito di stringere un’alleanza
matrimoniale conveniente e il dovere di compiacere i pretendenti scelti per lei
dalla famiglia.
Fra le tre sorelle Mary è la più aristocratica, quella che più
tiene ai suoi privilegi di classe e che si identifica pienamente con la sua
immagine di futura contessa. Apparentemente gelida e snob, legata alla sua
posizione sociale privilegiata, alla ricchezza, al fasto e alle apparenze, Mary
è però divisa fra l’educazione ricevuta e le sue inclinazioni personali, che si
orientano piuttosto verso scelte non convenzionali derivanti da una sua
sensibilità segreta e dal suo carattere molto pratico e pragmatico. Sebbene
come personaggio non riscuota molte simpatie, la situazione di Mary è in realtà
drammatica : dietro il suo orgoglio per la sua bellezza e per il successo che
ha con gli uomini, in Mary si nasconde la consapevolezza che tutte le sue
qualità non le servono a niente, perché è solo una merce di scambio nei piani
matrimoniali dei suoi genitori.
La sorella di mezzo, Edith, apparentemente
è una zitella acida, bruttina e invidiosa, che non pensa ad alto che a fare un
buon matrimonio, possibilmente rubando i corteggiatori a Mary. Lei e Mary sono
nemiche nate e, durante la prima stagione, si fanno dispetti e cattiverie che a
un certo punto trascendono, portando le sorelle a rovinare l’una la vita
dell’altra.
Ma Edith non è sgradevole come sembra : si trova semplicemente
nella scomoda posizione del brutto anatroccolo della famiglia, messa in ombra
dalle bellissime e brillanti sorelle. Infatti la minore, Sybil, è uno dei
personaggi migliori della serie : anche se nella prima stagione è solo una
ragazzina dolce e affettuosa, già mostra uno spirito anticonformista e
indipendente, che la spinge a interessarsi alla politica e a combattere in
prima persona le ingiustizie sociali.
Della famiglia fa parte anche il
personaggio probabilmente più riuscito dello show, la Dowager Countess di
Grantham, madre di Robert e nonna delle ragazze,
interpretata dall'immensa Maggie Smith. Espressione vivente
della mentalità vittoriana e dei suoi valori, e quindi autoritaria e
conformista, vicina a una concezione quasi monarchica e feudale
dell’aristocrazia e della famiglia, è però dotata di un sarcasmo inarrestabile
e tipicamente british che fa sì che, con le sue battutine al vetriolo, sia uno
dei principali punti di forza della serie. A questo nucleo familiare si
uniscono i nuovi arrivati : Matthew Crawley, l’erede inaspettato, un giovane
avvocato che non intende rinunciare né alla sua professione né alle sue idee
moderne, e sua madre, Isobel, che fin dal primo giorno a Downton prova a
cambiare tutto e a introdurre il progresso. L’incontro / scontro fra questi due
nuclei familiari simboleggia perfettamente lo spirito di un epoca in cui i
privilegi aristocratici vengono messi in discussione a la modernità rischia di
travolgere un mondo che già era arrivato di per sé al collasso interno. Questo
dualismo si riflette nel rapporto fra Mary e Matthew, il cui amore difficile e
ostacolato è uno dei fili narrativi portanti.
Downstairs, nei quartieri della servitù,
abbiamo un organizzazione gerarchica che nulla ha da invidiare alle file
dell’aristocrazia. A capo di tutti c’è Mr. Carson, il maggiordomo, contegnoso e
severo ma capace di umorismo e comprensione. La sua autorità su camerieri e
valletti è rispecchiata da quella esercitata sulle domestiche dalla governante,
Mrs. Huges, affettuosa e disincantata. Insieme a loro lavorano varie cameriere,
fra cui Anna, la cameriera personale delle ragazze, che per loro è un amica e
una sorella maggiore, Mrs. Patmore, la cuoca, e la sua sguattera Daisy, della
quale è innamorato uno dei camerieri, William. Questo mondo apparentemente
secondario nello svolgersi della trama non è affatto marginale, come prova il
fatto che i due villain della serie, manipolatori, pericolosi e senza scrupoli,
si trovino proprio frai domestici. Abbiamo infatti Miss O’Brian, la cameriera
personale di Lady Cora, acida e piena di rancore, e il suo degno e fedele
compare Thomas, l’ambizioso cameriere manipolatore, furbo e cinico, che però
vive il dramma di dover nascondere la sua omosessualità (in Inghilterra reato
punibile con il carcere e i lavori forzati fino agli anni ’60). Sono questi
due, con i loro intrighi e i loro complotti, a influire sulle vite dei loro
padroni in maniera drammatica : se la O’Brian è responsabile dell’aborto della
sua padrona, Thomas prima cerca di far sposare Mary con un duca suo amante, e
poi muove le file di uno scandalo che rischierà di rovinare la vita a Mary e
dal quale dipenderanno tutte le future scelte sbagliate della ragazza. Anche
dowstairs abbiamo poi un nuovo arrivato : Bates, ex compagno d’armi e cameriere
personale di Sua Signoria, al centro dei complotti e della cattiverie di Thomas
e della O’Brian insieme al cameriere William, una delle principali vittime
della cattiveria di Thomas. Inoltre già si capisce che Branson, il giovane
autista e attivista irlandese, per Sybil diventerà presto qualcosa di più che
un semplice compagno politico e complice.
Fin dalla prima serie emergono
elementi interessanti e importanti che saranno una costante anche nelle
successive stagioni.
Innanzitutto ciò che stupisce è
da un lato il fortissimo legame fra padroni e servitù, sia nel bene che nel
male : in quanto abitanti della stessa casa, arrivano a formare un'unica grande
famiglia, con affetti e rivalità. E stranamente, in un rovesciamento dei
verosimili rapporti di forza, a tirare le redini di questa famiglia allargata è
la servitù, che rispetto ai padroni si trova in una posizione privilegiata : se
i padroni ignorano praticamente tutto del mondo downstairs, al contrario non
c’è nulla, nessun segreto, pensiero, proposito e attività dei padroni che
sfugga a valletti, cameriere personali e maggiordomi, che quindi sono le
persone che al mondo conoscono meglio i loro signori. Inoltre, fra queste due
classi sociali così diverse, al di là di prevedibili ostilità, si crea un
legame di protezione reciproca e di fiducia che è molto dolce da vedere.
Un altro aspetto dei domestici
molto interessante è che sono loro, ancor più dei padroni, ad essere legati
alla tradizione e all'orgoglio di casta, e ad opporsi con più forza
ai cambiamenti e alle innovazioni, a conservare un senso altissimo di ciò che
conviene e che non conviene ai loro signori. In sintesi, a Downton forse solo
la Contessa Vedova è snob come i domestici.
L’altro elemento che mi è molto
piaciuto è che vengono dati lo stesso spazio e la stessa importanza alle
vicende dei signori e a quelle della servitù, in modo che al filone principale
della trama – la questione dell’eredità e dei rapporti fra Matthew e Mary – si
affiancano tante piccole storie a se stanti di affetto, di amicizia, di
generosità, di famiglia, fatte tanto bene che tutti i personaggi, anche quelli
minori e le comparse, risultano simpatici e credibili.
Se la prima stagione ci
descrive questo universo chiuso nei suoi piaceri, nei suoi drammi, nelle sue
convenzioni e nei suoi rituali, già dall'ultima puntata ci rendiamo
conto che questa situazione privilegiata, questa torre d’avorio, sta per
dissolversi. E la stagione si chiude infatti con un sontuoso garden party
interrotto dall'annuncio dello scoppio della Grande Guerra, metafore
di un mondo che sta per finire.
SECONDA STAGIONE
Nella première della seconda
stagione ci ritroviamo nel pieno della battaglia della Somme, nel 1916. In
trincea troviamo Matthew, al quale la guerra ha dato una buona occasione di
allontanarsi da Downton e da Mary, e Thomas, che si era dimesso da cameriere e
proposto come medico volontario proprio per restare lontano dai campi di
battaglia, e che invece si ritrova in prima linea.
Nei due anni trascorsi dalla
fine della prima stagione il mondo è cambiato, e in ogni ambiente regna la
consapevolezza, piena di timore e aspettativa, che cambiamenti ancora più radicali
stavano per verificarsi. La guerra naturalmente ha toccato anche il microcosmo
di Downton, che sembra ancora incerto sul modo in cui rapportarsi alla
catastrofe. Se Robert soffre profondamente del fatto che il suo titolo di Lord
Lieutenant sia puramente onorario e non implichi la sua presenza in battaglia e
William si sente dolorosamente diviso fra i suoi doveri verso il re e la patria
e quelli verso la sua famiglia, a partecipare attivamente alla guerra, a modo
loro, sono le donne.
La prima a prendere coscienza
della necessità di rendersi utile è Sybil, da sempre il personaggio dotato di
spirito di iniziativa e di una coscienza sociale più accentuata. Così la minore
delle sorelle Crawley si rimbocca le maniche e diventa infermiera. Anche Edith,
sebbene non si interessi direttamente né alla politica né alla guerra, risente
del nuovo clima di cambiamenti e, soprattutto, avverte anche lei l’impulso a
riscuotersi dalla vita d’ozio condotta fino a quel momento da lei e da tutte le
altre giovani lady in quegli anni. Da questo punto di vista, nel cammino
dell’emancipazione, la guerra è molto importante per le donne di tutti i
livelli sociali : tanto per quelle costrette a lavorare al posto degli uomini
lontani, circostanze che le spinse a lottare con più forza per il voto, quanto
per le giovani nobili oziose come Edith, che nell'imparare a guidare,
nel lavoro alla fattoria e poi nel prendersi cura dei soldati riesce a dare un
senso alle sue giornate. Vengono meno i suoi intrighi contro Mary, perché viene
meno la loro causa : la noia di una vita passata a cambiarsi d’abito,
partecipare ai balli e cercare marito. E sia Edith che Sybil dopo la guerra non
sono disposte a rinunciare a una vita piena e attiva e a ritornare al loro
passato di oziose debuttanti in cerca di marito. Mentre il percorso di
Edith è frenato quando la ragazza pensa di aver trovato l’amore, è Sybil
a portare fino in fondo la sua evoluzione e ad abbandonare i privilegi e la
sicurezza di Downton per costruirsi una vita da outsider con Branson.
Estranea all'evoluzione delle
sorelle è Mary, troppo presa dai suoi problemi personali, ferita per aver perso
Matthew – e perché si rende conto che è stata solo colpa sua – e ancora turbata
da quell’unico scandalo del suo passato che ancora rischia di rovinare la sua
vita e, attraverso le misteriose vie degli intrighi, anche quella di Anna e
Bates. Per quanto riguarda il suo rapporto con Matthew, nonostante si fossero
lasciati male, e nonostante abbiano entrambi nuovi partner, è chiaro che fra
loro c’è ancora qualcosa di speciale, e il loro difficile rapporto resta il
motivo conduttore principale della trama. Da questo punto di vista è molto
bello vedere non tanto come entrambi gestiscano la loro “amicizia” secondo il
protocollo di comportamento dell’epoca, ma quei momenti in cui,
sempre all'interno delle convenzioni sociali edoardiane, lascino
trapelare sentimenti e atteggiamenti spontanei e moderni. Nonostante siano
entrambe fidanzati – Matthew con la dolce e scialba Lavinia e Mary con sir
Richard, un cinico imprenditore senza scrupoli che tenta la scalata sociale –
il vero motivo per cui un loro riavvicinamento è impossibile è la moglie di
Bates, vendicativa e intrigante, che attraverso il segreto di Mary
rischia di distruggere la sua felicità e quella di Anna, oltre che travolgere
Downton con uno scandalo senza precedenti. È per questo che Mary è costretta a
vendere il suo segreto e se stessa a sir Richard e a rassegnarsi al matrimonio
con un uomo che non le piace e che disprezza. In realtà sir Richard, al di là
della sua totale mancanza di etica e scrupoli, non è un brutto personaggio, ma
incarna il self-made man che tenta di ingraziarsi con il suo denaro
l’aristocrazia per riceverne in cambio solo disprezzo per la sua mancanza di
educazione e raffinatezza. Ma, come le sorelle, anche Mary è maturata, come
provano tutte le occasioni in cui dimostra generosità e nobiltà d’animo e
il modo in cui affronta con orgoglio e dignità la sua situazione. Ancora una
volta prova di essere un personaggio contraddittorio, il cui orgoglio di classe
è stemperato sia dalle conseguenze dello scandalo, che la porta a considerarsi
“spoiled goods”, sia dalla sincerità con cui constata i limiti del suo
carattere.
Mentre in questa stagione Cora è un personaggio di contorno, resta importantissima
la presenza della contessa vedova, Lady Violet, che nella frenesia di
cambiamenti che investe la famiglia, riveste il ruolo di custode della
tradizione e della fedeltà al proprio rango, salvo le dovute eccezioni per le
amatissime nipoti. La sua rigidità è inoltre stemperata dal suo spassosissimo
humor e dalla sua capacità di comprendere e difendere tutti i membri della sua
“famiglia”, upstairs e downstairs. Per questo continua a scontrarsi con la
cugina Isobel, il cui contributo allo sforzo bellico è trasformare Downton in
un ospedale per soldati feriti, mettendo l’orrore della guerra sotto gli occhi
di chi fino ad allora lo aveva ignorato. E mentre Cora e lady Violet si
oppongono a vedere la nobile magione invasa da medici e pazienti, la trama ne
guadagna, perché all'originaria divisione fra padroni e servitù si
sovrappongono altre strutture gerarchiche e si aggiungono nuovi personaggi e
sottotrame.
Nel mondo della servitù,
intanto, dopo la capitolazione della O’Brian, che per il rimorso di averle
procurato un aborto diventa una fedele amica delle contessa, il principale
antagonista resta Thomas, che da un lato accentua i lati malvagi del suo carattere,
ma che dall'altro comincia a scoprire e a mostrare la sua umanità.
Infatti per la maggior parte del tempo è il Thomas di sempre : sebbene fosse
stato uno dei primi ad approfittare della guerra come occasione di ascesa
sociale, a contatto con la brutale realtà della trincea, fatta di pericolo e
morte, spinto dalla disperazione in una scena terribile non esita a indurre il
nemico a sparargli in una mano, in modo da essere rimandato in Inghilterra.
Lo
ritroviamo quindi nell'ospedale di Downton a lavorare fianco a fianco
con Sybil, per la quale sviluppa un grande affetto. Ma ancora più forti sono i
suoi sentimenti per uno dei soldati feriti, rimasto cieco, il primo essere
umano con il quale vediamo Thomas aprirsi, il suicidio del quale lo lascerà
devastato. E non è solo la
sua vita privata a farlo soffrire, ma soprattutto il fallimento del suo
tentativo di riscatto sociale : dopo la guerra, che per pochi mesi lo aveva
messo addirittura a capo del personale di Downton, e dopo il fiasco dei suoi
affari al mercato nero, non gli resta che umiliarsi a ritornare a quella
posizione di cameriere della quale aveva cercato aggressivamente di liberarsi,
chiaro simbolo delle vicende del proletariato, illuso nelle sue aspirazioni di
riscatto da sociale dalla Rivoluzione Russa e dal vuoto di potere creatosi
durante la guerra, e poi schiacciato di nuovo dal ripristino delle dinamiche
sociali prebelliche. Un altro esempio di questo processo è la nuova cameriera,
Ethel, le cui velleità di riscatto sociale si concludono con una gravidanza
indesiderata che la porta a vivere in miseria con il bambino frutto del
disonore. Diverso è il percorso di Tom, riformato per problemi di salute e
costretto a sfogare nel giornalismo le sue idee rivoluzionarie, e che apre un
finestra sulla questione irlandese, un’altra delle tragedie dimenticate di
quegli anni. Ma, in questo mondo sempre più in bilico fra valori tradizionali e
valori moderni, la guerra non è passata senza conseguenze nella concezione del
mondo dei personaggi : finalmente, dopo 8 anni, a Robert è rivelato lo scandalo
che ha coinvolto Mary, e sul disonore di sua figlia lui non trova da dire
nient’altro che non fa niente, che tutti sbagliano, e che i giornali si
scatenino pure, che lo scandalo li travolga : la felicità di sua figlia è più
importante del buon nome dei Crawley. Così Mary, finalmente, è libera di
ottenere quella felicità che ci aspettavamo fin dalla prima stagione, e questa
finale esaltazione dell’individualità prelude alla stagione successiva.
TERZA STAGIONE
In questa stagione l’attenzione
si concentra più elusivamente sulla famiglia, mentre gli eventi storici sono
lasciati sullo sfondo e si limitano ad accenni alla spinosa questione del
suffragio femminile, a investimenti sbagliati, che rischiano di costringere i
Crawley a vendere Downton Abbey e che ci fanno presentire l’avvicinarsi della
crisi del ’29, e allo scontro di vedute fra Robert e Matthew, il primo ancora
arroccato in una visione nobile e quasi feudale della proprietà terriera e il
secondo pronto ad applicare alla tenuta che ha ereditato i principi economici
moderni. Collocare la storia in una dimensione più intima ha di conseguenza
portato in primo piano le vicende dei personaggi, le loro personalità, le loro
idee e la loro maturazione. Questo processo interessa innanzitutto Mary, ora
moglie e aspirante madre, che in qualche modo si addolcisce, ma senza perdere
il suo snobismo aristocratico e il suo freddo pragmatismo.
Sebbene ora lei e
Matthew siano sposati e installati a Downton, il loro rapporto non diventa per
questo più facile, la loro felicità non è garantita e deve ancora essere difesa
dai fantasmi del passato e dagli attacchi esterni, e non viene meno quella
tensione che ha caratterizzato questa coppia fin dall'inizio
rendendo tutte le sue interazioni dinamiche e imprevedibili. Matthew, da parte
sua, mentre all'inizio era l’outsider, il portavoce dei valori della
modernità e della borghesia, in questa serie da un lato continua la sua opera
di razionalizzazione della sua eredità e di trasformazione imprenditoriale del
suo ruolo di signore di campagna, ma dall'altro si avvicina ai valori
morali della sua nobile famiglia, perdendo così in mordente e
originalità. Questa involuzione non toglie però di drammaticità alla tragica
fine del personaggio, il vuoto lasciato dal quale sarà uno dei grandi problemi
che Fellowes dovrà affrontare nella prossima stagione.
Diversa e interessante è anche
l’evoluzione di Edith, che dopo la guerra e l’umiliazione delle sue nozze
mancate è cresciuta, ha smesso di aspirare a un matrimonio che le garantisca
una posizione sociale e cerca di realizzarsi come essere umano, prima ancora
che come donna, cominciando a lavorare come giornalista e dedicandosi di
esprimere le proprie idee anticonformiste. Quella che era la più convenzionale
delle sorelle si libera del retaggio moralistico della sua educazione
vittoriana al punto che, nello speciale natalizio, la troviamo pronta a una
relazione al di fuori di qualsiasi regola morale.
Purtroppo il sistema dei
personaggi e le dinamiche fra le sorelle risentono del dramma della scomparsa
di Sybil, la migliore delle tre, la creatura più pura e dolce ad aver mai
abitato Downton, pianta sia dalla famiglia che dalla servitù, perfino da
Thomas, che le era molto legato dopo aver lavorato con lei in ospedale. E
questa tragedia mette in luce le debolezze dei personaggi e del sistema di cui
essi sono incarnazione attraverso la figura di Robert. Sybil muore di parto,
una morte antica, ma evitabilissima in un mondo ormai moderno. E infatti il
borghese medico di famiglia comprende la situazione e insiste per ricoverarla
in ospedale. Ma Robert, investendosi delle ultime vestigia di autorità
aristocratica e scavalcando nella decisione perfino Tom, preferisce le opinioni
consolanti di un altro medico la cui unica credenziale era
l’appartenenza all'aristocrazia nella convinzione dell’infallibilità
non del medico in sé, ma della sua classe sociale. Se fino ad ora questa sua
cieca osservanza delle gerarchie sociali aveva messo in pericolo “solo” Downton
attraverso le sue speculazioni finanziarie azzardate e il suo rifiuto dell’idea
sacrilega che anche un nobile debba rimboccarsi le maniche e lavorare, ora
invece provoca la morte della sua amatissima figlia, e così, mentre gli altri
personaggi si confortano a vicenda, lui è lasciato solo perfino da sua moglie e
affronta la prima vera crisi coniugale del suo lungo matrimonio.
Difficile e imbarazzante è
anche la situazione di Tom, che non è accettato né dai suoni nuovi
parenti acquisiti Crawley né dalla servitù, che lo disprezza come social climber ancora di più dei padroni. E anche Tom
deve scendere a patti con la sua nuova situazione : ospite dei Crawley contro
la sua volontà, esiliato dalla sua amata Irlanda, il suo percorso di crescita è
quello che lo porta ad abbandonare i suoi rigidi estremismi e a fare delle
scelte adulte e responsabili per il bene di sua figlia anche a prezzo dei suoi
ideali.
Una comparsa preziosissima di
questa terza stagione è Shirley
MacLaine nei panni della
madre di Cora, Martha Levinson, americanissima miliardaria dalla lingua
tagliente quanto quella di Lady Violet ; le interazioni fra le due consuocere,
l’aristocratica e la rozza parvenu, e i complotti di Mary e della contessa
vedova per persuadere l’altra nonna a salvare Downton con i suoi miliardi
americani, sono i momenti più spassosi dell’intero show.
Anche dowsnstairs sono i
problemi sentimentali a dominare la scena; mentre continua la sottotrama
delle indagini sulla morte della moglie di Bates, che nella serie precedente è
stato arrestato, e della lotta di Anna contro i tribunali inglesi per
salvare suo marito e il suo matrimonio, ancora una volta Fellowes mostra la sua
originalità nell'accennare solo en passant agli amori fraintesi e non
corrisposti fra i camerieri Alfred, Daisy e Ivy, concentrandosi invece su
Thomas, attraverso il quale tocchiamo con mano quanto fosse difficile la
condizione degli omosessuali , che rischiavano di veder punito con il carcere
il più innocente gesto d’affetto. E infatti in questa stagione Thomas se la vede
brutta perché la sua alleata di sempre, la O’Brian, si trasforma nella sua
peggior nemica, e la O’Brian, una donna che sappiamo potenzialmente capace di
uccidere, non si accontenta semplicemente di umiliare il nemico : quello che
vuole è vedere Thomas rovinato, distrutto, scacciato o imprigionato. Lo
strumento della sua vendetta e dei suoi intrighi machiavellici le viene mandato
dal destino sottoforma del nuovo cameriere, Jimmy, un biondino belloccio al
quale è da subito evidente che Thomas non è indifferente. E così, dopo aver
visto il cinico, perfido, insopportabile Thomas piangere per Sybil, ora lo
vediamo innamorato, tutto allegro e gentile e, purtroppo, tanto accecato da
questo sentimento da abbassare la guardia. Abituato alla circospezione e alla diffidenza,
Thomas sarebbe rimasto sulle sue, ma grazie agli intrighi e alla bugie della
O’Brian lo ritroviamo di notte in camera di Jimmy, e da questo momento in
poi la sua situazione precipita e le capacità manipolative della sua nemica sia
su Jimmy che su suo nipote Alfred, testimone della scena incriminante, sono
tali che Thomas si trova con le spalle al muro, costretto a scegliere fra
andarsene senza referenze e non trovare mai più lavoro o finire in prigione.
Ma
a sorpresa tutti, a partire da Lord Grantham, difendono Thomas, tutti ammettono
di conoscere il suo segreto da sempre e di non sentirsene minimamente turbati e
tutti vogliono aiutarlo, perché non è colpa sua se è come è, e perché è un
membro di quella grande famiglia creatasi fra upstairs e downstairs. E
così nell'ultima puntato troviamo Thomas profondamente cambiato,
riabilitato e addirittura promosso a sotto-maggiordomo, che finalmente, ora che
si sente accettato, si mostra affettuoso, gentile e protettivo con tutti, e che
riesce perfino a stabilire una specie di amicizia con Jimmy, che supera i suoi
pregiudizi.
Solidarietà per i “diversi”,
quindi, cifra di quanto i tempi fossero cambiati, e anche solidarietà per i
reietti, come vediamo dalla riabilitazione sociale dell’ex cameriera e ex
prostituta Ethel, ora cuoca della cugina Isobel. Quando Robert lo scopre e
accorre a salvare madre, moglie e figlie e trascinarle via da una casa
disonorata e contaminata dalla presenza di Ethel, riceve una delle sconfitte
più umilianti della sua vita : nessuna delle sue donne gli obbedisce.
Nonostante sporadiche aperture reciproche, restano quindi due schieramenti :
Robert, ancorato nella tradizione e nell'ipocrisia (a Thomas si
può perdonare tutto, perché bene o male è un uomo, ma per una donna caduta non
c’è indulgenza)e i membri della famiglia che invece si sono resi conto che il
mondo è cambiato.
E ora, come ha anticipato
Fellowes, nella quarta stagione resteremo negli anni ’20, e io non vedo l’ora!
E nella tipica atmosfera di questi anni, di charleston, jazz e bandeau di
piume, già ci ha condotti un nuovo personaggio e membro della famiglia, la cugina
Rose, che sarà frai protagonisti della prossima stagione, stagione che porterà
molte novità e anche un nuovo amore per Mary. Spero anche che Fellowes faccia
finalmente godere a Anne a Bates un po’ di felicità coniugale, e che riservi
qualcosa di buono anche a Thomas.
È questo il bello di Downton Abbey : proprio come un romanzo d’appendice,
il lettore non vede l’ora di vedere che succede con una curiosità che in tre
stagioni non viene mai meno. Dietro la sua apparente superficialità, Downton Abbey è un riuscitissimo affresco storico e
umano, un dramma senza né buoni né cattivi ma solo personaggi realistici e
credibili nelle loro contraddizioni, speranze e paure, meritandosi pienamente
di essere lo show britannico più visto di tutti i tempi.

















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