giovedì 18 aprile 2013

Neve sottile - Junichiro Tanizaki


«Il tempo passava, i ciliegi cominciavano a fiorire»




 Questo è il primo romanzo di Tanizaki che ho letto e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente colpita : più che un romanzo, dal momento che nella struttura conserva la sua originaria struttura a puntate, al primo impatto mi è sembrato come un lungo dorama o manga, uno di quei bei manga lunghissimi e pieni di personaggi e di comparse, un josei o uno slice of life anni ’40. È un romanzo lungo, intessuto di dettagli e di eventi, che si legge senza fretta, godendosi la vita quotidiana dei personaggi e la loro compagnia. Al di là dei paragoni con il mondo moderno, Neve sottile è un romanzo corale e una saga familiare raccontata dal punto di vista femminile. Le protagoniste sono infatti le quattro sorelle Makioka, Tsuruko, Sachiko, Yukiko e Taeko, che ricordano un po’ le Piccole donne, un po’ le sorelle Bennet di Orgoglio e pregiudizio : come nel romanzo della Alcott, abbiamo quattro sorelle molto unite fra di loro, che vivono in un mondo tutto loro, fatto dei loro ricordi e dei loro  rituali quotidiani mentre, come in Jane Austen, grandissima importanza è data alla ricerca di un marito e di un matrimonio conveniente per le due sorelle ancora nubili, Yukiko e Taeko. Inoltre, sebbene il punto di vista sia quello femminile delle quattro sorelle, la tematica principale del romanzo è la decadenza della famiglia Makioka, la descrizione della quale, nei suoi accenni quotidiani e malinconici, non può non riportare all’atmosfera dei Buddenbrook di Mann.

Le vicende editoriali di questo romanzo sono particolari e risentono sia del periodo che della mentalità giapponese. La pubblicazione cominciò nel 1942 durante la guerra (gli eventi narrati vanno dal 1938 al 1941) ma fu presto bloccata governo per lo scarso patriottismo espresso dallo scrittore e per la quasi nulla rilevanza data alle vicende della guerra allora in corso. Il romanzo, così individualistico e disimpegnato, fu giudicato incompatibile con il clima di guerra e di nazionalismo. La pubblicazione integrale fu autorizzata nel 1948, durante l’occupazione americana, proprio per la sua mancanza di nazionalismo.
Sappiamo inoltre che Tanizaki scrisse Neve Sottile dopo aver tradotto il Genji in giapponese moderno e dal capolavoro della letteratura giapponese è stato evidentemente influenzato nella raffigurazione della famiglia Makioka in tutte le sue ramificazioni e nell'approfondimento psicologico dei personaggi.


Ci troviamo dunque ad Osaka, alla fine degli ’30. L’antica famiglia Makioka, rispettata e conosciuta, dal passato di splendori nobiliari e di ricchezza, si è divisa nella “casa principale” di Tokyo, cioè la famiglia della sorella maggiore, Tsuruko, e di suo marito Tatsuo, che ne ha preso il cognome, con i loro sei figli, e la “casa secondaria”, cioè la famiglia di Sachiko e di suo marito Teinosuke, con i quali vivono la loro unica figlia Etsuko e la sorelle minori, Yukiko e Taeko. Sebbene quest’ultima, la sorella minore, abbia già un fidanzato con il quale, a diciotto anni, aveva provato a fuggire, e che ancora la aspetta, secondo le convenzioni sociali e familiari non può sposarsi prima della sorella maggiore, e quindi tutti gli sforzi della famiglia si concentrano nel cercare di combinare un matrimonio per Yukiko. Il fatto che la ragazza fosse arrivata quasi a trent'anni senza essersi ancora sposata non era tanto un problema suo personale, ma un disonore per la famiglia, che temeva che l’opinione pubblica l’accusasse di non essersi adoperata abbastanza per il futuro di Yukiko. Fin dall'inizio è quindi introdotto quello che è un po’ il tormentone del romanzo, la serie di miai, di incontri a scopo matrimoniale, ai quali si sottopongono Yukiko e l’intera famiglia con tutta una serie di uomini presentati da amici e parenti, un interessantissimo campionario di tipi umani - il tizio già fidanzato, il vedovo con prole, il vedovo con in casa un altare con le foto della moglie e dei figli morti, il tipo che parla da solo - in un costante scambio di notizie e pareri con la casa principale, alla quale competono tutte le decisioni e che, come si vede anche in altri momenti del romanzo, è tenuta a dare la sua approvazione a ogni decisione presa dalla casa secondaria e dalle sorelle più giovani.

Al di fuori di questo, la narrazione, più che dagli eventi – che comunque non mancano – è scandita dal succedersi delle stagioni e degli eventi domestici, quotidiani e casalinghi che dà origine a un romanzo fatto di piccoli e grandi eventi che si succedono con realismo e naturalezza. Leggendo non si ha l’impressione di seguire una trama vera e propria, ma di assistere,  attraverso descrizioni dettagliate di un realismo quasi fotografico, a una serie di eventi domestici e quotidiani determinati dal caso o da coincidenze e che tutti insieme formano un flusso narrativo che ci consente una full immersion nella vita quotidiana della borghesia giapponese degli anni ’40 e ci fa muovere fra tutti i possibili eventi della vita di una famiglia : le cerimonie, i pettegolezzi con la parrucchiera, la necessità di accompagnare Etsuko a scuola e aiutarla a fare i compiti, le lezioni di francese, i pomeriggi al cinema a vedere film europei, i concerti di musica tradizionale, i drammi Nō ascoltati alla radio, i tè con i vicini, l’inondazione, la scarlattina di Etsuko, la malattia di Itakura, gli spettacoli di Taeko, i rapporti amichevoli con gli Sotlz, i vicini di casa tedeschi,  
il tifone, l’aborto spontaneo di Sachiko e la gravidanza di Taeko, il trasloco a Tokyo di Tsuruko, le difficoltà di Frau Stolz con le cameriere giapponesi, le gite in campagna o sul Fuji, i ristoranti, i giochi di Etsuko con l’amichetta tedesca Rosemarie, le medicine che le sorelle usano, i colori dei loro kimono o i modelli dei loro abitini occidentali, copiati da Vogue, le marche dei loro cosmetici, l’arredamento delle stanze e dei ristoranti, le ricette, i cinegiornali, le macchine fotografiche, la permanente al salone di bellezza Shiseido,  i viaggi in treno, il Festival della Primavera a Nara, la musica del koto, le vacanze, l’etichetta che regola perfino i rapporti fra parenti stretti, le riviste di moda, le lezioni di danza, gli spettacoli di kabuki, le superstizioni, le lettere, gli haiku e i disegni che i membri della famiglia si scambiano, le telefonate, i giocattoli e le bambole di Etsuko, gli hanami, la caccia alle lucciole, le danze tradizionali di Taeko, gli esercizi al pianoforte, Etsuko che disturba i vicini con il volume troppo alto del fonografo, il disagio che le sorelle provano quando vanno a Tokyo, dove si sentono delle provinciali e si vergognano del loro accento di Osaka… tutti questi dettagli danno origine a pagine da un lato liriche e poetiche, dall'altro piene di pettegolezzi e di dettagli quotidiani.Tipiche della sensibilità giapponese sono poi le descrizioni liriche della natura : un monastero di montagna nascosto fra gli aceri, i ruscelli nei giardini, le cicale, i boschi splendenti di lucciole, i fiori di ciliegio, i canali fra le risaie... Molto interessanti sono anche le descrizioni di Tokyo e Osaka negli anni ’40, un mondo scomparso dopo la guerra, e ancora più interessanti sono i commenti dei personaggi e i loro ricordi su quelle stesse città prima del terremoto. Per esempio, mi è molto piaciuto leggere del trasloco di Tsuruko e della sua famiglia a Shibuya : per me questo quartiere è il cuore della moda alternativa di Tokyo, quello con le gals e migliaia di negozi, mentre negli anni ’40 la famiglia considera disonorevole doversi trasferire in un quartiere moderno, sconosciuto e poco prestigioso, quasi in campagna, con parchi, un solo rione con i negozi e pochi cinematografi, con case ordinarie appena costruite, piccole, senza giardino e dai muri sottili.


Il fulcro di tutto è la descrizione della vita di una famiglia sempre in bilico fra tradizione e modernità, fra oriente e l’influenza occidentale, un tema comune della letteratura giapponese (affrontato anche da Mishima per esempio) ma che qui è affrontato dal punto di vista femminile. Questa tematica non è però affrontata in modo eclatante ed esistenziale, ma in modo quotidiano, intimistico e borghese. Da questo punto di vista, anche se sono ambientati molto prima, il romanzo  ricorda molto i manga di Waki Yamato.

Il romanzo a prima vista non affronta grandi tematiche filosofiche o esistenziali ma, sotto questa apparente superficialità dei fatti narrati, il grande merito artistico di Tanizaki è essere riuscito a rappresentare l’universale attraverso il particolare. Così anche le descrizioni dettagliatissime di abiti, stanze, ristoranti, giardini, passeggiate, quadri e gioielli dà come risultata la rappresentazione della fragile ed eterea bellezza di un mondo che sta per scomparire e di cui, di fronte alla fine incombente, ogni dettaglio è preziosissimo.
Il fulcro del romanzo sono, ovviamente, le quattro sorelle, attraverso le quali queste tematiche ci vengono presentate. Ognuna di queste donne ha una sua personalità affascinante e piena di risvolti, personalità che noi lettori non arriveremo mai a conoscere del tutto, perché in genere le vediamo attraverso gli occhi degli altri personaggi, che hanno di loro una visione soggettiva, incompleta e, come avviene nel caso di Taeko, completamente falsata dall'affetto e dall'indulgenza.

La primogenita, Tsuruko, fra le sorelle è la più conservatrice, quella che più ricorda i passati splendori della famiglia e quella che più sente il dovere di rispettarne le tradizioni e mantenerne alto l’onore della famiglia, attitudine rafforzata dal fatto che suo marito Tatsuo, prendendo il cognome Makioka, è diventato il capofamiglia, colui che deve approvare ogni decisione presa dalle cognate. Paradossalmente, però, Tsuruko è anche quella costretta ai maggiori compromessi quando si trasferisce a Tokyo con la famiglia, in una casa moderna molto lontana dagli splendori della dimora di Osaka. Sensibile di natura, il suo carattere però è reso freddo e piuttosto scostante dalla sua posizione di primogenita e dalla sua lontananza fisica dalla famiglia, che quasi sempre la fa  sentire esclusa dal rapporto di consuetudine e confidenza delle sorelle, con le quali si trova in disaccordo su tutte le questioni importanti. Il suo rapporto con le sorelle è anche falsato dal fatto che Tsuruko si sente in dovere di ergersi a custode della tradizione e che quindi spesso deve scegliere fra il dovere e l’affetto che la lega alle sorelle. Infatti molto spesso la “casa principale”, cioè la famiglia di Tokyo, alla quale si deve rendere conto di ogni gesto e spesa, funge da antagonista.

Sachiko è la sorella a cui viene dato più spazio, quella dal punto di vista della quale vediamo la maggior parte degli avvenimenti. Fra le sorelle è la più sensibile e la più emotiva, la più bella e la più intelligente. Felicemente sposata, nonostante la maggiore sia Tsuruko è lei che ha le redini della famiglia e che riesce a mantenere l’armonia e l’affetto fra le altre sorelle. Deferente e sollecita verso la sorella maggiore, ha fatto da madre alle minori, alle quali è più legata che alla sua stessa figlia, e il suo scopo principale è vederle felicemente sposate. Per questo la sua vita trascorre nel cercare un marito a Yukiko e nel rimediare agli errori e agli scandali di Taeko, affinché questi non compromettano la reputazione della famiglia e i miai di Yukiko. Comprensiva e affettuosa, si sente responsabile nei confronti delle sorelle e cerca sempre di comprendere le loro azioni senza giudicarla. Dal punto di vista narrativo il ruolo principale si Sachiko è mediare fra la tradizione incarnata da Yukiko e la modernità incarnata da Taeko.

Yukiko è un personaggio difficile da capire e con cui all’inizio è difficile simpatizzare, perché rappresenta un esemplare perfetto di fiore di Yamato, la composta e riservata fanciulla giapponese esaltata dalla tradizione, timida, modesta e piena di grazia, ma apparentemente rigida e fuori dal mondo. La sua mancanza di personalità però è solo apparente : nonostante sembri fragile, quieta, malinconica, sottomessa e deferente nei confronti della famiglia, in realtà nessuno riesce
mai a farle fare qualcosa che non vuole, o a farle accettare un pretendente che non le piace. Fra l’altro Yukiko è del tutto indifferente al matrimonio, ma non vorrebbe altro che restare a casa a prendersi cura della famiglia. Sempre in kimono e obi, questa mite Beth giapponese è tanto timida da non riuscire nemmeno a parlare a telefono o a fare conversazione con degli sconosciuti neppure durante i miai, è morbosamente sensibile, tanto da offendersi persino per minime mancanze di riguardo all’etichetta e all’educazione, me è però la più forte, la più generosa,  quella che assiste durante la malattia sua nipote e Taeko senza timore di ammalarsi, con uno spirito di sacrificio quasi eroico, quella che generalmente resta ammutolita per la timidezza ma che, nei momenti difficili, riesce a prendere d’istinto le decisioni giuste, fidandosi della sua nobiltà d’animo e dell’affetto verso la famiglia. Inoltre è l’unica a tenere testa a Taeko, l’unica, come si scopre ,ad aver sempre saputo tutto la verità sulla sorella e a continuare, nonostante ciò, a trattarla con affetto, e l’unica che a un certo punto le chiede conto delle sue azioni e delle sue bugie, ma senza per questo mettere da parte il suo affetto per lei e il suo spirito di abnegazione


Taeko, come tutti i “cattivi”, è il personaggio più interessante del romanzo. Tipica “ragazza alla moda”, costretta dalle consuetudini a non sposarsi prima di Yukiko nonostante sia fidanzata da anni, pur mantenendo apparenze di perfetta correttezza lascia poco a poco emergere il suo carattere ribelle e intraprendente : molto emancipata, orgogliosa e sicura di sé, veste solo abiti occidentali all’ultima moda, fuma, si mantiene fabbricando e vestendo bambole tradizionali e aprendo una scuola per insegnare a farlo, progetta la sua indipendenza economica e soprattutto, senza ribellioni aperte e dichiarazioni di indipendenza, si arroga il diritto di scegliersi un partner da sola, scelta per la quale alla fine pagherà duramente. Allegra, sofisticata e sempre all’ultima moda europea, considerata a ragione il talento artistico di famiglia, uno spirito libero e una donna moderna che si mantiene da sola con il suo lavoro, nasconde accuratamente i retroscena della sua libertà e indipendenza che emergono drammaticamente solo alla fine. Comunque, anche nella versione censurata che arriva alle sue sorelle, i suoi rapporti con gli uomini – lo storico fidanzato Okubata, detto Kei-boy, Itakura, il fotografo che forse amava veramente e il barista che sposa alla fine – sono uno degli elementi di interesse del romanzo e contribuiscono a movimentare la trama con tutto il loro contorno di pettegolezzi e rivelazioni. Parte del suo fascino deriva dalla sua impassibilità, dalla sua capacità di apparire diligente, semplice, onesta, di essere allegra e spensierata nonostante i suoi segreti e la sua vita dissoluta, e dal fatto che non si capisca mai realmente cosa pensi e cosa provi, perché per la maggior parte dell’opera la vediamo attraverso gli occhi di Sachiko, che la giustifica e che, con ingenuità disarmante, crede a tutte le sue bugie e che non intuisce nulla di quello che era davvero la vita di sua sorella. A ogni modo, questo personaggio così affascinante, moderno e femminile, rappresenta la volontà di emancipazione femminile e quindi solo con la sua esistenza e con il suo occidentalismo rappresenta un pericolo per le regole sociali tradizionali sulle quali la famiglia Makioka basa la sua etica. Per questo, le sorti di Taeko sono fin dall'inizio legate a doppio filo a quelle di Yukiko, che quelle regole le incarna. Ogni volta che a Yukiko qualcosa va bene, involontariamente Taeko rischi di rovinare tutto, perché in un mondo in cui trionfa l’una, l’altra inesorabilmente perde, nella radicalizzazione di un conflitto che ancora segna la società giapponese.
A queste quattro piccole donne se ne aggiunge una quinta, la piccola Etsuko, figlia di Sachiko, che è ancora una bambina ma che già in casa occupa un posto importante per il suo carattere vivacissimo e malinconico. Bambina viziata, cresciuta in un mondo di soli adulti, a volta è una peste, ma quasi sempre è adorabile e sensibile, molto fantasiosa e, man mano che cresce, diventa sempre più matura e interessante.

Un altro personaggio molto piacevole è Teinosuke, il marito di Sachiko, che con la sua pazienza e la sua intelligenza risulta uno dei personaggi migliori, tanto che spesso fa da portavoce all’autore. Uomo sensibile ed educato, si trova la casa invaso dalle cognate, con tutto il loro trambusto di chiacchiere, vestiti, viaggi e fidanzamenti, e cerca di orientarsi in quel mondo di donne in modo da fare sempre la scelta giusta per la famiglia. La sua intelligenza è soprattutto dimostrata dal modo in cui riesce ad accettare che Sachiko è più legata alle sorelle che a lui e non intromettersi negli affari delle cognate, salvo poi essere sempre pronto a intervenire per aiutarle. Ad ogni modo lui e Sachiko sono una bella coppia affiatata, come prova la loro seconda luna di miele, quando finalmente li vediamo soli e non assediati dai problemi di famiglia. A lui si oppone Tatsuo, pater familias severo e tradizionalista, il tipico self made man che spesso è a disagio con la raffinatezza delle cognate. 

Fra personaggi maschili risaltano poi, ovviamente, i fidanzati di Taeko. Il primo, Kei-boy, finché lo vediamo attraverso gli occhi di Sachiko, ci sembra un debole,  il tipico figlio di famiglia ricco, nullafacente, viziato e scioperato, il dandy che ruba dalla gioielleria di famiglia per frequentare il quartiere delle geishe, e che quindi spinge Taeko, in vista di un futuro matrimonio, a lavorare per non dover dipendere da lui e che invece, scopriamo, era all'inizio un bravo ragazzo, una vittima di Taeko, alla quale fino alla fine perdona ricatti e tradimenti. Il migliore è Itakura, il fotografo che si era specializzato a Hollywood, l’unico che Taeko forse amava e un ragazzo con tutte le migliori qualità, ma che la famiglia e Kei-boy ostacolano perché era un inferiore, quasi un servo. Dopo che Itakura muore in modo tristissimo, per un po’ Taeko ritorna con Kei-boy, che poi, scopriamo, non aveva mai lasciato, ma alla fine lo molla definitivamente per Miyoshi, il barista, che alla fine Taeko sposa, allontanandosi definitivamente dal mondo delle sorelle.


Abbiamo poi una moltitudine di personaggi secondari, alcuni ricorrenti, altri che sono solo comparse, ma che contribuiscono a rendere il romanzo un microcosmo  variegato e un documento umano piacevole e importante. Frai personaggi ricorrenti abbiamo la signora Itani, la proprietaria dell’istituto di bellezza e sensale per hobby, fonte di pettegolezzi e notizie, sua figlia Mitsuyo, che scrive per una rivista femminile, la famiglia Kyrilenko, gli amici russi di Taeko, rifugiatisi in Giappone dopo la rivoluzione e impegnata a tenere a freno la scandalosa Katharina, che aspira a raggiungere l’ex marito e la figlia in Inghilterra, la signora Niu, un’amica di famiglia, la zia Tominaga, impicciona, invadente e severa con le ragazze, la signora Sugano, l’antipatica e altezzosa sorella di Tatsuo, Teruo e Hideo, i figli maggiori di Tsuruko, il dottor Kushida, il medico curante di famiglia, Saku, la maestra di danza, la signora Tamaki, la maestra di cucito, O-haru, la servetta comica e intrigante, sciatta e disordinata ma generosa e affettuosa, la vecchia governante di Okubata, Peter, il figlio adolescente degli Stolz, che romanticamente ha un debole per Etsuko e che è destinato alla Hitlerjugend.

Come detto, nonostante gli anni in cui è ambientato, la guerra non entra mai nel romanzo se non attraverso riferimenti sporadici e leggeri. Si avverte una generale atmosfera di preoccupazione, si accenna alle ristrettezze economiche e al regime di austerità imposti dallo sforzo bellico, i vicini di casa tedeschi ritornano in Germania e, nelle lettere che si scambiano con loro, i Makioka si dichiarano fieri delle vittorie del paese alleato, ci si preoccupa che i bombardamenti sull'Inghilterra coinvolgano Katharina, sono i Kyrilenko i primi e gli unici a nominare Chang Kai-shek, a volte qualcuno accenna all'invasione della Cina, che i personaggi eufemisticamente chiamano “incidente cinese”, si accenna alla Manciuria perché Taeko a un certo punto cerca di mandarci Kei-boy… ma sono avvenimenti del tutto secondari rispetto alle principali preoccupazioni e ai pensieri dei Makioka, tanto che il primo a dire esplicitamente che il Giappone è in guerra è Herr Stolz, e fino ad allora nessuno ne aveva parlato. E anche dopo aver ammesso, finalmente, che il paese è in guerra, comunque la guerra resta sempre sullo sfondo rispetto agli eventi quotidiani e questo è divertente, perché l’atteggiamento per il quale il romanzo fu censurato è proprio quello che poi il Giappone avrebbe tenuto da allora ad oggi, quell'indifferenza quasi fastidiosa a un momento storico così importante, che si interrompe solo nelle commemorazioni di Hiroshima per poi riprendere a far finta che il Giappone non si sia macchiato di alcune delle peggiori stragi della storia dell’umanità. Inoltre anche il fatto che di guerra e di politica siano sempre gli stranieri a parlare è indicativo di questo atteggiamento disinteressato molto antipatico dei giapponesi. In teoria questa assenza di riferimenti politici non è così irreale : nessuno dei Makioka rischia la coscrizione, le donne non potevano votare… ma comunque comunica una sensazione strana sapere che siamo in Giappone negli anni ’40 e tutti fanno finta che non sta succedendo niente e continuano a preoccuparsi di matrimoni e problemi domestici. Ma, d’altro canto, stiamo parlando di una famiglia in decadenza, e proprio questo suo essere fuori dal mondo, di aggrapparsi ai rituali e alle banalità quotidiane e alla tradizione mentre fuori il mondo cambiava, è il motivo principale della decadenza di un’intera classe sociale e della fine di un’epoca. Da questo punto di vista sono significativi i matrimoni di Yukiko e Taeko. La prima sposa un nobile decaduto e nullafacente, semplicemente per il prestigio nobiliare della sua famiglia, simbolo dell’errore fatto dallo borghesia giapponese nel fidarsi della nobiltà e dei suoi valori, senza rendersi conto che dietro celavano il nulla e la rovina. Taeko, invece, sposa un barista, entra nel proletariato dalla porta principale, quella matrimoniale. D'altronde, anche i romanzi di Jane Austen sono ambientate durante le guerre napoleoniche ma non accennano minimamente ad esse, nonostante l’Inghilterra vi rivestisse un ruolo determinante. Inoltre il romanzo finisce all'improvviso  ma penso che sarebbe stato molto interessante se l’autore ne avesse scritto un seguito, per vedere che cosa ne sarebbe stato delle sorelle durante la fase peggiore, per il Giappone, della guerra, che cosa sarebbe rimasto della famiglia nel dopo guerra e come la piccola Etsuko, ormai una signorina, avrebbe vissuto quei giorni.

Non mancano comunque accenni a problematiche sociali. Da questo punto di vista un elemento che caratterizza il romanzo è la rigida separazione fra classi, alla luce della quale una società perfetta è una società in cui ognuno sa restare al proprio posto nella gerarchia sociale, per mantenere sicurezza e stabilità. Per questo tutti i personaggi che tentano in qualche modo l’ascesa sociale, dal marito di Tsuruko, che perde tutto in borsa al povero Itakura, che fa una morte inutile e bruttissima, vengono puniti per la loro ambizione e per il loro essersi opposti alla tradizione. Inoltre, attraverso la povera Yukiko, facciamo anche un tour nel mondo dei matrimoni combinati. Sebbene le donne avessero un’indipendenza che consentiva loro comportamenti moderni, come lavorare, uscire da sole con un uomo, viaggiare da sole, prendere la metro, andare a mangiare fuori e vagare in strada senza chaperon, il matrimonio resta di totale ed esclusiva competenza della famiglia. Anche il fatto che Yukiko, a trent'anni  non si fosse ancora sposata, non è visto come una causa di infelicità per la ragazza né, come sarebbe avvenuto in ogni altra parte del mondo, come una sua “colpa”, ma è uno scandalo e una vergogna la cui responsabilità ricade sulla famiglia, colpevole, secondo l’opinione pubblica, di non aver cercato abbastanza bene, e quindi macchiata da questo disonore per lavare il quale si sottopongono a rituali spesso umilianti. Ad esempio, a un certo punto uno dei pretendenti, preoccupato che Yukiko fosse magra e pallida, richiede alla famiglia una radiografia dei polmoni, per avere la prova che non avesse la tubercolosi, e la famiglia acconsente perché, se quel matrimonio non fosse andato in porto, la radiografia sarebbe tornata utile per i futuri pretendenti. Spesso poi sia i Makioka che i pretendenti assumono investigatori privati per scoprire informazioni segrete sulla reciproche famiglia. Yukiko rifiuta tutti i suoi pretendenti non perché non le piacciano – questo è un problema che nessuno, nemmeno lei si pone – ma per motivi del tutto estrinseci. Nessuno degli uomini che le fanno incontrare le interessa ma, visto che il matrimonio non era altro che un mezzo per assicurarsi una posizione sociale, le uniche caratteristiche da tenere in considerazione nel futuro sposo erano età, stato di salute, impiego, stipendio, famiglia, se fosse già stato sposato, se avesse figli o sorelle da mantenere ecc.


Ad ogni modo, tematiche politiche e sociali non sono sviluppate dall'autore semplicemente perché la decadenza dei Makioka è solo in misura minore una decadenza economica e sociale dovuta al momento storico. Anche se lontana dagli splendori di un tempo, la famiglia è ancora in condizioni economiche floride. Il vero declino consiste nella progressiva consapevolezza che i membri della famiglia, nonostante l’indubbio affetto reciproco, non sono tanto vicini come sembra, che fra di loro regnano menzogne, compromessi e un sottile rancore. E questo tipo di declino non dipende dal momento storico, ma è un qualcosa di più intimo e più drammatico. È questo è il vero senso dell’atmosfera domestica e intimistica del romanzo : rivelare una condizione umana generale.

PS : le immagini vengono dai due film tratti dal libro, il primo nel 1950, con la regia di Yukata Abe, e il secondo nel 1983, con la regia di Kon Ichigawa

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