sabato 16 marzo 2013

Madre del riso - Rani Manicka


«La vedo. I fiori spuntano sotto i suoi piedi, ma non è morta. Gli anni non hanno indebolito la Madre del Riso. È forte e magica. Smetti di disperarti e chiamala, e vedrai, lei verrà portando un arcobaleno di sogni»




Questo libro è così straordinario e mi ha dato così tanto che non so quale delle sue molteplici e affascinanti caratteristiche cominciare a lodare per recensirlo. È una storia potente, un racconto evocativo e intessuto di realismo magico, di folklore e di un intricato simbolismo, in cui le passioni umane, l’amore, la guerra, le tragedie, la famiglia, si stagliano su uno sfondo pieno di magia, di fascino e di mistero, un arazzo variopinto di cultura e tradizioni, di innocenza e modernità, di crudeltà e tenerezza e di tutti i sentimenti universali nella storia di tutte le famiglie in ogni parte del mondo. 

Risalta inoltre il modo in cui il romanzo è scritto, una prosa poetica ricca come una musica, tanto raffinata e evocativa che alcuni passaggi fanno rabbrividire per la loro bellezza, e tanto coinvolgente che una volta cominciato a leggere, già dopo l’introduzione sui raccoglitori di nidi che ascoltano il canto degli alberi di bambù, si capisce che non ci si potrà interrompere fino alla fine. Lussureggiante e misterioso come la Malesia in cui è ambientato, dai contorni quasi fiabeschi, questo è un libro in grado di rapire con la sua epica ed evocativa bellezza e per il senso magico della vita che lo pervade. 

Questo romanzo è innanzitutto una saga familiare affascinante e coinvolgente come poche, al livello de La casa degli Spiriti, romanzo con il quale il paragone è immediato. E delle saghe familiari ha quel senso di rassicurante nostalgia che si prova leggendo la storia dell’alternarsi delle generazioni, dello svolgersi della storia di una famiglia che va da un passato di innocenza, «un'epoca in cui gli spiriti abitavano sulla terra proprio come gli esseri umani, prima che il bagliore dell'elettricità e il ruggito della civiltà li facessero fuggire spaventati nel cuore segreto delle foreste», fino al nostro presente, tramutandosi in una riflessione dolce-amara sulle ferite psicologiche e emotive che richiedono generazioni per guarire e su come ognuno è indissolubilmente legato al proprio passato da legami spesso dolorosi, ma ancora più spesso protettivi. Inoltre ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso, in modo che degli stessi eventi conosciamo versioni diverse e quasi sempre discordanti. 

Ma ciò che aumenta il fascino della storia di questa famiglia è la sua ambientazione in una Malesia misteriosa e incantata, con le sue giungle lussureggianti, la sua coloratissima vegetazione, i suoi suoni, i suoi odori, le sue tradizioni millenarie, quel rapporto con la natura e con le divinità, con il lato magico della realtà, che è solo asiatico… un mondo così diverso e descritto in modo così intriso di magia e di nostalgia che il lettore ne resta rapito, quasi ipnotizzato, attento a non farsi sfuggire nemmeno un dettaglio di un universo tanto ricco e esotico. 

L’inizio ci immerge in un’atmosfera incantata e quasi fiabesca, raccontandoci l’infanzia spensierata della viziata Lakshmi in una Ceylon magica e incontaminata, in un tempo innocente in cui ci si spostava in bicicletta fra le palme da cocco e in cui gli dei ancora facevano parte della vita degli uomini. Dopo aver sposato con l’inganno un uomo povero e inetto, ma remissivo e affettuoso, comincia la sfida che porta Lakshmi, a trasformarsi da viziata quattordicenne a potente e energica matriarca. Nei primi cinque anni di matrimonio, dopo i suoi primogeniti e amatissimi gemelli Mohini e Lakshmnan, partorisce altri quattro figli e intanto riesce a pagare i debiti del marito e a creare per la sua famiglia una vita agiata e sicura. Da ragazzina inesperta diventa quindi la Madre del Riso a cui allude il titolo, l’incarnazione di Bali della Dea Madre di tutte le religioni preistoriche. I primi capitoli sono meravigliose e poetiche descrizioni di un mondo scomparso, la piccola comunità internazionale di Penang, che con i suoi distanti Europei, i mercanti arabi e gli infaticabili cinesi, si dispiega davanti agli occhi della giovane Lakshmi su un paesaggio di risaie dove gracidano le rane dopo i temporali, piantagioni di spezie e, sullo sfondo, la jungla. Seguendo Lakshmi impariamo a conoscere e ad amare la sua piccola casa di legno sulle basse palafitte e il suo particolare vicinato, tanto che arriviamo a conoscere come se fossero nostri vicini di casa il vecchio cinese ricchissimo con le sue tre mogli, Minah, la signora malese con cui Lakshmi, la famiglia dell’incantatore di serpenti, esperto di magia nera e incantesimi, e la servetta Mui Tsai, migliore amica di Lakshmi e personaggio protagonista di una sotto trama commovente e drammatica, venduta da bambina e destinata a un futuro di schiavitù. 


Bellissime sono anche le dettagliate descrizioni della vita domestica : in questo romanzo si cucina molto, ci sono descrizioni gustose di ingredienti e preparazione di piatti esotici squisiti, tanto che sembra quasi di poter assaggiare i durian dalla polpa dorata o il curry o di vedere coloratissimi mucchietti di spezie. Con la giovane Lakshmi vaghiamo per il mercato cinese, fra le bancarelle di nidi d’uccello, uova nere salate, gabbie di lucertole e serpenti, vasche di cetrioli di mare e alghe, taglieri di legno pieni di rane, fasci di erbe e radici medicinali, ci intratteniamo buoni rapporti con le vicine di casa e ci scambiamo con loro segreti, confidenze, dolci e rimedi tradizionali dei rispettivi paesi e vediamo crescere i bambini e le speranze in loro riposte. 
Questo piccolo mondo tranquillo e agiato che Lakshmi riesce a creare è però sconvolto dall'invasione e dall’occupazione giapponese, che mette a dura prova tutti i membri della famiglia : di suo marito, che da misero impiegato sottopagato diventa disoccupato, della secondogenita Anna, la figlia dolce e remissiva, che come tutte le ragazze è costretta a fingersi maschio per sfuggire ai soldati, del misterioso Sevenese in grado di predire il futuro, del povero Jeyan disprezzato da tutti e della piccola Lalita, trascurata e resa insignificante, e soprattutto dei gemelli, la generosa Mohini dalla sovrannaturale bellezza, un personaggio dalla drammaticità indimenticabile, e Lakshmnan, che, da amatissimo primogenito, dopo la guerra si rivela per ciò che un chiromante aveva predetto a Lakshmi, un suo nemico proveniente dalle vite precedenti. La morte di Mohini, simbolo della bontà e della speranza, distrugge il piccolo universo della famiglia, facendo emergere il peggio di tutti i sopravvissuti, che non si riprenderanno mai più dal senso di colpa. 

La descrizione dell’occupazione giapponese, del terrore e delle crudeltà disumane che contraddistinsero quei tre anni, è comunque una delle parti più interessanti, perché ci fa vedere cosa succedeva dall'altra parte del mondo in anni così importanti per la nostra storia, ci mostra le vittime dell’Asse dall'altro lato del mondo e del conflitto : anche qui coprifuoco, mercato nero, l’indottrinamento del nemico e privazioni quotidiane acuite da una crudeltà raffinata prettamente asiatica. È anche interessante vedere come i Giapponesi, oggi universalmente considerati un popolo pacifico e tranquillo, si siamo in passato distinti per stragi e violenze. 

Nella seconda parte, che corrisponde alla seconda generazione, vediamo i ragazzi, che vivevano spensierati nel mondo di prima della guerra, a confronto con l’incalzante modernità e con i loro stessi matrimoni. Compaiono quindi nuovi personaggi : Ratha,che viene fatta sposare a Jeyan con l'inganno, e Rani, la moglie di Lakshmnan, la vera antagonista della storia, l’unico personaggio veramente negativo. Anche se dà il colpo di grazia a quello che restava della famiglia, Rani è un personaggio affascinante nel suo squallore, nella sua grettezza e nel suo meschino egoismo. 

Nella terza generazione entrano in scena Dimple, una nuova, rinata Mohini, e per questo la nipote preferita della famiglia, il suo misterioso, tenebroso e tormentato marito Luke e Nisha, l’ultima discendente e quella che, proseguendo l’opera della madre, raccoglie l’eredità spirituale della famiglia scrivendone la storia e riappropriandosi così della sua vita, del suo passato e del suo futuro. 

Anche se la storia è ambientata in un mondo lontano nel tempo e nello spazio, in una realtà esotica, ci sono alcune scene, alcuni elementi universali in cui chiunque può riconoscere dei momenti e dei sentimenti senza tempo, rivedere qualcosa della propria storia o dei racconti che ha sentito su quegli anni, immagini comuni a tutti i paesi : Lakshmi che accompagna a scuola i figli in divisa in quello che anche per lei è il primo giorno di scuola, Ayah che va a lavoro in bicicletta, una nonna, ascolta canzoni fuori moda alla radio o cuce con una vecchia Singer, la comparsa delle prime televisioni, delle prime automobili, del cinema, dei frigoriferi, delle lavatrici, dei cibi pronti… 

Tutti i personaggi sono indimenticabili e, grazie al fatto che le cose sono fatte vedere dal punto di vista di ognuno, ci si affeziona a tutti, alle figure più potenti e tragiche fino ai miti e remissivi Ayah e Jeyan, le cui vite mediocri e il cui triste destino fanno altrettanta tristezza e sono altrettanto commoventi del fato tragico di chi li circonda. 

Ma il personaggio più affascinante è Lakshmi : da un lato è una figura carismatica, donna di ferro, una guerriera dalla forza quasi mitologica e dall’intelligenza straordinarie e dalla determinazione implacabile, moglie energica, madre ambiziosa e severa, durante la guerra perfino imprenditrice… ma dall'altro attraverso la guerra, le delusioni, la disperazione e le sofferenze, conserva una sorprendente innocenza, ha dei momenti di dolcezza, di smarrimento e di ingenuità che fanno tenerezza. Questa dolcezza che aveva perso durante la guerra rinascerà quando Lakshmi diventerà nonna. Il suo dramma è che, sebbene sia lei a tenere fra le mani i destini dei suoi figli e dei suoi discendenti, non ha però la capacità di proteggerli e salvarli dalle sofferenze e dalle atrocità della vita.


4 commenti:

  1. donna, io credo che potresti vendere frigoriferi al polo nord e loro rifiuterebbero pure lo sconto.

    che devo fare dopo aver letto un post del genere?

    spero di trovare questo libro al più presto, mi piacciono le saghe familiari, mi hai fatto venire voglia di rileggere la casa degli spiriti!

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    Risposte
    1. Clacca se lo trovi leggilo, è bellissimo e somiglia molto a La casa degli spiriti (che è il mio libro preferito!!). Della stessa autrice è anche splendido L'amante giapponese, che è anche una saga familiare ma che ha elementi magici che lo avvicinano di più all'Allende. La letteratura malese e asiatica in generale è un mondo tutto da scoprire!

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    2. certo! lo cercherò usato per il prossimo giro appena smaltisco un po' la pila delle robe da leggere!

      ah! ti ho lasciato un premio sul mio blog ♥

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    3. grazie Claccuccia :) sono commossa!! appena ho tempo lo faccio!

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