«La vedo. I fiori spuntano sotto
i suoi piedi, ma non è morta. Gli anni non hanno indebolito la Madre del Riso.
È forte e magica. Smetti di disperarti e chiamala, e vedrai, lei verrà portando
un arcobaleno di sogni»
Questo libro è così
straordinario e mi ha dato così tanto che non so quale delle sue molteplici e
affascinanti caratteristiche cominciare a lodare per recensirlo. È una storia
potente, un racconto evocativo e intessuto di realismo magico, di folklore e di
un intricato simbolismo, in cui le passioni umane, l’amore, la guerra, le
tragedie, la famiglia, si stagliano su uno sfondo pieno di magia, di fascino e
di mistero, un arazzo variopinto di cultura e tradizioni, di innocenza e
modernità, di crudeltà e tenerezza e di tutti i sentimenti universali nella
storia di tutte le famiglie in ogni parte del mondo.
Risalta inoltre il modo in
cui il romanzo è scritto, una prosa poetica ricca come una musica, tanto
raffinata e evocativa che alcuni passaggi fanno rabbrividire per la loro
bellezza, e tanto coinvolgente che una volta cominciato a leggere, già dopo
l’introduzione sui raccoglitori di nidi che ascoltano il canto degli alberi di
bambù, si capisce che non ci si potrà interrompere fino alla fine.
Lussureggiante e misterioso come la Malesia in cui è ambientato, dai contorni
quasi fiabeschi, questo è un libro in grado di rapire con la sua epica ed
evocativa bellezza e per il senso magico della vita che lo pervade.
Questo romanzo è innanzitutto una saga familiare affascinante
e coinvolgente come poche, al livello de La casa degli Spiriti, romanzo con
il quale il paragone è immediato. E delle saghe familiari ha quel senso di
rassicurante nostalgia che si prova leggendo la storia dell’alternarsi delle
generazioni, dello svolgersi della storia di una famiglia che va da un passato
di innocenza, «un'epoca in cui gli spiriti abitavano sulla terra proprio come
gli esseri umani, prima che il bagliore dell'elettricità e il ruggito della
civiltà li facessero fuggire spaventati nel cuore segreto delle foreste», fino
al nostro presente, tramutandosi in una riflessione dolce-amara sulle ferite
psicologiche e emotive che richiedono generazioni per guarire e su come ognuno
è indissolubilmente legato al proprio passato da legami spesso dolorosi, ma
ancora più spesso protettivi. Inoltre ogni capitolo è narrato dal punto di
vista di un personaggio diverso, in modo che degli stessi eventi conosciamo
versioni diverse e quasi sempre discordanti.
Ma ciò che aumenta il fascino della storia di questa famiglia
è la sua ambientazione in una Malesia misteriosa e incantata, con le sue
giungle lussureggianti, la sua coloratissima vegetazione, i suoi suoni, i suoi
odori, le sue tradizioni millenarie, quel rapporto con la natura e con le
divinità, con il lato magico della realtà, che è solo asiatico… un mondo così
diverso e descritto in modo così intriso di magia e di nostalgia che il lettore
ne resta rapito, quasi ipnotizzato, attento a non farsi sfuggire nemmeno un
dettaglio di un universo tanto ricco e esotico.
L’inizio ci immerge in un’atmosfera incantata e quasi
fiabesca, raccontandoci l’infanzia spensierata della viziata Lakshmi in una
Ceylon magica e incontaminata, in un tempo innocente in cui ci si spostava in
bicicletta fra le palme da cocco e in cui gli dei ancora facevano parte della
vita degli uomini. Dopo aver sposato con l’inganno un uomo povero e inetto, ma
remissivo e affettuoso, comincia la sfida che porta Lakshmi, a trasformarsi da
viziata quattordicenne a potente e energica matriarca. Nei primi cinque anni di
matrimonio, dopo i suoi primogeniti e amatissimi gemelli Mohini e Lakshmnan,
partorisce altri quattro figli e intanto riesce a pagare i debiti del marito e
a creare per la sua famiglia una vita agiata e sicura. Da ragazzina inesperta
diventa quindi la Madre del Riso a cui allude il titolo, l’incarnazione di Bali
della Dea Madre di tutte le religioni preistoriche. I primi capitoli sono
meravigliose e poetiche descrizioni di un mondo scomparso, la piccola comunità
internazionale di Penang, che con i suoi distanti Europei, i mercanti arabi e
gli infaticabili cinesi, si dispiega davanti agli occhi della giovane Lakshmi
su un paesaggio di risaie dove gracidano le rane dopo i temporali, piantagioni
di spezie e, sullo sfondo, la jungla. Seguendo Lakshmi impariamo a conoscere e
ad amare la sua piccola casa di legno sulle basse palafitte e il suo
particolare vicinato, tanto che arriviamo a conoscere come se fossero nostri
vicini di casa il vecchio cinese ricchissimo con le sue tre mogli, Minah, la
signora malese con cui Lakshmi, la famiglia dell’incantatore di serpenti,
esperto di magia nera e incantesimi, e la servetta Mui Tsai, migliore amica di
Lakshmi e personaggio protagonista di una sotto trama commovente e drammatica,
venduta da bambina e destinata a un futuro di schiavitù.
Bellissime sono anche le dettagliate descrizioni della vita
domestica : in questo romanzo si cucina molto, ci sono descrizioni gustose di
ingredienti e preparazione di piatti esotici squisiti, tanto che sembra quasi
di poter assaggiare i durian dalla polpa dorata o il curry o di vedere
coloratissimi mucchietti di spezie. Con la giovane Lakshmi vaghiamo per il
mercato cinese, fra le bancarelle di nidi d’uccello, uova nere salate, gabbie
di lucertole e serpenti, vasche di cetrioli di mare e alghe, taglieri di legno
pieni di rane, fasci di erbe e radici medicinali, ci intratteniamo buoni
rapporti con le vicine di casa e ci scambiamo con loro segreti, confidenze,
dolci e rimedi tradizionali dei rispettivi paesi e vediamo crescere i bambini e
le speranze in loro riposte.
Questo piccolo mondo tranquillo e agiato che Lakshmi riesce a
creare è però sconvolto dall'invasione e dall’occupazione giapponese, che mette
a dura prova tutti i membri della famiglia : di suo marito, che da misero
impiegato sottopagato diventa disoccupato, della secondogenita Anna, la figlia
dolce e remissiva, che come tutte le ragazze è costretta a fingersi maschio per
sfuggire ai soldati, del misterioso Sevenese in grado di predire il futuro, del
povero Jeyan disprezzato da tutti e della piccola Lalita, trascurata e resa
insignificante, e soprattutto dei gemelli, la generosa Mohini dalla
sovrannaturale bellezza, un personaggio dalla drammaticità indimenticabile, e
Lakshmnan, che, da amatissimo primogenito, dopo la guerra si rivela per ciò che
un chiromante aveva predetto a Lakshmi, un suo nemico proveniente dalle vite
precedenti. La morte di Mohini, simbolo della bontà e della speranza, distrugge
il piccolo universo della famiglia, facendo emergere il peggio di tutti i
sopravvissuti, che non si riprenderanno mai più dal senso di colpa.
La descrizione dell’occupazione giapponese, del terrore e
delle crudeltà disumane che contraddistinsero quei tre anni, è comunque una
delle parti più interessanti, perché ci fa vedere cosa succedeva dall'altra parte del mondo in anni così importanti per la nostra storia, ci mostra le
vittime dell’Asse dall'altro lato del mondo e del conflitto : anche qui
coprifuoco, mercato nero, l’indottrinamento del nemico e privazioni quotidiane
acuite da una crudeltà raffinata prettamente asiatica. È anche interessante
vedere come i Giapponesi, oggi universalmente considerati un popolo pacifico e
tranquillo, si siamo in passato distinti per stragi e violenze.
Nella seconda parte, che corrisponde alla seconda
generazione, vediamo i ragazzi, che vivevano spensierati nel mondo di prima
della guerra, a confronto con l’incalzante modernità e con i loro stessi
matrimoni. Compaiono quindi nuovi personaggi : Ratha,che viene fatta sposare a
Jeyan con l'inganno, e Rani, la moglie di Lakshmnan, la vera antagonista della
storia, l’unico personaggio veramente negativo. Anche se dà il colpo di grazia
a quello che restava della famiglia, Rani è un personaggio affascinante nel suo
squallore, nella sua grettezza e nel suo meschino egoismo.
Nella terza generazione entrano in scena Dimple, una nuova,
rinata Mohini, e per questo la nipote preferita della famiglia, il suo
misterioso, tenebroso e tormentato marito Luke e Nisha, l’ultima discendente e
quella che, proseguendo l’opera della madre, raccoglie l’eredità spirituale
della famiglia scrivendone la storia e riappropriandosi così della sua vita,
del suo passato e del suo futuro.
Anche se la storia è ambientata in un mondo lontano nel tempo
e nello spazio, in una realtà esotica, ci sono alcune scene, alcuni elementi
universali in cui chiunque può riconoscere dei momenti e dei sentimenti senza
tempo, rivedere qualcosa della propria storia o dei racconti che ha sentito su
quegli anni, immagini comuni a tutti i paesi : Lakshmi che accompagna a scuola
i figli in divisa in quello che anche per lei è il primo giorno di scuola, Ayah
che va a lavoro in bicicletta, una nonna, ascolta canzoni fuori moda alla radio
o cuce con una vecchia Singer, la comparsa delle prime televisioni, delle prime
automobili, del cinema, dei frigoriferi, delle lavatrici, dei cibi pronti…
Tutti i personaggi sono indimenticabili e, grazie al fatto
che le cose sono fatte vedere dal punto di vista di ognuno, ci si affeziona a
tutti, alle figure più potenti e tragiche fino ai miti e remissivi Ayah e
Jeyan, le cui vite mediocri e il cui triste destino fanno altrettanta tristezza
e sono altrettanto commoventi del fato tragico di chi li circonda.
Ma il personaggio più affascinante è Lakshmi : da un lato è
una figura carismatica, donna di ferro, una guerriera dalla forza quasi
mitologica e dall’intelligenza straordinarie e dalla determinazione
implacabile, moglie energica, madre ambiziosa e severa, durante la guerra
perfino imprenditrice… ma dall'altro attraverso la guerra, le delusioni, la
disperazione e le sofferenze, conserva una sorprendente innocenza, ha dei
momenti di dolcezza, di smarrimento e di ingenuità che fanno tenerezza. Questa
dolcezza che aveva perso durante la guerra rinascerà quando Lakshmi diventerà
nonna. Il suo dramma è che, sebbene sia lei a tenere fra le mani i destini dei
suoi figli e dei suoi discendenti, non ha però la capacità di proteggerli e
salvarli dalle sofferenze e dalle atrocità della vita.







donna, io credo che potresti vendere frigoriferi al polo nord e loro rifiuterebbero pure lo sconto.
RispondiEliminache devo fare dopo aver letto un post del genere?
spero di trovare questo libro al più presto, mi piacciono le saghe familiari, mi hai fatto venire voglia di rileggere la casa degli spiriti!
Clacca se lo trovi leggilo, è bellissimo e somiglia molto a La casa degli spiriti (che è il mio libro preferito!!). Della stessa autrice è anche splendido L'amante giapponese, che è anche una saga familiare ma che ha elementi magici che lo avvicinano di più all'Allende. La letteratura malese e asiatica in generale è un mondo tutto da scoprire!
Eliminacerto! lo cercherò usato per il prossimo giro appena smaltisco un po' la pila delle robe da leggere!
Eliminaah! ti ho lasciato un premio sul mio blog ♥
grazie Claccuccia :) sono commossa!! appena ho tempo lo faccio!
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