mercoledì 19 settembre 2012

Il petalo cremisi e il bianco - Michel Faber


 Quasi mille pagine rilette in due notti, e ancora una volta questo libro mi ha ipnotizzata come quando lo lessi per la prima volta. Non è certo un libro facile e la visione della realtà che offre non ha niente di elevato o di confortevole. È un libro duro, cupo, sconvolgente, crudo e brutale, è improntato al più profondo pessimismo e al più spregiudicato realismo, che non si apre mai, se non alla fine, a una prospettiva salvifica dell’umanità; ma, proprio per questo, è semplicemente un capolavoro. La mia vera recensione, quella formata dagli appunti presi durante le varie letture, dura quasi 20 pagine, e quindi qui cercherò di riassumerla e di concentrarmi sui punti più importanti, lavoro non facile perché “Il petalo cremisi e il bianco” non è un semplice romanzo : è un universo che a ogni lettura/esplorazione mostra nuovi particolari, come se il libro continuasse autonomamente a scriversi e riscriversi. 

E, poi, c’è Sugar, che da sola vale la pena di attraversare mille pagine : è un personaggio splendido e vero, tanto vero che nessuna donna – e spero anche nessun uomo – può immedesimarsi nella sua vita terribile senza provare compassione e rabbia. Donna eccezionale, vive in un mondo brutale in cui la sua eccezionalità è insieme una condanna e una salvezza, ed è appassionante leggere la sua lotta per diventare padrona di se stessa e del suo destino
La trama è apparentemente molto semplice : nella Londra del 1875 una giovanissima prostituta, Sugar, compie la sua ascesa sociale attraverso William Rackam, che da cliente occasionale diventa suo amante ufficiale e che poi la porta in casa sua come istitutrice di sua figlia Sophie, dove lei sarà testimone della fine del suo infelice matrimonio con la sua isterica e malata moglie Agnes. Ma in queste poche righe si concentra un mondo. 
 Innanzitutto c’è Londra, la Londra vittoriana con la sua ipocrisia e il suo degrado : leggere “Il petalo” è come passeggiarci. All'inizio ci ritroviamo nella degradata Londra dickensiana, divisa fra una miseria indescrivibile e il grigio meccanicismo dell’industrializzazione, dove risaltano le ciminiere delle fabbriche, strade secondarie non raggiunge dalla luce fioca dei lampioni a gas, finestre incrinate e annerite, tubature arrugginite, edifici fatiscenti e pericolanti che trasudano muffa e germi, i quartieri proletari, i laidi e degradati slums, malsane catapecchie e taverne malfamate in cui si accalca un’umanità abbrutita e disperata, senza possibilità di redenzione, una bolgia dantesca di disperati abbrutiti dal vizio e dalla miseria, un grottesco Grand Guignol di follia e malattia in cui si accalcano alcolizzati, prostitute sifilitiche, mendicanti, ladri, bambini abbandonati, tutti impegnati a sopravvivere nella lotta per la vita. Faber stesso ci ricorda che è una città che noi lettori conosciamo bene, perché nella Londra ottocentesca ci siamo “stati” migliaia di volte, attraverso migliaia di altre storie, abbiamo camminato per le sue strade, ci siamo seduti nei suoi pub, abbiamo passeggiato nei suoi parchi, siamo andati a teatro e in giro per musei, ci siamo autoinvitati nelle case degli abitanti e ci siamo seduti alle loro tavole, tanto che possiamo sentirci a casa nostra… e invece no, perché quella che Faber ci mostra è una Londra che non abbiamo mai visto : andremo dietro le quinte, vedremo quello che i nostri altri accompagnatori letterari non avrebbero potuto mostrarci, grazie alla libertà di parlare di sesso che l’autore ha trovato nella nostra epoca e che i suoi predecessori non avevano. La particolarità del romanzo, che ha contribuito alla sua fama, è proprio questa : anche se molti autori ottocenteschi, inglesi e non, trattano gli stessi temi di Faber, le restrizioni morali della loro epoca non li autorizzavano a farlo con altrettanta libertà. Questo perciò è il romanzo che Dickens poteva solo sognare di scrivere e che avrebbe fatto rabbrividire la regina Vittoria! Non solo Dickens, ma nemmeno Zola e Balzac, che pure sono molto più liberi e di mentalità aperta, avrebbero potuto descrivere nei dettagli la vita delle prostitute, i loro metodi contraccettivi e gli effettivi vizi e depravazioni dei loro più viziosi personaggi; negli autori ottocenteschi ci viene detto che un personaggio è un vizioso e un depravato, qui invece entriamo con lui al bordello e vediamo come amava divertirsi. Così entra in scena Sugar, la protagonista, così in descritta in “Altre follie a Londra : suggerimenti per uomini soli, con consigli per i neofiti”, il catalogo dei bordelli e delle prostitute della città, con prezzi, prestazioni, indice di gradimento e feedback dei clienti : «Immaginiamo che Sugar non sia il nome di battesimo della nostra terza signorina, ma è quello sotto cui prospera adesso, a meno che non desideriate ribattezzarla di nuovo. È un'adepta entusiasta di ogni piacere conosciuto. Il suo unico scopo è quello di mettere a suo a suo agio l'intenditore esigente superando di gran lunga le sue aspettative. Vanta chiome di un rosso acceso che sciolte le arrivano alla vita, occhi nocciola di un'espressività rara, e, a dispetto di una spigolosità, un portamento aggraziato. È particolarmente versata nell'arte della conversazione, ed è senza alcun dubbio una compagna adatta a qualunque autentico gentiluomo. Il suo unico neo, che a qualcuno potrà piuttosto apparire una caratteristica piccante, è il suo petto, poco più pronunciato di quello di una bimba. La sua tariffa è di 15 scellini, ma per una ghinea farà faville». 
Famosa per le sue tariffe altissime e le sue abitudini bizzarre, in una città che pullula di prostitute specializzate in qualsiasi piacere e qualsiasi depravazione, Sugar è la più richiesta, “la più contesa, la cortigiana che non si dà a tutti”, la prostituta più famosa perché diceva sempre sì a qualsiasi richiesta dei clienti, non rifiutava nemmeno le loro più perverse e sfrenate dissolutezze, ma nello stesso tempo riusciva a mantenere gli incontri in un’atmosfere di raffinatezza e signorilità. Quando ce la fa vedere per la prima volta, l’autore ci dice che non è bella - anche se leggendo scopriamo che lo è - ma molto esperta e sensuale, capace di sedurre un uomo anche solo con i suoi occhi. Sebbene sia una prostituta, si è costruita un’immensa cultura da autodidatta, che la rende in grado di discutere di qualsiasi argomento, dalla filosofia all'economia a Swift e Shakespeare, capacità che usa come un’attrattiva in più nel suo mestiere, guadagnandosi la fama di “quella che legge tutti i libri”, oltre che giornali e riviste, e che ne discute con competenza e intelligenza. Scopriamo quindi che, oltre che sexy, spiritosa, irriverente e provocatoria, Sugar è anche intelligente, è l’unico personaggio intelligente in una massa di presuntuosi imbecilli, e incarna la figura affascinante della prostituta con la passione per la letteratura. 
Oltre che fornire qualsiasi tipo di prestazione e conversare con i clienti, la sua abilità è quella di far sentire unico e speciale ognuno degli uomini repellenti che entravano nella sua camera. Grazie a una memoria prodigiosa riusciva a ricordare i dettagli più insignificanti delle vite dei suo clienti e le loro opinioni, e inserirli con naturalezza nella conversazione, in modo da illuderli di averla colpita, di esserle rimasti impressi, anche se per questo poi patisce lo stress di dover continuamente controllare parole e gesti per adulare costantemente la vanità degli uomini, compiacerli e non irritarli, di dover ricordare in continuazione i bisogni e le preferenze di tutti loro. Questo suo talento nella sua “professione” sembra però essere una punizione che Sugar si infligge, derivante da una tragica sfida con se stessa che non è altro che un’ammissione di impotenza di fronte a una condanna, come se volesse convincere se stessa che, se proprio doveva essere una prostituta, se il suo destino era quello, allora sarebbe stata la migliore. Ma è chiaro fin dall'inizio che a Sugar la sua vita fa schifo. A 19 anni ha avuto più clienti di quanti ne possa ricordare (ricorda solo i peggiori, quelli dopo i quali era dovuto intervenire un medico) e del sesso conserva una visione meccanica e piena di disgusto : è la prostituta più desiderata di Londra, ma è chiaro che non hai mai provato piacere in quello che fa, che non è mai stata, nemmeno una volta, consenziente. In seguito rivela che non riusciva a immaginare che una donna potesse stare con un uomo di sua spontanea volontà. Degli uomini ha ovviamente una visione terribile, divisa fra l’odio, il disprezzo e la paura. 
Quando, in seguito, assiste per la prima volta a un concerto, si meraviglia di vedere tanti uomini, i musicisti, impegnati in un’attività innocente e nobile e di sperimentare «un potere maschile al quale non ha mai pensato prima, un potere che non ha alcun interesse a soggiogarla o a usarla» : questo dimostra quanto fosse stata traumatizzata da tutti gli uomini che aveva incontrato. E a un certo punto viene evocato anche il trauma che non smette di farla soffrire, la verità crudele e tristissima che nasconde : la sua mezzana, Mrs Castaway, è in realtà sua madre, una madre che l’aveva venduta per la prima quando aveva tredici anni e che non le aveva mai permesso di smettere. L’unico consiglio che sua madre le dà, l’unica indicazione su come reagire all'orrore in cui la stava gettando, è che nella vita solo due parole l’avrebbero portata avanti : “sì” e “soldi”. E con questo la distrugge. Fiera e orgogliosa, nonostante le umiliazioni inflittale a porte chiuse dai clienti, apparentemente fredda e insensibile, allegra, spiritosa e mondana, Sugar è in realtà spaventatissima e diffidente, «una bambina nuda e piangente che, rannicchiata sotto una coperta sporca di sangue, maledice l’universo». Bambina intelligente e affettuosa, ragazzina generosa e idealista, avrebbe meritato qualcuno che avesse cura di lei, che la tenesse cara come il gioiello che è, e invece nella sua vita terribile ha conosciuto solo violenza e perversione, ha alle spalle un’infanzia mutilata dalla violenza e un animo crudelmente e irrimediabilmente marchiato a fuoco. Apparentemente cinica, ipocrita e violenta, Sugar è chiaramente traumatizzata, spaventata e diffidente e la sua vita non è che una ricerca disperata di un ultimo barlume di dignità, nella speranza di riscattarsi dalla strada. I ricordi della sua infanzia traumatica tornano di continuo a torturarla, insieme ai flashback di tutti gli abusi subiti che non smettono di ritornarle alla mente nei momenti più inaspettati, a dimostrazione del fatto che è ferita nel profondo e che, nonostante il suo apparente equilibrio e la disinvoltura mondana con cui viveva la sua vita da prostituta d’alto bordo, riesce a stento a reprimere il suo dolore. Il suo dramma è però che, sebbene dentro di sé si ribelli alla sua vita, non può fare a meno di considerarsi una persona sporca, indegna e corrotta, di vedersi attraversi gli occhi dei suoi clienti. 
  Attraverso i libri riesce a sfuggire alla sua vita brutale e umiliante e, scrivendo a sua volta un romanzo, si abbandona a una catartica autoterapia, descrivendo la torture e le umiliazioni che la sua protagonista, una prostituta, infliggeva a tutti clienti, riversando sulla carta tutto il suo odio e il suo disprezzo per gli uomini che compravano il suo corpo e godendo nell'ucciderli nei modi più crudeli e sadici. D'altronde, come biasimarla? Il suo romanzo, che lei spera di pubblicare e nel quale vuole inserire anche le testimonianze di altre prostitute, è anche un mezzo per rivendicare la dignità di tutte le donne come lei e uno strumento di riscatto e consolazione al dolore che l’accompagna dall'infanzia. Quando la conosciamo, Sugar è quindi una miscela di «sottomissione ostentata e una brama segreta di vendetta. Nulla della vita terribile di Sugar e delle altre prostitute è lasciato all'immaginazione, ma troviamo invece descrizioni dettagliate e sordide, realistiche e per lo più disgustose, che però non scadono mai nella pornografia perché il sesso, così come è descritto, non è qualcosa che può dare piacere, ma lo sfogo dei bassi istinti dei clienti che avviene, al di là delle finzioni legate al mestiere, nella più totale indifferenza delle prostitute. 
A cambiare la vita di Sugar è William Rackam, un personaggio debole e gretto che non riesce a riscuotere neanche un minimo di simpatia. All'inizio ci appare come uno sconfitto dalla vita, uomo patetico e debole, che non regge la pressione esercitata su di lui da suo padre e le sue aspettative, sopraffatto dalla povertà, da un destino avverso e da un matrimonio infelice, pieno di nostalgia per la sua spensierata e scapestrata gioventù e incapace di adattarsi al naufragio delle sue ambizioni artistiche e letterarie e alla sua nuova vita di adulto, con tutte le sue fatiche e responsabilità. Faber stesso definisce la sua mente «quella pozza stagnante appena increspata dai sussulti dell’autocommiserazione». Tutti i suoi apparenti problemi esistenzialisti riducono semplicemente alla cronica mancanza di soldi da sperperare. Sedicente donnaiolo e seduttore, esperto di prostitute e di piaceri, inibito dall'ipocrisia della sua epoca e da ansie di prestazioni derivanti dai suoi segreti complessi di inferiorità, non riesce nemmeno a soddisfare sua moglie Agnes : abituato alle prostitute, per le quali non erano necessari riguardi, quando si trova con la moglie è talmente preso dal panico e dalla soggezione del dover andare a letto con una signora che riesce solo a farle male, disgustandola dal sesso per il resto della sua vita. Per questo il suo matrimonio è tetro e pieno di rancore; Agnes, d'altronde, è isterica e malata di mente, circostanza che però non le impedisce di rinfacciare a William di averla defraudata di una lussuosa posizione sociale, ed è riuscita a dargli solo una figlia femmina prima di chiudere la porta della sua stanza da letto. Quando un uomo si sente così sconfitto c’è una sola cosa che può tirarlo su di morale : è così che William, girando da un bordello all'altro in cerca di una prostituta che gli fornisse un particolare servizio, incontra Sugar, e ne è folgorato, senza rendersi conto di star cadendo nella trappola che Sugar tende a tutti i clienti. Dopo un primo incontro abbastanza movimentato, William lascia Sugar consapevole che la sua vita sta cambiando. Incapace di sopportare l’idea di dividerla con altri, per potersi permettere l’uso esclusivo di Sugar, finalmente accetta di mettere la testa a posto, di abbandonare la sua vita di ozio e di cominciare a lavorare nelle fabbriche di profumi di suo padre, che, alla notizia, per la gioia apre i cordoni della borsa.Ottenuti i soldi, per prima cosa si assicura l’esclusiva su Sugar : è una scena terribile quella in cui lui e Mrs Castaway discutono sul prezzo di Sugar, sulla media dei clienti che aveva per notte e su quanto sarebbe costato a William pagare tutto lui, sul fatto che i guadagni sarebbero stati gli stessi ma la “casa” avrebbe perso parte della sua attrattiva… William è convinto che lei gli sia indispensabile, e Mrs Castaway è sua madre, eppure parlano di Sugar come un oggetto e dopo stilano addirittura un contratto! 

In seguito, in pochi mesi, William si trasforma in un brillante giovane imprenditore, e solo per “giacere” con Sugar, in una conferma di qual è il vero impulso che muove il mondo. William stesso ammette che prima di conoscere Sugar si sentiva morto dentro e che è stata Sugar a fargli recuperare la parte migliore di sé, a risvegliare in lui l’uomo, l’amante, l’imprenditore, e a determinare il suo successo. All'inizio William le è grato e la “promuove” a mantenuta ufficiale, comprandole un lussuoso e tranquillo appartamento e installandovela, permettendole finalmente di lasciare la strada. In questo appartamento, nel quale si sente relativamente al sicuro, Sugar comincia a conoscere veramente se stessa, a scoprire parti di sé che non avevano mai avuto la possibilità di emergere nel suo mondo dominato dalla violenza, rivelando una spontaneità che anni di prostituzione non avevano scalfito. Sebbene resa adulta nel corpo dalle perversioni e dalle umiliazioni a cui è sottoposta fin dall'adolescenza, mostra che, nell’estremo tentativo di sottrarre almeno la propria anima a quel fango, era riuscita a conservare in sé una purezza che fa quasi tenerezza, uno stupore infantile di fronte al mondo e una drammatica ingenuità, in totale contrasto con la sua fredda e calcolatrice spregiudicatezza da prostituta, che la rendono un personaggio commovente, che suscita affetto. Col tempo si affeziona a William, stupita di essere trattata bene, quasi come un essere umano, imparando a conoscerlo, rendendosi conto che lui, nonostante le sue vanterie da donnaiolo, in confronto a lei non è che un’anima candida, un ingenuo. 
Questa vita tranquilla però, facendo crollare le difese che aveva eretto in anni e anni di lotta per la sopravvivenza, porta Sugar a “rammollirsi”, come dice lei : soffre di stress post-traumatico, ha flashback dei momenti peggiori del suo passato, attacchi di panico, incubi… e soprattutto teme che quella felicità sia illusoria, che William la lasci e che ritorni tutto come prima. Per lui avverte un forte coinvolgimento emotivo, anche se non credo fosse amore : era talmente abituata a essere considerata e trattata come un oggetto inanimato che ogni gesto affettuoso, ogni carezza senza secondi fini la conquista, e per questo perde la fiducia in sé, comincia a temere di non piacergli più e a cercare modi di tenerselo stretto. 
 Per la prima volta nella sua vita si trova a dover essere lei a inseguire un uomo e quindi inizia a interessarsi ai suoi affari, rivelando una mente imprenditoriale che determina l’ascesa economica e sociale di William: oltre che la sua amante, diventa la sua segretaria, la sua consigliera, gli dà consigli azzeccati sul commercio e impara a gestire la contabilità e a promuovere rudimentali ma vincenti strategie pubblicitarie. In questa fase, William si fida di lei ciecamente e sembra avere il desiderio di trascorrere la vita con lei, ma Sugar è consapevole di essere sempre e comunque ai margini della sua vita ufficiale, e per timore di essere lasciata comincia a studiarlo e a spiarlo, a pedinarlo, a condividere di nascosto le sue uscite per avere degli argomenti di conversazione e per inventarsi continuamente opinioni in grado di interessarlo e colpirlo, a cercare di rendersi indispensabile e di diventare parte integrante della sua vita. Seguendo in incognito William e Agnes, che si godono la stagione mondana dopo essere diventati ricchi, anche Sugar assiste a opere e concerti, va a teatro, si appassiona alla musica e scopre parti del mondo che la circonda e di se stessa che aveva sempre dovuto ignorare. 
A questo punto della trama cominciamo a conoscere meglio anche Agnes. Generalmente descritta come moglie angelica, pura e ingenua, a me invece è sempre sembrata una figura grottesca, una ragazzina viziata e capricciosa, piena di fobie e pregiudizi, la cui unica aspirazione è il successo sociale, entrare negli ambienti aristocratici; questa immagine è confermata dai suoi diari, che leggiamo attraverso Sugar. Al di là della sua malattia, «oscilla fra convenzionalità e demenza», è una persona vuota e superficiale e una terribile snob, che fin dalla nascita è stata istruita solo ad apparire bella in pubblico. Il tumore che lei stessa non sa di avere peggiora la sua follia, la morale repressa della sua epoca e la sua totale ignoranza su ciò che riguarda il suo corpo, la rendono isterica, ma anche se fosse stata felice e in buona salute sarebbe stata una gattamorta bigotta e ipocrita. Nonostante la sua crescente follia, la razionalità le ritornava quando si trattava di rinfacciare a William di non averle garantito la posizione sociale e il denaro a cui lei aspirava, e il suo odio per il marito deriva unicamente da questo. Ma, nonostante questi aspetti poco piacevoli, in lei c’è di più : anche Agnes è una vittima della sua epoca, condannata all’ignoranza e alla sottomissione, repressa, trattata come una bambina e usata e abusata come una donna. Per questo Sugar, che sviluppa uno strano istinto di protezione verso la sua purezza, nonostante razionalmente non l’apprezzi - soprattutto dopo la lettura dei suoi diari – si sente vicina a lei, sente che le accomuna lo stesso odio per gli uomini. 
Nelle conversazioni di William e, quindi, anche nella vita di Sugar, comincia a entrare anche Sophie, che a sei anni ha ormai bisogno di un’istitutrice. Tradita dal desiderio di avere una famiglia, di far parte della vita di William, di sentirsi accettata, di vivere in un posto dove sarebbe stata considerata una figura rispettabile e non avrebbe subito umiliazioni, Sugar si propone per questo ruolo, senza rendersi conto che, entrando in casa sua come bambinaia, ha firmato la sua condanna. 
All'inizio però è felice. Subito scopre che la piccola Sophie è una bambina sola, non amata e non voluta, letteralmente dimenticata nella nursery, abbandonata alle mani indifferenti e ai rimproveri della cameriere. Sua madre, come scopriamo con raccapriccio, nella sua pudibonda ignoranza vittoriana non ha mai capito di essere stata incinta e di aver partorito, ha vissuto la gravidanza e il parto come una malattia misteriosa e non sa di avere una bambina. Suo padre, da parte sua, ricorda la sua esistenza solo per rimpiangere di non aver avuto un maschio. Bambina sensibile e intelligente, Sophie è bollata da tutti come goffa, sciocca, bruttina, già a sei anni futura zitella, e non è mai considerata un essere umano vero e proprio : si parla di lei davanti a lei come se non fosse presente, come se fosse un bambolotto o un animaletto. Nei primi giorni Sugar fatica a entrare nel suo nuovo ruolo pedagogico, in un costante e spesso comico sforzo di autocensura si costringe a moderare il suo linguaggio e perfino i suoi pensieri, continua a ripetere a se stessa di essere un’istitutrice sperando di autoconvincersi, si ritrova a fare lezione, giocare e leggere le favole… e l’idea di essere responsabile di una bambina la trova scettica e inquieta. Presto però, disarmata e vulnerabile di fronte alla bambina, commossa dal suo affetto e dalla sua fiducia incondizionata, si affeziona a Sophie, scopre in se stessa una tenerezza e una capacità di dare amore che la sua vita perversa e violenta avevano soffocato, ritrova una purezza che gli abusi più crudeli non avevano scalfito, e passa dalla determinazione a non nuocerle al desiderio di farla felice. 
Prendersi cura di una bambina sola e farle da maestra e madre, usare a Sophie le premure che forse avrebbe voluto rivolgere a se stessa bambina, le fa rivivere e nello stesso tempo esorcizzare la sua infanzia infernale e il trauma del rapporto con la madre/mezzana. Momenti molto angoscianti sono tutte le volte in cui Sugar, nella sua inesperienza, è in dubbio su qualcosa da fare per Sophie e nella sua mente rivive cosa aveva fatto sua madre a lei, in analoghe circostanze, quando lei era bambina; è dolce però vederla fare e dire esattamente il contrario, in aperta sfida con Mrs Castaway. Sugar, che di se stessa aveva un opinione pessima, e che si riteneva corrotta e marcia nel profondo, nel momento in cui le è affidata una bambina capisce chiaramente che non importava chi era, di chi era figlia, che cosa aveva fatto e cosa si era costretta a essere : lei non avrebbe mai fatto del male a una bambina. Quando lo capisce, finalmente il suo inconscio può liberarsi del ricordo di sua madre e Sugar può cominciare a pensare seriamente di poter essere qualcosa di diverso da una prostituta figlia della sua mezzana. In questa ottica, fa compassione vedere gli sforzi penosi con cui cerca di lasciarsi alle spalle il suo passato e cercare di adattarsi alla sua nuova vita, di coltivare in sè dei sentimenti gioiosi e positivi da comunicare a Sophie. Si gode il primo Natale della sua vita, scopre la gioia di insegnare a una mente giovane, di vivere in complicità con altre donne, di far parte di una famiglia, di vivere una vita tranquilla, rispettando orari e impegni e fra svaghi innocenti : per una creatura traumatizzata come lei significa rinascere. Ma la sua felicità alla fine la indebolisce e la travolge. 

Innanzitutto il suo rapporto con William decade. Quando Sugar diventa rispettabile e William è costretto a considerarla come un essere umano degno di rispetto, si blocca (in tutti i sensi), e deve ricorrere a una prostituta dei vicoli… Incapace di riconoscere i suoi fallimenti, si crogiola in un esasperato vittimismo e li considera sempre causati da forze esterne avverse e ostili; al contrario, non esita ad attribuirsi il merito esclusivo dei successi che deve a Sugar. Una volta raggiunto il successo si comporta come se la sua vita fosse stata sempre quella, e dimenticando di doverle tutto tratta Sugar con disprezzo : non il disprezzo che un uomo ha per una prostituta - quando Sugar era una prostituta la rispettava – ma con quello che un marito ha per la moglie. Per questo la trascura, la allontana, smette di chiedere i suoi consigli – rischiando di mandare in rovina la sua fabbrica di profumi in una sterile ribellione all'assennatezza di Sugar – e la tradisce. Da parte sua, Sugar non può tollerare il modo in cui tratta Agnes e quello che sta tramando contro di lei : lusingato dalle attenzione di una lady vicina di casa e progettando un nobile matrimonio, William decide di accettare i consigli che il medico di famiglia gli dava da tempo e di chiudere Agnes in manicomio. Sugar è disgustata e aiuta Agnes a fuggire, ma ormai tutto quello che provava per William - che intanto finge di identificare un cadavere come quello di Agnes per farla dichiarare morta – è irrimediabilmente compromesso. Ma c’è qualcosa che ancora la lega a lui : con orrore e con una gioia segreta e inconfessabile, Sugar scopre di essere incinta. Prova ad abortire in tutti i modi, ma non può impedire a se stessa di pensare al bambino indesiderato che cresce dentro di lei come a una vita legata alla sua, un figlio non autorizzato a vivere e che però sente crescere dentro di lei, a fantasticare di farlo nascere, di farlo accettare da suo padre... Non lo ammette mai, ma quel bambino lo vuole, e alla fine lo perde – la scena dell’aborto nel bagno della fabbrica è terribile, soprattutto perché, dopo essersi quasi dissanguata, Sugar è costretta ad andare a spasso con William e Sophie per altre otto ore, nascondendo il dolore – ma è troppo tardi : il medico di famiglia informa William della gravidanza e lui si libera di lei con una lettera di licenziamento in cui le proibisce di parlargli e di incontrarlo, nonostante lei si abbassi a supplicarlo, senza mostrarle nemmeno un minimo di gratitudine e non prendendo minimamente in considerazione quanto l’avrebbe fatta soffrire e quanto avrebbe spezzato il cuore a Sophie. Alla fine quindi William rivela tutta la sua grettezza e la sua meschinità. Ma questa storia è tipica e sempre attuale e si può riassumere con un semplice e verissimo concetto : siamo noi donne a fare gli uomini, e quando loro cominciano a illudersi di essersi fatti da soli è il momento di disfarli. Perciò Sugar si vendica togliendogli tutto quello che gli era rimasto : va via, ma porta Sophie con sé, condannando William a vivere per sempre nell'angoscia e nella mediocrità.  Salvare Sophie diventa un modo per riscattare se stessa, di salvare attraverso la bambina la parte migliore, l’ultima parte innocente di sé e di portarla, finalmente, al sicuro; in Sophie, Sugar vede nello stesso tempo la bambina che era in lei e una creatura bisognosa di affetto e protezione, ed è questo amore materno, scoperto e accettato con gratitudine e stupore da una ragazza di vent'anni il cui figlio è appena morto, a darle per la prima volta nella sua vita la forza di liberarsi e fuggire, di fare per la prima volta una scelta libera. Per questo il finale è perfetto : la sua vecchia storia vola via con le pagine del suo libro e Sugar è pronta a scriverne una nuova, con Sophie. E anche senza leggere “Natale in Silver Street” si capisce dove vanno! Ed è indubbiamente un lieto fine : Sugar finalmente è libera dalla schiavitù, riesce a lasciarsi alle spalle l’odio e il rancore e a scoprire in se stessa la capacità di amare, salva Sophie da un futuro senza amore di solitudine e mediocrità, e chi ha amato il suo personaggio e ha sofferto con lei non può chiedere di meglio. 
Questa a grandi linee è la trama, anche se ci sono tanti altri personaggi che non ho neanche nominato, come la dolce, stravagante e determinatissima Emmeline Fox, una femminista ante litteram che non ha paura di guardare in faccia la realtà nei suoi aspetti più sordidi, evitando qualsiasi tipo di puritanesimo e di pregiudizio nei confronti delle prostitute che cerca di redimere; lei è l’unica in tutto il romanzo a riuscire a vedere la persona dietro la prostituta. Passa invece senza infamia né gloria il religioso fratello di William, Henry, che ha l’unico merito di mettere in luce la prostituta Caroline, la generosa, materna e sfortuna amica di Sugar. 


Naturalmente il romanzo ha tutta una serie di significati - l’avanzare dell’emancipazione femminile, i contrasti fra la chiesa cattolica e quella anglicana, l’ipocrisia vittoriana e il degrado perverso che cela, la nascita della produzione di massa e del consumismo, l’avanzare del progresso – e di illustri predecessori a cui può essere meritatamente accostato, come Dickens, Zola, Hugo, Dostoevskij, Wilkie Collins, Balzac, Hardy ecc. : sarebbe interessante approfondire questi aspetti, ma per questo esistono i libri di letteratura. Io mi accontento di dire che è uno dei capolavori del secolo, il culmine di una tradizione che riprende e porta a perfezione. 
Risalta la perizia dell’autore, che ha scritto questo romanzo dopo vent'anni di ricerche che sono sfociati in questa ricostruzione accuratissima e epica di un mondo passato, nella rappresentazione fedele e realistica di usi, abitudini, fatti di cronaca, case, rapporti familiari, oggetti, svaghi, divertimenti, rimedi casalinghi, cosmetici, giocattoli, dei primi passi della fotografia, della rudimentale e brutale medicina vittoriana, dei fantasiosi e poco igienici metodi contraccettivi dell’epoca… Parti molto interessanti, per una donna, sono anche quelle in cui viene descritta la moda di allora, , i vestiti, le crinoline, i gioielli, i cappellini, i cosmetici, i segreti di bellezza delle donne, i mobili, la gestione della casa, l’arredamento, i soprammobili, il cibo, i romanzi, le riviste femminili, l’educazione delle fanciulle di buona famiglia… a va riconosciuto a Faber di non essere mai caduto in un fastidioso infodump (la noiosa, antiestetica e antiempatica mania di molti autori di riempire i loro romanzi di informazioni solo per dimostrare che hanno fatto delle ricerche a sostegno delle loro fantasie). 
 Come donna, ammiro moltissimo il femminismo intelligente dell’autore, le sue idee sul ruolo delle donne nella società e sulla loro forza : nel romanzo le donne sono gli unici personaggi positivi, ognuna di loro ha una aspetto ammirevole, forte, sorprendente, ognuna di loro compie almeno un gesto generoso e disinteressato, e sono solo le donne, da Sugar a Agnes, da Emmeline a Caroline alla domestica Clara alla piccolo Sophie, a riuscire a muoversi fra le rigide gerarchie sociali che intrappolano gli uomini e a trovare il loro posto e a ribellarsi a modo loro all'ipocrisia e alle regole della società. Invece nessuno degli uomini si salva da un giudizio totalmente negativo sull'intero genere maschile. In quanto uomo in tutto e per tutto, Faber ha perciò dimostrata non solo un’immensa sensibilità nel comprendere i problemi delle donne, ma anche un’eccezionale bravura come autore nell'eclissarsi totalmente nel punto di vista dei suoi personaggi. 
Naturalmente la tematica principale del romanzo è la prostituzione e pagine e pagine sono un vero e proprio giro turistico nei bordelli di Londra, dai più miseri e malfamati a quelli più esclusivi e raffinati, e offrono uno sguardo inquietante su quello che davvero gli uomini vorrebbero da una donna e che ottengono solo dalle prostitute, la cui vita è un inferno indescrivibile di orrori quotidiani. A parte l’ovvio abominio di dover ricevere clienti di tutti i tipi - e ne sono descritti alcuni toccati a Sugar veramente ripugnanti – erano sottoposte a malattie veneree, al vaiolo, al colera, a pratiche contraccettive e ad aborti spesso letali e alla violenza dei clienti dei clienti che spesso ne causava la morte : anche l'affascinate e sensuale voce roca di Sugar è il risultato di una coltellata alla gola di un cliente insoddisfatto. 
 Il fenomeno è inoltre affrontato da molteplici punti di vista, in modo da descrivere realisticamente la sua genesi e la sua psicologia con riflessioni che valgono in ogni epoca: la prostituzione esiste perché c’è domanda, c’è domanda perché da sempre ci sono uomini o tanto ripugnanti che nessuna donna li vorrebbe o che non hanno le palle per avvicinarsi a donne libere di rifiutarli, o perché le donne della loro stessa classe sociale li intimidiscono fino a ridurli all'impotenza, mentre con una prostituta è tutto più facile… Queste considerazioni banali non nascondono però la reale gravità del fenomeno, che non è altro che schiavitù e svalutazione dell’essere umano in quanto tale : è sempre evidente che per tutti i clienti, William compreso, le ragazze non sono altro che oggetti, privi di dignità e sentimenti, vari modelli di giocattoli animati alla portata di tutte le tasche. Dal punto di vista sociale, il problema è posto molto chiaramente : «Se una sgualdrina redenta sa di poter guadagnare in un pomeriggio quello che una cucitrice guadagna in un mese, quale costanza potrà avere in un lavoro onesto?». Un mestiere che, rispetto a lavorare come schiave nelle fabbriche per dodici ore al giorno, rovinandosi gli occhi e la salute in cambio di una miseria e per poi ritornare a casa a farsi maltrattare dai mariti, è considerato una dura necessità ma anche un privilegio. La conclusione è quindi che questo mestiere esisterà finché alle donne non saranno riconosciute la stessa dignità e le stesse possibilità degli uomini, finché non smetteranno di essere considerate cittadine e lavoratrici di serie b e finché non troveranno le peggiori nemiche nelle altre donne, incapaci di perdonare e accettare una donna che, per un motivo o per un altro, ha compromesso la sua reputazione. 
Al di là di questo, sono molto tristemente divertenti le scene in cui le ragazze si trovano finalmente fra di loro, smettono di dover fingere e rivelano cosa davvero pensano dei clienti che fino a poco prima avevano adulato e lusingato, quanto li disprezzassero, a cosa pensavano veramente mentre fingevano un orgasmo, quante bugie avevano dovuto raccontare per compiacerli e quanto stupidamente essi si fossero lasciati ingannare e prendere in giro : da questi dialoghi privati emerge tutta la capacità manipolativa che le prostitute, e le donne in generale, nascondono sotto una compiacente sottomissione. Come dice Mrs Castaway : «Nessuno apprezza gli uomini, cara. Eppure, sono loro a governare il mondo, e a noi non resta che prosternarci al loro cospetto…». 
Ma nel romanzo - e nella vita - tutti, in un modo o nell'altro, vendono se stessi : Sugar si limita a vendere il suo corpo e smette appena può, mentre gli altri, a partire da William e Agnes, vendono la loro anima in cambio di valori futili e superficiali 
In un’altra bellissima storia legata a una prostituta, “La signora delle camelie” di Dumas figlio, l’autore della prefazione racconta che, man mano che leggeva, segnava a margine un $ ogni volta che si parlava di denaro, perché quel libro così scandaloso e romantico in realtà non era altro che una storia tristissima sul prezzo dell’essere umano in una società che considera alcuni dei suoi membri come merce, oggetti inanimati. Per questo anche il Petalo può essere letto come un saggio di economia che dimostra, con cifre e sterline sonanti, a quanto poco sono costretti a vendersi gli esseri umani in una società che, allora come ora, sembra non poter sopravvivere senza schiavi.



PS : le immagini sono tratte dal BBC drama in 4 puntate, che consiglio a tutti! Sugar è interpretata da Romola Garai, il volto storico dei BBC drama: quando ho saputo che sarabbe stata lei la protagonista ero un po' perplessa, non era proprio l'attrice che avrei scelto per Sugar...ma evidentemente il regista ne sapeva più di me, perché la sua è stata un'interpretazione superba è convincente!



giovedì 13 settembre 2012

Bonjour Tristesse - Françoise Sagan


«Non so se dare il bel nome solenne di tristezza al sentimento sconosciuto che mi tormenta con i suoi affanni e con la sua dolcezza. È un sentimento così assoluto e egoistico che quasi me ne vergogno, mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Non sapevo cosa fosse, avevo provato solo noia, rimpianto, più raramente rimorso. Oggi qualcosa si avvolge su di me come una seta, irritante e dolce, e mi separa dagli altri»



L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare, nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in spiaggia, la salsedine sulla pelle abbronzata, la sabbia, il mare, la pineta, il caldo, i granelli di sabbia bollente che scorrono fra le mani come il tempo, in modo molle, pigro e senza scopo, un’atmosfera raffinata, lussuosa e decadente, il mare sempre presente, feste mondane, auto da corsa, sigarette e whisky, ville sul mare, vita facile, la smania di futili divertimenti … così, in questo scenario dorato e indolente, comincia un libro che ha fatto storia e che scandalizzò la società francese, un caso editoriale scritto da una diciannovenne e che può considerarsi come l’elogio dell’irresponsabilità.

Cecile, un’adolescente ricca, viziata ma candida e spontanea, trascorre l’estate dei suoi diciassette anni con suo padre e la sua amante, Else; lei stessa afferma che all’inizio dell’estate erano tutti “felici”. Abituata a vederlo passare da una donna all’altra, anche Cécile ha imparato ad imitare lo stile di vita edonistico di suo padre e così passano da un  divertimento all’altro, frequentando persone dalla vita più o meno scandalosa, alle quali si chiedeva solo di essere belle e spiritose, senza concedere mai veramente nulla di se stessi, trascinano giornate pigre e lussuose in un’incantata e dorata monotonia e in un’atmosfera di esasperato edonismo, nel totale vuoto di valori e nella ricerca ossessiva del piacere e di gratificazioni effimere. A un certo punto Cécile intreccia una relazione con Cyril, un vicino di casa innamorato di lei, relazione basata più sulla curiosità e sull’istinto che su un reale coinvolgimento; Cyril è infatti è il tipico ragazzo che le donne usano, che risveglia l’istinto di affilarsi gli artigli sulle persone buone: equilibrato, corretto, onesto, era l’unico a scandalizzarsi per la strana situazione familiare di Cécile.

A un certo punto viene invitata Anne, un’amica della defunta madre di Cécile, il cui arrivo di Anne minaccia la loro esistenza e il loro equilibrio.  Anne è molto diversa dalle altre donne di Raymond : è colta, elegante, intelligente, una vera signora, e appena arriva comincia a rompere (non c’è un sinonimo che descriva meglio la situazione) e le rovina le vacanze : non c’è niente dell’estate di Cécile che le vada bene, vuole che Cécile mangi di più, si alzi presto, studi per l’esame che deve dare a ottobre, che non frequenti più Cyril… fin dal primo giorno è chiaro che dopo  il suo arrivo non sarebbe stato più possibile rilassarsi. Da un lato, però, a Cécile tutte queste attenzioni fanno piacere : cresciuta senza madre e nell’inconscia consapevolezza che nel suo modo di vivere, secondo il senso comune, c’era qualcosa di sbagliato, è lusingata all’idea che una donna tanto superiore a loro si prenda cura di lei. Per questo, quando suo padre lascia Else, la giovane amante che aveva portato in vacanza con loro, e le annuncia che lui e Anne si sarebbero sposati, si mostra ed è entusiasta. Ma questo idillio a tre dura poco e presto comincia fra le due donne, così diverse per età e personalità, una sottile lotta di potere che cela molto di più che una classica rivalità matrigna / figliastra. 

Attraverso Anne e Cécile si scontrano due modi di vivere, due filosofie dell’esistenza, due modi di essere donna e due modi di concepire la realtà.
Questa dualità e questo scontro segnano sia la struttura del romanzo che il suo proseguimento e l’evoluzione dei suoi personaggi. Il romanzo infatti si divide in due parti : nella prima Cécile si comporta come una bambina, mentre nella seconda agisce da adulta. Nella sua evoluzione risaltano l’uso simbolico del sole e del mare, simboli rispettivamente del padre e della madre, che dimostra quanto Cécile fosse stordita dal primo e sentisse la mancanza della seconda. Il padre, con la sua splendente luminosità, confonde Cécile, trattandola contemporaneamente come una bambina e come un’adulta, mentre, ogni volta che qualcosa la turba e la va male, come quando litiga con Anne e ha la peggio, Cécile corre dal mare come un bambino si rifugia dalla madre. La figura materna che si ritrova, quella rappresentata da Anne, indipendentemente dai suoi comportamenti è estranea e artificiale e Cécile non riesce a accettarla; questa realizzazione segna il passaggio dalla prima parte alla seconda, dall’infanzia all’età adulta, quando Cécile si riconosce come donna e come donna affronta la rivale. Nasce quindi una nuova Cécile cinica e manipolativa, che può difendersi solo con le armi del suo mondo e che non esita a usarle.

Determinata a impedire il matrimonio, complotta con Cyril e Elsa per far ingelosire suo padre e spingerlo a tentare di riconquistare la vecchia amante, tradendo Anne. Secondo il piano, Elsa e Cyril avrebbero dovuto fingere di avere una relazione per far ingelosire suo padre e spingerlo a tradire Anne per riconquistare Else. Questo piano, naturalmente, ha successo. Ma aver sottovalutato la sensibilità di Anne, l’essersi scagliata contro di lei come contro un’entità astratta e imperturbabile e non una persona dotata di sentimenti, porta a tragici risultati che segneranno l’inconscio di Cécile per sempre.

Questo breve romanzo si presenta innanzitutto come lo scontro fra due individualità femminili, una, Cécile, apparentemente resa debole dalla sua stessa giovinezza, ignoranza, incoerenza e  frivolezza, e l’altra, Anne, forte della sua esperienza, signorilità e maturità. Ma, com’è naturale, è alla giovane Cécile così bamboccia, tutta istinti e capricci, che vanno le simpatie del lettore.

Il personaggio di Cécile è fatto benissimo, è una simpaticissima figura di adolescente, che dell’adolescenza incarna tutte le contraddizioni, le esagerazioni, gli estremismi e gli smarrimenti, la noncurante crudeltà che costituisce la magia della gioventù, la convinzione che tutto le sia dovuto. Figlia del tipico seduttore alla Kierkegaard, Cécile è difficile da definire, perché rappresenta l’arroganza e la dolcezza della giovinezza, quel momento di grazia e fragilità unico nella vita, quel fluire incandescente di stati d’animo, istinti, capricci e sensazioni che ancora non si sono sedimentati in una personalità univoca. Come il Bergson che si affanna invano a studiare, Cécile incarna l’eterno divenire, lo slancio vitale che non si è ancora fossilizzato e spento in forme definite, il fuoco della vita che ancora il tempo non ha spento. Le è estranea qualsiasi introspezione, perché anche una minima pausa riflessiva avrebbe interrotto lo slancio vitale, l’immersione nella realtà. È lei stessa che definisce il gusto del piacere e della felicità l’unico tratto coerente del suo carattere. Di conseguenza, rifiuta qualsiasi tipo di impegno, di coerenza a e di serietà, di riflessione sull’esistenza; riconosce che i suoi piaceri sono dovuti al denaro - uscite, cinema, teatro, vestiti nuovi, dischi, fiori, corse in macchina, cocktail nei caffè all’aperto - ma con ironia rifiuta di disprezzarli, li definisce facili solo perché aveva sentito dire che lo sono. Epitome della giovinezza, dichiara che i giovani non le piacciono, manifesta in continuazione il bisogno di provocare e di scandalizzare, tipico degli adolescenti, e intanto si crogiola in uno stato di sensualità, pigrizia e cinismo che però non le impedisce di riconoscere le pulsioni, violente e inconsce, che agitavano il suo animo spontaneo. Al di là del suo innato cinismo verso l’umanità, l’amore e ogni tipo di sentimento, la sua ingenuità non è solo apparente, ma è lo stupore di un giovane essere agli occhi del quale il mondo è ancora nuovo e i valori sono tutti da creare.

Sedimentata e fossilizzata è invece la quarantaduenne Anne, che dello slancio vitale serba solo lontani ricordi. Misurata, discreta, razionale, pacata, equilibrata… Anne è francamente noiosa nella sua fredda perfezione e dà fastidio al lettore – immerso in un’atmosfera di sole, mare e spiaggia – quanto dà fastidio a Cécile. Priva di calore e umanità e del tutto incapace di mettersi nei panni di una ragazzina, sa solo darle ordini e giudicarla, dimostrando che lei non era mai stata giovane.

Secondo Cécile era dotata di «una pace dei sensi che metteva soggezione», «disprezzava ogni eccesso» e «non si concedeva mai una vera vacanza»; la conclusione dell’analisi che Cécile fa della sua madre / rivale è che «quell’indifferenza era la sola cosa che le si potesse rimproverare». Quello di Cécile è occhio puro della gioventù di fronte al quale gli adulti non possono mentire : alla ragazzina non sfugge che l’equilibrio di Anne non era la dura conquista dell’età e dell’esperienza, ma una resa incondizionata, una sconfitta che l’aveva lasciata mutilata, priva della capacità di appassionarsi e di annoiarsi. E questa maschera si incrina di continuo, rivelando una vulnerabilità celata sotto l’autorevolezza.

Il primo segno della sua insicurezza e della sua bassa autostima è proprio la sua attitudine a imporre agli altri cosa fare, a organizzare le vite di quelli che la circondano in una sterile mania di ordine e controllo tipica di chi non si ritiene in grado di affrontare imprevisti.
Inoltre, la malafede di Anne è evidente proprio nel suo innamorarsi del frivolo, superficiale e mondano padre di Cécile; all’inizio la ragazzina avvisa il suo edonista genitore che Anne non si sarebbe mai interessata a lui, perché era troppo intelligente e aveva troppo rispetto di sé e perché era troppo diversa dalle donnicciole con le quali aveva successo; invece Anne accetta immediatamente la sua corte e la sua proposta di matrimonio. Basta solo questo a dirla lunga su quanto il suo olimpico equilibrio fosse solo una costruzione artificiale e su come la sua presunta e ostentata superiorità celasse una donna insicura in cerca di lusinghe.

Vediamo poi che Anne quella sua calma innata la perda facilmente e in continuazione, di come sia l’unica, in quel mondo di pulsioni ostentate, ad avere scatti d’ira e parole maligne. La sua maturità è  noiosa, pedante e artificiosa, se confrontata con la spontanea immaturità di Cécile, e la sua intelligenza, l’efficienza e responsabilità di Anne sono gelide e celano un vuoto altrettanto profondo, ma molto meno onesto, di quello di Raymon e Cécile.

Nella loro lotta Anne parte sconfitta, perché la debolezza di Cécile è imputabile unicamente alla sua giovinezza, e perché la ragazzina, seppure nella sua irresponsabilità, acquisisce di pagina in pagina una sicurezza di sé superiore alla sua età; Anne invece, nonostante una maturità anagrafica, resta insicura, e le calma che ostenta è evidentemente una maschera che cela una donna debole, che non è mai stata sicura del suo fascino e del suo valore. Il loro è uno scontro fra donne, e vince quella che meglio padroneggia le arti femminili. Alla fine l’eterna ragazzina Cécile si dimostra, se provocata, capace di reagire come una donna di mondo, mentre Anne si rivela per l’adolescente, insicura, musona, scontenta e innamorata che è, e anche una donna disonesta che si impone una maturità fittizia che le serve solo a celare un carattere infantile e insicuro. Proprio da come reagisce al tradimento - tradimento prevedibilissimo - si capisce inoltre che la sua era stata una vita protetta e banale, lontana dai tumulti della vite e dell’umanità nei quali, invece, Cécile naviga a suo agio.

Non sono solo due personaggi e due modi di vita che si scontrano, ma due filosofie e due classi sociali la cui lotta ci riporta alla temperie culturale dell’epoca, alla Parigi dell’esistenzialismo e delle avanguardie dalla quale la giovane Sagan - che, quando scrisse Bonjour Tristesse, aveva più o meno l’età di Cécile – è solo apparentemente lontana. Al di là della teoria del vitalismo panico di Bergson, che ha segnato il secolo scorso almeno quando quella del dionisiaco di Nietzche, quello messo in atto da Cécile è il principio esistenzialista che la vita va vissuta, al di là del bene e del male. Con la sua sola luminosa, contraddittoria esistenza, rivela quanto vuoto, quanti rancori e malafede si celino dietro i valori tradizionali. Come le giovani donne della sua epoca, come la giovane Sagan ma Simone de Beauvoir, Cécile rifiuta i concetti, tradizionali e borghesi, di amore, matrimonio e responsabilità, e “combatte” in nome della libertà, del diritto rivendicato dai giovani di sbarazzarsi di tutto ciò che è impegno, responsabilità, monotonia, fatica, opponendo l’indolenza alla disciplina, l’irresponsabilità al senso del dovere, la meschinità calcolatrice borghese alla lussuosa dissipatezza che non si cura delle sue conseguenze dei suoi gesti : il piano di Cécile infatti non è altro che un’espressione dell’atto gratuito teorizzato da Gide e esaltato dagli esistenzialisti.

Oltre al suo contesto filosofico, le tematiche del romanzo sono molteplici : perdita dell’innocenza, complessi edipici irrisolti, repressione del senso di colpa, il dominio della giovinezza che si pone al di sopra del bene, del male e di qualsiasi altra legge - tematiche che, insieme all’ambiente in cui i personaggi si muovono, ci riporta alla stagione dell’Estetismo (l’unico autore che a Cécile piaccia e che cita spesso è Oscar Wilde) e, soprattutto, la tematica della libertà.
Quello a cui il titolo allude è infatti che la tristezza è il prezzo da pagare per restare fedeli a se stessi.

Eve no Nemuri - Akimi Yoshida


Oggi parliamo del manga preferito della Comnena - almeno per ora, perché i miei gusti cambiano sempre!! 
Ma questo è stabile in pole position da un bel po' e si merita un post e anche un po' di spam :) Infatti questa mangaka bravissima e geniale in occidente è proprio sfortunata e, se non fosse stato per il mio fantastico team internazionale, neanche io avrei potuto leggere i suoi capolavori.


Innanzitutto un po’ di background : イヴの眠り titolo che non siamo riusciti a rendere in nessun modo decente in italiano, ma che in inglese diventa dignitosamente “Sleeping Eve”, è un manga relativamente breve se paragonato alla produzione precedente della Yoshida, ma in realtà è il seguito di Yasha, con il quale è un tutt’uno, perché lo prosegue e lo finisce. Dal momento che uno dei protagonisti di Yasha a sua volta proviene da Banana Fish, possiamo considerare questi tre manga una trilogia. Teoricamente, anzi, potremmo anche parlare di tetralogia, visto che alcuni dei personaggi di Banana Fish già erano apparsi in California Monogatari nel 1978, ma sono personaggi secondari in entrambi i manga.
Tornando a イヴの眠, pubblicato dal 2004 al 2007 nella rivista Flowe C della Shokakukan, nel 2006 è stato finalista per il Premio culturale Osamu Tezuka. Attraverso varie peripezie tutti e 5 i volumi sono arrivati anni fa a casa mia e ringrazio ancora gli dei per essere stata una dei pochi ad avere la possibilità di leggerli rileggerli e rileggerli, e scoprire ogni volta nuovi dettagli e nuovi particolari.

Sebbene sia composto solo di cinque volumi, la trama è molto complessa, piena di personaggi vecchi e nuovi, di flashback, di intrighi politici e criminali, di amore ma anche di efferatezza e cinismo.
Rispetto a questi sviluppi e contrariamente alle due parti precedenti della trilogia, il manga si apre in una situazione di normalità quotidiana. Sono passati diciotto anni dalla tragica e commovente fine di Yasha e Ken e Lu Mei da mercenari professionisti sono diventati genitori affettuosi e responsabili e vivono alle Hawaii con i loro due figli, Arisa e Shinji, in un luogo idilliaco dalla bellezza quasi sovrannaturale. Ken si occupa delle piantagioni di caffè della sua famiglia, Lu Mei, che già in Yasha aveva rivelato u carattere molto sensibile e comprensivo, è una madre a tempo pieno, anche abbastanza severa, e Arisa e Shinji vanno a scuola, frequentano gli amici, si divertono e sono felici in un piccolo mondo protetto e sicuro.

Ma Arisa, la protagonista, è il frutto di un tragico passato che ancora perseguita i sopravvissuti, e sebbene all'inizio non sia a conoscenza delle circostanze della sua nascita, fin da bambina si rende conto di essere diversa: la ragazzina ha infatti ereditato le doti sovrumane del suo vero padre, Sei, e quindi da sempre riesce a sentire suoni a frequenze non percepite dall'udito umano, è indescrivibilmente bella, straordinariamente forte e intelligente, può muoversi a velocità elevatissima, le basta veder fare una cosa una sola volta per saperla ripetere subito a perfezione, ha delle premonizioni e, soprattutto, fin dalla sua infanzia vede il fantasma di un bambino.
So che non c'è neanche la più remota possibilità che questo manga venga pubblicato in Italia, ma scoprire chi è questo bambino, che resterà in scena fino alla fine, è una delle parti più belle e commoventi della storia e quindi non lo rivelerò.

Ad ogni modo per le sue doti Arisa è insieme rispettata, temuta, guardata con diffidenza e tenuta a distanza dai suoi coetanei. Per questo si sente sola e accettata solo dalla sua famiglia, dalla madre, con la quale ha un rapporto in bilico fra amore e competizione, dal suo tanto iperprotettivo quanto inutile fratello minore e soprattutto da Ken : sebbene non sia il suo vero padre, Ken infatti la capisce, la adora, e la protegge e la vizia come anni prima avrebbe voluto fare con Sei, orgoglioso che la bambina gli sia stata affidata, pieno di rimpianto per non aver potuto proteggere Sei e deciso a riversare su Arisa tutto l'affetto che provava per il suo giovanissimo e tormentato padre. Quindi è da Ken che si rifugiava la piccola Arisa e Ken che la consolava e la viziava; la casa è infatti piena di foto di Arisa bambina aggrappata a suo padre e in molti flashback vediamo quanto fosse profondo il loro legame. La famiglia fa comunque una vita normale in una graziosa villetta fra conoscenti, amici, gente del villaggio, mare, spiaggia, scuola, corse sfrenate in moto sulla costa, nella vegetazione tropicale, lezioni di hula, battibecchi fra fratelli…

La tranquillità iniziale è però interrotta presto, come annuncia il misterioso bambino fantasma quando appare ad Arisa e le indica il cielo con un viso tristissimo. Arisa segue la direzione indicata dalla sua manina e vede un aereo avvicinarsi. In questo aereo ritroviamo vecchie conoscenze di Yasha, le guardie del corpo / istruttori di karate di Sin, e un nuovo personaggio a sorpresa : Rie, figlio di Sin e Akira, di un paio d'anni più giovane di Arisa, ragazzino moderno, con tanto di piercing e capelli tinti, costretto dai suoi accompagnatori a passare da jeans e t-shirt a giacca e cravatta. Infatti si trova sull'isola in missione per conto di suo padre che, come vediamo in seguito, grazie all'alleanza con il gruppo Amamiya e il suo erede, "Rin", ormai è un magnate dell'industria e della finanza, con tanto di copertina sul Times.

La missione affidata a Rie è semplice e allo stesso tempo difficilissima : prendere in prestito Arisa per affrontare un nuovo nemico che a velocità allarmante era riuscito a mandare in tilt tutti i loro più sofisticati sistemi di sicurezza, fino a giungere allo stesso presidente del gruppo Amamiya.
Il no di Ken e Lu Mei è tanto categorico che in seguito è lo stesso Sin a doversi recare a persuaderli di persona, e con un argomento molto convincente : la foto di un ragazzo identico e Sei / Rin e la notizia di cosa era nel frattempo successo al vero gemello sopravvissuto. 
Sempre nella remota ipotesi che il manga possa essere pubblicato non rivelerò chi è questo ragazzo; basti sapere che si chiama Shi Gui, che vuol dire Satana, che è un assassino spietato ed efferato, privo di anima e di umanità , che è legato a un personaggio trascurabile di Yasha e che è, ovviamente, il nemico, un nemico con tutti gli stessi poteri di Arisa e capace di entrarle nella mente, di sincronizzarsi ai suoi pensieri proprio come facevano i gemelli, un essere collegato a lei e a Sei e in grado di leggere le loro menti, provare le loro sensazioni e anche di sentire il loro dolore. Shi Gui è a capo della Red Scorpio, una nuova frangia scissionista della mafia cinese, storici nemici di Sin che fra l'altro mettono drammaticamente fine a qualcosa / qualcuno rimasto in sospeso in Banana Fish. 

Intanto Rie, che da piccolo aveva incontrato Sei più volte, si innamora di Arisa a prima vista, colpito dalla sue bellezza e dalla sua personalità. Impulsivo e sventato come suo padre da ragazzino, per questo amore inizialmente non ricambiato si rende protagonista di gag divertenti che hanno come filo conduttore la sua goffaggine e inesperienza. Coraggioso e intelligente, Rie è un personaggio fatto benissimo : sia lui che suo padre non sembrano mai del tutto a loro agio quando devono interpretare i loro ruoli pubblici e anche i loro rapporti risentono del fatto che si trovano in una posizione che impediva loro di esprimersi spontaneamente. Rie inoltre mal sopporta tutta la sorveglianza che suo padre gli ha posto attorno e spesso aspira a una vita normale che non gli è mai concessa del tutto, come nella scena della sua gara motociclistica mozzafiato con Arisa, con le guardie del corpo che li inseguono in macchina pregando freneticamente che l'unico figlio e erede di Sin su Rin non si sfracellasse sull'asfalto. Arisa all'inizio lo respinge e fino alla fine i suoi sentimenti non vengono mai chiariti, ma nei volumi successivi al primo fa sempre più affidamento su Rie, che le resta vicino nei momenti più difficili. Rie ha soprattutto un grande punto a suo favore : anche lui vede il bambino fantasma. 

Oltre a Sin, anche Shi Gui sta cercando Arisa da tempo e riesce ad arrivare anche lui sull'isola. Rie cerca di difenderla usando l'arma di Sin in Banana Fish, ma Shi Gui gliela rivolta contro e riesce a sparare a Ken, incapace di reagire dal momento in cui si trova davanti un nuovo Sei.
Da questo momento in poi, la vita di Arisa è destinata a cambiare : le sono rivelate la sua origine e la sua missione e, come nella favole di iniziazione, abbandona il mondo di innocenza e pace in cui era vissuta e parte per combattere, per riconquistare la sua eredità, la vera se stessa, e per incontrare suo padre. Nonostante ciò, prima di partire ribadisce che per lei il suo padre biologico non significa niente : il suo vero padre è solo Ken. Sin promette Ken a Lu Mei che si sarebbe presi cura di lei e di Shinji, che insiste per seguirli, e così tutti insieme scortano Arisa incontro al suo destino, il destino per proteggerla dal quale avevano unito le forze tutti i superstiti di Yasha, amici e nemici.

E questo è solo il primo volume. Anzi, metà  perché il volume contiene anche due storie fuori serie meravigliose. La prima è la vera fine di Yasha, con il ritrovamento del diario di Jonathan Smith, nascosto da Hisako, il ricordo della scena in cui questa veda per la prima volta nell'incubatrice il piccolo Sei, il figlio ai diritti sul quale aveva rinunciato per sacrificarlo alla scienza e che invece ama da quando la sua manina si aggrappa alle sue dita, e la fuga di Lu Mei, incinta ma non di Ken, con quest'ultimo che le corre dietro. La seconda invece mostra il passato di Ken, il suo primo incontro con Lu Mei in Cambogia e la nascita del loro amore, interrotto dai due per i rispettivi impegni bellici.

I volumi successivi sono un capolavoro di bellezza, suspense, thriller, intensità e emozioni. Ritroviamo con 18 anni in più, mogli, figli e nuovi rapporti reciproci tutti i sopravvissuti del cast di Yasha : è divertente vedere il padre di Takeru che combatte dalla parte dei buoni, Jack Mayo, Toichi padre di famiglia, Tetsuo, il cui futuro è toccato dalla tragedia, e soprattutto il vero protagonista della seconda partizione narrativa del manga, Imai, il custode del diario di Jonathan Smith, che sebbene odiasse ancora Sei è il suo uomo di fiducia, che accetta di gestire la situazione, di avere cura di Arisa, e che come un martire si sacrifica con abnegazione ed eroismo per il bene dell'umanità. 

La battaglia alla quale, in modo diverso, prendono parte tutti i personaggi, è spietata e senza esclusione di colpi, perché si combatte un nemico dalla crudeltà raffinata, privo di anima e di sentimenti che non siano la sua ossessione per Arisa, che oltre a Sei era la sua unica simile al mondo. L'efferatezza di Shi Gui e il sadismo dei suoi crimini non hanno uguali nelle due parti precedenti della trilogia : a differenza di tutti gli altri protagonisti negativi della Yoshida, è un mostro che combatte solo per se stesso, una lama a doppio taglio che distrugge senza eccezioni chiunque gli si avvicini non solo per utilità, ma per il puro piacere di farlo, il cui genio è asservito unicamente alla sua perversione. 

Arisa invece, a differenza dei suoi predecessori reali e ideali - Ash, Yue Lung, Sei e Rin - anche quando è al limite e con le spalle al muro non si trasforma mai nell'arma letale che tutti si aspettano che diventi. Fino alla fine, anche quando è costretta a scendere a patti con la realtà, quando è gravata dalla responsabilità delle vite di chi la circonda, per quanto lei stessa si costringa a diventare fredda e dura, fondamentalmente resta se stessa, una ragazza di 18 anni con una casa e una vita a cui tornare, le uniche cose che veramente le interessano. Nei manga delle Yoshida questa è la prima volta che vediamo una famiglia vivere insieme, dei figli crescere con i loro genitori in un clima di affetto e di quotidianità : ciò in un certo senso avvantaggia Arisa rispetto ai protagonisti precedenti, le dà una sicurezza e un equilibrio che le impediscono di autodistruggersi come Ash, Sei e Rin, personalità altrettanto eccezionali, ma troppo ferite, traumatizzate e tormentate per poter aspirare a una vita normale.

A un certo Arisa punto subisce il fascino di Shi Gui, che fra i gratuiti gesti di sadismo verso gli altri non smette mai di trattarla con complicità e gentilezza, ma solo perché per la prima volta aveva trovato qualcuno a lei simile. Se però non cade vittima della seduzione di un nemico / alter ego è perché nella sua vita subentra l'unico altro essere al mondo della sua stessa specie : il suo vero padre. 

Le scene più drammatiche, capolavori di tragicità e dolcezza, sono infatti quelle in cui padre e figlia davvero si ritrovano, in cui Sei finalmente smette di imporsi un gelido, ironico auto-controllo e si lascia andare con sua figlia, le parla non come un superiore e uno scienziato, ma come un padre, dimostrandole tutto il suo affetto e il suo orgoglio, rivelandole che in quegli anni non aveva mai smesso di pensare a lei e di proteggerla e che era stato felice di vederla e di stare con lei. Ed è l'amore di sua figlia a ripagare Sei di tutte le sofferenze indescrivibili della sua vita e a offrigli l'espiazione per tutto il dolore che aveva provato e provocato. Negli unici drammaticissimi e tristissimi momenti in cui concede a se stesso di essere padre, Sei finalmente ritrova l'umanità che aveva perso anni prima e si concede di amare qualcuno dopo Rin, di lasciare che sua figlia diventi per lui importante e di godere di attimi di felicità che hanno il valore di una vera e propria assoluzione. 

Questo epilogo commovente di una storia, di una battaglia iniziata a New York negli anni '80 e durata per decenni, infatti assolve e trasfigura le tragedie che l'hanno preceduta nella solennità del compimento di un destino epico e segnato. Il manga è inoltre anche una storia allo stesso tempo dolcissima e crudele, una storia ancora di guerra, di battaglie, ma anche di perdono, di dolcezza, di speranza e soprattutto di pace, la pace che finalmente scende su chi aveva più lottato e sofferto e che permette alla nuova generazione - Arisa, Rie, Shinji e i bambini - di dire addio a un passato crudele e di tornare a casa, di costruire finalmente un futuro positivo. La scena in cui Ken riabbraccia Arisa e la accoglie a casa alla fine di tutto rappresenta quindi il ristabilirsi dell'equilibrio, il ripristino della famiglia, della normalità e della speranza per il futuro. 

Questo inoltre è un manga sui rapporti fra genitori e figli - Arisa e Ken, Arisa e Sei, Arisa e Lu Mei, Rie e Sin - e fra genitori che riescono a prendersi cura dei figli degli altri e proteggerli, come Sin con i figli di Ken. Dopo le aberrazioni di Yasha e la sacrilega creazioni di cloni, è come se venisse ristabilita la sacralità della procreazione con la nascita di figli veri, cresciuti in vere famiglie.

Al di là dei significati della trama, innumerevoli sono le scene memorabili, belle, intense o anche divertenti : Ken e Lu Mei che aprono un armadietto dall'aria innocente e familiare che rivela un arsenale bellico in piena regola, Arisa sensualissima che balla la hula, i tenerissimi e pestiferi figli di Toichi - che vedono il fantasma anche loro e che lo aiutano ad aiutare Arisa a stanare Shi Gui - o quando Lu Mei insegna ad Arisa a usare lo Yan Zehn, proprio come aveva fatto a suo tempo con Sei, e poi la abbraccia, e soprattutto la scena bellissima in cui anche la storia del bambino fantasma si compie.

Questi cinque volumi, insieme agli altri due manga che li precedono, precedono sono una delle storie migliori, delle più belle, commoventi e geniali che abbia mai letto e che i personaggi, personaggi che ho visto crescere e evolversi pur restando sempre se stessi, mi mancheranno tutti. Trovare fra i manga una lettura di qualità così elevata, che coinvolge e arricchisce a un livello tanto profondo, che resta dentro e che dopo la prima lettura ne esige delle altre, che continua a far riflettere, pensare e commuovere, è rarissimo : la trilogia Banana Fish, Yasha e Eve no Nemuri è uno di questi casi rarissimi e aver avuto la possibilità di leggerli e rileggerli è una fortuna per la quale sarò sempre grata. E a chi mi ha permesso di leggerli posso dire solo una cosa… anzi no, non è qualcosa che si dice, ma che si dimostra!

PS : ci ho tenuto a mettere tutte le copertine delle due edizioni per farvi notare una cosa : ma quanto è migliorato il tratto della Yoshida?! Penso che di fronte a questi disegni anche quelli che, ai tempi di Banana Fish, l'avevano disdegnata per la "rozzezza" anti-shoujosa dei suoi disegni ora dovranno un po' ricredersi! No? Ok, allora vi ripropongo quella megera della protagonista, che è anche il mio avatar :

Orrenda, vero?! Quanto vorrei che anche le protagoniste degli ultimi shoujo che ho letto fossero disegnate così male XDXD

sabato 1 settembre 2012

Il bambino indaco - Marco Franzoso

«La colpa primitiva, la maledizione del destino, il guasto impietoso che sceglie alcuni e li rende più fragili, più infelici, destinati a perdere nello sforzo disperato di tenere il controllo della propria vita»


Questo libro l’avevo adocchiato da tempo in libreria, attirata dal titolo che mi ricordava tutti i deliri New Age sui bambini indaco, ma ero indecisa se prenderlo o no... poi un giorno l’ho preso dallo scaffale, l’ho aperto e ho letto una pagina a caso, una pagina che mi ha costretta a tenerlo in mano, a comprarlo e a portarlo velocemente a casa. In quella pagina un bambino piangeva disperato e affamato, circondato da una palpabile atmosfera di lucida follia e di rassegnata impotenza, e in me è scattato qualcosa, un istinto materno, pietà, panico, quella sensazione di avvilimento e efficienza che prende qualsiasi donna davanti a un neonato che piange, che si è concretizzata nel pensiero : non posso lasciare qui questo bambino, devo farlo smettere di piangere. E così ho comprato il libro e l’ho letto tutto d’un fiato in un paio d’ore, senza riuscire a staccarmi da questo piccolo capolavoro di realismo, intensità e orrore. Appena cominciato non si riesce a smettere, si continua a leggere, sospendendo il giudizio, trascinati dal senso ineluttabile di un dramma che sta per scatenarsi, perché quello che comincia come un racconto idilliaco si trasforma, pagina dopo pagina, in una lettura straziante, che provoca ansia, tristezza, rabbia, orrore e incredulità, perché ci costringere a confrontarci con quella linea così fragile che separa quotidianità e patologia, con un male che si annida nella normalità. In poche pagine, scritte con rara bravura, intensità e capacità descrittiva, si concentrano temi sui quali ognuno di noi si interroga : l’amore, la follia, la famiglia, la maternità e la paternità, e quali valori siano rimasti al mondo moderno. Il libro comincia in media res, con la descrizione della scoperta di un delitto : il protagonista, Carlo, torna a casa e, scortato dai carabinieri, entra nel suo salotto e vede il corpo di sua moglie Isabel riverso sul tappeto del salotto, con il petto crivellato da colpi di pistola. Dal maresciallo sappiamo che il bambino sta bene e che sua madre, sotto shock, è stata sedata e portata in ospedale. Capiamo anche che questo maresciallo è una vecchia conoscenza, che già precedentemente aveva avuto contatti con il protagonista e che, come egli stesso afferma, questa tragedia avrebbe potuto essere prevenuta. Per capire come si è arrivati a essa ci viene narrata, sottoforma di flashback, la storia di quella famiglia e di quella coppia. Il narratore è il protagonista, che racconta in prima persona la sua storia, mentre scene ambientate nel presente danno origine a due piani temporali paralleli che si intrecciano nella narrazione. 
Attraverso il racconto di Carlo riviviamo il suo primo incontro con la moglie : nell'appuntamento al buio che li fa conoscere, Carlo è immediatamente attratto dall'affascinante Isabel dall’accento tedesco, che gli appare come una donna colta, curiosa, originale e interessante. La sintonia è immediata e cominciano a frequentarsi. Isabel, scopriamo, è la tipica tipa alternativa : è no global e ecologista, lavora in un’erboristeria e fa la pittrice, si intende di arte e scultura, è vegetariana, fa yoga, beve tisane, brucia incensi, è esperta di oli essenziali, dorme in un tatami, ascolta musica New Age, fa shopping fra gli scaffali di legno grezzo dei mercatini equosolidali, acquista arredamento, cibi e abiti etnici, sperimenta ricette orientali, studia la medicina olistica, applica i principi del feng shui e diffonde attorno a sé un’atmosfera di serenità e entusiasmo. Presto decidono di convivere e passano così un periodo idilliaco in un mondo magico creato da loro, fra mattinate ad ascoltare musica classica sul tatami, alla luce delle candele, e serate ad ammirare il tramonto in terrazza, passeggiate in spiaggia o per le colline, gite nelle splendide ville seicentesche venete nell'incanto della laguna, cene in ristorantini tipici… una stagione di pura felicità che non si interrompe quando un test di gravidanza annuncia la presenza di un bambino voluto, desiderato e accolto come un dono prezioso dai genitori raggianti e entusiasti. Ma dura poco. «Il feto è disciplina», afferma Isabel, e convince il marito della necessità di dover cambiare il loro stile di vita e la sua alimentazione in modo da dare serenità alla vita emotiva del feto; citando ricerche New Age di psicologia prenatale, scovate su riviste alternative pescate nei mercati biologici, sostiene la teoria che il feto condivideva tutto quello che la madre mangiava, beveva, respirava, pensava e sentiva, e che quindi l’alimentazione della famiglia doveva cambiare.Nonostante l’irrazionalità dell’argomento, la sua dialettica è ferrea, scientifica, didattica. Le sue reazioni alle domande comprensibili e innocenti del marito sono esagerate e mostrano un’Isabel inspiegabilmente sulla difensiva, che si sente ingiustamente attaccata e criticata. La sue teorie ambientalistiche si scatenano contro il cibo e la sofisticazione alimentare, dannosa per il corpo e per lo spirito e parte di un piano globale per snaturare l’essere umano che sta determinando la decadenza dell’Occidente. Dal momento che le sue tirate didattiche e no global si accompagnano a lunghi pianti e cambiamenti d’umore irrazionali, il marito e noi lettori la giustifichiamo con gli ormoni che si stavano scatenando in lei a causa della gravidanza. Tramite conoscenze del corso di yoga prenatale, Isabel va da una specie di strega specializzata in pulizia dell’aura; questa legge l’aura del bambino e annuncia alla madre, incredula e orgogliosa, che partorirà un bambino indaco. Come Isabel spiega al marito, le teorie New Age sostengono l’esistenza di bambini speciali, caratterizzati da poteri esper, da un’intelligenza superiore, da una sensibilità che sconfina nelle percezioni extrasensoriali, e il cui destino è cambiare il mondo. Questi bambini si riconoscono dal colore della loro aura : indaco. Apparentemente sono iperattivi, e perciò i genitori non li capiscono e li reprimono, ma in realtà sono innovatori e giungono sulla Terra per guarire il mondo e creare una nuova era. Anche Cristo, secondo le teorie New Age, era un bambino indaco, e per questo è stato perseguitato. La tragedia è che è tutto vero : basta vagare un po’ per google e si troveranno facilmente indicazioni su come riconoscere, nutrire e educare i bambini indaco in modo da non compromettere i loro poteri e favorire la loro missione salvifica e messianica. Il modo personale di Isabel di promuovere lo sviluppo spirituale e psicologico del suo bambino indaco è il seguente : evitare di vaccinarlo e sfruttare, nel suo nutrimento, i vantaggi della fotosintesi, perché la luce, in quanto energia ma anche materia, era un ottimo nutrimento. Davanti agli occhi esterrefatti e increduli di Carlo, da un giorno all'altro Isabel si trasforma così in maniera tanto repentina che siamo indotti a interrogarci sul suo passato, a guardare dietro la sua apparente serenità New Age; lo facciamo, e vediamo l’inferno, un inferno che, senza alcun preavviso o segnale, si scatena su quella piccola famiglia in fieri. Portare in grembo un bambino indaco, essere il veicolo dell’epifania di un essere speciale, è accolto da Isabel come una benedizione, e da quel momento il suo scopo è garantire al bambino un’assoluta purezza. Il piccolo feto dall'aura azzurro-violacea diventa, agli occhi della madre che lo contiene, una creatura da preservare da ogni fonte di contaminazione, non solo energie e presenze negative, ma anche dalle medicine e dal cibo. Così, in un crescendo di tensione e follia, l’orrore si insinua lentamente e impercettibilmente nel quotidiano attraverso le crescenti manie di Isabel, che è istericamente terrorizzata dal cibo, dall’inquinamento, da ogni tipo di contaminazione fisica, ambientale e spirituale e ossessionata dalla spasmodica ricerca di una purificazione assoluta, della mente, del corpo, di tutto ciò che la circonda, che la spinge a distruggere tutto ciò che ha a portata di mano, a partire da se stessa e dal bambino. Reagisce allo stress psico-fisico della gravidanza rifugiandosi in un mondo tutto suoi, ma è proprio nella sua interiorità che si annidano i demoni peggiori. Le sue teorie alternative e il suo stile di vita si tramutano in un delirio para-ecologico che trascende in comune buon senso e che la portano a infierire innanzitutto su se stessa : convinta che l’inquinamento si potesse insinuare nel suo corpo attraverso il cibo, contaminandolo con la malattia spirituale e i veleni del materialismo occidentale, comincia a scartare ogni tipo ci nutrimento, riducendosi a sopravvive – e a far sopravvivere il feto – con verdure crude e poi rifiutando ogni cibo solido. Sopravvive bene o male alla gravidanza, ma quando ha le doglie arriva a rifiutarsi di partorire e a cercare di reprimere le contrazioni pur di evitare qualsiasi farmaco atto ad accelerare un parto che da solo non proseguiva. Dopo il parto, quello che era partito come un thriller psicologico si trasforma in un horror vero e proprio : la follia si è impadronita di Isabel e di ogni aspetto della vita familiare e di quella del piccolo Pietro, e in casa si scatena il male, un male primordiale che lascia i lettori attoniti e spaventati dalla sua incontrollabile e distruttiva malattia mentale, dal riemergere di una forma violenta di anoressia che aveva tenuto nascosta e che, con lo sconvolgimento della maternità, era riemersa. Così ci rendiamo conto che finora avevamo camminato sull'orlo di un abisso e che, senza che noi e Carlo ce ne accorgessimo, l’abisso si è spalancato e ha inghiottito lui, Isabel e il bambino. Isabel, che dopo la gravidanza pesava quarantadue chili, rifiuta di nutrire suo figlio, il latte le è andato via ma lei finge di allattarlo, il bambino grida per la fame e lei afferma che invece quelli erano pianti per liberare le vie respiratorie, ogni volta che Carlo cerca di intervenire in qualche modo lei si vendica togliendo nutrimento al bambino, svezza il figlio con verdure crude - che i neonati non assimilano per la carenza di un enzima, come sa praticamente chiunque - riempie la casa di foto di foto del santo guaritore Bruno Groning, che nasconde nel frigo, sotto lo stereo, sotto le candele e sotto il materasso, perché secondo lei diffondevano una bella energia in casa, mentre il figlio piange fa yoga, cercando disperatamente di uscire dal suo corpo, beve sei litri di acqua magnetizzata al giorno, vomita di nascosto dopo i pasti… davanti agli occhi increduli di Carlo si trasforma in un mostro. All'inizio, paralizzato da una perenne sensazione di inadeguatezza e impotenza, Carlo la lascia fare, non riesce a fermarla. Incapace di condividere la misteriosa alchimia che si svolgeva nel corpo di sua moglie, Carlo si sente in colpa, teme di averla delusa, di essere inadeguato a lei e alla situazione, e fa fatica a imparare a convivere con il fatto che la donna che amava, che aveva creduto perfetta, affascinante, serena, invulnerabile e forte, non era mai esistita, ma che aveva invece sposato una donna fragilissima, vulnerabile, una sconosciuta la cui apparenza lo aveva ingannato e alla quale aveva consegnato la propria vita e quella di suo figlio. Ma il bambino sta male, il suo sviluppo si è arrestato, grida per la fame o dorme di continuo per risparmiare energia, non ha la forza di giocare anche se ha fame non riesce più a mangiare, perché il suo corpo non è abituato… quando si rende conto che suo figlio, il neonato dagli occhi tristi che si getta con incredulità sul cibo che gli è dato di nascosto, rischia di morire, Carlo si riscuote, e così comincia una guerra per salvare la vita al figlio e per tenere buona Isabel, per impedirle di fare sciocchezze o di fuggire col bambino. Lui e sua madre cominciano a nutrire il bambino di nascosto, nel terrore che lei se ne accorgesse, che notasse che le sue scorte alimentari erano diminuite, che annusasse l’odore di cibo sul figlio e si vendicasse riducendo ancora di più le sue razioni. 

Anche la vita di Carlo va a rotoli : perde il lavoro, al quale non riesce più a dedicarsi con attenzione, e comincia a sviluppare anche lui problemi con il cibo derivanti dal fatto che non riusciva a mangiare sapendo che intanto suo figlio stava morendo di fame, e si avvicina alla bulimia perché, fingendo di assecondarla, si addentra nel mondo di follia di sua moglie, si trova a fronteggiare la furbizia da tossicodipendenti degli anoressici, i loro sotterfugi, le loro bugie, i loro reazioni furiose quando qualcuno prova a farli ragionare, la loro apparente docilità, la violenza con cui si difendono dalle minacce del cibo, il modo in cui percepiscono chiunque provi a farli nutrire come un nemico da ingannare e da eliminare.Comincia quindi una battaglia legale con avvocati e assistenti sociali, un calvario fra pediatri alternativi e new age, che comunque criticano la dieta che Isabel ha imposto al figlio, e che Isabel presto rifiuta, perché una madre ne sa più dei medici, perché per una madre rivolgersi a un dottore è un’umiliazione. In un consulto con il più importante specialista di alimentazione infantile Isabel – è una scena che mi è rimasta impressa – arriva a smentire la teoria dell’evoluzione e a sostenere che i semi sono l’alimento perfetto. Nonostante ciò, davanti agli assistenti sociali Isabel riesce a fingersi normale e a far passare per pazzo il marito. 
In questo caos, passa in secondo piano il problema dell’identità del bambino, che è il personaggio più importante : non ha chiesto lui di nascere, dipende totalmente dalle scelte di chi lo circonda, è incapace di decidere per sé, è la vittima inconsapevole delle ossessioni e degli errori dei genitori; eppure ha già una sua identità, una sua personalità, già si rende conto, nella sua peculiare percezione del reale, di quello che lo circonda. L’unica a preoccuparsene è la nonna, che è anche l’unico personaggio del libro a chiamarlo per nome, a riconoscergli la dignità di essere umano, a capire le sue esigenze e a intervenire in maniera risolutiva. 
Le tematiche di questo libro sono molte. Innanzitutto lo si può considerare come una riflessione generale sulle inquietudini e sulla mancanza di valori e di identità della società moderna, che si aggrappa a religioni e teorie alternative, a figure di profeti e santoni, che cerca freneticamente di recuperare un rapporto con il mondo naturale, che è consapevole dei pericoli dovuti alle sofisticazioni alimentari e all'inquinamento e che avverte su di sé un senso di impotenza e di angoscia, un vuoto esistenziale e una solitudine innata che portano le persone, pur di sentirsi parte di qualcosa, ad aggrapparsi a qualsiasi cosa. 
Ma il tema principale è la maternità, il mondo archetipico e sconosciuto dell’istinto materno. Può una donna come Isabel, la tipica alternativa fanatica, diventare madre? Considerando che questi hobby e queste fissazioni, come l’autore dimostra in maniera drammatica, sono solo una messinscena per celare superficialità, egoismo, manie di protagonismo unite a complessi di inferiorità e a un desolante vuoto interiore, la risposta è no : una donna con tanti problemi irrisolti, che si traducono nel suo stile di vita alternativo, e concentrata in maniera tanto totalizzante su se stessa, non può essere responsabile di un’altra creatura. 
L’autore poi è stato molto sensibile e intelligente nel descrivere la fragilità delle donne in un momento, la gravidanza, che è di totale vulnerabilità, il senso di solitudine che attanaglia chi sta per diventare responsabile di una nuova vita, e le reazioni diverse dell’uomo, che sprofonda nell’impotenza, che lascia fare alla donna convinto che lei abbia nei geni l’istinto giusto, la capacità innata di gestire la creazione, e della donna, sulla quale, per una sorta di moderno peccato originale, ricade la responsabilità di creare la vita.Un altro elemento, realistico ma spesso trascurato dalla coscienza comune, del romanzo è la dimostrazione di come tutto ciò che è legato alla procreazione e alla gravidanza faccia emergere in una donna tutte le sue debolezze, tutti i problemi irrisolti, le paure e le insicurezze e la precipiti in una condizione che è insieme di esaltazione e solitudine, mettendola di fronte a tutto ciò che in un modo o nell’altro aveva represso durante la propria vita. Trovarsi a scindersi in un nuovo essere senza aver ancora trovato una propria identità e un proprio equilibrio mette in crisi tutte le certezze raggiunte e, se queste già in precedenza non erano salde,gli sconvolgimenti psicologici possono degenerare in follia e costringono la donna a combattere con i suoi demoni da sola e con la responsabilità di un’altra vita a suo carico. È facile giudicare Isabel una madre sbagliata, degenere, colpevole, ma anche lei è sola : il marito lo conosce appena - viene il dubbio che abbia sposato un tipo così equilibrato e banale proprio per essere protetta da se stessa - la sua famiglia è lontana, si trova in un paese straniero, e manifesta chiaramente l’incapacità, tipica di molte donne già fragili e insicure prima della gravidanza, di accettare il figlio come altro rispetto a sé. Nel caso della fanatica ecologista e vegetariana Isabel, è chiaro che una donna così presa, nel bene e nel male, da se stessa, non riesce a scindere il corpo che ha generato dal suo, lo avverte come prosecuzione del proprio.La reazione di Carlo è a prima vista sorprendente, ma in realtà coerente con dinamiche familiari moderne e nello stesso tempo ataviche, che hanno persuaso il mondo di un precetto assoluto : la maternità riguarda le donne, che sanno per un istinto innato e primordiale come provvedere ai piccoli. Nulla di più falso, ovviamente, ma Carlo, come ogni uomo, ne è inconsciamente persuaso, e all'inizio la lascia fare. L’autore è anzi molto bravo a descrivere la sensazione di disperata impotenza che assale il suo protagonista, che si sente escluso da misteri più grandi di lui – la donna che dà la vita – ma che nello stesso tempo si dibatte nella consapevolezza di dover fare qualcosa per salvare suo figlio. Non me la sento di condannarlo, di giudicarlo debole, irresoluto, prigioniero di un complesso materno, l’eterno uomo-bambino vittima delle donne : Carlo è, semplicemente, sotto shock. Custode impreparato del miracolo della vita, è costretto dallo scatenarsi della morbosa maternità di Isabel a celare il nascere della sua paternità, secondaria rispetto al legame fra la donna e suo figlio. E questa è la normalità della società moderna, in cui i padri sono sempre più ridotti a figura marginale, secondaria, e in cui non si prova nemmeno a far interrogare un uomo sui suoi sentimenti per un neonato : va da sé che per i primi mesi il figlio è della madre, che è lei che deve nutrirlo, per il padre ci sarà tempo dopo. E così Carlo si lascia mettere da parte, pensa che nella magia che sta compiendo Isabel per lui non ci sia posto, che una donna ha scritto nei geni cosa fare. Perciò il principio maschile, nel libro, ha la peggio, schiacciato dall'atavico principio femminile, dalla dea che dà la vita e la morte. Ma è proprio questo che Isabel rifiuta, il suo ruolo biologico di mammifero, l’idea che lei, in quanto donna, incarni un principio materno quasi archetipico, quella saggezza ancestrale e biologica che la rende donna degna di garantire all’umanità un futuro, occupandosi dei cuccioli. Vedendosi attribuire dei “poteri” - l’istinto materno che tutto sa – che non ha e che sente di dover avere, è quasi come se volesse rivendicare il lato oscuro della maternità : la madre crea, la madre uccide, la madre nutre, la madre affama. È il volto oscuro della dea, le distruzione che nasce dalla creazione : l’istinto materno, un istinto di vita, diventa un istinto di morte. Perciò alla fine, con l’intervento della nonna, non abbiamo uno scontro fra madri, ma fra mammiferi : se una delle due ha fallito nel suo compito biologico, nutrire i piccoli, ne subentra un’altra che la sopprime, perché la specie deve andare avanti.