Questo libro l’avevo adocchiato da tempo in libreria, attirata dal titolo che mi ricordava tutti i deliri New Age sui bambini indaco, ma ero indecisa se prenderlo o no... poi un giorno l’ho preso dallo scaffale, l’ho aperto e ho letto una pagina a caso, una pagina che mi ha costretta a tenerlo in mano, a comprarlo e a portarlo velocemente a casa. In quella pagina un bambino piangeva disperato e affamato, circondato da una palpabile atmosfera di lucida follia e di rassegnata impotenza, e in me è scattato qualcosa, un istinto materno, pietà, panico, quella sensazione di avvilimento e efficienza che prende qualsiasi donna davanti a un neonato che piange, che si è concretizzata nel pensiero : non posso lasciare qui questo bambino, devo farlo smettere di piangere. E così ho comprato il libro e l’ho letto tutto d’un fiato in un paio d’ore, senza riuscire a staccarmi da questo piccolo capolavoro di realismo, intensità e orrore. Appena cominciato non si riesce a smettere, si continua a leggere, sospendendo il giudizio, trascinati dal senso ineluttabile di un dramma che sta per scatenarsi, perché quello che comincia come un racconto idilliaco si trasforma, pagina dopo pagina, in una lettura straziante, che provoca ansia, tristezza, rabbia, orrore e incredulità, perché ci costringere a confrontarci con quella linea così fragile che separa quotidianità e patologia, con un male che si annida nella normalità. In poche pagine, scritte con rara bravura, intensità e capacità descrittiva, si concentrano temi sui quali ognuno di noi si interroga : l’amore, la follia, la famiglia, la maternità e la paternità, e quali valori siano rimasti al mondo moderno. Il libro comincia in media res, con la descrizione della scoperta di un delitto : il protagonista, Carlo, torna a casa e, scortato dai carabinieri, entra nel suo salotto e vede il corpo di sua moglie Isabel riverso sul tappeto del salotto, con il petto crivellato da colpi di pistola. Dal maresciallo sappiamo che il bambino sta bene e che sua madre, sotto shock, è stata sedata e portata in ospedale. Capiamo anche che questo maresciallo è una vecchia conoscenza, che già precedentemente aveva avuto contatti con il protagonista e che, come egli stesso afferma, questa tragedia avrebbe potuto essere prevenuta. Per capire come si è arrivati a essa ci viene narrata, sottoforma di flashback, la storia di quella famiglia e di quella coppia. Il narratore è il protagonista, che racconta in prima persona la sua storia, mentre scene ambientate nel presente danno origine a due piani temporali paralleli che si intrecciano nella narrazione.
Attraverso il racconto di Carlo riviviamo il suo primo incontro con la moglie : nell'appuntamento al buio che li fa conoscere, Carlo è immediatamente attratto dall'affascinante Isabel dall’accento tedesco, che gli appare come una donna colta, curiosa, originale e interessante. La sintonia è immediata e cominciano a frequentarsi. Isabel, scopriamo, è la tipica tipa alternativa : è no global e ecologista, lavora in un’erboristeria e fa la pittrice, si intende di arte e scultura, è vegetariana, fa yoga, beve tisane, brucia incensi, è esperta di oli essenziali, dorme in un tatami, ascolta musica New Age, fa shopping fra gli scaffali di legno grezzo dei mercatini equosolidali, acquista arredamento, cibi e abiti etnici, sperimenta ricette orientali, studia la medicina olistica, applica i principi del feng shui e diffonde attorno a sé un’atmosfera di serenità e entusiasmo. Presto decidono di convivere e passano così un periodo idilliaco in un mondo magico creato da loro, fra mattinate ad ascoltare musica classica sul tatami, alla luce delle candele, e serate ad ammirare il tramonto in terrazza, passeggiate in spiaggia o per le colline, gite nelle splendide ville seicentesche venete nell'incanto della laguna, cene in ristorantini tipici… una stagione di pura felicità che non si interrompe quando un test di gravidanza annuncia la presenza di un bambino voluto, desiderato e accolto come un dono prezioso dai genitori raggianti e entusiasti. Ma dura poco. «Il feto è disciplina», afferma Isabel, e convince il marito della necessità di dover cambiare il loro stile di vita e la sua alimentazione in modo da dare serenità alla vita emotiva del feto; citando ricerche New Age di psicologia prenatale, scovate su riviste alternative pescate nei mercati biologici, sostiene la teoria che il feto condivideva tutto quello che la madre mangiava, beveva, respirava, pensava e sentiva, e che quindi l’alimentazione della famiglia doveva cambiare.Nonostante l’irrazionalità dell’argomento, la sua dialettica è ferrea, scientifica, didattica. Le sue reazioni alle domande comprensibili e innocenti del marito sono esagerate e mostrano un’Isabel inspiegabilmente sulla difensiva, che si sente ingiustamente attaccata e criticata. La sue teorie ambientalistiche si scatenano contro il cibo e la sofisticazione alimentare, dannosa per il corpo e per lo spirito e parte di un piano globale per snaturare l’essere umano che sta determinando la decadenza dell’Occidente. Dal momento che le sue tirate didattiche e no global si accompagnano a lunghi pianti e cambiamenti d’umore irrazionali, il marito e noi lettori la giustifichiamo con gli ormoni che si stavano scatenando in lei a causa della gravidanza. Tramite conoscenze del corso di yoga prenatale, Isabel va da una specie di strega specializzata in pulizia dell’aura; questa legge l’aura del bambino e annuncia alla madre, incredula e orgogliosa, che partorirà un bambino indaco. Come Isabel spiega al marito, le teorie New Age sostengono l’esistenza di bambini speciali, caratterizzati da poteri esper, da un’intelligenza superiore, da una sensibilità che sconfina nelle percezioni extrasensoriali, e il cui destino è cambiare il mondo. Questi bambini si riconoscono dal colore della loro aura : indaco. Apparentemente sono iperattivi, e perciò i genitori non li capiscono e li reprimono, ma in realtà sono innovatori e giungono sulla Terra per guarire il mondo e creare una nuova era. Anche Cristo, secondo le teorie New Age, era un bambino indaco, e per questo è stato perseguitato. La tragedia è che è tutto vero : basta vagare un po’ per google e si troveranno facilmente indicazioni su come riconoscere, nutrire e educare i bambini indaco in modo da non compromettere i loro poteri e favorire la loro missione salvifica e messianica. Il modo personale di Isabel di promuovere lo sviluppo spirituale e psicologico del suo bambino indaco è il seguente : evitare di vaccinarlo e sfruttare, nel suo nutrimento, i vantaggi della fotosintesi, perché la luce, in quanto energia ma anche materia, era un ottimo nutrimento. Davanti agli occhi esterrefatti e increduli di Carlo, da un giorno all'altro Isabel si trasforma così in maniera tanto repentina che siamo indotti a interrogarci sul suo passato, a guardare dietro la sua apparente serenità New Age; lo facciamo, e vediamo l’inferno, un inferno che, senza alcun preavviso o segnale, si scatena su quella piccola famiglia in fieri. Portare in grembo un bambino indaco, essere il veicolo dell’epifania di un essere speciale, è accolto da Isabel come una benedizione, e da quel momento il suo scopo è garantire al bambino un’assoluta purezza. Il piccolo feto dall'aura azzurro-violacea diventa, agli occhi della madre che lo contiene, una creatura da preservare da ogni fonte di contaminazione, non solo energie e presenze negative, ma anche dalle medicine e dal cibo. Così, in un crescendo di tensione e follia, l’orrore si insinua lentamente e impercettibilmente nel quotidiano attraverso le crescenti manie di Isabel, che è istericamente terrorizzata dal cibo, dall’inquinamento, da ogni tipo di contaminazione fisica, ambientale e spirituale e ossessionata dalla spasmodica ricerca di una purificazione assoluta, della mente, del corpo, di tutto ciò che la circonda, che la spinge a distruggere tutto ciò che ha a portata di mano, a partire da se stessa e dal bambino. Reagisce allo stress psico-fisico della gravidanza rifugiandosi in un mondo tutto suoi, ma è proprio nella sua interiorità che si annidano i demoni peggiori. Le sue teorie alternative e il suo stile di vita si tramutano in un delirio para-ecologico che trascende in comune buon senso e che la portano a infierire innanzitutto su se stessa : convinta che l’inquinamento si potesse insinuare nel suo corpo attraverso il cibo, contaminandolo con la malattia spirituale e i veleni del materialismo occidentale, comincia a scartare ogni tipo ci nutrimento, riducendosi a sopravvive – e a far sopravvivere il feto – con verdure crude e poi rifiutando ogni cibo solido. Sopravvive bene o male alla gravidanza, ma quando ha le doglie arriva a rifiutarsi di partorire e a cercare di reprimere le contrazioni pur di evitare qualsiasi farmaco atto ad accelerare un parto che da solo non proseguiva. Dopo il parto, quello che era partito come un thriller psicologico si trasforma in un horror vero e proprio : la follia si è impadronita di Isabel e di ogni aspetto della vita familiare e di quella del piccolo Pietro, e in casa si scatena il male, un male primordiale che lascia i lettori attoniti e spaventati dalla sua incontrollabile e distruttiva malattia mentale, dal riemergere di una forma violenta di anoressia che aveva tenuto nascosta e che, con lo sconvolgimento della maternità, era riemersa. Così ci rendiamo conto che finora avevamo camminato sull'orlo di un abisso e che, senza che noi e Carlo ce ne accorgessimo, l’abisso si è spalancato e ha inghiottito lui, Isabel e il bambino. Isabel, che dopo la gravidanza pesava quarantadue chili, rifiuta di nutrire suo figlio, il latte le è andato via ma lei finge di allattarlo, il bambino grida per la fame e lei afferma che invece quelli erano pianti per liberare le vie respiratorie, ogni volta che Carlo cerca di intervenire in qualche modo lei si vendica togliendo nutrimento al bambino, svezza il figlio con verdure crude - che i neonati non assimilano per la carenza di un enzima, come sa praticamente chiunque - riempie la casa di foto di foto del santo guaritore Bruno Groning, che nasconde nel frigo, sotto lo stereo, sotto le candele e sotto il materasso, perché secondo lei diffondevano una bella energia in casa, mentre il figlio piange fa yoga, cercando disperatamente di uscire dal suo corpo, beve sei litri di acqua magnetizzata al giorno, vomita di nascosto dopo i pasti… davanti agli occhi increduli di Carlo si trasforma in un mostro. All'inizio, paralizzato da una perenne sensazione di inadeguatezza e impotenza, Carlo la lascia fare, non riesce a fermarla. Incapace di condividere la misteriosa alchimia che si svolgeva nel corpo di sua moglie, Carlo si sente in colpa, teme di averla delusa, di essere inadeguato a lei e alla situazione, e fa fatica a imparare a convivere con il fatto che la donna che amava, che aveva creduto perfetta, affascinante, serena, invulnerabile e forte, non era mai esistita, ma che aveva invece sposato una donna fragilissima, vulnerabile, una sconosciuta la cui apparenza lo aveva ingannato e alla quale aveva consegnato la propria vita e quella di suo figlio. Ma il bambino sta male, il suo sviluppo si è arrestato, grida per la fame o dorme di continuo per risparmiare energia, non ha la forza di giocare anche se ha fame non riesce più a mangiare, perché il suo corpo non è abituato… quando si rende conto che suo figlio, il neonato dagli occhi tristi che si getta con incredulità sul cibo che gli è dato di nascosto, rischia di morire, Carlo si riscuote, e così comincia una guerra per salvare la vita al figlio e per tenere buona Isabel, per impedirle di fare sciocchezze o di fuggire col bambino. Lui e sua madre cominciano a nutrire il bambino di nascosto, nel terrore che lei se ne accorgesse, che notasse che le sue scorte alimentari erano diminuite, che annusasse l’odore di cibo sul figlio e si vendicasse riducendo ancora di più le sue razioni.
Anche la vita di Carlo va a rotoli : perde il lavoro, al quale non riesce più a dedicarsi con attenzione, e comincia a sviluppare anche lui problemi con il cibo derivanti dal fatto che non riusciva a mangiare sapendo che intanto suo figlio stava morendo di fame, e si avvicina alla bulimia perché, fingendo di assecondarla, si addentra nel mondo di follia di sua moglie, si trova a fronteggiare la furbizia da tossicodipendenti degli anoressici, i loro sotterfugi, le loro bugie, i loro reazioni furiose quando qualcuno prova a farli ragionare, la loro apparente docilità, la violenza con cui si difendono dalle minacce del cibo, il modo in cui percepiscono chiunque provi a farli nutrire come un nemico da ingannare e da eliminare.Comincia quindi una battaglia legale con avvocati e assistenti sociali, un calvario fra pediatri alternativi e new age, che comunque criticano la dieta che Isabel ha imposto al figlio, e che Isabel presto rifiuta, perché una madre ne sa più dei medici, perché per una madre rivolgersi a un dottore è un’umiliazione. In un consulto con il più importante specialista di alimentazione infantile Isabel – è una scena che mi è rimasta impressa – arriva a smentire la teoria dell’evoluzione e a sostenere che i semi sono l’alimento perfetto. Nonostante ciò, davanti agli assistenti sociali Isabel riesce a fingersi normale e a far passare per pazzo il marito.
In questo caos, passa in secondo piano il problema dell’identità del bambino, che è il personaggio più importante : non ha chiesto lui di nascere, dipende totalmente dalle scelte di chi lo circonda, è incapace di decidere per sé, è la vittima inconsapevole delle ossessioni e degli errori dei genitori; eppure ha già una sua identità, una sua personalità, già si rende conto, nella sua peculiare percezione del reale, di quello che lo circonda. L’unica a preoccuparsene è la nonna, che è anche l’unico personaggio del libro a chiamarlo per nome, a riconoscergli la dignità di essere umano, a capire le sue esigenze e a intervenire in maniera risolutiva.
Le tematiche di questo libro sono molte. Innanzitutto lo si può considerare come una riflessione generale sulle inquietudini e sulla mancanza di valori e di identità della società moderna, che si aggrappa a religioni e teorie alternative, a figure di profeti e santoni, che cerca freneticamente di recuperare un rapporto con il mondo naturale, che è consapevole dei pericoli dovuti alle sofisticazioni alimentari e all'inquinamento e che avverte su di sé un senso di impotenza e di angoscia, un vuoto esistenziale e una solitudine innata che portano le persone, pur di sentirsi parte di qualcosa, ad aggrapparsi a qualsiasi cosa.
Ma il tema principale è la maternità, il mondo archetipico e sconosciuto dell’istinto materno. Può una donna come Isabel, la tipica alternativa fanatica, diventare madre? Considerando che questi hobby e queste fissazioni, come l’autore dimostra in maniera drammatica, sono solo una messinscena per celare superficialità, egoismo, manie di protagonismo unite a complessi di inferiorità e a un desolante vuoto interiore, la risposta è no : una donna con tanti problemi irrisolti, che si traducono nel suo stile di vita alternativo, e concentrata in maniera tanto totalizzante su se stessa, non può essere responsabile di un’altra creatura.
L’autore poi è stato molto sensibile e intelligente nel descrivere la fragilità delle donne in un momento, la gravidanza, che è di totale vulnerabilità, il senso di solitudine che attanaglia chi sta per diventare responsabile di una nuova vita, e le reazioni diverse dell’uomo, che sprofonda nell’impotenza, che lascia fare alla donna convinto che lei abbia nei geni l’istinto giusto, la capacità innata di gestire la creazione, e della donna, sulla quale, per una sorta di moderno peccato originale, ricade la responsabilità di creare la vita.Un altro elemento, realistico ma spesso trascurato dalla coscienza comune, del romanzo è la dimostrazione di come tutto ciò che è legato alla procreazione e alla gravidanza faccia emergere in una donna tutte le sue debolezze, tutti i problemi irrisolti, le paure e le insicurezze e la precipiti in una condizione che è insieme di esaltazione e solitudine, mettendola di fronte a tutto ciò che in un modo o nell’altro aveva represso durante la propria vita. Trovarsi a scindersi in un nuovo essere senza aver ancora trovato una propria identità e un proprio equilibrio mette in crisi tutte le certezze raggiunte e, se queste già in precedenza non erano salde,gli sconvolgimenti psicologici possono degenerare in follia e costringono la donna a combattere con i suoi demoni da sola e con la responsabilità di un’altra vita a suo carico. È facile giudicare Isabel una madre sbagliata, degenere, colpevole, ma anche lei è sola : il marito lo conosce appena - viene il dubbio che abbia sposato un tipo così equilibrato e banale proprio per essere protetta da se stessa - la sua famiglia è lontana, si trova in un paese straniero, e manifesta chiaramente l’incapacità, tipica di molte donne già fragili e insicure prima della gravidanza, di accettare il figlio come altro rispetto a sé. Nel caso della fanatica ecologista e vegetariana Isabel, è chiaro che una donna così presa, nel bene e nel male, da se stessa, non riesce a scindere il corpo che ha generato dal suo, lo avverte come prosecuzione del proprio.La reazione di Carlo è a prima vista sorprendente, ma in realtà coerente con dinamiche familiari moderne e nello stesso tempo ataviche, che hanno persuaso il mondo di un precetto assoluto : la maternità riguarda le donne, che sanno per un istinto innato e primordiale come provvedere ai piccoli. Nulla di più falso, ovviamente, ma Carlo, come ogni uomo, ne è inconsciamente persuaso, e all'inizio la lascia fare. L’autore è anzi molto bravo a descrivere la sensazione di disperata impotenza che assale il suo protagonista, che si sente escluso da misteri più grandi di lui – la donna che dà la vita – ma che nello stesso tempo si dibatte nella consapevolezza di dover fare qualcosa per salvare suo figlio. Non me la sento di condannarlo, di giudicarlo debole, irresoluto, prigioniero di un complesso materno, l’eterno uomo-bambino vittima delle donne : Carlo è, semplicemente, sotto shock. Custode impreparato del miracolo della vita, è costretto dallo scatenarsi della morbosa maternità di Isabel a celare il nascere della sua paternità, secondaria rispetto al legame fra la donna e suo figlio. E questa è la normalità della società moderna, in cui i padri sono sempre più ridotti a figura marginale, secondaria, e in cui non si prova nemmeno a far interrogare un uomo sui suoi sentimenti per un neonato : va da sé che per i primi mesi il figlio è della madre, che è lei che deve nutrirlo, per il padre ci sarà tempo dopo. E così Carlo si lascia mettere da parte, pensa che nella magia che sta compiendo Isabel per lui non ci sia posto, che una donna ha scritto nei geni cosa fare. Perciò il principio maschile, nel libro, ha la peggio, schiacciato dall'atavico principio femminile, dalla dea che dà la vita e la morte. Ma è proprio questo che Isabel rifiuta, il suo ruolo biologico di mammifero, l’idea che lei, in quanto donna, incarni un principio materno quasi archetipico, quella saggezza ancestrale e biologica che la rende donna degna di garantire all’umanità un futuro, occupandosi dei cuccioli. Vedendosi attribuire dei “poteri” - l’istinto materno che tutto sa – che non ha e che sente di dover avere, è quasi come se volesse rivendicare il lato oscuro della maternità : la madre crea, la madre uccide, la madre nutre, la madre affama. È il volto oscuro della dea, le distruzione che nasce dalla creazione : l’istinto materno, un istinto di vita, diventa un istinto di morte. Perciò alla fine, con l’intervento della nonna, non abbiamo uno scontro fra madri, ma fra mammiferi : se una delle due ha fallito nel suo compito biologico, nutrire i piccoli, ne subentra un’altra che la sopprime, perché la specie deve andare avanti.

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