mercoledì 19 settembre 2012

Il petalo cremisi e il bianco - Michel Faber


 Quasi mille pagine rilette in due notti, e ancora una volta questo libro mi ha ipnotizzata come quando lo lessi per la prima volta. Non è certo un libro facile e la visione della realtà che offre non ha niente di elevato o di confortevole. È un libro duro, cupo, sconvolgente, crudo e brutale, è improntato al più profondo pessimismo e al più spregiudicato realismo, che non si apre mai, se non alla fine, a una prospettiva salvifica dell’umanità; ma, proprio per questo, è semplicemente un capolavoro. La mia vera recensione, quella formata dagli appunti presi durante le varie letture, dura quasi 20 pagine, e quindi qui cercherò di riassumerla e di concentrarmi sui punti più importanti, lavoro non facile perché “Il petalo cremisi e il bianco” non è un semplice romanzo : è un universo che a ogni lettura/esplorazione mostra nuovi particolari, come se il libro continuasse autonomamente a scriversi e riscriversi. 

E, poi, c’è Sugar, che da sola vale la pena di attraversare mille pagine : è un personaggio splendido e vero, tanto vero che nessuna donna – e spero anche nessun uomo – può immedesimarsi nella sua vita terribile senza provare compassione e rabbia. Donna eccezionale, vive in un mondo brutale in cui la sua eccezionalità è insieme una condanna e una salvezza, ed è appassionante leggere la sua lotta per diventare padrona di se stessa e del suo destino
La trama è apparentemente molto semplice : nella Londra del 1875 una giovanissima prostituta, Sugar, compie la sua ascesa sociale attraverso William Rackam, che da cliente occasionale diventa suo amante ufficiale e che poi la porta in casa sua come istitutrice di sua figlia Sophie, dove lei sarà testimone della fine del suo infelice matrimonio con la sua isterica e malata moglie Agnes. Ma in queste poche righe si concentra un mondo. 
 Innanzitutto c’è Londra, la Londra vittoriana con la sua ipocrisia e il suo degrado : leggere “Il petalo” è come passeggiarci. All'inizio ci ritroviamo nella degradata Londra dickensiana, divisa fra una miseria indescrivibile e il grigio meccanicismo dell’industrializzazione, dove risaltano le ciminiere delle fabbriche, strade secondarie non raggiunge dalla luce fioca dei lampioni a gas, finestre incrinate e annerite, tubature arrugginite, edifici fatiscenti e pericolanti che trasudano muffa e germi, i quartieri proletari, i laidi e degradati slums, malsane catapecchie e taverne malfamate in cui si accalca un’umanità abbrutita e disperata, senza possibilità di redenzione, una bolgia dantesca di disperati abbrutiti dal vizio e dalla miseria, un grottesco Grand Guignol di follia e malattia in cui si accalcano alcolizzati, prostitute sifilitiche, mendicanti, ladri, bambini abbandonati, tutti impegnati a sopravvivere nella lotta per la vita. Faber stesso ci ricorda che è una città che noi lettori conosciamo bene, perché nella Londra ottocentesca ci siamo “stati” migliaia di volte, attraverso migliaia di altre storie, abbiamo camminato per le sue strade, ci siamo seduti nei suoi pub, abbiamo passeggiato nei suoi parchi, siamo andati a teatro e in giro per musei, ci siamo autoinvitati nelle case degli abitanti e ci siamo seduti alle loro tavole, tanto che possiamo sentirci a casa nostra… e invece no, perché quella che Faber ci mostra è una Londra che non abbiamo mai visto : andremo dietro le quinte, vedremo quello che i nostri altri accompagnatori letterari non avrebbero potuto mostrarci, grazie alla libertà di parlare di sesso che l’autore ha trovato nella nostra epoca e che i suoi predecessori non avevano. La particolarità del romanzo, che ha contribuito alla sua fama, è proprio questa : anche se molti autori ottocenteschi, inglesi e non, trattano gli stessi temi di Faber, le restrizioni morali della loro epoca non li autorizzavano a farlo con altrettanta libertà. Questo perciò è il romanzo che Dickens poteva solo sognare di scrivere e che avrebbe fatto rabbrividire la regina Vittoria! Non solo Dickens, ma nemmeno Zola e Balzac, che pure sono molto più liberi e di mentalità aperta, avrebbero potuto descrivere nei dettagli la vita delle prostitute, i loro metodi contraccettivi e gli effettivi vizi e depravazioni dei loro più viziosi personaggi; negli autori ottocenteschi ci viene detto che un personaggio è un vizioso e un depravato, qui invece entriamo con lui al bordello e vediamo come amava divertirsi. Così entra in scena Sugar, la protagonista, così in descritta in “Altre follie a Londra : suggerimenti per uomini soli, con consigli per i neofiti”, il catalogo dei bordelli e delle prostitute della città, con prezzi, prestazioni, indice di gradimento e feedback dei clienti : «Immaginiamo che Sugar non sia il nome di battesimo della nostra terza signorina, ma è quello sotto cui prospera adesso, a meno che non desideriate ribattezzarla di nuovo. È un'adepta entusiasta di ogni piacere conosciuto. Il suo unico scopo è quello di mettere a suo a suo agio l'intenditore esigente superando di gran lunga le sue aspettative. Vanta chiome di un rosso acceso che sciolte le arrivano alla vita, occhi nocciola di un'espressività rara, e, a dispetto di una spigolosità, un portamento aggraziato. È particolarmente versata nell'arte della conversazione, ed è senza alcun dubbio una compagna adatta a qualunque autentico gentiluomo. Il suo unico neo, che a qualcuno potrà piuttosto apparire una caratteristica piccante, è il suo petto, poco più pronunciato di quello di una bimba. La sua tariffa è di 15 scellini, ma per una ghinea farà faville». 
Famosa per le sue tariffe altissime e le sue abitudini bizzarre, in una città che pullula di prostitute specializzate in qualsiasi piacere e qualsiasi depravazione, Sugar è la più richiesta, “la più contesa, la cortigiana che non si dà a tutti”, la prostituta più famosa perché diceva sempre sì a qualsiasi richiesta dei clienti, non rifiutava nemmeno le loro più perverse e sfrenate dissolutezze, ma nello stesso tempo riusciva a mantenere gli incontri in un’atmosfere di raffinatezza e signorilità. Quando ce la fa vedere per la prima volta, l’autore ci dice che non è bella - anche se leggendo scopriamo che lo è - ma molto esperta e sensuale, capace di sedurre un uomo anche solo con i suoi occhi. Sebbene sia una prostituta, si è costruita un’immensa cultura da autodidatta, che la rende in grado di discutere di qualsiasi argomento, dalla filosofia all'economia a Swift e Shakespeare, capacità che usa come un’attrattiva in più nel suo mestiere, guadagnandosi la fama di “quella che legge tutti i libri”, oltre che giornali e riviste, e che ne discute con competenza e intelligenza. Scopriamo quindi che, oltre che sexy, spiritosa, irriverente e provocatoria, Sugar è anche intelligente, è l’unico personaggio intelligente in una massa di presuntuosi imbecilli, e incarna la figura affascinante della prostituta con la passione per la letteratura. 
Oltre che fornire qualsiasi tipo di prestazione e conversare con i clienti, la sua abilità è quella di far sentire unico e speciale ognuno degli uomini repellenti che entravano nella sua camera. Grazie a una memoria prodigiosa riusciva a ricordare i dettagli più insignificanti delle vite dei suo clienti e le loro opinioni, e inserirli con naturalezza nella conversazione, in modo da illuderli di averla colpita, di esserle rimasti impressi, anche se per questo poi patisce lo stress di dover continuamente controllare parole e gesti per adulare costantemente la vanità degli uomini, compiacerli e non irritarli, di dover ricordare in continuazione i bisogni e le preferenze di tutti loro. Questo suo talento nella sua “professione” sembra però essere una punizione che Sugar si infligge, derivante da una tragica sfida con se stessa che non è altro che un’ammissione di impotenza di fronte a una condanna, come se volesse convincere se stessa che, se proprio doveva essere una prostituta, se il suo destino era quello, allora sarebbe stata la migliore. Ma è chiaro fin dall'inizio che a Sugar la sua vita fa schifo. A 19 anni ha avuto più clienti di quanti ne possa ricordare (ricorda solo i peggiori, quelli dopo i quali era dovuto intervenire un medico) e del sesso conserva una visione meccanica e piena di disgusto : è la prostituta più desiderata di Londra, ma è chiaro che non hai mai provato piacere in quello che fa, che non è mai stata, nemmeno una volta, consenziente. In seguito rivela che non riusciva a immaginare che una donna potesse stare con un uomo di sua spontanea volontà. Degli uomini ha ovviamente una visione terribile, divisa fra l’odio, il disprezzo e la paura. 
Quando, in seguito, assiste per la prima volta a un concerto, si meraviglia di vedere tanti uomini, i musicisti, impegnati in un’attività innocente e nobile e di sperimentare «un potere maschile al quale non ha mai pensato prima, un potere che non ha alcun interesse a soggiogarla o a usarla» : questo dimostra quanto fosse stata traumatizzata da tutti gli uomini che aveva incontrato. E a un certo punto viene evocato anche il trauma che non smette di farla soffrire, la verità crudele e tristissima che nasconde : la sua mezzana, Mrs Castaway, è in realtà sua madre, una madre che l’aveva venduta per la prima quando aveva tredici anni e che non le aveva mai permesso di smettere. L’unico consiglio che sua madre le dà, l’unica indicazione su come reagire all'orrore in cui la stava gettando, è che nella vita solo due parole l’avrebbero portata avanti : “sì” e “soldi”. E con questo la distrugge. Fiera e orgogliosa, nonostante le umiliazioni inflittale a porte chiuse dai clienti, apparentemente fredda e insensibile, allegra, spiritosa e mondana, Sugar è in realtà spaventatissima e diffidente, «una bambina nuda e piangente che, rannicchiata sotto una coperta sporca di sangue, maledice l’universo». Bambina intelligente e affettuosa, ragazzina generosa e idealista, avrebbe meritato qualcuno che avesse cura di lei, che la tenesse cara come il gioiello che è, e invece nella sua vita terribile ha conosciuto solo violenza e perversione, ha alle spalle un’infanzia mutilata dalla violenza e un animo crudelmente e irrimediabilmente marchiato a fuoco. Apparentemente cinica, ipocrita e violenta, Sugar è chiaramente traumatizzata, spaventata e diffidente e la sua vita non è che una ricerca disperata di un ultimo barlume di dignità, nella speranza di riscattarsi dalla strada. I ricordi della sua infanzia traumatica tornano di continuo a torturarla, insieme ai flashback di tutti gli abusi subiti che non smettono di ritornarle alla mente nei momenti più inaspettati, a dimostrazione del fatto che è ferita nel profondo e che, nonostante il suo apparente equilibrio e la disinvoltura mondana con cui viveva la sua vita da prostituta d’alto bordo, riesce a stento a reprimere il suo dolore. Il suo dramma è però che, sebbene dentro di sé si ribelli alla sua vita, non può fare a meno di considerarsi una persona sporca, indegna e corrotta, di vedersi attraversi gli occhi dei suoi clienti. 
  Attraverso i libri riesce a sfuggire alla sua vita brutale e umiliante e, scrivendo a sua volta un romanzo, si abbandona a una catartica autoterapia, descrivendo la torture e le umiliazioni che la sua protagonista, una prostituta, infliggeva a tutti clienti, riversando sulla carta tutto il suo odio e il suo disprezzo per gli uomini che compravano il suo corpo e godendo nell'ucciderli nei modi più crudeli e sadici. D'altronde, come biasimarla? Il suo romanzo, che lei spera di pubblicare e nel quale vuole inserire anche le testimonianze di altre prostitute, è anche un mezzo per rivendicare la dignità di tutte le donne come lei e uno strumento di riscatto e consolazione al dolore che l’accompagna dall'infanzia. Quando la conosciamo, Sugar è quindi una miscela di «sottomissione ostentata e una brama segreta di vendetta. Nulla della vita terribile di Sugar e delle altre prostitute è lasciato all'immaginazione, ma troviamo invece descrizioni dettagliate e sordide, realistiche e per lo più disgustose, che però non scadono mai nella pornografia perché il sesso, così come è descritto, non è qualcosa che può dare piacere, ma lo sfogo dei bassi istinti dei clienti che avviene, al di là delle finzioni legate al mestiere, nella più totale indifferenza delle prostitute. 
A cambiare la vita di Sugar è William Rackam, un personaggio debole e gretto che non riesce a riscuotere neanche un minimo di simpatia. All'inizio ci appare come uno sconfitto dalla vita, uomo patetico e debole, che non regge la pressione esercitata su di lui da suo padre e le sue aspettative, sopraffatto dalla povertà, da un destino avverso e da un matrimonio infelice, pieno di nostalgia per la sua spensierata e scapestrata gioventù e incapace di adattarsi al naufragio delle sue ambizioni artistiche e letterarie e alla sua nuova vita di adulto, con tutte le sue fatiche e responsabilità. Faber stesso definisce la sua mente «quella pozza stagnante appena increspata dai sussulti dell’autocommiserazione». Tutti i suoi apparenti problemi esistenzialisti riducono semplicemente alla cronica mancanza di soldi da sperperare. Sedicente donnaiolo e seduttore, esperto di prostitute e di piaceri, inibito dall'ipocrisia della sua epoca e da ansie di prestazioni derivanti dai suoi segreti complessi di inferiorità, non riesce nemmeno a soddisfare sua moglie Agnes : abituato alle prostitute, per le quali non erano necessari riguardi, quando si trova con la moglie è talmente preso dal panico e dalla soggezione del dover andare a letto con una signora che riesce solo a farle male, disgustandola dal sesso per il resto della sua vita. Per questo il suo matrimonio è tetro e pieno di rancore; Agnes, d'altronde, è isterica e malata di mente, circostanza che però non le impedisce di rinfacciare a William di averla defraudata di una lussuosa posizione sociale, ed è riuscita a dargli solo una figlia femmina prima di chiudere la porta della sua stanza da letto. Quando un uomo si sente così sconfitto c’è una sola cosa che può tirarlo su di morale : è così che William, girando da un bordello all'altro in cerca di una prostituta che gli fornisse un particolare servizio, incontra Sugar, e ne è folgorato, senza rendersi conto di star cadendo nella trappola che Sugar tende a tutti i clienti. Dopo un primo incontro abbastanza movimentato, William lascia Sugar consapevole che la sua vita sta cambiando. Incapace di sopportare l’idea di dividerla con altri, per potersi permettere l’uso esclusivo di Sugar, finalmente accetta di mettere la testa a posto, di abbandonare la sua vita di ozio e di cominciare a lavorare nelle fabbriche di profumi di suo padre, che, alla notizia, per la gioia apre i cordoni della borsa.Ottenuti i soldi, per prima cosa si assicura l’esclusiva su Sugar : è una scena terribile quella in cui lui e Mrs Castaway discutono sul prezzo di Sugar, sulla media dei clienti che aveva per notte e su quanto sarebbe costato a William pagare tutto lui, sul fatto che i guadagni sarebbero stati gli stessi ma la “casa” avrebbe perso parte della sua attrattiva… William è convinto che lei gli sia indispensabile, e Mrs Castaway è sua madre, eppure parlano di Sugar come un oggetto e dopo stilano addirittura un contratto! 

In seguito, in pochi mesi, William si trasforma in un brillante giovane imprenditore, e solo per “giacere” con Sugar, in una conferma di qual è il vero impulso che muove il mondo. William stesso ammette che prima di conoscere Sugar si sentiva morto dentro e che è stata Sugar a fargli recuperare la parte migliore di sé, a risvegliare in lui l’uomo, l’amante, l’imprenditore, e a determinare il suo successo. All'inizio William le è grato e la “promuove” a mantenuta ufficiale, comprandole un lussuoso e tranquillo appartamento e installandovela, permettendole finalmente di lasciare la strada. In questo appartamento, nel quale si sente relativamente al sicuro, Sugar comincia a conoscere veramente se stessa, a scoprire parti di sé che non avevano mai avuto la possibilità di emergere nel suo mondo dominato dalla violenza, rivelando una spontaneità che anni di prostituzione non avevano scalfito. Sebbene resa adulta nel corpo dalle perversioni e dalle umiliazioni a cui è sottoposta fin dall'adolescenza, mostra che, nell’estremo tentativo di sottrarre almeno la propria anima a quel fango, era riuscita a conservare in sé una purezza che fa quasi tenerezza, uno stupore infantile di fronte al mondo e una drammatica ingenuità, in totale contrasto con la sua fredda e calcolatrice spregiudicatezza da prostituta, che la rendono un personaggio commovente, che suscita affetto. Col tempo si affeziona a William, stupita di essere trattata bene, quasi come un essere umano, imparando a conoscerlo, rendendosi conto che lui, nonostante le sue vanterie da donnaiolo, in confronto a lei non è che un’anima candida, un ingenuo. 
Questa vita tranquilla però, facendo crollare le difese che aveva eretto in anni e anni di lotta per la sopravvivenza, porta Sugar a “rammollirsi”, come dice lei : soffre di stress post-traumatico, ha flashback dei momenti peggiori del suo passato, attacchi di panico, incubi… e soprattutto teme che quella felicità sia illusoria, che William la lasci e che ritorni tutto come prima. Per lui avverte un forte coinvolgimento emotivo, anche se non credo fosse amore : era talmente abituata a essere considerata e trattata come un oggetto inanimato che ogni gesto affettuoso, ogni carezza senza secondi fini la conquista, e per questo perde la fiducia in sé, comincia a temere di non piacergli più e a cercare modi di tenerselo stretto. 
 Per la prima volta nella sua vita si trova a dover essere lei a inseguire un uomo e quindi inizia a interessarsi ai suoi affari, rivelando una mente imprenditoriale che determina l’ascesa economica e sociale di William: oltre che la sua amante, diventa la sua segretaria, la sua consigliera, gli dà consigli azzeccati sul commercio e impara a gestire la contabilità e a promuovere rudimentali ma vincenti strategie pubblicitarie. In questa fase, William si fida di lei ciecamente e sembra avere il desiderio di trascorrere la vita con lei, ma Sugar è consapevole di essere sempre e comunque ai margini della sua vita ufficiale, e per timore di essere lasciata comincia a studiarlo e a spiarlo, a pedinarlo, a condividere di nascosto le sue uscite per avere degli argomenti di conversazione e per inventarsi continuamente opinioni in grado di interessarlo e colpirlo, a cercare di rendersi indispensabile e di diventare parte integrante della sua vita. Seguendo in incognito William e Agnes, che si godono la stagione mondana dopo essere diventati ricchi, anche Sugar assiste a opere e concerti, va a teatro, si appassiona alla musica e scopre parti del mondo che la circonda e di se stessa che aveva sempre dovuto ignorare. 
A questo punto della trama cominciamo a conoscere meglio anche Agnes. Generalmente descritta come moglie angelica, pura e ingenua, a me invece è sempre sembrata una figura grottesca, una ragazzina viziata e capricciosa, piena di fobie e pregiudizi, la cui unica aspirazione è il successo sociale, entrare negli ambienti aristocratici; questa immagine è confermata dai suoi diari, che leggiamo attraverso Sugar. Al di là della sua malattia, «oscilla fra convenzionalità e demenza», è una persona vuota e superficiale e una terribile snob, che fin dalla nascita è stata istruita solo ad apparire bella in pubblico. Il tumore che lei stessa non sa di avere peggiora la sua follia, la morale repressa della sua epoca e la sua totale ignoranza su ciò che riguarda il suo corpo, la rendono isterica, ma anche se fosse stata felice e in buona salute sarebbe stata una gattamorta bigotta e ipocrita. Nonostante la sua crescente follia, la razionalità le ritornava quando si trattava di rinfacciare a William di non averle garantito la posizione sociale e il denaro a cui lei aspirava, e il suo odio per il marito deriva unicamente da questo. Ma, nonostante questi aspetti poco piacevoli, in lei c’è di più : anche Agnes è una vittima della sua epoca, condannata all’ignoranza e alla sottomissione, repressa, trattata come una bambina e usata e abusata come una donna. Per questo Sugar, che sviluppa uno strano istinto di protezione verso la sua purezza, nonostante razionalmente non l’apprezzi - soprattutto dopo la lettura dei suoi diari – si sente vicina a lei, sente che le accomuna lo stesso odio per gli uomini. 
Nelle conversazioni di William e, quindi, anche nella vita di Sugar, comincia a entrare anche Sophie, che a sei anni ha ormai bisogno di un’istitutrice. Tradita dal desiderio di avere una famiglia, di far parte della vita di William, di sentirsi accettata, di vivere in un posto dove sarebbe stata considerata una figura rispettabile e non avrebbe subito umiliazioni, Sugar si propone per questo ruolo, senza rendersi conto che, entrando in casa sua come bambinaia, ha firmato la sua condanna. 
All'inizio però è felice. Subito scopre che la piccola Sophie è una bambina sola, non amata e non voluta, letteralmente dimenticata nella nursery, abbandonata alle mani indifferenti e ai rimproveri della cameriere. Sua madre, come scopriamo con raccapriccio, nella sua pudibonda ignoranza vittoriana non ha mai capito di essere stata incinta e di aver partorito, ha vissuto la gravidanza e il parto come una malattia misteriosa e non sa di avere una bambina. Suo padre, da parte sua, ricorda la sua esistenza solo per rimpiangere di non aver avuto un maschio. Bambina sensibile e intelligente, Sophie è bollata da tutti come goffa, sciocca, bruttina, già a sei anni futura zitella, e non è mai considerata un essere umano vero e proprio : si parla di lei davanti a lei come se non fosse presente, come se fosse un bambolotto o un animaletto. Nei primi giorni Sugar fatica a entrare nel suo nuovo ruolo pedagogico, in un costante e spesso comico sforzo di autocensura si costringe a moderare il suo linguaggio e perfino i suoi pensieri, continua a ripetere a se stessa di essere un’istitutrice sperando di autoconvincersi, si ritrova a fare lezione, giocare e leggere le favole… e l’idea di essere responsabile di una bambina la trova scettica e inquieta. Presto però, disarmata e vulnerabile di fronte alla bambina, commossa dal suo affetto e dalla sua fiducia incondizionata, si affeziona a Sophie, scopre in se stessa una tenerezza e una capacità di dare amore che la sua vita perversa e violenta avevano soffocato, ritrova una purezza che gli abusi più crudeli non avevano scalfito, e passa dalla determinazione a non nuocerle al desiderio di farla felice. 
Prendersi cura di una bambina sola e farle da maestra e madre, usare a Sophie le premure che forse avrebbe voluto rivolgere a se stessa bambina, le fa rivivere e nello stesso tempo esorcizzare la sua infanzia infernale e il trauma del rapporto con la madre/mezzana. Momenti molto angoscianti sono tutte le volte in cui Sugar, nella sua inesperienza, è in dubbio su qualcosa da fare per Sophie e nella sua mente rivive cosa aveva fatto sua madre a lei, in analoghe circostanze, quando lei era bambina; è dolce però vederla fare e dire esattamente il contrario, in aperta sfida con Mrs Castaway. Sugar, che di se stessa aveva un opinione pessima, e che si riteneva corrotta e marcia nel profondo, nel momento in cui le è affidata una bambina capisce chiaramente che non importava chi era, di chi era figlia, che cosa aveva fatto e cosa si era costretta a essere : lei non avrebbe mai fatto del male a una bambina. Quando lo capisce, finalmente il suo inconscio può liberarsi del ricordo di sua madre e Sugar può cominciare a pensare seriamente di poter essere qualcosa di diverso da una prostituta figlia della sua mezzana. In questa ottica, fa compassione vedere gli sforzi penosi con cui cerca di lasciarsi alle spalle il suo passato e cercare di adattarsi alla sua nuova vita, di coltivare in sè dei sentimenti gioiosi e positivi da comunicare a Sophie. Si gode il primo Natale della sua vita, scopre la gioia di insegnare a una mente giovane, di vivere in complicità con altre donne, di far parte di una famiglia, di vivere una vita tranquilla, rispettando orari e impegni e fra svaghi innocenti : per una creatura traumatizzata come lei significa rinascere. Ma la sua felicità alla fine la indebolisce e la travolge. 

Innanzitutto il suo rapporto con William decade. Quando Sugar diventa rispettabile e William è costretto a considerarla come un essere umano degno di rispetto, si blocca (in tutti i sensi), e deve ricorrere a una prostituta dei vicoli… Incapace di riconoscere i suoi fallimenti, si crogiola in un esasperato vittimismo e li considera sempre causati da forze esterne avverse e ostili; al contrario, non esita ad attribuirsi il merito esclusivo dei successi che deve a Sugar. Una volta raggiunto il successo si comporta come se la sua vita fosse stata sempre quella, e dimenticando di doverle tutto tratta Sugar con disprezzo : non il disprezzo che un uomo ha per una prostituta - quando Sugar era una prostituta la rispettava – ma con quello che un marito ha per la moglie. Per questo la trascura, la allontana, smette di chiedere i suoi consigli – rischiando di mandare in rovina la sua fabbrica di profumi in una sterile ribellione all'assennatezza di Sugar – e la tradisce. Da parte sua, Sugar non può tollerare il modo in cui tratta Agnes e quello che sta tramando contro di lei : lusingato dalle attenzione di una lady vicina di casa e progettando un nobile matrimonio, William decide di accettare i consigli che il medico di famiglia gli dava da tempo e di chiudere Agnes in manicomio. Sugar è disgustata e aiuta Agnes a fuggire, ma ormai tutto quello che provava per William - che intanto finge di identificare un cadavere come quello di Agnes per farla dichiarare morta – è irrimediabilmente compromesso. Ma c’è qualcosa che ancora la lega a lui : con orrore e con una gioia segreta e inconfessabile, Sugar scopre di essere incinta. Prova ad abortire in tutti i modi, ma non può impedire a se stessa di pensare al bambino indesiderato che cresce dentro di lei come a una vita legata alla sua, un figlio non autorizzato a vivere e che però sente crescere dentro di lei, a fantasticare di farlo nascere, di farlo accettare da suo padre... Non lo ammette mai, ma quel bambino lo vuole, e alla fine lo perde – la scena dell’aborto nel bagno della fabbrica è terribile, soprattutto perché, dopo essersi quasi dissanguata, Sugar è costretta ad andare a spasso con William e Sophie per altre otto ore, nascondendo il dolore – ma è troppo tardi : il medico di famiglia informa William della gravidanza e lui si libera di lei con una lettera di licenziamento in cui le proibisce di parlargli e di incontrarlo, nonostante lei si abbassi a supplicarlo, senza mostrarle nemmeno un minimo di gratitudine e non prendendo minimamente in considerazione quanto l’avrebbe fatta soffrire e quanto avrebbe spezzato il cuore a Sophie. Alla fine quindi William rivela tutta la sua grettezza e la sua meschinità. Ma questa storia è tipica e sempre attuale e si può riassumere con un semplice e verissimo concetto : siamo noi donne a fare gli uomini, e quando loro cominciano a illudersi di essersi fatti da soli è il momento di disfarli. Perciò Sugar si vendica togliendogli tutto quello che gli era rimasto : va via, ma porta Sophie con sé, condannando William a vivere per sempre nell'angoscia e nella mediocrità.  Salvare Sophie diventa un modo per riscattare se stessa, di salvare attraverso la bambina la parte migliore, l’ultima parte innocente di sé e di portarla, finalmente, al sicuro; in Sophie, Sugar vede nello stesso tempo la bambina che era in lei e una creatura bisognosa di affetto e protezione, ed è questo amore materno, scoperto e accettato con gratitudine e stupore da una ragazza di vent'anni il cui figlio è appena morto, a darle per la prima volta nella sua vita la forza di liberarsi e fuggire, di fare per la prima volta una scelta libera. Per questo il finale è perfetto : la sua vecchia storia vola via con le pagine del suo libro e Sugar è pronta a scriverne una nuova, con Sophie. E anche senza leggere “Natale in Silver Street” si capisce dove vanno! Ed è indubbiamente un lieto fine : Sugar finalmente è libera dalla schiavitù, riesce a lasciarsi alle spalle l’odio e il rancore e a scoprire in se stessa la capacità di amare, salva Sophie da un futuro senza amore di solitudine e mediocrità, e chi ha amato il suo personaggio e ha sofferto con lei non può chiedere di meglio. 
Questa a grandi linee è la trama, anche se ci sono tanti altri personaggi che non ho neanche nominato, come la dolce, stravagante e determinatissima Emmeline Fox, una femminista ante litteram che non ha paura di guardare in faccia la realtà nei suoi aspetti più sordidi, evitando qualsiasi tipo di puritanesimo e di pregiudizio nei confronti delle prostitute che cerca di redimere; lei è l’unica in tutto il romanzo a riuscire a vedere la persona dietro la prostituta. Passa invece senza infamia né gloria il religioso fratello di William, Henry, che ha l’unico merito di mettere in luce la prostituta Caroline, la generosa, materna e sfortuna amica di Sugar. 


Naturalmente il romanzo ha tutta una serie di significati - l’avanzare dell’emancipazione femminile, i contrasti fra la chiesa cattolica e quella anglicana, l’ipocrisia vittoriana e il degrado perverso che cela, la nascita della produzione di massa e del consumismo, l’avanzare del progresso – e di illustri predecessori a cui può essere meritatamente accostato, come Dickens, Zola, Hugo, Dostoevskij, Wilkie Collins, Balzac, Hardy ecc. : sarebbe interessante approfondire questi aspetti, ma per questo esistono i libri di letteratura. Io mi accontento di dire che è uno dei capolavori del secolo, il culmine di una tradizione che riprende e porta a perfezione. 
Risalta la perizia dell’autore, che ha scritto questo romanzo dopo vent'anni di ricerche che sono sfociati in questa ricostruzione accuratissima e epica di un mondo passato, nella rappresentazione fedele e realistica di usi, abitudini, fatti di cronaca, case, rapporti familiari, oggetti, svaghi, divertimenti, rimedi casalinghi, cosmetici, giocattoli, dei primi passi della fotografia, della rudimentale e brutale medicina vittoriana, dei fantasiosi e poco igienici metodi contraccettivi dell’epoca… Parti molto interessanti, per una donna, sono anche quelle in cui viene descritta la moda di allora, , i vestiti, le crinoline, i gioielli, i cappellini, i cosmetici, i segreti di bellezza delle donne, i mobili, la gestione della casa, l’arredamento, i soprammobili, il cibo, i romanzi, le riviste femminili, l’educazione delle fanciulle di buona famiglia… a va riconosciuto a Faber di non essere mai caduto in un fastidioso infodump (la noiosa, antiestetica e antiempatica mania di molti autori di riempire i loro romanzi di informazioni solo per dimostrare che hanno fatto delle ricerche a sostegno delle loro fantasie). 
 Come donna, ammiro moltissimo il femminismo intelligente dell’autore, le sue idee sul ruolo delle donne nella società e sulla loro forza : nel romanzo le donne sono gli unici personaggi positivi, ognuna di loro ha una aspetto ammirevole, forte, sorprendente, ognuna di loro compie almeno un gesto generoso e disinteressato, e sono solo le donne, da Sugar a Agnes, da Emmeline a Caroline alla domestica Clara alla piccolo Sophie, a riuscire a muoversi fra le rigide gerarchie sociali che intrappolano gli uomini e a trovare il loro posto e a ribellarsi a modo loro all'ipocrisia e alle regole della società. Invece nessuno degli uomini si salva da un giudizio totalmente negativo sull'intero genere maschile. In quanto uomo in tutto e per tutto, Faber ha perciò dimostrata non solo un’immensa sensibilità nel comprendere i problemi delle donne, ma anche un’eccezionale bravura come autore nell'eclissarsi totalmente nel punto di vista dei suoi personaggi. 
Naturalmente la tematica principale del romanzo è la prostituzione e pagine e pagine sono un vero e proprio giro turistico nei bordelli di Londra, dai più miseri e malfamati a quelli più esclusivi e raffinati, e offrono uno sguardo inquietante su quello che davvero gli uomini vorrebbero da una donna e che ottengono solo dalle prostitute, la cui vita è un inferno indescrivibile di orrori quotidiani. A parte l’ovvio abominio di dover ricevere clienti di tutti i tipi - e ne sono descritti alcuni toccati a Sugar veramente ripugnanti – erano sottoposte a malattie veneree, al vaiolo, al colera, a pratiche contraccettive e ad aborti spesso letali e alla violenza dei clienti dei clienti che spesso ne causava la morte : anche l'affascinate e sensuale voce roca di Sugar è il risultato di una coltellata alla gola di un cliente insoddisfatto. 
 Il fenomeno è inoltre affrontato da molteplici punti di vista, in modo da descrivere realisticamente la sua genesi e la sua psicologia con riflessioni che valgono in ogni epoca: la prostituzione esiste perché c’è domanda, c’è domanda perché da sempre ci sono uomini o tanto ripugnanti che nessuna donna li vorrebbe o che non hanno le palle per avvicinarsi a donne libere di rifiutarli, o perché le donne della loro stessa classe sociale li intimidiscono fino a ridurli all'impotenza, mentre con una prostituta è tutto più facile… Queste considerazioni banali non nascondono però la reale gravità del fenomeno, che non è altro che schiavitù e svalutazione dell’essere umano in quanto tale : è sempre evidente che per tutti i clienti, William compreso, le ragazze non sono altro che oggetti, privi di dignità e sentimenti, vari modelli di giocattoli animati alla portata di tutte le tasche. Dal punto di vista sociale, il problema è posto molto chiaramente : «Se una sgualdrina redenta sa di poter guadagnare in un pomeriggio quello che una cucitrice guadagna in un mese, quale costanza potrà avere in un lavoro onesto?». Un mestiere che, rispetto a lavorare come schiave nelle fabbriche per dodici ore al giorno, rovinandosi gli occhi e la salute in cambio di una miseria e per poi ritornare a casa a farsi maltrattare dai mariti, è considerato una dura necessità ma anche un privilegio. La conclusione è quindi che questo mestiere esisterà finché alle donne non saranno riconosciute la stessa dignità e le stesse possibilità degli uomini, finché non smetteranno di essere considerate cittadine e lavoratrici di serie b e finché non troveranno le peggiori nemiche nelle altre donne, incapaci di perdonare e accettare una donna che, per un motivo o per un altro, ha compromesso la sua reputazione. 
Al di là di questo, sono molto tristemente divertenti le scene in cui le ragazze si trovano finalmente fra di loro, smettono di dover fingere e rivelano cosa davvero pensano dei clienti che fino a poco prima avevano adulato e lusingato, quanto li disprezzassero, a cosa pensavano veramente mentre fingevano un orgasmo, quante bugie avevano dovuto raccontare per compiacerli e quanto stupidamente essi si fossero lasciati ingannare e prendere in giro : da questi dialoghi privati emerge tutta la capacità manipolativa che le prostitute, e le donne in generale, nascondono sotto una compiacente sottomissione. Come dice Mrs Castaway : «Nessuno apprezza gli uomini, cara. Eppure, sono loro a governare il mondo, e a noi non resta che prosternarci al loro cospetto…». 
Ma nel romanzo - e nella vita - tutti, in un modo o nell'altro, vendono se stessi : Sugar si limita a vendere il suo corpo e smette appena può, mentre gli altri, a partire da William e Agnes, vendono la loro anima in cambio di valori futili e superficiali 
In un’altra bellissima storia legata a una prostituta, “La signora delle camelie” di Dumas figlio, l’autore della prefazione racconta che, man mano che leggeva, segnava a margine un $ ogni volta che si parlava di denaro, perché quel libro così scandaloso e romantico in realtà non era altro che una storia tristissima sul prezzo dell’essere umano in una società che considera alcuni dei suoi membri come merce, oggetti inanimati. Per questo anche il Petalo può essere letto come un saggio di economia che dimostra, con cifre e sterline sonanti, a quanto poco sono costretti a vendersi gli esseri umani in una società che, allora come ora, sembra non poter sopravvivere senza schiavi.



PS : le immagini sono tratte dal BBC drama in 4 puntate, che consiglio a tutti! Sugar è interpretata da Romola Garai, il volto storico dei BBC drama: quando ho saputo che sarabbe stata lei la protagonista ero un po' perplessa, non era proprio l'attrice che avrei scelto per Sugar...ma evidentemente il regista ne sapeva più di me, perché la sua è stata un'interpretazione superba è convincente!



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