giovedì 13 settembre 2012

Bonjour Tristesse - Françoise Sagan


«Non so se dare il bel nome solenne di tristezza al sentimento sconosciuto che mi tormenta con i suoi affanni e con la sua dolcezza. È un sentimento così assoluto e egoistico che quasi me ne vergogno, mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Non sapevo cosa fosse, avevo provato solo noia, rimpianto, più raramente rimorso. Oggi qualcosa si avvolge su di me come una seta, irritante e dolce, e mi separa dagli altri»



L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare, nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in spiaggia, la salsedine sulla pelle abbronzata, la sabbia, il mare, la pineta, il caldo, i granelli di sabbia bollente che scorrono fra le mani come il tempo, in modo molle, pigro e senza scopo, un’atmosfera raffinata, lussuosa e decadente, il mare sempre presente, feste mondane, auto da corsa, sigarette e whisky, ville sul mare, vita facile, la smania di futili divertimenti … così, in questo scenario dorato e indolente, comincia un libro che ha fatto storia e che scandalizzò la società francese, un caso editoriale scritto da una diciannovenne e che può considerarsi come l’elogio dell’irresponsabilità.

Cecile, un’adolescente ricca, viziata ma candida e spontanea, trascorre l’estate dei suoi diciassette anni con suo padre e la sua amante, Else; lei stessa afferma che all’inizio dell’estate erano tutti “felici”. Abituata a vederlo passare da una donna all’altra, anche Cécile ha imparato ad imitare lo stile di vita edonistico di suo padre e così passano da un  divertimento all’altro, frequentando persone dalla vita più o meno scandalosa, alle quali si chiedeva solo di essere belle e spiritose, senza concedere mai veramente nulla di se stessi, trascinano giornate pigre e lussuose in un’incantata e dorata monotonia e in un’atmosfera di esasperato edonismo, nel totale vuoto di valori e nella ricerca ossessiva del piacere e di gratificazioni effimere. A un certo punto Cécile intreccia una relazione con Cyril, un vicino di casa innamorato di lei, relazione basata più sulla curiosità e sull’istinto che su un reale coinvolgimento; Cyril è infatti è il tipico ragazzo che le donne usano, che risveglia l’istinto di affilarsi gli artigli sulle persone buone: equilibrato, corretto, onesto, era l’unico a scandalizzarsi per la strana situazione familiare di Cécile.

A un certo punto viene invitata Anne, un’amica della defunta madre di Cécile, il cui arrivo di Anne minaccia la loro esistenza e il loro equilibrio.  Anne è molto diversa dalle altre donne di Raymond : è colta, elegante, intelligente, una vera signora, e appena arriva comincia a rompere (non c’è un sinonimo che descriva meglio la situazione) e le rovina le vacanze : non c’è niente dell’estate di Cécile che le vada bene, vuole che Cécile mangi di più, si alzi presto, studi per l’esame che deve dare a ottobre, che non frequenti più Cyril… fin dal primo giorno è chiaro che dopo  il suo arrivo non sarebbe stato più possibile rilassarsi. Da un lato, però, a Cécile tutte queste attenzioni fanno piacere : cresciuta senza madre e nell’inconscia consapevolezza che nel suo modo di vivere, secondo il senso comune, c’era qualcosa di sbagliato, è lusingata all’idea che una donna tanto superiore a loro si prenda cura di lei. Per questo, quando suo padre lascia Else, la giovane amante che aveva portato in vacanza con loro, e le annuncia che lui e Anne si sarebbero sposati, si mostra ed è entusiasta. Ma questo idillio a tre dura poco e presto comincia fra le due donne, così diverse per età e personalità, una sottile lotta di potere che cela molto di più che una classica rivalità matrigna / figliastra. 

Attraverso Anne e Cécile si scontrano due modi di vivere, due filosofie dell’esistenza, due modi di essere donna e due modi di concepire la realtà.
Questa dualità e questo scontro segnano sia la struttura del romanzo che il suo proseguimento e l’evoluzione dei suoi personaggi. Il romanzo infatti si divide in due parti : nella prima Cécile si comporta come una bambina, mentre nella seconda agisce da adulta. Nella sua evoluzione risaltano l’uso simbolico del sole e del mare, simboli rispettivamente del padre e della madre, che dimostra quanto Cécile fosse stordita dal primo e sentisse la mancanza della seconda. Il padre, con la sua splendente luminosità, confonde Cécile, trattandola contemporaneamente come una bambina e come un’adulta, mentre, ogni volta che qualcosa la turba e la va male, come quando litiga con Anne e ha la peggio, Cécile corre dal mare come un bambino si rifugia dalla madre. La figura materna che si ritrova, quella rappresentata da Anne, indipendentemente dai suoi comportamenti è estranea e artificiale e Cécile non riesce a accettarla; questa realizzazione segna il passaggio dalla prima parte alla seconda, dall’infanzia all’età adulta, quando Cécile si riconosce come donna e come donna affronta la rivale. Nasce quindi una nuova Cécile cinica e manipolativa, che può difendersi solo con le armi del suo mondo e che non esita a usarle.

Determinata a impedire il matrimonio, complotta con Cyril e Elsa per far ingelosire suo padre e spingerlo a tentare di riconquistare la vecchia amante, tradendo Anne. Secondo il piano, Elsa e Cyril avrebbero dovuto fingere di avere una relazione per far ingelosire suo padre e spingerlo a tradire Anne per riconquistare Else. Questo piano, naturalmente, ha successo. Ma aver sottovalutato la sensibilità di Anne, l’essersi scagliata contro di lei come contro un’entità astratta e imperturbabile e non una persona dotata di sentimenti, porta a tragici risultati che segneranno l’inconscio di Cécile per sempre.

Questo breve romanzo si presenta innanzitutto come lo scontro fra due individualità femminili, una, Cécile, apparentemente resa debole dalla sua stessa giovinezza, ignoranza, incoerenza e  frivolezza, e l’altra, Anne, forte della sua esperienza, signorilità e maturità. Ma, com’è naturale, è alla giovane Cécile così bamboccia, tutta istinti e capricci, che vanno le simpatie del lettore.

Il personaggio di Cécile è fatto benissimo, è una simpaticissima figura di adolescente, che dell’adolescenza incarna tutte le contraddizioni, le esagerazioni, gli estremismi e gli smarrimenti, la noncurante crudeltà che costituisce la magia della gioventù, la convinzione che tutto le sia dovuto. Figlia del tipico seduttore alla Kierkegaard, Cécile è difficile da definire, perché rappresenta l’arroganza e la dolcezza della giovinezza, quel momento di grazia e fragilità unico nella vita, quel fluire incandescente di stati d’animo, istinti, capricci e sensazioni che ancora non si sono sedimentati in una personalità univoca. Come il Bergson che si affanna invano a studiare, Cécile incarna l’eterno divenire, lo slancio vitale che non si è ancora fossilizzato e spento in forme definite, il fuoco della vita che ancora il tempo non ha spento. Le è estranea qualsiasi introspezione, perché anche una minima pausa riflessiva avrebbe interrotto lo slancio vitale, l’immersione nella realtà. È lei stessa che definisce il gusto del piacere e della felicità l’unico tratto coerente del suo carattere. Di conseguenza, rifiuta qualsiasi tipo di impegno, di coerenza a e di serietà, di riflessione sull’esistenza; riconosce che i suoi piaceri sono dovuti al denaro - uscite, cinema, teatro, vestiti nuovi, dischi, fiori, corse in macchina, cocktail nei caffè all’aperto - ma con ironia rifiuta di disprezzarli, li definisce facili solo perché aveva sentito dire che lo sono. Epitome della giovinezza, dichiara che i giovani non le piacciono, manifesta in continuazione il bisogno di provocare e di scandalizzare, tipico degli adolescenti, e intanto si crogiola in uno stato di sensualità, pigrizia e cinismo che però non le impedisce di riconoscere le pulsioni, violente e inconsce, che agitavano il suo animo spontaneo. Al di là del suo innato cinismo verso l’umanità, l’amore e ogni tipo di sentimento, la sua ingenuità non è solo apparente, ma è lo stupore di un giovane essere agli occhi del quale il mondo è ancora nuovo e i valori sono tutti da creare.

Sedimentata e fossilizzata è invece la quarantaduenne Anne, che dello slancio vitale serba solo lontani ricordi. Misurata, discreta, razionale, pacata, equilibrata… Anne è francamente noiosa nella sua fredda perfezione e dà fastidio al lettore – immerso in un’atmosfera di sole, mare e spiaggia – quanto dà fastidio a Cécile. Priva di calore e umanità e del tutto incapace di mettersi nei panni di una ragazzina, sa solo darle ordini e giudicarla, dimostrando che lei non era mai stata giovane.

Secondo Cécile era dotata di «una pace dei sensi che metteva soggezione», «disprezzava ogni eccesso» e «non si concedeva mai una vera vacanza»; la conclusione dell’analisi che Cécile fa della sua madre / rivale è che «quell’indifferenza era la sola cosa che le si potesse rimproverare». Quello di Cécile è occhio puro della gioventù di fronte al quale gli adulti non possono mentire : alla ragazzina non sfugge che l’equilibrio di Anne non era la dura conquista dell’età e dell’esperienza, ma una resa incondizionata, una sconfitta che l’aveva lasciata mutilata, priva della capacità di appassionarsi e di annoiarsi. E questa maschera si incrina di continuo, rivelando una vulnerabilità celata sotto l’autorevolezza.

Il primo segno della sua insicurezza e della sua bassa autostima è proprio la sua attitudine a imporre agli altri cosa fare, a organizzare le vite di quelli che la circondano in una sterile mania di ordine e controllo tipica di chi non si ritiene in grado di affrontare imprevisti.
Inoltre, la malafede di Anne è evidente proprio nel suo innamorarsi del frivolo, superficiale e mondano padre di Cécile; all’inizio la ragazzina avvisa il suo edonista genitore che Anne non si sarebbe mai interessata a lui, perché era troppo intelligente e aveva troppo rispetto di sé e perché era troppo diversa dalle donnicciole con le quali aveva successo; invece Anne accetta immediatamente la sua corte e la sua proposta di matrimonio. Basta solo questo a dirla lunga su quanto il suo olimpico equilibrio fosse solo una costruzione artificiale e su come la sua presunta e ostentata superiorità celasse una donna insicura in cerca di lusinghe.

Vediamo poi che Anne quella sua calma innata la perda facilmente e in continuazione, di come sia l’unica, in quel mondo di pulsioni ostentate, ad avere scatti d’ira e parole maligne. La sua maturità è  noiosa, pedante e artificiosa, se confrontata con la spontanea immaturità di Cécile, e la sua intelligenza, l’efficienza e responsabilità di Anne sono gelide e celano un vuoto altrettanto profondo, ma molto meno onesto, di quello di Raymon e Cécile.

Nella loro lotta Anne parte sconfitta, perché la debolezza di Cécile è imputabile unicamente alla sua giovinezza, e perché la ragazzina, seppure nella sua irresponsabilità, acquisisce di pagina in pagina una sicurezza di sé superiore alla sua età; Anne invece, nonostante una maturità anagrafica, resta insicura, e le calma che ostenta è evidentemente una maschera che cela una donna debole, che non è mai stata sicura del suo fascino e del suo valore. Il loro è uno scontro fra donne, e vince quella che meglio padroneggia le arti femminili. Alla fine l’eterna ragazzina Cécile si dimostra, se provocata, capace di reagire come una donna di mondo, mentre Anne si rivela per l’adolescente, insicura, musona, scontenta e innamorata che è, e anche una donna disonesta che si impone una maturità fittizia che le serve solo a celare un carattere infantile e insicuro. Proprio da come reagisce al tradimento - tradimento prevedibilissimo - si capisce inoltre che la sua era stata una vita protetta e banale, lontana dai tumulti della vite e dell’umanità nei quali, invece, Cécile naviga a suo agio.

Non sono solo due personaggi e due modi di vita che si scontrano, ma due filosofie e due classi sociali la cui lotta ci riporta alla temperie culturale dell’epoca, alla Parigi dell’esistenzialismo e delle avanguardie dalla quale la giovane Sagan - che, quando scrisse Bonjour Tristesse, aveva più o meno l’età di Cécile – è solo apparentemente lontana. Al di là della teoria del vitalismo panico di Bergson, che ha segnato il secolo scorso almeno quando quella del dionisiaco di Nietzche, quello messo in atto da Cécile è il principio esistenzialista che la vita va vissuta, al di là del bene e del male. Con la sua sola luminosa, contraddittoria esistenza, rivela quanto vuoto, quanti rancori e malafede si celino dietro i valori tradizionali. Come le giovani donne della sua epoca, come la giovane Sagan ma Simone de Beauvoir, Cécile rifiuta i concetti, tradizionali e borghesi, di amore, matrimonio e responsabilità, e “combatte” in nome della libertà, del diritto rivendicato dai giovani di sbarazzarsi di tutto ciò che è impegno, responsabilità, monotonia, fatica, opponendo l’indolenza alla disciplina, l’irresponsabilità al senso del dovere, la meschinità calcolatrice borghese alla lussuosa dissipatezza che non si cura delle sue conseguenze dei suoi gesti : il piano di Cécile infatti non è altro che un’espressione dell’atto gratuito teorizzato da Gide e esaltato dagli esistenzialisti.

Oltre al suo contesto filosofico, le tematiche del romanzo sono molteplici : perdita dell’innocenza, complessi edipici irrisolti, repressione del senso di colpa, il dominio della giovinezza che si pone al di sopra del bene, del male e di qualsiasi altra legge - tematiche che, insieme all’ambiente in cui i personaggi si muovono, ci riporta alla stagione dell’Estetismo (l’unico autore che a Cécile piaccia e che cita spesso è Oscar Wilde) e, soprattutto, la tematica della libertà.
Quello a cui il titolo allude è infatti che la tristezza è il prezzo da pagare per restare fedeli a se stessi.

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