«Non so se dare il
bel nome solenne di tristezza al sentimento sconosciuto che mi tormenta con i
suoi affanni e con la sua dolcezza. È un sentimento così assoluto e egoistico
che quasi me ne vergogno, mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Non sapevo
cosa fosse, avevo provato solo noia, rimpianto, più raramente rimorso. Oggi
qualcosa si avvolge su di me come una seta, irritante e dolce, e mi separa
dagli altri»
L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho
voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa
Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare,
nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in
spiaggia, la salsedine sulla pelle abbronzata, la sabbia, il mare, la pineta,
il caldo, i granelli di sabbia bollente che scorrono fra le mani come
il tempo, in modo molle, pigro e senza scopo, un’atmosfera raffinata, lussuosa
e decadente, il mare sempre presente, feste
mondane, auto da corsa, sigarette e whisky, ville sul mare, vita facile, la
smania di futili divertimenti … così, in
questo scenario dorato e indolente, comincia un libro che ha fatto storia e che
scandalizzò la società francese, un caso editoriale scritto da una
diciannovenne e che può considerarsi come l’elogio dell’irresponsabilità.
Cecile, un’adolescente
ricca, viziata ma candida e spontanea, trascorre l’estate dei suoi diciassette
anni con suo padre e la sua amante, Else; lei stessa afferma che all’inizio
dell’estate erano tutti “felici”. Abituata a vederlo passare da una donna
all’altra, anche Cécile ha imparato
ad imitare lo stile di vita edonistico di suo padre e così passano da un divertimento all’altro, frequentando persone
dalla vita più o meno scandalosa, alle quali si
chiedeva solo di essere belle e spiritose, senza
concedere mai veramente nulla di se stessi, trascinano giornate pigre e
lussuose in un’incantata e dorata monotonia e in un’atmosfera di esasperato
edonismo, nel totale vuoto di valori e nella ricerca ossessiva del piacere e di
gratificazioni effimere. A un certo punto Cécile intreccia una relazione con Cyril, un vicino
di casa innamorato di lei, relazione basata più sulla curiosità e sull’istinto
che su un reale coinvolgimento; Cyril è infatti è il tipico ragazzo che le
donne usano, che risveglia l’istinto di affilarsi gli artigli sulle persone
buone: equilibrato, corretto, onesto, era l’unico a scandalizzarsi per la
strana situazione familiare di Cécile.
A un certo punto viene
invitata Anne, un’amica della defunta madre di Cécile, il cui arrivo di Anne minaccia
la loro esistenza e il loro equilibrio. Anne è molto
diversa dalle altre donne di Raymond : è colta, elegante, intelligente, una
vera signora, e appena arriva comincia a
rompere (non c’è un sinonimo che descriva meglio la situazione) e le rovina le
vacanze : non c’è niente dell’estate di Cécile che le vada bene, vuole che
Cécile mangi di più, si alzi presto, studi per l’esame che deve dare a ottobre,
che non frequenti più Cyril… fin dal primo giorno è chiaro che dopo il
suo arrivo non sarebbe stato più possibile rilassarsi. Da un lato, però, a
Cécile tutte queste attenzioni fanno piacere : cresciuta senza madre e
nell’inconscia consapevolezza che nel suo modo di vivere, secondo il senso
comune, c’era qualcosa di sbagliato, è lusingata all’idea che una donna tanto
superiore a loro si prenda cura di lei. Per questo, quando suo padre lascia Else,
la giovane amante che aveva portato in vacanza con loro, e le annuncia che lui
e Anne si sarebbero sposati, si mostra ed è entusiasta. Ma questo idillio a tre
dura poco e presto comincia fra le due donne, così diverse per età e
personalità, una sottile lotta di potere che cela molto di più che una classica
rivalità matrigna / figliastra.
Attraverso Anne e Cécile si scontrano due modi
di vivere, due filosofie dell’esistenza, due modi di essere donna e due modi di
concepire la realtà.
Questa dualità e questo
scontro segnano sia la struttura del romanzo che il suo proseguimento e
l’evoluzione dei suoi personaggi. Il romanzo infatti si divide in due parti : nella prima Cécile si
comporta come una bambina, mentre nella seconda agisce da adulta. Nella sua
evoluzione risaltano l’uso simbolico del sole e del mare, simboli
rispettivamente del padre e della madre, che dimostra quanto Cécile fosse
stordita dal primo e sentisse la mancanza della seconda. Il padre, con la sua
splendente luminosità, confonde Cécile, trattandola contemporaneamente come una
bambina e come un’adulta, mentre, ogni volta che qualcosa la turba e la va
male, come quando litiga con Anne e ha la peggio, Cécile corre dal mare come un
bambino si rifugia dalla madre. La figura materna che si ritrova, quella
rappresentata da Anne, indipendentemente dai suoi comportamenti è estranea e
artificiale e Cécile non riesce a accettarla; questa realizzazione segna il
passaggio dalla prima parte alla seconda, dall’infanzia all’età adulta, quando
Cécile si riconosce come donna e come donna affronta la rivale. Nasce quindi
una nuova
Cécile cinica e manipolativa, che può difendersi solo con le armi del suo mondo
e che non esita a usarle.
Determinata
a impedire il matrimonio, complotta con Cyril e Elsa per far ingelosire suo
padre e spingerlo a tentare di riconquistare la vecchia amante, tradendo Anne. Secondo
il piano, Elsa e Cyril avrebbero dovuto
fingere di avere una relazione per far ingelosire suo padre e spingerlo a
tradire Anne per riconquistare Else. Questo piano, naturalmente, ha successo.
Ma aver sottovalutato la sensibilità di Anne, l’essersi scagliata contro di lei
come contro un’entità astratta e imperturbabile e non una persona dotata di
sentimenti, porta a tragici risultati che segneranno l’inconscio di Cécile per sempre.
Questo breve romanzo si presenta innanzitutto come lo scontro
fra due individualità femminili, una, Cécile, apparentemente resa debole dalla
sua stessa giovinezza, ignoranza, incoerenza e frivolezza, e l’altra, Anne, forte della sua
esperienza, signorilità e maturità. Ma, com’è naturale, è alla giovane Cécile così
bamboccia, tutta istinti e capricci, che vanno le simpatie del lettore.
Il
personaggio di Cécile è fatto benissimo, è una simpaticissima figura di
adolescente, che dell’adolescenza incarna tutte le contraddizioni, le
esagerazioni, gli estremismi e gli smarrimenti, la noncurante crudeltà che
costituisce la magia della gioventù, la convinzione che tutto le sia dovuto. Figlia del tipico seduttore alla Kierkegaard,
Cécile è difficile da definire, perché rappresenta l’arroganza e la dolcezza
della giovinezza, quel momento di grazia e fragilità unico nella vita, quel
fluire incandescente di stati d’animo, istinti, capricci e sensazioni che
ancora non si sono sedimentati in una personalità univoca. Come il Bergson che
si affanna invano a studiare, Cécile incarna l’eterno divenire, lo slancio
vitale che non si è ancora fossilizzato e spento in forme definite, il fuoco
della vita che ancora il tempo non ha spento. Le è estranea qualsiasi
introspezione, perché anche una minima pausa riflessiva avrebbe interrotto lo
slancio vitale, l’immersione nella realtà. È lei stessa che definisce il gusto
del piacere e della felicità l’unico tratto coerente del suo carattere. Di
conseguenza, rifiuta qualsiasi tipo di impegno, di coerenza a e di serietà, di
riflessione sull’esistenza; riconosce che i suoi piaceri sono dovuti al denaro
- uscite, cinema, teatro, vestiti nuovi, dischi, fiori, corse in macchina,
cocktail nei caffè all’aperto - ma con ironia rifiuta di disprezzarli, li
definisce facili solo perché aveva sentito dire che lo sono. Epitome della
giovinezza, dichiara che i giovani non le piacciono, manifesta in continuazione
il bisogno di provocare e di scandalizzare, tipico degli adolescenti, e intanto
si crogiola in uno stato di sensualità, pigrizia e cinismo che però non
le impedisce di riconoscere le pulsioni, violente e inconsce, che agitavano il
suo animo spontaneo. Al di là del suo innato cinismo verso l’umanità, l’amore e
ogni tipo di sentimento, la sua ingenuità non è solo apparente, ma è lo stupore
di un giovane essere agli occhi del quale il mondo è ancora nuovo e i valori
sono tutti da creare.
Sedimentata e
fossilizzata è invece la quarantaduenne Anne, che dello slancio vitale serba
solo lontani ricordi. Misurata, discreta, razionale, pacata, equilibrata… Anne
è francamente noiosa nella sua fredda perfezione e dà fastidio al lettore – immerso in un’atmosfera di sole,
mare e spiaggia – quanto dà fastidio a Cécile. Priva di calore e umanità e del
tutto incapace di mettersi nei panni di una ragazzina, sa solo darle ordini e
giudicarla, dimostrando che lei non era mai stata giovane.
Secondo Cécile era
dotata di «una pace dei sensi che metteva soggezione», «disprezzava ogni
eccesso» e «non si concedeva mai una vera vacanza»; la conclusione dell’analisi
che Cécile fa della sua madre / rivale è che «quell’indifferenza era la sola
cosa che le si potesse rimproverare». Quello
di Cécile è occhio puro della gioventù di fronte al quale gli adulti non
possono mentire : alla ragazzina non sfugge che l’equilibrio di Anne non era la
dura conquista dell’età e dell’esperienza, ma una resa incondizionata, una
sconfitta che l’aveva lasciata mutilata, priva della capacità di appassionarsi
e di annoiarsi. E questa maschera si incrina di continuo, rivelando una
vulnerabilità celata sotto l’autorevolezza.
Il primo segno della
sua insicurezza e della sua bassa autostima è proprio la sua attitudine a imporre
agli altri cosa fare, a organizzare le vite di quelli che la circondano in una
sterile mania di ordine e controllo tipica di chi non si ritiene in grado di
affrontare imprevisti.
Inoltre, la malafede di
Anne è evidente proprio nel suo innamorarsi del frivolo, superficiale e mondano
padre di Cécile; all’inizio la
ragazzina avvisa il suo edonista genitore che Anne non si sarebbe mai
interessata a lui, perché era troppo intelligente e aveva troppo rispetto di sé
e perché era troppo diversa dalle donnicciole con le quali aveva successo;
invece Anne accetta immediatamente la sua corte e la sua proposta di
matrimonio. Basta solo questo a dirla lunga su quanto il suo olimpico equilibrio
fosse solo una costruzione artificiale e su come la sua presunta e ostentata
superiorità celasse una donna insicura in cerca di lusinghe.
Vediamo
poi che Anne quella sua calma innata la perda facilmente e in continuazione, di
come sia l’unica, in quel mondo di pulsioni ostentate, ad avere scatti d’ira e
parole maligne. La sua maturità è noiosa, pedante e artificiosa, se confrontata
con la spontanea immaturità di Cécile, e la sua intelligenza,
l’efficienza e responsabilità di Anne sono gelide e celano un vuoto altrettanto
profondo, ma molto meno onesto, di quello di Raymon e Cécile.
Nella loro lotta Anne
parte sconfitta, perché la debolezza di Cécile è imputabile unicamente alla sua
giovinezza, e perché la ragazzina, seppure nella sua irresponsabilità,
acquisisce di pagina in pagina una sicurezza di sé superiore alla sua età; Anne
invece, nonostante una maturità anagrafica, resta insicura, e le calma che
ostenta è evidentemente una maschera che cela una donna debole, che non è mai stata
sicura del suo fascino e del suo valore. Il loro è uno scontro fra donne, e
vince quella che meglio padroneggia le arti femminili. Alla fine l’eterna
ragazzina Cécile si dimostra, se provocata, capace di reagire come una donna di
mondo, mentre Anne si rivela per l’adolescente, insicura, musona, scontenta e
innamorata che è, e anche una donna disonesta che si impone una maturità
fittizia che le serve solo a celare un carattere infantile e insicuro. Proprio
da come reagisce al tradimento - tradimento prevedibilissimo - si capisce inoltre
che la sua era stata una vita protetta e banale, lontana dai tumulti della vite
e dell’umanità nei quali, invece, Cécile naviga a suo agio.
Non sono solo due
personaggi e due modi di vita che si scontrano, ma due filosofie e due classi
sociali la cui lotta ci riporta alla temperie culturale dell’epoca, alla Parigi
dell’esistenzialismo e delle avanguardie dalla quale la giovane Sagan - che, quando
scrisse Bonjour Tristesse, aveva più o meno l’età di Cécile – è solo
apparentemente lontana. Al di là della teoria del vitalismo panico di Bergson,
che ha segnato il secolo scorso almeno quando quella del dionisiaco di
Nietzche, quello messo in atto da Cécile è il principio esistenzialista che la vita va vissuta, al di là
del bene e del male. Con la sua sola luminosa, contraddittoria
esistenza, rivela quanto vuoto, quanti rancori e malafede si celino dietro i
valori tradizionali.
Come le giovani donne della sua epoca, come la giovane Sagan ma Simone de
Beauvoir, Cécile rifiuta i concetti, tradizionali e borghesi, di
amore, matrimonio e responsabilità, e “combatte” in nome della libertà, del diritto rivendicato dai
giovani di sbarazzarsi di tutto ciò che è impegno, responsabilità, monotonia,
fatica, opponendo l’indolenza alla disciplina, l’irresponsabilità
al senso del dovere, la meschinità calcolatrice borghese alla lussuosa
dissipatezza che non si cura delle sue conseguenze dei suoi gesti : il piano di
Cécile infatti non è altro che un’espressione dell’atto gratuito teorizzato da
Gide e esaltato dagli esistenzialisti.
Oltre al suo contesto
filosofico, le tematiche del romanzo sono molteplici : perdita dell’innocenza, complessi edipici irrisolti, repressione del senso di
colpa, il dominio della giovinezza che si pone al
di sopra del bene, del male e di qualsiasi altra legge - tematiche che, insieme
all’ambiente in cui i personaggi si muovono, ci riporta alla stagione dell’Estetismo
(l’unico autore che a Cécile piaccia e che cita spesso è Oscar
Wilde) e, soprattutto, la tematica della libertà.
Quello a cui il titolo
allude è infatti che la tristezza è il prezzo da pagare per restare fedeli a se stessi.

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