«I’m an echo of a sound made a lifetime ago»
Nella giungla misteriosa e lussureggiante della
Malesia, con i suoi colori abbaglianti e la sua vegetazione prorompente, si
nasconde un perfetto, delicato, poetico giardino giapponese, Yugiri, “the
garden of evening mists”, un luogo fuori dal tempo, immerso in un’atmosfera
rarefatta, come se si trovasse in una dimensione a se stante, come se fosse
l’ingresso di un altro mondo. Ed è in questo mondo sospeso in eterno nelle
nebbie della sera che all'inizio del romanzo ritorna dopo anni di assenza la
protagonista, Yun Ling, per ritrovare il luogo in cui aveva trascorso gli anni più
importanti della sua vita. Comincia così una storia che amo molto, uno dei
libri a cui tengo di più, un romanzo magico, malinconico e profondo, nel quale
il fascino remoto e pieno di contrasti dell’Oriente si riflette in una
scrittura poetica e evocativa nella quale ogni elemento si ricompone in una
superiore armonia, in un’esplorazione della perdita e del ricordo.
Siamo negli
anni ’80, e Yun Ling ha appena concluso prematuramente la sua carriera di
giudice della Corte Suprema di Kuala Lumpur e si è rifugiata a Cameron
Highlands, nella piantagione di tè dove aveva trascorso parte della sua
giovinezza. È lei la proprietaria del giardino, l’unico giardino giapponese in
Malesia e uno dei più famosi giardini giapponesi del mondo, sia per la sua
bellezza, perché incarna tutti i principi di equilibri fra gli elementi del
giardino zen, sia perché era stato creato da Aritomo sensei, il più abile
giardiniere dell’imperatore del Giappone. Questa figura misteriosa in Giappone
era ancora al centro della curiosità generale : conosciuto anche come rinomato
artista e famoso per le sue incisioni su legno, gli ukiyo-e, allontanatosi dal servizio dell’imperatore per motivi mai
chiariti, stabilitosi durante gli anni della guerra in quel luogo remoto della
Malesia, in una sorta di esilio forzato, era poi scomparso nella giungla da un
momento all'altro e nessuno era stato in grado di ritrovarlo e di scoprire che
ne fosse stato di lui. Di questo personaggio controverso Yun Ling è l’unica
erede, e ritorna a Yugiri anche per incontrare Tatsuji Yoshikawa, un professore
giapponese interessato alla vita e alle opere di Aritomo, sia al suo giardino
che a una collezione di sue ukiyo-e mai viste prima, sempre di proprietà di Yun
Ling.
In questo
luogo così pieno di ricordi e segreti, dopo decenni Yun Ling è costretta a fare
i conti con il suo passato. Inoltre, Yun Ling sa che, in pochi anni, una
malattia neurologica irreversibile porterà danni incolmabili alla sua memoria e
quindi, incalzata anche dalla conversazioni con il professor Tatsuji, decide di
scrivere la sua storia, affinché il ricordo del passato non si perdesse nei
meandri del tempo. È per questo, per
seguire il flusso della memoria che va e che viene, che il romanzo è ambientato
in epoche diverse collegate da flashback. Abbiamo così una narrazione che
attraversa tre periodi : gli anni ’80, quando Yun Ling scrive la sua storia,
gli anni ’50 quando avvengono gli eventi
più importanti, e la Seconda Guerra Mondiale, che ne è il retroscena e il punto
di partenza.
Il suo odio
per il Giappone ha però motivi seri e comprensibili : durante la guerra, dopo
che il Giappone aveva invaso la Malesia, lei e sua sorella Yun Hong, membri di
una ricca famiglia cinese naturalizzata, erano state “ospiti dell’imperatore”, cioè
internate in un campo di concentramento per civili. In questi campi, perfetti
equivalenti dei campi di concentramento nazisti, i prigionieri erano sottoposti
a indicibili sevizie e torture. Mentre Yun Ling viene messa ai lavori forzati,
Yun Hong, un'artista, è costretta a servire le truppe nel bordello del campo. Il campo in
cui sono internate le due sorelle si caratterizza però per due motivi
particolari : il lavoro principale dei prigionieri era scavare, per scopi
ignoti, una galleria sotterranea, e alla fine della guerra nessuno di quelli
che ci avevano vissuto, né prigionieri né soldati, era sopravvissuto… tranne
Yun Ling. Nonostante lei negli anni non avesse fatto altro che cercarlo - si spiega
così la sua collaborazione con gli interrogatori ai criminali di guerra - fin da
poche ore dopo la sua misteriosa fuga il campo era stato fatto scomparire nel
nulla, inghiottito dalla giungla come se non fosse mai esistito.
Oltre che
ritrovare il luogo in cui sua sorella era morta, Yun Ling ha un altro scopo :
quando nel campo riuscivano a incontrarsi, lei e Yun Hong cercavano di evadere
dal degrado e dalle sofferenze fantasticando sui giardini giapponesi che
avevano visto da bambine a Kyoto e ripromettendosi di crearne uno a Kuala
Lumpur. Dopo la morte di sua sorella, e dopo aver cercato invano il campo, Yun
Ling vuole mantenere a tutti i costi questa promessa, e quindi ritorna a Cameron
Highlands
per commissionare questa opera ad Aritomo sensei. Ad accoglierla sono Magnus Pretorius, un
vecchio amico di famiglia nonché espatriato sudafricano, proprietario della
piantagione di tè, sua moglie Emily e suo nipote Frederick.
Il suo primo
incontro con Aritomo è un insuccesso : taciturno e austero, l’ex giardiniere
dell’imperatore non sembra avere nessuna intenzione di sentirsi in colpa per i
crimini del suo paese, né di aiutare Yun Ling, che fin dall'inizio lo tratta
con malcelato rancore e disprezzo; però, dopo aver saputo del suo passato,
accetta di prenderla come apprendista e lei, nonostante il risentimento e
l’odio che ancora serba nei confronti dei giapponesi, accetta : si trasferisce
nella proprietà di Magnus e comincia a lavorare a Yugiri ogni giorno.
Obbedire a un
giapponese, trovarsi rispetto a lui in una condizione di sottomissione,
risveglia i fantasmi del suo passato e riporta alla luce tutti i ricordi
soppressi e i traumi di Yun Ling. Da questa parte del mondo sarebbe stato come
costringere una sopravvissuta ad Auschwitz a vivere e a lavorare a stretto
contatto con un tedesco e alle sue dipendenze. Però, nonostante ciò, lavorando
insieme, lentamente si sviluppa fra Yun Ling e Aritomo un rapporto particolare,
una relazione profonda e immediata, basata su gesti, sguardi, su un’intesa
fisica e mentale che non ha bisogno di parole, un rapporto sia spirituale che
sensuale.
Inoltre,
l’arte di creare un giardino, secondo i principi formali e estetici del Sakuteiki, un’opera dell’Undicesimo
secolo, ovvero l’arte dello shakkei,
o borrowed scenery, cioè la capacità di
creare scenari inserendovi elementi del paesaggio attraverso le illusioni,
penetra in lei e modifica la sua percezione del mondo. A Yugiri regnano, nella
più pura tradizione zen, equilibrio e armonia, senso delle proporzioni e unità
degli opposti, e per questo il giardino è un mondo a se stante, opposto al caos
della guerra e all'inferno che Yun Ling si porta dentro : se un giardino è
l’espressione di uno stato spirituale, creare un giardino diventa un’esperienza
esistenziale, e questo aiuta Yun Ling a venire a patti con i suoi terribili
ricordi e con i traumi subiti durante la guerra.
Intanto, sia
nel presente che nel passato, gli eventi incalzano, e la Storia minaccia questo
mondo incantato.
Nel presente,
il professor Tatsuji confessa a Yun Ling che ad interessarlo non era solo
l’attività di giardiniere e di intagliatore di Aritomo : costui era uno degli ultimi e dei più
eccelsi horoshi, esponenti dell’arte
degli horimono, dei tatuaggi
artistici. Ritrovare almeno i disegni preparatori di un horimono realizzato da
Aritomo sarebbe stata una scoperta importantissima, e perciò si era rivolto a
Yun Ling per chiederle se lei, in quanto unica erede di Aritomo, ne sapeva
qualcosa. E qualcosa, Yun Ling, la sapeva : prima di scomparire nella giungla,
Aritomo sensei aveva realizzato sulla schiena il suo ultimo capolavoro, un horimono
in stile giapponese, ma unico al mondo perché, al posto di scene tipiche del mondo fluttuante, raffigurava elementi
del paesaggio malese : Yugiri, la piantagione di tè e le montagne che le
circondano, un airone che si alza in volo dalla nuvole, i fiori e le piante
della foresta tropicale, una pioggia di stelle cadenti e un arciere che con la
sua ultima freccia mira al sole, simbolo del Giappone, e uno spazio bianco e
vuoto, uguale a uno stesso spazio bianco e vuoto lasciato a Yugiri, perché ogni
opera d’arte per essere tale deve restare incompiuta, due spazi vuoti che,
esaminati in scala, risultano perfettamente sovrapponibili…
Nel passato,
siamo in piena Emergenza Malese : la
giungla attorno a Yugiri pullula di guerriglieri maoisti, di seguaci di Chang
Kei Shek, di Orang Asli, i nativi, in un clima di terrorismo, attentati e
rapimenti dai quali, per motivi ignoti, Magnus e la sua piantagione restano al
sicuro. Cominciano inoltre le visite, sempre più intimidatorie, dei membri
della misteriosa “Association to Bring Home the Emperor’s Fallen Warriors”,
composta da quelli che apparentemente sono civili e sacerdoti giapponesi in
cerca dei resti dei soldati giapponesi caduti per i quali celebrare cerimonie
funebri, ma che in realtà Yun Ling riconosce come ex officiali del Kempeitai.
Inoltre, sia
nelle parole dei terroristi che dei soldati giapponesi interrogati in passato
da Yun Ling, ricorre, l’espressione Golden Lily, il nome di un programma
militare segreto per nascondere e poi portare in Giappone gli oggetti preziosi
di cui i giapponesi si erano appropriati durante la Guerra : sono questi tesori
che i membri della sedicente Associazione stanno cercando. Il sospetto che
Aritomo potesse saperne qualcosa, che già sorge per la sua familiarità con i
membri dell’Associazione, attira i guerriglieri comunisti e Magnus è ucciso nel
tentativo di proteggere la sua famiglia. Aritomo nega il suo coinvolgimento, ma
intanto emerge che, durante la guerra, aveva impedito attacchi contro Majuba e
i suoi abitanti, prova di un potere e di un’influenza incompatibili con la sua
posizione di giardiniere in esilio. Inoltre, quando a un certo punto cerca di
confortare di Yun Ling e di tranquillizzarla sulla sorte della sorella, si
scopre che il generale Tominaga, il comandante del campo in cui le due sorelle
erano state internate, quello che contribuisce alla salvezza di Yun Ling, era
una persona strettamente legata al suo passato, la causa del suo esilio dalla
corte. E così, con il proseguire della storia, capiamo che tutto è collegato :
l’operazione Golden Lily, i tesori nascosti nel profondo della giungle, la
presenza di Aritomo in Malesia, il campo di lavoro in cui Yun Ling è stata
rinchiusa, la morte di sua sorella e la sua stessa sopravvivenza, il ruolo
svolto da Tominaga e, soprattutto, il tatuaggio sulla sua schiena, la vera eredità
di Aritomo, un capolavoro dell’arte dello shakkei
e quindi l’ultimo messaggio che Aritomo aveva lasciato a Yun Ling, la risposta
a tutte le sue domande.
Perciò Yun
Ling decide che, prima di morire, deve fare in modo che nessuno possa mettere
le mani sul suo corpo e sul tatuaggio : così rinuncia a ritrovare il luogo in
cui è morta sua sorella, ma nello stesso tempo lascia che i morti e il passato
smettano di tormentare i vivi.
Questo romanzo
si è conquistato un posto privilegiato nella mia classifica personale per vari
motivi.
Innanzitutto,
ho per l’autore, Tan Twan Eng, un
affetto immenso, come se lo conoscessi di persona : già dopo aver letto The
Gift of Rain, uno dei mie libri preferiti in assoluto, mi ero resa
conto che stavo leggendo l’opera di una persona di una sensibilità
straordinaria e ricca di sfumature, attenta in un modo tutto orientale agli
aspetti più poetici e malinconici della realtà.
Uno dei punti
più affascinanti del romanzo è infatti l’attenzione agli elementi mistici della
cultura spirituale giapponese e il modo in cui questi penetrano nella
narrazione e nei personaggi. Perfino la relazione fra Yun Ling e Aritomo si
sviluppa attraverso pagine piene di metafore sullo zen, la cerimonia del tè,
l’arte di creare un giardino, e l’arte
dei tatuaggi. Ma il romanzo si pone dal punto di vista malese ed esplora anche
il lato oscuro dell’anima giapponese; per questo, anche il Kyudo, il tiro con l’arco, che Aritomo pratica senza frecce, come
forma di meditazione, e l’arte dello shakkei, all'inizio sembrano condurre all'illuminazione, come l’aikido
in The Gift of Rain, ma in
seguito rivelano il loro oscuro potere di alterare la realtà ingannando i sensi
e le percezioni. In particolare, nelle descrizioni quasi erotiche di quando
Aritomo esegue il suo horimono su Yun Ling, arte e passione danno vita a scene
di una sensualità raffinatissima e morbosa, in cui piacere e dolore si fondono
in uno stato di esaltazione del corpo e dello spirito.
Inoltre,
rispetto a The Gift of Rain, tutto è più esplicito : mentre nel primo
romanzo non è mai nemmeno accennato che il sentimento che unisce Philip e il
suo sensei nelle loro successive reincarnazioni è più che amicizia, in The
garden sappiamo che Aritomo e Yun Ling e Tatsuji e il generale Teruzen
sono delle coppie unite da un amore messo alla prova dalla guerra e dalla
storia; in particolare, Tatsuji e il generale Teruzen sono protagonisti di una
sottotrama tristissima che ci porta sia nella drammatica vita quotidiana dei
piloti kamikaze durante gli ultimi giorni di guerra, sia all'interno di un
amore proibito e contrastato dalle convenzioni sociali, ma che raggiunge la sua
apoteosi nell'estremo sacrificio e nel ricordo eterno.
Un altro
elemento del romanzo che mi ha colpita è che tutti i personaggi, senza
esclusione, hanno dei segreti, sono segnati dai compromessi che hanno dovuto
accettare, sono sia vittime che carnefici e le loro azioni li perseguitano;
anche Yun Ling, sebbene vittima, cerca non solo pace, ma anche, a sua volta,
perdono e redenzione.
Ma la tematica
principale di The garden è la memoria, il suo ruolo nell'esistenza umana e la
necessità di preservarla. Infatti il romanzo si apre con una citazione di Richard Holmes : There is a goddess
of Memory, Mnemosyne; but none of Forgetting. Yet there should be, as they are twin sisters,
twin powers, and walk on either side of us, disputing for sovereignty over us
and who we are, all the way until death. In quanto sopravvissuta, e oppressa dal
senso di colpa di tutti i sopravvissuti che hanno perso una persona cara, Yun
Ling passa la vita a torturarsi nella scelta di ciò che vuole ricordare e gli
orrori della guerra che cerca invano di dimenticare, finché non scopre che
perdere la memoria è il suo destino : è allora che comincia a riflettere sulle
trappole che la memoria ci tende, sul modo in cui essa è filtrata e modificata
dai nostri sentimenti e su come però ci sia bisogno di preservarla, per non
perdere se stessi, le proprie radici e la propria identità.
Altre
tematiche importantissime sono, ovviamente, il colonialismo e la
decolonizzazione, rispetto alla quale i personaggi sono portavoce di diversi
atteggiamenti. Yun Ling rappresenta la pura opposizione al colonialismo e
incarna quell'atteggiamento che sta portando il baricentro del mondo nel Sud
Est Asiatico. Magnus, invece, veterano della Seconda Guerra Boera, serba rancore all'Impero Britannico, ma ne
ripete gli atteggiamenti nella sua piantagione in Malesia. Tatsuji, a sua volta, incarna il senso di colpa
post coloniale per i crimini di cui il Giappone si è macchiato durante la
guerra, crimini per i quali sente di continuo il bisogno di scusarsi in un atteggiamento
del tutto differente da quello tenuto ancora oggi dal Giappone, unico paese al
mondo che ancora persiste nel rifiuto di riconoscere le sue responsabilità.
La bravura
dell’autore è proprio quella di muoversi con disinvoltura in questo scenario
multiculturale, e soprattutto quella di fondere tutti questi elementi
contrastanti e apparentemente incompatibili in un equilibrio superiore dato
dalla poeticità del suo linguaggio e delle immagini allusive delle sue
descrizioni, come, ad esempio, la descrizione dei Notturni di Chopin suonati di
notte nella giungla. La struttura narrativa stessa riflette, infatti, l’arte di
camuffare la realtà e il romanzo è perciò intessuto di citazioni nascoste di
poesie di morte, Death Poems giapponesi, che l’autore ha disseminato come
indizi segreti, e il lettore che sa individuarle e ne conosce il significato
riesce a comprendere il vero senso della trama e cosa ne sarà dei personaggi.
In particolare, ricorrono l’immagine delle sue falene e dei due aironi che si
inseguono in volo, simbolo di come i personaggi – Yun Ling e Aritomo, Tatsuji e
Teruzen – sono destinati a incontrarsi, ad amarsi e a distruggersi in un eterno
ciclo di nascita e morte.








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