giovedì 21 febbraio 2013

The garden of Evening Mists – Tan Twan Eng


«I’m an echo of a sound made a lifetime ago»



Nella giungla misteriosa e lussureggiante della Malesia, con i suoi colori abbaglianti e la sua vegetazione prorompente, si nasconde un perfetto, delicato, poetico giardino giapponese, Yugiri, “the garden of evening mists”, un luogo fuori dal tempo, immerso in un’atmosfera rarefatta, come se si trovasse in una dimensione a se stante, come se fosse l’ingresso di un altro mondo. Ed è in questo mondo sospeso in eterno nelle nebbie della sera che all'inizio del romanzo ritorna dopo anni di assenza la protagonista, Yun Ling, per ritrovare il luogo in cui aveva trascorso gli anni più importanti della sua vita. Comincia così una storia che amo molto, uno dei libri a cui tengo di più, un romanzo magico, malinconico e profondo, nel quale il fascino remoto e pieno di contrasti dell’Oriente si riflette in una scrittura poetica e evocativa nella quale ogni elemento si ricompone in una superiore armonia, in un’esplorazione della perdita e del ricordo.

Siamo negli anni ’80, e Yun Ling ha appena concluso prematuramente la sua carriera di giudice della Corte Suprema di Kuala Lumpur e si è rifugiata a Cameron Highlands, nella piantagione di tè dove aveva trascorso parte della sua giovinezza. È lei la proprietaria del giardino, l’unico giardino giapponese in Malesia e uno dei più famosi giardini giapponesi del mondo, sia per la sua bellezza, perché incarna tutti i principi di equilibri fra gli elementi del giardino zen, sia perché era stato creato da Aritomo sensei, il più abile giardiniere dell’imperatore del Giappone. Questa figura misteriosa in Giappone era ancora al centro della curiosità generale : conosciuto anche come rinomato artista e famoso per le sue incisioni su legno, gli ukiyo-e, allontanatosi dal servizio dell’imperatore per motivi mai chiariti, stabilitosi durante gli anni della guerra in quel luogo remoto della Malesia, in una sorta di esilio forzato, era poi scomparso nella giungla da un momento all'altro  e nessuno era stato in grado di ritrovarlo e di scoprire che ne fosse stato di lui. Di questo personaggio controverso Yun Ling è l’unica erede, e ritorna a Yugiri anche per incontrare Tatsuji Yoshikawa, un professore giapponese interessato alla vita e alle opere di Aritomo, sia al suo giardino che a una collezione di sue ukiyo-e mai viste prima, sempre di proprietà di Yun Ling. 

In questo luogo così pieno di ricordi e segreti, dopo decenni Yun Ling è costretta a fare i conti con il suo passato. Inoltre, Yun Ling sa che, in pochi anni, una malattia neurologica irreversibile porterà danni incolmabili alla sua memoria e quindi, incalzata anche dalla conversazioni con il professor Tatsuji, decide di scrivere la sua storia, affinché il ricordo del passato non si perdesse nei meandri del tempo. È per questo, per seguire il flusso della memoria che va e che viene, che il romanzo è ambientato in epoche diverse collegate da flashback. Abbiamo così una narrazione che attraversa tre periodi : gli anni ’80, quando Yun Ling scrive la sua storia, gli  anni ’50 quando avvengono gli eventi più importanti, e la Seconda Guerra Mondiale, che ne è il retroscena e il punto di partenza.


Il suo odio per il Giappone ha però motivi seri e comprensibili : durante la guerra, dopo che il Giappone aveva invaso la Malesia, lei e sua sorella Yun Hong, membri di una ricca famiglia cinese naturalizzata, erano state “ospiti dell’imperatore”, cioè internate in un campo di concentramento per civili. In questi campi, perfetti equivalenti dei campi di concentramento nazisti, i prigionieri erano sottoposti a indicibili sevizie e torture. Mentre Yun Ling viene messa ai lavori forzati, Yun Hong, un'artista, è costretta a servire le truppe nel bordello del campo. Il campo in cui sono internate le due sorelle si caratterizza però per due motivi particolari : il lavoro principale dei prigionieri era scavare, per scopi ignoti, una galleria sotterranea, e alla fine della guerra nessuno di quelli che ci avevano vissuto, né prigionieri né soldati, era sopravvissuto… tranne Yun Ling. Nonostante lei negli anni non avesse fatto altro che cercarlo - si spiega così la sua collaborazione con gli interrogatori ai criminali di guerra - fin da poche ore dopo la sua misteriosa fuga il campo era stato fatto scomparire nel nulla, inghiottito dalla giungla come se non fosse mai esistito. 

Oltre che ritrovare il luogo in cui sua sorella era morta, Yun Ling ha un altro scopo : quando nel campo riuscivano a incontrarsi, lei e Yun Hong cercavano di evadere dal degrado e dalle sofferenze fantasticando sui giardini giapponesi che avevano visto da bambine a Kyoto e ripromettendosi di crearne uno a Kuala Lumpur. Dopo la morte di sua sorella, e dopo aver cercato invano il campo, Yun Ling vuole mantenere a tutti i costi questa promessa, e quindi ritorna a Cameron Highlands per commissionare questa opera ad Aritomo sensei.  Ad accoglierla sono Magnus Pretorius, un vecchio amico di famiglia nonché espatriato sudafricano, proprietario della piantagione di tè, sua moglie Emily e suo nipote Frederick.

Il suo primo incontro con Aritomo è un insuccesso : taciturno e austero, l’ex giardiniere dell’imperatore non sembra avere nessuna intenzione di sentirsi in colpa per i crimini del suo paese, né di aiutare Yun Ling, che fin dall'inizio lo tratta con malcelato rancore e disprezzo; però, dopo aver saputo del suo passato, accetta di prenderla come apprendista e lei, nonostante il risentimento e l’odio che ancora serba nei confronti dei giapponesi, accetta : si trasferisce nella proprietà di Magnus e comincia a lavorare a Yugiri ogni giorno.

Obbedire a un giapponese, trovarsi rispetto a lui in una condizione di sottomissione, risveglia i fantasmi del suo passato e riporta alla luce tutti i ricordi soppressi e i traumi di Yun Ling. Da questa parte del mondo sarebbe stato come costringere una sopravvissuta ad Auschwitz a vivere e a lavorare a stretto contatto con un tedesco e alle sue dipendenze. Però, nonostante ciò, lavorando insieme, lentamente si sviluppa fra Yun Ling e Aritomo un rapporto particolare, una relazione profonda e immediata, basata su gesti, sguardi, su un’intesa fisica e mentale che non ha bisogno di parole, un rapporto sia spirituale che sensuale.

Inoltre, l’arte di creare un giardino, secondo i principi formali e estetici del Sakuteiki, un’opera dell’Undicesimo secolo, ovvero l’arte dello shakkei, o borrowed scenery, cioè la capacità di creare scenari inserendovi elementi del paesaggio attraverso le illusioni, penetra in lei e modifica la sua percezione del mondo. A Yugiri regnano, nella più pura tradizione zen, equilibrio e armonia, senso delle proporzioni e unità degli opposti, e per questo il giardino è un mondo a se stante, opposto al caos della guerra e all'inferno che Yun Ling si porta dentro : se un giardino è l’espressione di uno stato spirituale, creare un giardino diventa un’esperienza esistenziale, e questo aiuta Yun Ling a venire a patti con i suoi terribili ricordi e con i traumi subiti durante la guerra.

Intanto, sia nel presente che nel passato, gli eventi incalzano, e la Storia minaccia questo mondo incantato.

Nel presente, il professor Tatsuji confessa a Yun Ling che ad interessarlo non era solo l’attività di giardiniere e di intagliatore di Aritomo  : costui era uno degli ultimi e dei più eccelsi horoshi, esponenti dell’arte degli horimono, dei tatuaggi artistici. Ritrovare almeno i disegni preparatori di un horimono realizzato da Aritomo sarebbe stata una scoperta importantissima, e perciò si era rivolto a Yun Ling per chiederle se lei, in quanto unica erede di Aritomo, ne sapeva qualcosa. E qualcosa, Yun Ling, la sapeva : prima di scomparire nella giungla, Aritomo sensei aveva realizzato sulla schiena il suo ultimo capolavoro, un horimono in stile giapponese, ma unico al mondo perché, al posto di scene tipiche del mondo fluttuante, raffigurava elementi del paesaggio malese : Yugiri, la piantagione di tè e le montagne che le circondano, un airone che si alza in volo dalla nuvole, i fiori e le piante della foresta tropicale, una pioggia di stelle cadenti e un arciere che con la sua ultima freccia mira al sole, simbolo del Giappone, e uno spazio bianco e vuoto, uguale a uno stesso spazio bianco e vuoto lasciato a Yugiri, perché ogni opera d’arte per essere tale deve restare incompiuta, due spazi vuoti che, esaminati in scala, risultano perfettamente sovrapponibili…

Nel passato, siamo in piena Emergenza Malese : la giungla attorno a Yugiri pullula di guerriglieri maoisti, di seguaci di Chang Kei Shek, di Orang Asli, i nativi, in un clima di terrorismo, attentati e rapimenti dai quali, per motivi ignoti, Magnus e la sua piantagione restano al sicuro. Cominciano inoltre le visite, sempre più intimidatorie, dei membri della misteriosa “Association to Bring Home the Emperor’s Fallen Warriors”, composta da quelli che apparentemente sono civili e sacerdoti giapponesi in cerca dei resti dei soldati giapponesi caduti per i quali celebrare cerimonie funebri, ma che in realtà Yun Ling riconosce come ex officiali del Kempeitai.

Inoltre, sia nelle parole dei terroristi che dei soldati giapponesi interrogati in passato da Yun Ling, ricorre, l’espressione Golden Lily, il nome di un programma militare segreto per nascondere e poi portare in Giappone gli oggetti preziosi di cui i giapponesi si erano appropriati durante la Guerra : sono questi tesori che i membri della sedicente Associazione stanno cercando. Il sospetto che Aritomo potesse saperne qualcosa, che già sorge per la sua familiarità con i membri dell’Associazione, attira i guerriglieri comunisti e Magnus è ucciso nel tentativo di proteggere la sua famiglia. Aritomo nega il suo coinvolgimento, ma intanto emerge che, durante la guerra, aveva impedito attacchi contro Majuba e i suoi abitanti, prova di un potere e di un’influenza incompatibili con la sua posizione di giardiniere in esilio. Inoltre, quando a un certo punto cerca di confortare di Yun Ling e di tranquillizzarla sulla sorte della sorella, si scopre che il generale Tominaga, il comandante del campo in cui le due sorelle erano state internate, quello che contribuisce alla salvezza di Yun Ling, era una persona strettamente legata al suo passato, la causa del suo esilio dalla corte. E così, con il proseguire della storia, capiamo che tutto è collegato : l’operazione Golden Lily, i tesori nascosti nel profondo della giungle, la presenza di Aritomo in Malesia, il campo di lavoro in cui Yun Ling è stata rinchiusa, la morte di sua sorella e la sua stessa sopravvivenza, il ruolo svolto da Tominaga e, soprattutto, il tatuaggio sulla sua schiena, la vera eredità di Aritomo, un capolavoro dell’arte dello shakkei e quindi l’ultimo messaggio che Aritomo aveva lasciato a Yun Ling, la risposta a tutte le sue domande.

Perciò Yun Ling decide che, prima di morire, deve fare in modo che nessuno possa mettere le mani sul suo corpo e sul tatuaggio : così rinuncia a ritrovare il luogo in cui è morta sua sorella, ma nello stesso tempo lascia che i morti e il passato smettano di tormentare i vivi.

Questo romanzo si è conquistato un posto privilegiato nella mia classifica personale per vari motivi.

Innanzitutto, ho per l’autore, Tan Twan Eng, un affetto immenso, come se lo conoscessi di persona : già dopo aver letto The Gift of Rain, uno dei mie libri preferiti in assoluto, mi ero resa conto che stavo leggendo l’opera di una persona di una sensibilità straordinaria e ricca di sfumature, attenta in un modo tutto orientale agli aspetti più poetici e malinconici della realtà.

Uno dei punti più affascinanti del romanzo è infatti l’attenzione agli elementi mistici della cultura spirituale giapponese e il modo in cui questi penetrano nella narrazione e nei personaggi. Perfino la relazione fra Yun Ling e Aritomo si sviluppa attraverso pagine piene di metafore sullo zen, la cerimonia del tè, l’arte di creare un giardino,  e l’arte dei tatuaggi. Ma il romanzo si pone dal punto di vista malese ed esplora anche il lato oscuro dell’anima giapponese; per questo, anche il Kyudo, il tiro con l’arco, che Aritomo pratica senza frecce, come forma di meditazione, e l’arte dello shakkei, all'inizio sembrano condurre all'illuminazione, come l’aikido in The Gift of Rain, ma in seguito rivelano il loro oscuro potere di alterare la realtà ingannando i sensi e le percezioni. In particolare, nelle descrizioni quasi erotiche di quando Aritomo esegue il suo horimono su Yun Ling, arte e passione danno vita a scene di una sensualità raffinatissima e morbosa, in cui piacere e dolore si fondono in uno stato di esaltazione del corpo e dello spirito.

Inoltre, rispetto a The Gift of Rain, tutto è più esplicito : mentre nel primo romanzo non è mai nemmeno accennato che il sentimento che unisce Philip e il suo sensei nelle loro successive reincarnazioni è più che amicizia, in The garden sappiamo che Aritomo e Yun Ling e Tatsuji e il generale Teruzen sono delle coppie unite da un amore messo alla prova dalla guerra e dalla storia; in particolare, Tatsuji e il generale Teruzen sono protagonisti di una sottotrama tristissima che ci porta sia nella drammatica vita quotidiana dei piloti kamikaze durante gli ultimi giorni di guerra, sia all'interno di un amore proibito e contrastato dalle convenzioni sociali, ma che raggiunge la sua apoteosi nell'estremo sacrificio e nel ricordo eterno.

Un altro elemento del romanzo che mi ha colpita è che tutti i personaggi, senza esclusione, hanno dei segreti, sono segnati dai compromessi che hanno dovuto accettare, sono sia vittime che carnefici e le loro azioni li perseguitano; anche Yun Ling, sebbene vittima, cerca non solo pace, ma anche, a sua volta, perdono e redenzione.

Ma la tematica principale di The garden è la memoria, il suo ruolo nell'esistenza umana e la necessità di preservarla. Infatti il romanzo si apre con una citazione di Richard Holmes : There is a goddess of Memory, Mnemosyne; but none of Forgetting. Yet there should be, as they are twin sisters, twin powers, and walk on either side of us, disputing for sovereignty over us and who we are, all the way until death. In quanto sopravvissuta, e oppressa dal senso di colpa di tutti i sopravvissuti che hanno perso una persona cara, Yun Ling passa la vita a torturarsi nella scelta di ciò che vuole ricordare e gli orrori della guerra che cerca invano di dimenticare, finché non scopre che perdere la memoria è il suo destino : è allora che comincia a riflettere sulle trappole che la memoria ci tende, sul modo in cui essa è filtrata e modificata dai nostri sentimenti e su come però ci sia bisogno di preservarla, per non perdere se stessi, le proprie radici e la propria identità.


Altre tematiche importantissime sono, ovviamente, il colonialismo e la decolonizzazione, rispetto alla quale i personaggi sono portavoce di diversi atteggiamenti. Yun Ling rappresenta la pura opposizione al colonialismo e incarna quell'atteggiamento che sta portando il baricentro del mondo nel Sud Est Asiatico. Magnus, invece, veterano della Seconda Guerra Boera, serba rancore all'Impero Britannico, ma ne ripete gli atteggiamenti nella sua piantagione in Malesia.  Tatsuji, a sua volta, incarna il senso di colpa post coloniale per i crimini di cui il Giappone si è macchiato durante la guerra, crimini per i quali sente di continuo il bisogno di scusarsi in un atteggiamento del tutto differente da quello tenuto ancora oggi dal Giappone, unico paese al mondo che ancora persiste nel rifiuto di riconoscere le sue responsabilità.

La bravura dell’autore è proprio quella di muoversi con disinvoltura in questo scenario multiculturale, e soprattutto quella di fondere tutti questi elementi contrastanti e apparentemente incompatibili in un equilibrio superiore dato dalla poeticità del suo linguaggio e delle immagini allusive delle sue descrizioni, come, ad esempio, la descrizione dei Notturni di Chopin suonati di notte nella giungla. La struttura narrativa stessa riflette, infatti, l’arte di camuffare la realtà e il romanzo è perciò intessuto di citazioni nascoste di poesie di morte, Death Poems giapponesi, che l’autore ha disseminato come indizi segreti, e il lettore che sa individuarle e ne conosce il significato riesce a comprendere il vero senso della trama e cosa ne sarà dei personaggi. In particolare, ricorrono l’immagine delle sue falene e dei due aironi che si inseguono in volo, simbolo di come i personaggi – Yun Ling e Aritomo, Tatsuji e Teruzen – sono destinati a incontrarsi, ad amarsi e a distruggersi in un eterno ciclo di nascita e morte. 

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