«I'm a connoisseur of roads. I've been tasting
roads my whole life. This road will never end. It probably goes all around
the world»
Il 23 agosto, per me, è un
giorno triste... triste perché l'estate sta finendo, e soprattutto triste
perché oggi sarebbe stato il compleanno di River Phoenix, un attore
e un essere umano eccezionale, una personalità magnetica e luminosa, ma
purtroppo scomparso prematuramente. Perciò oggi parliamo di My Own
Private Idaho di Gus Van Sant (in italiano Belli
e dannati) il film cult che lo ha consacrato e lo ha reso
leggenda, e che ci ha lasciato la sua immagine più sentita, triste e bella, il
ruolo più significativo e intenso della sua breve carriera, l’emblema del suo
talento e della sua vulnerabilità.
Già il regista, di per sé,
è una garanzia : io l’ho amato infinitamente per film come Will
Hunting, Scoprendo Forrester, Last Days e L’amore
che resta. Ma My Own Private Idaho rientra
nella sua prima produzione, avvicinandosi nelle tematiche a film come Mala
Noche o Drugstore Cowboy. Impostato come road
movie scabrosamente realistico, onirico e surreale, quasi nichilista, il film
infatti fa parte dell’esplorazione, da parte del regista, del mondo malfamato e
oscuro delle grandi città, dell’orrore e della poeticità delle strade, di quel
sottofondo urbano popolato di figure inquietanti e sublime, dolorose e
grottesche, che formano una società a parte che vive di droga, prostituzione e
emarginazione. Su questa dimensione squallida e brutale Van Sant proietta i
sogni e le fantasie dei suoi protagonisti, dando vita a un film che, pur
essendo per molti versi controverso e inusuale, è un'opera d'arte insieme
delicata e grottesca, visionaria e scandalosa, il racconto crudo di un dramma
psicologico introspettivo e malinconico la cui originalità lo salva
sia dalla sdolcinatezza che dalla volgarità.
Il regista pensava a questa
storia da tempo. Dopo l’inaspettato successo di Drugstore Cowboy,
Van Sant era diviso fra due nuovi progetti : da un lato voleva realizzare una
rilettura moderna dell’Enrico IV di Shakespeare,
ispirandosi soprattutto al Falstaff di Orson
Welles; dall’altro voleva raccontare in un road movie della cultura
beat le storie vere di alcuni ragazzi di strada / ragazzi di vita che aveva
conosciuto personalmente, sulla scia delle sue esperienze personali e della
cruda descrizione della prostituzione maschile in cui si era imbattuto in Città
di notte di John Rechy. E a un certo punto,
ispirandosi a Chimes at Midnight di Welles, si
rese conto che non doveva necessariamente scegliere. Queste due matrici del
film sono incarnate dai due protagonisti.
L’aspetto
shakespeariano è sviluppato nel personaggio di Scott Favor,
interpretato da Keanu Reeves : aristocratico ribelle, novello
principe Hal, è il figlio del sindaco di Portland ma rinnega suo padre, che
odia e disprezza, rinuncia alla ricchezza e il potere della sua famiglia e
sceglie autonomamente di vivere nei più squallidi e degradati bassifondi della
città, dove sperimenta in prima persona, con disinibito cinismo, gli aspetti
più perversi e brutali dell’esistenza, perversamente contento di disonorare suo
padre, del quale fa il nome ogni volta che gli fa comodo.
E, nelle periferie di
edifici decrepiti, occupati da tossicodipendenti e rifiuti sociali, trova il
suo Falstaff in Bob Pigeon (William Richert), suo
mentore, maestro e amante, suo padre putativo e psichedelico, un personaggio
istrionico e farsesco, dotato di una sua grottesca nobiltà. Come un moderno Fagin di Dickens,
Bob è a capo di una variegata compagnia di giovani marchettari (fra cui recita
anche Flea dei Red Hot Chili Peppers), vagabondi,
ladri e tossicodipendenti e che guida Scott nella sua vita dissoluta, fra droga
e prostituzione.
L’altro aspetto del film è
rappresentato dall'altro protagonista, Michael Waters,
, interpretato da uno straordinario River Phoenix. Mike vive anche
lui per strada, si prostituisce sia con gli uomini che con le donne, ma per
tutto il film resta un personaggio candido, perfino puro, che sebbene immerso
in quella realtà di clienti, droga e perversioni varie dà sempre un’impressione
di rassegnazione e vulnerabilità, acuita dal fatto che soffre di una brutta
forma di narcolessia che lo porta a cadere in stato catatonico ogni volta che
si trova in situazioni di stress o ansia, cosa che accade spesso quando sta
adempiendo ai suoi “doveri” con i clienti, e che lo lascia indifeso e in balia
degli eventi tanto che, abituato com'è ad addormentarsi in un posto e
svegliarsi in un altro, ad essere trascinato in giro o abbandonato da qualche
parte mentre non è cosciente, Mike non sa mai precisamente dove si trova e come
sia arrivato da qualche parte, non ha nessun controllo su se stesso e sulla sua
vita.
All'inizio Van Sant
cominciò a girare il film con un budget bassissimo e senza nemmeno avere la
certezza degli attori protagonisti : voleva Keanu e River e inviò loro i
copioni, ma era sicuro che i loro agenti li avrebbero rifiutati. Invece, a
sorpresa Keanu Reeves accettò, mentre gli agenti di River, che allora non aveva
ancora vent'anni decisero di tenergli nascosto quel copione
scandaloso. Senza scoraggiarsi Van Sant ebbe l'idea che fosse Keanu Reeves a
mostrare a River la sceneggiatura : i due giovani attori erano amici, avevano
già recitato insieme in I Love you to Death, e
la fidanzata di River, Martha Plimpton, e Joaquin Phoenix,
suo fratello, avevano recitato con Keanu in Parenthood.
Così Keanu Reeves, durante le vacanze di Natale, in sella alla sua moto viaggiò
dalla sua casa in Canada a quella di River in Florida, e insieme decisero di
accettare. La loro amicizia risalta anche nel film, dove insieme
funzionano benissimo. I loro personaggi condividono esperienze di ogni tipo,
muovendosi con disinvoltura attraverso perversioni di ogni tipo in una sorta di
inferno dantesco e felliniano che cita Lynch, Andy Warhol e Fassbinder popolato
da figure grottesche e deformate, nel mondo brutale e concreto delle strade e
insieme in un'atmosfera onirica e allucinata.
Nella prima parte del film
quella che descrive la vita di strada, fra droga e clienti, prevale il motivo shakespeariano,
e troviamo interi dialoghi, drammatici o farseschi, riadattati o citati alla
lettera dall'opera di Shakespeare.
In questo mondo alla rovescia, si
sviluppa fra Scott e Mike un’amicizia spontanea e goliardica, che Mike accetta
con gratitudine, condotta totalmente da Scott, sicuro di sé e disinibito, che non
perde mai i suoi modi aristocratici ma è sempre pronto a cercare nuove
avventure,. Elegante e ironico, circondato da un’aura di fascino glamour che
gli dona una naturale leadership in quel mondo di delinquenti, Scott ripete
spesso che quella vita sarebbe finita nel momento in cui avrebbe compiuto
ventuno anni : allora, avrebbe detto addio a quel mondo dissoluto e avrebbe
ripreso il posto che per nascita gli spettava in società. Ma nessuno lo
prendeva sul serio tranne Bob, che non vedeva l’ora che il suo favorito, una
volta diventato ricco e potente, avrebbe provveduto anche a liberare dal
degrado e dalla miseria anche tutti loro.
Mike, invece, è uno
sbandato, ma non per sua volontà, e la sua malattia lo rende indifeso e passivo
di fronte alla vita, costringendolo a vivere da stordito, alla mercé di tutti
gli estranei in cui si imbatte. Emerge quindi la principale differenza fra i
sue protagonisti : mentre Mike è un’anima pura, un essere totalmente
vulnerabile la cui visione della realtà è offuscata dalla sua sostanziale
innocenza e dallo stato onirico in cui trascorre la vita, al contrario Scott, è
un personaggio fin troppo cosciente di sé, viziato, cinico, disinibito, che
naviga disinvolto nello stesso mondo in cui Mike cerca disperatamente di non
affogare. Rampollo ribelle di una famiglia ricchissima a potente, non nasconde
che la sua vita in strada non è che un capriccio, un gioco per non annoiarsi in
attesa del suo glorioso futuro.
A Mike invece il futuro non
importa. Ragazzo condannato alla strada, si rassegna languidamente alla vita,
si muove in un mondo irreale, separato dal normale fluire del tempo e dagli
eventi, e la sua narcolessia è proprio la risposta alla sua impossibilità
di conciliare il suo mondo onirico con la realtà : ogni volta che i suoi flashback
diventano tanto forti da confondersi con la realtà, il suo cervello interrompe
il collegamento, quasi per proteggerlo. Inoltre il suo male gli
ha dato un certo distacco sognante da tutto quello che lo circonda, perché è
inutile farsi coinvolgere troppo in eventi nel mezzo dei quali ci si può
addormentare. Il pubblico non è mai sicuro se sia del tutto sveglio e
presente o se emerga all'improvviso dalle sue trance personali : il
suo sguardo è sempre remoto e assonnato, cammina sempre più lentamente degli
altri, resta sempre indietro agli altri esuberanti ed energici personaggi,
segue, accetta, ma è evidente che soffre per la sua incapacità di
esprimere i suoi sentimenti. Con le dovute differenze, nella narcolessia
di Mike si potrebbe scorgere l’equivalente dell'epilessia del principe
Myskin di Dostoevskij. Trovandosi sempre in una condizione di
totale vulnerabilità, come un bambino cerca qualcuno che si prenda cura di lui
in tutti quelli che incontra - suoi amici, i suoi clienti, Scott – e
aspira a una vita normale, alla stabilità e alla pace. Anche quando si
prostituisce, sembra che lo fa solo per sentirsi amato. Ma proprio lui,
che vorrebbe fermarsi in un posto sicuro, è destinato a vagare per sempre.
L’unica cosa che gli impedisce di lasciarsi trascinare totalmente dal
mondo che lo circonda e di sprofondare è la speranza di ritrovare la madre,
della quale non ha notizie da quando era molto piccolo. Nei suoi momenti di
trance narcolettica sogna un mondo lontano dalla strada e dal degrado, una casa
sicura e sua madre che gli ripete che tutto andrà bene, che sa che gli
dispiace… è questo mondo migliore il suo “private Idaho” che cerca
incessantemente. Scott, dal momento che tutto quello che avrebbe fatto fino ai
ventuno anni aveva valore puramente riempitivo, decide di accompagnare Mike
nella sua ricerca.
Passiamo quindi dalla prima
alla seconda parte del film, dalla città ai campi sconfinati dell’Idaho, dove
Mike cerca suo fratello. Durante il viaggio avventuroso in motocicletta, in una
scena struggente e dolcissima, Mike trova il coraggio di rivelare a Scott di
essere innamorato di lui, ma Scott lo respinge, ribadendo che gli uomini
possono fare certe cose solo per soldi. Il fratello di Mike, che vive in una
roulotte nel mezzo del nulla, fornisce dettagli sulla madre sua e di Mike che
la allontanano molto dall'immagine idealizzata che se ne era fatto
Mike : era una spostata, una svitata promiscua che dormiva e cucinava con la
sua Smith&Wesson e che, quando Mike era piccolo, era stata chiusa con lui
in un istituto. Affettuoso e ostile, protettivo e violento, il fratello di Mike
ha un comportamento ambiguo e doloroso che si spiega quando Mike rivela di
sapere il segreto della sua origine, quello per il quale sua madre era stata
rinchiusa in istituto : suo fratello, di poco più di dieci anni più grande di
lui, era anche suo padre. Sempre alla ricerca della madre di Mike, finiscono a
Roma, e qui Mike ha l’ennesima delusione : sua madre era sparita senza lasciare
traccia.
Così da un lato deve lottare con la consapevolezza che non ritroverà
mai più sua madre, la sua infanzia e la sicurezza e l’affetto che cerca, perché
la verità è che non li aveva mai avuti , che quell'infanzia da lui
tanto mitizzata era stata segnata dall'abbandono e dalla perversione.
Inoltre deve lottare anche con i suoi sentimenti per Scott, che sono un misto
fra un reale innamoramento e la speranza di avere finalmente trovato qualcuno
che si prendesse cura di lui e gli desse affetto. Ma anche la loro amicizia,
della quale Mike si accontenta, finisce in maniera crudele quando Scott si
innamora di una ragazza italiana, Carmela, interpretata da una giovanissima Chiara
Caselli, carina e dolce, con la quale Scott rientra negli Stati Uniti,
lasciando Mike da solo a prostituirsi per poter tornare a Portland, dove
continua il suo disperato il suo vagabondaggio tra droga e prostituzione,
accompagnato dal dolore e dalla solitudine.
La vita di Scott da qual momento
cambia : suo padre muore, e lui ne prende il posto, raccoglie la sua eredità,
sposa Carmela e rinnega totalmente la sua vita precedente e i suoi amici.
Questo voltafaccia cinico e crudele dà l'ennesimo trauma a Mike e fa morire di
crepacuore Pigeon, che Scott rinnega e scaccia pubblicamente : «I know thee
not, old man», dice a Bob, come il principe Hal, diventato re, dice a Falstaff.
Per rifinire la figura di Scott Van Sant si ispira anche a Michael
Corleone : anche lui, all'inizio, non vuole seguire le orme di suo padre, anche lui trova in Italia una moglie
bellissima e ingenua e anche lui, alla fine, prende il posto di suo padre. Da
ricco, Scott avrebbe potuto riscattare i suoi vecchi compagni di sventura,
avrebbe potuto prendersi cura di Mike, malato e vulnerabile, che gli aveva
aperto il suo cuore e del quale conosceva la vita traumatica, ma anche tutti
gli altri ragazzi, che durante il film abbiamo imparato a vedere non più
semplicemente come marchettari, ma come ragazzi giovanissimi e sfortunati,
pieni di sogni e speranze che riuscivano a tenere in vita in quel mondo
brutale. Ma Scott non lo fa, dimostra di non essersi legato a nessuno, di non
aver bisogno di nessuno, che non gli importa se qualcuno ha bisogno di
lui.
Così lui e gli altri si
incontrano per l’ultima volta, da estranei, nel cimitero dove si stanno
svolgendo contemporaneamente due funerali : uno, compassato e dignitoso, del
padre di Scott, e l’altro, caotico e rumoroso, di Bob Pigeon, che rappresentano
l’ultimo incontro fra due universi paralleli, fra le due matrici originarie del
film, l’Enrico IV e la vita di strada, il cui contatto era stato solo
temporaneo. Scorge per l’ultima volta Mike, ma resta gelido e inespressivo, con
Carmela, trasformata nella moglie perfetta, al suo fianco. Personaggio
shakespeariano trapiantato nel mondo moderno, Scott recita appunto una parte,
la vita in strada, la prostituzione e la droga per lui sono solo una farsa
nella quale non si fa scrupolo di usare gli sbandati che lo circondano, Mike
compreso, per divertirsi, per vivere nuove avventure, per scandalizzare suo
padre… E quando ritorna alla sua vera vita, alla sua vera opera letteraria, non
si cura minimamente delle vittime che lascia, alle quali volta le spalle senza
pietà.
Tradito e abbandonato, Mike
reagisce con una passività e una rassegnazione che non sorprendono, perché
ormai abbiamo capito che è questo il trattamento che si aspetta da ogni essere
umano. E così lo ritroviamo sulla stessa strada dove lo avevamo visto
all’inizio, una strada infinita e deserta negli sconfinati campi dell’Idaho, e
capiamo che il film è stato tutto raccontato in medias res. È Mike stesso a
dire che quella strada, di cui non si vedono né l’inizio né la fine, «goes
all around the world», e che non finirà mai, cioè che per lui non c’è altra
scelta che continuare a seguirla, che la sua vita è segnata, che il suo destino
è non avere nessuna scelta e nessun potere sul suo futuro. Infatti mentre si
trova su quella strada è colto da un altro dei suoi attacchi di narcolessia.
Mentre dorme, prima viene derubato da due passanti, a riprova di quanto fosse
sempre più indifeso di fronte al mondo, e poi viene caricato in macchina da uno
sconosciuto che gli spettatori non riescono a vedere in faccia? È Scott, come
tutti vorremo? È il padre fratello di Mike, come sembra far capire il regista?
È uno dei tanti sconosciuti, potenzialmente innocui o pericolosi, in cui Mike
continuerà ad imbattersi? È un finale amaro, che non ci rassicura sul destino
di Mike, e noi restiamo con queste domande e insieme con un senso di angoscia e
di tristezza per una vita sprecata, per una persona potenzialmente pura, timida
e dolce, per un ragazzo dal cuore spezzato che la vita ha trattato talmente
male da ridurlo privo di sensi e abbandonato su una strada, alla
mercé dei passanti.
Nonostante l’importanza di
Scott, è evidente che la figura centrale del film è Mike. Innanzitutto, il suo
personaggio concentra in sé tutte le tematiche che il regista affronta : la
vita in strada, l’assenza di una famiglia, la ricerca di amore e sicurezza, la
vita vagabonda… Ma, a livello più profondo, è la struttura stessa del film mira
a riprodurre sullo schermo e nella mente degli spettatori, attraverso flashback
e salti narrativi, l’atmosfera onirica nella quale Mike si muove, il suo senso
alterato e labile del tempo e dello spazio, trasportandoci da un luogo all'altro e da un momento all'altro in maniera repentina e
immotivata, tanto che, come Mike, a un certo punto anche chi guarda il film
comincia a non rendersi più conto di dov'è o di come è arrivato da
qualche parte. Il film stesso infatti comincia e finisce con Mike che non
sa dov'è né dove sta andando.
La cosa interessante è che
allo sviluppo di questo personaggio River Phoenix ha contribuito più che il
regista. River indossa il ruolo di Mike come una seconda pelle, Mike è un
personaggio che River adotta, che sente suo al punto da dargli un
cognome, Waters, che lo avvicina al suo nome, suggerendo un’identificazione totale
e, a livello metaforico, alludendo alla natura eterea, fluida e sempre mobile
della mente di Mike e di tutto il film. E infatti River si immerge così
profondamente nel suo personaggio che i confini fra loro spariscono e nasce
così un’interpretazione sublime, la migliore della sua carriera, per la quale
fu premiato con la Coppa Volpi di Venezia.
In particolare c’è una
scena totalmente riscritta da River, la famosa “campfire scene”, quella in
cui Mike si dichiara a Scott, che non c’era nella sceneggiatura originale, ma è
stata scritta interamente da River Phoenix in modo da diventare il momento
più tenero, commovente e importante della storia, un capolavoro di
delicatezza e malinconia, perché è la prima volta, dopo varie scene di sesso,
che è pronunciata la parola “amore” e la prima volta in cui si allude al sesso
non solo come un forzato ed estremo mezzo di sopravvivenza. Questa scena,
rivelando i sentimenti di Mike per Scott, cambia il senso di tutto il film, il
significato di tutte le scene precedenti e successive… insomma, River aggiunge
al copione poche righe, scritte su foglietti di carta volanti fra una ripresa e
l’altra, e modifica tutto il film, vi dà una nuova e profonda risonanza emotiva
che lo trasfigura, rende vivi ed umani i personaggi.
E questa scena va dritta al
cuore dello spettatore perché Mike, il più sfortunato, quello che era
maggiormente vittima di quel mondo brutale, attraverso l’intervento di River si
mostra in tutta la sua dolcezza, tristezza e vulnerabilità e dimostra di essere
l’unico personaggio dotato di una specie di morale, l’unico in grado di provare
dei sentimenti puri, profondi e autentici. Nonostante la sua vita degradata,
Mike resta candido e sincero, non ha perso una sorta di purezza infantile ed è
l’unico personaggio ad uscire dalla storia moralmente integro, perfino pulito,
mentre Scott, anche quando torna a casa, smette di vendere il suo corpo ma
svende la sua anima. E infatti Mike è l’unico personaggio sempre inquadrato
attraverso una luce naturale proveniente dal di fuori, mentre tutti gli altri
personaggi sono sempre sotto una luce artificiale. Legato alla natura, ne
ritrova gli elementi in ogni luogo. Nel suo mondo parallelo e onirico,
attraversato da pochi e fugaci attimi di totale consapevolezza, Mike si aggrappa
sempre al suo Idaho immaginario, al sogno di un mondo di affetti che apre
inaspettati spiragli sulla sua psiche e lo rende un personaggio più complesso e
articolato di Scott, il cui cinismo e la cui sicurezza non derivano dalle sue
esperienze di vita, ma dal suo essere il viziato erede di una famiglia ricca.
La sua interpretazione, intensa e sofferta, fa diventare vivi, umani e toccanti
tutti gli ideali e i retroscena astratti, artistici e sociali del film in un
modo che va dritto al cuore del pubblico
E tutti i sentimenti
positivi che River immette nel suo personaggio sono quelli che lui stesso
provava : come Mike, anche River, figlio milionario di genitori no global
e antimaterialisti, attore bambino innocente ma dotato di sex appeal, per tutta
la vita ha dovuto fare i conti con il contrasto fra la sua infanzia sui generis
- idilliaca e serena in apparenza, ma oscura ed ambigua - e il cinismo e
l’egoismo del mondo del cinema che lo ha intrappolato fin da quando era
bambino, costringendolo a lottare per conservare i suoi sentimenti puri ed
autentici contro l’apparenza e l’ipocrisia di un ambiente che lo considerava
solo un bell'oggetto. River quindi, dimostrando
di essere un artista sensibile e ispirato, dotato di un carisma irresistibile e
in grado di mettere l’anima in tutto quello che faceva, in questo film espone
qualcosa di intimo e speciale che colpisce la sensibilità dello spettatore, ci
regala un’interpretazione indimenticabile, intensa e sofferta, proprio perché
condivide con il suo personaggio il suo bisogno di amore, di sicurezza e di
sentimenti profondi e mette in scena quel contrasto fra purezza e perversione
che lo ha portato alla sua fine prematura, alla morte per overdose a 23 anni.
Era un attore, era uno scrittore, era un poeta, era un musicista - Too
Many Colours degli Aleka’s Attic, la sua band, è
nella colonna sonora del film - era un compositore, era un attivista
e un ambientalista e forse sarebbe stato un regista, e non si può fare a meno
di pensare a quanto ora sarebbe famoso, a tutti i ruoli che avrebbe
interpretato… prima di morire era già stato scritturato per fare il giornalista
in Intervista col vampiro, Rimbaud in Poeti
dall’inferno e Jim Carroll in Ritorno dal nulla,
e inoltre Cameron aveva pensato a lui per Jack di Titanic e
Van Sant lo voleva per interpretare l’attivista Cleve Jones in Milk. È triste rendersi conto di quanto facilmente sarebbe passato alla storia come
migliore attore della sua generazione e quanto il cinema ha perso
con la sua morte.






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Ciao!
RispondiEliminaNon ho mai visto questo film , anche se devo proprio dire che "rimedierò " quanto prima.
Di River Ph. mi è piaciuto molto "Stand by me", quasi una sorta di...premonizione, se pensiamo alla fine tragica del protagonista e dello stesso River.
Un amico mi ha parlato di un film di River in cui lui interpreta la parte di una ragazzo di 16 anni che ha una storia con una donna più grande di lui; tu sai dirmi come si intitoli, il film in questione?
In tempi di puritanesimo come questi, credo che un film come quello potrebbe essere (paradosso questo solo apparente) addirittura educatvo!
Salutone.
Grazie mille per il commento! Anche io ho sempre pensato che "Stand by me" sia stato una triste premonizione, e quando vedrai MOPI - se sei un fan di River devi vederlo assolutamente - capirai che è stato proprio un annuncio della fine. Il film a cui ti riferisci è A Night in the Life of Jimmy Reardon. - in ita. "Le ragazze di Jimmy". Come film è bello perché non è mai volgare, ma se cerchi un'infrazione al puritanesimo corri a vederti MOPI e fammi sapere!
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