lunedì 21 ottobre 2013

Picnic a Hanging Rock - Joan Lindsay e Peter Weir

«C’è un tempo e un luogo perché qualsiasi cosa abbia principio e fine…»

60 post! considerando che mi aspettavo di abbandonare il blog dopo un mese, è un traguardo! dedico questo post importante al mio libro / film preferito. Ero ragazzina quella notte in cui, sul punto di andare a dormire, non spensi la televisione, attirata da una musica soave e misteriosa del flauto di Pan; affascinata, guardai il film che stava cominciando : Picnic a Hanging Rock. Da allora sono passati anni e quel film e il libro, che mi affrettai a procurarmi, mi restano ancora dentro con la loro atmosfera onirica, inquietante, surreale… è come se la storia narrata fosse rimasta sospesa nella mia immaginazione con la perentoria autorità della domanda : che è successo? 

Il libro, ambientato nel 1900 in Australia, si presenta come il resoconto di fatti reali; l’autrice non ha mai rivelato quanto fosse vero e quanto fosse stato creato dalla sua fantasia e riporta vari articoli di giornale, fra i quali questo, del 1913, che richiama la vicenda : 
«Sebbene il giorno di San Valentino sia in genere dedicato allo scambio di regali e ad affari di cuore, sono trascorsi esattamente tredici anni da quel fatale sabato in cui un gruppo di circa venti allieve e due insegnanti partì dall'Appleyard College sulla strada di Bendigo per un picnic a Hanging Rock. Una delle insegnanti e tre ragazze scomparvero nel pomeriggio. Solo una venne poi ritrovata. La Hanging Rock è una struttura spettacolare di origine vulcanica che si eleva dalle pianure ai piedi del monte Macedon, di particolare interesse geologico per le sue uniche formazioni rocciose, tra le quali dei monoliti e buche e caverne presumibilmente senza fondo, fino a poco tempo fa inesplorate. Si pensò a quell'epoca che le persone scomparse avessero tentato di scalare le pericolose scarpate vicino alla cima, dove probabilmente erano perite; ma se per incidente, suicidio o assassinio volontario, non è stato accertato, poiché le salme non vennero mai rinvenute». 

 
A grandi linee, la storia è questa, e non racconterò la dettagliatamente la trama; l’importante è la misteriosa scomparsa delle allieve e di un’ insegnante di un prestigioso collegio vittoriano, incongruo sullo sfondo della selvaggia, impenetrabile natura australiana, «un anacronismo architettonico nella macchia australiana, un irrimediabile sbaglio nel tempo e nello spazio» . 
Quello che si deve notare è che, ancora prima che si verifichi l’evento che dà inizio alla storia, fin dalle prime pagine del libro è facile rendersi conto che c’era già “qualcosa”. Questo “qualcosa” si incarna in Miranda, la protagonista della storia e il personaggio chiave per l’interpretazione della vicenda, nonostante la sua presenza fisica nel romanzo venga presto meno : Miranda è infatti una delle alunne scomparse.

Sebbene simile alle altre manierate e romantiche adolescenti, perfetta figura di fanciulla vittoriana, fin dall'inizio Miranda, soave, quasi angelica, appare sospesa in un’atmosfera incantata, onirica, e per attimi quasi impercettibili fa percepire barlumi di una saggezza misteriosa, di una consapevolezza innata di cose preluse agli altri esseri umani. Bionda e solare, esercita con dolcezza e noncuranza un irresistibile carisma, il carisma di una sacerdotessa di culti dimenticati, anche se in apparenza è l’adolescente piena di vita che innalza un brindisi a San Valentino, quella che manomette il cancello permettendo alla comitiva di avvicinarsi alla roccia, quella che non porta il suo orologio di brillanti perché non sopporta di sentirselo battere vicino al cuore, quella che le altre consultano con la sguardo prima di una decisione, che esorta a non odiare la gente anche se è cattiva e che sa fin dall’inizio di non essere destinata a restare là a lungo… un angelo del Botticelli uscito dagli Uffizi, come la definisce l’insegnate di francese, preda di un’improvvisa illuminazione quando la ragazza si volta a salutarla in una scena che in seguito scopriamo determinante : quello è l’ultimo saluto di Miranda, che si volta e si avvia con le amiche verso la Roccia, l’altra protagonista del romanzo. 
Il lettore vede per la prima volta la Hanging Rock insieme alle ragazze : «L’impressione suscitata da quei picchi elevati induceva a un silenzio così saturo della formidabile presenza della roccia […] Sulla ripida parete sud il gioco della luce dorata e della profonda ombra violetta metteva in risalto l’intricata struttura di lunghi lastroni verticali : alcuni lisci come gigantesche pietre tombali, altri scavati e scanalati dall'opera preistorica del vento, dell’acqua e del fuoco. Enormi massi, all'origine vomitati incandescenti dalle viscere ribollenti della terra, adesso si erano fermati, freddi e arrotondati nell'ombra della foresta». Ai suoi piedi, tutti gli orologi si fermano, forse per il magnetismo… È verso questo imponente monolito di milioni di anni che Miranda si avvia insieme a Irma, Marion e Edith. 

Durante il tragitto le ragazze vedono altri campeggiatori : intravediamo così di sfuggita altri personaggi importanti della storia: il giovane Michael Fitzhubert, aristocratico inglese, e il cocchiere di suo zio e suo coetaneo, Albert; i due ragazzi vedono le ragazze scavalcare un torrente e avanzare verso la Roccia. La natura nella quale si inoltrano, prima accogliente e gioiosa, mostra presto il suo lato inquietante e minaccioso, un potere magnetico che agisce non solo sugli orologi.  
Anche nell'atteggiamento verso la roccia l’autrice differenzia Miranda dalle altre : «E Miranda, i cui piedi sembrano scegliersi tra le felci mentre il capo si volge verso le cime scintillanti, sente già di essere qualcosa di più di uno spettatore estatico davanti a uno spettacolo eccezionale?» : domanda retorica con risposta positiva! È infatti Miranda a dire alle altre : «Ho l’impressione che ci debba essere un sentiero quassù da qualche parte», quando l’autrice poco prima era stata chiara : «Non ci sono sentieri su quel lato della Roccia. O se mai ci furono sentieri, si sono cancellati da tempo. È da molti molti secoli che nessuna creatura vivente, se non di quando in quando un coniglio o un cangurino, ha violato il suo arido petto».


 
Il ritorno al collegio è drammatico : oltre a Miranda, Marion e Irma è scomparsa anche l’insegnante di matematica, allontanatasi dal gruppo senza che nessuno se ne accorgesse. Edith invece era sbucata urlante dalla boscaglia, in preda a una crisi isterica e con i vestiti strappati; oltre al fatto di aver lasciato le compagne “lassù” non ricordava niente. Cominciano le indagini e la polizia raccoglie testimonianze. Il cocchiere accenna a tutti i buchi e i precipizi della Roccia e dichiara che sull'unico sentiero esistente non aveva trovato, durante le prime ricerche, tracce delle ragazze. In lui c’è la speranza che Miranda, nata e cresciuta nella boscaglia e capace di non perdere la calma, avesse guidato le altre al riparo per le notte. Edith viene interrogata da un dottore e poi dalla polizia, in quanto unica testimone di un non meglio precisato “evento”. Riportata sul posto, emergono in lei ricordi imprecisi : una misteriosa, strana nuvola rossa e l’insegnate di matematica che, mentre lei scendeva, saliva di corsa sulla Roccia senza la gonna. 

Scomparsa Miranda, il punto di vista diventa quello di Michael : dopo averla vista quell'unica volta, Mike è ossessionato dall'immagine di Miranda, che rivede nella bellezza della natura, nei cigni che scivolano soavi sull'acqua  e alla quale non riesce a smettere di pensare : si crea così paradossalmente una coppia formata dalla protagonista femminile, scomparsa al terzo capitolo ma la cui presenza cresce di pagina in pagina, e quello che assume il ruolo di protagonista maschile. 

Un aspetto molto tenero e solo apparentemente secondario del libro è la sorprendente amicizia che nasce fra Albert e Michael, un’amicizia commovente fra due esseri diversissimi : un servitore cresciuto in orfanotrofio, con un passato da piccolo delinquente, sfrontato e selvatico, e il giovane e raffinato lord inglese infantile, curioso e coraggioso. L’uno sviluppa per l’altro curiosità e affettuosa ammirazione. Michael è affascinato e incuriosito dalla vita che ha reso l’amico esperto, furbo e disincantato e Albert è sviluppa un affetto inaspettato per l’inglesino ingenuo dalla perfetta educazione, sognatore ed timido. L’uno arriva a considerare l’altro l’interlocutore privilegiato e fra i due ragazzi nasce una fortissima fiducia reciproca che spinge Michael a confidare ad Albert il suo progetto : andare a cercare da solo le ragazze; più che un piano dichiara di avere una sensazione. Sebbene Albert sia convinto della morte delle ragazze, non lo lascia andare da solo. Durante le ricerche Michael si spinge lontano, forse più lontano della polizia e degli esploratori, e all'improvviso  giunto forse nel luogo in cui si erano fermate le ragazze, sente per due volte una specie di sussurro. In preda ad uno stato d’animo irrazionale ed esaltato, decide di trascorrere la notte sulla Roccia. La mattina dopo, dopo una notte insonne, si risveglia da un sonno improvviso con un taglio sanguinante sulla fronte e cade in una specie di delirio : «pareva giungergli da ogni parte all'intorno un sommesso mormorio senza parole, quasi come un brusio di voci in lontananza, intervallato ogni tanto da trilli che avrebbero potuto essere brevi scoppi di risa». 
Nonostante la sofferenza, la fame e la sete, ha un solo pensiero : andare avanti. E anche lui scompare dietro il monolito. Lo ritrova Albert, privo di sensi, senza nulla che spiegasse il taglio sulla fronte o e i graffi sul viso e sulle braccia; è sempre Albert a seguire le sue tracce sulla Roccia, a inoltrarsi dietro il monolito…e a ritrovare Irma, ancora viva dopo una settimana, con graffi sulle mani e sulle braccia, scalza ma con i piedi puliti e senza graffi, e con in fronte lo stesso taglio di Michael; in seguito emerge che non aveva il busto ma che era “intatta”. Ai fini della trama il ritrovamento di Irma è inutile : neanche lei ricorda nulla e tutti le serbano rancore perché era stata ritrovata lei e non Miranda.

Nonostante la sua scomparsa, la presenza di Miranda cresce, diventa così essenziale e profonda da arrivare a confondersi con quella, misteriosa e perentoria, della Roccia. 

Peter Weir, il regista del film, la descrive così : «Miranda si può descrivere con un’antica parola inglese, forse di origine scozzese, “fey”, che indica una persona in grado di vedere le fate. A posteriori, si può dire che, quel giorno, lei “sente” che sta per succederle qualcosa. È come se fosse la promessa sposa della morte e si stia preparando per quell'appuntamento  Lei non lo sa, questo è ovvio, ma tutto, dal modo in cui si spazzola i capelli all'inizio  canticchiando una canzoncina, trasmette calma, come se tutto fosse deciso e non dipendesse più da lei e dalle sue azioni, ma da un essere supremo. Lei ne è consapevole, è sensitiva». 

Per questo è la figura più connessa alla Hanging Rock. Fin dall'inizio la Roccia è descritta come una sorta di entità senza tempo, di milioni di anni, accanto alla quale il tempo ordinario cessa di scorrere (gli orologi fermi). Ma anche Miranda è fuori dal tempo ed è questa l’improvvisa rivelazione di Mademoiselle : Miranda è una angelo, una creatura non umana, che proviene da un tempo e uno spazio diversi. Il suo è il nome della Miranda di Shakespeare, la figlia del mago esiliato cresciuta in un’isola deserta popolata di spiriti, alla quale forse si allude nei rarissimi accenni al “lussuoso isolamento” della sua casa, che restava separata dal mondo esterno per mesi e mesi; è lei infatti a consentire alla comitiva di arrivare alla Roccia manomettendo la serratura del cancello del parco, proprio come aveva imparato a fare nelle “proprietà paterna”. 
Il cancello che Miranda apre è quello della magia, dell’irrazionale, delle pulsioni nascoste e primordiali dell’animo umano, e solo lei può farlo perché lei è la bellezza eterna che ha sconfitto il tempo, che si colloca nella dimensione dell’eternità alla quale l’uomo aspira. Chi la ama, chi ne ossessionato, chi la cerca, attraverso di lei cerca il mistero, la bellezza, l’eternità, la natura, l’amore. Per questo lei è una ninfa botticelliana rapita dalla natura, colei che fin dall'inizio era consapevole dell’ineluttabilità di ciò che stava per accadere, che si aggira nella realtà come un miraggio dai contorni sfumati e si avvia alla Roccia solenne come una vestale che entra nel tempio, che guida le altre procedendo sicura tra gli anfratti della roccia come se fosse sicura della strada da seguire, come se ci fosse già stata e come se stesse perseguendo un obiettivo di cui aveva già conoscenza molto prima che tutto avesse inizio, che prima della partenza preannuncia profeticamente alla sua compagna di stanza, Sara, che non sarebbe rimasta là ancora a lungo. È per questo che ai piedi della Roccia il tempo non scorre, perché la bellezza non ha tempo, perché la natura ha una purezza primordiale e incomprensibile che non ha un prima o un dopo, un esserci e un non esserci, e che agli esseri umani appare terribile e minacciosa. 
Anche il regista dà una spiegazione simile : «É chiaro che ho voluto descrivere un mondo naturale, un mondo australiano estremamente crudo e selvaggio, che non ha assistito a battaglie o a costruzioni di grandi Imperi con il loro alternarsi di glorie e fallimenti. É qualcosa che è fermo all'alba dei tempi, ed è come se quella scuola in pietra fosse una navicella spaziale arrivata da un altro pianeta. Tra le mura di quel collegio c’è il senso dell’ordine e la società, collanti che tengono insieme un mondo e le sue convinzioni, contrapposto agli aspetti ignoti della natura, alla sua crudeltà e alle sue stranezze. Il suo richiamo è irresistibile ed è parte integrante della storia. Se la terra ha ingoiato quelle ragazze è perché la terra opera in modo diverso dalla società».L’ambientazione australiana risulta perciò molto significativa e la sottolinea anche Weir : «Almeno nei miei pensieri, ho affrontato la questione degli aborigeni, dei nativi australiani. Quello era senza dubbio uno dei loro luoghi segreti, e questo si percepiva. Credo che certe persone siano sensibili a queste cose. Nel mondo ci sono luoghi, sia naturali che creati dall'uomo  che possiedono un’energia particolare, positiva o negativa. Credo che Hanging Rock sia uno di quei luoghi».

Quello che si vuole rappresentare è insomma l’ambiguità dell’Australia e dei suoi misteriosi indigeni, che si materializzano attraverso la Roccia, e il rapporto fra il loro mondo, il mondo pagano e mistico delle divinità (anche questo richiamato dall'accenno a Botticelli) che si incarna nella natura inquietante e spaventosa, una civiltà che ha preceduto di millenni quella inglese, che rappresenta la cultura e tutte le ipocrisie e le costrizioni della società. 
Il monolito nero infatti «pareva un uomo mostruoso appollaiato in cima a un precipizio a picco sulla natura», proprio come ne la Primavera di Botticelli un figura bluastra nascosta frai rami incombe sulle fanciulle. Da questo punto di vista il libro vuole anche mettere in scena la liberazione dalle costrizioni soprattutto sessuali che la “civiltà” impone all'individuo  costretto a reprimere gli impulsi che gli vengono dalla natura : per questo le ragazza sono attirare da monolitici dalla forma fallica e si liberano dei guanti, delle scarpe, delle calze e poi del corsetto. 

Sul caso Hanging Rock Yvonne Rousseau, nel suo libro Murders at Hanging Rock,  ha raccolto le cinque spiegazioni più quotate e plausibili : 

1 : le ragazze sono morte per cause naturali : sono arrivate in un punto dal quale non sono più riuscite a tornare indietro, condannate a morire di freddo, fame e sete, sono state schiacciate da una frana o sono scivolate in una delle insondabili gallerie della roccia, di quelle insondabili gallerie senza fondo. L’autrice, consapevole della sorte delle ragazze, avrebbe lasciato nel libro degli indizi : l’uso di aggettivi dispregiativi riferiti alle rocce e della similitudine tra gli essere umani e gli insetti, come gli scarafaggi o le formiche, soffermandosi sul fatto che gli scarafaggi siano protetti dalla loro corazza mentre le formiche siano molto più indifese e più soggette alla possibilità di essere involontariamente schiacciate e il sottolineare che le forme strane delle rocce sfidano la gravità.

2 : le ragazze sono semplicemente fuggite, da sole o con dei ragazzi, da un collegio austero e tirannico, caratterizzato da una fortissima repressione sessuale; il simbolismo del togliersi scarpe e calze o delle rocce antropomorfe e di forma vagamente fallica può essere interpretato anche in questo modo. Forse Miranda e Marion avevano già progettato la fuga in precedenza. Edith non era s’accordo e quindi sarebbe tornata indietro fingendo di non ricordare nulla e Irma si sarebbe opposta all’ultimo momento, spingendo le altre due a eliminarla per evitare che denunciasse la loro fuga.

3 : le ragazze vengono violentate e rapite. Può darsi che qualcuno avesse dato loro appuntamento fra le rocce o che si fossero imbattute in malintenzionati passanti; anche la direttrice a un certo punto commenta che ormai le ragazze dovevano essere in un bordello di Sidney. In effetti anche io, quando vidi il film da bambina, come seconda spiegazione - la prima erano gli alieni!!!- pensai che i responsabili della sparizione fossero gli stessi Michael e Albert, che avrebbero approfittato delle ragazze e le avrebbero lasciate a morire fra le rocce; la loro amicizia sarebbe nata dalla complicità in un crimine, e sarebbe stato il rimorso a far sì che Michael se la prendesse a cuore tanto da stare male e a spingerlo a ritornare sulla roccia a recuperare le eventuali sopravvissute. Michael racconta inoltre alla polizia che dopo aver visto le ragazze scavalcare fiume e aver chiacchierato con Albert per una decina di minuti era andato a farsi un giretto verso la Hanging Rock, ai piedi della quale si era seduto pensando che la scalata era troppo pericolosa per delle ragazze.

4 : un serial killer che ha ucciso le tre ragazze che si erano allontanate e successivamente Sara e la direttrice. L’omicida potrebbe anche essere una delle ragazze del collegio o comunque qualunque dei personaggi.

5 : Hanging Rock non è altro che una porta per un’altra dimensione. Questa a quanto pare è la spiegazione che dà l’autrice stessa nel misterioso capitolo XVIII, che l’autrice eliminò dal libro, disponendo che fosse pubblicato solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1984.

Ad ogni modo, a prescindere dalla soluzione di un giallo destinato a restare irrisolto, il
fascino di questo romanzo e del fil che ne è tratto, l’elemento che cattura attenzione, immaginazione, intelletto, che turba e tormenta, non è, banalmente, il mistero irrisolto; è lo scandalo metafisico e intellettivo per eccellenza : un fatto senza spiegazione, un fenomeno senza ipotesi. Per questo libro è un geniale colpo di grazia al fragile castello di carte delle certezze umane, certezze che altro non sono che la recente acquisizione di una società nella quale ogni cosa è stata in un modo o nell'altro schedata, catalogata, letteralmente “messa in riga” da una ferrea e disciplinata consequenzialità logica che impone a tutto una fine e un principio, una causa e un effetto, e che sottopone ogni evento alla violenza di una spiegazione. In questo universo non vi è elemento che non sia stato domato secondo principi sensati e razionali e disposto a comporre ciò che chiamiamo realtà. Anche al misterioso e al soprannaturale sono state date forme convenzionali e familiari e perfino i sentimenti che essi provocano sono scontati, già previsti. Ormai rientrano nella norma anche gli eccessi e le anomalie. Come afferma il regista del film, Peter Weir, ormai è rarissimo che qualcuno risponda a una domanda “Non lo so”. Questo dovrebbe essere il secolo illuminato per eccellenza, in cui la scienza ha totalmente dissipato l’oscurantismo e la barbarie e in cui l’uomo può proclamarsi “libero”. Apparentemente nulla di più diverso dall'epoca in cui il libro è ambientato, la fine dell’Età Vittoriana, nella quale la libertà era soffocata da obblighi, convenzioni, stereotipi e ipocrisie. Ma mentre prima erano le tenebre dell’ignoranza a rendere cieco l’uomo, ora è la luce della civiltà ad accecarlo. Un mondo che crediamo libero di manifestarsi nella molteplicità delle sue forme non è altro che una versione in scala maggiore di un collegio vittoriano – allegoria della società- con le sue repressioni sessuali e sociali, con i suoi pregiudizi e i suoi anacronistici rituali. Un mondo che giace nella realtà come il collegio giace nella misteriosa, selvaggia, millenaria natura australiana. Ma all'improvviso qualcosa si ribella. Nel piccolo mondo chiuso, tranquillo e sicuro si insinua prepotentemente un elemento che rivela la presenza di pulsioni incontrollabili che ne incrinano l’equilibrio, pulsioni che non provengono da un non meglio definito “esterno”, ma da quanto di quel misterioso “esterno” è presente negli esseri umani. Nel caso di Picnic a Hanging Rock questo elemento è infatti magico, sovrannaturale e insieme umano. All'inizio l’elemento di perturbazione che sconvolge la realtà sembra provenire dalla natura, dal suo potere di affermare il proprio predominio su quello umano. 
E se è la natura a rendersi complice dello scandalo di un fatto senza spiegazione, l’uomo crolla, ritorna alla notte dei tempi in cui era impotente e spiegava con la magia, con gli dei, l’intuizione del ribollire di qualcosa di incontrollabile sotto il velo familiare della realtà, è costretto a riconoscere che c’è un’essenza ancestrale che può insinuarsi in ogni suo opera e sconvolgerla. Ma questo panico è ancora rassicurante, finché presenta l’antico, eterno binomio oppositivo uomo-natura.  Il fatto è, però, che Miranda ha deciso da sola di salire sulla Hanging Rock; il richiamo che ha sentito era dentro di lei. L’essenza ancestrale che può strappare l’uomo alle sue certezze è dentro di lui, ed è come avere dentro un metallo sconosciuto che in particolari “campi magnetici”, quando si allenta la presa sulla realtà e sugli elementi che la determinano, lo spazio e il tempo, è attirato da una misteriosa calamita. 
La cultura non riesce a stracciare il velo che nasconde i principi governanti l'insondabile universo naturale e in ogni momento l’universo dell’irrazionale, dei sogni, può prendere il sopravvento. 

Quello anni fa mi ha attirata verso questa storia, una storia che da allora mi porto dentro e che non mi abbandonerà mai, sulla quale continuerò ad interrogarmi, tormentarmi, che continuerà a meravigliarmi e, alla fine, a confortarmi, è il fascino esaltante e terrificante dell’ignoto, del mistero atavico e ancestrale che gli esseri umani si portano dentro. 
Quella di Miranda, come suggerisce anche l’autrice nel capitolo non pubblicato, non è altro che una fuga dalla realtà e dal tempo che consente all'essere umano di raggiungere la parte più vera di sé.

2 commenti:

  1. non lo conosco ma adesso voglio leggerlo/vederlo, nonostante sia davvero un po'... inquietante!

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    1. inquietante ai limiti del terrificante! ambiguo e claustrofobico come tute le cose ambientate nei collegi vittoriani con il surplus di una natura misteriosa e ostile, gente che sa cosa è successo ma non lo può dire e fa accenni strani, gente che a un certo punto impazzisce... però come film resta molto poetico e delicato! Guardati il trailer : http://www.youtube.com/watch?v=x05QuAhpq6o Se lo trovi in giro per internet vedilo, è un bel film!

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