«Deprimersi
per i propri sogni… è come suicidarsi lentamente»
Allegria!! Ho scelto questa frase come intro perché
rende bene l’idea del carattere della protagonista e dell’atmosfera generale
del manga : anche leggere Supplement è come suicidarsi lentamente… ammesso che
la noia possa uccidere. Perché, se dovessi definire questo manga con un solo
aggettivo, userei semplicemente “noioso”.
Raramente ho letto un manga così soporifero, ci ho messo una vita a
finire i primi quattro volumi ed è stata una faticaccia fisica portarli a
termine. Fin dal primo numero, quando ancora pensavo che il manga avrebbe
potuto piacermi, la sensazione che la lettura mi ha comunicato è stata una
totale mancanza di coinvolgimento e di empatia : quello che leggevo,
semplicemente, non mi interessava. O forse già sentivo che mi scocciavo di
leggere la storia di una fallita.
Come sempre mi accade,
l’ho provato perché era stato al centro di una grossa campagna pubblicitaria e
perché i presupposti erano ottimi : un manga con una protagonista della mia età
che lavora in un’agenzia pubblicitaria, uno spaccato della vita lavorativa dei
trentenni single nel Giappone contemporaneo e anche una visione privilegiata
dell’ambiente lavorativo giapponese, famoso per la sua competitività e per la
sua particolare durezza nei confronti delle donne. L’argomento mi interessa
moltissimo, soprattutto dopo aver letto i romanzi della Kirino e quel
capolavoro di Stupore e tremori
di Amélie Nothomb. Inoltre ero ansiosa di leggere una storia in cui
poter ritrovare la mia vita di ventottenne alle prese con lavoro, fidanzato e
uscite. Avevo aspettative molto elevate, che ovviamente sono state deluse.
In realtà, ci sono
elementi del manga che queste aspettative le hanno soddisfatte, soprattutto sul
versante della descrizione della durissima condizione femminile in Giappone, un
paese in cui le donne devono scontrarsi ogni giorno con una mentalità
maschilista e retrograda paragonabile a quella islamica, incapace di accettare
che le donne facciano carriera e che tende a mortificare le donne che lavorano
sminuendole nella loro femminilità e a ricondurle al loro ruolo tradizionale di
geishe/casalinghe, trattando come mostri le donne che dopo i 25 anni non si
sono ancora sposate. Inoltre, dal momento che la società giapponese è
fortemente basata sull'apparenza esprimervi la propria femminilità è ancora
più difficile, perché una donna, anche se lavora 24/7, è tenuta ad avere sempre
un aspetto impeccabile, un trucco perfetto e un contegno affabile e aggraziato.
Da questo punto di vista, il manga raggiunge il suo obiettivo.
Il problema è il
personaggio scelto per condurci in questo mondo, la nostra protagonista Fujii
Minami.
Lascio a lei il compito di
presentarsi : «Non
sono carina, non sono capace, sono complessata».
Questo mirabile esempio di self-promotion lo troviamo nel primo numero, e
pensiamo che vabbè, sta facendo la modesta, oppure che è il mondo in cui vive
che l’ha ridotta ha pensare questo di se stessa, che ha demolito la sua
autostima. Errore. Descrivendo se stesa Fujii è stata fin troppo generosa,
perché la verità è che questa sottospecie di donna è solo un’indescrivibile,
totale, insopportabile LAGNA! Si
crogiola così tanto nelle sue lagne che a un certo punto viene voglia di
rincorrerla per l’ufficio con una vuvuzela per vegliarla un po’. La migliore
definizione di lei la dà la sua superiore Tanaka, che la chiama «perdente ansiosa».
Nonostante si spacci per donna sensibile, la verità che Fujii ha una carattere orribile è negatività allo stato puro. Innanzitutto è una donna che si lascia andare da ogni punto di vista : a lavoro è una frana, non sa vestire, non sa occuparsi della casa, non ha amiche, il ragazzo l’ha mollata dopo 7 anni, e la sua caratteristica principale è che fa drammoni ridicoli ed esagerati per questioni che le donne normali risolvono senza neanche pensarci. In ogni campo della sua vita si rivela un’inetta che sa solo piangersi addosso. Si lamenta tanto di essere sola e che nessuno le vuole bene, nessuno la ascolta e nessuno le sta vicino, ma lei è la prima a disinteressarsi totalmente di chi la circonda e ad essere del tutto indifferente agli altri, perché è così egoista e concentrata su se stessa da essere incapace di provare sentimenti positivi verso gli altri o di accorgersi di loro. Fujii è incapace di amicizia come è incapace di amore : gli uomini vuole farseli e basta, non prova nemmeno a conoscerli, e delle sue colleghe sa dire solo se sono sposate o no e come sono vestite
Nonostante si spacci per donna sensibile, la verità che Fujii ha una carattere orribile è negatività allo stato puro. Innanzitutto è una donna che si lascia andare da ogni punto di vista : a lavoro è una frana, non sa vestire, non sa occuparsi della casa, non ha amiche, il ragazzo l’ha mollata dopo 7 anni, e la sua caratteristica principale è che fa drammoni ridicoli ed esagerati per questioni che le donne normali risolvono senza neanche pensarci. In ogni campo della sua vita si rivela un’inetta che sa solo piangersi addosso. Si lamenta tanto di essere sola e che nessuno le vuole bene, nessuno la ascolta e nessuno le sta vicino, ma lei è la prima a disinteressarsi totalmente di chi la circonda e ad essere del tutto indifferente agli altri, perché è così egoista e concentrata su se stessa da essere incapace di provare sentimenti positivi verso gli altri o di accorgersi di loro. Fujii è incapace di amicizia come è incapace di amore : gli uomini vuole farseli e basta, non prova nemmeno a conoscerli, e delle sue colleghe sa dire solo se sono sposate o no e come sono vestite
Oltre che egoista e
egocentrica, Fujii è innanzitutto è una persona vuota, alla quale manca
qualsiasi qualità positiva. Non ha interessi, non ha hobbies, non ha obiettivi
né personalità, e soprattutto non ha nulla da offrire al prossimo : non è né
gentile non è affettuosa, non è simpatica, no è intelligente, non ha senso
dell’umorismo, ma è o passiva o è taciturna-mugugnante.
Con le donne è falsa e con gli uomini è gattamorta, e fondamentalmente sa solo pesare su chi la circonda con le sue infinite
paranoie. Sebbene sia sulla trentina, in un’età in cui le donne sono
madri di famiglia, conserva la
convinzione infantile che prima o poi le accadrà qualcosa di straordinario che
le cambierà la vita, è così si lascia andare senza alzare un dito per
migliorare la sua situazione, perché pensa sempre che non spetti a lei, che
deve scendere qualcuno dal cielo e risolvere i suoi problemi. Questa donna avrà
forse 28 anni sui documenti, ma mentalmente ne ha a volte 12 a volte 75… e
rimpiange la sua giovinezza come se ne avesse 98. Praticamente è il prototipo
della sfigata.
Negli ultimi tempi in editoria va di moda scegliere
per protagoniste ragazze qualunque, senza doti particolari, ma con Fujii questo
viene fatto fino all’esagerazione. In genere queste protagoniste / ragazze qualunque
sono donne normali, che non si distinguono dalle altre per alcun tratto
speciale, ma alla fine risaltano perché sono allegre, affettuose, di buon
umore, perché affrontano la vita con determinazione nonostante partano senza
alcuna facilitazione. Di queste donne Fujii è l’opposto : per consentire alle
lettrici di riconoscersi in lei è stata talmente standardizzata da uscirne
vuota. Questo vuoto è riempito da cinque attività di Fujii sulle quali si
sviluppa la trama :
1 = lagne e pippe
mentali monologanti.. Questo essere funesto e squallido non fa altro che
lagnarsi e lamentarsi e di ogni minimo,
singolo elemento della vita riesce a vedere solo il lato negativo e ci rimugina
sopra all’infinito. La sua
conversazione tipo è ho freddo- sono stanca - ho fame - ho le mie cose - il lavoro
è difficile - nessuno mi caga - non mi sposerò mai. Il difetto più insopportabile di
questa donna è che nei suoi patetici monologhi non fa altro che mentire a se
stessa. Per esempio a un certo punto pensa : «Ormai ho preso il vizio di tirarmi indietro di fronte alle frivolezze
tipiche di noi donne» : ma ti sei rincoglionita? E tutti quei cosmetici che
ti riempiono casa? E tutte le pippe per scegliere una borsa o un vestitino? La
tragedia greca di quando hai perso una lentina? I 26 cm di fondotinta che ti
schiaffi in faccia? E infatti, appena un maschio di passaggio la invita al
ristorante, il monologo interiore che segue è questo : «Smettila di farti illusioni con questi stupidi capelli […] la
manicure… era meglio fare un altro colore…vorrei potermi tagliare subito i
capelli. Voglio anche comprare una borsa e un portafoglio nuovi. Poi magari un
cappello, non si sa mai. Oggi sono sicura di essere la ragazza conciata peggio
di tutto il Giappone ». Casomai possiamo dire che le frivolezze tipiche di
noi donne si tirano indietro di fronte a Fujii, perché tanto non c’è speranza.
A questo si unisce il fatto che Fujii di ogni minimo dettaglio della sua vita
riesce a vedere solo il lato negativo, il ché la porta a trasformare situazioni
normali e piccoli contrattempi in tragedie, tanto che a un certo punto diventa
ridicola. Per esempio, a un certo punto prova un barlume di gioia perché mangia
qualcosa di buono, ma la pippona mentale è in agguato : «Se solo vendessero delle confezioni più piccole. Domani non so se
potrò avanzare a casa, quindi non deve avanzare niente. E se li congelo poi me
li dimentico. I supermercati delle zone residenziali non sono fatti per le
persone sole. Mi sa che questa è una delle ragioni per cui al giorno d’oggi la
gente assume più sale di quello che dovrebbe»… ma… ma… WTF?!
Questa.Donna.É.Una.PALLA! E poi si meraviglia di essere single : ma grazie che
lo è! Più che single, è una zitellona lamentosa destinata a restare tale. In un manga della Watase, Ceres, facevano
tutto un casino intorno al Genoma C... invece io qui, in Fujii, ho trovato il
Genoma Z : è un tipico caso di zitellaggine insita nel DNA.
Altro esempio : vede un bel vestitino in una
vetrina. Invece di provarselo come farebbe una donna normale, prima
pensa che starebbe meglio alla sua collega, poi che non ha una borsa adatta,
poi che non ha scarpe adatte, poi che non può metterselo per il lavoro, poi che
forse dovrebbe comprare una giacca, poi compra un altro vestito completamente
diverso e per concludere in bellezza si chiede «Davvero desidero questa
cosa? Quali sono le mie reali priorità? Che cos’è la vita?» mentre un
pubblico immaginario ride e spernacchia.
Un ultima perla : «La vita? Il lavoro. L’amore. Sono sola. Pensavo che la vita
significasse solo… guardare svanire l’estate ogni anni». Ok, ora basta.
Grazie per aver giocato a “Parla con Fujii”! Per tagliarsi le vene si prega di
accomodarsi in sala d’attesa.
2 = complessi di inferiorità e invidia verso le colleghe e qualsiasi altra
donna. Questa invidia deriva naturalmente dalla sua scarsissima autostima. Professa
ammirazione per le colleghe che riescono ad eccellere sia nel lavoro che nella
vita privata, quando in realtà è evidente che prova per loro un’invidia
profonda per tutte le donne sposate, fidanzate, carine, realizzate, femminili…
di ogni donna che incontra invidia qualcosa.
3 = darla a qualsiasi essere pene-munito che le compaia in ufficio. Nei suoi
rapporti con gli uomini Fujii manca totalmente di dignità : seducente come un
merluzzo, gattamorta e veloce di sottana come tutte le ragazze bruttine, la dà
di qua e di là e non capisce che così allontana ancora di più i pochi esemplari
maschili che le si avvicinano, che dopo aver ottenuto l’unica cosa che lei ha
da offrire fuggono da altre donne più interessanti. E, guarda casa, è sempre
sugli uomini delle colleghe che si butta. Quando scopre che il tizio che le
piace - al quale, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, l’ha data subito - esce
anche con una sua collega, non si fa problemi, continua a frequentarlo, anche
se a un certo punto si accorge che è solo lei a invitarlo, che lui non la c**a
proprio, non la cerca né la chiama : lei lo perseguita con gli sms e lui
inventa scuse per non vederla. La cosa triste è che non ne è nemmeno
innamorata, e sa benissimo di non piacergli, ma continua a tampinarlo giusto
per avere un uomo a cui pensare.
4 = fingere di lavorare. Tutti dicono che Supplement è un manga su una
donna che lavora, ma non importa quanto si spacci per aspirante donna in carriera,
le verità è che Fujii non vuole lavorare, pensa che non le spetti, che il
lavoro è un’ingiustizia che le sta facendo il mondo. E infatti a lavoro, come
in ogni altro aspetto della sua vita, è una frana : a una riunione, mentre la
capa assegna i compiti allo staff, lei le guarda le unghie e riflette sulla
manicure; nonostante passi in ufficio
weekend e nottate, fa solo guai, sulla sua scrivania le carte si accumulano,
ogni volta che le affidano qualche progetto sbaglia tutto e fa solo casini, e
in ufficio nessuno la stima o la apprezza. Per lei il lavoro non è né un
impegno né una vocazione : è un passatempo che le serve come scusa per
giustificare le sue carenze di essere umano e come distrazione quando proprio
non ha nient’altro da fare. Quando è in ufficio parte dal presupposto che
nessuno la prenderà sul serio perché è una donna - cosa falsissima, perché ha
delle colleghe rispettate e ben inserite nelle gerarchie dell’ufficio - e ne
approfitta per cazzeggiare. Se passasse a lavorare la metà del tempo che passa
a lamentarsi di doverlo fare, quell'agenzia pubblicitaria sarebbe sua.
5 = aspettare il matrimonio e meravigliarsi /
lamentarsi perché non arriva. Nonostante tutti gli pseudo drammi esistenziali
che Fujii si fa nelle mente, e che fanno pensare che chissà che cosa si aspetti
dalla vita, l’unica cosa che veramente vuole è sposarsi, e tutta la sua
depressione e il suo mal di vivere non derivano dalla percezione
dell’ingiustizia del mondo in cui vive, ma dall'angoscia perché i 30 anni si
avvicinano e nessuno se l’è sposata, cosa che la costringerà a lavorare per
sempre. L’unica cosa che le viene in mente quando vede la signora Hirano, una
donna di successo ma cinquantenne e non sposata, è «Io non voglio diventare
come lei». E infatti l’unico l'oggetto della sua ricerca esistenziale, il
traguardo del suo cammino di crescita interiore è uno solo : uomini. Le uniche
novità della sua vita deprimente sono i maschioni intercambiabili dalla poco
virile bellezza che l'autrice inserisce come bonus. E anche qui Fujii mente a
se stessa : a un certo punto, in uno dei suoi monologhi soporiferi, ha il
barbaro coraggio di dire «Io sono costruita intorno a diverse priorità. E
quella di piacere agli uomini non è proprio tra queste» :
ahahahahahahahahahaaaaa! Ma se è il suo unico scopo! Fa tanto l’emancipata, si
spaccia per Hataraki Man, ma le colleghe che invidia non sono quelle realizzate
e in carriera, ma quelle sposate. Se un tizio qualsiasi le chiedesse di
sposarlo e di fare la casalinga, accetterebbe senza neanche pensarci. La domanda metafisca che lei e le colleghe si
pongono è : come fare a lavorare, essere bella, mandare avanti una casa,
cucinare e prendersi cura dei figli? Ma come hanno fatto e fanno in Occidente
tutte le donne negli ultimi 40 anni, amori giapponesini cari! Come hanno fatto
le nostre mamme e come hanno insegnato a fare a noi, tanto che ci viene
automatico, non stiamo nemmeno a pensarci.
E smettere di lamentarsi potrebbe essere un buon inizio. Fra l’altro
Fujii per sua stessa ammissione non è autosufficiente né in grado di avere cura
di se stessa : come la può venire in mente di sognare una famiglia?? Dove si avvia? E chi mai vorrebbe dividere la
proprio vita con lei? Se ora che è single è incapace e sprovveduta come una
tartaruga sul dorso e non riesce a organizzarsi fra casa e lavoro, che ne
sarebbe di lei se avesse anche un marito e un paio di bambini? Casa sua, un
appartamentino delizioso, è un porcile, uno stadio nel quale la nostra eroina
si allena nel lancio sincronizzato di vestiti e scarpe su mobili e pavimento e
dove si accumulano i sacchetti che si dimentica di portare fuori. È vergognoso
che una ragazza che vive sola si riduca a chiamare un impresa di pulizie per
riordinare casa.
TRAMA
Se
qualcuno trova la trama, mi faccia un fischio. Io per ora ho visto solo ciò che
segue : lei è in ufficio e si lagna per tutto fingendo di lavorare e intanto si
succedono sulla scena colleghe belle e intelligenti che lei invidia e uomini
più o meno interessanti ai quali lei la offre su un piatto d’argento. La narrazione è di una monotonia irritante,
non succede mai niente e la forza che muove questo manga è l’inerzia, perché
Fujii e gli altri personaggi si lasciano trascinare in giornate grigie e vuote
senza alzare un dito per fare qualcosa,
qualsiasi cosa. Di questo gruppo di persone inutili quello che mi ha più
impressionato è che, sebbene le uniche relazioni umane dei protagonisti siano i
colleghi, fra questi non si sviluppano né affetto, né amicizia né solidarietà :
si frequentano per inerzia e fra di loro si invidiano e si giudicano.
Sinceramente
non capisco dove questo manga sconclusionato voglia andare a parare; all'inizio pensavo che la trama si sarebbe basata sulla crescita e sull'evoluzione di
Fujii, che si sarebbero tradotte anche in cambiamenti concreti nella sua vita,
in un nuovo lavoro, in un trasferimento, in un amore imprevisto, ma visto
l’andazzo dei primi quattro volumi mi sembra molto improbabile : Fujii non ha
carattere né spirito di iniziativa, è un’incapace matricolata e non ha alcun interesse
a parte invidiare le amiche, fare la gattamorta con i loro uomini e fare il
conto di quanto è in ritardo per sposarsi. Come ho detto, non fa niente per
avere una vita migliore e, anche se l’autrice a un certo punto si decidesse a
concedergliela, ci resterei male : per questo ho deciso di interrompere questo
manga, questa consegna di autocommiserazione a domicilio.
PERSONAGGI
Gli altri
personaggi risultano altrettanto deprimenti, e altrettanto vuoti, tanto che ho
avuto immense difficoltà a distinguerli l'uno dall'altro. Non sono che zombie
che si trascinano in un grigio universo : sono morti dentro, non hanno hobby,
nessuno legge, nessuno va al cinema, nessuno esce a divertirsi - sanno solo
mangiare e ubriacarsi - non hanno
obiettivi, non hanno aspirazioni né sogni che non siano banali - fare carriera,
mettere su famiglia - si accontentano di gratificazioni futili e squallide,
fanno un dramma esistenziale di un qualcosa - il lavoro e i problemi a
conciliarlo con la vita – che la gente affronta da che mondo è mondo senza
tante lagne.
Per quanto
riguarda i protagonisti maschili, Ishida, il regista e Ogiwara sono figure bidimensionali che le
donne se li rigirano come marionette e con perfidia, e loro vanno a consolarsi
dando una bottarella Fujii, che tanto ci sta sempre, per poi ritornare da delle
donne vere.
Fra tutti i
personaggi l’unica che risalta e che mi mancherà è la fashion, esuberante,
spregiudicata e dinamica Tanaka, una donna con le palle, sposata e con un
amante, bella, elegante, con una splendida carriera ma comunque anche lei
infelice e inquieta, sottoposta a una pressione insostenibile : mi sarebbe
piaciuto leggere la sua vita e i suoi pensieri, perché sarebbero stati la vita
e i pensieri di una persona che fa qualcosa, invece che quelli di un
ameba che li lascia andare da tutti i punti di vista e che si piange addosso.
Ma Fujii è stata scelta perché le lettrici si sarebbero identificate facilmente
in lei, mentre scegliere come protagonista una donna che ha successo in tutti i
campi e mostrarci i suoi problemi avrebbe messo in crisi le lettrici di manga
standard, che si sarebbero trovate praticamente il nemico in casa. Purtroppo
questi manga sono influenzati dal loro pubblico, e devono aver protagonisti in
cui il pubblico possa identificarsi (chi ha detto sfigati?).
Oltre Tanaka,
anche le altre colleghe sono di gran lunga migliori di Fujii, tutte lavorano
davvero e tutte riescono a conservare la propria femminilità. La decisione di
usare come protagonista il fallimento e non il successo ha rovinato il manga e
lo ha privato di quel femminismo che gli avrebbe giovato : chi ci conduce in
questo mondo non è una donna che lotta con tutta se stessa per emergere in un
mondo maschilista, ma l’ameba che si lascia andare e che sa solo piangersi addosso.
JOSEI
Concludo con
una breve riflessione basata su tutti i josei che ho letto : i giapponesi non
sanno vivere e non sanno divertirsi. Oppure lo sanno fare, ma non sanno
scrivere di come lo fanno. Quando paragono i josei e i loro personaggi ai
telefilm americani – in questo caso a Ugly Betty, Ellie McBeal o Sex
and the City come anche a Friends o HIMYM - che comunque
parlano di trentenni più o meno disadattati, mi sento depressa per i primi.
Manca ai protagonisti dei josei la capacità di godersi la vita senza perdere la
dignità, mancano quella leggerezza e quello humor che permettono di ridere
anche delle proprie disgrazie e, soprattutto, di ridere di se stessi e dei
propri guai. Invece tutti questi disadattati di cui dovremo leggere o si
prendono terribilmente sul serio o si lasciano andare fino a ridursi a casi
umani. Soprattutto, nei josei manca l’amicizia, manca la capacità di
considerare i propri amici una sorta di seconda famiglia con la quale
condividere gli altri e i bassi della vita. Nei josei che ho letto, a parte le
relazioni sessuali, esistono solo due tipi di rapporto fra coetanei : fra
persone normali si creano invidia e ipocrisia, e fra strani, nerd e outsiders
si crea un legame provvisorio a difesa della reciproca stranezza. Anche le loro
uscite serali, quella che dovrebbe essere la movida notturna giapponese, sono
penose : prima vanno a cantare al karaoke come tanti deficienti(lato infantile)
e poi vanno a ubriacarsi fino a stordirsi e stare male (lato adulto represso e
malato). Per fortuna non tocca a me né risolvere né conoscere i loro problemi :
so solo che tutto ciò, tutti questi manga così, mi danno una sensazione di
squallore e depressione e, dal momento che devo pure pagarli, preferisco
destinare i fondi a qualcosa di più allegro e ricreativo.
DISEGNI
Gli unici
elementi per cui non ho abbandonato il manga al secondo volume sono state le
copertine e i disegni meravigliosi, ma dietro queste immagini così belle ci
sono il vuoto e la noia, perciò addio, Fujii : spero che, nei futuri numeri che
non leggerò, qualcuno o qualcosa ti svegli un po’… o che un camion ti mette
sotto, è lo stesso.



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XD mamma mia, seriamente, a volte mi mandi in panico! a me il manga non dispiace affatto, sarà che a non avere un lavoro vero a ventisei anni una botta di depressione ogni tanto arriva, però vagamente la capisco a fujii. vero è che dovrebbe darsi una svegliata, ma anche una bella psicanalisi non le farebbe male, poverina!
RispondiEliminapost acido e grandioso come sempre! aspetto di leggere la recensione promessa su la ragazza fantasma!
ormai il mio ph è costante!! Capico che Fujii sia depressa : alla fine lo siamo tutti, nessuno può dire di avere esattamente quello che si aspettava dalla vita, ma Fujii non la reggo perché, oltre questa depressione, non ha altro da offrire al mondo, non ha dolcezza, non ha personalità, non ha hobby, è una donna molto vuota... Tu non puoi identificarti con lei perché, anche se non hai un lavoro fisso, comunque sei un vulcano di creatività e non ti lasci andare né come donna né come persona, ti coltivi, ti dai da fare... Invece Fujii è una che in teoria potrebbe avere tutto : è carina, ha un bel lavoro...ma non è all'altezza, è una di quelle ragazze che avrebbe dovuto fare una bella scuola di estetista, sposarsi a 20 anni con un vicino di casa e diventare una casalinga pettegola fissata per gli sconti e i supermercati. L'hanno messa in una storia che non è la sua. E poi Fujii è disonesta, pensa male di tutti e, soprattutto, si LAMENTA SEMPRE!!! Non posso!!! E sto andando nel panico anche io perché praticamente sto restando senza manga da leggere U___U Mi sa che questo è il momento di recuperare Yotsuba! In realtà la recensione della Ragazza Fantasma già l'ho scritta su Anobii, ora la trasferisco!
Eliminaargh, io dovrei aggiornare anobii da tipo... un anno? °_° entro nel panico solo all'idea!
Eliminayotsuba è meraviglioso! oh, mi raccomando, passa dai banner di claccalegge quando fai shopping su bookdepository/amazon XD qui bisogna ingegnarsi il più possibile per far soldi!
non vedo l'ora di leggere la recensione... e ancora di più il libro! >_<
e in ogni caso, io non ci riesco a odiare fujii, mi fa pena ;_; vorrei darle una mano! o magari fregarle il lavoro XD