Altra rubrica
che nasce oggi, dedicata la mio nuovo caro amico Kindle. Non ho ancora il
lettore - che aspetto fra i regali di Natale, sperando che per allora avrò
deciso quale dei modelli prendere - ma ho scaricato la versione gratuita per PC,
sulla quale posso dire una sola cosa : è geniale! La questione degli ebook è
spinosa e questo non è il momento per trattarla; però, a mio parere, gli ebook
sono una gran bella invenzione. Quelli dei libri italiani economicamente non
convengono, ma Amazon letteralmente pullula ebook inglesi a 2 o 3 euro,
perfetti per quando avanza qual cosina sulla Postepay, e anche quelli più
costosi comunque sono venduti alla metà
o anche meno del prezzo di copertina, è in pochissimo secondi sono qui, davanti
a me, senza aspettare la spedizione, tracciare il pacco, avvisare il portiere,
avvistare il corriere dal balcone… Basta fare un click, e il libro è arrivato.
Questa nuova
rubrica sarà inaugurata da un libruccio che ho preso ieri GRATIS, in offerta :
Six Geese a-Laying (Mini
Christmas Short Story) - Sophie Kinsella
A special
Christmas gift for fans of Sophie Kinsella, available to download for free!
Includes a mini short story, Six Geese a-Laying, and sneak peak at the first chapter of Sophie's fabulous new novel, I've
Got Your Number. In Six Geese a-Laying, Christmas
is approaching, and Ginny is looking forward to the birth of her first baby.
It's a pity her partner Dan is so useless, and she has to keep reminding him
where he's going wrong. Luckily she's enrolled into the most exclusive antenatal
class going - all the highest achieving, smartest mothers-to-be aspire to be
taught by the legendary Petal Harmon. Like the other five women in the class,
Ginny already knows exactly what she wants, and how she's going to handle
motherhood. But when they turn up for the final class it isn't quite what they
expect. As Ginny discovers what parenthood is really going to be like, she
begins to realize the things that really matter...
Sembra carino, e io sono una
grande fan della Kinsella : penso che lo leggerò stasera.
Oggi
inauguriamo una nuova rubrica : Amazon
mon amour.
Io e Amazon
abbiamo una relazione serissima da anni, ma da quando è nato Amazon.it per le
mie finanze è cominciata la crisi! Nel mio carrello attualmente ci sono 62
items : riuscirò, prima o poi, a vederlo vuoto? Non penso proprio, visto che
per ogni cosa che compro ne aggiungo in media altre due! Proprio per questo la
mia fonte di gioia si merita una rubrica tutta sua, nella quale inserirò gli acquisti
futuri e quelli passati, tutto quello che mi è arrivato by Amazon in pratica.
Oggi mi sono arrivati ben 3 pacchetti e, mentre li scartocciavo tutta felice,
sul pavimento, mi sentivo una bambina la mattina Natale. Perciò vi presento i
miei nuovi acquisti, che mi faranno compagnia per i prossimi giorni.
1 = Timothy Findley – Le ultime parole famose
Questo libro
lo volevo da anni! Da quando ero una povera studentessa squattrinata che non
poteva permettersi neanche di guardare i costosissimi volumi Neri Pozza. Ma poi, non so perché,
avevo dimenticato di volerlo, finché non l’ho visto per caso su Amazon a quasi
la metà del prezzo di copertina, è ovviamente l’ho preso. La trama fornita
dalla casa editrice è questa :
«Al Grand Elysium, l'hotel che nel Tirolo si
erge sopra UnterBalkonberg e guarda da un'altezza di quasi duecentocinquanta
metri le acque smeraldine dell'Otzalsee, la suite di Mauberley è
sempre stata al secondo piano, terza porta a sinistra. Dall'altra parte
del corridoio, prima della guerra, c'erano gli Allenby o gli Hemingway, gli
Shirer o Marielle de Pencier, la donna più ricca del mondo, che aveva un
penchant per la vista nord e prenotava l'intera ala 'austriaca' dell'albergo
per due settimane a giugno per sistemarvi gli amici più bizzarri. Una volta
Greta Garbo aveva preso alloggio proprio accanto alla suite di Mauberley, e lo
scrittore aveva sfacciatamente origliato attraverso il muro. Tornare ogni
estate al Grand Elysium e salire i famosi gradini delle sue scale di marmo,
come avevano fatto Isadora Duncan, Somerset Maugham e Richard Strauss, e
danzare nel «giardino d'inverno» in compagnia di Edoardo VIII e Mrs Simpson,
era un'esperienza davvero unica per Mauberley. In questa estate del 1945,
tuttavia, l'amico di Ezra Pound e dei duchi di Windsor, il poeta americano che
ha sprecato il suo talento per inseguire i fantasmi della bella vita e della
sua mente, non sentirà più l'odore degli alberi e il suono delle cascate di
UnterBalkonberg, non rivedrà più gli amici nè riderà con loro; niente più
cocktail e abiti da sera, succhi d'arancia e tenute da tennis, niente più vino
brulé e maglioni da sci. Ora, al secondo piano, terza porta a sinistra, il
cadavere di Mauberley giace in un angolo, chino come un uomo in preghiera. Un
braccio ripiegato sotto il corpo, rotto, l'altro, torto all'indietro con il
palmo della mano girato verso l'alto e una matita d'argento stretta tra le
dita. I soldati alleati stentano a riconoscerlo. Quello straccione con le
tasche della giacca strappate e i lembi di fodera penzolanti e brandelli di
lana sulle spalle è davvero il famoso Hugh Selwyn Mauberley, il «traditore» che
frequentava Ribbentrop e Mussolini, l'autore di Cani di pietra, il libro da cui è stato tratto il film con Bette
Davis? E che cosa sono quelle scritte incise sui muri? Pareti e pareti
ricoperte di parole, quattro stanze piene, sedici muri di meticolose incisioni,
ogni parola ben incastonata al suo posto? Il «traditore» ha scritto il suo
ultimo libro prima di essere ucciso? Ha lasciato sui muri del Grand Elysium il
suo testamento? Mescolando realtà e invenzione (Hugh Selwyn Mauberley è¨ uno
dei grandi poemi di Ezra Pound), Timothy Findley ci offre con Le ultime parole
famose uno straordinario thriller «con
protagonisti come Ezra Pound, il duca e la duchessa di Windsor, Ernest
Hemingway» (Newsweek) e, insieme, una
delle opere più profonde sulla follia e sulle passioni del Novecento»
2 = Das Tagebuch der Lieblingstochter von Kaiserin
Elisabeth 1878-1899 - Marie Valerie
von Österreich
Marie Valérie (1868–1924) wurde als viertes Kind von Kaiser Franz Joseph
und Kaiserin Elisabeth in Budapest geboren. Wie keines der anderen Geschwister
gewann sie das Herz ihrer Mutter und durfte ihre Nähe erleben, aber auch Sisis
ruheloses Leben. In ihrem Tagebuch beschreibt Marie Valérie ihre Eltern,
Geschwister und Verwandten ganz unmittelbar, oft ungeschminkt. Kritisch
beschreibt die Erzherzogin auch ihre Zeit, die Monarchie und nicht zuletzt sich
selbst – als Kind, als Braut, als Frau und Mutter.
Vabbè : è il
diario della figlia preferita di Sissi! Collezionare biografie, diari e
epistolari degli Asburgo è un hobby poco noto della Comnena, del quale un
giorno parlerò in maniera più approfondita : negli ultimi anni ho pescato qua e
là cosine abbastanza rare in proposito. Questo diario – dal quale mi aspetto
pettegolezzi e notizie di prima mano e anche riflessioni intelligenti, visto
che Marie Valeria era una ragazza in gamba, immune dalla psicopatologia della
sua famiglia – ci sarebbe anche in italiano, ma ovviamente è esaurito da anni e
fuori catalogo! Però da un altro punto di vista mi fa piacere leggerlo in
lingua originale.
3 = The Garden of
Evening Mists - Tan Twan Eng
Io questo
autore malese lo amo. È un genio e un artista e ha una sensibilità straordinaria e un modo di scrivere
affascinante. Il suo altro libro, The gift of rain, è fra i miei
preferiti di sempre. Sarà difficile che quest’altro sia alla sua altezza, ma
già dalla trama noto con piacere che sono molto simili.
Trama da
casa editrice :
It's Malaya,
1949. After studying law at Cambrige and time
spent helping to prosecute Japanese war criminals, Yun Ling Teoh, herself the
scarred lone survivor of a brutal Japanese wartime camp, seeks solace among the
jungle fringed plantations of Northern Malaya where she grew up as a child.
There she discovers Yugiri, the only Japanese garden in Malaya, and its owner
and creator, the enigmatic Aritomo, exiled former gardener of the Emperor of
Japan. Despite her hatred of the Japanese, Yun Ling seeks to engage Aritomo to
create a garden in Kuala Lumpur, in memory of her sister who died in the camp.
Aritomo refuses, but agrees to accept Yun Ling as his apprentice 'until the
monsoon comes'. Then she can design a garden for herself. As the months pass,
Yun Ling finds herself intimately drawn to her sensei and his art while,
outside the garden, the threat of murder and kidnapping from the guerrillas of
the jungle hinterland increases with each passing day. But the Garden of
Evening Mists is also a place of mystery. Who is Aritomo and how did he come to
leave Japan? Why is it that Yun Ling's friend and host Magnus Praetorius, seems
to almost immune from the depredations of the Communists? What is the legend of
'Yamashita's Gold' and does it have any basis in fact? And is the real story of
how Yun Ling managed to survive the war perhaps the darkest secret of all?
4 = Inseguendo l’amore – Nancy Mitford
Le sorelle
Mitford, tranne quella nazista, sono le mie eroine : geniali, stravaganti,
eccessive, fuori dalle righe, scandalose ma così glamour e così British… non mi
stancherei mai di leggere storie che le riguardano. E poi mi affascina leggere romanzi e libri ambientati
in Inghilterra durante le guerre mondiali.
Trama :
In questo
suo primo romanzo, in parte autobiografico, Nancy Mitford ci offre un ritratto
irriverente dei vizi e delle virtù della nobiltà inglese nella prima metà del
Ventesimo secolo: al centro della narrazione si trova la straordinaria famiglia
dei Radlett, signori di campagna dai gusti eccentrici, presso i quali la nipote
Fanny trascorre parte dell'infanzia e adolescenza. Nei ricordi di Fanny ormai
adulta spicca la bella cugina Linda, passionale e sventata: è proprio lei a
'inseguire l'amore', che troverà infine - dopo il noioso matrimonio con un
ricchissimo banchiere e la fallimentare relazione con un intellettuale
comunista - fra le braccia di un estroso e disincantato duca francese. La
seconda guerra mondiale, con i suoi lutti e i suoi orrori, dissolverà ogni
illusione e frivolezza: ma per Fanny, la consapevolezza della scomparsa di quel
mondo non appannerà mai l'amorevole ironia con cui le stravaganze dei Radlett
meritano di essere raccontate
5 = Searching for
Pemberley - Mary Simonsen
Altro hobby
poco noto della Comnena : leggere romanzi che parlano dei romanzi della Austen
o che ne riprendono i personaggi. In questo campo è facilissimo trovare opere
amatoriali e scadenti, veri e proprio romanzetti rosa, ma faccio una vita stressante
e in qualche modo devo pur rilassarmi! E poi, anche se spesso viene fatto con
risultati discutibili, mi piace vedere in quanti modi si può raccontare la
stessa storia. Questo poi l’ho preso anche per la sua ambientazione, l’Inghilterra
nella prima metà del ‘900, che, come ho detto, mi piace.
La trama è
questa :
Maggie went in search of a love story, but she never expected to find
her own... Desperate to escape her life in a small Pennsylvania mining town,
Maggie Joyce accepts a job in post-World War II London, hoping to find
adventure. While touring Derbyshire, she stumbles upon the stately Montclair,
rumored by locals to be the inspiration for Pemberley, the centerpiece of Jane
Austen's beloved Pride and Prejudice. Determined to discover the truth behind
the rumors, Maggie embarks on a journey through the letters and journals of
Montclair's former owners, the Lacey family, searching for signs of Darcy and
Elizabeth. But when the search introduces her to both a dashing American pilot
and a handsome descendant of the "Darcy" line, Maggie must decide how
her own love story will end.
Cretinata? Riuscirà
a farmi passare almeno un paio di pomeriggi piacevoli? Vi faro sapere!
6 = The Story of the Trapp Family
Singers - Maria Augusta Trapp
Non c’è bisogno di mettere la trama di questo! Prima o poi tutti abbiamo
visto The sound of music con Julie
Andrews, di cui è stato anche trasmesso l’anime. Quello che pochi sanno è che
quella della famiglia Trapp è una storia vera, che in questo libro è raccontata
in prima persona da Maria. L’ho preso perché voglio leggere un ritratto di
quell’epoca e perché mi piace l’ambientazione nell’Austria durante l’avanzata
del nazismo.
7 = Morning sun, The Story of Madam Butterfly's Boy–
Laird Koenig
This bestselling author’s wonderfully moving
adventure-love story takes us to Japan in 1913. When his US Navy officer father
dies, teenage Sam Pinkerton discovers he’s the son of a Japanese mother, and
follows his heart to find her. Too late. Madam Butterfly ended her life with a
samurai blade. Whether American or Japanese, he’s an outcast desperately alone
in the strange and dangerous lower depths of Nagasaki, struggling to stay
alive. A wily criminal Japanese kid helps him avoid the law and endure to young
manhood and sex in varieties gaijins know little of. A breathtaking fantasy
with a geisha
ends when corrupt and powerful Kodo traps the American-looking Sam into
marrying his club-footed daughter. Sam feels no love, yet respects Mayumi, who
bears the children he adores. Her father sends him to the States, posing as an
American in a lumber deal illegal for a Japanese. Accepted among the Jazz-Age
youth, he falls in love with blonde Nicola. One slip, however, will reveal his
identity and mean prison for Sam. Now truly between two worlds -- Nagasaki and
Mayumi waiting with his children, or America and his deep love for Nicola.
Desert Mayumi the way his father betrayed Butterfly? Where does young Sam
belong in the world?
8 = Türkisch
für Anfänger - Der Film
Dopo tanti film ci voleva un bel dvd! Io ho amato e amo il telefilm
tedesco Türkisch für Anfänger – trasmesso da Mtv con il titolo di Kebab
for breakfast – e da quando ho saputo che avevano girato anche il film ho
cominciato il conto alla rovescia per vederlo… ed eccolo! Anche se in apparenza
è molto leggero e di una comicità esilarante, il telefilm è davvero intelligente, ironico e sorprendente : spero
che lo sia anche il film.
Oggi, a
differenza del solito, parliamo di musica, di una canzone che si è guadagnata
una fama tritissima, tanto che al mondo è conosciuta come “The Hungarian
suicide song”. Questa canzone è Szomorú Vasárnap,
conosciuta nel mondo come Gloomy Sunday, composta dal
compositore ungherese Rezső Seress, è ormai diventata una vera e propria
leggenda metropolitana : le sue note, infatti, così tristi e struggenti,
indurrebbero chi l’ascolta al suicidio. Incuriosita da questa storia, ho
ascoltato la canzone nella sua versione originale, in ungherese, e anche nella
versione orchestrale : ovviamente sono viva e vegeta, e in più sono davvero
felice di poter ascoltare una musica così splendida e commovente, una melodia
lenta, malinconica e struggente, che esprime il senso di sconfitta e di
disperazione di chi si rende conto di non avere via d’uscita, una sensazione di
resa totale e un dolore che, per una volta, non è sublimato, ma sottolineato e
acuito dalla perfezione e dalla bellezza della melodia. Capisco che persone già in qualche modo
turbate e depresse abbiano potuto trovare in questa melodia un incoraggiamento
a togliersi la vita, perché già dopo le prime note la canzone suona familiare
in un modo inquietante, sembra di averla già sentita, perché in quelle note c’è
un messaggio che tutti quelli che l’ascoltano colgono, espresso in un
linguaggio che noi tutti conosciamo inconsciamente : è una musica che ci parla
nella nostra vera lingua segreta, e che ci dice una verità sepolta e
dimenticata, allude a una sofferenza innata e universale connaturata all'essere umano. Inoltre indagare su questa canzone mi ha portato a scoprire una lunga
storia che comincia fra Parigi e Budapest negli anni ’30 e che include un mondo
di poesia e di guerra, un periodo che copre gli anni più drammatici della
nostra storia. La canzone infatti fu composta nel 1932, quando il mondo era nel
pieno della depressione economica che portò alla Seconda Guerra Mondiale e
intanto si godeva quegli ultimi anni di spensieratezza disperata e di una gioia
di vivere resa ancora più intensa da un presagio di tragedia che si sarebbe di
lì a poco avverato. Soprattutto, per me Szomorú Vasárnap rappresenta a
perfezione la magia dell’animo e la cultura ungheresi, dotati di una ricchezza
poetica e di un’immagine straordinarie, ma anche di una malinconia oscura e
misteriosa.
STORIA DELLA CANZONE
La melodia considerata responsabile di una serie di suicidi
che va dagli anni ’30 ai nostri giorni fu scritta in una soffitta a Parigi, in
una domenica piovosa e angosciante, dal pianista autodidatta e compositore, Rezső
Seress, emigrato da Budapest in cerca di fama artistica, ma presto ridottosi a
una vita bohemien. Il suo sogno di diventare un musicista di fama
internazionale infatti si era infranto presto e, dopo i suoi numerosi
fallimenti musicali, la sua fidanzata, che aveva cercato invano di trovargli
dei lavori “normali” e che si era scontrata con la sua aspirazione a essere
artista o vagabondo, e alla fine lo lasciò nel 1933.
Questa rottura fu
l’origine della canzone : il giorno dopo Seress cominciò a comporre una melodia
malinconica e inquietante, specchio di uno stato di disperazione totale, del
suo malessere interiore, del suo senso di sconfitta e fallimento, e proiezione
esistenziale della crisi di un mondo sull'orlo del baratro che lui, dotato di sensibilità
artistica, percepiva. La canzone che nacque fu scritta di getto, a matita, su una
vecchia cartolina, e poi inviata a vari produttori. Prima che la canzone fosse
accettata, Seress ebbe grandi difficoltà a trovare chi supportasse la sua
composizione; un produttore, in particolare, la response con queste profetiche
parole : «It is not that the song is sad, there is a sort of terrible
compelling despair about it. I don't think it would do anyone any good to hear a
song like that». Il testo che si diffuse in
Ungheria, quello con tematiche più palesemente sentimentali, caratterizzato da
un tono più intimo e malinconico, non è però quello originale di Seress, ma
quello che il compositore riscrisse in collaborazione con l’amico László Jávor, un poeta decadente
all’epoca molto famoso.
La versione
originale di Seress, pur essendo nata da una sofferenza di natura sentimentale,
si basa su questa tematica amorosa solo in apparenza, ma è in realtà una
professione di disperazione per la durezza e la crudeltà del mondo moderno e
per la sua inarrestabile decadenza. L’intera strofa « It is the end of the world, the end of hope - Cities
are destroyed, shrapnel makes music - The
mottled meadow is red from human blood - Dead
bodies lie all over the road - One
more time I will say quietly the prayer : Lord, people are fallible and they
make mistakes - The world is finished!» sembrano infatti un’inquietante
descrizione della Guerra che dopo pochi anni avrebbe travolto l’Ungheria e
l’Europa. Gloomy Sunday
esprime tutta la disperazione di quel periodo, la consapevolezza della fine di
un’epoca e di un mondo e un presagio della follia e della distruzione che si
sarebbero abbattute sull’Europa
LEGGENDA METROPOLITANA
Nonostante le parole fossero cambiate, non cambiò però il messaggio
profondo della canzone, quello affidato, al di là del testo, a quelle note che
Seress aveva intinto di angoscia e disperazione. Infatti, un paio di mesi dopo
la sua diffusione, cominciò l’inquietante catena di suicidi che fece nascere la
leggenda che la canzone fosse maledetta. La canzone che nacque fu scritta di getto, a matita, su una
vecchia cartolina, e poi inviata a vari produttori. Prima che la canzone fosse
accettata, Seress ebbe grandi difficoltà a trovare chi supportasse la sua
composizione; un produttore, in particolare, la response con queste profetiche
parole : «It is not that the song is sad, there is a sort of terrible
compelling despair about it. I don't think it would do anyone any good to hear a
song like that». Il testo che si diffuse in
Ungheria, quello con tematiche più palesemente sentimentali, caratterizzato da
un tono più intimo e malinconico, non è però quello originale di Seress, ma
quello che il compositore riscrisse in collaborazione con l’amico László Jávor, un poeta decadente
all’epoca molto famoso. La versione
originale di Seress, pur essendo nata da una sofferenza di natura sentimentale,
si basa su questa tematica amorosa solo in apparenza, ma è in realtà una
professione di disperazione per la durezza e la crudeltà del mondo moderno e
per la sua inarrestabile decadenza. L’intera strofa « It is the end of the world, the end of hope - Cities
are destroyed, shrapnel makes music - The
mottled meadow is red from human blood - Dead
bodies lie all over the road - One
more time I will say quietly the prayer : Lord, people are fallible and they
make mistakes - The world is finished!» sembrano infatti un’inquietante
descrizione della Guerra che dopo pochi anni avrebbe travolto l’Ungheria e
l’Europa. Gloomy Sunday
esprime tutta la disperazione di quel periodo, la consapevolezza della fine di
un’epoca e di un mondo e un presagio della follia e della distruzione che si
sarebbero abbattute sull’Europa
Il primo suicidio legato alla canzone si verificò a Budapest all'inizio del 1936 : nella lettera d’addio del calzolaio Joseph Keller la
polizia trovò citate le parole della canzone uscita poco tempo prima. In
Ungheria abbiamo altri 17 casi simili di suicidi che lasciavano come unica
spiegazione una citazione di questa canzone e che si gettavano nel Danubio. La
suggestione di massa si spinse a tal punto che in Ungheria la canzone fu
vietata sia alla radio che dal vivo. Fra questi ricordiamo Eszter Kis, un
avvocato, un cameriere, la cameriera ventitreenne Margit Kovács e l’ufficiale
ministeriale László Ledik, tutti giovani, poco più che ventenni, tutti
suicidatisi di domenica la stessa canzone una canzone. Una delle vittime fu la
stessa fidanzata di Seress : forte del temporaneo successo, il compositore
decise di ricontattarla e di tentare una riconciliazione. Pochi giorni dopo la
ragazza si avvelenò e lasciò scritto il titolo della canzone nel suo biglietto
d’addio.
La fama inquietante di Gloomy Sunday si diffuse nel resto
d’Europa, dove cominciarono a ripetersi gli starni eventi ad essa legati. Perfino il New York Times vi dedicò
un articolo : “Hundreds of Hungarians kill themselves under the influence of a
song”.
Una sera, a Berlino un giovane chiese a un’orchestrina di
suonarla e poi, tornato a casa, si sparò perché, come lasciò scritto, quella
melodia gli era entrata nella testa e lo stava ossessionando, che non riusciva
a “spegnerla”. Nella stessa città pochi giorni dopo una commessa si impiccò e
nel suo appartamento fu ritrovata una copia del testo della canzone. Anche a
Vienna una ragazza si annegò stringendo lo spartito dellacanzone. Invece a Roma una giovane, mentre
andava in bicicletta sul lungotevere, sentì un vagabondo che la suonava, diede
a quest’uomo tutti i soli che aveva e si gettò nel fiume.
Nel 1936 la canzona
fu tradotta in inglese a Sam Lewis e dal librettista Desmond Carter; la
versione di Lewis, registrata nel 1936 da Hal Kemp e la sua orchestra e cantata
da Paul Robertson, fu quella che diffuse la canzone nel mondo
anglosassone. La versione di Lewis, rispetto
a quella di Desmond, era molto vicina alla disperazione struggente
dell’originale. Ed ecco che a Londra una
donna fu ritrovata morta nel suo appartamento mentre il grammofono trasmetteva,
a ripetizione e a tutto volume, Gloomy Sunday; la polizia, chiamata
dai vicini allarmati da quella musica, stabilì che la donna si era suicidata
con i barbiturici. Dopo altri casi del genere, soprattutto in Inghilterra, la
BBC vietò la trasmissione della canzone nelle sue trasmissioni e molti locali
pubblici fecero altrettanto. Questo divieto è stato abolito solo nel 2002. In
seguito a casi del genere i giornali iniziarono ad occuparsi delle strane morti
legate alla canzone. La leggenda della
canzone maledetta, ormai conosciuta in Europa come “la canzone ungherese del
suicidio”, si diffuse così tanto che la Chappel & Company decise di
diffonderla in America, dove con essa, apparentemente, si diffuse anche la
maledizione. Una giovane segretaria di New York si suicidò con il gas e accanto
al suo corpo fu trovato la spartito
della canzone : nella lettera che lasciò chiedeva che fosse suonata al suo
funerale. Poco tempo dopo un suo
concittadino di 82 anni si lanciò dal settimo piano dopo aver suonato quelle
note al pianoforte.
Nonostante ciò, nel 1941 Billie Holiday registrò la versione inglese definitiva di Gloomy
Sunday ma, nello stesso anno, la BBC vietò di trasmetterla perché la
considerava troppo triste per quel momento storico, quando Londra era
sottoposta ai bombardamenti tedeschi.Anche negli USA un senatore propose di proibirla ma questa sorta di
boicottaggio non ostacolò il successo della canzone, che da allora fu inserita
nel repertorio abituale di Billie Holiday
e di Ray Charles.
Per fortuna, da Billie
Holiday in poi, la versione di Gloomy Sunday diffusa nel mondo non
è più quella originale, “maledetta”, ma un testo alleggerito, meno cupo e
disperato, depurato dai riferimenti al suicidio e ampliato con una strofa
finale che suggerisce una nota di speranza, facendo capire che l’estremo gesto
è stato solo immaginato.
In questa nuova versione la canzone è diventata un successo
internazionale, e i numerosi remake apparentemente hanno annullato la sua aura
funesta. Fra i suoi interpreti più famosi ricordiamo Elvis Costello, Louis
Armstrong, Sammy Davis Jr, Paul Robeson, Sinead O’Connor, Acker Bilk,
Tom Jones, Oscar Peterson, Maurice
Chevalier, Josephine Baker, Sarah McLachlan, Heather Nova, Sarah Brighman,
Bjork, Diamanda Galas e Emilie
Autumn. Esiste anche una versione italiana, cantata da Norma Bruni.
Nel 1984 Gloomy Sunday tornò di nuovo alla
ribalta della cronaca quando Ozzy
Osbourne fu denunciato dai genitori di un ragazzo che si era suicidato dopo
aver ascoltato la sua Suicide Solution.
Rezső
Seress
Rezső Seress, pseudonimo di Rudolf ("Rudi") Spitzer, nacque in Ungheria nel 1899. Trascorse a
Budapest una giovinezza di intensa povertà, durante la quale, mentre imparava a
suonare il piano da autodidatta, si manteneva con lavori alle estreme periferie
del mondo artistico, arrivando perfino a fare il trapezista in un circo : fu
proprio in seguito a un incidente che imparò a suonare il piano con una sola
mano, caratteristica che lo distinse negli anni seguenti. All’inizio degli anni
’30 si trasferì a Parigi per perseguire la carriera musicale e, come già detto,
conquistò un’inquietante fama con Szomorú
Vasárnap. Tornato a Budapest, lavorò per anni al Kispipa, un
famoso locale bohemien di Budapest, frequentato da artisti, musicisti e
prostitute, visitato e apprezzato, fra gli altri, da Toscanini,
Visconti, John Steinbeck e Louis
Armstrong.
Durante la Seconda Guerra Mondiale a causa delle sue origini
ebree fu deportato dai nazisti in un campo di concentramento in Ucraina, al
quale sopravvisse; sua madre, invece, non ce la fece. Dopo la guerra lavorò nel
teatro e anche, di nuovo, in un circo. Provò anche a a ritornare alla carriera
di compositore, ma non riuscì mai più ad eguagliare il successo di Gloomy
Sunday. Il suo inquietante capolavoro lo perseguitò per tutta la vita,
tanto da spingerlo a scrivere : «I stand in the midst of this deadly success as
an accused man. This
fatal fame hurts me. I cried all of the disappointments of my heart into this
song, and it seems that others with feelings like mine have found their own
hurt in it». Compose altre canzoni, come Fizetek főúr (Waiter, bring
me the bill), Én úgy szeretek
részeg lenni (I love being drunk), e perfino una canzone per il
Partito Comunista Ungherese, Újra a
Lánchídon, per commemorare il ponte sul Danubio fra Buda e Pest. Il
sentimento più forte della vita di Seress è stato infatti il suo attaccamento
alla sua patria, tanto che non andò nemmeno in America a ritirare in banca i
soldi dei diritti d’autori per quella che allora era una delle canzoni più
famose del mondo. Presto però la sua fiducia nel Partito Comunista e nel suo
paese cominciò a venire meno in seguito ai terribili eventi di cui si stava
rendendo protagonista, e questa circostanza, insieme alla consapevolezza che la
sua carriera musicale era finita senza nemmeno essere realmente cominciata, e insieme
alla depressione e al dolore che si portava dietro dai tempi della guerra, lo
indusse a una fine in un certo senso prevedibile : nel 1968 Seress provò a
suicidarsi gettandosi dalla finestra della sua casa a Budapest : sopravvisse,
ma in ospedale si soffocò con una corda.
FILM
Nel 1999 la
canzone ha ispirato il film Gloomy
Sunday - Ein Lied von Liebe und Toddel regista Rolf Schübel, una
produzione tedesca – ungherese basta sul romanzo di Nick Barkow. Questo film è intenso,
struggente e malinconico come la canzone, una storia d’amore e di vendetta sui generis, delicata e triste, sullo sfondo della Budapest
degli anni ’30, con i suoi scenari lussuosi e decadenti, e dell’avanzare del
nazismo, che mette in scena un drammatico ménage-a-trois che cerca di sopravvivere
mentre il mondo si avvia alla tragedia e alla distruzione con una leggerezza e
una gioia di vivere che risaltano ancora di più se si pensa all'epoca storica
in cui è ambientato il film.
Il
film comincia e finisce nell'epoca moderna. L’imprenditore tedesco Hans Wieck (Ben
Becker) festeggia con la sua famiglia il suo ottantesimo compleanno a Budapest,
dove era stato durante la seconda Guerra Mondiale, in quello che negli anni ’30
era stato il suo ristorante preferito, Szabo. Dopo aver raccontato alla sua
famiglia varie storie di quel periodo, chiede ai musicisti di suonare Szomorú
Vasárnap e, ascoltandola, muore, rivolgendo il suo ultimo sguardo alla
foto di una donna bellissima. Questa foto è l’artificio che ci porta negli anni
’30, nello stesso ristorante, quando il proprietario del quale, László Szabo (Joachim Król), ebreo, assume il
giovane pianista András (Stefano Dionisi). La donna della fotografia è Ilona (Erika
Marozsán), cameriera del ristorante e amante di László, della quale si innamora
anche il pianista. Szomorú Vasárnap è scritta da András per il compleanno di Ilona
ed esprime quanto la sofferenza si accompagnasse costantemente alla gioia
dell’amore.
Quella stessa sera è anche il compleanno di un’altra persona : il
giovane Hans, che si innamora di Ilona e le scatta la fotografia che si vede all'inizio quelle che sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbe visto prima di
morire. Dopo averle scattato la foto chiede a Ilona di sposarlo, ma lei rifiuta
e lui tenta di suicidarsi gettandosi nel Danubio, per essere però salvato da
László. In seguito la canzone viene registrata e diventa famosa, ma la sua
melodia malinconica provoca una catena di suicidi che spinge lo stesso András,
divorato dai sensi di colpa e dal suo amore difficile per Ilona, a tentare di
avvelenarsi. Ilona e László lo salvano e da quel momento comincia un ménage-a-trois rappresentato in toni delicati, struggenti e malinconici, in cui la
dolcezza è sempre accompagnata dal presentimento di un dramma incombente e che
logora lentamente i tre protagonisti. Il melodramma si trasforma in tragedia
con l’irrompere della Storia, che travolge questo delicato e fragile equilibrio
: Budapest è conquistata dalla Germania nazista e, insieme alle truppe, ritorna
Hans, che ora è un SS assegnato alla deportazione degli ebrei nei campi, ma che
usa la sua posizione per salvare gli ebrei più ricchi, autorizzandoli ad
emigrare, in cambio di laute cifre. Una notte Hans, con un altro ufficiale
nazista, va al ristorante di László e insiste che András suoni Szomorú
Vasárnap, pur conoscendo il potere oscuro di quella canzone. András
rifiuta, ma Ilona comincia a cantarla, sebbene avesse giurato che non lo
avrebbe mai fatto a meno che non fosse stata sola.
Appena Ilona finisce di
cantare, András si spara con la pistola di Hans. Dopo la morte di András,
László intesta il ristorante a Ilona per evitare che i nazisti lo
confiscassero. Intanto l’Armata Rossa si avvicina e László è arrestato e
portato alla stazione, in attesa di essere deportato nei campi. Naturalmente
Ilona supplica Hans di salvarlo, e si offre al nazista : sebbene Hans accetti,
alla stazione oltrepassa László e salva un altro ricco ebreo.
La
parte del film ambientata nel passato si conclude con una bellissima scena in
cui Ilona parla alla tomba di András e rivela di essere incinta, non si sa di
chi. Nel presente, mentre il mondo piange la morte di Hans, descritto come un
eroe che durante la guerra aveva salvato centinaia di ebrei ungheresi, il
cameriere del ristorante versa due bicchieri di champagne e ne porta uno a sua
madre, Ilona, che sta lavando la fiala del veleno on cui si era ucciso András,
e le fa gli auguri per il suo compleanno.
Ora
non ho intenzione di provare a dare spiegazioni sull’effetto che questa musica
possa realmente fare sull’animo umano, e se davvero abbia una qualche influenza
sulla psiche; quello che però ho percepito facendo ricerche su Gloomy
Sunday, sul suo autore, sulla sua storia, sui suoi effetti e sui suoi
remake, è che in quelle note delicate e tristi si trova sublimato tutto l’animo
del secolo scorso, tutta la malinconia di una nazione solitaria e misteriosa, e
sentimenti – anche se negativi - comuni a tutti gli esseri umani.
Testo
originale di Seress Rezső Ősz van és peregnek a sárgult levelek
Meghalt a földön az emberi szeretet
Bánatos könnyekkel zokog az öszi szél
Szívem már új tavaszt nem vár és nem remél
Hiába sírok és hiába szenvedek
Szívtelen rosszak és kapzsik az emberek...
Meghalt a szeretet!
Vége a világnak, vége a reménynek
Városok pusztulnak, srapnelek zenélnek
Emberek vérétől piros a tarka rét
Halottak fekszenek az úton szerteszét
Még egyszer elmondom csendben az imámat:
Uram, az emberek gyarlók és hibáznak... Vége a világnak!
Traduzione in inglese It is autumn and the yellowed leaves are whirling
All human affection has died on this Earth
The autumn wind sobs with bitter tears
My heart no longer waits or hopes for a new spring
In vain I weep and in vain I suffer
Heartlessly evil and greedy are people
Love is dead!
It is the end of the world, the end of hope
Cities are destroyed, shrapnel makes music
The mottled meadow is red from human blood
Dead bodies lie all over the road
One more time I will say quietly the prayer:
Lord, people are fallible and they make mistakes
The world is finished!
«Penso che potrei essere una brava donna se avessi cinquemila
sterline all'anno»
È triste che molti lettori non si provino nemmeno a leggere
classici come “La fiera della vanità”, messi probabilmente in soggezione dalla
sua fama e dalla sua importanza letteraria, storica e sociale. Ma al di là del
contesto del romanzo e dei suoi significati - per i quali rimando a un buon
manuale di letteratura inglese – la lettura di questo romanzo risulta
piacevolissima e coinvolgente per la trama scorrevole, veloce, spesso
frenetica, per la bravura e l’ironia dell’autore e soprattutto per i personaggi,
fra i quali ovviamente spicca la protagonista, Rebecca Sharp, uno dei
personaggi più intriganti, affascinanti, profondi e seducenti della letteratura
di tutti i tempi. È un personaggio moderno, a tutto tondo, con una personalità
fortissima e non convenzionale e un’intelligenza eccezionale e egoistica che la
rende il polo di attrazione di tutti gli altri personaggi e delle loro vicende.
Affascinate perché ha tutte le doti tipiche dell’eroina di una storia -
bellezza, intelligenza, grandezza d’animo, coraggio, temerarietà, istruzione –
Rebecca manca però di un motivo per usarle, e quindi tutte queste doti in un
certo senso implodono, tramutandosi nel loro opposto e tramutando lei da
protagonista a antagonista.
Al principio il romanzo sembra un tipico feuilleton : un
collegio per ricche giovinette, le compite educande, la ragazza povera accolta
per carità e poi sfruttata come insegnate delle piccole, una direttrice severa,
una pura e dolce fanciulla, Amelia, che dopo aver completato la sua educazione
si affaccia alla vita e porta con sé l’amica povera, destinata a un futuro da
istitutrice presso ricche famiglie della nobiltà. La ragazza povera ovviamente
è la nostra eroina / antieroina. Quando ci è presentata, Rebecca ha 17 anni;
descritta come una bionda / rossa dagli occhi verdi, Becky all'inizio è una
ragazzina precoce e intelligentissima; figlia di una ballerina francese e di un
artista geniale e scapestrato, è interessante vedere che, sebbene le
soddisfazioni e i beni ai quali aspira sono prettamente materiali, Rebecca non
smetta mai di riconoscere la superiorità intellettuale dell’ambiente colto e
degradato in cui è cresciuta, un ambiente capace di grandezza e di abiezione,
rispetto alla leziosa ipocrisia e alle meschine virtù del mondo borghese.
Troppo intelligente per adattarvisi ma ancora troppo inesperta per giudicarlo,
Rebecca all'inizio affronta questo mondo con le sue doti più spiccate, la
satira e l’umorismo, che stroncano in lei ogni gratitudine. Totalmente incapace
di provare affetto o attaccamento verso le persone, dopo l’umiliante tentativo
di seduzione del fratello di Amelia, il vanaglorioso deficiente Jos, per tutte
le successive 1000 pagine Rebecca non sarà mai più sincera, ma si comporterà
sempre da ambiziosa manipolatrice priva di scrupoli.
L’altra
protagonista, Amelia Sedley, è l’opposto : ingenua, passiva, mite, dolce… e
desolatamente vuota e sdolcinata, nata per essere succube : prima della
famiglia, poi del marito - il belloccio della situazione, George Osborne - e
poi dal figlio. La sua immensa bontà e generosità sono però solo il risultato
della sua ignoranza e ottusità. La sua unica dote positiva è l’incrollabile
affetto per Rebecca, che però alla fine rinnega non per tutti gli innumerevoli
torti che Rebecca le fa, ma perché subisce l’influenza di un marito che Rebecca
stessa le ha procurato. A partire dai giorni trascorsi in casa Sedley dopo il
collegio, il romanzo segue le vicende alterne delle due ragazze (che a un certo
punto renderanno Rebecca ricchissima – anche se indebitata – e Amelia molto
povera), i loro matrimoni osteggiati dalle famiglie degli sposi, le loro sorti
dopo la battaglia di Waterloo, che rende Amelia vedova e Becky la moglie di un
eroe di guerra, la nascita e la crescita dei loro figli e i loro tentativi di
migliorare la propria vita. Il marito di Rebecca è un personaggio al quale
vanno immediatamente le simpatie dei lettori : presentato all'inizio come
scervellato, corrotto, irresponsabile cadetto, giocatore d’azzardo e violento
soldato, si innamora di Rebecca a tal punto da rinunciare, sposandola, all'eredità della vecchia zia la cui morte attendeva con ansia. Dopo il
matrimonio cambia completamente, rivelandosi quale personaggio fondamentalmente
buono, trasformandosi in marito devoto e fedele e in padre affettuoso, ribellandosi
alla moglie solo dopo aver scoperto le sue tresche con altri uomini; tresche
che però lo avevano reso ricco e avevano favorito la sua carriera. Ad ogni
modo, oltre a Becky, Rawdon appare come l’unico altro personaggio positivo.
Fra tutti gli altri,
Becky è la più ambiziosa, la più intelligente, la più inquieta, la più
camaleontica, la più pericolosa, la più intrigante, la più immorale, la più
cinica, la più disonesta e, parallelamente, la più onesta, o forse addirittura
l’unico personaggio onesto nella folla di ipocriti che la circonda. Sembra
strano parlare di onestà riguardo a un personaggio che ha fondato sulla
menzogna la propria vita, che più che mentire crea mondi paralleli con una
prontezza di spirito e una fantasia diaboliche, che ha una capacità quasi
sovrannaturale di confondere, ingannare e stregare gli altri. Naturalmente ha
successo con gli uomini, e altrettanto naturalmente è odiata dalle altre donne,
che dietro un’ostentata riprovazione morale nascondono l’immensa invidia che solo
una donna può provare per il successo di un’altra.
Sebbene menta a
tutti con prontezza e fantasia, Becky è anche l’unica a essere onesta con se
stessa, l’unica a guardare in faccia la realtà e a vedere le cose e le persone
per quello che sono, invece di aggrapparsi alla vanità, all'ipocrisia e a falsi
ideali come i due protagonisti positivi, Amelia e Dobbin. E se riesce così bene
a rigirarsi attorno a un dito gli altri personaggi e a manovrarli come
burattini è semplicemente perché li asseconda nel loro mentire a se stessi : è
facile ingannare chi inganna se stesso, soprattutto se si tratta di persone
ottuse e vuote come Amelia o vanitose come Jos, lady Crawley, sir Pitt padre e
sir Pitt figlio e George. E infatti l’unico altro personaggio al quale sembrano
andare le simpatie dell’autore è Rawdon, il bistrattato marito di Rebecca,
ignorante, ottuso, corrotto e disonesto, che mostra però una sincerità
commovente nel riconoscere apertamente la superiorità di sua moglie e nell'amore per questa e per suo figlio. Inoltre Becky è coraggiosa,
intraprendente e ha l’audacia di perseguire machiavellicamente i suoi obiettivi
invece di accontentarsi del poco che la vita le offre. E anche dopo essersi
tirata fuori con le sue forze da un’infanzia di povertà e umiliazioni e dopo
aver raggiunto una posizione invidiabile, si annoia. Resta infatti
l’impressione che il suo gioco fallisce quando è lei stessa a stancarsene.
Nonostante ciò, Becky è l’unico personaggio allegro, l’unica che sa davvero
godersi la vita, l’unica che, attraverso le sue ribellioni prima - a partire da
quando lancia dalla carrozza il trattato morale che le regalano quando lascia
il collegio - e i suoi intrighi poi, manifesti una vera gioia di vivere e
l’unica che abbia il coraggio di cercare la felicità.
Amica falsa e intrigante, moglie bugiarda e infedele, madre
terribile (ricorda a stento l’età del figlio, quando le è chiesto non sa
nemmeno dire se è biondo o bruno, non chiede altro che le venga tenuto fuori
dai piedi e nell'unica scena in cui li vediamo insieme gli appioppa un bel
ceffone!), amante perversa, Rebecca è indubbiamente un personaggio moralmente
abominevole. Ma come
osserva la critica letteraria Dorothy Van Ghent : “Becky’s activities are
designed with intelligent discrimination and lively intuition, and they are
carried through not only with unflagging will power but with joy as well. By
representing her world at its highest energetic potential, by alchemizing all
its evil but stupid or confused or formless impulses into brilliantly controlled
intention, she endows her world with meaning”.
Non dobbiamo
inoltre dimenticare che Rebecca è l’unico personaggio del romanzo capace, a un
certo punto, di un gesto di generosità disinteressata che salva Amelia, sebbene
ciò implichi condannare se stessa.
É difficile non farsi trarre in inganno dal punto di vista
straniato e capovolto attraverso il quale l’autore ci mostra I suoi personaggi,
la prospettiva falsata di un mondo che universalmente condanna Becky ma che, in
realtà, fin dall'inizio non le dà altra scelta che fare quello che fa : uno dei
punti di partenza del romanzo è infatti il fatto che all'inizio Rebecca,
sebbene singolarmente dotata dalla natura, praticamente non abbia scelta che un
futuro di miseria. E da qui è inevitabile sottolineare la triste riflessione
che in passato - ma ancora nel presente – una donna bella e intelligente non
abbia altra strada che la corruzione per affermarsi in un mondo che tende a
umiliare le persone eccezionali in generale e le donne in particolare. Certo lo
ha fatto inconsapevolmente, ma l’autore con Becky ha creato uno dei capisaldi
del femminismo. Ed è consolante che alla fine, dopo essere scesa ai gradini più
infimi della società - prostituzione, gioco, alcol, quasi sicuramente omicidio
– ancora una volta viene salvata in extremis proprio dall'ipocrisia del mondo
che la circonda, riportando su di esso un’ultima grande vittoria : il figlio,
che la odia e la disprezza, eredita il titolo ed è costretto ad assegnarle una
rendita ricchissima, rendendola di nuovo uno dei pilastri della società. E nell'ultima scena, quando troviamo Rebecca dedita a opere benefiche e alla
carità cristiana – secondo il suo iniziale progetto di prendere in giro il
mondo per l’ennesima volta morendo in odore di santità - non possiamo che ammirarla
per la sua ennesima recita e disprezzare gli eroi positivi, Amelia e Dobbin,
che nonostante le dovessero tutto, la loro ricchezza e la loro felicità – non
rivolgono la parola a una “donna perduta”.
Concludo con le parole dell'autore : «Avere sempre ragione,
farsi sempre strada, calpestare tutto, non avere mai dubbi: non sono forse
queste le grandi qualità con le quali la stoltezza governa il mondo?». Questo
non è un messaggio sempre valido e attuale?
PS : le immagini sono tratte dal film di Mira Nair del 2004,
con Reese
Witherspoon nel ruolo di Rebecca e Romola Garai in quello di Amelia