«Se cambia la musica, cambieranno anche le
istituzioni più importanti [...] La musica è una legge morale, essa da un'anima all'universo, le ali al pensiero, uno slancio all'immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose. Essa è l'essenza di tutte le cose, essa è l'essenza dell'ordine ed eleva ciò che è buono, di cui essa è la forma invisibile, ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna» - Platone
Ancora una volta gli eventi drammatici del
mondo non possono essere tenuti lontani né dalla mia mente né dal mio piccolo
spazio di espressione privato. E questa volta voglio ricordare un evento
emblematico nella sua tristezza, il simbolo di quello che stiamo vivendo : il concerto
di addio dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale Greca e
il Coro di Ert, la televisione pubblica del Paese appena chiusa. Dopo
settantacinque anni di storia e di musica, le lacrime e poi il silenzio. L’ultimo
concerto si è svolto venerdì sera al Radiomegaro
di Agia Paraskevi,
la sede dell’ex tv di Stato davanti alla quale si è radunata una folla
impressionante per rendere omaggio ai musicisti e alla Grecia stessa, un paese
umiliato e in ginocchio. Un’orchestra
che, come entità, è il simbolo di tutto un mondo fatto di cultura e di valori che
viene distrutto, e che, come insieme di persone, rappresenta la fine di un
gruppo di artisti che alla musica aveva dedicato la propria vita, anni e anni
di studio fin dall’infanzia, anni di successi e di sconfitte, di dolori e di
emozioni coronati dalla gioia di poter dire a se stessi e alle famiglie che li
avevano appoggiati e sostenuti “Ce l’ho fatta! Sono entrato”, per poi finire
così, da un giorno all'altro nella miseria, nella disillusione e nella
disperazione del sentirsi dire da un’autorità arbitraria “Quello che hai fatto,
quello in cui hai creduto, è stato tutto inutile”. E così l’orchestra sinfonica
nazionale viene chiusa da un freddo comunicato governativo, viene chiusa per
risparmiare, viene buttata via come un giocattolo rotto. Non c’è più lavoro,
non c’è più musica.
Questo
non è il luogo per commentare lo scandalo della chiusura di un’emittente
televisiva pubblica, evento che ci trasporta in un universo parallelo
orwelliano, e certo nel mondo ci sono drammi e violenze peggiori, ma anche
questa è una violenza, sebbene di natura diversa, una violenza che, insieme
alla musica, toglie agli esseri umani la voce, i sogni, il cuore, il passato,
la speranza. Anche Nietzsche diceva che «la musica non è un’arte, ma una
categoria dello spirito umano». Le immagini parlano da sole : è impossibile
restare indifferenti di fronte alla violinista bionda che, in una pausa,
accarezza il suo strumento, ai musicisti e i coristi in lacrime, che cercano di
farsi coraggio e continuano a suonare con fierezza e commozione l’inno
nazionale quasi fosse un requiem.
E guardando queste immagini non si può non
avvertire nella parte più profonda di noi stessi, nella nostra memoria storica,
emotiva e collettiva, un senso inesprimibile di sacrilegio e di profanazione,
di offesa e di insulto imperdonabile ai nostri dei, la distruzione dell’Olimpo,
l’ineluttabile Götterdämmerung che precede il caos e la distruzione. Per quanto ne
sappiamo, la musica come arte e teoria è nata in Grecia, come le altre arti, la
filosofia, la democrazia… e dopo questo colpo mortale inferto a una delle Muse
nella sua terra d’origine, ci si chiede che ne sarà delle altre e si avverte un
senso di allarme atavico e inconscio, l’incombenza di un pericolo antichissimo e
ancora attuale: hanno colpito la Grecia, Apollo, le Muse, la madrepatria, quella che ci ha
creato, che ci ha dato le parole, il pensiero e l’anima, i Persiani sono di
nuovo sull'Acropoli la peste si è abbattuta di nuovo su Atene, i barbari
dilagano, il Partenone è stato distrutto, la scuola Neoplatonica di Atene è
stata chiusa dall’Imperatore… e il dolore e l’inquietudine che sentiamo e da
cui non riusciamo a liberarci vanno oltre il fatto in sé : il nostro istinto,
l’istinto dell’animale spaventato, sa bene che questo, ora come allora, è il
segno che la fine del mondo come lo conosciamo ci avvicina, il segno della fine
di un’epoca dopo la quale cambierà tutto.
Ma la Grecia è già finita una volta e, proprio da
quel mondo magico che oggi vive solo nei reperti e nei testi che ci ha
regalato, attraverso i millenni ci giunge dal II secolo a.C. un segnale di
consolazione : l’Epitaffio di Sicilo,
poche note e poche parole incise su una tomba e importanti come poche altre
parole e poche altre note al mondo, in quanto unico brano musicale
sopravvissuto del repertorio musicale della Grecia antica :
Ὅσον ζῇς, φαίνοὺ·μηδὲν ὅλως σὺ λυποὺ· πρὸς ὀλίγον ἐστὶ τὸ ζῆν. τὸ τέλος ὁ χρόνος ἀπαιτεῖ.
«Finché vivi, splendi, non affliggerti per nulla: la vita è breve e il Tempo esige il suo tributo»Questa è l’antica saggezza che ha animato i musicisti greci nel loro ultimo concerto, ed è questo messaggio di vita posto migliaia di anni fa su una tomba a dover guidare tutti noi nei millenni futuri.




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