martedì 18 giugno 2013

Tελευταία συναυλία της Εθνικής Συμφωνικής Ορχήστρας

«Se cambia la musica, cambieranno anche le istituzioni più importanti [...] La musica è una legge morale, essa da un'anima all'universo, le ali al pensiero, uno slancio all'immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose. Essa è l'essenza di tutte le cose, essa è l'essenza dell'ordine ed eleva ciò che è buono, di cui essa è la forma invisibile, ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna» - Platone




Ancora una volta gli eventi drammatici del mondo non possono essere tenuti lontani né dalla mia mente né dal mio piccolo spazio di espressione privato. E questa volta voglio ricordare un evento emblematico nella sua tristezza, il simbolo di quello che stiamo vivendo : il concerto di addio dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale Greca e il Coro di Ert, la televisione pubblica del Paese appena chiusa. Dopo settantacinque anni di storia e di musica, le lacrime e poi il silenzio. L’ultimo concerto si è svolto venerdì sera al Radiomegaro di Agia Paraskevi, la sede dell’ex tv di Stato davanti alla quale si è radunata una folla impressionante per rendere omaggio ai musicisti e alla Grecia stessa, un paese umiliato e in ginocchio.  Un’orchestra che, come entità, è il simbolo di tutto un mondo fatto di cultura e di valori che viene distrutto, e che, come insieme di persone, rappresenta la fine di un gruppo di artisti che alla musica aveva dedicato la propria vita, anni e anni di studio fin dall’infanzia, anni di successi e di sconfitte, di dolori e di emozioni coronati dalla gioia di poter dire a se stessi e alle famiglie che li avevano appoggiati e sostenuti “Ce l’ho fatta! Sono entrato”, per poi finire così, da un giorno all'altro  nella miseria, nella disillusione e nella disperazione del sentirsi dire da un’autorità arbitraria “Quello che hai fatto, quello in cui hai creduto, è stato tutto inutile”. E così l’orchestra sinfonica nazionale viene chiusa da un freddo comunicato governativo, viene chiusa per risparmiare, viene buttata via come un giocattolo rotto. Non c’è più lavoro, non c’è più musica. 

Questo non è il luogo per commentare lo scandalo della chiusura di un’emittente televisiva pubblica, evento che ci trasporta in un universo parallelo orwelliano, e certo nel mondo ci sono drammi e violenze peggiori, ma anche questa è una violenza, sebbene di natura diversa, una violenza che, insieme alla musica, toglie agli esseri umani la voce, i sogni, il cuore, il passato, la speranza. Anche Nietzsche diceva che «la musica non è un’arte, ma una categoria dello spirito umano». Le immagini parlano da sole : è impossibile restare indifferenti di fronte alla violinista bionda che, in una pausa, accarezza il suo strumento, ai musicisti e i coristi in lacrime, che cercano di farsi coraggio e continuano a suonare con fierezza e commozione l’inno nazionale quasi fosse un requiem. 
E guardando queste immagini non si può non avvertire nella parte più profonda di noi stessi, nella nostra memoria storica, emotiva e collettiva, un senso inesprimibile di sacrilegio e di profanazione, di offesa e di insulto imperdonabile ai nostri dei, la distruzione dell’Olimpo, l’ineluttabile  Götterdämmerung che precede il caos e la distruzione. Per quanto ne sappiamo, la musica come arte e teoria è nata in Grecia, come le altre arti, la filosofia, la democrazia… e dopo questo colpo mortale inferto a una delle Muse nella sua terra d’origine, ci si chiede che ne sarà delle altre e si avverte un senso di allarme atavico e inconscio, l’incombenza di un pericolo antichissimo e ancora attuale: hanno colpito la Grecia, Apollo, le Muse, la madrepatria, quella che ci ha creato, che ci ha dato le parole, il pensiero e l’anima, i Persiani sono di nuovo sull'Acropoli  la peste si è abbattuta di nuovo su Atene, i barbari dilagano, il Partenone è stato distrutto, la scuola Neoplatonica di Atene è stata chiusa dall’Imperatore… e il dolore e l’inquietudine che sentiamo e da cui non riusciamo a liberarci vanno oltre il fatto in sé : il nostro istinto, l’istinto dell’animale spaventato, sa bene che questo, ora come allora, è il segno che la fine del mondo come lo conosciamo ci avvicina, il segno della fine di un’epoca dopo la quale cambierà tutto. 

Ma la Grecia è già finita una volta e, proprio da quel mondo magico che oggi vive solo nei reperti e nei testi che ci ha regalato, attraverso i millenni ci giunge dal II secolo a.C. un segnale di consolazione : l’Epitaffio di Sicilo, poche note e poche parole incise su una tomba e importanti come poche altre parole e poche altre note al mondo, in quanto unico brano musicale sopravvissuto del repertorio musicale della Grecia antica :
Ὅσον ζῇς, φαίνοὺ·
μηδὲν ὅλως σὺ λυποὺ· πρὸς ὀλίγον ἐστὶ τὸ ζῆν. τὸ τέλος ὁ χρόνος ἀπαιτεῖ. 
«Finché vivi, splendi, non affliggerti per nulla: la vita è breve e il Tempo esige il suo tributo»      
 Questa è l’antica saggezza che ha animato i musicisti greci nel loro ultimo concerto, ed è questo messaggio di vita posto migliaia di anni fa su una tomba a dover guidare tutti noi nei millenni futuri.
                                                                                          

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